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Recensione del film "Animali notturni"

Recensione del film "Animali notturni": la catarsi e la nemesi secondo Tom Ford.

Genio e glamour, sofferenza e vendetta, amore e morte nell’ultima strepitosa pellicola dell’artista Ford che passa con assoluta maestria e leggerezza dalle passerelle al cinema senza perdere un grammo della sua ispirazione e delle sue capacità creative.

"Animali notturni" che esce al cinema il 17 novembre celebra in assoluto la genialità del regista che apre la pellicola con una scena barocca, pornografica, terribile e da questa scena parte per raccontare le sue “creature”, fragili, inconcludenti, soggiogate all’apparenza e alle convenzioni ma anche capaci di riscattarsi e curarsi con l’arte, la letteratura e la catarsi dalle vecchie emozioni.

"Animali notturni" è la storia di un amore e di un matrimonio fallimentari che non colpiscono solo le vittime dell’evento in sé ma anche gli artefici che finiscono con il diventare vittime a loro volta quando qualcuno gli strappa dagli occhi il velo dell’ipocrisia e della falsità.

Esattamente questo succede alla protagonista della pellicola, Susan Morrow, quando riceve un manoscritto dal suo ex marito da cui lei ha divorziato per sposare un uomo che si rivela un traditore accanito, uno sfruttatore e un indifferente a tutto ciò che comporta la vita a due. Susan si rifugia nel lavoro e nella tranquilla e ingannatrice società del Texas dove le apparenze contano più di tutto e di tutti.
Essere la proprietaria di una prestigiosa galleria d’arte, però, non la rende né soddisfatta né felice e quella stessa società in cui recita un ruolo che non le appartiene, in realtà, non si cura minimamente di lei. Buttandola in vuoto emotivo e personale. E così Susan Morrow quando inizia a leggere le prime pagine del manoscritto del suo ex marito scopre cose terribili e vere, si confronta per la prima volta con la realtà delle cose e del mondo che la circonda e medita pensieri oscuri e spaventosi.

Quella che può sembrare all’occhio dello spettatore una vendetta sublime e calcolata ad arte dall’ex marito di Susan, in realtà, è una vera e propria via di fuga che l’uomo vuole concedere alla donna. Un’altra possibile vita dove se proprio si deve recitare una parte, la stessa, possa essere di consolazione e forza per chi la interpreta.

Ed è qui che Tom Ford sottolinea la sua grandezza compositiva, la sua predisposizione all’arte in ogni sua sfaccettatura. Pone Susan e il suo ex marito Edward diametralmente all’opposto del fine e del concetto di Arte. Lei come attrice in un ruolo triste e che la tormenta e lui come persona capace di usare l’arte in maniera curativa e maieutica. Il velo di ipocrisia e menzogne che offuscava Susan si strappa e le conseguenze sono fatali.

Un thriller psicologico e intimista. Una pellicola superba che incanterà gli spettatori e li farà riflettere ancora una volta sul senso della vita.

Tom Ford docet.

Antonia del Sambro

Redazione Nerospinto

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