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Mauro Lacqua, quando l'arte supera ogni stilema

Ancora prima di aver preso possesso dell'uso della parola, quando l'eloquio si traduceva al massimo in vagiti e mugugni dell'infanzia, Mauro Lacqua, nascituro in una Milano del '66, già comunicava ponendo macchie di colore su fogli bianchi.

Forme di espressione, certamente primordiali, foriere di una capacità artistica che si iniziò ad appalesare all'età di dieci anni, durante una vacanza estiva in Val Formazza. Nella parentesi agostana, il piccolo fece la conoscenza di Mimmo Canonico, maestro di storie di vita vissuta, di paesaggi ammirati e di nostalgie endogene patite. L'incontro fu folgorante e per tre anni spese il meritato riposo dagli impegni scolastici nella coltivazione dell'innato interesse per le arti figurative, con l'apprendimento dei rudimenti e delle prime tecniche pittoriche cui si fissarono nei primi quadri ad olio su tela, nature morte e paesaggi. La trafila però non fu semplice per Mauro Lacqua che, come per tutti coloro che si misurano con l'arte, dovette fare i conti con il giudizio, il parere, il creare per... in attesa del consenso. Dinamica, fastidiosa, che spesso scoraggia o addirittura mortifica, e fa perdere all'arte estri importanti, talvolta incompresi. «Sviluppai in seguito - ripercorre biograficamente - la conoscenza delle diverse scuole e tecniche pittoriche presso la Civica Scuola di Arti Visive di Pavia e grazie all’incontro con Monica Anselmi, personalità per la quale l'operare artistico è adesione per vocazione e vocazione per un'arte, intrapresi la strada delle tecniche espressive, utilizzando come supporti cementi e materiali più consoni alle mie inclinazioni e sensibilità». Proprio Monica Anselmi ebbe il merito di liberarlo dai pensieri e dalle ansie che fino a quel momento lo tormentavano, in ogni sua opera. Gli stilemi coercitivi furono, finalmente, sorpassati. Una liberazione mentale che scatenò il riscatto dell'artista e soprattutto dell'uomo, in uno slancio alla sperimentazione per scorgere l'arte, ricercandola e quindi ritrovandola in ogni forma: fondi di caffè come base per la serie di opere intitolata “Profonde Cicatrici”, garze e lenzuola cementate per la sequenza denominata “Archetipi”, vetro utilizzato per realizzare ritratti con i Grigi Lunari. E poi ancora carta, seta, legno, cotone: tutti materiali che consentono di trasporre in forme e colori le sue emozioni. L'abbraccio caloroso alla propria dimensione, fino a quel tempo inesplorata, ebbe ripercussioni importanti che proseguono tutt'ora. La ragione di ciò la si ritrova nelle numerose esposizioni allestite in location di prestigio, come quella volta a Parigi o Pechino, oppure a Lisbona. E tanti altri posti, qua e là per il mondo, e anche per l'Italia.

Partiamo così, con una domanda che vuole essere anche di buon auspicio: il 2013 è iniziato, quali sono le tue aspettative per questo anno? (Con voce pacata) Mah, non mi aspetto nulla in particolare.

Va bene, allora raccontaci una giornata tipo? Nessuna è uguale all'altra. Sono sempre in fase di creazione, il pensiero è attivo. Io creo quando ho tempo e voglia... una grande mano me la dà il folletto del colore!

Cioè? Spiegati meglio. Mentre io dormo, il folletto del colore va avanti a creare al mio posto. È quell'amico prezioso - immaginario - che mette mani ai quadri dopo che li hai appena dipinti e li scorta verso la fissazione del colore tra equilibri cromatici e sfumature.

Al di là di questo folletto che magicamente tramuta quel che tocca in un qualcosa di meraviglioso, l'arte è una dote innata o la si costruisce? In tutti noi esiste un talento, ma per essere tale bisogna assiduamente coltivarlo. E in particolare bisogna continuare a produrre costantemente perché i quadri di spessore nascono dalle grandi produzioni che contribuiscono alla crescita, dalle quali scaturisce sempre qualcosa, un senso che affiora di volta in volta, opera dopo opera, e che risponde alle domande che il proprio inconscio pone. Per mettere in pratica ciò serve una base, un'educazione, un'istruzione, una preparazione.

Dopodiché si può passare alla produzione di opere su commissione? Non faccio produzione commerciale. Se, in questo senso, dovessi avere l'incarico per la produzione di opere, queste saranno sicuramente di m... (a buon intenditore poche parole!)

Come fai allora a vivere e a mantenerti? Lavoro nel settore aerospaziale presso una multinazionale. Indi per cui  non ho bisogno di vendere le mie creazioni per vivere. Posso permettermi di creare solo per il gusto di farlo; in effetti sono molto fortunato.

Passiamo a qualcosa di più leggero: cibo preferito? Prediligo in special modo i dolciumi.

Religione professata? Non sono religioso ma credo che si debba ricercare un senso di spiritualità per migliorarci, per aiutarci a vicenda e trovare il modo di sostenere il prossimo.

Un tuo vizio? (Ride) Sì, io sono un vizioso, mi piacciono le donne.

In fin dei conti l'avevamo capito! Abbiamo constatato che ritrai solo soggetti femminili (ad eccezione di un tuo autoritratto) nelle raffigurazioni lunari su retro di vetro. Non amo dipingere gli uomini, non mi ispirano particolarmente... (come dargli torto!). I ritratti che menzionate sono dipinti con una tecnica particolare: vengono dipinti al contrario su vetro (ha cambiato simpaticamente il discorso perché in presenza della figlia).

Quanto incide la figura di tua figlia nella carriera d'artista? Parecchio. Essendo padre devo sempre ricordarmi di dare il buon esempio, non eccedere o fare cose delle quali potrei pentirmi.

Tornando ai grigi lunari su retro di vetro, dicci qualcosa in più. È una tecnica che ho scoperto tanti anni fa e ripropone l'effetto della luna quando illumina la notte e abbaglia tutto con il suo grigio lunare.

Sembrano molto interessanti. Che succede quanto una produzione riesce? È come se prendessi una cannonata nella pancia, un colpo di fulmine, un trasalimento.

Hai già raggiunto l'apice della tua carriera d'artista o no? Nel mestiere del pittore il punto massimo lo consegui quando cessa la tua attività a causa della salute o della morte, nel corso tutta l'arte è in divenire finché non finisce (evviva la positività, si ironizza).

Legno, vetro e chi più ne ha più ne metta: c'è qualcosa che non hai ancora usato ma che vorresti impiegare in futuro? Come diceva Leonardo Da Vinci: ogni artista è un po' condizionato da quello che è il suo tempo. Se io volessi usare oggi certe cose potrei non poterlo fare per via del tempo in cui vivo (resta la curiosità, ma a una tale solenne risposta preferiamo non approfondire).

Una cosa alla quale, in generale, puoi rinunciare? A tutto.

Una curiosità: il commento più cattivo ricevuto nella tua carriera? Commenti cattivi ce ne sono sempre. La differenza la fa la competenza o meno che una persona ha in materia.

Insistiamo. Raccontaci qualche aneddoto. Una volta mi sono spogliato dell'abito di Mauro Lacqua (metaforicamente) e mi sono messo a parlare della mia opera con una persona comune. Ho assunto un atteggiamento negativo e gravavo con pesanti critiche l'opera in mostra all'orecchio del mio interlocutore che, pur non capendo un tubo di arte (sinonimo edulcorato del termine utilizzato nell'intervista), ribatteva a tono affossando il mio lavoro.

(Risate da entrambe le parti). Cioè tu parlavi male di te stesso e lui ti veniva dietro? Esattamente. Dicevo cose orribili apposta. Ricordo che parlavo male dei lavori realizzati con la tecnica olio su fondo di caffè, classificandoli come dei "crostoni". E lui, in tutta risposta: "Proprio dei bei crostoni!". Ci divertivamo a prendere per il culo l'artista, ossia io (stavolta non si poteva censurare!). In questo caso traspare tutta l'incapacità che l'uomo ha di leggere il messaggio contenuto nel dipinto perché sprovvisto degli strumenti di valutazione dell'arte contemporanea, un vulnus imputabile all'educazione scolastica.

Passiamo ad altro. C'è sempre un buon motivo perché una persona porta la barba. Vero. Basta che muova leggermente la bocca e sembra che sul mio viso appaia un sorriso.

Vuoi aggiungere qualcosa che non ti ho chiesto? Sono esausto! Mi si è prosciugato il gargarozzo! (Ma poi... con la bocca a questo punto riarsa e stremato dall'esorbitante mole di quesiti - che non sono soltanto quelli riportati - ha aggiunto qualcosa) Quello che faccio è un pretesto per conoscere le persone e condividere con loro la vita; non c'è cosa più bella!

 

Redazione Nerospinto

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