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Ultimi due episodi della prima serie di The Following, il prodotto televisivo americano più originale degli ultimi anni.

Il successo poggia su vari fattori che vanno dalla credibilità e bravura dei protagonisti, Bacon e Purefoy, alla singolarità del soggetto, alla costruzione delle puntate che rendono la serie un poliziesco senza esserlo realmente.

 

Gli ultimi due episodi hanno basato quasi tutto sulla resa dei conti tra il serial killer Carroll e l’agente dell’FBI Hardy. Uno speculare all’altro, entrambi innamorati della stessa donna, tutti e due alla fine dei perdenti.

Gli spettatori così apprendono che l’antagonismo tra i due protagonisti della serie è stato creato ad arte dagli sceneggiatori, è finalizzato solo allo spiegamento degli eventi, all’azione cinematografica.

Carroll e Hardy in realtà non possono essere nemici veramente, né combattersi fino in fondo perché sono troppo simili e perché le loro vite, che si chiamano destini, hanno già scelto per loro nel momento stesso in cui si incontrano.

E così il serial killer si sgola con minacce e violenze per far confessare a Hardy e alla sua ex moglie Claire quando è stato il momento in cui i due si sono innamorati, e lo hanno colpito alle spalle; quando la bella moglie ha scoperto che lui era il serial killer più violento e ricercato d’America.

Claire ovviamente non lo sa. Come non sa perché e come si è innamorata dell’agente speciale Ryan Hardy. È così che doveva andare, punto.

 

Torna prepotente, allora, il vero senso e significato della serie: le miserie dell’uomo.

La volontà di emergere e sovrastare sugli altri. La ricerca vana e insulsa della felicità e dell’amore.

Senza questi sentimenti ancestrali e primordiali i follower di Carroll non potrebbero esistere.

Dare un senso all’esistenza umana diventa il “progetto” primario dei following, l’amore è morte, la morte è vita, la vita va sacrificata per il bene comune e per la rinascita.

E se questo significa far parte del libro capolavoro di Joe Carroll va bene lo stesso.

I seguaci della setta vogliono avere uno scopo ultimo. Partecipando alla stesura del libro e conquistando il mondo con il loro personale sacrificio. In mezzo a tutto questo c’è la morte di innocenti, la strage di intere comunità, la propria redenzione attraverso lo spargimento di sangue di altri, le violenze e gli omicidi a catena.

 

Un'insensata e inutile scia di morte che alla fine fa rinsavire anche il più vicino dei seguaci di Carroll. Jacob, socio della più temibile e sanguinaria dei follower, Emma.

Il ragazzo non vuole morire, non vuole sacrificarsi per contribuire alla stesura del libro di Carroll e dopo tante morti e sacrifici umani vuole lasciare la setta e vivere la sua vita da uomo libero anche se comunque da assassino. Emma così uccide anche lui. Nessuno può lasciare la setta e naturalmente nessuno può lasciare Carroll e la stesura del suo capolavoro.

Tutto inutile, perché Carroll muore. O almeno così viene detto agli spettatori. E ovviamente a ucciderlo è Ryan Hardy che salva anche Claire nell’inutile e vana speranza di poter vivere finalmente una normale vita insieme. Carroll però non è mai stato l’unico né il solo nemico.

La setta è fatta da follower, da seguaci, da tante altre mani pronte ad agire e uccidere.

Il nemico è alla porta accanto, si nasconde nella vicina di casa di Ryan, la premurosa amica di letto dell’agente dell’FBI, reclutata da Joe anni prima e pronta a “completare” il libro per lui.

Claire soccombe sotto gli occhi atterriti di Ryan che colpito a morte può fare poco.

L’ultimo fotogramma della prima serie ci consegna la vittoria di Joe Carroll.

Ma è solo finzione.

 

Cosa succede alla setta di Carroll?

 

I follower, che sembravano una falange compatta e coesa, cominciano a dare segni di cedimento, malumore, quasi ribellione.

Rodrerick, braccio destro e operativo del leader lo tradisce e arriva addirittura a rapirne il figlio, fa accordi con l’FBI e si fa portavoce del dissenso crescente tra le fila dei seguaci.

I follower avevano infatti sperato in una conquista del mondo imminente o almeno repentina una volta che il loro “sacerdote” fosse arrivato tra loro e nella casa sicura, sede della setta.

 

Invece Joe Carroll sembra non pensarci proprio. Nessuna azione di conquista, nessun omicidio di massa, nessun virus letale per la popolazione, neppure un piccolo virus nei computer di ogni cittadino americano. Praticamente nulla. Eppure la sua liberazione dal regime di stretta detenzione da parte dell’FBI era stata una operazione complessa e con molto spargimento di sangue.

Carroll al contrario che fa? Scrive! Si occupa a tempo pieno del romanzo della sua vita dove amore e morte, edificazione e distruzione vanno di pari passo e per realizzarlo appieno e compiutamente ha bisogno di Ryan Hardy, il suo alter ego in questa vita, il suo nemico più acerrimo e la sua unica vera fonte di ispirazione. Il romanzo della vita di Carroll non può e non deve prescindere da quello di Hardy. I due lotteranno uno contro l’altro e vivranno insieme. O insieme soccomberanno.

 

Gli ultimi due episodi di The Following però vedono Joe Carroll perdere colpi.

Ryan è più scaltro, più agguerrito e forse anche più fortunato. Fa proclami in televisione, stringe patti con i follower che pensano di tradire il loro leader, mette a segno colpi eccellenti, come la liberazione e la messa in sicurezza del figlio di Carroll che è anche figlio di Claire, l’unica donna che Hardy ama. Il capo della setta a sua volta deve invece fare i conti con defezioni e malcontenti.

Rodrerick fugge e fa patti con Ryan, Emma scontenta del suo rapporto non più esclusivo con il leader pensa di stringere un patto con Jacob che a sua volta si sente minacciato da Carroll per aver fallito la liberazione di suo figlio e il clima all’interno della casa sicura è di incertezza e timore per il futuro prossimo. La polizia e l’FBI stanno per arrivare al cuore della setta e alla residenza rifugio di tutti loro. Carroll impone a tutti di mantenere la calma. Ma è solo una tregua momentanea.

I follower non sono più una falange coesa. La setta come gruppo inizia a scricchiolare.

 

La minaccia più dura e reale per Carroll arriva però da Claire. L’ex moglie, tenuta in ostaggio con il figlio, lo avvicina con un inganno e lo pugnala con decisione, ma non mortalmente.

Carroll riesce a fermarla e pur gravemente ferito chiama soccorso: Claire ha purtroppo fallito.

Il serial killer è furioso. Il senso di tradimento e sconfitta lo assale con tutta la forza.

Il suo progetto grandioso e universale gli si sta frantumando sotto gli occhi; le misure da prendere dovranno perciò essere proporzionate e persuasive.

Joe Carroll chiama Ryan Hardy e gli dice che la donna che entrambi amano presto morirà.

La maledizione che grava sull’esistenza dei congiunti dell’agente dell’FBI si verificherà nuovamente. Sarà come se Claire la uccidesse direttamente Hardy.

Solo una brutta minaccia o una ennesima azione distruttiva di Carroll e la sua assurda setta?

 

Gli ultimi due episodi di The Following si sono basati essenzialmente sulla relazione “a tre” dei protagonisti della serie. È vero che il rapporto tra Carroll, sua moglie e l’agente Ryan è sempre stato presente e forte ma nei primi episodi lo spettatore è stato chiamato a concentrarsi soprattutto sulla setta, sui seguaci del serial killer e sullo scopo perseguito da tutti loro.

 

Ora, i rapporti interpersonali acquistano un significato altro e diventano quasi la chiave per decifrare le intenzioni del killer e le motivazioni di ogni componente del gruppo, ma anche per spiegare e giustificare l’antagonismo corrente e sempre vivo tra i due protagonisti maschili della serie.

 

Ovviamente Carroll e Hardy sono “nemici” per definizione di ruoli e per essere schierati ognuno dalla parte contrapposta del bene e del male, ma non basta. I due sono antagonisti e contrapposti anche per la ragione più preistorica e ancestrale dell’umanità: una donna.

Nello specifico Claire, ex moglie di Carroll e amante di Hardy. La contesa per l’amore e il “possesso” della donna spingono il killer a modificare e aggiornare continuamente le sue azioni criminose e a trasformare e adattare i suoi piani, coinvolgendo naturalmente anche i seguaci della sua setta.

 

Negli ultimi episodi, così, le uccisioni e i crimini si sono concentrati sulla figura di Claire, sul come sottrarla dal controllo dell’FBI, riportarla a suo figlio, nella casa rifugio della setta, ma essenzialmente su come ricondurla al suo ex marito. Azione e operazione che hanno visto ancora una volta follower e agenti scontrarsi e ferirsi a morte.

 

Il salto narrativo operato nella struttura della serie televisiva, che passa dalla visione di sole scene di azione a quello dei rapporti personali, non si limita, però, solo al rapporto a tre dei protagonisti, ma inizia a coinvolgere seguaci e personaggi minori della storia. Emma e Jacob ad esempio. Amici, amanti e poi nemici ora grazie all’intervento di Carroll sono diventati antagonisti anche loro all’interno della stessa setta.

 

Chi è il più bravo a uccidere? Chi si conquisterà le attenzioni del leader? Chi sopravvivrà alla competizione interna che sembra lambire più membri della setta? I prossimi episodi saranno chiarificatori di queste tematiche psicologiche e umane della serie televisiva che non mancherà comunque di presentare scene di azione e attuazione di piani criminali.

Intanto, però, fa riflettere che lo stesso Carroll ha bisogno di alzare la voce e di imporsi proprio con il suo braccio destro più importante, Rodrerick.

Serpeggia un certo scontento tra i follower e la causa è proprio il cambio repentino di livelli tra azione e rapporti umani. Le priorità del leader sembrano essere cambiate e a risentirne è l’intera setta dove i seguaci si ritrovano a essere relegati a semplici mercenari. Rodrerick lo fa presente espressamente a Carroll: i seguaci aspettavano con trepidazione l’arrivo del leader nella casa rifugio perché convinti che la conquista del Mondo da parte loro sarebbe stata imminente e ricca di azione.

Invece no. Il serial killer ora uccide e dissemina terrore solo per uno scopo strettamente personale.

I follower lo seguono ancora ma quanto durerà tutto questo?

 

 

Joe Carroll è evaso. L'ultimo episodio di The Following è stato una sorta di conferma per tutti gli appassionati e i curiosi della serie. Che il serial killer si stesse preparando a raggiungere i suoi adepti lo si intuiva dalla serenità e dalla lucidità di quest'ultimo (sempre preciso e infallibile nel dare ordini) ma soprattutto dalla “morsa” con cui i follow stavano stringendo le forze di polizia, sventando e vanificando tutte le loro azioni e tutti i loro interventi. Se nei precedenti episodi, infatti, la determinazione degli agenti del FBI e in particolare di Ryan Hardy facevano sperare a una studiata strategia per individuare e portare allo scoperto i seguaci di Carroll, nell'ultima puntata lo spettatore comprende che in realtà il lavoro della polizia è solo quello di tamponare o circoscrivere il più possibile i danni reali e collaterali della setta. Ryan Hardy lo dice chiaramente: “non sappiamo chi sono né che faccia hanno”. Soprattutto non esiste il seguace tipo di Carroll. I follow possono essere chiunque. Come già anticipato su queste pagine, il serial killer protagonista della serie non esclude l'aiuto di nessuno, non si chiede chi può fare al suo scopo. I seguaci servono per far crescere e progredire il “movimento” e vanno benissimo; ma se Carroll ha bisogno di qualsiasi altra persona per portare a termine i propri piani...allora se la prende e basta. Ovviamente con la forza o con il ricatto. Ci ha fatto le spese la giovane avvocatessa, diventata suo malgrado portavoce del serial killer e poi uccisa dallo stesso durante la fuga, ma ci ha rimesso anche il capo della sezione del FBI con cui sta collaborando Hardy. Carroll gli fa sequestrare la figlia, studentessa al college, e lui cede e organizza la fuga del killer appoggiando la richiesta di trasferimento dei suoi legali. L'evasione di Carroll è ovviamente l'evento che tutti gli adepti della sua setta attendono con trepidazione. La macchina dell'organizzazione si mette in moto in maniera programmatica ed efficace e i follow non esitano ( anche questa volta) a uccidere, ferire, sopprimere chiunque si metta sulla loro strada. Ryan Hardy e compagni sembrano arrancare. Carroll è più preciso, organizzato, furbo e carismatico di loro. E' sempre un passo avanti. E quando arriva la polizia la tragedia annunciata è già stata consumata. Lo spettatore sente e soffre la frustrazione degli agenti del FBI, guarda con i suoi occhi le uccisioni e le violenze che si sarebbero potute evitare. A volte anche per pochi secondi. Invece i follow di Carroll sono tanto spietati quanto avanti a tutti gli altri. Precisi come soldati o killer professionisti ognuno svolge alla perfezione il suo compito e spesso gli uni non sanno degli altri. E così il leader aiutato per amore e per forza, evaso con grande stile e classe, giunge alla sede ufficiale della sua setta. Il suo arrivo è quello di un vero messia. A uno a uno gli abitanti della grande villa nascosta escono per accoglierlo ma anche per vederlo per la prima volta di persona. Neppure Carroll conosce tutti i suoi seguaci. Solo Emma, la sua follow più fidata ed esperta riceve il suo abbraccio. Con il leader fuori la setta non può che espandersi e diventare ancora più pericolosa. I prossimi episodi saranno i più importanti per gli spettatori di The Following e praticamente gli ultimi previsti dalla prima serie, che finirà tra qualche settimana.

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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