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"La fotografia non potrà mai crescere fino a quando imiterà le altre arti visive. Deve camminare da sola, deve essere se stessa". Questo ha affermato Berenice Abbott, una delle più influenti fotografe del XX secolo. E Milano le rende omaggio. Fino al 6 Gennaio 2014, la Galleria Carla Sozzani ospita una mostra interamente dedicata all'artista di Springfield.

Appartenente al movimento della straight photography, che sottolineava l'importanza di avere fotografie non manipolate né rispetto al soggetto né rispetto al processo di sviluppo, la Abbott era anche contro i pittorialisti come Alfred Stieglitz e racconta la realtà con piglio giornalistico, come un reporter che non ha paura di stremare il soggetto con innumerevoli domane sotto forma di scatto.

Un'occasione unica per imparare ad osservare il reale, per scoprire cosa significa costruire una fotografia a partire dalle fondamenta.

Galleria Carla Sozzani corso Como 10, Milano

Lunedì 15,3'0 - 19,30 Martedì, venerdì, sabato, domenica 10,30 - 19,30 Mercoledì, giovedì 10,30 - 21,00

Il colpo di fulmine, questa strana e inspiegabile alchimia che si crea tra due persone, che fa sì che due sconosciuti rimangano attratti in un breve lasso di tempo senza conoscersi, senza aver parlato o scoperto gli altrui odori e sapori. Questo gioco misterioso è sempre stata una costante nel mondo dell’arte, tanto che alcuni talenti, venuta meno la musa, furono colpiti da un vero e proprio blocco artistico, da una fase di totale improduttività.  In linea con questo tema tanto inspiegabile quanto seducente troviamo il grande Piero Fornasetti.

In occasione del centenario della  nascita,Triennale Design Museum rende omaggio al genio visionario con una mostra di oltre 700 pezzi provenienti in gran parte dal prezioso Archivio Fornasetti, curato dal figlio Barnaba.

L'intento della rassegna è quello di sottolineare l’importanza del lavoro di Fornasetti e ricollocarlo propriamente nell’ambito del dibattito critico e teorico sull’ornamento come elemento strutturale del progetto. A “parlare” sono gli oggetti ideati dal designer, inconfondibili come il sole o il volto dell’attrice Lina Cavalieri, realizzati secondo una raffinata produzione artigianale.

Fornasetti nasce a Milano nel 1913, e attraverso il suo percorso artistico come pittore, stampatore, progettista, collezionista, stilista, raffinato artigiano, decoratore, gallerista e ideatore di mostre si consacra come il più visionario e surreale tra gli esponenti storici del design italiano, capace di creare pezzi dove la forma e la decorazione si traducono in soluzioni sorprendenti.

La mostra ripercorre le tappe fondamentali della vita dell'artista: dai primi dipinti ai libri, dalla collaborazione con Gio Ponti fino alle ultime produzioni che lo vedono in contrapposizione alle tendenze al razionalismo e all’essenzialità che dominano il design di quel periodo.

 

“Piero Fornasetti. 100 anni di follia pratica”

Triennale Design Museum

Viale Alemagna 6, Milano

 

Dal 13 novembre 2013 al 9 febbraio 2014

Orari:

da martedì a domenica dalle 10:30 alle 20:30; giovedì dalle 10:30 alle 23:00.

Chiuso lunedì.

Ingresso 8/6,50 euro

 

Contatti:

Tel. 02.72.43.41 www.triennale.org

 

A Villa Manin (Passariano, Udine) saranno esposte dal 20 ottobre 2013 al 19 gennaio 2014, 180 fotografie del celebre fotografo Robert Capa, una retrospettiva europea organizzata per il centenario della sua nascita.

Endre Ernő Friedmann, questo il suo vero nome, nasce a Budapest nel 1913, ma a causa delle proteste contro un governo di estrema destra è costretto, in età adolescenziale, a migrare verso la Germania. Spostatosi a Berlino con l’intento di divenire un grande scrittore si appassiona invece alla fotografia. A causa delle leggi razziali che si iniziano a diffondere negli anni ’30, Endre è nuovamente obbligato a fuggire dalla Germania essendo di origini ebree. Si trasferisce in Francia dove la sua carriera di fotografo stenta a decollare: cambia nome in Robert Capa e fonda insieme ad altri freelance l’agenzia Magnum Photos.

Grazie al sostegno del gruppo di artisti del quale fa parte si reca in Spagna per documentare l’orrore del regime franchista e della guerra civile: è la svolta decisiva nella sua carriera di fotografo. Nel 1936 a Cordova ritrae un soldato ucciso, questa fotografia diventa famosa in tutto il mondo e, nonostante diatribe circa l’autenticità di questa immagine, diventa simbolo della guerra civile.

Durante la seconda guerra mondiale Capa è in Nord Africa, successivamente viene paracadutato in Sicilia dove scatta moltissime fotografie al seguito di un piccolo esercito americano. A Palermo presenta le sue immagini a Life e continua la sua documentazione delle battaglie interne all'isola: "Era la prima volta che seguivo un attacco dall'inizio alla fine ma fu anche l'occasione per scattare ottime foto. Erano immagini molto semplici. Mostravano quanto noiosa e poco spettacolare fosse in verità la guerra. Il piccolo, bel paesetto di montagna, era completamente in rovina. I tedeschi che lo avevano difeso si erano ritirati durante la notte abbandonando alle loro spalle molti civili italiani, feriti o morti. Ci eravamo distesi per terra nella piccola piazza del paese, di fronte alla chiesa, stanchi e disgustati. Pensavo che non avesse alcun senso questo combattere, morire e fare foto (...)”.

Dopo la Sicilia, Capa si reca in Normandia e documentando lo sbarco rimane terribilmente scosso, fa continue riflessioni sulla guerra e l’inferno “che gli uomini si sono creati da soli”. Il reportage sul D-day lo incorona fotografo di guerra ma sancisce anche un lungo momento di profondo turbamento emotivo.

Terminata la guerra, nel 1947, fonda insieme a Hernri Cartier Bresson e altri fotografi di calibro mondiale l’agenzia Magnum che diverrà una delle più celebri del mondo.

Passionale e innamorato della vita, non riesce a rimanere sordo al richiamo di ripartire per documentare un altro massacro e nel 1954 parte per l’Indocina con le truppe francesi ma nel tentativo di scattare una foto metterà il piede su una mina e l’esplosione sarà letale.

Oltre alle meravigliose fotografie sarà proiettata la pellicola “The journey”, documentario dedicato ai sopravvissuti dell’Olocausto che testimonia le capacità di cineasta dell'artista. Una carriera, quella cinematografica, che rimase sempre in secondo piano rispetto a quella di fotografo.

Indira Fassioni

 

Amanda Lear, compagna e amante delle più grandi rockstar del nostro tempo, musa e modella per i Roxy Music e per Salvador Dali, ritorna sulle scene con una mostra dei suoi più recenti lavori pittorici.

Una personale che si compone di dipinti su tela, ora paesaggi, ora intimistici ritratti, con colori e sfumature che rimandano ad un mondo onirico e surreale.

Un'occasione per conoscere da vicino la vena artistica di una donna poliedrica, cantante e pittrice, capace di attraversare i decenni restando sempre al centro delle tendenze nazionali e internazionali.

 

Amanda Lear. Visioni

Milano Art Gallery

Via Galeazzo Alessi, 11

Milano

 

1-24 agosto 2013

Ingresso gratuito

Orari: lu 15-19.30; ma-sa 10-13 e 15-19.30; chiuso domenica

 

Per maggiori informazioni:

www.artgallery.it

 

08 SETTEMBRE – 02 OTTOBRE 2013

Inaugurazione DOMENICA 8 SETTEMBRE ore 20,00

                                                                  A cura Dores Sacquegna

Nerospinto Magazine, sempre attento alla società e al suo rapporto con natura e cultura vi invita a partecipare alla mostra "Regeneration.

Il concept di “REGENERATION, a second skin” (Rigenerazione, una seconda pelle), è l’ecologia culturale, quel filone di ricerca delle scienze etnoantropologiche che investiga le relazioni tra gli aspetti socio-culturali dei gruppi umani e l'ambiente nel quale vivono, in stretto rapporto con altre discipline quali ecologia, geografia umana, biologia, archeologia industriale, etc.

Il termine ecologia culturale fu proposta per la prima volta da Julian Steward nel 1955, nel testo “Theory of Culture Change;  The Methodology of Multilinear Evolution”. Nello specifico della mostra vi è lo scambio rigenerativo arte/uomo/natura/ambiente: le opere generate acquistano altra vita con l'immersione nell'organico e nel sociale. Alcuni artisti come Giovanni Lamorgese, pugliese, sono presenti con opere ri-prodotte, con il riuso dei materiali di scarto e oggetti anni’30, avviando una modalità innovativa tra artista e opera, tra spazio e fruitore, favorendo la realizzazione di un'opera partecipata. Il focus principale dell’ecologia culturale è costituito dal processo di adattamento dei gruppi sociali all'ambiente in base alle condizioni (vedi video di Gabriela Francone, “Lo tragico cotidiano) dai vincoli e limiti (Alessandro Passaro “S.T”, Gabriela Morawetz “Almost in the dark”) dalle tecnologie e dalle tecniche produttive, le modificazioni ambientali indotte direttamente o indirettamente (Batuhan Fuat Yuce e Luigi Caiffa).  Tale approccio disciplinare è quindi prioritariamente legato alle concezioni materialistiche della cultura, che viene considerata come il sistema di conoscenze che permette all'uomo di relazionarsi in modo attivo con l'ambiente in modo da rendere possibile la riproduzione bio-sociale. Fa da sfondo a questa concezione della cultura una visione del sistema sociale, mitigato però dal fatto che le conoscenze tecnologiche sono considerate altresì influenti sulle soluzioni socio-culturali che verranno prodotte dall'adattamento all'ambiente (con Keisuke SagiyamaMitsuru Tamatsuka nel video “Yosakoy”) e ai problemi di identità sociale e trasformismo (con i video di Katja A. Witt, Sofi Basseghi, Sije Kingma e le opere pittoriche di Therese Bichon, Marcor, Christine Sajecki.). Dal punto di vista diacronico vengono svolte invece le analisi dell'evoluzione nel tempo degli equilibri ecologici, supportate dalle ricerche etnoarcheologiche nelle opere fotografiche di Massimo Ruiu con “Derive” e nella pittura di Maurizio Muscettola con “Il testimone scomodo”.

ARTISTI IN MOSTRA

SOFI BASSEGHI (Australia), THÉRÈSE BICHON (Francia), LUIGI CAIFFA (Lecce), GABRIELA FRANCONE (Argentina), SIJE KINGMA (The Netherlands), GIOVANNI LAMORGESE (Lecce), MARCOR (Francia), GABRIELA MORAWETZ (Francia), MAURIZIO MUSCETTOLA(Lecce), ALESSANDRO PASSARO (Brindisi), MASSIMO RUIU (Bari), KEISUKE SAGIYAMA &  MITSURU TAMATSUKA (Giappone), CHRISTINE SAJECKI (Usa), BATUHAN FUAT YUCE (Turchia), KATJA A. WITT(Germania).

 

Primo Piano LivinGallery

Viale G. Marconi 4

Lecce, Italy 73100

Tel/fax: 0832.30 40 14

www.primopianogallery.com

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GIORNI E ORARI

dal lunedì al venerdì  dalle ore 11-13/16-19:30

Una serata d'estate, arte sotto le stelle, amore, seduzione e la Donna, epicentro di ogni emozione.

La pittura, la danza, la scultura e la musica diventano strumenti con cui descrivere l'universo femminile in tutte le sue sfaccettature più recondite, per creare un manifesto artistico audace e dai toni sperimentali.

Questo è "Il Tempio dell'Amore", evento organizzato dall'Associazione Culturale Rosaspinto per il 27 giugno, a partire dalle ore 20.30, presso lo Spazio Giulio Romano 8.

Anima del progetto è Mauro Lacqua, stimato pittore e precursore della sperimentazione materica, cantore della donna e del suo mistero più nascosto.

Al centro della mostra vi saranno delle opere dipinte a mano con Grigi Lunari sul retro di vetro, che raffigurano volti femminili estremamente sensuali e naturali. L'installazione sarà anticipata da un'introduzione a cura della critica d'arte Dottoressa Sabrina Leonarda Martello.

Ad arricchire la serata, vi saranno performance ed installazioni di artisti affini a Mauro Lacqua per sensibilità e gusto estetico. Conosciamoli assieme:

Napoleão César , stilista e fine tessitore di emozioni attraverso il ricamo. Crea divine creazioni che avvolgono il corpo umano come abbracci gentili.

Gianluca Sirotti plasma il ferro come se fosse morbida materia sotto le sue mani. Durante l'evento terminerà dal vivo una sua installazione.

Vlaire  presenta la sua nuova linea di lampade da tavolo " VT X-Ray", più che semplici elementi di arredo, degli occhi luminosi sospesi nel vuoto.

Pier Giovanni Bellotto, in collaborazione con Osteoporosys Dance Theatre presenta "Dance Oddity", un espediente con cui indagare le potenzialità del corpo umano, un'indagine sul bisogno intrinseco dell'uomo di danzare.

La colonna sonora della serata sarà a cura di  Tommaso Laganà, a.k.a. Dj WestBanhof, che presenterà una selezione molto personale di sonorità electroswing.

A fare le veci di casa vi sarà la sensualità maliziosa della madrina d'eccezione, Sarah Avolio.

 

Estate, tempo d'amare, tempo di amore.

L'amore vi aspetta il 27 giugno, a partire dalle ore 20.30, presso lo Spazio Giulio Romano 8, nell'omonima via (MM Porta Romana)

 

 www.facebook.com/pages/ROSASPINTO  

 

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Caschetto nero, occhi chiari, una silhouette perfetta ed esibita con consapevolezza, una macchina fotografica fra le mani: sarebbe bastato anche solo il primo indizio per riportarci alla mente una delle icone della fumettistica italiana, Valentina, che ha portato al successo internazionale il proprio autore.

Ma stavolta non è a lei che guardiamo.

 

In occasione dei 10 anni dalla sua scomparsa e a 80 anni dalla sua nascita (15 luglio 1933), Palazzo Reale ospita dal 20 giugno al 15 settembre la prima esposizione dedicata all'opera di Guido Crepax, fumettista, illustratore (di libri, giornali, copertine di dischi), designer pubblicitario, scenografo di teatro, designer per oggetti di largo consumo e creatore di giochi in ambito familiare.

 

Tutta l'opera di Guido Crepax deve molto alla fotografia e al cinema: lo dimostrano la struttura delle sue pagine a fumetti, l'amore per i particolari e lo stile narrativo del suo racconto per immagini. Da qui la scelta di circa 90 tavole originali esposte dalle quali emerge il forte legame del suo lavoro con i due ambiti citati: Valentina, fotografa di moda protagonista di storie raccontate per immagini dove il particolare conta più del generale si alterna ad altre storie a fumetti dal  montaggio quasi cinematografico, segno dell'amore dell'autore per il grande schermo.

 

Oltre trenta sagome a grandezza naturale, scenografie, filmati e particolari installazioni realizzate ad hoc accompagnano il visitatore nel percorso. I disegni originali, la maggior parte dei quali nel classico bianco e nero, saranno inseriti in una speciale quadreria di grandi dimensioni e totem interamente realizzati in cartone riciclabile ed ecocompatibile.

 

Organizzata in 10 sale tematiche, la mostra racconta il background culturale delle opere: il rapporto di Crepax con Milano, teatro di molte avventure di Valentina; la famiglia e la casa; la presenza di citazioni di oggetti che hanno fatto la storia del design italiano e internazionale; lo sguardo attento a moda; costumi e tendenze del suo tempo; i riferimenti a pittori e scultori nelle sue tavole.

 

Emergono anche aspetti poco conosciuti del suo lavoro: il mito di Louise Brooks per la prima volta insieme alle meno note Bianca, Anita, Belinda, Giulietta, fino all'ultima nata, la giovanissima Francesca; i principali romanzi a fumetti di Crepax: da Justine a Casanova, da Dracula a Frankenstein, dal Dottor Jeckyll a Edgar Allan Poe, da Giro di Vite a Il processo di Kafka; la passione per il teatro, con cui Crepax ha occasionalmente collaborato come scenografo insieme all'amore per la musica: dalla classica della tradizione famigliare al jazz,  quasi  colonna sonora del fumetto.

 

Per l'occasione in mostra i primi tre e-book delle storie di Valentina cui farà seguito la realizzazione in digitale di tutta la saga dell'eroina di Crepax.

 

 

Info su orari e costi

 

Lunedì dalle 14.30 alle 19.30

Martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle 9.30 alle 19.30

Giovedì e sabato dalle 9.30 alle 22.30

(Ultimo ingresso mezz'ora prima della chiusura)

 

Ingresso libero

 

 

Palazzo Reale

Piazza Duomo, 12

Milano

Milanese DOC, Gian Paolo Barbieri, nasce in una famiglia di commercianti di tessuti, nel 1938.

La professione dei genitori ispira profondamente Gian Paolo che subisce il fascino delle stoffe preziose, i giochi di colore delle stampe, la seduzione del tocco vellutato di una pezza. Questa esperienza lo porta ad avvicinarsi molto presto al mondo della moda a cui si legherà indissolubilmente come fotografo.

Inizialmente, però, è attratto dal teatro e studia recitazione, poi trova spazio anche in qualche film in veste di attore.

Grazie al cinema Gian Paolo Barbieri entra in contatto con una realtà tutta nuova e particolare: nelle dive americane trova una luce e una seduzione che non vedeva nel panorama italiano e decide quindi di dedicarsi alla fotografia per poter esaltare la bellezza, per farsi strumento di comunicazione del bello.

Inizia così una proficua collaborazione con Vogue e firma le campagne dei più grandi stilisti mondiali: i suoi scatti sono un inno all’eleganza, hanno una patina di arcaico ma allo stesso tempo rifulgono della genialità e della dinamicità dell’arte contemporanea.

Questo lo porta ben presto ad essere annoverato tra i più grandi fotografi del mondo e Stern lo definisce “Uno dei quattordici autori che hanno fatto la storia della fotografia di moda”.

Lo stretto contatto con il mondo del fashion lo porta ad avere spesso a che fare con modelli e modelle e questo è lo spunto per iniziare una serie di lavori che si discosta dall’alta moda e lo avvicina ad un più profondo approccio all’arte.

Il corpo, inteso come rappresentazione della figura umana, diventa il centro del suo pensiero e dei suoi studi. L’avvicinamento alla fotografia di nudo è stato lento, lungo e non senza intoppi. Del resto il corpo umano ha sempre generato in lui emozione e attrazione ma allo stesso tempo il grande rispetto con cui viene considerato lo porta continuamente a domandarsi se le sue creazioni non scadano nel volgare.

Tuttavia la sua concezione di corpo e sesso come “manifestazioni esuberanti della natura” lo portano a pensare che il compito del fotografo sia la celebrazione di questi: il corpo in ogni sua espressione, senza vergogna e senza restrizioni, senza perversioni o esagerazioni, tornando ad un ideale ellenico di bellezza, dove la purezza delle linee e delle proporzioni dominano i ritratti.

Risultano quindi puri e gioiosi i corpi di Barbieri, palpitanti di una nuova vitalità per una ritrovata libertà.

 

In mostra a Milano dal 5 al 20 giugno il ciclo “Dark memories” definita “un inno a questa esuberanza di natura in tutte le sue forme. Senza falsi pudori, senza paure di banalità, giocando con la felicità e l’innocenza di un bambino sopra quella esile linea rossa che non ha mai diviso, con un taglio deciso, l’arte cosiddetta pura da quella inquinata, la poesia dalla volgarità, il sacro dal profano.”

 

Info

Sotheby’s – Palazzo Broggi

Via Broggi 19

Milano

02295001

Dal lunedi al venerdi dalle 10.00 alle 13.00, dalle 14.00 alle 18.00

Gratuita

L’ingresso è sconsigliato ai minori di 14 anni.

 

 

 

La Fondazione Forma per la Fotografia ha inaugurato mercoledì la mostra Paradise del fotografo italo-svedese Joakim Kocjancic, che durerà fino al 23 giugno.

Nelle immagini dell'artista la città di Stoccolma avvolge le figure, con tracce di graffiti, saluti al paesaggio, messaggi da coloro che sono invisibili, catturati dal fotografo che è sia una parte dell'immagine, sia un elemento estraneo a essa, una persona sola che vede oltre la materia e che vuole andare fino in fondo, esplorare l'anima della città e delle persone che la animano.

Paradise offre un tour gratuito nel paese delle meravigliose illusioni, un incontro tra cielo e terra, tra bianco e nero, attraverso fotografie di vita in movimento, tentando di opporre resistenza a ciò che ci distrugge, i poteri e il tempo.

Joakim Kocjancic nasce a Milano nel 1975, dopo aver frequentato l'Accademia di Belle Arti di Firenze e Carrara, si sposta per diverse città europee e consegue un master di fotogiornalismo alla London College of Communication. Nel 2006 si stabilisce a Stoccolma e realizza alcune mostre, trovando la sua ispirazione nella fotografia di strada con riferimenti alla tradizione americana, giapponese e ovviamente al neorealismo italiano. Nel 2009 è membro dell'agenzia fotografica Linkimage ed è stata selezionato due volte al Foto Festival di Roma. Nel 2010 vince in Svezia il premio per la migliore fotografia in bianco e nero.

Dal 29 maggio al 23 giugno Fondazione Forma per la Fotografia Piazza Tito Lucrezia Caro 1 Milano

Info: www.formafoto.it Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 0258118067 0289075419

Openweek 2013 è un'opportunità di entrare in contatto con l'arte  contemporanea e con i più diversi stimoli creativi.

 

Giovedì 23 maggio, alle ore 18, presso la Temporary Gallery di Monza, andrà in scena un’originale kermesse artistica per giovani talenti.

Saranno tre giorni interamente dedicati all'esposizione di dieci opere di giovani artisti emergenti: quadri, sculture, installazioni, fotografie dall'impatto forte e innovativo.

Una mostra che da spazio e rilievo alla florida creatività di studenti di scuole d’arte ed accademie.

 

La galleria, strutturata su tre piani con terrazzi, è uno spazio che si modella intorno alle opere contenute, un ambiente in cui le arti si fondono e la creatività predomina.

 

Per maggiori informazioni: www.streetartpiu.it

 

Temporary Gallery

via A. Pennati, 17

Monza

 

 

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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