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Mu bao – La Cina dei Bao a due passi dal Museo Egizio

Soffici nuvole ripiene, i bao sono dei paninetti tondi cotti al vapore morbidissimi, liscissimi e che danno assuefazione. Uno tira l’altro, per dirla in modo esplicito. Arrivano da lontano, esattamente dal Nord della Cina, e a Milano piacciono molto, tanto da essere sempre più protagonisti della nuova (e fiorente) cucina cinese. Lo sanno bene quelli di MU dimsum, che hanno pensato di portarli a Torino con MU bao, nuovo progetto tutto dedicato ai bao.

Bao o baozi. Potete chiamarli in entrambi i modi ma sono sempre loro, i bianchi e morbidi panini cinesi che stanno conquistando con prepotenza il nostro palato. Per essere precisi, i bao sono uno dei più diffusi dim sum, che è quel genere di cucina tipico della regione cinese di Guangdong (Canton) che predilige una grande varietà di piatti serviti generalmente in piccole porzioni e accompagnati insieme al tè.
Originariamente consumati a colazione o durante lo Yum Cha, la cerimonia del tè, in tempi recenti sono diventati uno degli street food più conosciuti e apprezzati. Nella loro terra di origine e anche all’estero. Dolci o salati, morbidi o croccanti grazie al passaggio finale sulla griglia, con carne di maiale, anatra, pollo, verdure, spezie: ne esistono davvero tante varietà, ma tutte prevedono un impasto a base di farina di grano tenero, fecola, zucchero e lievito.

A crearli, secondo la leggenda, fu il saggio e abile stratega militare Zhuge Liang, durante il periodo cinese dei Tre Regni (all’incirca verso il 250 d.C.) quando, di ritorno con l’esercito dalla campagna vittoriosa per conquistare i territori del sud, l’attuale Yunnan e Birmania, si trovò davanti a un fiume tanto impetuoso da risultare invalicabile. L’usanza voleva che, per quietare le acque, fosse necessario un sacrificio di 49 uomini, le cui teste avrebbero dovute essere gettate nel fiume per placarlo. A quel punto, Zhuge Liang decise di uccidere le mucche e i cavalli dell’esercito, usandoli come condimento per dei panini dalla forma di testa umana, che gettò nel fiume: i bao, letteralmente “testa di barbaro”, assicurarono così il successo della spedizione, e divennero uno dei piatti più amati della cucina cinese.

Milano, città del food, delle sperimentazioni e che tutto accoglie e tutto anticipa, li conosce bene, i bao, tanto che qui, nella città meneghina, sembra essere scoppiata proprio una moda. Che ci si augura non sia solo l'ennesima moda (passeggera). Intanto la famiglia di MU dimsum, ovvero Bin Zhou, sua sorella Suili, nonché consorte di Liwei Zhou (patron del MU fish di Novate Milanese) che, prima nella provincia di Monza Brianza, poi a Milano si sono fatti apprezzare per le proposte raffinate (d’ambientazione e di cucina tradizionale cinese), ha deciso di partorire un’altra creatura MU, questa volta rinnovata nel concept, nel look e nelle dimensioni, totalmente votata allo street food di qualità, quindi ai bao.

Mantenendo però fedeltà al capoluogo lombardo che li ha accolti, dove ha sede lo spazioso laboratorio – proprio nelle cucine di MU dimsum – in cui prendono vita i bao e da dove partono ogni mattina alla volta della capitale sabauda.

Con tutte le regole necessarie a mantenerne l’assoluta integrità, freschezza e qualità a cui i clienti milanesi, che hanno la fortuna di assaporare i bao fin dall’apertura di Mu dimsum, sono abituati.

Ecco quindi che qualche mese fa, nel cuore del centro storico di Torino, a due passi dal Museo Egizio e di Piazza Castello, MU bao ha aperto i battenti. La mente dietro il piccolissimo locale torinese (formato street food) è quella di Bin Zhou, mentre le mani sono di Kin Cheung, giovane chef originario di Hong Kong. Che con una maestria e un'artigianalità tutte da ammirare (e anche un po’ da invidiare) prepara uno ad uno, insieme alla sua brigata, i sofficissimi scrigni di gusto di Mu bao.

E che per questo progetto ha elaborato una carta che contempla 6 tipologie di bao. C’è innanzitutto il Bao Bao, al vapore con ripieno di maiale biologico, cavolo cinese, cipolla e zenzero; seguito poi dal Char Siu Bao, alla griglia e ripieno sempre di maiale biologico, ma questa volta caramellato; dal Black Char Siu Bao, al vapore ma in versione nera con tocchi d’oro sopra e con maiale bio caramellato dentro; dal Peking Bao, versione con anatra alla pechinese e curry rosso e infine dal Veg Bao, per gli amanti del green, ripieno con verdure e spaghetti alla soia. Ma non è proprio finita, perché dulcis in fundo c’è il Bao alla crema, ripieno di crema all’uovo d’anatra. Quasi un dolce.

Ma non ci sono solo bao. Il menu di MU bao è arricchito infatti da un altro comfort food cinese – e diffuso anche in Giappone –: i Jiaozi, ossia i ravioli, già noti al pubblico milanese e scelti per essere particolarmente rappresentativi della tradizione. Tre tipologie, in questo caso: i Ravioli Szechuan, ravioli bolliti con carne di maiale bio e salsa Szechuan, gli Shuǐ Jiǎo, sempre bolliti, ma con carne di manzo biologico e serviti con salsa alle spezie, e i Guo -Tie, ravioli brasati con ripieno di maiale bio, cipollotti e zenzero. Da portare via, da gustare a passeggio o, nei mesi più caldi, nel dehor su cui il locale si affaccia.

Come per MU dimsum, le materie prime sono sempre fresche, preferibilmente biologiche, e l’impasto, che ha un valore fondamentale, viene preparato con una farina di frumento fatta arrivare direttamente da Hong Kong, lavorata perché sia leggera e povera di glutine.

Ma perché proprio Torino? Perché qui l’attenzione per la gastronomia di qualità sta crescendo; perché da qualche anno è una città in fermento per le novità e le proposte creative, e che accoglie qualsiasi tipo di cucina, dallo street food ai ristoranti stellati, dalla cocktaillerie agli specialty coffee. Purché di qualità. MU bao vuol’essere proprio questo: un angolo di cucina cantonese, di qualità, a Torino, in pieno centro città.
Se passate di là, fateci un salto.

MU bao
via Accademia delle Scienze, 2
Torino

MU dimsum 
via Aminto Caretto, 3
Milano
www.mudimsum.it

Martina Zito

Martina Zito

Lucana di nascita, casertana per 16 anni e milanese d'adozione da 3.
Sono cresciuta a pane e libri, per cui le tre cose a cui proprio non posso rinunciare sono, nell'ordine: mangiare, sguazzare tra le parole, e bivaccare sul divano.
Pignola (sempre), pessimista (quasi sempre), chiacchierona (quando voglio)

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