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Lo scorso 7 febbraio, presso il ristorante Alice di Eataly Smeraldo a Milano, si è tenuto il Simposio Internazionale sulla carne più pregiata del mondo, la giapponese Wagyu. Un’occasione unica per conoscerla e apprezzarla.

Pubblicato in Food
Martedì, 16 Luglio 2013 14:10

Max Romeo al Carroponte giovedi 18 luglio!

Nerospinto vi segnala il concerto di Max Romeo il 18 luglio al Carroponte dalle ore 21.30.

Il famoso cantante reggae giamaicano, all’anagrafe Maxwell Livingston Smith esordì nell’epoca early reggae dove i testi molto suggestivi provocarono gran clamore, ottenendo una forte presa sulla scena musicale. Il successo di Romeo come solista venne preceduto da alcune hit pubblicate assieme al trio The Emotions.

Nel 1965  si unì a Kenneth Knight e Lloyd Shakespeare nei The Emotions, ma allo stesso tempo lavorò anche come promotore di dischi per l'etichetta Caltone di Ken Lack. Il gruppo partecipò a diverse audizioni per molti produttori venendo sempre rifiutati, ma Lack gli offrì un'audizione dopo aver sentito Smith canticchiare un giorno a lavoro. Nel 1966 , il gruppo ottenne il suo primo successo in classifica, prodotto da Lack, con "(Buy You) A Rainbow". Il gruppo continuò a pubblicare varie hit e nel 1968 il cantante, che sarebbe stato da lì in avanti conosciuto come Max Romeo, si sentì abbastanza sicuro da dare inizio ad una carriera da solista.

A tutti gli amanti del genere, si raccomanda di non mancare!

 

 

Per info:

costo ingresso: 10€

 

Carroponte

Via Granelli,1

20099 Sesto San Giovanni (MI)

via Granelli 1 INFO LINE +39 392 32 44 674

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Pubblicato in Musica
Giovedì, 30 Maggio 2013 16:11

APPassionati di “The Doors”?

Nei primi giorni di maggio si è parlato moltissimo di “The Doors” fondamentalmente per due motivi: il primo, purtroppo, per la morte del leader fondatore e tastierista della band Ray Manzarek, il secondo per l’uscita di una pioneristica applicazione per Ipad che racconta il viaggio nel rock di Jim Morrison & Co. Una vera innovazione non solo in campo tecnologico, ma anche in campo di fruizione dei contenuti digitali: tutta la storia della band è racchiusa in un’app! Video inediti, fotografie, canzoni, confessioni, scavano nel più profondo intimo dei musicisti per regalare agli utenti in un solo unico pacchetto l’esperienza “The Doors”.

 

L’idea è stata  progettata e finanziata da Jac Holzman, fondatore dell’Elektra Records la prima casa discografica che offrì nel 1966 un contratto ai Doors, e da Robin Hurley; con la partecipazione del batterista John Densmore, del chitarrista Robby Krieger, del tastierista Ray Manzarek, e di tutta l’eredità lasciata dal cantante e icona Jim Morrison. Holzman, noto al mondo discografico per le sue idee all’avanguardia, ha sempre spinto la band a creare testi e musiche innovative, che spiazzassero i fan e ne ha fatto il punto di forza di tutta l’immagine legata al gruppo.

 

Ora presenta e realizza un progetto da lui stesso definito visionario:

“Questo progetto è nato dal desiderio di digitalizzare il box set, di utilizzare le nuove tecnologie per dare ai fan una nuova e migliore esperienza. E proprio per questo motivo ha avuto senso scegliere The Doors. Sono sempre stati un passo avanti e la loro storia è una delle più grandi saghe del rock, insieme con la band, raccontiamo una storia avvincente con materiali provenienti dagli archivi dei Doors e da un centinaio di altre fonti che abbiamo recuperato in questi anni – un vero e proprio tesoro tra cui si trovano foto inedite, interviste mai viste, girati dietro le quinte degli eventi live. Il tutto consegnato in un singolo download: questo è un approccio avvincente per mostrare l’intera carriera di una band. Credo che abbiamo gettato le basi per il futuro delle applicazioni musicali … indubbiamente una buona cosa da fare!”

 

Proprio queste parole, pronunciate da un uomo molto vicino alla band mi hanno fatto riflettere. Consegnare in un unico pacchetto pre confezionato una storia lunga anni è un vero peccato: è perdersi il gusto di andare in negozi di dischi usati per pescare il vinile che manca alla tua collezione, è strappare il poster ingiallito del bel Jim che ti guarda con gli occhi tenebrosi, è il non assaporare il piacere di una canzone ascoltata per la prima volta. Una vera passione coltivata negli anni perde di significato se servita tutta in un’unica soluzione e chi ha collezionato cimeli di un gruppo rock storico ne sa qualcosa. Sicuramente case discografiche e produttori devono cavalcare l’onda del momento e se il mercato richiede un’app che app sia. Tuttavia non posso nascondere, data la mia natura nostalgica, una punta di disappunto verso un’operazione che non ha nulla del tributo ad uno delle più grandi band di tutti i tempi ma è una trovata commerciale, tant’è vero che in concomitanza con l’applicazione sono stati rimasterizzati la maggior parte dei loro cd. D’altra parte probabilmente questa operazione porterà molti giovanissimi ad avvicinarsi ad una storia grandiosa ed avvincente, fatta di miti ed eroi, poesia e musica, sperando che la curiosità suscitata dalla tecnologia li spinga a generare un nuova passione.

 

Pubblicato in Musica
Venerdì, 08 Marzo 2013 13:26

Gambit : quando il remake è comunque bello

Metti un dipendente scontento e vessato dal cliente cattivo e arrogante, una bella ragazza bionda e intraprendente, un anziano texano che ha combattuto la Seconda Guerra Mondiale e un meraviglioso dipinto di Monet (rigorosamente falso), aggiungi il genio e  il talento dei fratelli Coen ed ecco confezionata la spy comedy più inconcludente e divertente della stagione cinematografica.

 

La pellicola in questione è naturalmente il remake del film del 1966, con i due attori più famosi e amati dell'epoca, Michael Caine e Shirley MacLaine, così bravi da rendere Gambit un vero successo cinematografico. E infatti, la storia e la sceneggiatura del film sono diventate così famose  a Hollywood da scoraggiare qualsiasi altro regista o sceneggiatore a ogni forma di emulazione o di remake per molti e molti anni. Si racconta, anche, che la maggior parte dei produttori americani si fosse sempre rifiutata dal prendere in considerazione ogni altra versione aggiornata e corretta del film del 1966. Fino a che il produttore Mike Lobell non incontra i fratelli Coen. Joel ed Ethan avevano sparso la voce a Hollywood e negli ambienti che contano di aver il grande desiderio di riscrivere la sceneggiatura di alcuni  tra i più film famosi degli anni '50 e '60, o almeno di volerci provare. Lobell innamorato della storia di Gambit, che aveva visto in anteprima nel 1966, e dopo che aveva ricevuto da tanti sceneggiatori il rifiuto a un remake del film, va dai fratelli Coen e gli porta la storia originale. I due ci riflettono un po' e poi decidono di mettersi al lavoro pensando a una totale riscrittura della storia, spostando la location originale da Londra agli Stati Uniti e provando a dare agli spettatori del 2013 una pellicola bella come la prima versione del film ma con il tratto originale e dissacrante che distingue tutti i lavori dei Coen. Pur essendo considerati dei talentuosi e magnifici sceneggiatori, Joel ed Ethan hanno serie difficoltà a riscrivere un film come Gambit e il loro lavoro si protrae più del necessario. La storia è di quelle difficili e quasi mai ripetibili. Alla fine, però, ci riescono e Gambit nella versione del nuovo millennio è pronto per essere girato e interpretato.

Si scelgono gli attori protagonisti: Colin Firth e Cameron Diaz. I due dicono di volerci pensare.

Alla fine accettano e dichiarano di essersi divertiti molto. Gambit è un film ben scritto e sul set si respira ottimismo e buonumore. Come volevasi prevedere, però, al botteghino dei paesi anglosassoni la pellicola viene snobbata e la critica è spietata. Tutti a dire che non si può fare il remake di un successo consolidato. Troppi i paragoni con la storia originale e con Michael Caine e Shirley MacLaine, ovviamente a vantaggio di questi. Può darsi.

Il mio consiglio però rimane quello di andare a vedere il Gambit dei fratelli Coen, prima di tutto perché è una commedia divertente, perché Cameron Diaz e Colin Firth sono a loro modo bravissimi e infine perché al cinema ci si va per amore e per distrazione e non per fare sempre paragoni da critico blasonato.

Ultima considerazione: siamo nel 2013, in quanti hanno visto o conoscono il film del 1966?

Lasciamo allora ai nuovi spettatori la possibilità di farsi una idea propria.

 

 

Pubblicato in Cultura

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