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Giovedì, 29 Ottobre 2015 17:00

Amuse Bouche: di francesini e altre malizie

Amuse Bouche è un piccolo bistrot dallo stile francese tutto da scoprire in via Savona.

L’atmosfera nostalgica francese mescolata a colori industriali e materiali decisi.Una piccola bottega dal sapore del tempo che fu, un laboratorio di idee sfiziose. Tutto questo è Amuse Bouche: di francesini e altre malizie.

Lo trovate al civico 13/a di via Savona, a Milano, a pochi passi dall’hamburgeria HamBistrot e dall’okonomiyaki street food giapponese di Maido.

Amuse Bouche in francese significa “divertimento per la bocca” e racchiude un concetto geniale nella sua semplicità ma tutt’altro che facile da realizzare: francesini da 30 grammi l’uno da mixare tra loro per solleticare il palato e riceverne una esperienza sensoriale completa. Da gustare in pochi bocconi, accompagnati da ingredienti gustosi e di alta qualità, sono irresistibili spuntini da mangiare uno dietro l’altro.

Accanto ai mini francesini trovate anche un’offerta di piccoli piatti, sempre in ottica assaggio, pensata per chi non cede alla tentazione dei carboidrati ed una golosa proposta di dolci, tutti da assaggiare.

Oltre alla qualità del pane e alla ricerca di abbinamenti raffinati e sfiziosi, il locale si distingue, appunto, per l’originalità dei nomi dei francesini, che rimandano ironicamente alla Francia, attraverso storpiature o giochi di parole in cui gli ingredienti che compongono i panini sono i protagonisti. Chapeau alla copy Morena Rossi!

Non lasciatevi sfuggire, tra gli altri, il “Decolleté”, a base di speck, primo sale, crema di pere caramellate -davvero eccezionale-. Da assaggiare pure il delizioso “Ne me quitte pas”, con crema di gorgonzola, pere caramellate, trevisana e noci, accompagnato magari dalla birra artigianale "‘Na Biretta", una birra bionda biologica, ispirata alle Lager tedesche.

Se avete voglia di fare una scorpacciata di panini -che singolarmente costano dai 3 ai 5,50 €- è stata pensata una particolare “combo-degustazione”, grazie al vassoio di condivisione da 6, 12 o 24 pezzi.

Amuse Bouche è l’ideale per una pausa veloce, un pranzetto easy, un aperitivo sfizioso e una cenetta da farsi consegnare a casa. Ha solamente un difetto: si sa, un francesino tira l’altro.

 

Amuse Bouche: di francesini e altre malizie Via Savona, 13/A Milano 20144 www.amuse-bouche-.it Fb/ Amuse Bouche Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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Pubblicato in Food
Sabato, 09 Febbraio 2013 12:28

Alida Valli: l’ultima diva

Quando si parla di dive e di divine il cliché che viene in mente è sempre lo stesso: donne bellissime e sofisticate in pellicce bianche e abiti di seta, tacchi alti e capelli vaporosi e sensuali.

La filmografia internazionale le ha presentate tutte così fino alla fine degli anni ’60, poi i costumi e la società sono mutati e le star internazionali hanno cominciato a girare film in jeans e magliette di cotone. Le divine però sono rimaste tali e il ricordo che si ha di loro non può essere scalfito dal tempo.

L’ultima diva del cinema dei “telefoni bianchi” è stata Alida Valli.

La sua è una bellezza fuori dal comune, figlia di un barone del Trentino Alto Adige, studia al Centro sperimentale di cinematografia di Roma e debutta al cinema molto giovane. Antifascista convinta, negli anni ’40 si rifiuta di trasferirsi nel Cinevillaggio di regime a Venezia e resta a Roma, protetta e nascosta da amici fidati.

Alida non è solo molto bella, è sofistica e brava. Sembra essere nata per i ruoli drammatici, per i film intensi dove interpreta solo il ruolo delle donne tormentate.

La sua intensità interpretativa e il suo aspetto fanno sì che Alida venga notata e apprezzata da tutti i maggiori registi dell’epoca, Matarazzo, Mattoli, Soldati, Gallone che la fanno recitare in un film di successo dopo l’altro. E così nasce la diva, non soltanto l’attrice, ma l’icona di un certo cinema del ‘900 che porterà Alida a Hollywood.

A Los Angeles cambia il suo nome in Valli e gira con registi come Hitchcock e Reed e con attori come Gregory Peck e Orson Welles, memorabile la sua interpretazione della bellissima moglie italiana ne Il caso Paradine. Come tutte le dive però anche la Valli è capricciosa e indipendente e quando l’aria che si respira negli Studios inizia a soffocarla torna in Italia e si impone nuovamente con pellicole come Senso di Visconti e Il grido di Antonioni.

In Italia sono tutti innamorati di lei. I registi con i quali lavora la corteggiano in maniera quasi ossessiva, fanno pazzie, come nascondersi per spiarla o accompagnarla fino al treno per scoprire se parte da sola o no. Riceve decine di lettere al giorno, non solo da uomini che dichiarano amore e passione per lei ma anche da donne che le chiedono consigli o la insultano confondendo i ruoli cinematografici da donna perduta e fatale con la sua vita reale.

In effetti, qualche scandalo da cronaca nera e qualche ombra la toccano alla fine degli anni ’50, senza comunque coinvolgerla personalmente e soprattutto senza scalfire la sua carriera cinematografica che prosegue ad altissimi livelli anche nei decenni successivi nei quali lavora con registi del calibro di Pasolini, Pontecorvo, Bertolucci e Dario Argento. E poi nessuno sa che in realtà la splendida attrice continua ad avere nel cuore solo il suo primo amore, Carlo Cugnasca, aviatore caduto il Libia e primo fidanzato di Alida.

Sempre algida, meravigliosa e aristocratica Alida Valli riceve nel 1997 il Leone d’Oro alla carriera. Una carriera lunga e piena di successi negli anni più glamour del cinema italiano.

Alida Valli è la nostra ultima diva, le altre sono solo delle brave attrici.

Pubblicato in Cultura

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