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Venerdì, 26 Febbraio 2016 13:54

Arriva la quarta stagione di Como Classica

La musica classica torna a Como dal 28 febbraio al 29 maggio, con otto appuntamenti imperdibili

Sono molti gli interpreti acclamati in tutta Europa che parteciperanno quest’anno all’evento, tra i quali Bruno Canino, Roberto Prosseda, Giulio Tampalini, Roberto Plano e la Milano Chamber Orchestra. Fra le tante novità di questa edizione, verranno proposti due eventi di incontro tra musica e letteratura, con la presentazione da parte di due grandi musicisti, di un libro che li rappresenta e che narra la loro storia.

Il concerto di inaugurazione si terrà il 28 febbraio alle 17.30 presso il Salone Musa dell’Istituto Carducci e vedrà protagonisti il celeberrimo pianista Bruno Canino, musicista che ha fatto la storia della musica da Camera in tutto il Mondo, e Davide Alogna, violinista e direttore artistico della stagione. La peculiarità di questo duo sta nella perfetta unione tra la grande esperienza del Maestro Canino e la freschezza di idee ed intenti del violinista Davide Alogna che nonostante la sua giovane età è già un musicista affermato non solo in Europa, ma anche a livello internazionale.

Bruno Canino Bruno Canino

Davide Alogna Davide Alogna

Il 5 marzo alle 21 si terrà il secondo appuntamento presso il Teatro Sociale: un concerto di gala con la Milano Chamber Orchestra diretta dal Maestro Hakan Sensoy che eseguirà le celebri Quattro Stagioni di Vivaldi, accompagnando diversi solisti.

Altre date assolutamente da non perdere sono le seguenti, relative alla presentazione dei due libri.

Il 17 marzo alle 18, presso la sede di Espansione tv di via Sant'Abbondio 4, Giulio Tampalini presenterà “Finalmente ho perso tutto”, libro che traccia con leggerezza il suo percorso professionale e di vita, da quando la chitarra era un solo un sogno e lui era una promessa del calcio giovanile italiano, conteso da Brescia e Cremonese, con un futuro che sembrava già scritto.

Giulio Tampalini Giulio Tampalini

Il 17 aprile alle 18, presso la Sala Bianca del Teatro Sociale, verrà invece presentato un libro dedicato all’Associazione Donatori di Musica, rete di volontari, medici, musicisti e pazienti che dal 2009 porta la grande musica nei reparti di Oncologia di tantissimi ospedali italiani. Il libro racconta come l’esperienza emotiva ed umana dell’ascolto della musica dal vivo è un diritto di tutti, in particolare di chi si trova ad affrontare situazioni critiche.

INFO

Anche quest’anno l’ingresso ai concerti sarà gratuito ma riservato ai soci che sottoscriveranno la tessera annuale al costo di 20 euro. Per ulteriori informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Alberto Beloli

Pubblicato in Musica

Tutto ciò che siamo e ci sentiamo dentro ha un riscontro all’esterno, a livello di immagine e di postura: fisico e psichico sono sempre strettamente connessi. Questa è Loretta Fiore classe 1974, laureata in scienze economiche e bancarie, che a partire dal suo incontro con la fotografia digitale comincia ad autoritrarsi e attraverso gli autoritratti si ripara, si cura.

Fotografia e terapia, che rapporto hanno nel tuo percorso creativo? Spesso sono la stessa cosa. La fotografia allevia sempre ogni mio stato d’ansia, in tanti casi ha curato; per la Woodman, ad esempio, credo non sia stato così, ho la sensazione che lei abbia sempre lavorato sulla sua morte.

Cosa racchiude un autoritratto? Un autoritratto può essere tante cose: dalla pura rappresentazione all’interpretazione di sé. L’intenzione è quasi sempre buona, anche se devo ammettere che, a volte, mi sono messa davanti alla mia Nikon solo per avere la conferma della mia esistenza.

Che rapporto hai con il tuo corpo e con l'ambiente che ti circonda? Non so rispondere con le parole, la risposta a questa domanda è nei miei autoritratti. Direi conflittuale, se non fosse così banale.

La componente grafica e le texture, spesso presenti nei tuoi scatti, come nascono e quando entrano a far parte del tuo pensiero? Le varie componenti grafiche e le textures sono state fondamentali, specie all’inizio, per definire il mio mondo. Volevo far capire al primo sguardo che eravamo in una dimensione solo parzialmente reale e mi sono accorta che quello era un metodo molto efficace per farlo.

Con l'avvento degli smartphone, l'autoritratto ha ancora il suo significato, o ha lasciato spazio al puro esibizionismo? Per quanto riguarda me, per ora l’autoritratto è messo un po’ da parte, al di là dell’arrivo degli smartphone e di instagram etc etc. Ora come ora la sfida sta nella intenzionalità dello scatto e nella progettualità che ne deriva. Non ho più bisogno del mio corpo davanti alla macchina fotografica per esprimermi, riesco a vedere me stessa in una delle mie tante dimensioni, anche se mi affaccio alla finestra di casa mia, o nella metropolitana, o davanti un caffè, a quel punto basta scattare.

tumblr

cargocollective.com

 

Pubblicato in Cultura
Giovedì, 13 Dicembre 2012 19:58

Francesca Woodman, un profilo in bianco e nero

Francesca Woodman

(Denver 1958 - New York 1981)

"It's a matter of convenience, I'm always available", questo diceva Francesca Woodman a chi le chiedeva perché fosse sempre lei il soggetto dei suoi scatti. In questa semplice quanto potente frase, si racchiudono i nove anni di un'artista che ancora oggi viene analizzata, sezionata e studiata; un'artista che più di altri ha portato all'estremo il rapporto tra modella, artista e contesto, arrivando a scomparire al suo interno.

A tredici anni il suo primo scatto racchiude già il suo manifesto, il suo essere e la sua ricerca. Del suo lavoro e della figura si "approprieranno" in tanti, dalle femministe ai critici, tutti pronti a dare la loro personale rivisitazione del fenomeno Woodman.

La lucidità con la quale l'artista ritrae se stessa e il modo in cui assorbe il contesto e gli oggetti che la circondano ci regala un vero e proprio viaggio all'interno dell'esistenza umana, che va a toccare gioia e dolore, solitudine e compagnia, ironia e serietà, vita e morte.

A New York, nel gennaio del 1981, pochi giorni dopo l’uscita del suo unico libro d’artista "Some Disordered Interior Geometries", Francesca Woodman si lancia dal tetto del palazzo in cui abita, liberando per sempre l'artista, la modella e il contesto.

Le sue fotografie sono state esposte in numerose mostre e fanno parte di molte collezioni museali, ispirando ancora oggi chi le incontra.

Vi consigliamo il libro di Isabella Pedicini, “FRANCESCA WOODMAN The Roman years: between flesh and film”, 2012 Contrastobook, €19.90 e il film “The Woodmans” sulla storia della famiglia del 2010.

 

Pubblicato in Cultura

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