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Mai morti

Renato Sarti, in scena al Teatro della Cooperativa di Milano dal 16 al 21 maggio, ci racconta una storia diversa nello spettacolo Mai Morti.

Si avvicina il 2 giugno, data simbolo per il popolo italiano, che nel lontano 1946 decise per mezzo del referendum istituzionale di chiudere i rapporti con la monarchia e iniziare la stagione di quella che divenne la Repubblica Italiana.

Negli anni del ventennio fascista abbiamo conosciuto non solo la guerra e la fame ma anche privazioni importati. Una su tutte: la libertà di pensiero.

Ogni respiro doveva piegarsi al regime e tutto ciò che non corrispondeva ai dettami imposti dal Duce aveva un’unica via d’uscita, ossia l’eliminazione. Guardandoci intorno potremmo dire che le cose sono cambiate e che il peggio, soprattutto i più giovani, lo hanno vissuto solamente attraverso i racconti dei loro nonni.

Ma oggi all’orizzonte non c’è davvero nessun singulto nostalgico che rischia di minare le basi della democrazia su cui camminiamo? Renato Sarti, in scena al Teatro della Cooperativa dal 16 al 21 maggio ci racconta una storia diversa nello spettacolo Mai Morti.

In una solitaria notte milanese un uomo malinconico e mai pentito si abbandona ai ricordi delle grandi imprese fasciste. Momenti sacri, lontani e a lui cari come le stragi per mano dell’esercito italiano in Africa e le torture inflitte ai partigiani dalla Decima Mas e Legione Ettore Muti in quello che diventerà il Piccolo Teatro di Milano.

Vicende così lontane nel tempo si mescolano a fatti dal passato più recente, come la strage di Piazza Fontana nel 1969 che diede inizio al periodo storicamente connotato con la cosiddetta “strategia della tensione”, o ai fatti del G8 di Genova del 2001 in cui perse la vita il manifestante Carlo Giuliani.

Un rigurgito di quella violenza che appartiene anche ai giorni nostri e non è relegata al passato come forse troppo facilmente ci piace pensare. Lui, il mai morto, in divisa fascista parla al pubblico manifestando tutto il suo dispiacere per i tempi che furono, elenca senza alcuna vergogna o pietas umana l’indicibile: stupri, abusi, morsi di cane, ferri roventi, omicidi, gas, stragi impunite. Incita alla violenza il mai morto; vede nella guerra la conseguente espressione dello stato naturale dell’uomo che tale vuole definirsi.

Questi sproloqui però sono anche la testimonianza di una realtà vera e vergognosa: non ci sono bandiere intonse. Il male di cui il mai morto si fa portavoce è una questione tanto di destra quanto di sinistra e nessuno deve ritenere la propria morale integra solo perché risponde alla logica opposta a quella dell’oppressore.

La Storia, benché l’uomo sia il peggiore tra gli alunni che poteva augurarsi, insegna che anche l’oppresso può trasformarsi in persecutore compiendo gli stessi atti deprecabili che aveva precedentemente sanzionato. Non è solo un monologo che Sarti porta a teatro, bensì una vera e propria lezione moderna che prende vita dagli echi del passato.

Non c’è un limite temporale e una conseguente condanna di quel che è stato ma si opera un’attenta denuncia dell’attualità che testimonia quanto sia profondo e fondamentale ogni singolo gesto utile a mantenere viva la memoria della parola antifascista.

 

Raffaella Berardi

Redazione Nerospinto

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