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Tra i cortili della vecchia Milano è nato un vero e proprio polo d’eccellenza del food. Si tratta di Milano Food District, che dispone al suo interno di una scuola, un ristorante, una vertical farm e un’agenzia di booking dei migliori talenti nel campo della ristorazione.

Fino al 3 luglio 2015 sarà possibile visitare a Milano la mostra del fotografo Enzo dal Verme “Vous Connaissez Suzy Dupont?”, imperdibile viaggio suddiviso in tre tappe che caratterizzano il percorso fotografico dell'artista, a cura di Francesco Gattuso.

La mostra ospita immagini mai esposte prima, altre poco conosciute, un'anteprima del prossimo progetto ‘Procreatori’ e tutti gli scatti dell’esposizione ‘Ritratti In Silenzio’, recente successo presentato all’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona, dove la chiusura è stata rimandata per l'enorme affluenza di pubblico.

L’immagine che dà il titolo alla mostra è stata scattata a Rio De Janeiro e fa parte di una serie di fotografie realizzate da dal Verme in ogni parte del mondo. Anche quelle scattate a Parigi (per 15 anni seconda casa del fotografo) testimoniano l'enorme passione che l'artista nutre nell'immortalare piccoli dettagli e scene di vita quotidiana. Sono tutte composizioni dall'impostazione enunciativa immediata, così come i ritratti in mostra: un volto e un gesto.

Gli scatti sono stati realizzati puntando l’obiettivo “non sulle forme, ma sulla vita che le anima”. Per Enzo Dal Verme il fotografo e il soggetto del ritratto possono essere completamente diversi oppure la stessa identica cosa, a seconda dei punti di vista. Per questo l'artista ha deciso di adottare un approccio fuori dal comune per riuscire a scoprire tutte le emozioni che il silenzio può regalare, silenzio che si trasforma in mondo interiore e nascosto appartenente ai soggetti fotografati, molto più rilevante della semplice bellezza estetica dell’immagine.

In oltre 15 anni di lavoro Enzo Dal Verme ha ritratto innumerevoli celebrità tra cui Donatella Versace, Laetitia Casta, Marina Abramovic, Bianca Jagger, Wim Wenders; le sue fotografie sono state pubblicate sulle pagine di Vanity Fair, l’Uomo Vogue, The Times e numerose altre riviste. Oggi l'artista si dedica anche a workshop di successo dove concilia la sua immensa professionalità con un percorso di ricerca interiore personale.

INFO:

MOSTRA: “VousConnaissezSuzy Dupont?” di Enzo Dal Verme

DATE: 28 maggio - 3luglio 2015 / vernissage mercoledì 27 maggio ore 19-21 / finissage mercoledì 24 giugno ore 19-21

INDIRIZZO: Guendalina blabla, viale San Michele del Carso 10, 20144 Milano (MM Conciliazione)

ORARI: dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle 13 e dalle 15 alle 18 oppure su appuntamento chiamando i numeri: 02 43511051 - 329/9388286

www.enzodalverme.com

L’Abbraccio del Kenya – locale progress through yoga”, la personale mostra fotografica del fotografo comasco Riccardo Monti che sarà protagonista nel nuovo spazio di design, sede dell'infopoint del Comune di Cernobbio, di fianco a Villa Bernasconi, dal 7 Giugno al 14 Giugno.

La mostra porta in scena il reportage fotografico realizzato da Ricky Monti in Kenya, nella zona intorno a Nairobi, nel mese di Aprile 2015 sul progetto "Africa Yoga Project", una organizzazione no-profit con base a Nairobi, Kenya.

Africa Yoga Project” è un progetto fondato nel 2007 da Paige Elenson, di NY e insegnante yoga, che ha deciso di lasciare il proprio lavoro e la propria città per spostarsi a Nairobi iniziando una nuova vita volta all’insegnamento dello Yoga.

A contatto con gli insegnanti, i membri delle loro famiglie e dei loro amici, il fotografo comasco è riuscito a catturare, con la sua macchina fotografica, istanti della loro vita quotidiana. Ogni immagine racconta e trasmette emozioni. Una ricchezza interiore e una voglia di vivere che solo l’obiettivo di una macchina fotografica riesce a catturare. Raccontare il progresso locale, in Kenya, attraverso i valori dello Yoga.

Cosa hai cercato di immortalare con la tua macchina fotografica? Il mio obiettivo di questo progetto fotografico era di cercare di comprendere prima e condividere poi con le fotografie come lo yoga sta aiutando concretamente la popolazione africana per il recupero psicofisico, la reintegrazione nella società di alcune realtà emarginate e, da non trascurare, la possibilità di offrire un beneficio economico localmente con gli insegnanti e tutto l'indotto creato per la realizzazione di infrastrutture.

Cosa ti è rimasto del tuo viaggio in Kenya? Dopo questo viaggio una parte del mio cuore è rimasta ancora in Kenya perché per me è stata una esperienza veramente unica. Ho vissuto a stretto contatto con la vera realtà di Nairobi cercando di annullare ogni mio pregiudizio e vivere a pieno ogni minuto. I primi giorni passati in Kenya ho ricevuto più abbracci che negli ultimi due anni, ecco da dove nasce il nome del progetto “L'abbraccio del Kenya”, insieme ai sorrisi e alla semplicità di tutte le persone incontrate.

L’avventura di Ricky Monti è un gesto di umanità nei confronti di una popolazione che vive ogni giorno disagi e difficoltà e che attraverso la pratica dello Yoga riesce a trovare un posto nel mondo. Le fotografie di Ricky Monti catturano attimi di intensa felicità, di forza interiore e di un grande spirito di sopravvivenza.

Portano nel mondo la filosofia di “Africa Yoga Project” che, oltre a creare posti di lavoro attraverso l’insegnamento di yoga, cerca di migliorare la vita di chi è coinvolto con notevoli benefici dal punto di vista fisico/mentale e talvolta salvando diverse situazioni molto difficili dovute alla droga o a gravi problemi famigliari. Parte del ricavato della vendita delle fotografie esposte alla mostra sarà devoluto all’organizzazione no – profit “Africa Yoga Project” per lo sviluppo di nuovi progetti in Africa.

Sara Biondi

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Si ispira al mito di Parthenope e verrà presentata giovedì 20 dicembre a palazzo Grifoni a Milano, in Via S. Spirito, 17.

Questa la nuova Capsule Collection dell'artista Fabio Corsì, sculture, creativo e fotografo.

Il nuovo progetto che verrà presentato nello spazio di Mauro Grifoni nasce nel 2013, in seguito alla sponsorizzazione della sua collezione composta da quattro semplice indumenti: una felpa, una tunica, una canotta e una T-shirt, modelli unisex in cui sbizzarrirsi e dare libero sfogo alla propria creatività nella scelta dei materiali e delle confezioni.

Colore Nero, tagli ove e vestibilità unisex, ciò che rende unica questa collezione, pensata e realizzata pensando alla sua passione per il mare, in particolar modo per pesci e sirene, soggetti che ricorrono spesso sui suoi capi, oltre che stampe con barchette origami.

Inoltre, ad accompagnare la nuova collezione, verranno presentati anche altri capi dipinti a mano, vere e proprie opere artistiche, ed esposti sculture ed opere d'arte, tutto dedicato all'ispirazione Parthenope.

Un appuntamento da non perdere, un nuovo talento emergente che presto ci dedicherà un'intervista tutta da scoprire!

Martedì 5 novembre alle ore 18.30 alla Galleria Gomiero di Milano ci sarà l’inaugurazione della mostra dedicata all'ultima produzione fotografica del quarantaquattrenne fotografo brasiliano Renato Pasmanik.

 

Visibile fino al 17 novembre, la prima personale italiana del fotografo,espressamente realizzata in collaborazione con la Galerie Jef di Parigi, porterà il titolo Un Regard Silencieux: una selezione di stampe digitali su carta Hahnemühle  costituiscono il corpus principale di questa serie dedicata alla fotografia di paesaggio, nella quale emerge la sensibilità di Pasmanik nel cogliere alcune delle più affascinanti trame terrestri.

 

Sin dal 1998, Pasmanik ha lavorato per arrivare a costruire immagini di forte impatto poetico, dove si mischiano sogno e realtà, aspirazione e fantasia. Il lavoro di Pasmanik si muove agile al di sotto della nozione del tempo e le sue fotografie sono una testimonianza disarmante dell'immensità della natura che ci sovrasta.

 

Per la prima volta a Milano, Renato Pasmanik ha girato il mondo, fotografando alcuni dei luoghi più affascinanti e impervi della terra: dall'Antartico al Lençois Maranhenses, una regione remota e desertica del Brasile, al Pantanal, una delle zone più umide della terra, fino al continente africano, al quale si è dedicato recentemente.

 

Con l’animo del del viaggiatore istancabile, dell'uomo curioso che affronta, da anni, le difficoltà del territorio solo per ritagliare e catturare scenari mirabili e perdersi in compagnia del suo occhio digitale, il fotografo chiama l'osservatore a una contemplazione costruttiva, piuttosto che meravigliata, come se gli occhi di coloro che guardano le sue fotografie stessero cercando una sorta di purezza originaria, di indagare,  oltre che la sostanza, il "senso" di cui è fatta la nostra terra.

 

Tra gli impegni espositivi recenti dell'artista si segnalano la mostra personale allo spazio 12 Drouot di Parigi dello scorso febbraio, e sempre con la galleria JEF, la partecipazione a Fotofever (Bruxelles, 4/6 ottobre 2013).

 

 

Un Regard Silencieux

Fotografie di Renato Pasmanik

 

Inaugurazione:

05 Novembre 2013, ore 18.30

 

durata della mostra:

06.11 / 17.11. 2013

 

orari:

da lunedì a venerdì: 15.30-19.30

in altri orari su appuntamento

 

sede:

Galleria Gomiero

via Rosolino Pilo, 11

20129 Milano

 

Per informazioni:

Galleria Gomiero

tel. 02.20520250

cell. 345.2803426

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

A Villa Manin (Passariano, Udine) saranno esposte dal 20 ottobre 2013 al 19 gennaio 2014, 180 fotografie del celebre fotografo Robert Capa, una retrospettiva europea organizzata per il centenario della sua nascita.

Endre Ernő Friedmann, questo il suo vero nome, nasce a Budapest nel 1913, ma a causa delle proteste contro un governo di estrema destra è costretto, in età adolescenziale, a migrare verso la Germania. Spostatosi a Berlino con l’intento di divenire un grande scrittore si appassiona invece alla fotografia. A causa delle leggi razziali che si iniziano a diffondere negli anni ’30, Endre è nuovamente obbligato a fuggire dalla Germania essendo di origini ebree. Si trasferisce in Francia dove la sua carriera di fotografo stenta a decollare: cambia nome in Robert Capa e fonda insieme ad altri freelance l’agenzia Magnum Photos.

Grazie al sostegno del gruppo di artisti del quale fa parte si reca in Spagna per documentare l’orrore del regime franchista e della guerra civile: è la svolta decisiva nella sua carriera di fotografo. Nel 1936 a Cordova ritrae un soldato ucciso, questa fotografia diventa famosa in tutto il mondo e, nonostante diatribe circa l’autenticità di questa immagine, diventa simbolo della guerra civile.

Durante la seconda guerra mondiale Capa è in Nord Africa, successivamente viene paracadutato in Sicilia dove scatta moltissime fotografie al seguito di un piccolo esercito americano. A Palermo presenta le sue immagini a Life e continua la sua documentazione delle battaglie interne all'isola: "Era la prima volta che seguivo un attacco dall'inizio alla fine ma fu anche l'occasione per scattare ottime foto. Erano immagini molto semplici. Mostravano quanto noiosa e poco spettacolare fosse in verità la guerra. Il piccolo, bel paesetto di montagna, era completamente in rovina. I tedeschi che lo avevano difeso si erano ritirati durante la notte abbandonando alle loro spalle molti civili italiani, feriti o morti. Ci eravamo distesi per terra nella piccola piazza del paese, di fronte alla chiesa, stanchi e disgustati. Pensavo che non avesse alcun senso questo combattere, morire e fare foto (...)”.

Dopo la Sicilia, Capa si reca in Normandia e documentando lo sbarco rimane terribilmente scosso, fa continue riflessioni sulla guerra e l’inferno “che gli uomini si sono creati da soli”. Il reportage sul D-day lo incorona fotografo di guerra ma sancisce anche un lungo momento di profondo turbamento emotivo.

Terminata la guerra, nel 1947, fonda insieme a Hernri Cartier Bresson e altri fotografi di calibro mondiale l’agenzia Magnum che diverrà una delle più celebri del mondo.

Passionale e innamorato della vita, non riesce a rimanere sordo al richiamo di ripartire per documentare un altro massacro e nel 1954 parte per l’Indocina con le truppe francesi ma nel tentativo di scattare una foto metterà il piede su una mina e l’esplosione sarà letale.

Oltre alle meravigliose fotografie sarà proiettata la pellicola “The journey”, documentario dedicato ai sopravvissuti dell’Olocausto che testimonia le capacità di cineasta dell'artista. Una carriera, quella cinematografica, che rimase sempre in secondo piano rispetto a quella di fotografo.

Indira Fassioni

 

IL “maestro della comunicazione”, il fotografo e  pubblicitario di fama internazionale, il creatore di immagini corporate e campagne pubblicitarie di impatto e successo…

Stiamo parlando di OLIVIERO TOSCANI…che sarà ospite, martedì 8 ottobre presso il Centro Espositivo Lariofiere di Erba, Como, all’anticipo del Tourism Think Tank, la fiera b2b dedicata al turismo.

Oliviero Toscani parlerà di bellezza, di cultura italiana, di valorizzazione del patrimonio del Belpaese…in un incontro formativo dal tema provocatorio. «Perché la Lombardia non è più tra le prime 100 Regioni d’Europa? Ha perso 30 posizioni in un anno. Sicuramente non è colpa del territorio ma di chi la vive».

L’evento, promosso dalla Camera di Commercio di Como, ha l’obiettivo di sensibilizzare gli operatori del turismo e della cultura sul tema della “salvaguardia dei beni dell’Italia”… Salvare il Belpaese e tutte le sue bellezze, i suoi paesaggi, i suoi beni culturali per sviluppare un nuovo turismo.

Oliviero Toscani affronterà un tema importante: quello di un’ottima ed efficace comunicazione per fare cultura. La cultura senza la comunicazione non è turismo. La cultura con la comunicazione è turismo. Il patrimonio Italia necessita di una “comunicazione turistica” e l’incontro formativo con Oliviero Toscani  ha l’obiettivo di fornire strumenti utili per lo sviluppo di una pianificazione strategica nell’ambito del marketing turistico attraverso strumenti di valorizzazione del territorio.

Turismo e comunicazione per la valorizzazione dell’Italia. L’ingresso è libero previa  registrazione sul sito della Camera di Commercio di Como: iscrizionionline.co.camcom.gov.it

I grandi artisti trovano impellente il bisogno di esprimere il loro genio attraverso il mezzo o lo strumento che più si addice alla loro personalità e spesso questa vera e propria necessità regala scatti dettati dall’impeto che sono impagabili, seducenti, veri e propri colpi di fulmine.

Machiel Botman, classe 1955, è un esempio di come a certe persone sia donata la capacità di vedere scorci, espressioni e moti dell’anima che agli altri non è permesso nemmeno di percepire.

La passione per la fotografia infatti emerge fin dai primi anni di vita, a 10 anni, quando il giovane olandese inizia a far pratica con la sua macchina fotografia.

Procedendo come autodidatta, Botman diventa esperto di stampa ma sono le sue immagini a disarmare ed impressionare i grandi della fotografia, come Doisneau, e da qui l’ascesa all’Olimpo degli artisti dell’immagine.

Annoverato come uno dei più grandi “narratori del nostro tempo”, è anche scrittore, Botman predilige la fotografia in bianco e nero, più consona e adatta alla descrizione del fluire del tempo.

Le sue immagini sono un modo per descrivere la vita, nel suo nascere e divenire, speso traggono ispirazione da fatti autobiografici e non mancano i riferimenti a luoghi molto amati dal fotografo.

Botman ama giocare con la luce, non esistono per lui regole fisse in cui imbrigliare un impeto primordiale, cambia profondità di campo, tempo di esposizione, sperimenta in continuazione e giunge alla definizione di uno stile molto personale, impossibile da paragonare o confrontare con qualsiasi altro fotografo.

L’istinto detta il primo scatto che poi viene filtrato da un lavoro del tutto emozionale, quasi privo di ragionamento. Solo dopo l’accettazione del sentimento che ha spinto allo scatto è possibile razionalizzare e guardare con occhio leale alle proprie creazioni

Molto apprezzato dalla critica di tutto il mondo ha ricevuto elogi da esperti del settore che continuano a promuovere e diffondere la sua arte.

Il pensiero espresso da Vince Aletti, scrittore del New Yorker rappresenta perfettamente l’animo creativo e sognatore di questo delicatissimo artista: ''Il fotografo olandese mostra le immagini in bianco e nero (...) in buona parte sembrano immagini colte nel loro fluire – il suo non è un mondo ritrovato, piuttosto è perduto. Le figure sono presenze a volte appena percepite, offuscate o riflesse; i paesaggi sono dissolti o frantumati. Il lavoro è onirico e disorientante. Alcune immagini sono il risultato di diverse esposizioni: una sedia fluttua davanti a una facciata in costruzione, un cavallo bianco è sovrimposto alla vista di una chiesa lontana, sulla collina. Perfino le immagini apparentemente più semplici e dirette possono condurti in un mondo di incertezze.''

Inaugurata ieri, una nuova mostra rende omaggio all'eclettica produzione di Andy Warhol, indiscusso capostipite della Pop Art, ponendosi come evento di rilievo per far conoscere artisti chiave dell'arte contemporanea internazionale e per celebrare l'estro dell'artista newyorkese.

 

Ad affiancare l'esposizione attualmente in corso al Museo del Novecento, troviamo quindi quella allestita all'IFD Gallery Research, curata da Gianluca Ranzi, con il supporto del famoso critico Achille Bonito Oliva, che ospiterà sino all'11 giugno una decina di creazioni firmate dall'artista.

Opere su carta, una tela, 3 stampe su t-shirt permettono di comprendere l'originale e differente approccio dell'autore americano ai diversi materiali di cui si serviva.

Un esempio è la mucca tratta dalla serie di serigrafie Cow (1971), usata da Warhol come carta da parati in moltissime delle sue mostre.

 

Completano il percorso le istantanee di Fabrizio Garghetti, unico fotografo ufficiale della personale che l'artista allestì nel 1987  presso il Palazzo delle Stelline.

 

 

IFD Gallery Research

via Marco Polo, 4

Milano

Difficile definire in una sola parola chi era Gordon Parks. E' stato fotografo, regista (The Learing Tree 1969, Shaft 1971), musicista, poeta e scrittore. Sicuramente fu un narratore in grado di raccontare il mondo tramite le sue foto sulla rivista Life.

Nacque nel Kansas del 1912 dove per lui, un bambino nero, povertà e segregazione erano all'ordine del giorno. Nel 1937 acquistò una macchina fotografica al banco dei pegni e, da autodidatta, imparò a usarla. Dopo un paio di anni di gavetta diventò freelance e cominciò le collaborazioni con importanti testate di moda come Vogue. La fama raggiunta gli consentì di diventare nel 1948 il primo collaboratore afroamericano di Life.

I suoi articoli, accompagnati da fotografie che da sole raccontano meglio delle parole, descrivono le pessime condizioni di vita dei neri d'America in quel periodo. Un bianco e nero che riesce a scavare nelle pieghe (e nelle piaghe) di una società razzista americana che, proprio in quegli anni, cominciava lentamente a cambiare.

Arrivò a narrare le storie dei primi afroamericani che iniziavano a distinguersi all'interno della società, come Muhammed Alì, Malcolm X, Adam Clayton Powell Jr. e Stokely Carmichael. Numerosi furono i riconoscimenti e i premi al suo lavoro, tra questi, nel 1988, la National Medal of Arts statunitense. Una mostra presso la Fondazione Forma per la Fotografia di Milano, a cura di Alessandra Mauro, ne celebra il lavoro e l'impegno.

 

“Those people who want to use a camera should have something in mind, there's something they want to show, something they want to say”. Gordon Parks

 

Una storia americana. Fotografie di Gordon Parks Dal 25 aprile al 23 giugno 2013 Tutti i giorni dalle 10 alle 20 Giovedì dalle 10 alle 22. Chiuso il Lunedì

Costo biglietto: 7.50€

Per informazioni: 02 58118067 www.formafoto.it

 

Fondazione Forma per la Fotografia Piazza Tito Lucrezio Caro, 1 Milano

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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