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Parte dal Pastificio Felicetti la nuova campagna di comunicazione AIDEPI, We Love Pasta

We Love Pasta la nuova campagna di comunicazione AIDEPI che mette al centro la pasta prende il via dal Pastificio Felicetti.

Tutti la amano e tutti la mangiano, stiamo parlando della pasta protagonista di We Love Pasta una nuova campagna di comunicazione firmata AIDEPI e inaugurata dal Pastificio Felicetti.
We Love Pasta celebra la legge di purezza della pasta che da 50 anni è sinonimo di garanzia e qualità e determina le caratteristiche che l’alimento più amato dagli italiani, e non solo, deve rispettare.

Tra gli elementi che la legge tutela ci sono l’utilizzo del grano duro, il contenuto proteico, la qualità del glutine, e tutto quello che fa della pasta italiana un prodotto di eccellenza che ha conquistato i palati del mondo. Riccardo Felicetti, presidente di AIDEPI, celebra le nozze d’oro della legge di purezza dando il via a We Love Pasta che testimonia l’importanza della normativa varata nel 1967, “i tedeschi hanno la legge di purezza della birra, noi italiani ne abbiamo una analoga sulla pasta” ha commentato Felicetti aggiungendo che “la pasta è la cosa più democratica che esiste, fatela come vi piace ma date attenzione a un prodotto a cui noi diamo rispetto. Il nostro è un lavoro terribilmente arduo. Ad esempio il tempo di cottura: ne esiste uno giusto? Noi tendiamo a non utilizzare i tempi di cottura come arma di marketing perché sono soggettivi è il motivo per cui sulle nostre confezioni troverete scritto “cuoce come più ti piace”. Ciò che conta è non lasciare mai sola la pasta durante la cottura. Lascereste mai solo un risotto? Certo che no. Ecco, meno che mai la pasta perché soffre di solitudine”.

AIDEPI ha commissionato una ricerca alla Doxa per indagare non solo gli aspetti qualitativi della pasta ma anche il suo lungo rapporto d’amore con gli italiani che la rendono ogni giorno protagonista indiscussa della tavola. La prima curiosa scoperta vede i fan della pasta spostarsi verso il Centro Italia che ruba il primato al Sud e alle Isole registrando un 45% di italiani, in particolare uomini, che mangiano pasta tutti i giorni. Saliamo di un punto percentuale e al 46% troviamo un uso regolare della pasta considerata l’alimento preferito sia in termini di gusto che di salute.
La domanda principale resta però una: in base a cosa scegliamo la nostra pasta? Sono tre gli elementi a cui gli italiani non sono disposti a rinunciare. Al primo posto la la tenuta della pasta in cottura che dev’essere al dente per il 77%, segue l’attenzione al grano che dev’essere di qualità per il 68%, e infine la capacità di legarsi perfettamente al sugo giusto per il 60% degli italiani.
Lo sapete che la pasta al dente piace più alle donne? Secondo la ricerca AIDEPI al Centro Italia e nel Nord Est sono le donne tra i 35 e i 54 anni a preferire questo tipo di cottura ed è sempre rosa e della stessa zona geografica la quota che predilige la pasta rigata a quella liscia.

Non c’è storia d’amore che non abbia i suoi lati oscuri e anche il rapporto pasta-italiani ha i suoi incubi. Al primo posto “speriamo che non si rompa” ovvero la temuta operazione di girare la pasta durante la bollitura con conseguente disfacimento della stessa che assilla il 66% degli intervistati, segue “ speriamo che non si attacchi” per il 59%, mentre il 37% teme i tempi di cottura indicati sulla confezione, e per finire il 36% è preoccupato che condendola risulti esserci poco sugo e il 32% soffre d'ansia al pensiero che la porzione non sia sufficiente.

Se questi timori fanno parte anche della vostra cucina AIDEPI e Felicetti suggeriscono otto semplici test per mettere alla prova anche i cuochi più distratti.

1- Una pasta di qualità si giudica quando è cruda, il suo colore dev’essere giallo ambrato omogeneo, senza puntini chiari o scuri, e dal suono secco quando si spezza.

2- In cottura è importante la limpidezza dell’acqua, se poco torbida la pasta è di qualità e avrà una tenuta in cottura ottimale.

3- Cruda o cotta la struttura della pasta deve mantenere la sua forma originaria senza cambiare e questo testimonia che il glutine utilizzato è di buona qualità.

4– Una pasta ben lavorata è quella che sotto i denti non presenta zone molli (l’esterno) e dura (l’interno).

5- Maggiori sono i pezzi difettati e incollati tra loro dopo la cottura minore è la qualità della pasta.

6- Vi sembrerà strano ma lo sapete che la pasta più è nervosa meglio è? Il nervo è lo sforzo che serve per tagliare la pasta con i denti, la resistenza al taglio, l’elasticità e la capacità di mantenere questa caratteristica anche in condizioni di stress come l’extracottura o l’attesa del servizio, sono elementi determinanti per capire se una pasta è di qualità.

7- L’extracottura è il test per eccellenza per capire se la pasta che state utilizzando è di qualità. Per prima cosa bisogna conoscere il tempo ottimale di cottura ovvero il momento in cui la parte centrale della pasta, detta animella bianca, si idrata perdendo il suo caratteristico colore biancastro. Il secondo passaggio è il test del vetrino o, nel caso di formati corti, il test del coltello. Nel primo caso l’animella è visibile schiacciando un filo di spaghetti tra due pezzi di plastica trasparente mentre nel secondo è necessario tagliare il formato per evidenziarne la sezione. A questo punto il prodotto viene mantenuto in cottura per circa il 25%-30% in più pari a 2-3 minuti circa per capire quanta della nostra distrazione la pasta è in grado di sopportare mentre cuoce.

8- Nervo e patinosità si possono misurare anche una volta scolata la pasta e dimenticata nello scolapasta o nel piatto per testare, una volta in più, la bontà del prodotto scelto. Un metodo di valutazione tra i più utilizzati nel settore della ristorazione.

C’è un passaggio del film Mine Vaganti di Ferzan Özpetek che suona come un presagio, un scambio di battute tra nonna e nipote che ben racconta il messaggio al centro della campagna We Love Pasta: “una volta si chiudeva noi la pasta nella carta. Io mi sedevo in mezzo agli altri e facevo le confezioni, ore e ore. Mi domandavo: e ora? Dove va a finire questa pasta? Chi la mangia? Questa pasta che ho toccato con le mie mani, che ho aiutato anch'io a fare? L'hai toccata tu la pasta quando esce dalle macchine? È calda, morbida.”

Il ricordo che la matriarca condivide con il giovane nipote non è il nostalgico sguardo rivolto al passato ma una buona realtà che esiste ancora oggi, attraversa l’Italia da Nord a Sud per poi allargarsi a macchia d’olio in tutto il mondo, e racconta una grande e genuina storia d’amore che può avere mille forme ma un solo nome: pasta.

Informazioni Utili
We Love Pasta
www.welovepasta.it

Raffaella Berardi

Raffaella Berardi

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