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Pensieri sospesi – intervista a Magena Yama

Magena Yama, modella e performer di shibari, accetta di farsi intervistare da noi di Nerospinto; siamo entrambi pieni di curiosità, conoscere dal vivo quest’artista eclettica e sui generis.

Ci accoglie con un gran sorriso sulle labbra, in una casa grande e piena di luce.

Facciamo la conoscenza dei suoi gatti e, dopo esserci accomodati su un divano, sorseggiando un tè da lei preparato, ci apprestiamo a cominciare.

 

N: Chi è Magena Yama? Presentati.

 

Magena Yama è una ragazza normalissima, sempre stata appassionata di fotografia, che a 19 anni ha avuto in testa l’idea di provare.

Fatalità, tutto è stato fatalità: ho conosciuto un fotografo che era anche performer di shibari, Hikari Kesho, ai tempi organizzavo serate dark/gothic.  Mancava la modella, così mi offersi io, mi piacque tantissimo. (http://vimeo.com/33671579 Hikari Kesho and Magena Yama performing The Cage, N.d.R.)

È stata un’esperienza intensissima.

Dallo shibari poi mi sono specializzata, sono stata all’estero, ho trovato fortunatamente una visibilità, ed ora forse rappresento un po’ questa nicchia all’interno della fotografia.

Magena Yama non è qualcosa di preciso: inizialmente proponevo un immaginario più fetish, ed ancora mi piace. Ora punto maggiormente sulla mia femminilità e sul mio aspetto, più avulsa dal contesto. Sono diventata più naturale, comunicativa.

Per me è sempre stato importante esprimere la mia idea di erotismo, sotto ogni aspetto, lato e forma. Cerco di evitare il sexy fine a sé stesso, c’è una sovrabbondanza di immagini e altre cose sexy, mentre l’erotismo sta morendo sempre di più. È molto facile scadere nel trash.

Magena è anche fotografa: mi piace ritrarre uomini, proporre un erotismo maschile dagli occhi di una donna.

Vivo l’eros come una missione e, senza esagerare, una dimensione anche spirituale: sono molto legata ancestralmente al dionisiaco, al primordiale. Forse a livello, sia conscio sia inconscio, cerco di proporre, in maniera attuale e moderna l’approccio delle baccanti alla sessualità e al loro essere donna.

Se dovessimo fare una metafora un po’ deistica delle varie espressioni, sarei Dioniso, Shiva e Kali, Ishtar, Artemide ed Ecate. Quello è l’immaginario, un qualcosa di pagano, eros come fonte di vita.

                                                                                                             

N: Potresti descrivere il rapporto fotografo-modella? È qualcosa di prettamente lavorativo, o c’è anche una sorta di comunione artistica?

 

Sicuramente c’è anche una questione di comunione artistica, insomma, c’è un rapporto.

L’ho capito anche mettendomi dietro all’obiettivo, non davanti. È un rapporto molto complesso, e il distacco che magari qualche fotografo ha nei miei confronti, poi ne risente sulla potenza dell’immagine. Ci dev’essere empatia e comunicazione, secondo me.

Ci deve anche essere tensione erotica, una trazione dell’anima e del corpo verso la realizzazione di un fine ultimo, sia nella fotografia di nudo che ritrattistica.

Una modella è anche Musa.

Alle volte poi, si crea questo stato di grazia nel quale si è sopraelevati dal concetto di fotografia, e diventa Emozione.

 

N: Com’è nata e come si è svolta la collaborazione con Cattelan?

 

(Ride forte, sorpresa e lusingata. N.d.R.)

È stata una cosa molto immediata e molto semplice: abitavo ancora a Gallarate, ed a gennaio andai a Le Dictateur, una galleria fotografica molto interessante, in Via Nino Bixio 47.

Ogni mese fanno un evento: esposizione o concerto.

Questa galleria nasce da un progetto di Pier Paolo Ferrari, il fotografo che collabora con Cattelan, e Federico Pepe.

Cattelan non c’era, sono andata da Pier Paolo, ho chiesto se avessero bisogno di progetti, lui mi disse di dargli subito il mio contatto e di inviare portfolio et cetera.

Lo feci aspettare due o tre giorni, poi gli inviai tutto, mi rispose entusiasta e m’invitò ad andare al suo studio, perché aveva un lavoro da propormi.

Io ero emozionata, andai, mi disse che stavano preparando un libro per un collezionista, Dakis. (http://visionfield.blogspot.it/2013/04/maurizio-cattelan-pierpaolo-ferrari.html  N.d.R.).

Accettai immediatamente! Volai in Grecia, ad Atene, pagata, ero incredula. Sai, mi stupisco sempre: non sono una modella convenzionale, non sono affiliata a nessuna agenzia e non ho agenti. Quando riesco in qualcosa, è una vera soddisfazione.

Qui a Milano per il tipo di lavoro che faccio vengo derisa, snobbata, invece a Parigi è tutta un’altra storia.

 

N: Per quali fotografi vorresti posare, in futuro?

 

In realtà non ho una vera e propria “wish list”, ci sono dei personaggi con i quali vorrei collaborare, ma preferisco accettare ciò che mi accade con spontaneità ed entusiasmo.

Quando vedo una persona che mi piace, la contatto subito. Con un po’ di faccia tosta, certo, ma con molta semplicità mi propongo, e vedo che poi gli artisti, non tutti, sono di una disponibilità estrema.

 

N: Citaci dei fotografi bondage, italiani o stranieri, che ti piacciono.

 

Come riferimento italiano e internazionale, assolutamente Hikari Kesho.

Altri degni di nota: Frederic Fontenoy ( http://www.fredericfontenoy.com/Site/Fontenoy.html  N.d.R.), il quale usa spesso il bondage nei suoi scatti. In Italia sono pochi quelli bravi.

Altri personaggi, non mi sentirei di consigliarti, più che altro perché non ricordo i nomi, sono pessima in questo. (Ridacchia. N.d.R.)

 

 

N :Spesso il corpo passa in primo piano, gettando ombra sul concetto che si desidererebbe esprimere: la tua ricerca all’interno dell’arte kinbaku è prettamente estetica, o desideri andare oltre?

 

La componente estetica c’è, ma esibendomi dal vivo si mescola l’emozionalità.

È una commistione di tratti ed emozioni, per farti un esempio: una legatrice con la quale lavoro spesso, Beatrice alias RedLily ( http://www.redlily.it/ ), porta l’amore nello shibari e focalizza l’idea di corda come prolungamento del cuore, d’amore. Altri, come Kirigami , con il quale però non ho mai lavorato, anche se potrebbe essere interessante(http://www.abbraccidicorde.com/ ), trasmettono la passione ferina e la violenza, il dolore come catarsi.

Il discorso estetico è comunque a priori di tutto, ma c’è tanto: fiducia, responsabilità. La bellezza è molto, cerco di lavorare con persone che sappiano trasmettere queste cose.

Il legatore e la persona legata sono come due danzatori, due meditanti che condividono un’esperienza unica.

Sono tante le emozioni che si mescolano nello shibari: in Germania vi sono persino persone che uniscono shibari a yoga.

Lo shibari inoltre stimola i punti dello shatzu, e le parti del corpo legate sono comunque legate a quella che è la medicina cinese, quindi i meridiani, i chakra. È complesso.

Se ci pensate, alla fine, i giapponesi impacchettano ciò a cui tengono: non è una cosa negativa, anzi.

Quindi: la formula indispensabile per poter creare dell’Arte o delle immagini con un potere espressivo è il legame tra chi fa e chi si presta, tra l’artista e la sua tela.

 

N: Hai un rigger (legatore) preferito? Se sì, quale?

 

Non posso non citare Hikari Kesho: mi ha introdotto lui, sia al bondage che alla fotografia, è stato il mio tramite.

Devo citare anche MaestroBD (http://www.maestrobd.it/ ), insegnante di RedLily, e RedLily stessa, perché è peculiare sia una donna. Bisogna bypassare il concetto di legatura come pura violenza sulla donna.

 

N: Come ti prepari (se ti prepari) per le legature?

 

Assolutamente stretching: la flessibilità è fondamentale. Più flessibile sei, più comoda sei.

Cerco di fare respirazione e meditazione: nella performance bisogna lasciarsi andare, ma si sta facendo uno show. Anche se si è inerti all’apparenza, si può dare tantissima espressione alle corde. Quando poi c’è dolore bisogna scarica il peso... insomma... non bisogna sembrare un sacco di patate appeso, bisogna dare grazia.

Le sospensioni sono comunque cosa complessa, è importante che il corpo sia completamente a suo agio. Le endorfine lavorano, all’inizio è paura, ma quando ci si rilassa è una sensazione di completo abbandono. È magnifico, come essere abbracciati.

 

N: Ci sono libri interessanti da leggere per informarsi un po’ sul bondage e BDSM?

 

Assolutamente sì: c’è un manuale, “l’arte italiana di legare”, scritto da Davide La Greca (Maestro BD) e RedLily. Altro libro interessantissimo è di una bondager americana che ha fatto la storia, il libro si chiama “Bondage Giapponese”.

Ci sono anche svariati corsi: è importante imparare in sicurezza e con competenza. Trovo sia anche molto importante andare a vedere delle performances, per farsi un’idea di come si lavori, di cosa si debba e non si debba fare.

Bisogna assolutamente diffidare della gente di false promesse: fare attenzione, tanta attenzione.

 

 

N: Definisci, secondo una tua personale visione, il BDSM e le pratiche ad esso connesse.

 

BDSM è un acronimo: B/D, bondage e disciplina, D/S, dominazione e sottomissione, S/M sadismo e masochismo.

BDSM è un vero e proprio codice deontologico, ci sono delle regole fondamentali: Safe, Sane and Consensual (Sicuro, Sano e Consensuale N.d.R.)sono le prime da doversi rispettare.

È un mondo molto vario: non c’è solo il bondage, ma anche come ho detto prima i rapporti D/S, regolamentati da una certa condotta, i vari feticismi come la pelle, il latex, poi il whipping, che ho provato anche io.

La base è l’estro degli amanti, il piacere del piacere, di divertirsi superando ogni tabù.

Consiglierei un libro: “BDSM” di Ayzad, ed anche il Vocabolario del BDSM. Se sì è interessati a conoscere questo mondo multiforme, questo è l’ideale.

 

N: Come reputi la scena BDSM italiana? E quella estera?

 

La mia impressione è che all’estero vi sia una maggiore libertà, il BDSM è davvero molto più sdoganato. In Italia non sarebbe possibile fare una cosa del genere, la sessualità alternativa in Italia è poco accettata, è vista come peccato, non come puro ludibrio.

Il Sadomaso è sì un’esperienza forte, ma è anche divertimento, tanto divertimento. Non bisogna trattarlo con leggerezza, ma con naturalezza.

 

N: Ritieni i siti d’incontro fetish (come FetLife et similia) e/o le serate per introdurre le persone vanilla (estranee al sesso estremo, N.d.R.) alla realtà BDSM, utili ed efficienti, o hai qualche critica?

 

Trovo FetLife molto utile, anche se, come tutti gli ambienti che hanno a che fare con internet, c’è sempre un margine di rischio.

Gli admins di FetLife cercano di dare una grandissima tutela: lo staff di quel sito aiuta a moderare le foto, si possono segnalare comportamenti scorretti, insomma, è una comunità buona e piuttosto sicura. Io sono iscritta, perché essendo un personaggio dell’ambiente, è un tantino un dovere che io presenzi.

Per quanto riguarda le serate... dipende dal contesto. Le persone autorevoli nell’ambiente organizzano serate secondo certi principi, e può essere una buona idea parteciparvi: conoscere le persone dal vivo è tutta un’altra cosa, ed è necessario rispettare le stesse regole che rispetteresti nel privato. A Roma, ad esempio, vi sono tantissime serate, gestite da persone davvero capaci.

Andarci in sicurezza, ecco.

 

N: Come ti rapporti con il dolore fisico?

 

Per me il dolore, sempre entro certi limiti, può essere più o meno intenso.

Quello nel bondage a terra è quasi nullo mentre in sospensione c’è sicuramente, è molto soggettivo e comunque non crea alcun danno. Essere sospesa a delle corde può certamente crearti dolore, è vero ma spesso nel BDSM il dolore è un veicolo, non deve essere distruttivo ma controllato, si può spiegare a livello scientifico e chimico e alla fine si tramuta in estremo piacere.

Il dolore noi cerchiamo di evitarlo in tutti i modi ma quel tipo di sofferenza può aiutarti a conoscerti meglio, a conoscere meglio alcune sensazioni e a riconoscere il piacere.

Anche l’orgasmo in sé ha una componente dolorosa, non esiste mai una sensazione standard o neutra, ecco: è un veicolo per conoscersi; per esempio i fachiri utilizzano il dolore per trascendere e provare esperienze oltremondane.

 

N: Come ti rapporti con la tua fisicità? La veneri, la disistimi o ti collochi in una posizione mediana?

 

Vivo un rapporto molto tranquillo con il mio corpo, la nudità è qualcosa di naturale: siamo nati nudi, quindi non è trasgressione ma espressione della natura, dell’amore di dio. Non mi spoglio per far vedere quanto io sia figa, se risulto bella quella è una conseguenza.

Personalmente vivo il naturismo che per me è terapeutico; è sempre stato così, per me è stato scontato posare nuda, immaginavo le foto che avrei voluto realizzare, pensavo ai pittori pre raffaelliti nel nudo.

Essere svestiti completamente è sincerità totale: nella società attuale il corpo è sessualizzato, invece il nudo è nudo, non è sesso. Mi preme molto chiarire questo concetto, dal momento che in Italia è evidente: un seno è sesso, invece no, un seno è un seno. Non c’è niente di male nel sesso ma l’ipersessualizzazione è malata. Ci sta che un corpo nudo sia erotico, siamo nudi quando facciamo l’amore. Il sesso è un modo per applicare l’erotismo, l’eros è qualcosa che c’è e si manifesta dal momento in cui c’è la vita.

 

N: Quanto e che tipo di valore dai al tuo corpo?

 

Per me il corpo è davvero sacro, è il tempio in cui, in questa vita, io agisco nel mondo, gli do un valore e un rispetto totale; anche per quanto riguarda il dolore.

Non che io voglia far male al mio corpo ma voglio stimolarlo, farlo vibrare.

 

N: Quale parte del tuo corpo preferisci? Questa preferenza collima poi con la parte del corpo che favorisci come soggetto delle fotografie?

 

Mi trovo sempre in difficoltà a dire cosa mi piaccia, valuto l’estetica totale. Certo, ho un bel fondoschiena e in foto lo propongo; ho una fisicità contrastante, sono minuta, ho il seno piccolo ma ho i fianchi generosi.

Cerco inoltre di puntare certo sul viso, ma non riuscirei comunque a puntare su una cosa sola, non ho un viso convenzionale ma credo di avere una buona espressività. Mi piacerebbe molto essere androgina, sarebbe perfetto equilibrare la mia parte maschile con quella femminile.

 

N: Quanto tempo spendi per la cura del tuo fisico e del tuo viso?

 

Pochissimo. Sono molto hippy: a parte la depilazione, punto molto sull’alimentazione, lo yoga che è perfetto per mantenere il fisico e l’elasticità del corpo. Mi dedico poco al corpo ma quotidianamente, anche usando dei buoni prodotti, ma sono davvero libera, in questo senso, forse da piccola mi truccavo leggermente di più.

 

N: Quali lavori ritieni ti abbiano fatto emergere?

 

Mi ha fatto emergere, anche se in un ambiente di nicchia, lavorare nello shibari.

Sono perfino andata da Magalli a Piazza Grande (programma di Rai 2 N.d.R.) per parlare dell’ambiente, in seguito alla morte di una ragazza a Roma. Bisognerebbe chiedere anche agli altri, a coloro che mi vedono, ma citerei come esperienza importante anche aver lavorato per Settimio Benedusi, che lavorava per Max (http://www.benedusi.it/blog/max-casting-ed-autoritratti/ N.d.R.), facendo degli autoscatti per lui e per il suo progetto. Su Storie Maledette (programma di Rai 3 N.d.R.) è andato in onda un video di una mia performance con il MaestroBD.

 

N: Il tuo personaggio pubblico corrisponde o si attiene alla la persona che sei in realtà?

 

Conta molto la percezione che ha il singolo di me, generalmente pensano che me la tiri ma invece sono una persona tranquillissima; chi ha lavorato con me lo sa e a parte qualche screzio sono tutti contenti nello lavorare con me. È una cosa molto soggettiva e incontrollabile, comunque in realtà sono abbastanza fedele: quello che rappresento è fedele alla mia persona e cerco di farlo seguendo la mia visione dell’erotismo e del mio essere donna. Ci sono in giro delle voci di ogni tipo e, se mi accorgerò di avere molta visibilità, cercherò di sfruttarla a mio favore.

 

N: Quali sono i vantaggi della “popolarità” e quali gli svantaggi?

 

Lo svantaggio c’è dal momento in cui sei esposta, quindi vai incontro a critiche e malevoci, però se te ne interessi ti deprimi per la cattiveria delle persone, ma dicono anche cose assurde che fanno davvero ridere. Il vantaggio è poter comunicare ed entrare in contatto con tantissime persone di tutto il mondo, basta contattarli e mandare i tuoi lavori che sei già a buon punto per poter collaborare. Puoi scambiare anche solo idee e confrontarti; personalmente anche solo una fotografia mi può ispirare tantissimo.

 

N: Hai mai desiderato studiare seriamente recitazione o qualche altra espressione artistica?

 

Mi piacerebbe tanto fare recitazione e potrei lavorare molto bene, forse anche meglio che in foto perchè fotografarmi non è semplice. In video mi piaccio e voglio sperimentare, come interprete e attrice di qualsiasi genere. Poi voglio fotografare: è interessante l’autoscatto perché non ha intermediari, ma se fossi dietro la macchina fare ritratti e principalmente di uomini, anche fotografia erotica di uomini perchè penso che manchi in Italia. Certo vorrei farlo anche con le donne ma per ora la mia urgenza è cercare modelli e protagonisti maschili.

 

N: Se volessi abbinare una tipologia di musica ad ogni tua espressione artistica (fotografia/shibari/workshop)?

 

Ah, è veramente difficile. Alla fotografia è facile associare una musica, se in quei momenti è presente o suona in sottofondo. Dovrei guardare bene le fotografie per dirtelo. Lo shibari potrebbe essere classica o ambient, musica giapponese tradizionale, se poi sono più aggressive magari anche del noise. Qualcosa di funky devo ammetterlo ancora non l’ho fatto, e adoro il funky. Cavolo, anche il groove!

 

N: Concludendo: vogliamo chiedere a Magena di consigliarci un film, un libro e un disco/gruppo che l'hanno segnata?

 

Per i film direi sicuramente Ken Park di Larry Clark, poi Dracula di Bram Stoker e Jane Eyre perchè adoro l’attrice. Per i libri, da piccola mi piacevano quelli sui vampiri come L’intervista col vampiro di Ann Rice. Oggi leggo libri di sociologia, filosofia e religione, vario molto: Il Tao della Fisica di Fritjof Capra, che è molto bello, parla di fisica moderna confrontandola con le dottrine orientali e per ultimo Essere o Avere di Erich Fromm. Per la musica passo dal metal estremo al funky (ride N.d.R). È difficile ma ne dirò alcuni: James Brown è incredibile,  i Depeche Mode, da piccola ascoltavo i Cradle of Filth e i classici Metallica, poi cavolo i Tool li adoro, stiamo scherzando? Racchiudono tutto loro: musica, esoterismo, performance.

 

 

Andrea Facchinetti, Eleonora Casale

 

Redazione Nerospinto

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Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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