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(Ri)tratto d’artista – Marco Minotti per Nerospinto

Un'esclusiva intervista a Marco Minotti

Non ho ancora avuto il piacere di conoscere Marco, ma è la sua produzione artistica a parlare per lui.

Flora, fauna, elementi naturali, tutto si mescola in linee curve ed armoniche, creando vortici onirici; questo è stato ciò che sin da subito mi ha attratto di questo artista e che mi ha spinto a volerlo intervistare, seppur telematicamente.

 

  1. Di dove ha genesi la tua passione per l’arte grafica? È stato, il tuo, un percorso ostacolato o incoraggiato (da famiglia/amici/compagni)?Da sempre, non c’è stato un momento preciso, fin da quando ero piccolo non passava giorno che non mi mettessi coi miei pastelli e colori a scarabocchiare i miei mondi, i miei personaggi, le mie storie. La fantasia e il bisogno di evadere hanno dato il via al tutto.

Non ho mai avuto ostacoli a riguardo, ero libero (e di questo devo ringraziare la mia famiglia) di agire, di sporcar casa, di poter passare intere giornate tra i miei fogli e le mie fantasie.

 

 

  1. Come sei approdato al tuo stile attuale?Mettendo, in primis, davanti a tutto la mia continua voglia di ricerca. Mi pongo al mondo come una spugna e cerco di assorbire il più possibile, una volta pregno di idee ed immagini non resta che renderle visibili. Lo stile di oggi è il risultato o la somma delle mie continue ricerche. Il mio stile, quello attuale, è semplicemente arrivato, non pensato a tavolino, non ricercato, semplicemente maturato, sviluppato, cresciuto con me.

 

 

  1. Potresti citarmi alcuni degli artisti/movimenti artistici che ti abbiano influenzato maggiormente e cosa da loro tu abbia carpito?Dovrei elencarne troppi, ho amato e tutt’ ora amo innumerevoli movimenti artistici, in ognuno c’ è sempre stato qualcosa che mi ha emozionato, interessato. Amo Warhol ed il pop, come Dalì ed il surrealismo, Monet e le pennellate degli impressionisti così come Pollock e l’ astrattismo, Duchamp, Bacon e tantissimi contemporanei. Colui però, che ogni volta mi trovo davanti ad una sua opera mi paralizza, è Caravaggio… non mi interessa trovare ispirazione dalle loro opere ma dalle loro vite, l’ artista non è solo il prodotto finale messo in vista, è la ricerca, il percorso, la rabbia, il vizio. Tutto il suo mondo e da li traggo linfa e motivazione.

 

 

  1. Quale materiale e/o strumento (biro, acquerello, tempera, pastello etc.) preferisci, per realizzare le tue opere? E su quale supporto (legno, carta, pietra etc.)?Ho amato la spatola quando dipingevo i miei quadri informali, il pennello quando ho vissuto il mio periodo Manga pop ed oggi la biro (nera) su tela cotone per i miei mondi di fantasia.

 

  1. Nella tua arte è prevalente la presenza di flora e fauna, rispetto alla figura umana. C’è un motivo riguardo a questa scelta stilistica, oppure è una questione di pura fascinazione?In realtà sono affascinato anche dall’ essere umano e dalla sua anatomia, ma flora e fauna sono più vari, mi danno maggiori stimoli e hanno più bisogno di esser mostrati. Amo la natura e gli animali. Sono un animalista e coi miei quadri cerco di dargli un ruolo principale, rappresento spesso animali sfruttati o uccisi dall’ uomo, una mia denuncia col mezzo che più mi appartiene.

 

  1. È possibile notare, in ciascun tuo disegno, come le figure non siano separate tra loro, ne poste su un unico piano spaziale: essere invece si mescolano, scorrono e scivolano lungo la superficie. Perché usi questo particolare tipo di composizione? Sembra quasi che le tue figure seguano una specie di “flusso”.

Vero, fanno parte del mio mondo fantastico: “Acquaria”. Tutti gli elementi nella mia fantasia interagiscono come se non ci fossero distinzioni, classi e mondi. Un mondo uguale per tutti e possibile per tutti. Liberamente si muovono alimentati dal liquido amniotico, che li protegge dal mondo esterno…

 

  1. Sei riuscito, nel tuo percorso artistico, a far coincidere la tua passione per l’illustrazione con il bisogno, prosaico eppur necessario, di guadagnarsi da vivere?

Sono architetto ed ho lavorato per diversi anni come designer alternando il lavoro con la necessità di dipingere, non ho mai avuto una pausa pranzo senza dipingere e non avevo quasi mai una serata libera per potermi mettere al cavalletto. Da 10 anni però la pittura ha preso tutto il tempo a disposizione, da dieci anni sono artista a tempo pieno, da 10 anni vivo solo di arte.

 

  1. Mi racconteresti il percorso psicologico che attraversi durante la realizzazione di un’opera, prima, durante e dopo?

Non ho degli stati d’ animo precisi, o meglio, non riesco a mente libera a descriverli, so solo che, una volta in studio, chiudo la porta e con me stesso instauro un rapporto molto intimo, se cellulare o esterni non mi interrompono possono passare ore senza che me ne accorga. Durante queste ore arrivano dei momenti, degli attimi, ogni tanto (quando soddisfatto di quel che sto facendo) mi siedo sulla mia poltrona e da lontano guardo quel che sto facendo. Dopo la breve pausa mi rialzo e continuo. Alla fine dell’ opera mi risiedo e me la gusto nel suo toto. Se soddisfatto la tolgo dalla vista perché il rischio è che possa continuarla per sempre..

 

  1. “La chiave contemporanea del Liberty” è il nome della mostra nella quale, con altri artisti, verranno esposte le tue opere. Come nasce questo progetto? Quale sarebbe quindi la tua interpretazione attuale e attualizzante del cosiddetto “Stile Fiorito” della Age d’Or?

Sì, è una mostra che tutt’ ora fino all’ 8 giugno sarà aperta al pubblico presso villa Bernasconi a Cernobbio. L’ idea arriva dalla curatrice Roberta Macchia e dalla gallerista Lucia Magatti. Non mi è stato difficile affrontare il tema, anche nel liberty animali e fauna erano i soggetti più utilizzati, io ho semplicemente inserito i miei animali, le mie forme e le mie idee, cercando di rendere gradevole e decorativo magari un rinoceronte con il fiore della magnolia.

 

 

  1. In che modo e in quale ora del giorno trovi maggior concentrazione per disegnare?

 

Sono abbastanza mattiniero per esser un’ artista.. dopo un paio di caffè e qualche chiacchiera al bar con amici, fin dalla mattina cerco la concentrazione.. Non c’è un preciso momento nella giornata, quando decido e prendo in mano la biro vuol dire che sono concentrato e pronto.

 

  1. Quante ore disegni al giorno, approssimativamente?

 

Dalle sei alle otto al giorno, la sera la dedico di solito alla scelta di immagini se devo iniziare il giorno dopo l’ opera o alla fase teorica dell’ arte come i social network, le mail o rispondere alle domande di una intervista .

 

 

  1. Infine, se tu potessi dedicare ciò che hai detto in questa intervista a qualcuno, per chi sarebbe?

 

Per quelle persone che hanno sempre creduto in me e per quelle non lo hanno mai fatto.

 

 

 

 

 

Redazione Nerospinto

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INDIRA FASSIONI

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