CHIAMACI +39 333 8864490

Mercoledì, 11 Marzo 2015 22:24

Auguri Sandra Milo!

Spegne 82 candeline l'attrice Sandra Milo, icona felliniana dal fisico procace, la voce squillante e un sottovalutato talento.

Siamo nel 1933, e Benito Mussolini, per fronteggiare il boom demografico di quegli anni, invita molte famiglie italiane ad andare a popolare le colonie italiane in Africa, tra queste anche i Greco, che decidono di lasciare la Sicilia per cercare fortuna in Tunisia, ed è proprio qui, più precisamente a Tunisi, che l’11 marzo del 1933 nasce Salvatrice Elena Greco, nota al grande pubblico come Sandra Milo.

La sua bellezza prorompente la emancipa fin da giovanissima: a soli 15 anni Sandra Milo sposa il marchese Cesare Rodighiero, poco dopo dà alla luce un bambino che però nasce morto, e il matrimonio dura solamente 21 giorni, successivamente annullato dalla Sacra Rota. Il suo fascino da femme fatale involontaria, la fa notare anche al mondo del cinema, quando debutta nel 1955 accanto ad Alberto Sordi in “Lo scapolo”. Nel 1956 sempre a fianco di Alberto Sordi, e questa volta anche di Vittorio De Sica, recita in “Mio figlio Nerone” di Steno, e in “Mogli e buoi” con Gino Cervi e Walter Chiari. Nel 1957 è di nuovo al fianco di Vittorio De Sica in “La donna che venne dal mare” e nel 1958 è sul set di “Totò nella luna”. Nonostante in questi primi anni di attività la giovanissima Sandra Milo abbia già avuto occasione di recitare con i più grandi attori del cinema italiano, si tratta pur sempre solo di piccoli ruoli, dovrà infatti aspettare il 1959 per la prima parte importante che arriva con “Il generale Della Rovere” di Roberto Rossellini; sul set della pellicola conosce il produttore Moris Ergas, con cui si sposerà lo stesso anno.

Ormai la sua carriera è avviata, e ottiene ruoli di rilievo in pellicole come “Asfalto che scotta” di Claude Sautet del 1960, “Gli Scontenti” (1960), “Adua e le compagne” (1960), “Fantasmi a Roma” (1961). Quando si passa da un film all’altro, i riflettori sono puntati tutti su di te ed è ancora più facile andare incontro a qualche insuccesso, come la sua interpretazione in “Vanina Vanini” di Rossellini (1961), quando la critica la soprannomina sarcasticamente ‘Canina Canini’, perché a detta dei giornalisti dell'epoca, l’attrice si limitava a guaire più che a recitare. Tante si sarebbero abbattute al posto suo, ed invece lei no, continua imperterrita per la sua strada e la sua perseveranza viene premiata. Solo due anni dopo la terribile stroncatura ottenuta, incontra Federico Fellini, che la vorrà per due dei suoi capolavori “8 ½” (1963) e “Giulietta degli Spiriti” (1965). Saranno proprio queste due pellicole a farle ottenere per ben due volte il Nastro d’Argento come Miglior Attrice Non Protagonista. Tra il 1963 ed il 1968 la ritroviamo protagonista di ben dieci film, tra cui spiccano “Frenesia dell’estate” del 1963 in cui viene diretta da Luigi Zampa, “La visita” di Antonio Pietrangeli (1963), e “L’ombrellone” di Dino Risi del 1968.

Sul finire degli anni ’60, finito il matrimonio con il produttore Mori Ergas, inizia una relazione con Ottavio De Lollis da cui avrà due figli Ciro e Azzurra. In questo periodo abbandonerà il cinema. Dopo circa vent’anni d’assenza dal mondo dello spettacolo, forse spinta dal leader socialista Bettino Craxi, Sandra Milo torna sotto le luci della ribalta, questa volta come conduttrice televisiva: nel 1985 la troviamo al timone del show pomeridiano di Rai2 “Piccoli Fans”, che andrà in onda fino al 1989, nel 1990 conduce “L’amore è una cosa meravigliosa”, sempre su Rai2. Nel 1991 lascia mamma Rai per approdare a Mediaset dove, conduce il quiz mattutino “Cari genitori” su Rete4., e sempre sulla stessa rete, nel 1992, partecipa alla telenovela argentina “La donna del mistero”. Nel 1993 abbandona nuovamente il mondo dello spettacolo, tornando sulle pagine dei giornali, non più nella sezione gossip ma in quella della cronaca, nel 1999 quelle di un’aula di tribunale, quando Milo viene condannata a tredici mesi di reclusione e a una multa di 1.300.000 lire per aver concorso ad una truffa immobiliare da tre miliardi. Lo scandalo del genere non frena la carriera di Sandrocchia (come la chiamava affettuosamente Fellini): negli anni 2000 la troviamo come presenza fissa nel programma pomeridiano “La vita in diretta”, protagonista del film di Pupi Avati “Il cuore altrove” (2005), a teatro in “8 donne ed un mistero” nel 2006, in “Happy Family” nel 2010 di Gabriele Salvatores e “W Zappatore" nel 2012 di Massimiliano Verdesca e in "Impepata di nozze - sposarsi al sud è tutta un'altra storia" di Angelo Antonucci.

 

[gallery type="rectangular" size="full" ids="39058,39048,39056,39045,39053,39054,39059,39049,39057,39050,39055,39051,39052,39046"]

Pubblicato in Cultura

Ci sono coppie artistiche che funzionano più di altre e non ci si può fare nulla. A volte sono solo amici, a volte fratelli, a volte sconosciuti che si incontrano solo per lavorare insieme e produrre grandi capolavori. Castellitto e sua moglie da qualche anno non fanno altro che mettere a segno colpi vincenti perché sembra che lei ormai scriva solo per lui che a sua volta si ricorda di essere anche un regista solo dopo che la gentile consorte abbia mandato in libreria l'ennesimo best seller letterario. Comunque vadano le cose l'interesse che lettori e spettatori riservano ogni volta ai due ha un che di sorprendente. E anche questa volta "Nessuno si salva da solo" è stato boom di lettori e ora di spettatori incuriositi e ammirati dalla solita storia strappalacrime che però quando la si legge risulta più credibile di un film tutto sommato glamour e cool con i due attori italiani del momento, o meglio con i due attori italiani più amati dai critici.

La trama della pellicola di Castellitto è banale e già vista: viaggio nel tempo per una coppia che è scoppiata e che cerca un accordo silo per il bene dei figli e finisce con il ritrovarsi.

Dalia e Gaetano sono abbastanza giovani per potersi permettere un divorzio e una nuova vita ma anche già maturi per capire che farsi una guerra incondizionata andrebbe a svantaggio dei loro bambini. Allora pensano, riflettono, fanno gli introspettivi e regalano agli spettatori l'illusione che stanno parlando anche di loro. Di una generazione che parla poco, si confronta anche meno ma che sembra esageratamente moderna e all'avanguardia per tutto il resto.

Le vite parallele del libro e del film però si fermano alla capacità del mezzo di celluloide di andare oltre le descrizioni e affidarsi al discorso dello sguardo cinematografico, quello di Bresson e Antognoni e che evidentemente Castellitto ha imparato bene e che usa con grande intelligenza.

Così se il libro della Mazzantini risulta il solito mattone melodrammatico scritto con il solito linguaggio tradizionale e molto preciso, il film di suo marito è straordinariamente bello nella fotografia, negli esterni e nella luce che emana da tutte le scene e nella posa attoriale dei due protagonisti. Il prodotto registico quindi funziona nella misura in cui Castellitto sa fare il cineasta e punta su uno Scamarcio e una Trinca più ispirati che mai. Per il resto la banalità regna sovrana.

Che la generazione di Dalia e Gaetano è una generazione di smidollati in confronto a quella dei loro nonni sopravvissuti a due guerre mondiali e pochissime risorse è un fatto risaputo e che le giovani coppie di oggi vadano in crisi con una facilità estrema è anch'esso un fatto ormai assodato.

Pertanto, se proprio vi piace il genere osate...altrimenti una pizza con gli amici è sicuramente meglio!

[gallery type="rectangular" ids="38803,38804,38805,38806,38807,38808"]

Pubblicato in Cultura
Mercoledì, 04 Marzo 2015 13:18

Religione, umano e divino allo Spazio Oberdan

Dal 7 al 19 marzo Fondazione Cineteca Italiana presenta in anteprima italiana presso lo Spazio Oberdan a Porta Venezia, "Words with Gods", film che esplora il complesso rapporto tra umano e divino, che viene indagato partendo dalle diverse religioni nel mondo. Presentato fuori concorso all'ultima Mostra del Cinema di Venezia, Words with Gods è un film a più voci ideato da Guillermo Arriaga, come prima parte di un progetto di film collettivi dedicati ai grandi problemi della società. Divisa in nove stoire, ognuna firmata da un regista diverso, il film illustra vari punti di vista sul sgificato della religione e sulle verità divine. Non vi si parla però solo delle differenti religioni, ma anche di coloro che a esse si oppongono, ovvero atei e agnostici.

 

Calendario: sabato 7 marzo ore 21.15 domenica 8 marzo ore 16.45 giovedì 12 marzo ore 17.00 venerdì 13 marzo ore 21.15 sabato 14 marzo ore 15.30 domenica 15 marzo ore 18.15 lunedì 16 marzo ore 21.00 giovedì 19 marzo ore 21.15

Biglietto d'ingresso: intero 7 euro, ridotto per possessori di cinetessera o studenti universitari 5, 50 euro, primo spettacolo pomeridiano, intero 5,5o euro, ridotto 3,50 euro cinetessera annuale 6 euro

 

Spazio Oberdan Milano

Viale Vittorio Veneto 2

info: 0287242114 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.cinetecamilano.it

 

[gallery type="rectangular" ids="38504,38503,38498,38495,38491,38494"]

 

 

 

 

 

 

.

 

Pubblicato in Cultura
Che il successo senza talento esiste non vi è ombra di dubbio. Anzi spessissimo le due cose non vanno affatto di pari passo. Che si possa essere celebri ma snobbati e incompresi come artisti può succedere altrettanto… Ma qui arrivano gli inconvenienti, perché c’è chi si rassegna, si gode soldi e successo e se ne infischia altamente del resto e chi invece lotta, si logora e si impegna affinché la propria fama non oscuri anche il vero talento che pensa assolutamente di possedere. È successo anche al primo interprete cinematografico di Superman, tale George Reeves, morto per mano di una sua ex fiamma in un albergo di Beverly Hills. George lottò quasi tutta la sua carriera per farsi assegnare altri ruoli e staccarsi dall’interpretazione del supereroe che l’aveva reso famoso ma che alla lunga diventò un vero incubo per la sua carriera di attore e non gli permise di esprimere quel talento, che era convintissimo di possedere, in altri ruoli e altre interpretazioni. Ed è esattamente ciò che succede anche al protagonista della pellicola "Birdman", interpretato da un sempre e ancora bravo ed eclettico Michael Keaton e girato e realizzato da Alejandro González Iñárritu, regista messicano troppo poco commerciale per essere celebre presso il grande pubblico. Questa volta però Iñárritu ci prova a confezionare una pellicola hollywoodiana nel senso più dispregiativo per lui, ma di grande effetto sul pubblico, ricchissima come è di effetti speciali più o meno riusciti, movimenti di macchina classici e abusati e con una recitazione che scimmiotta ripetutamente le grandi produzioni di Broadway. E ci riesce benissimo perché dà vita alla tragicommedia nera che punta il dito sulla vita dei cineasti, degli sceneggiatori e degli studios e paradossalmente convince proprio loro, i membri della Academy che scelgono così di premiare un film che parla di loro stessi, della cultura delle celebrità e che ride dei supereroi che fanno mangiare da decenni tutti loro. Tutto si snoda intorno al desiderio dell’attore Riggan Thomson, divenuto famosissimo nel ruolo appunto di Birdman, supereroe amato e seguito da milioni di spettatori. Riggan però non ci sta più ad essere considerato capace di interpretare solo questo ruolo, a essere sottovalutato e del tutto ignorato dalla critica e dal cinema colto e intellettuale, che non gli affiderebbe mai nessun’altro ruolo impegnato o che preveda una capacità di recitazione molto più alta. Così stabilisce da un giorno all'altro di impegnarsi per realizzare un’impresa quasi impossibile, ovvero scrivere l'adattamento del racconto di Raymond Carver "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore", e non solo: per dimostrare a tutto il mondo le sue doti artistiche, Riggan decreta anche di dirigerlo e metterlo in scena in uno storico teatro di Broadway. Accanto a lui in questa impresa disperata e ambiziosissima vengono coinvolti la figlia ribelle Sam, ex tossica e alcolista, la sua amante Laura, l'amico produttore Jake, un'attrice il cui sogno di bambina era calcare il palcoscenico a Broadway, e un attore di grande talento ma di pessimo carattere, che porterà sulla scena scompiglio e ripetuti cambi di programma. La pellicola è divertente quanto basta e mostra fin nei minimi dettagli quanto può essere dura e insoddisfacente anche l’esistenza delle persone famose, ancor di più se le stesse sono fagocitate dalle luci della ribalta e la ribalta porta i nomi dei grandi Studios della collina di Hollywood. Alejandro González Iñárritu, da parte sua, prova a fare un film solo all'apparenza commerciale, parodiando e mimando i veri film da botteghino, ma essendo lui assai colto non ci riesce, e imbottisce la pellicola di movimenti di macchina esagerati ed esasperati. Il risultato è ancora una meravigliosa interpretazione di Norton, capace da solo di reggere l’intero film e di dimostrare agli spettatori che lui stesso non se la caverebbe per nulla male sulle tavole di un teatro.

Antonia Del Sambro

[gallery type="rectangular" ids="37910,37911,37912,37913,37914"]
Pubblicato in Musica
Per chi non ha visto nient’altro su e di questo genere, che magari non si è preso neppure il fastidio di leggere l’intera trilogia di E. L. James, (il cui primo libro, ve lo dico chiaramente, pur nella sua estrema ridicolaggine è il migliore dei tre), per la generazione Instagram e Whatsapp, ovvero quelli che sono diventati maggiorenni l’altro ieri, "Cinquanta Sfumature Di Grigio" è sicuramente una pellicola da vedere per sentirsi abbastanza sfacciati e trasgressivi. In realtà il film è del tutto pudico, giocato su primi piani e sguardi languidi, su atmosfere ricreate alla perfezione e che emanano erotismo come fosse aria condizionata e soprattutto sui colori sapienti della fotografia. Che inducono a vedere anche quello che in realtà non c’è. Insomma, quasi un film di autore più che di genere, dove i movimenti di macchina da regista colto si sprecano manco si fosse in un film di Dreyer e dove i ripetuti dettagli degli occhi e della mani dei due protagonisti fanno pensare al cinema di avanguardia del secolo scorso. Niente scene di nudo estremo dunque. Niente organi sessuali in bella vista, né in “sfumatura”, nulla di nulla tranne la riuscitissima trasposizione della sceneggiatura di Kelly Marcel e Patrick Marber, che in questo film si supera per l’efficacia dei dialoghi e dei gesti sottili ma eloquenti, che fa dire e fare ad Anastasia e Christian. Il sadismo è solo accennato, l’erotismo latita e a vincere su tutto è la pura semplice curiosità degli spettatori accorsi in massa a vedere una pellicola da dilettanti dell’eros e anche della passione. Per chi invece ha letto "Il Diavolo In Corpo" di Radiguet e visto le trasposizioni cinematografiche di Lara e Bellocchio, si è appassionato a Marguerite Duras e il film di Annaud, ha letto i diari di Anais Nin e guardato tutti i film tratti dai romanzi di Bukowski e Miller, naturalmente la pellicola di Sam Taylor-Wood del 2015 fa abbastanza sorridere. Tanto che alla fine lo spettatore attento può cogliere anche il palpabile imbarazzo dei due attori protagonisti Dakota Johnson e Jamie Dornan e i loro sorrisetti pudichi e impacciati che sono disseminati, per assoluta scelta registica che non ha tagliato nulla, per tutta l’intera pellicola. Per cui, ancora una volta, ed è triste dirlo, quelli che avrebbero dovuto essere dei prodotti artistici come il romanzo prima e in seconda battuta la trasposizione filmica non diventano altro che fenomeni di massa voluti, cercati e confezionati da abili manager editoriali e dello spettacolo. "Cinquanta Sfumature" come una gallina dalle uova d’oro da spremere per fare tanti soli. Niente altro che fenomeno commerciale dove l’arte e la scelta di leggere esattamente quel libro anziché un altro o vedere esattamente quel film e non un altro è stata pilotata a dovere da chi fa questo per mestiere e lavoro. I poveri lettori e spettatori sono stati indotti dalla curiosità, certo, ma anche la curiosità si confeziona a dovere a un tavolo, anche essa è niente altro che un prodotto commerciale da usare con arguzia e intelligenza. Del film di Taylor-Wood rimangono le cose buone già dette sopra: bella fotografia, ottima sceneggiatura e sapiente regia. Tutte cose che con l’erotismo, il sesso e la trasgressione non hanno proprio nulla a che vedere. Purtroppo ancora una volta ci sono cascati tutti!

Antonia Del Sambro

[gallery type="rectangular" size="full" ids="37752,37753,37754,37755,37757,37756"]
Pubblicato in Cultura

Giovedì 5 marzo - ore 21.15- presso Spazio Oberdan, Fondazione Cineteca Italiana presenta IO SONO LE MONTAGNE CHE NON HO SCALATO, incontro con un’icona dell’alpinismo italiano e internazionale, Nives Meroi.

Organizzata in collaborazione con il “Centro Coscienza” (associazione presente a Milano dal 1938 che si occupa di cultura come formazione di sé) un appuntamento in compagnia di un’autentica leggenda dell’alpinismo internazionale: Nives Meroi.

Da tutti considerata la più grande scalatrice italiana e in assoluto una delle più forti al mondo di tutti i tempi, Nives Meroi ha conquistato dodici delle quattordici vette sopra gli 8.000 mt. (l’ultima, il Kangchenjunga, nel maggio 2014), ma, a differenza delle sole altre due donne ad esserci riuscite, lo ha fatto senza l’uso di bombole di ossigeno e senza l’aiuto di portatori d’alta quota, i climbing sherpa. Quelli che, per dirlo con le parole di Erri De Luca (che alla Meroi ha dedicato un bellissimo libro, Sulla traccia di Nives, Mondadori, 2005), «si sobbarcano tutto il peso sulle spalle, scavano la piazzola, montano la tenda e fanno trovare il tè caldo già pronto». Nel corso della serata, la grande scalatrice, insieme al marito Romano Benet, suo compagno fisso di cordata, racconterà la sua incredibile carriera, il suo rapporto con la montagna, la sua idea di alpinismo come “gioco” ed esplorazione di sé, mostrando foto e filmati delle sue imprese più celebri. Accompagna l’incontro la proiezione di un film di montaggio, Io sono le montagne che non ho scalato, che documenta le imprese della coppia.

MODALITÀ D’INGRESSO: Biglietto d’ingresso: intero € 10,00 Biglietto d’ingresso ridotto per possessori di Cinetessera o studenti universitari: € 8,00 Cinetessera annuale: € 6,00, valida anche per le proiezioni al MIC – Museo Interattivo del Cinema - e all’ Area Metropolis 2.0 – Paderno Dugnano.

 

INFO:

T 02.87242114 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.www.cinetecamilano.it

 

[gallery type="rectangular" ids="37655,37654"]

Pubblicato in Cultura
Giovedì, 19 Febbraio 2015 16:47

Il ricordo di Salvo Randone allo Spazio Oberdan

Dal 19 febbraio all’1 marzo 2015 presso Spazio Oberdan Milano "Salvo Randone. Un grande attore", un omaggio in sette film per ricordare il grande attore siciliano. Salvo Randone è stato uno dei più grandi attori teatrali, cinematografici e televisivi italiani. Abile nel rendere le sfaccettature psicologiche e il tormento dei suoi personaggi, celebre per il suo carattere schivo e riservato, Randone apprese il suo mestiere alla scuola di grandi maestri quali Ermete Zacconi e Ruggero Ruggeri. Memorabili furono le sue interpretazioni teatrali, come per esempio quella della Dodicesima notte diretta da Orazio Costa, e quella di Come le foglie di Giacosa per la regia di Luchino Visconti. Il suo primo approccio con il cinema avvenne negli anni ’40, ma fu solo all’inizio degli anni Sessanta che il suo rapporto con la settima arte si intensificò. Da allora Randone lavorò con alcuni dei maggiori registi italiani, da Petri a Rosi, da Zurlini a Fellini, talvolta in ruoli da protagonista, più spesso in ruoli di secondo piano, ma sempre mostrando grande abilità nel dar vita ed espressività a personaggi indimenticabili.

 

CALENDARIO

Giovedì 19 febbraio (h 21.15) / Giovedì 26 febbraio (h 17)

L’assassino

R.. Elio Petri. Sc.: E. Petri, Tonino Guerra, Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa. Int.: Marcello Mastroianni, Micheline Presle, Salvo Randone, Andrea Checchi, Cristina Gaioni, Paolo Panelli, Toni Ucci. Italia/Fr., 1961, b/n., 105’.

Copia restaurata in collaborazione da Cineteca del Comune di Bologna, Museo Nazionale del Cinema di Torino e Titanus (lavorazioni eseguite presso il laboratorio L’Immagine ritrovata di Bologna).

 

Giovedì 19 febbraio (h 21.15) / Domenica 1 marzo (h 16.30)

Le mani sulla città

R.: Francesco Rosi. Sc.: F. Rosi, Raffaele La Capria, Enzo Provenzale, Enzo Forcella. Int.: Rod Steiger, Salvo Randone, Guido Alberti, Marcello Cannavale, Angelo D’Alessandro, Alberto Canocchia. Italia, 1963, b/n, 105’.

 

Venerdì 20 febbraio h 16.30 / Giovedì 26 febbraio h 21.15

Il processo di Verona

R.: Carlo Lizzani. Sc.: Ugo Pirro. Int.: Salvo Randone, Silvana Mangano, Frank Wolff, Vivi Gioi, Françoise Prevost. Italia/Fr., 1962, b/n, 115’.

 

Sabato 21 febbraio h 14.45 / Martedì 24 febbraio h 19

I giorni contati

R.: Elio Petri. Sc.: E. Petri, Tonino Guerra, Carlo Romano. Int.: Salvo Randone, Regina Bianchi, Franco Sportelli, Paolo Ferrari, Vittorio Caprioli, Lando Buzzanca. Italia, 1962, b/n, 98’.

Copia restaurata dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e dalla Cineteca del Comune di Bologna, in collaborazione con Titanus.

 

Domenica 22 febbraio h 18.45 / Domenica 1 marzo h 21

La prima notte di quiete

R.: Valerio Zurlini. Sc.: V. Zurlini, Enrico Medioli. Int.: Alain Delon, Sonia Petrova, Lea Massari, Giancarlo Giannini, Salvo Randone, Alida Valli, Renato Salvatori. Italia/Fr., 1972, col., 132’.

 

Lunedì 23 febbraio h 19.15 / Mercoledì 25 febbraio h 17

A ciascuno il suo

R.: Elio Petri. Sc.: Elio Petri, Ugo Pirro, dall’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia. Int.: Gian Maria Volonté, Irene Papas, Gabriele Ferzetti, Mario Scaccia, Salvo Randone. Italia, 1967, col., 93’.

 

INFO:

T 02.87242114 / Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. / www.cinetecamilano.it

MODALITÀ D’INGRESSO:

Biglietto d’ingresso: intero € 7,00

Biglietto d’ingresso ridotto per possessori di Cinetessera o studenti universitari: € 5,50

Proiezione pomeridiana feriale: intero € 5,50, ridotto € 3,50.

Cinetessera annuale: € 6,00, valida anche per le proiezioni al MIC – Museo Interattivo del Cinema - e all’ Area Metropolis 2.0 – Paderno Dugnano.

 

[gallery type="rectangular" ids="37626,37625,37614,37619,37611"]

Pubblicato in Cultura

Venerdì 6 e sabato 7 marzo 2015 presso il MIC - Museo Interattivo del Cinema, Fondazione Cineteca Italiana presenta ANITA EKBERG E VIRNA LISA: RICORDO DI DUE DIVE INTERNAZIONALI, un omaggio in quattro film che intende ricordare due grandissime attrici da poco scomparse.

Fondazione Cineteca Italiana rende omaggio alle due dive con quattro film significativi. Il 6 marzo si inizia alle 15.00 con la commedia Come uccidere vostra moglie, film che ha segnato il brevissimo periodo a Hollywood di Virna Lisi, che compare a fianco di una leggenda come Jack Lemmon. A seguire verrà proiettato Le tentazioni del dottor Antonio, episodio del film collettivo Boccaccio ’70 diretto da Federico Fellini, nel quale Anita Ekberg appare al protagonista, interpretato da Peppino De Filippo, in veste di allucinazione erotica. Chiude la giornata Il più bel giorno della mia vita di Cristina Comencini, che vede Virna Lisi interprete superba di un’anziana donna legata alla villa nella quale ha trascorso tutta la sua vita. La rassegna si chiude sabato 7 marzo con la proiezione de La dolce vita, immortale capolavoro di Federico Fellini, del quale la Ekberg è interprete, insieme a Marcello Mastroianni, del più celebre bagno nella fontana della storia del cinema.

CALENDARIO

Venerdì 6 marzo h 15.00 Come uccidere vostra moglie (Richard Quine, Usa, 1964, 118’ con Virna Lisi e Jack Lemmon)

h 17.15 Boccaccio ’70 - Le tentazioni del dottor Antonio (Federico Fellini, Italia, 1962, 60’)

h 18.30 Il più bel giorno della mia vita (Cristina Comencini, Italia, 2002, 102’)

Sabato 7 marzo h 16.00 La dolce vita (Federico Fellini, Italia, 1960, 163’)

MODALITÀ D’INGRESSO ALLE PROIEZIONI Biglietto d’ingresso intero: € 5,50 Biglietto d’ingresso ridotto: € 4,00 Biglietto d’ingresso adulto + bambino: € 6,00

INFO

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.www.cinetecamilano.it T 02 87242114

 

[gallery type="rectangular" ids="37637,37639,37638"]

Pubblicato in Stile
Mercoledì, 18 Febbraio 2015 19:19

Potere e democrazia in "The president"

In proiezione fino al 28 febbraio 2015 presso Spazio Oberdan, THE PRESIDENT – ANTEPRIMA, capolavoro iraniano diretto da Mohsen Makhmalbaf e presentato in concorso alla 71esima Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia (2014) nella sezione “Orizzonti”. The President, raccontando il rapporto fra un vecchio e un bambino diventa un emozionante e lucido apologo sul potere e sulla capacità di sottrarsi alle sue perversioni. Makhmalbaf riesce a leggere il presente non dimenticando il proprio vissuto di perseguitato dal regime, e mette in luce l'elemento comune tra i vari conflitti: ci ricorda cioè come la democrazia non possa poggiare le proprie fondamenta sulla vendetta. Sottolinea inoltre come sia necessario andare oltre, porsi domande apparentemente semplici ma in realtà profonde, come possono essere quelle di un bambino che non si accontenta di slogan preconfezionati e a cui, per quanto gli si coprano occhi e orecchie, non si può impedire di sentire. Mohsen Makhmalbaf è stato l’autore che insieme ad Abbas Kiarostami ha fatto grande il cinema iraniano degli anni ’80-’90 grazie a opere in cui la maestria estetica si univa a un sincero e coraggioso impegno civile pronto a sfidare il potere

CALENDARIO

Sabato 21 febbraio (h 17)/ Domenica 22 febbraio (h 21.15)/ Lunedì 23 febbraio (h 17)/ Mercoledì 25 febbraio (h 21.15)/ Venerdì 27 febbraio (h 18.30)/ Sabato 28 febbraio (h 18.45)

The President - Anteprima

R.: Moshen Makhmalbaf. Sc.: M. Makhmalbaf, Marziyeh Meshkini. Int.: Misha Gomiashvili, Dachi Orvelashvili, Guja Burduli, Iamze Sukhitashvili, Zura Begalishvili. Georgia/Fr./UK/Germ., 2014, 115’, v.o. sott. it.

Il dittatore di un immaginario paese caucasico si vede obbligato a scappare in seguito a un colpo di stato. Intraprende così un viaggio alla scoperta del proprio Paese, accompagnato dal nipote di cinque anni. Viaggiando attraverso le terre che il Presidente - ora travestito da musicista di strada per non farsi riconoscere - governava, l'ex dittatore inizia a vedere il proprio popolo sotto una prospettiva completamente nuova. Film in concorso alla 71. Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia (2014) nella sezione “Orizzonti”.

INFO:

T 02.87242114 / Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. / www.cinetecamilano.it

MODALITÀ D’INGRESSO:

Biglietto d’ingresso: intero € 7,00 Biglietto d’ingresso ridotto per possessori di Cinetessera o studenti universitari: € 5,50 Proiezione pomeridiana feriale: intero € 5,50, ridotto € 3,50. Cinetessera annuale: € 6,00, valida anche per le proiezioni al MIC – Museo Interattivo del Cinema - e all’ Area Metropolis 2.0 – Paderno Dugnano. 

 

[gallery type="rectangular" ids="37526,37524,37523,37522,37521"]

Pubblicato in Cultura

Saverio Costanzo torna sul grande schermo per proporre ancora una volta una pellicola drammatica che spinge lo spettatore a una lunga e profonda riflessione sul mondo consumistico di oggi, sulla necessità di imporre la propria volontà sugli altri e sul sempre più complicato ruolo dei genitori, figli a loro volta di un’epoca malata e perversa, psicotica ed egoista.

È quando succede in Hungry Hearts, dove l’unica vera vittima della nostra società sembra essere il bambino di Mina, protagonista della pellicola e madre ossessiva e ossessionata che da ragazza innamorata e piena di vita e di energia si trasforma in un genitore possessivo e incosciente tanto da mettere in serio pericolo proprio la vita del suo bambino.

Mina e Jude all’inizio sembrano una normale coppia di giovani innamorati che arrivano a coronare il loro sogno di famiglia con la nascita del loro primo figlio, ma Mina è in realtà una ragazza fragile e sola, da tempo orfana di madre e con un padre mai stato presente. E così quando sta per nascere il bambino la giovane donna si rivolge a una maga che le profetizza cose straordinarie sulla creatura che sta per nascere. Il fatto, insieme alla sua fragilità mentale ed emotiva, porta Mina a creare intorno a suo figlio una gabbia dorata, una prigione fisica e mentale dove il bambino si spegne ogni giorno un po’ di più, stretto da un isolamento malato e dalla somministrazione di cibi che pur se naturali ne impediscono la crescita e lo rendono debole e dalla salute delicata.

Jude allora decide di intervenire non solo per salvare il proprio bambino ma per porre fine a questo legame esclusivo, morboso e malato che la propria compagna ha instaurato con la loro creatura.

Ed è qui che il dramma del film si palesa in ogni sua forma.

Le vittime sono molte di più. Oltre al piccolo della coppia ci sono i suoi stessi genitori, le persone che ruotano attorno a loro e soprattutto l' società intera che risulta manifestamente vittima di se stessa, delle proprie psicosi moderne e collettive e della più infelice delle passioni, quella del possesso che dalle cose passa alle persone, con conseguenze drammatiche e fatali.

La bravura di Costanzo in questa ultima pellicola è quella di essere solo l’occhio della macchina da presa che racconta una storia e si sofferma sulle emozioni individuali e sui drammi collettivi; non c’è morale, né condanna, né la volontà di ergersi a giudice e inquisitore.

Il problema della scelte alimentari e della nuove tendenze nutritive è solo accennato e preso a pretesto per descrivere e puntare il dito su una malattia molto più pericolosa e crudele: quella di dimenticarsi in questa società che non siamo padroni se non di noi stessi e della nostra vita.

Le vite degli altri sono sacre e anche se non possono piacerci comunque non ci appartengono.

Capire questo è superare il dramma.

 

[gallery type="rectangular" ids="37311,37310,37309,37308"]

Pubblicato in Cultura
Pagina 5 di 21

coupon-code-amazon-deal-codici-sconto-amazon

immobili sanremo

Instagram

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

 

 

Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.