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Per rimanere in tema San Valentino, domenica 8 febbraio allo Spazio Papel di Milano verrà inaugurata Immagini d'Amore, una bella mostra dedicata all'Amore, quello vero, che può nascere tra due esseri umani, oppure quello indirizzato ad animali, ad oggetti, a hobby, a opere d'arte, alle proprie passioni. L'esposizione si apre con una tavola a fumetti di Sergio Toppi tratta da una singolare e intensa storia ambientata in una fabbrica, dove anche tra i macchinari riescono a svilupparsi sentimenti sinceri.

Immagini d'Amore racconta l'affetto più profondo attraverso le opere di artisti vari, provenienti dal mondo dell'Illustrazione, del Fumetto e della Pittura.

L'inaugurazione si svolgerò domenica 8 febbraio dalle 17 alle 19, ma sarà possibile visitare l'esposizione fino al 21 febbraio.

Ecco l'elenco degli artisti che parteciperanno alla mostra:

Sergio Cavallerin, Mara Chemini, Jonathan Colombo, Carlotta Di Stefano, Christian Flores, Maddalena Gerli, Roberta Maddalena Bireau, Antonella Natalis, Roberta Paggini, Giovanni Robustelli, Federica Ubaldo, Marcia Zegarra Urquizo, Willow, Enzo Facciolo, Lorenzo Mattotti, José Muñoz, Sergio Toppi, della collezione Crapapelada.

Spazio Papel

via Savona 12 – Milano

Orari:

martedì-venerdì 14-19, sabato 11-13 e 15-19

Ingresso libero

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Nerospinto ha il piacere di essere partner della mostra personale dell'artista Max Papeschi "Fifty Shades Of Gold", che verrà inaugurata il 12 febbraio 2015 all’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco. Prima della sua partenza per gli USA, siamo riusciti a intervistarlo, per capire meglio la sua arte e il messaggio che vuole trasmettere. Ma chi è Max Papeschi? È un artista contemporaneo che ha fatto della unpolitically correct la sua cifra stilistica. Dopo le esperienze come autore e regista in ambito teatrale, televisivo e cinematografico, raggiunge la notorietà con un'opera mastodontica esposta a Poznan, in Polonia, rendendolo uno dei digital-artist italiani più apprezzati e conosciuti all'estero, realizzando più di un centinaio di mostre in giro per tutto il mondo. La sua carriera di artista-scandalo è nata per caso, quando una gallerista vide quella che doveva essere la locandina di un futuro spettacolo e gli propose una mostra. Un mese dopo tutte le opere erano vendute, e da allora è stato un crescendo: vernissage, copertine, interviste, mostre in tutto il mondo, critiche, contestazioni, dibattiti, e le immancabili minacce di morte (la misura più attendibile della fama). Nel 2014 Sperling&Kupfer ha pubblicato la sua autobiografia "Vendere svastiche e vivere felici. Ovvero: come ottenere un rapido e immeritato successo nel mondo dell'arte contemporanea": autocelebrativo o la cronaca imparziale della sua ascesa, non smette comunque di dividere le opinioni. A San Francisco si terrà la sua nuova personale, presso l'Istituto Italiano di Cultura in collaborazione con la McLoughlin Gallery, curata da Giulia Proietti e sponsorizzata da Lumen Group. In mostra ci saranno 40 opere per un'antologica con le opere più famose del'artista, oltre alla programmazione di video e i reading di alcuni pezzi tratti dall'autobiografia dell'artista. Per noi Max, oltre che un artista visionario, rimane innanzitutto un amico, e lo abbiamo incontrato nel suo studio un sabato pomeriggio.

 

Nerospinto: Sei felice? Max: Sì

N.: Qual è il confine tra marketing e arte? M.: Il confine è sempre più sottile. Il mio lavoro spesso parla espressamente dei meccanismi della pubblicità. Talvolta il media è parte fondante del mio messaggio, come nel caso dello scandalo creato intorno al mio matrimonio riparatore con Minnie o alla vendita di mia madre: le notizie sono diventate esse stesse parte dell’opera.

N.: La provocazione è secondo te il mezzo migliore per veicolare il tuo messaggio? M.: La provocazione non ha più tanto senso. È stato esposto un cesso in una galleria d’arte nel 1917, c’è stata la merda in barattolo, ci sono state centinaia di performance basate sul nudo, sul sangue e sull’autolesionismo, hanno torturato e ucciso animali in nome dell’arte di “rottura” e appeso in piazza manichini di bambini morti. A livello di provocazioni, il mondo dell'arte ha già dato abbastanza, secondo me.

N.: Pensi che le tue opere siano state fraintese o che il messaggio non sia stato capito correttamente? M.: All'inizio sono state spesso fraintese, adesso, dopo tutte le interviste che ho rilasciato, almeno in Europa il mio lavoro è abbastanza capito.

N.: Oramai tutto è stato sdoganato e ridicolizzato, i tabù e i dogmi della cultura occidentale pian piano stanno crollando: cosa pensi ci sia ancora di trasgressivo? M.: Niente è più trasgressivo perché le regole son state tutte infrante. Sono curioso di scoprire cosa verrà definito “trasgressivo” dalle generazioni future.

N.: Vuoi prendere le distanze dalla decadenza culturale dei tempi moderni, o senti di esserci dentro e di viverla? M.: Sono decisamente figlio di questi tempi, critico e ridicolizzo cose che fanno comunque parte della mia vita, sarebbe ipocrita prenderne le distanze.

N.: Con chi ti piacerebbe lavorare? M.: Mi piacerebbe lavorare con dei professionisti seri ad un film, magari tratto dai miei lavori.

N.: Una città al mondo dove vorresti esporre? M.: New York.

N.: Ti senti una star? Ti riconoscono? M.: Mi è capitato che qualcuno mi fermasse per strada, ma fortunatamente non faccio televisione e non gioco a calcio, la mia vita e il mio modo di viverla non sono cambiati più di tanto.

N.: Chi compra i tuoi quadri? M.: All'inizio della mia carriera venivano acquistati esclusivamente per piacere estetico, per arredarci le case. Oggi alcuni lo fanno solo per investimento indipendentemente dal fatto che l’opera gli piaccia o meno, fa parte delle regole del gioco.

N.: La prima cosa che fai la mattina appena ti svegli? M.: Controllo il cellulare e le mail dal letto, se non ci sono urgenze me la prendo con molta calma.

N.: L’ultima cosa che fai prima di dormire? M.: Soffro un po’ di insonnia, e faccio piuttosto fatica a prendere sonno, spesso mi addormento guardando documentari. L’idea è che se non riesco a dormire almeno imparo qualcosa.

N.: Cosa si può fare, dal punto di vista di un artista, per l'arte in Italia? M: Farla vedere all’estero.

N.: Quanto contano i compromessi e le pubbliche relazioni? M.: Le pubbliche relazioni contano tantissimo, questo vale per tutti i settori, ma nel mondo dell’arte sono forse ancora più importanti. Quando lavoravo nel mondo dello spettacolo, dove per realizzare le proprie idee serve molto denaro in anticipo, ho dovuto fare enormi compromessi. Per quello che faccio adesso non servono grossi capitali, non sono costretto a mendicare soldi dai produttori e direttori di rete, quindi posso permettermi il lusso di non fare compromessi.

N.: I Nazisti erano abilissimi nella propaganda e nelle pubbliche relazioni, per questo Hitler è così presente nella tua produzione? M.: I regimi totalitari sono stati e sono tuttora abilissimi nella propaganda, fa parte del loro DNA. Hitler è diventato il simbolo del male assoluto, senza le sfumature che hanno avuto altri dittatori, per questo è molto presente nella mia produzione, perché è un archetipo.

N.: Un pregio e un difetto? M.: Il mio peggior difetto, è che sono un inguaribile ottimista, che poi è anche il mio maggior pregio.

N.: Come spende i suoi soldi Max Papeschi? M.: Viaggiando.

 

Carlotta Tosoni

 

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Mancano ancora pochi giorni per ammirare la mostra "Le dame del Pollaiolo. Una bottega fiorentina del Rinascimento", in programma fino al 16 febbraio 2015 , presso il Museo Poldi Pezzoli. Per la prima volta i quattro ritratti di Antonio del Pollaiolo verranno esposti l'uno accanto all'altro. Appartenendo al genere del ritratto nuziale, queste opere sono anche molto utili per farsi un'idea della società di fine medioevo: vi sono infatti rappresentati vesti, tessuti, gioielli dell'epoca. Ma si possono anche scoprire altri lavori realizzati nelle botteghe dei due fratelli, a testimonianza dei loro interessi e dei loro talenti: dipinti, disegni, sculture in bronzo e terracotta, oreficerie. Essi provengono dal Museo del Louvre di Parigi, dalla National Gallery di Londra, dal Museo Nazionale del Bargello, dal Museo Stefano Bardini, e dal Museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze.

 

Dal 7 novembre 2014 al 16 febbraio 2015

"LE DAME DEI POLLAIOLO"

Museo Poldi Pezzoli Via Manzoni 12 - Milano

Orari: Da mercoledì a lunedì: 10.00-18.00 Martedì: chiuso

Biglietti: Intero 9€ Ridotto 6€ (11-18 anni, studenti fino ai 26 anni, sopra i 60 anni)

 

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Dal 24 gennaio al 22 marzo i più accaniti fans della saga "Il signore degli anelli" potranno visitare la mostra "La magia dell'anello" presso WOW Spazio Fumetto-Il museo del fumetto di Milano. Grazie alla collaborazione dei più importanti collezionisti ed esperti, come la Società Tolkeniana Italiana, DAMA Collection, il Greisinger Museum e Fermo Immagine-Museo del Manifesto Cinematografico, l'esposizione raccoglie numerosi oggetti connessi alla celeberrima opera: edizioni rare, dipinti, illustrazioni, fotografie, manifesti cinematografici, locandine, video, statue, action figures, videogames, giochi da tavolo, gadget, libri, plastici, e, per la prima volta in Italia, le tavole originali realizzate da Sua Maestà la Regina Margherita II di Danimarca nel 1977 per illustrare la prima edizione danese de "Il signore degli anelli". Ma non finisce qui: son previsti laboratori, giornate ludiche e incontri per celebrare la saga di Tolkien, che da oltre settant'anni nutre il nostro immaginario.

Da sabato 24 gennaio a domenica 22 marzo

da martedì a venerdì ore 15.00-20.00

sabato e domenica ore 15.00-20.00

WOW Spazio Fumetto

Viale Campania 12

20133 Milano

0249524744

 

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È stata inaugurata il 26 novembre alla Triennale Design Museum la prima grande mostra monografica dedicata all'eclettico Ugo La Pietra, dal titolo "Un progetto disequilibrante", e rimarrà in esposizione fino al 15 febbraio 2015.
Viene ripercorsa la carriera del designer dal 1960 ad oggi e ne viene evidenziato l'aspetto umanistico, tramite una selezione di 1000 opere, che svelano la sua personalità e la sua inclinazione al mestiere di designer.
La retrospettiva parte dalle origini concettuali del pensiero dell'artista e analizza la sua militanza verso la globalizzazione, che egli concepisce come deposito di maestria artigianale e alternativa praticabile del sistema design.
Artista poliedrico, Ugo La Pietra vanta esperienze come cineasta, editor, musicista, fumettista, docente. Osservatore critico della realtà, ama svelare le contraddizioni insite nella cultura e nella società. La sua attività e' sempre stata eterogenea, difficile da collocare, e ha attraversato momenti significativi della storia contemporanea: gli anni 60 con Brera capitale della cultura, la contestazione degli anni 70, l'evento della comunicazione mediatica degli anni 80. La Pietra fa della quotidianità e dei comportamenti il proprio campo d'azione e discussione, raccontando il rapporto individuo-ambiente, dove per ambiente intende la realtà generale.
Segnaliamo che il giovedì la mostra prolunga la sua apertura fino alle ore 23.00, per chi volesse trascorrere una serata all'insegna della cultura.
Triennale Design Museum
Orari: martedì-domenica 10.30-20.30
          giovedì 10.30-23.00
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
02724341

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Assistere alle sue mostre è un po’ come fare un viaggio: dopo l’ultima mostra realizzata a Milano al Palazzo della Regione, Steve McCurry torna alla Villa Reale di Monza dal 30 ottobre fino al 6 aprile.

La prima rassegna  italiana dedicata a Steve McCurry è stata allestita a Milano a Palazzo della Ragione nel 2009: una grande occasione per scoprire la sua inimitabile produzione fotografica, che va ben oltre la ragazza afghana dagli occhi verdi, icona apparsa qualche anno prima sulla copertina di Naural Geographic. Dopo cinque anni sono  500.000 i visitatori delle sue mostre.

In questi anni l'artista ha avuto occasione di ampliare i suoi orizzonti e soggetti, grazie ai numerosi viaggi dall’India alla Birmania, dall’Afghanistan alla Cambogia, ma anche in Giappone, in Italia, in Brasile, in Africa, e continuando una  ricerca iniziata negli anni 70 con il portfolio realizzato in India e poi con il primo importante reportage in Afghanistan.

Da qui l'idea di istituire una nuova mostra: il suo lavoro viene presentato in una prospettiva diversa, che, partendo dai suoi intramontabili ritratti, spazia in una ricerca senza fine dello spazio e dell’umanità.

La mostra si sviluppa a partire dai lavori più recenti di Steve McCurry e da una serie di soggetti in cui evidente è la sua assidua ricerca, anche se non mancano alcune delle immagini più conosciute, a partire dal ritratto di Sharbat Gula, che è diventata una delle icone assolute della fotografia mondiale.

Nuova è la mostra e nuovissimo l'allestimento: progettato da Peter Bottazzi, le circa 150 le immagini  diventano parte integrante dell’architettura della Villa, nella quale si immergono completamente. Il percorso di visita si apre nel monumentale corridoio degli Appartamenti privati  con una sorprendente galleria di ritratti e si sviluppa nelle sale del Secondo piano nobile, ciascuna delle quali è allestita intorno ad un tema iconografico, con un richiamo alla scenografia teatrale e all’installazione di arte contemporanea.

In ogni scatto di McCurry è racchiuso un complesso universo di esperienze ed emozioni. Per questo motivo, oltre a essere uno dei più grandi maestri della fotografia del nostro tempo, è un punto di riferimento per un larghissimo pubblico, soprattutto di giovani, che nelle sue fotografie riconoscono un modo di guardare il nostro tempo e, in un certo senso, "si riconoscono". A questi l'autore consiglia di viaggiare proprio come ha fatto lui, spinto dalla voglia di perlustrare il mondo per poi cambiarlo in meglio. " Essere paziente" è il suo segreto: solo così infatti riesce a conquistare la fiducia delle persone che inevitabilmente si lasciano andare dinnanzi a lui e alla sua macchina fotografica.

Accanto ai suoi capolavori sorge anche una documentazione nella quale viene raccontata la sua vita e la sua professione.

Dal 30 ottobre 2014 al 6 aprile 2015 sarà possibile visitare la mostra, composta da immagini di grande formato, accompagnati da una autoguida e una serie di video illustrativi dell’esposizione.

 

 

Costo del biglietto:

Intero: 12 euro Ridotto: 10 Ridotto speciale: 4 euro

 

Mostra Steve Mccurry

Villa Reale di Monza

Dal 30 ottobre 2014 al 6 aprile 2015

 

 

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La Triennale di Milano insieme al CRT (Centro Ricerche Teatrali) Milano dedicano una rassegna artistica alla "Nuova Africa", ovvero le nuove generazioni africane allevate in Occidente.

Una tre giorni di mostre e concerti che raccontano i giovani metropolitani, internazionali e cosmopoliti, figli della diaspora nera: nati in Africa ma cresciuti nel mondo, sono gli Afropolitan dalla nuova e apolide identità nera. Facenti parte della classe media, sono “mobile, sociable and attractive”, come li ha definiti così la CNN, che ha dedicato loro uno speciale sulla nuova imprenditoria Afropolitan, appuntoche sta conquistato spazi sempre più ampi nel campo dell’economia e delle arti. Il termine Afropolitan, coniato dalla scrittrice ghanese Taiye Selasi, è stato reso celebre dal filosofo camerunense Achille Mbembe, nel saggio "Afropolitanism: la multiculturalità come via africana alla cittadinanza globale", un’esplicita presa di distanza dalle descrizioni apocalittiche del continente nero, come è evidente dalla mostra in Triennale, e un passo in avanti rispetto alla nozione romanticizzata di Eden africano, tutta natura selvaggia, tribù e tradizioni. Gli Afropolitan sono ibridi per definizione, studiano a Parigi, espongono a New York, ma conservano in maniera gelosa e originale le radici africane, specie quelle esoteriche. Sono sperimentatori indomiti, ricercatori per vocazione; narratori ipertestuali in grado d’interpretare i linguaggi della contemporaneità in maniera unica e spiazzante.

La mostra in Triennale, Africa - Big Change, Big Chance, sta a Afropolitan come la Nuova Africa sta al Rinascimento africano degli ultimi decenni. Sono due appuntamenti, tra musica e architettura, mostra e concerti, che la Triennale di Milano e il CRT Milano dedicano a questo grande e complesso continente.

Occuparsi dell’Africa dal punto di vista dell’architettura significa occuparsi di un luogo in cui stanno sviluppandosi alcuni dei fenomeni più interessanti, complessi ed anche inquietanti di questi ultimi anni. La Nuova Africa dei centri urbani, dalla nuova architettura e dalle nuovissime tecnologie, si esprime anche attraverso i nuovi linguaggi musicali degli Afropolitan, per i quali la loro Africa è una eredità culturale, non storica o geografica, che si riflette sui loro, rap, funk,electropop, generi che risuoneranno sul palcoscenico del Teatro dell’Arte, in tre diversi concerti.

Benvenuti quindi nell’Africa del secolo XXI, tra cosmopolitismo, grattacieli, magia nera e autostrade digitali.

Il 5 dicembre, ad aprire Afropolitan, la rassegna musicale del CRT Milano in collaborazione con Triennale di Milano e Afrodisia, sarà José Louis Modabi, aka Pierre Kwenders, cantautore canadese, nato il 31 ottobre 1985 a Kinshasa. Pierre Kwenders è emigrato in Canada quando era adolescente. La sua musica è stata descritta come espressione di World 2.0 e mescola rumba congolese ed elettronica. Pierre Kwenders ha partecipato al Festival internazionale Pop Montréal nel 2013.

Il 6 dicembre è la volta di Baloji, artista belga/congolese nato a Lubumbashi nel 1978 e trasferitosi in Vallonia, all'età di 4 anni. Una storia personale alla ricerca della propria identità: “Laggiù non mi sento particolarmente congolese e qui non mi sento particolarmente belga” - afferma Baloji, il cui nome in lingua swahili significa “stregone”. Hotel Impala, il primo disco, risponde a questo senso di precarietà: da un lato la metropoli, il rap, l’hip hop di matrice francese, il reggae; dall’altro i suoni della tradizione congolese, la rumba, il soul degli anni Sessanta. Il secondo disco, Kinshasa Succursale, amplia l’orizzonte sonoro con rumba congolese, chitarre elettriche, balafon, piano a pollice e una serie di collaborazioni con alcuni dei più importanti musicisti africani.

Chiude la rassegna, il 7 dicembre alle ore 19, Vaudou Game, la band di Peter Solo, cantautore nato a Aného-Glidji, in Togo, luogo di origine della tribù Guin e uno dei luoghi più importanti della cultura Voodoo. Cresciuto nei valori tradizionali rispettosi di ogni forma di vita e dunque dell’ambiente, Peter Solo tiene in vita la sua eredità spirituale e musicale. Il canto, alla radice del voodoo, non era accompagnato da strumenti musicali armonici, era solo la “pelle” a supportare i cantanti: Solo esplora e codifica le scale musicali delle canzoni sacre o profane del voodoo del Benin e del Togo, per riprodurle su strumenti moderni. Non tragga in inganno il suono analogico e il look vintage: questo è funk togolese, nato in epoca postcoloniale, che esplora orgogliosamente le proprie radici.

 

Afropolitan Suoni urbani della nuova Africa

5-6-7 dicembre 2014

Triennale di Milano Viale Alemagna, 6 20121 - Milano Tel 02.724341 -  Biglietteria Tel 02.72434208

Orari: Venerdì 5 ore 21.00 Sabato 6 ore 21.00 Domenica 7 ore 19.00

Biglietti: Intero: 15 € Ridotto: 10€ Carnet tre concerti: 25€

 

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Capita a volte che si invecchi ma si riesca sempre a ostentare bellezza e glamour. È il caso del Calendario Pirelli, The Cal, per gli amici. Pubblicato senza scopi commerciali fin dal 1964, con una pausa di dieci anni tra gli anni Settanta e Ottanta, è capace di rinnovarsi e stupire ogni anno.

 

Per celebrare l’uscita del Calendario Pirelli 2014, Palazzo Reale ha deciso di inaugurare il prossimo 21 novembre"Forma e Desiderio - The Cal Collezione Pirelli", mostra dedicata alle oltre 200 immagini realizzate dai più grandi maestri della fotografia mondiale, come Peter Lindbergh e Annie Leibovitz.

L’esposizione segue idealmente quella precedente, risalente al 1997. Il materiale è stato suddiviso in cinque sezioni. Si parte con L'incanto del mondo, luogo in cui le immagini richiamano mondi sognati, ad un altrove lontano. Si passa poi a Il fotografo e la sua musa, l’arte capace di sedurre. Si prosegue con Lo sguardo indiscreto, dove gioco e provocazione si fondono all’interno delle foto. Si continua poi con La natura dell'artificio, in cui predomina la componente astratta, per terminare con Il corpo in scena, incentrato sul corpo femminile e il fascino che ne deriva.

 

Un viaggio non solo dentro la bellezza e l’arte, ma anche intorno ai fenomeni sociali e di costume che in un modo o nell’altro sono sempre riusciti ad entrare nel Calendario, creando così veri e propri spaccati delle varie epoche.

Apre Cortology – Icone che fanno cinema, una mostra targata Fondazione Cineteca Italiana e Studio H-57. Dal 15 al 23 novembre, presso Spazio Oberdan Milano, si potrà prendere parte in prima persona a installazioni interattive, locandine pazze, proiezioni multimediali, quiz, giochi e, soprattutto, ammirare le tavole realizzate secondo Shortology, format originale che rappresenta i grandi capolavori del cinema utilizzando solamente delle icone grafiche.

 

Le mini-storie sorprendono per genialità, intelligenza e immediatezza nel raccontare pezzi di storia del cinema mondiale tramite pochi ed azzeccatissimi pittogrammi. È infatti molto facile riconoscere con un solo sguardo il film protagonista.

La mostra celebra anche il lancio del libro Filmology, il seguito di Shortology, libro del 2012 basato sullo stesso meccanismo della sintesi grafica e dedicato a fatti storici e personaggi famosi.

Gli autori Matteo Civaschi e Gianmarco Milesi presenteranno il volume al pubblico martedì 18 novembre alle ore 19.

A Cortology è abbinato un concorso dedicato agli sceneggiatori in erba. In palio, la possibilità di realizzare il proprio cortometraggio supportato da una casa di produzione e da un regista professionista.

 

Cortology è anche un’occasione per coinvolgere i più giovani. Sono state coinvolte per questo motivo alcune classi scolastiche di Milano per realizzare un percorso didattico all’interno della mostra, allo scopo di stimolare la creatività e guidare alla scoperta del mondo di cellulosa.

 

 

INFO

 

Spazio Oberdan – Milano

Viale Vittorio Veneto, 2

MM1 Porta Venezia

 

Ingresso libero

Tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.30

Martedì e giovedì orario prolungato sino alle 22.00

 

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Apre i battenti "A work of art is a confession", la nuova mostra di Antonio Syxty. Da giovedì 13 novembre al 10 gennaio, lo spazio creativo milanese di Orea Malià sarà teatro della personale dell’artista e regista teatrale di origine argentina.

 

Per questo evento Antonio Syxty ha scelto di far collidere gli estremi che sono alla base dell’esperienza artistica, quali esibizione e confessione, riconoscimento e dichiarazione ma anche menzogna e verità.

 

Un’epifania d’arte che rappresenta un’altra stazione nel lungo percorso artistico di Syxty, iniziato negli anni Settanta come performer nelle gallerie d'arte e spazi underground e ispirato inizialmente alle opere di Marcel Duchamp. Nel decennio successivo l’artista sposta la sua attenzione verso il teatro, considerato come un arte comportamentale, entro i cui confini agisce approfondendo lo studio di poli contrastanti come verità e falsità.

Dal 2007 Syxty ha iniziato un progetto artistico chiamato Money Transfer, che trae ispirazione dagli effetti emotivi causati dal denaro e dall’ economia nella nostra vita di tutti i giorni, e che vede elevate a protagoniste dell’arte le carte di credito.

 

Antonio Syxty mette in mostra sé stesso e la sue domande. Confessare la propria totalità come persona è possibile, attraverso la forza scenica dell’arte.

 

 

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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