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La Fondazione Stelline di Milano ospiterà fino al 23 febbraio un centinaio di opere dell'artista italo-francese Jean Marie Barotte.

Nerocenere è il titolo della mostra, un percorso che riflette sul legame tra l'arte figurativa della pittura e quella della parola, la letteratura: la parola si fa segno e diventa opera d'arte.

Chiara Gatti, che cura la mostra, indaga su come questo autore sia stato in grado di coniugare colore e calligrafia, una calligrafia arcaica 'tracciata nella polvere della materia e depositata sulla tela'. E' proprio così che nasce la materia che si fa cenere, frutto di un processo lento e corrosivo che porta all'inevitabile distruzione e/o trasformazione di una sostanza in un'altra.

Carte e tele, di repertorio e più recenti, fanno parte di questa ricca collezione di composizioni.

Jean Marie Barotte nasce a Milano nel 1957, dopo essersi diplomato alla Scuola d'Arte Drammatica Paolo Grassi si addentra sempre più nel mondo del teatro, a cui rimane profondamente legato, in particolare per la sua esperienza come attore al fianco del grande regista e pittore Tadeusz Kantor che sarà proprio il punto di accesso alla pittura come nuovo modo di esprimersi. Un'arte vissuta come testimone della violenza necessaria per esprimere il concetto di sublime.

Tra le sue personali antecedenti ricordiamo I colori dell'estasi nel 2007, Tout ne tient qu'à un fil a Milano nel 2008, Le Voyage de l'ame a Parigi, La nuit obscure a Montreuil e Migraidentità.

In collaborazione con l'Associazione Culturale T.Art e il patrocinio dell'Institut francais Milano.

 

La mostra è a ingresso libero, aperta dal martedì alla domenica dalle 10 alle 20.

Fondazione Stelline - Corso Magenta, 61.

Per ulteriori informazioni potete chiamare il numero 02 4546211102 45462111

oppure visitate il sito www.stelline.it

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Gianni Colombo | Elias Crespin | Attila Csörgö | Lutz & Guggisberg | Fausto Melotti | Goran Petercol | Markus Raetz | Felice Varini

Il disegno, tradizionalmente, viene tracciato su un foglio di carta con matita, penna o pennello. Dalla metà del secolo scorso alcuni artisti hanno deciso di andare oltre la superfice ed espandere il disegno nello spazio, utilizzando materiali come il filo di metallo, rami e oggetti, ma anche la luce e l’ombra per tracciare linee che definiscono forme tridimensionali. Ben presto le linee vengono messe in movimento, aggiungendo così anche la quarta dimensione: il tempo. Nella mostra “Drawing in Space” presentiamo alcuni degli artisti più importanti che lavorano in questo ambito dagli anni ’50 ad oggi.

Fausto Melotti (*Rovereto 1901– Milano 1986), una delle figure di maggiore rilievo dell’arte Italiana del Novecento, già dagli anni ‘50 traccia linee nello spazio con il filo di rame e d’acciaio per comporre figure, scene e geometrie poetiche ed essenziali.

Gianni Colombo (*Milano 1937 – Melzo 1993) è tra i primi a mettere in movimento le sculture, inventando così l’ Arte Cinetica. Con linee di metallo o di filo di gomma crea degli spazi: una stanza, un cubo, dei cerchi o delle linee curve, che movimenta modificando così continuamente lo spazio e l’esperienza dello spettatore.

L’artista svizzero Markus Raetz (*1941 Berna) analizza le dinamiche della percezione visiva e sovente utilizza il disegno nello spazio per creare dei “mobiles” sospesi in continua trasformazione, rendendoci partecipi della fluidità delle immagini e dei punti di vista. La sua opera “Szene” raffigura due ballerini davanti a un trapezio: le figure volteggiano lentamente mentre il trapezio, cambiando posizione, viene percepito di volta in volta come palcoscenico, parete, specchio o finestra.

Le forme geometriche di Felice Varini (*Locarno1952, vive a Parigi) sembrano librarsi nello spazio architettonico, con il quale dialogano intensamente, ma appena ci spostiamo si dissolvono e sembrano frantumarsi in mille pezzi, per poi sorprendentemente ricomporsi. Dipinte sulle pareti, sul pavimento e sul soffitto di ambienti complessi, danno vita ad un’immagine magicamente sospesa, visibile da un unico punto di vista. Un fenomeno ottico giocoso che permette di esplorare la relatività del tempo e dello spazio.

L’artista concettuale Goran Petercol (*1949 Pula, Croazia, vive a Zagabria) nel suo lavoro fa dialogare elementi opposti come la pianificazione e il caso. Nelle opere del ciclo “Sjene” (ombre) crea immagini composte da fili di metallo e dalle loro ombre.

Le strutture sospese nell’aria dell’artista venezuelano Elias Crespin (*1965 Caracas, vive a Parigi) si muovono lentamente seguendo una coreografia simile ad una danza, attraversano diversi stadi di ordine e disordine apparente per poi tornare alla formazione iniziale. La scultura “16 cubos” si trasforma poco a poco passando da istanti di caos per ritornare a fluttuare armoniosamente. Le sue opere sono nelle collezioni di musei importanti, quali il Museum of Fine Arts Houston, il Museo de Arte Latinoamericana Buenos Aires e Museo del Barrio, New York.

Andres Lutz (*Wettingen 1969) & Anders Guggisberg (*1966 Biel), con il loro lavoro multiforme sono tra i più importanti artisti svizzeri della loro generazione. Attraverso la ricchezza e varietà di contenuti, forme e materiali riescono a reinventare continuamente il loro lavoro artistico, pur mantenendo uno stile inconfondibile. In mostra presenteranno un grande disegno nello spazio composto dai materiali più svariati, creato in loco per l’occasione.

Il lavoro dell’artista ungherese Attila Csörgö (*1965, Budapest) esplora il rapporto tra arte e scienza. L’artista conduce approfonditi esperimenti con macchinari precisi da lui progettati, ma con un approccio ironico e giocoso. Studia e rende visibile la traiettoria di un dado che cade, o la scia luminosa creata da una lampadina posta sulla ruota di una bicicletta. In mostra vedremo la scultura “Spherical Vortex”, che tramite una lampadina mossa vorticosamente crea un disegno luminoso nello spazio. Nel 1999 Attila Csörgö ha rappresentato l’Ungheria alla Biennale di Venezia. Ha partecipato alla Biennale di Istanbul nel 2003, a quella di Sydney nel 2008 e a Documenta nel 2012. Nel 2008 gli viene conferito il Nam June Paik Award, il più importante premio europeo per media art.

ELIAS CRESPIN 16 cubos, 2013 Handmade brass and stainless stell rods, with motors, computer and electronic circuits dimensions variable

Inaugurazione sabato 15 febbraio 2014 ore 18

Mostra: 15 febbraio - 19 aprile 2014 Orario: da martedì a sabato 15 - 19

Galleria Monica De Cardenas Chesa Albertini - Via Maistra 41 CH-7524 Zuoz – St.Moritz Tel +41 81 868 80 80+41 81 868 80 80 www.monicadecardenas.com Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Routine is fantastic è il titolo della mostra di Franco Pagetti, fotografo di fama internazionale, inaugurata il 4 dicembre scorso alla Fondazione Stelline di Milano

Le donne del Pakistan, Libano, Iraq, Afghanistan, Siria, Albania, Somalia, Repubblica Democratica del Congo, Myanmar e Libia, mostrate nella loro quotidianità, nei loro piccoli e grandi gesti, ripetuti giorno per giorno nei campi profughi, negli alloggi per gli sfollati.

Ogni giorno vissuto con forza, tenacia, umiltà e orgoglio.

 

La mostra si sviluppa in una serie di 32 scatti realizzati in diversi luoghi, come Iraq, Somalia, Pakistan, Libia ecc.

Le fotografie hanno l'obiettivo di raccontare la routine, la quotidianità di donne a cui è stata stravolta la vita dalle condizioni estreme dei campi profughi e degli alloggi per gli sfollati; il concetto di 'normalità' è molto diverso rispetto a quello che ci circonda: la violenza è all'ordine del giorno, tra stupri, abusi e mutilazioni genitali femminili sono milioni le donne che ogni anno subiscono violenze ingiuste e abominevoli.

 

Eppure in tutto questo orrore, tra stracci, sguardi persi, immondizia, rovine e sorrisi spezzati Franco Pagetti ci mostra il colore, ricordandoci che non è un mondo così lontano come vogliamo credere, è una cosa reale, parte del nostro stesso mondo, dei nostri stessi giorni. Tutto è attuale e si può fare qualcosa per migliorare le condizioni di queste donne 'combattenti'.

 

Pagetti ha portato questo interessante progetto fino ai nostri occhi, anche per la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi, a sostegno delle donne rifugiate, per le attività dell'UNHCR, ente promotore del progetto.

Altri enti hanno contribuito alla realizzazione di questa esposizione: Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune di Milano, Associazione Donne e Tecnologie.

Con una donazione mimima di 300 € è possibile acquistare una stampa di una delle opere esposte. Il totale dei fondi è destinato a finanziare interventi, per donne e bambine rifugiate, in settori come l'istruzione, la prevenzione e il contrasto alla violenza, l'assistenza materiale e medico-psicologica alle vittime di violenza ecc.

La mostra sarà visibile fino al 12 gennaio, per chi non l'avesse ancora vista, affrettarevi: l'ingresso è libero e la fondazione è aperta dalle 10 fino le 20.

 

Per ulteriori informazioni potete telefonare al numero: +39 45462411

oppure scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

o consultare il sito ufficiale: http://www.routineisfantastic.it/

Sabato 18 gennaio alle ore 18,00 inaugurazione di “JOHN ISAACS The Architecture of Empathy” presso la Galleria Massimo Minini di Brescia

 

La Galleria Massimo Minini è lieta di presentare la personale dell'artista inglese John Isaacs (Lancaster, 1968).

Per la sua prima mostra in Italia John Isaacs presenta nella sala principale della galleria un solo nuovo lavoro, una grande scultura in marmo di Carrara, realizzata con una tecnica tradizionale che riporta alla mente una celebre opera del passato. Una presenza molto fisica, di impatto, che apre a letture e suggestioni che catturano il visitatore per la bellezza intrinseca del materiale e la perfezione delle forme.

 

"E così quel pezzo di montagna scolpito diventa un pezzo d’anima, ci parla del nostro desiderio che la vita continui, della nostra possibilità di inventarla come un’opera d’arte, di quanto è inutile l’arte che parla solo di se stessa e non è capace di trasformare il marmo in carne, di come la vita sia un sogno da vivere tanto nella luce quanto al buio e di come l’arte possa rivelarla, anche coprendola con un velo." Così racconta Didi Bozzini nel testo in catalogo.

In questa mostra Isaacs guarda al passato in una citazione che allude subito a possi! bilità di nuove interpretazioni e riflessioni, sull'arte, la bellezza, la vita. Pathos e stupore ancora una volta emergono dal lavoro, oggi in modo più raffinato e sottile, rispetto ad alcune opere dissacranti degli anni precedenti. " Forma e contenuto sono completamente legati. Se la scultura è qualcosa, essa è la relazione tra il corpo umano e lo spazio circostante. L'atto di abitare lo spazio è già di per se stesso una forma di comunicazione con l'ambiente nel quale ci si trova - per me non è possibile separare l'uno dall'altro." afferma Isaacs.

Artista eclettico, John Isaacs lavora da oltre quindici anni utilizzando i materiali più diversi - cera, tessuto, bronzo, neon, ceramica, pittura, collage, fotografia - indagando tematiche legate alla complessità del vivere moderno, ai paradossi della quotidianità, all'identità dell'uomo. Le sculture spesso grottesche, ma assolutamente affascinanti e tecnicamente perfette, sono una critica verso la nostra società, con i suoi eccessi e sprechi, il consumismo, l'inquinamento.

In occasione della mostra sarà presentato il nuovo libro John Isaacs - The Architecture of Empathy, con testi di Didi Bozzini e Massimo Minini.

JOHN ISAACS

The Architecture of Empathy

 

                                         Galleria Massimo Minini                                      

Via Apollonio 68 - 25128 Brescia tel. 030383034 

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www.galleriaminini.it

 

 

 

 

 

La Biennale di Venezia si prepara per regalarvi un 2014 pieno di emozioni!

Ecco a voi il calendario con tutte le manifestazioni in programma per il prossimo anno!

Carnevale Internazionale dei Ragazzi La casina dei biscotti dal 22 febbraio  al 4 marzo 2014 Mostra Internazionale di Architettura Fundamentals curata da Rem Koolhaas dal 7 giugno al 23 novembre 2014 Festival Internazionale di Danza Contemporanea Abitare il mondo – trasmissione e pratiche diretto da Virgilio Sieni dal 19 al 29 giugno 2014

Biennale College – Teatro diretta da Àlex Rigola dal 26 luglio al 9 agosto 2014 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica diretta da Alberto Barbera dal 27 agosto al  6 settembre 2014 Festival Internazionale di Musica Contemporanea diretto da Ivan Fedele dal 3 al 12 ottobre 2014

Nerospinto questa volta vuole regalarvi l’emozione di un’esperienza straordinaria, e lo fa raccontandovi Van Gogh Alive, che si svolge presso la Fabbrica del Vapore di Milano, in Via Procaccini 4. I capolavori del noto pittore olandese prendono vita infatti, creando un’atmosfera unica. Si tratta di un esperimento visivo e divulgativo inedito, per avvicinare anche quel pubblico che è meno abituato ai musei, un prologo alla grande mostra che Milano dedicherà all’artista nel 2014.

Van Gogh Alive presenta oltre tremila immagini proiettate ad altissima definizione – un museo impossibile – un viaggio attraverso l’universo creativo e visionario dell’artista, dagli intensi cromatismi alla complessa e sofferta vicenda esistenziale.

Il meccanismo che ha reso possibile tutto questo è Sensory4; un sistema con 40 proiettori ad alta definizione, grafica multicanale e suono della stessa potenza di quello che si sente in una sala cinematografica. Le immagini imponenti, grandi e nitide, sono state pensate proprio nell’adattamento agli spazi del luogo, la Fabbrica del Vapore.

L’immersione nei capolavori di Van Gogh è totale, e l’esperienza multisensoriale viene suddivisa in movimenti, come fosse una partitura musicale, la mostra non tradizionale si arricchisce della proiezione dei disegni del pittore, che ne rivelano la genesi delle opere e le fonti d’ispirazione, inoltre vengono ripresi i pensieri più intimi dell'artista, raccontati anche nelle sue lettere, raccolte e pubblicate dalla cognata, Jo Van Gogh-Bonger, in un corpus di 902 missive, che Vincent indirizzava al fratello Theo e ai suoi amici, cronaca disperata e passionale del dramma vissuto dall’artista, delle sue ambizioni e della follia cui non riusciva a sottrarsi.

Le musiche meravigliose che risuonano durante l'esposizione-evento, inserite e pensate per accompagnare le immagini, ma al tempo stesso per essere fruite autonomamente, sono splendidi frammenti di musica classica, brani eseguiti al piano, al violino o al violoncello tratti, tra gli altri, da Handel, YannTiersen, Edouard Lalo, LéoDelibes, GusViseur, Franz Schubert, Kusturica, Benjamin Godard, Erik Satie,  Franz Liszt.

Tutto intorno, insieme alle immagini, alle opere, alla loro intensità, ed ai sentimenti che poco a poco si compongono e rapidamente svaniscono per poi ricrearsi con la nuova proiezione, si alternano le parole, brevi frasi che esprimono pensieri e sentimenti del pittore, aspirazioni, sogni e sofferenze di un uomo le cui difficoltà e la cui vena creativa si rincorrevano e nulla riusciva a strapparlo alla sensazione di cedere alla follia ed al vuoto.

"Non vivrò senza amore" scriveva

E ancora" Sogno di dipingere e poi dipingo il mio sogno"

Il più intimo desiderio: "Vorrei solo che mi accettassero per quel che sono"

E di nuovo: "La poesia ci circonda ovunque ma metterla su carta non è, ahimè, così semplice come osservarla"

E una descrizione di intenti: "Preferirei morire di passione che di noia"

Il percorso attraverso le opere non è inconsapevole ma si muove in maniera coerente dal periodo stilisticamente cupo legato alla terra natia, alle opere dedicate alla Francia, che hanno una nuova energia e sono vicine all'Impressionismo, i colori divengono vivaci e si illuminano, nasce lo stile dell'artista, si parte infatti con i famosi "Girasoli", per poi viaggiare nella Provenza e fino alla passione sviluppata da Van Gogh per l'arte giapponese e le famose stampe.

"La Camera di Vincent ad Arles", richiama i problemi legati al peggioramento del suo stato mentale e all'instabilità emotiva.

"Il Manicomio di Saint Rèmy", durante il suo ricovero, è un periodo che lo porta a dipingere immagini distorte e paesaggi tranquilli, in costante equilibrio precario tra crisi e autocontrollo.

"La Notte Stellata" rappresenta per Van Gogh la speranza;

Infatti scriveva: "Le lampade bruciano, il cielo stellato è sopra di tutto"

 "Sii consapevole delle stelle lì in alto. Dopotutto la vita sembra quasi incantata"

"I cipressi sono sempre nei miei pensieri"

"Un giorno la morte mi porterà su un'altra stella"

"Non so nulla per certo ma la vista delle stelle mi fa sognare"

I movimenti dell'esposizione si chiudono con "Il campo di grano con corvi" che rappresenta i sentimenti di Van Gogh durante i suoi ultimi giorni di vita, gli ampi paesaggi che nascondono il senso di vuoto ineluttabile che lo attanagliava.

Infine una retrospettiva: gli intensi e spesso tetri autoritratti dell'artista.

Vorrei aggiungere che spesso parti dei dipinti vengono messe in movimento e danno un senso incredibilmente cinematografico alla mostra, tanto che ci si siede per osservare ed ascoltare, come al cinema, le immagini ci vengono incontro, l'effetto è magnifico, il minimalismo diviene qui incantevole, e l'aspetto sinestetico della percezione mette i brividi, creando una sorta di fil rouge tra le opere e la vita dell'artista, la musica, la visione e il movimento, trasportandoci letteralmente in un altro mondo, che è quello che ci si aspetta dall'arte, ma qui si fa di più, si mettono in campo tutti gli aspetti sensoriali e i mezzi di comunicazione, sfondando le pareti del classico museo e venendo letteralmente 'incontro' al visitatore.

I bambini adoreranno questa esposizione, e non solo loro. Si tratta di certo di uno straordinario esperimento, che di sicuro, è pop, se vogliamo, moderno e lontano dalla classica esposizione di quadri, eppure nel suo distanziarsi dalle abituali tecniche espositive, riesce ad accattivarsi lo spettatore ed a farlo entrare in sintonia con il pittore raccontato.

Un nuovo modo di narrare l'arte, che si discosta ampliamente dall'antica concezione di contemplazione dell'opera, per intessere un rapporto privato e personale con il visitatore, che non è più un semplice osservatore, ma il protagonista di un'esperienza che coinvolge ed emoziona.

 

VAN GOGH ALIVE  

Dal 6 dicembre 2013 al 9 marzo 2014

Fabbrica Del Vapore, Via Procaccini 4, Milano

APERTO TUTTI I GIORNI

Dalle 10.00 alle 20.00

Giovedì e sabato dalle 10.00 alle 23.00

(ultimo ingresso consentito fino ad un’ora prima della chiusura della mostra)

Biglietti adulti: 12 Euro

Ridotto: 10 Euro

Informazioni:

www.vangoghalive.it

 

Giovanna Canonico

La pinacoteca di Brera fa a tutti un bellissimo regalo di Natale!

Dal 26 al 28 dicembre saranno gratuite le visite guidate alla mostra SEICENTO LOMBARDO A BRERA, mostra aperta fino al 12 gennaio 2014 e a cura dei Servizi educativi della Pinacoteca di Brera.

Ecco tutti gli orari in cui è possibile visitare gratuitamente la mostra:

giovedì 26 dicembre ore15.30

venerdì 27 dicembre ore 15.30

sabato 28 dicembre ore 11.00

 

 

E' consigliata la prenotazione all'indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Massimo 25 persone

Servizi educativi - Tel. 0272263219 Tutti gli incontri sono compresi nel prezzo del biglietto d’ingresso.

Il ritrovo è davanti al banco della biglietteria 10 minuti prima dell’appuntamento

Per informazioni e prenotazioni: tel.0272263-219 (lunedì-venerdì 9.30-12.30)

Sito: www.brera.beniculturali.it e.mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Ufficio Mostre ed Eventi - Pinacoteca di Brera

+39 0272263266

Via Brera 28, 20121 Milano

 

 

 

Da generazioni è la bambola più desiderata e la Galleria Frigerio dall' 8 maggio al 20 giugno le dedica una mostra: Barbie Around The World.

 

 

 

Nata dal progetto fotografico “Barbie Around the World” di Maria Giovanna Callea e realizzato da Enrico Pescantini, l'idea è quella di raccontare le avventure di Barbie e Ken in giro per il mondo attraverso un reportage che ci mostri i due eterni fidanzati durante una vacanza nel mar dei Caraibi o in un'avventura on the road in un'altra parte del mondo.

È una mostra che oscilla tra il sapore vintage e i tratti della contemporaneità, con Barbie originali ed opere a lei ispirate, tra colori squillanti e composizioni attente al dettaglio che caraterizzano le foto scattate in digitale contrapponendosi ad istantanee realizzate con l'uso di una polaroid e che ci restituiscono tutto il gusto degli anni settanta.

I leitmotiv della mostra hanno ispirato anche un altro progetto creativo i cui autori sono gli artisti doll designers Mario Paglino e Gianni Grossi, meglio conosciuti come Magia2000, che presenteranno tre creazioni esclusive celebrando, attraverso Barbie, la cultura mistica e religiosa degli “orixas”.

Barbie Around the World si arricchisce anche della collaborazione di Paolo Schmidlin collezionista di Barbie e famoso scultore che metterà a disposizione della Galleria Frigerio accessori originali degli anni 60 e una scultura da lui realizzata e che si ispira proprio alla Barbie di quegli anni.

E non si può dimenticare la Pop Art, corrente artistica che ha subito il fascino della bambola più famosa al mondo dedicandole opere come quella di Steve Kaufman “Barbie”, del 1997, e consacrandola a vera e propria star.

Una mostra imperdibile per tutti gli amanti del mondo di Barbie o per i semplici curiosi, per rivivere la magia di uno dei personaggi che ha popolato l'infanzia di molti e perché come recitava una canzone di qualche anno fa: “life in plastic, it's fantastic”.

 

 

 

Barbie around the world

Galleria Frigerio Contemporary Art, Via dell’Orso 12, Milano

8 maggio – 20 giugno 2014

 

Ingresso Gratuito

Questa sera dalle ore 19.00 l’Associazione Ohibò ospiterà la mostra Minimal Art di C[h]erotto.

C[h]erotto (all’anagrafe Giancarlo Pasquali) nasce qualche anno fa con le idee non ancora ben chiare su quello che farà da grande: è indeciso tra il grafico e l’edicolante. Da bambino sfoga la propria creatività disegnando, da grande (più o meno) nulla cambierà: ed ecco che, nell’indecisione, è la bizzarra vocazione per il mestiere di grafico ad avere la meglio. Grazie all’amore congiunto per grafica, fumetti, letteratura e stile minimale, in una notte di novembre del 2011 nascono i Minimal Incipit: pannelli di cartone pressato formato A4 realizzati abbinando le prime righe di un romanzo, un segno grafico minimale che ne rappresenta l’essenza, il tutto condito dalla predominanza di un unico colore. Il risultato è un elemento decorativo che fa bene agli occhi e al sorriso. In contemporanea inizia a realizzare, con lo stesso stile e in collaborazione con il blogger Cannibal Kid, delle locandine di film cult che vengono recensiti sul blog dell’associaizone culturale L’Orablù. Nel 2013 un nuovo progetto che trae ispirazione dai Minimal Incipit: questa volta si tratta di sport. Anzi, di Parole di Sport: le migliori frasi dei migliori campioni sportivi diventano più di un elemento decorativo. Quasi un mantra da leggere ogni giorno prima di uscire di casa. Accompagnerà la serata un ricco buffet gratuito e la musica di Val Bonetti – acoustic guitar-, un chitarrista di Milano che collabora con diversi musicisti dal Blues al Jazz al Pop. In questa occasione, in veste solista, Val proporrà alcuni brani tratti dal suo album d’esordio di chitarra acustica “Wait” e altre novità. il suo lavoro ha suscitato l’entusiasmo di un numero considerevole di riviste specializzate in Europa e negli Stati Uniti; notevole per un artista indipendente al suo esordio. “Caldamente consigliato! ”

 

MINIMAL ART
presso  Associazione Culturale Ohibò Via Benaco 1, 20139  Milano
Sabato 23 novembre ore 19:00 Ingresso libero + aperitivo con tessera ARCI
 

Ingresso libero con tessera arci

Per informazioni:

http://www.associazioneohibo.it/wordpress/minimal-art/

www.valbonetti.com

Qui di seguito il link della pagina facebook dell'evento: https://www.facebook.com/events/248520635302899/?fref=tsù

 

Se avete intenzione di andare via questo week end, vi consigliamo di andare a Verona, dove  domenica 24 novembre alle ore 17.00 nello spazio Leoni11 si inaugura la prima edizione della rassegna Open Way. La mostra di pittura, scultura, grafica e fotografia organizzata dall’Associazione Culturale Il Sestante (Trieste) proporrà ai fruitori l’incontro di un gruppo di artisti provenienti da diverse zone d’Italia. La manifestazione vuole mettere in dialogo diverse forme espressive al fine di dare la possibilità ai visitatori di entrare in contatto con percorsi di ricerca eterogenei.

Sempre più spesso è difficile trovare, nel contesto dell’arte contemporanea, interlocutori che permettano di stabilire quale sia lo stato della propria ricerca e il proprio ruolo in questo mondo complesso. Il rischio che si corre è che l’artista, attraverso un processo di autoaffermazione, si proclami detentore di una verità assoluta. Gli interessi indotti dalla vanità, inoltre, possono spingere gli artisti lontano dal proprio percorso di ricerca, confondendo così il fare con l’apparire.

Open Way nasce con lo spirito di fuggire tale dinamica. Con questo progetto si vuole infatti concretizzare l’incontro fra artisti e mettere sul banco della discussione i risultati del lavoro di ciascuno, a partire dalla convinzione che nessun percorso possa essere autorevole in base ad un’autoproclamazione di correttezza. Il confronto e lo scambio con altri artisti sono due strumenti necessari affinché ogni ricerca e ogni intuizione sia messa in condizione di essere contraddetta: è solo cercando le debolezze di ogni percorso artistico che lo si può rendere più forte e convincente.

I curatori, Enea Chersicola e Riccardo Tripodi, hanno selezionato venti artisti  contemporanei per proporre un itinerario in grado di suggerire nuove ipotesi di lettura e di indagine sul fare arte, permettendo ai visitatori di usufruire delle opere in maniera molto personale affinché l’arte non sia un insegnamento didascalico ma uno strumento per compiere ulteriori percorsi di ricerca. Il nuovo spazio espositivo in via Leoni 11 a Verona è la cornice ideale per una nuova proposta come quella di Open Way. 

Durante il periodo della mostra l’organizzazione ha previsto quattro incontri: il primo con l’alpinista italiano Fausto De Stefani (26 novembre ore 17.30) che presenterà i suoi progetti educativi legati al rapporto fra educazione e natura; il secondo con la scultrice Eleonora Francioni (1 dicembre ore 17.00) che presenterà la sua collezione di GioielliScultura in bronzo; il terzo con il giornalista-scrittore Francesco De Filippo (4 dicembre ore 21.00) che incontrerà il pubblico in occasione della presentazione del suo ultimo libro Scampia e Cariddi scritto a quattro mani con la giornalista Maria Frega; gran finale dell’esposizione con il quarto evento che sarà costituito da un incontro con il progetto the mothership (15 dicembre ore 18.00), caratterizzato da un evento sound specific realizzato da un nucleo composto da Tomaso Donini, Giovanni de Flego, Pierpaolo de Flego e Michele Zazzara. L’interessante catalogo della rassegna è arricchito dalla presentazione  di  Francesco De Filippo, Franco Rosso e dalle critiche di Agnese Lovecchio.

Gli artisti espositori: Patrizia Bigarella, Miriana Bonazza, Francesca Castro, Egle Odilia Ciacchi, Francesco Cinelli, Anaì Contreras Soto, Manuela De Stefani, Elena Faleschini, Rosella Gallicchio, Nicola Ghirotto, Roberto Leorato, Roberto Micol, Ivano Montagnani, Alessandra Rossi, Franco Rosso, Lucillo Santesso, Giulio Schizzi, Tullio Sila, Paola Turio, Loredana Verni.

 Open Way

Spazio Leoni11 - Verona (via Leoni 11)

24 novembre-15 dicembre 2013

Inaugurazione: domenica 24 novembre alle ore 17.00

Orari: lun-ven 15-20; sab-dom 15-21

Info: 347.6091354

www.open-way.weebly.com

 

 

 

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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