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Oggi e domani il motoquartiere di Milano celebra con un evento unico itinerante che coinvolgerà tutta la via Thaon di Revel il maestro della storia del tatuaggio mondiale, Norman “Sailor Jerry” Collins.

 

 

A 41 anni dalla scomparsa del grande artista statunitense, inventore del filone old-school simbolo di un intero universo creativo nato dalla connessione tra Hawaii e Stati Uniti, il Quartiere Isola vuole rendere omaggio al tatuatore marinaio, che ha ispirato chiunque ami questa forma d'arte.

 

La scelta delle date è fortemente simbolica: giovedì 12 giugno si celebra la figura di Norman "Sailor Jerry" Collins, il venerdì 13 è storicamente la data più richiesta dagli appassionati del tattoo per imprimere sulla propria pelle soggetti scaramantici.

 

Per due giorni Sailor Jerry, storico marchio di spiced rum, ispirato alle opera e alla vita senza compromessi di Norman, organizzerà un vero e proprio block party grazie anche alla collaborazione delle diverse anime protagoniste del quartiere Isola, che sta diventando sempre più simbolo di un nuovo scenario urbano dai sapori retrò nel cuore pulsante di Milano.

 

Dalle 5 si inizierà con musica live variegata, corner dedicati ad acconciature a base di brillantine e raffinati barber shop, abbigliamento in stile vintage, aperitivi tematici ed ovviamente tatuaggi, dalle 7 di sera fulcro delle attività live sarà il parco di Piazzale Segrino (all'inizio di Thaon di Revel) dove verrà creato uno speciale main stage dove si esibiranno artisti come Sugar Daddy & The Cereal Killers, The Remington e tanti altri.

 

All’evento sarà presente anche lo staff del Lady Quetzal Tattoo che proporrà una serie di flash originali che i clienti potranno indossare temporaneamente facendoseli stampare nello stand, oppure renderli indelebili direttamente nello studio. A partire dalle ore 13.00 di venerdì i primi 13 clienti che si presenteranno o si prenoteranno potranno scegliere tra altri flash sul tema scaramantico al costo simbolico di 13€, grazie al contributo del brand Sailor Jerry.

Parallelamente Bullfrog creerà un pop-up shop che verrà gestito dall'ospite d'eccezione Mark Reynolds, proprietario dello Star Barbershop di Dublino.

 

A rinfrescare l’evento, un pop-up bar d’eccezione creato da KD House dedicato a ricette originali della mixology di scuola navy e tiki, il tutto totalmente a base di Sailor Jerry Spiced Rum. Dietro al bancone, oltre al mitico Dennis Acquaviva, una serie di guest d’eccezione che si alterneranno nel corso delle due giornate.

 

Milano (Milano)

Via Thaon Di Revel

ore 17:00

ingresso libero

Sono nella sede di Milano del Centro Yoga Satyananda in Via Pergolesi, 9 Milano (MM Caiazzo).

Anno di fondazione: 1986, uno dei centri più vecchi di Milano.

Il Centro è un cameo “nascosto” in un cortile interno di un palazzo dei primi del '900. Entrando, fin da subito si ha l'idea di esser in un posto accogliente, in un'altra dimensione che richiama la mente a un raccoglimento e al silenzio.

Oggi chiacchiero con Virananda, uno dei maestri di Yoga del Centro.

 

Biografia

Virananda si è avvicinato allo yoga all'età di 20 anni, sono 52 anni che è in costante contatto con il mondo che ruota intorno a questa disciplina.

Il primo contatto è avvenuto in seguito a un piccolo esaurimento: in quel periodo lavorava e studiava e alla fine della giornata avvertiva sempre dei forti mal di testa.

In un'edicola vide e comprò un libro di Carlo Patrian e iniziò a frequentare il suo centro non smettendo più.

A Mantova, nel 1980, incontrò una serie di persone che l'hanno accolto appieno nel mondo dello Yoga.

Nel 1986, al decennale della Federazione Italiana Yoga (FIY), ha conosciuto Swami Satyananda "innamorandosi" di lui come maestro. E' stato in India nel suo Ashram prendendo tutte le iniziazioni Sannyasa e lo segue tutt'ora.

L'approccio iniziale è scaturito da un piccolo malessere, un lieve disturbo che poi incarna le motivazioni che portano le persone a fare yoga: un senso di disagio personale, di insoddisfazione, qualche dolore dovuto agli anni che passano.

 

DOMANDE

 

V: Qual è la sua visione personale dello Yoga? Cos’è per Virananda lo Yoga?

Vi: E' tutto.

Lo Yoga è una scienza di vita, una filosofia. Lo Yoga non coinvolge soltanto l'aspetto fisico e energetico, ma tutta la vita: i rapporti con la famiglia, gli amici e con il proprio partner cambiano completamente.

E cambiano in bene sotto certi aspetti e in “male” sotto altri: si comincia a fare una stretta selezione degli amici, ci si isola perché si capisce che certi atteggiamenti automatici della nostra vita e di alcuni rapporti non hanno alcun senso. Ha senso lavorare su se stessi e andare avanti nella ricerca a cui lo Yoga ci sottopone.

Lavorando sul fisico, lo Yoga modifica lo psichico spingendoti a ricercare una dimensione metafisica, della quale tutti hanno una percezione, seppur vaga.

Non riuscirei a vedere la mia vita senza pensare al mio respiro, al mio mantra, al mio maestro: sarebbe una cosa assurda.

Non capisco come tanta gente viva senza lo Yoga.

 

V: Perché una persona è “spinta” a far Yoga? Quali sono, secondo lei, i motivi per cui i suoi allievi solitamente si avvicinano a questa disciplina?

Vi: Una sensazione di malessere anche esistenziale oltre che fisico: fa capire che fare ginnastica non serve a nulla e, anzi, alle volte peggiora la situazione. All'inizio c'è la curiosità e poi si va avanti lungo il percorso. Non è mai una motivazione prettamente fisica.

C'è, inoltre, una motivazione “medica”: i dottori stanno spingendo sempre più i propri pazienti a praticare Yoga.

 

V: Il vostro metodo di insegnamento è definito “metodo Satyananda” o Bihar Yoga. Ci vuole spiegare cosa significa?

Vi: E' una cosa semplicissima: è un metodo “olistico”. Prende in considerazione tutti gli aspetti dell'individuo: Asana, Pranayama, Yoga Nidra e meditazione in modo tale che la personalità dei nostri allievi cresca in modo equilibrato. Quando impostiamo una serie di Yoga tendiamo a stimolare tutti i chackra mediante le Asana. Una pratica di Yoga completa deve stimolare e mantenere in equilibrio tutta la persona: lo Yoga è equilibrio.

 

V: Cosa ne pensa di tutte le differenziazioni di stili e modus operando riguardo le diramazioni dello Yoga? Pensa che creino confusione a chi si approccia alla pratica per la prima volta?

Vi: Sì, sicuramente. Creano una grande confusione. Una volta c'erano pochi stili di Yoga, oggi una marea. E se andiamo ad indagare questi stili sono inventati da persone  che alle spalle non hanno alcuna tradizione. Vediamo degli stili che sono una ginnastica e che vengono presentati anche nelle manifestazioni di Yoga Italiane. C'è da aggiungere che le riviste di Yoga aggiungono confusione alla confusione.

Io sono per la tradizione con pochi stili. Del resto i maestri che abbiamo sono Yoganananda, Vivekananda, Shivananda, Satyananda: qui c'è tutto quello di cui si ha bisogno.

 

V: Ho trovato molto affascinante la tradizione della trasmissione della disciplina da maestro a allievo. Vuole spiegarci come funziona questa tradizione che potremmo definire millenaria?

Vi: E' una tradizione estremamente importante perché ha fatto sì che lo Yoga arrivasse ai giorni nostri integro, intatto. Le varie tradizioni di cui parlavo prima non hanno questo alle spalle, sono innesti di varie discipline.

Qui rispettiamo la tradizione: siamo molto rigorosi. La rispettiamo nelle piccole cose: dal rispetto per gli insegnanti al rispetto per i rituali, ecc.

 

V: Quanto è importante la consapevolezza nel vostro insegnamento?

Vi: E' basilare, richiamiamo costantemente le persone alla consapevolezza del proprio respiro, del proprio corpo e a quella dei pensieri. Chi vive senza consapevolezza non vive, come ad esempio le persone “distratte” che vedono la propria vita sfuggire dalle dita.

Una persona che scegliere di vivere nella consapevolezza è centrato ed equilibrato: si accorge se qualcosa non funziona e interviene subito per correggerla. Nel nostro metodo la consapevolezza è basilare.

 

V: Cosa trasmette ai suoi allievi nelle sue lezioni? Qual è la cosa che a suo avviso è più importante insegnare?

Vi: La forza, l'energia e una visione ottimistica della vita: queste sono le tre cose importanti di cui hanno bisogno le persone. Le trasmettiamo con l'esempio e con la voce.

 

V: Cosa secondo lei è più frainteso in generale della pratica dello Yoga nel mondo Occidentale?

Vi: Si pensa che sia un qualche cosa di molto spirituale. Lo Yoga è qualcosa di molto pratico: non è un caso che si parta dal fisico per arrivare allo spirito. E' questa visione errata che fa allontanare  o tenere distante certe persone che avrebbero molto bisogno dello Yoga. L'altro guaio sono i molti insegnanti che non fanno altro che trasmettere il proprio ego, un esibizionismo che crea danni e fraintendimenti sul mondo dello Yoga.

 

V:Cosa consiglia alle persone che dicono “vorrei ma non me la sento di far Yoga perché non ho una buona preparazione fisica, non sono molto flessibile, non mi piego abbastanza, sono troppo vecchio, ecc.”?

Vi: Una cosa molto semplice: venire a provare. E quando si prova molto spesso ci si ferma. Le riviste di Yoga anche in questo caso sono un grosso guaio: fanno vedere posizioni atletiche e complicatissime quando secondo me l'esempio da dare è la casalinga di Cremona! Una donna come tante “bella rotondetta” che ha bisogno di fare Yoga. Gli anziani come i giovani hanno bisogno di fare Yoga ma in particolare la fascia dai 40 in su: non importa la fisicità, ci sono persone che hanno un fisico elastico e altre meno, ma facendo Yoga le fisicità si adattano; non hanno importanza il peso o la forma o l'elasticità: l'importante è iniziare. Poi il bravo insegnante ti fa camminare e scoprire il proprio corpo: è questa la ricchezza che si scopre man mano.

Non abbiate timore, incominciate. Al nostro centro ci sono persone che hanno iniziato a 60 anni, persone robuste, ecc. Andiamo a fare Yoga nelle case di riposo per anziani...però tutti fanno Yoga, tutti devono provare!

 

V: Può lo Yoga cambiare la vita delle persone? E in che modo ha cambiato la sua vita?

Vi: Sì, perché c'è un approccio diverso con il proprio fisico e con gli altri. Cerchiamo di trasmettere forza, carattere, energia e positività ed è proprio la positività che si porta fuori dalla sala di pratica cambiando i rapporti all'interno della società. Lo Yoga, quando fatto seriamente, è in grado di cambiare sostanzialmente la vita degli individui cambiandone  il carattere e il modo di approcciarsi agli eventi esterni. Lo Yoga ti porta a vedere il bicchiere mezzo pieno e questo non è poco in un periodo come questo in cui tendiamo a vedere solo disgrazie e non le fortune che abbiamo.

 

Botta e risposta: una domanda - una parola come risposta

 

1- L’Asana che preferisce di più: Halasana, l'aratro

2- Lo stile di yoga che sente più suo: Yoga Satyananada

3- Un libro utile (in generale): Bhagavadgītā

4- Un viaggio utile: Rishikesh

5- Una citazione o una sua frase utile: “Una costante pratica dello yoga carica di energia e che rende ottimisti", è una mia citazione che trasmetto sempre ai miei allievi

6- Un consiglio per chi pratica Yoga: Praticare tutti i giorni

7- La cosa da evitare per chi pratica Yoga: Le persone negative

8- Cosa la rende felice quando insegna: I sorrisi dei miei allievi alla fine della lezione

9- Colore preferito: Arancione

10- Una bevanda che consiglia a tutti: Yogi Tea, mistura di varie spezie

 

 

Il Centro Yoga Satyananda lo trovate a Milano in Via Pergolesi, 9.

web: http://www.centroyogasatyananda.it/index.html – per info e scoprire i corsi attivi di Yoga e insegnanti di Yoga.

Fb: Centro Yoga Satyananda Milano

 

 

Namasté,

Vittorio Pascale | Responsabile Sezione Sesto Senso

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Si potrebbe pensare che Hitchcock, il film di Sacha Gervasi, sia una celebrazione dell'indiscutibile talento del maestro della suspense e di Psycho, il suo film più clamoroso.

Nulla di più sbagliato.

 

La pellicola verte sui dubbi, i turbamenti, le difficoltà emotive e pratiche affrontati dal regista in un periodo specifico della sua vita, i suoi 60 anni ed il vertice della propria carriera (dopo il successo eclatante di Intrigo internazionale), in cui la fiducia nelle proprie capacità e nel proprio talento vacillano, o quantomeno vengono messe in discussione.

 

È un Hitchcock dalle mille ossessioni quello presentato sullo schermo, un uomo tanto legato alla moglie, quanto distolto dalle mille tentazioni cui non riesce a sottrarsi: il lusso, il buon cibo, l'alcol e le bionde attrici dei suoi film, sulle quali sfoga il proprio voyeurismo.

 

Sono proprio quelle debolezze ed insicurezze che lo inducono a prestare attenzione al romanzo di Psycho, un testo aberrato dalla società che tratta di incesto, istinti brutali, sesso e violenza, in cui il protagonista incarna in modo estremo pulsioni e frustrazioni che in parte coinvolgono lo stesso regista.

 

Il parallelo tra le due figure è reso molto bene dall'intrecciarsi di 3 diversi livelli narrativi lungo il dispiegarsi della storia: la commedia che affronta la vita sentimentale e professionale di Hitchcock, segnata profondamente dal legame e dal conflitto con la figura di Alma, la moglie e il cardine della sua vita; la trama di Psycho, resa a tratti dalle scene che ne mostrano la realizzazione in studio (peraltro fedelissime all'originale); ed un livello intermedio, sospeso tra sogni ed allucinazioni, in cui il regista dialoga e si confronta con Norman Bates, protagonista del libro, scoprendolo e scoprendosi.

 

Per realizzare la pellicola, disprezzata ed osteggiata da tutti (Paramount Pictures, giornalisti e, inizialmente, anche da Alma), Hitch è disposto a mettersi in gioco totalmente, sia sul piano finanziario -ipoteca la casa per autofinanziarsi-, sia su quello emotivo per raggiungere un traguardo che non è solo quello del successo economico, ma dell'affermazione di un talento che ancora brucia dentro di lui e non dev'essere dato per scontato.

 

Giunto al termine della produzione, non ancora del tutto soddisfatto del risultato, Hitchcock si rende conto che non è solo il suo ruolo a dover essere preservato, ma anche il suo rapporto con Alma, imperdibile supporto che lo ha sempre sostenuto nella vita, valorizzandolo come uomo e indirizzandolo nel lavoro, contribuendo praticamente alla riuscita dei suoi film.

Il suo intervento in sede di montaggio e la brillante intuizione di inserire la colonna sonora all'interno della scena più famosa del film, quella della doccia, salva l'esito materiale del film e il rapporto fra i due.

 

Il film di per sé non rappresenta un caso emblematico.

Indubbiamente il cast presenta attori di rilievo: Anthony Hopkins eccellente interprete, Hellen Mirren (nel ruolo della moglie), Scarlett Johansson e Jessica Biel come perfette bionde hollywoodiane, i quali interagiscono con estrema naturalezza, ma senza particolari virtuosismi.

 

La stessa trama non è particolarmente brillante: il punto di forza della pellicola è suscitare curiosità e interesse verso il mito del film di cui viene mostrato il making of, facendo leva su tanti piccoli dettagli che non possono sfuggire agli occhi degli appassionati.

Per un neofita del genere, Hitchcock è banalmente il racconto delle vicende che si snodano intorno al regista, ma per chi segue con passione il lavoro del maestro del brivido, il film si configura come un omaggio esplicito, un collage di citazioni che solo un esperto può cogliere, favorendo una lettura più ricca e approfondita del testo filmico.

 

L'impressione generale è che il film non si rivolga a tutti, ma parli ad una nicchia che può comprendere ad ogni livello di cosa tratta, un gruppo di pochi che, forte della propria passione, riscopra nuovamente l'amore per il cinema del grande maestro.

 

“Oggi chiacchiero con” è una chiacchiera, uno scambio di pensieri sullo Yoga che periodicamente farà parte dei miei articoli per farvi conoscere meglio gli insegnanti e gli insegnamenti che Milano offre. Con queste interviste vi svelerò i punti di vista dei maestri sullo yoga e sul modo di presentare le scuole di Yoga che abitano il tessuto della città.

Oggi sono nella sede di Milano di [Hohm] street Yoga, via S. Calocero 3.

Hohm street Yoga è un accogliente spazio open space nel quale si praticano diverse attività, dallo yoga, massaggi, cucina veg, a worskhop atti ad arricchire ed ampliare gli orizzonti dei propri partecipanti.

Oggi chiacchiero con Marco Migliavacca uno degli insegnanti Yoga e fondatore di [Hohm] street Yoga.

Marco arriva da una formazione artistica prima il liceo poi l'accademia di belle arti di Brera di Milano, un percorso  tra la critica, la filosofia estetica, la fotografia, gli archivi d'arte, il teatro e la pubblicitá. Ha vissuto all'estero prima a Lisbona ed è poi a Barcellona dove grazie a un amico ha iniziato a praticare  Ashtanga Vinyasa Yoga. Un cammino iniziato nel 2005 che nel 2009, attraverso il teacher training con Gordana Vranjes e Gloria Rosales presso  Yoga Dinamico Mandiram a Barcellona, lo ha portato ad approfondire e  investigare questo cammino. L'inizio di un viaggio che è continuato India, in Himalaya e per diversi ritiri in giro per il mondo con insegnanti illuminati tra i quali John e Lucy Scott, Sharon Gannon e David Life. Una continua ricerca tra i testi, le scritture e gli esempi di spiriti liberi e appassionati come Desikachar, Krishnamurti, Iyengar, Dharma Mittra, Paulie Zink, Donna Farhi, Daniel Odier e la sua nonna centenaria che  è stata il più grande esempio di presenza, compassione e amore incondizionato.

"Con lo yoga mi sento sempre all'inizio e solo nell'iniziare ritrovo quel vibrante entusiasmo di chi non ha un fine ma vede davanti a sé uno sconfinato territorio da esplorare senza dovere raggiungere nulla se non quello che è l'infinito presente."

DOMANDE:

 

1-  Qual è la tua visione personale dello Yoga? Cos’è per Marco lo Yoga?

 

Non ho una visione personale dello yoga. Cerco di viverlo come un'esperienza quotidiana senza definirlo ma posso parlarti della mia visione personale della “pratica”. Parola usata sia per definire la pratica delle Asana ma anche la possibilità di mettere in pratica in senso contrario e opposto alla teoria ciò che desideriamo essere. La pratica è esercizio: dal tendere un muscolo, al parlare con onestà. Praticare l'ascolto ad esempio è un esercizio per indagare noi stessi non solo attraverso uno strumento limitato quale l'intelletto ma anche attraverso l'intelligenza del corpo che spesso viene considerato invece inferiore alla mente.

Lo Yoga è “esperienza pratica di sé”, non lontano dal  “conosci te stesso” socratico.

La pratica è un cammino per guardare la realtà senza cercare di piegarla al nostro volere, che trova nell'accettazione e nella distanza dal giudizio di bene e male la vera esperienza di noi stessi, la meraviglia nello scoprire appieno ciò che siamo. E' una possibilità di liberarsi dall'illusione e dall'inadeguatezza tra quel che viviamo e  quel che desideriamo, dalle contraddizioni della nostra vita per com'è e non per come la vediamo. E' una sorta di scienza chirurgica per ascoltare e indagare la vastità di ciò che siamo senza identificarci solo nelle nuvole di passaggio.

Lo Yoga per me è un kit completo per imparare ad essere qui e ora nonché un cammino per conoscere e accettare la nostra natura potendo scegliere consapevolmente quale cultura sociale politica, umana e spirituale coltivare.

 

2-  Perché una persona è “spinta” a far Yoga? Quali sono secondo te i motivi per cui i tuoi allievi solitamente si avvicinano a questa disciplina?

Ci possono essere mille ragioni: dal desiderio di un corpo più bello alla espressione massima dell'individuo in modo consapevole e cosciente, alla pura curiosità. Non credo vi siano intenzioni giuste o sbagliate.

In una esperienza così totalizzante e viva quale quella della pratica,  è importante ricordare che lo Yoga non è e non dovrebbe creare nuovi dogmi o “formule magiche” in cambio di una promessa di felicità. Credo fermamente che nessuna pratica atta allo sviluppo della consapevolezza dovrebbe dare risposte o soluzioni, altrimenti rischiamo di aderire ancora una volta a un modello che è altro dal noi generando  nuova sofferenza, inadeguatezza, dolore.

Imparare a porci domande precise per avere risposte lucide, essere consapevoli delle nostre scelte, dei nostri desideri e accettarci sono parte del processo di questo cammino ma non vi é alcuna condizione preliminare per iniziare. "Il punto da cui iniziamo è assolutamente personale e individuale ed è il punto preciso dove ci troviamo in questo momento. Nello Yoga si dice di iniziare da dove si è e per ciò che ci piace" scrive Desikachar.

 

3-  Parliamo dello “stile” di Yoga che tu insegni, quali sono i capisaldi di questa filosofia yogica?

Dal mio punto di vista tutto è yoga. Parlare di stili è più una necessità per comunicare all'esterno ciò che si va a fare dato che lo Yoga non ha un retroterra condiviso in Occidente come lo ha storicamente o culturalmente in Oriente. Io nello specifico Insegno Vinyasa che significa “unire, mettere insieme, connettere, fluire” e Yin Yoga, due pratiche complementari e molti distinte, una dinamica e una di totale abbandono. Qui è dove mi ha portato sino ad ora il mio cammino. Sai, quando intendiamo che tra me e te non c'è nessuna differenza: allora quello è yoga. Ciascuno ha il suo cammino e nessuno è uguale nella liberazione dai veli che oscurano la possibilità di vederci come parte di una natura più grande e non duale,  non vi sono regole o corsie preferenziali più giuste o meno giuste. Allora quando mi accorgo che quel che desidero  negli altri è ciò che posso iniziare a praticare sin da ora, non fa più differenza  e non ha importanza lo stile o il cammino che abbiamo scelto.

 

4-  Ho usato prima la parola stile virgolettata. Cosa ne pensi di tutte le differenziazioni di stili, modus operandi, ecc ecc riguardo le diramazioni dello Yoga? Pensi che creino confusione a chi si approccia alla pratica per la prima volta?

 

Credo che potrebbero esistere tanti stili e tanti cammini quanti sono gli esseri viventi. Ciò che ritengo fondamentale è non attaccarsi alla propria pratica, al proprio stile, ma lasciare che tutto fluisca e si trasformi, si evolva o muti costantemente. Lo Yoga ci insegna a non restare inchiodati al nostro punto di vista ma ad allargare il nostro cono visivo. Ad esempio, se resto con il muso attaccato alla terra vedrò sempre la terra ma se inizio ad alzare la testa, se esco dalla mia zona di conforto, mi accorgerò che quel pezzo di terra fa parte di un prato con meravigliosi alberi e un orizzonte sconfinato e che io ne sono parte.

Ci rendiamo conto che la grande differenza sta nel modo in cui ci disponiamo ad osservare, senza preconcetti, senza resistere, accogliendo e ascoltando senza metterci davanti a quel che la vita ci offre ma lasciandoci attraversare. Lo Yoga ci invita ad osservare e citando Krishnamurti a liberaci dal conosciuto. Io ovunque mi trovi nel mondo vado a praticare, vado a conoscere. Se non  ti aspetti nulla, in qualsiasi pratica anche in quella che ti è apparentemente più distante puoi imparare qualcosa. Bisogna esperire, mettersi in gioco e imparare ad ascoltare senza presunzione o preconcetti che altro non fanno che trasformare le nostre paure in fobie bloccandoci. La pratica si trasforma per mantenerci presenti e non per mantenerci attaccati a un'idea o a qualcosa che è trascorso e non conta lo stile che scegliamo ma l'intenzione con cui ci mettiamo a praticare sul tappetino. E a questo punto invito sempre a chiederci: perché pratichiamo? Che cosa ci spinge a farlo? Questa domanda cambia radicalmente il nostro modo di praticare.

 

5-  Perché hai iniziato ad insegnare Yoga?

Perché la vita mi ci ha portato. L'occasione di condividere ciò che ho ricevuto è un dono che non posso tenere per me. E' come tenere solo per sé l'amore, appassisce. Non me lo sono mai prefissato come scopo. La mia insegnante mi esortò ad approfondire e in lei ripongo grande stima e fiducia, il resto si è evoluto poi pian piano.

 

6-  Noto uno stampo fresco e contemporaneo in generale: dal sito alla vostra grafica, immagini, interazioni con Fb,ecc. Uno stile che si discosta dal metodo tradizionale di presentare una scuola di yoga che alle volte risulta un po’ “da invasati”. E’ una scelta voluta?

 

Si, certo. Una scelta vicina anche all'esperienze che ho fatto fuori dall'Italia. Credo che ci sia una volontà chiara di sentire lo Yoga come una pratica che è qui, ora, in questo momento e in Occidente con tutto quello che questa vita comporta. E' importante che la pratica abbia una comunicazione adeguata all'epoca in cui ci troviamo; lo yoga è presente e non una messa in scena di qualcosa che è trascorso. Il linguaggio, l'accessibilità, i codici e la contemporaneità sono fondamentali per comunicare e trasmettere.

La filosofia che soggiace alla pratica Yogica ritengo vada trasmessa nel contesto in cui si vive inserendosi in modo fluido e organico nella vita quotidiana e urbana di oggi. Non in un eremo lontano, con il massimo rispetto per chi sceglie una via ascetica, ma qui e ora alla portata della vita di tutti.

Ci terrei anche a ricordare che [hohm] vive di uno splendido team di giovani appassionati in continua ricerca e sperimentazione quali sono i miei compagni di viaggio: Elena, Jonathan e Giovanna e dell'estro culinario di Manuel aka Unocookbook.

 

7-  Cosa trasmetti ai tuoi allievi nelle tue lezioni? Qual è la cosa che a tuo avviso è più importante insegnare?

Questo dovresti chiederlo a loro (sorriso).Cerco di trasmettere quello che ho ricevuto,  avere fiducia in quello che siamo e sentiamo. Imparare ad arrendersi e a lasciare andare. Affidarsi e conoscere la compassione. Provare ad ascoltare senza pensare.

La cosa più importante credo sia guardare senza dover decidere da che parte stare, non cercare alcuna supremazia tra mani e piedi, corpo o mente ma vivere appieno ciò che siamo in tutto il nostro potenziale. Essere le scelte che facciamo e  le parole che esprimiamo.  Sorridere.

 

8-  Cosa secondo te è più frainteso in generale della pratica dello Yoga nel mondo Occidentale?

 

Credo che la cosa più fraintesa sia quello di affidarsi allo Yoga vivendolo come un nuovo rituale dal gusto esotico che ci renderà indenni da dolori e infelicità. Certo, lo Yoga porta grandissima gioia ma non è uno scudo che ci rende immuni dalla vita stessa e dai suoi cicli naturali. É una filosofia, una disciplina che ci insegna a cogliere in piena consapevolezza le opportunità che la vita ci offre. Una mente flessibile in un corpo sano capace di adattarsi e  trasformarsi ,in equilibrio e sintonia con l'universo di cui siamo parte.

Un altro pericolo all'interno della pratica credo sia non accettare quello che siamo per cercare di raggiungere un risultato che é altro da noi, dimenticare che lo yoga è il fine, il mezzo e la pratica stessa é la ricompensa.  Confondere la pratica con una gabbia, uno schema al quale aderire o entro il quale rientrare anziché vedere nella pratica un coraggioso cammino per scoprirci e riconoscerci identici in tutte le nostre differenze. Trasformare le nostre esperienze in nuove regole é rischiare di guardare all'oggi con gli occhi di ieri. Sentirsi solo corpo o mente ci porta inevitabilmente a compararci agi altri e a noi stessi generando competizione, aggressività, insoddisfazione e una nuova ferita tra chi siamo e chi crediamo di  essere o di dover diventare.

 

9-  Cosa consigli alle persone che dicono “vorrei ma non me la sento di far Yoga perché non ho una buona preparazione fisica, non sono molto flessibile, non mi piego abbastanza, sono troppo vecchio, ecc.

 

Penso che corpo, età o flessibilità siano fattori irrilevanti per lo Yoga.

A ogni età e con qualsiasi corpo si può praticare in modo adeguato e con rispetto del corpo in quel preciso momento della propria vita. Io consiglio sempre di provare, di esperire e di non affidarsi a preconcetti, a opinioni o a quel che si è sentito dire. Di usare un poco il cuore e non la testa, di avere coraggio e darsi una opportunità prima di giudicare. Lo yoga non è quello che tu pensi ma quello che senti.

 

10-  Può lo Yoga cambiare la vita delle persone? E in che modo ha cambiato la tua vita?

 

Se può la consapevolezza di ciascun individuo cambiare il mondo pensa allora come  la consapevolezza di un solo individuo possa cambiare il suo piccolo mondo.

Si certo la mia vita è cambiata, sono qui ora e non più là. :)

 

BOTTA E RISPOSTA: UNA DOMANDA – UNA PAROLA COME RISPOSTA

 

1-           L’Asana che preferisci di più_ Sirshasana

2-           Lo stile di yoga che senti più tuo_ quando pratico provo a dimenticarmi di mio e tuo e comunque non li ho ancora provati tutti ma ti terró aggiornato.

3-           Un libro utile (in generale)_ “Libertà dal conosciuto” di Krishnamurti

4-           Un viaggio utile_ tutti

5-           Una citazione o una tua frase utile_ “quel che resisti persiste, quel che accetti si trasforma” Anonimo

6-           Un consiglio per chi pratica Yoga_ Non dimenticare di ascoltare il tuo respiro

7-           La cosa da evitare per chi pratica Yoga_ nulla, esperire é conoscere.

8-           Cosa ti rende felice quando insegni_ distaccarmi completamente dal mio quotidiano, da Marco,  sentire l'unione di tutti i respiri e l'arresa di tutte rivendicazioni individuali.

9-           Colore preferito_ blue ma anche verde

10-          Una bevanda che consigli a tutti_ Ginger + Lemon + Honey

 

 

 

Il centro [Hohm] street Yoga lo trovate in Via San Calocero, 3 Milano.

Web: http://hohmstreetyoga.com/  - MM SANT’AMBROGIO/SANT’AGOSTINO

 

Namasté,

 

Vittorio Pascale

 

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

 

hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

"Il piacere di essere se stessi" è il titolo di una serie di incontri-conferenze che hanno lo scopo di presentare la scuola di formazione interiore Accademia Horus. Questi incontri saranno condotti da Antonella Spotti e Teresa Sintoni,  insegnanti e fondatrici dell’Accademia insieme ai Maestri Walter Ferrero e Andrea Di Terlizzi.

 

Bentrovati,

 

vorremmo invitarvi a passare qualche ora con noi per presentarci e per parlarvi  della nostra scuola “Accademia Horus”,  una realtà che vanta al suo attivo oltre vent’anni di esperienza nell'insegnamento e nella pratica delle cosiddette “discipline interiori”.

Vorremmo raccontarvi, attraverso la nostra esperienza, che cosa si fa in una scuola di formazione e perché si sceglie di frequentarla, e soprattutto quali sono le conquiste e i vantaggi di un lavoro su stessi che va oltre la sfera della personalità e tocca quella parte più profonda che possiamo definire “spirituale”.

Vorremmo, con umiltà e determinazione, provare a scalfire quella specie di granitico tabù che la società moderna, scientifica e tecnologica ha costruito intorno a tutto ciò che da sempre è definito “spirituale”, ma anche il pregiudizio che l'uomo possa vivere il senso profondo di religiosità solo all'interno di un dogma o di una fede.

Da sempre l’essere umano consapevole delle proprie potenzialità inespresse, dei propri limiti e del proprio disagio esistenziale ha cercato nelle Scuole e nei Maestri, sia a Oriente che a Occidente, la possibilità di conoscere se stesso come soluzione alla propria sofferenza.

Conoscere se stessi significa prima di tutto  liberarsi dai propri condizio-namenti e dai propri pesi, riconoscendosi parte di una realtà più vasta e universale. Questa nuova coscienza di Sé valorizza la vita di ogni giorno e consente  di agire con più libertà, saggezza e potere attraverso scelte consa-pevoli e cambiamenti positivi all’interno della nostra esistenza e della società in cui viviamo.

 

Vi ringraziamo per l’attenzione e saremo ben felici di poter contare sulla vostra presenza per condividere insieme esperienze, pratica, conoscenza e semplice, puro, silenzio.

 

Con amicizia,

Vostre Antonella e Teresa.

 

Un’occasione preziosa da non lasciarsi sfuggire.

Per informazioni e per partecipare, scrivere alla sede di Milano : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o chiamare 02.89423673

 

Namasté,

Vittorio Pascale

 

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

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Tutto quello che avreste voluto sapere sullo “Yoga” ma non avete mai osato chiedere.

Un articolo capitato per caso, un argomento capitato per caso, un titolo dato all’istante; si sa che, alla fine, le migliori prodezze umane sono quelle che nascono dall’istinto, senza stare a pensarci molto su (concetto, tra l’altro, linkabile ad uno yogico).

Questo è, in realtà, un articolo “compendium” di tutti i quesiti che mi sono stati fatti in questi anni sullo Yoga e dintorni.

Domande anche banali, se vogliamo, ma che, alla fin fine, a tutti sono sorvolate nella mente per almeno mezzo secondo, soprattutto quando ci si affaccia o ci si interessa a qualcosa di nuovo o esotico.

Nessuna vergogna e nessun imbarazzo: l’uomo è un animale curioso di natura e la paura di chiedere è sempre stata un limite, non una sua caratteristica innata.

Un giorno, mentre ero al Frida a bere qualche birra (diciamo qualche), una ragazza con cui stavo scambiando quattro chiacchiere mi chiese:

“ Sai, mi sono iscritta a Yoga ma non ho chiesto mica come si va vestita…tu come ci vai V?”

L’argomento “come vado vestito”, soprattutto a Milano, è scottante e a momenti fondamentale. Arrivando da un paese molto caldo come l’India lo Yoga meno si pratica vestiti meglio è. La comodità è un must che nello Yoga premia come premia il fatto di vestirsi leggeri.

Al contrario di quello che comunemente si pensa, lo Y. è una disciplina che può produrre sudorazione poiché le Asana (posizioni yogiche) stimolano le ghiandole del nostro corpo tra cui quelle sudoripare. Quindi,tra gli innumerevoli effetti prodotti dalla pratica dello Yoga sulla fisiologia dell’intero sistema psico-fisico, esiste ed è auspicabile la possibilità di sudare in maniera diversa per ognuno.

Questa disciplina favorisce una forte attivazione energetica e la sudorazione è uno degli effetti più fisici e evidenti, collegata ad un processo di purificazione che iniziando dal corpo (eliminazione di tossine attraverso il sudore) arriva sempre più all’interno.

Un buon insegnante, inoltre, apprezza l’allievo con più parti del corpo visibili (gambe e spalle soprattutto) in modo tale da correggere eventuali errori durante la pratica della postura.

In tram ero con un cliente mentre andavamo in una location. Parla del più e del meno, cosa fai e cosa non fai e la domanda a brucia pelo fu:

“ Eh ma V, piedi scalzi o calzine antiscivolo quando fai Yoga?”

Sembrava un po’ una domanda alla “ma tu chi voti alle elezioni?”, mi fece sorridere un po’ fino a quando ripresi un tono semi-serio. I piedi sono scoperti nello Yoga per apprezzare il contatto della pianta del piede con la terra/pavimento (che di solito è in legno). Il contatto del piede nudo con la materia ci fa riscoprire il concetto molto importante dello stare scalzi con la pianta del piede così com’è, senza “filtri” come la gomma delle scarpe o i tacchi. E’ proprio stando semplicemente in piedi a piedi nudi che ci rendiamo conto, anche da soli, dei nostri squilibri posturali o se graviamo di più su una gamba piuttosto che su un’altra. Inoltre, se come me si soffre di crampi da piede cadaverico e freddo, ci sono dei massaggi di preparazione per riscaldare le basi (i piedi in questo caso) delle posizioni yogiche.

Ma poi, facendo scendere di un gradino (anche più di uno) il livello della mia risposta, con il calzino scivoli! E mentre esegui alcune asana rischi anche di aprirti come un compasso! (L’avevo detto che la conversazione stava andando sul pratico).

Inaugurazione di un nuovo negozio in zona Montenapoleone. Una di quelle persone con cui chiacchieravo al bancone del bar mi disse:

“ Massì, lo Yoga è stretching”

Tolgo questa convinzione appena ne sento minimamente l’odore nell’aria. Tralasciando il discorso che per formulare un giudizio su una qualsiasi questione come minimo bisognerebbe provarla vorrei porre l’attenzione su un fattore fondamentale della pratica dello Yoga.

Lo Yoga è uno strumento che agisce sia a livello mentale che fisico. Disciplina la mente e rafforza il corpo ,sia attraverso un’azione che scaturisce dai muscoli ,ma soprattutto da uno stato di maggiore consapevolezza di sè. La pratica deve avere vigore e concentrazione nello stesso tempo. L’intensità necessaria per praticare lo yoga nasce da una respirazione equilibrata e consapevole in cui non bisogna esser né troppo avari né troppo precipitosi nell’utilizzare il proprio corpo. In questo senso mi piace accostare lo Yoga alla via di mezzo del Buddhismo o al famoso detto latino in medium stat virtus.

Il Circo delle pulci, meravigliosa manifestazione multisfaccettata e coloratissima. Un venditore, sentendomi parlare di una posizione yogica mi disse:

“ Eh ma io non riuscirò mai a fare tutte le posizioni dello Yoga”

Beh, neanche io! Ovviamente noi siamo occidentali e come tali fin da bambini non c’è stata data la possibilità (se non in rarissimi casi) di sviluppare il nostro corpo in modo tale da renderlo predisposto a tutte le Asana.

A parte ciò penso che l’atteggiamento dell’esser prevenuti sia innanzitutto un auto-limite che ci poniamo prima di provare a fare delle cose. Come mi ha giusto detto la mia maestra di Yoga Manuela stasera “nello yoga nulla è impossibile ma tutto viene raggiunto con un percorso”. Magari non riusciremo per un nostro limite fisico e oggettivo a non fare determinate posizioni dello Yoga ma troveremo anche in una sola Asana il beneficio di tutte le posizioni dello Yoga. E, ricordo, lo Yoga non è solo Asana anche se, erroneamente, nel mondo occidentale, è ciò che si fa vedere maggiormente dello Yoga, in quanto siamo abituati a vedere lo strato superficiale e visivo delle cose.

“ Ma lo Yoga che cos’è?”

Qui non faccio neanche riferimento alle persone che me l’hanno chiesto e alle innumerevoli situazioni in cui mi è capitato che mi facessero questa domanda.

Solitamente la mia risposta è breve ed è una frase rubata da un grande maestro come B.K.S. Iyenegar:

“ Applicando lo Yoga al nostro corpo, il nostro primo strumento, noi impariamo a suonarlo e a trarne il massimo di risonanza e armonia

Per il resto, Yoga è ciò che noi sviluppiamo praticandolo, è superamento delle nostre paure. Se abbiamo paura di noi stessi e del nostro corpo allora ne avremo sempre anche del prossimo.

 

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