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Sergio Racanati raccoglie i suoni dell'isolamento per il progetto Soundscape!

SOUNDSCAPE di Sergio Racanati è un progetto artistico che vuole dar voce alle voci sommerse del patrimonio umano in generale, di quello marginale, quello chiuso e rinchiuso nelle nostre abitazioni. Il progetto è attivato attraverso una “Call” lanciata da Facebook per ricevere contenuti audio che raccontino la quotidianità nella totale libertà di espressione durante l’isolamento dal Coronavirus.

L’obiettivo è la creazione di vero e proprio coro che racconti la situazione da nord a sud da est a ovest. 

Alla base della ricerca artistica di Racanati, vi è un interesse preponderante per le scienze sociali, per gli eventi storici, per la cultura popolare e la cultura di massa, visti attraverso una lente quasi etnografica.

 

Quando penso al silenzio, penso a quel momento, tra agitazione e abbandono, mentre aspetto che il battito rallenti per sprofondare nel sonno più profondo. È qui che mi rendo conto che il silenzio non c’è, già il mio cuore è un babum baum baum che suona un accordo col respiro chiamato vita.

Penso razionalmente dove sia il silenzio e mi rendo conto che solo pochi eletti hanno avuto il modo di scoprirlo.

Vi sono suoni silenziosi, assordanti, rassicuranti, spaventosi, indicativi e significativi.

E i silenzi? Per la maggior parte parte delle persone esistono quelli spaventosi, spaesanti, quelli che sanno di lontananza e nostalgia, quei silenzi strazianti e rassicuranti ma che sono sempre assenza di rumori.

Sin da bimbo abito a duecento metri, in linea d’aria, dalla ferrovia. Passeranno circa 150 treni al giorno e non ne sento nemmeno uno. Me ne sono reso conto il primo giorno, nel mio primo appartamento, nella mia nuova e sola vita da adulto. Quel tu-tuu tu-tuu tu-tuu era una componente imprescindibile del mio nido, un rumore non più raccolto dal timpano ma dal cuore.

In alcune famiglie e in alcune tradizioni, soprattutto del sud Italia, il rumore di stoviglie che ti sveglia presto la domenica mattina non è disturbo ma il piacevole presentimento che il giorno di festa è arrivato. Non razionalizziamo il rumore ma sentiamo quella sensazione di calore umano del giorno auto-profetizzato di allegra compagnia e festa. Lo squillo del telefono attaccato alla parete, non era forse la premessa di un qualsivoglia contatto? Di una nuova bella o brutta notizia?

Abbiamo dimenticato il rumore e un po’ di cuore. Sui binari della nostra esistenza abbiamo attraversato stazioni senza rendercene conto, siamo inciampati su sentimenti, ci siamo dimenticati di chiedere ai nostri familiari: come stai?

A pensarlo sembra stupido: ci svegliamo nella stessa casa, ogni giorno per una vita, ovvio che si sta bene ma no, abbiamo dimenticato la coccola della parola. Abbiamo scordato che la formalizzazione del pensiero assicura una presa di considerazione fondamentale per l’ascoltatore. Siamo diventati egoisti.

Poi un frastuono pazzesco ha squarciato il cielo, un tuono senza fine chiamato Covid-19.

È calato un assordante e preoccupante silenzio di una realtà quotidiana data per scontato finché la porta di casa era aperta.

Allora ecco entrare in gioco Sergio Racanati che con il suo progetto, non solo scopre che in ognuno di noi esiste un universo fatto di paradiso e inferno assolutamente arbitrari ma che, se analizzati con attenzione, sono dei multiversi scissi in ognuno dei 5 sensi. Noi poveri illusi che crediamo di comprendere chi abbiamo di fronte, la sua tristezza, felicità, pazzia e malinconia. Adesso dobbiamo moltiplicare per cinque l’immedesimazione dell’educazione dei vari sensi.

SOUNDSCAPE è un lavoro corale che intende superare la mera dimensione documentaristica, attraverso la partecipazione attiva dei cittadini.

Il progetto è pensato come una piattaforma di pensiero, di riflessione aperta indagando la situazione di distanziamento personale, fisico, sociale e politico che stiamo vivendo ed esperendo durante questo periodo in molteplici forme. SOUNDSCAPE indaga le questioni relative al continuum spazio-temporale della sospensione, della morte di massa, della ricollocazione forzata dei corpi, del confine tra dimensione privata e pubblica, la mercificazione dei corpi, il ricatto e il riscatto sociale dentro la pandemia, la spettacolarizzazione del se dentro i display , dei social come massima aspirazione per dar sfogo al narcisismo virtuale, la platea virtuale come unica amica della solitudine esistenziale, declinazioni delle depressioni, distorsioni dei processi emotivi e cognitivi, fuga dal se’.

La call, che scade il prossimo 15 maggio, richiede contributi di ogni genere: produzioni musicali create in questi giorni, estratti di prove, appunti sonori, canzoni originali, estratti di dj set, performance sonore, performance vocali, contributi sonori in termini di messaggi vocali, audio pensieri, letture di testi di qualsiasi genere ( meglio se in forma originale) , registrazioni di suoni ambientali, registrazioni di suoni concreti ( es. elettrodomestici, cancello, campanello, sveglia, suoneria del telefono, ecc. ecc.)

Per partecipare bisogna inviare i file in qualsiasi formato e di qualsiasi durata all’indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Short Bio: 

Sergio Racanati, 1982 Bisceglie (Ba).

La cifra predominante del suo percorso artistico è caratterizzata dall’approfondimento e l’analisi del contesto urbano, sociale, politico ed architettonico, i suoi lavori rifuggono ogni intento narrativo per privilegiare una prospettiva analitica volta a creare un archivio della memoria culturale, al fine di rileggere criticamente il tempo “presente”.

La sua ricerca coinvolge i temi della sfera pubblica, i comportamenti politici delle comunità, i rapporti tra memoria individuale e memoria collettiva, affrontati con differenti linguaggi artistici (performance, installazioni, video, film).

Nei mesi scorsi è stato presente alla Biennale di Curitiba (Brasile) e tra ottobre e dicembre 2019 gi sono state dedicate due mostre personali presso la Galleria (Costa Rica) curata da Jose Castillo e la Galleria CRUDO a Rosario (Argentina) a cura di Felipe Farina. Tra le recenti residenze artistiche a cui l’artista ha partecipato e si segnalano quelle presso: BoCS Art/Cosenza a cura di Giacinto Di Pietrantonio (2019); Officina Italiana/Buenos Aires a cura di Massimo Scaringella; (2018): KYTA/Kalga-India (2017); Museo Pino Pascali / Polignano a Mare - BA_I (2014); Harvard University a cura di Marcus Owens (2013); Z33 Contemporary Museum; Hasselt_B (2012), Performance Space / Londra_UK; Edge Zones Foundation / Miami_US a cura di Charo Oquet, promossa da GAI - Associazione Giovani Artisti Italiani e MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITA’ CULTURALI E DEL TURISMO - Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (2013). Vincitore del premio per la sezione Performance Art alla Biennale di New York diretta da Pietro Franesi e co-curata da Vjitaly Patsyukov e Lu Hao (2013), partecipa anche alla Biennale del Mediterraneo (2012), alla 7°Berlin Biennal, all’interno del progetto “Preoccupied” presso il KW Institute for Contemporary Art, Berlino_D (2013) e alla Bienal del Fin del Mundo / Mar del Plata _RA.

Giacomo Gallina

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