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Il ristorante gourmet Hostaria, dell’hotel di lusso bergamasco Relais San Lorenzo, inaugura la nuova stagione con una serie di serate in compagnia delle stelle. Quelle della cucina, o meglio del panorama gastronomico europeo. Primo appuntamento, martedì 16 ottobre.

L’estate 2017 è vegan grazie alle bollicine Franciacorta di Quadra in abbinamento al risotto dello chef stellato Leandro Luppi.

Mangiare con le mani, nuovi mix gastronomici incredibili, accostare ad ogni piatto musiche e poesie, rifiutare il ‘quotidianismo mediocrista’ nei piaceri del palato. Sono queste le regole della cucina futurista - lanciate da Marinetti nel 1931 nel suo Manifesto della Cucina Futurista – che oggi Avanguardia a Tavola e Culinaria 2016 rispolverano e ripropongono a Roma il 20 e il 21 febbraio in compagnia degli chef stellati Massimo Bottura, Rubio, Cristina Bowerman, Gianfranco Pascucci, Riccardo Camanini, Paolo Lopriore, Roy Caceres e molti altri.

img_2060 Anche quest’anno “Culinaria, Uno spettacolo di cucina”, l'appuntamento che riunisce nella Capitale il gotha dell’enogastronomia, ha tutte e carte in regola per far parlare di sé. In occasione della sua decima edizione, l’evento organizzato da Francesco Maria Pesce e Fabrizio Darini, ha l’obbiettivo di le stravolgere il classico riproponendo il concetto di “Cibosofia” in cui odore, sapore, colore e forma si fondono in ricette eccentriche, visionarie e all’avanguardia, per portare un nuovo modo di vivere l’esperienza a tavola.

Culinaria-Roma

Ma Culinaria quest'anno è anche solidarietà con l'iniziativa "Culinaria per Leo"che a partire dalla storia di questo bimbo di 7 anni sconfitto da un male devastante, la medulloblastoma, si fa testimonial di una raccolta fondi benefica il cui ricavato sarà devoluto alla ricerca scientifica.

Per scaricare il programma completo della manifestazione   clicca qui

 

- Serena Savardi -

Pubblicato in Food
Giovedì, 19 Novembre 2015 23:00

Vivian Maier. Una fotografa ritrovata

A partire da Giovedì 19 novembre Forma Meravigli ospiterà la mostra Vivian Maier. Una fotografa ritrovata.

Dopo il grande successo dell’esposizione al MAN Museo d'Arte della Provincia di Nuoro, arrivano per la prima volta anche a Milano gli scatti della "Emily Dickinson della fotografia".

La mostra, a cura di Anne Morin e Alessandra Mauro, è realizzata in collaborazione con diCHromA Photography e promossa da Forma Meravigli, un’iniziativa di Fondazione Forma per la Fotografia in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano e Contrasto.

Le vicende umane e professionali di Vivian Maier sembrano la trama ideale di un romanzo esistenziale oppure di una commedia dolceamara (Finding Vivian Maier, infatti, è il titolo di un documentario diretto nel 2013 da John Maloof e Charlie Siskel).

Bambinaia per le famiglie benestanti di New York e Chicago sin dai primi anni Cinquanta, per oltre cinque decadi ha fotografato con la sua Rolleiflex la vita nelle strade delle città in cui è vissuta senza mai far esibire il proprio lavoro. Mai una mostra né una pubblicazione, anzi, per la verità, la maggior parte dei suoi rullini non è stata nemmeno sviluppata.

Il suo archivio è ricchissimo: più di 150mila negativi, una miriade di pellicole, stampe, film in super 8 o 16 millimetri, registrazioni e appunti che la tata “francese” (la madre era originaria delle Alpi provenzali) accumulava nelle stanze in cui si trovava a vivere, custodendo tutto gelosamente.

La scoperta di questo tesoro risale al 2007 quando John Maloof, all’epoca agente immobiliare, acquista durante un’asta parte dell’archivio della bambinaia confiscato per un mancato pagamento.

La mostra presentata da Forma Meravigli raccoglie 120 fotografie in bianco e nero realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta insieme a una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta, oltre ad alcuni filmati in super 8 che suggeriscono come Vivian Maier si avvicinasse ai suoi soggetti.

Perché, infatti, al di là dell'alone di mistero che accompagna la storia personale della "tata Vivian", le sue fotografie ci affascinano tanto? Per la capacità di ritrarre con grazia, discrezione e ironia quello che le si presenta davanti quotidianamente, che fosse strano, insolito, buffo o del tutto banale. La sua curiosità è sempre proiettata, quasi in maniera onnivora, non tanto verso i paesaggi in cui è immersa, quanto verso la massa anonima di persone con cui entra casualmente in contatto per brevi attimi.

Ogni tanto, però, in alcune composizioni, anche lei diviene protagonista della sua opera, rendendosi visibile sulla scena. Sono gli autoritratti della stessa Vivian in pozzanghere, vetrine, finestrini d’auto, specchi, come se non si accontentasse di fotografare la vita ma il suo viaggio in quella vita. Immagini per lo più in bianco e nero potenti, autentiche, che sanno ritrarre persino il suo sguardo deciso, distaccato, enigmatico e a volte malinconico.

Per ammirare tanta bellezza, l'appuntamento è Giovedì 19 Novembre alle 18.30 alla Fondazione Forma per la Fotografia.

 

Vivian Maier. Una fotografa ritrovata Dal 19 Novembre 2015 al 31 Gennaio 2016 Fondazione Forma per la Fotografia Via Meravigli 5 - 20123 Milano Orari: tutti i giorni dalle 11.00 alle 20.00. Giovedì dalle 12 alle 23. Ingresso intero: 8 euro www.formafoto.it Facebook /FondazioneFormaPerLaFotografia

 

 

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Pubblicato in Cultura
Sabato, 01 Agosto 2015 14:04

SHAGGY live al Circolo Magnolia

Per la gioia di tutti i fan del raggae-rap, il 28 luglio 2015 sarà ospite d’onore al Circolo Magnolia di Milano Orville Richard Burre, alias Shaggy.

Mr Lover Lover (che però si pronuncia rigorosamente all’americana: Mr Lova Lova), così soprannominato dal pubblico dopo il suo singolo Bombastic del 1995, ha all’attivo 12 album pubblicati e collabora attivamente con diverse star mondiali, come It wasn’t me ft. RikRok, oppure I Wanna feat. Bob Sinclair e Sahara (Yellow Productions, 2010), solo per citarne un paio.

Shaggy, nome che trae spunto proprio dal personaggio del cartone animato Scooby Doo, è giamaicano naturalizzato statunitense. La sua famiglia si trasferì a New York quando lui aveva soltanto 18 anni e lì decide di iniziare  prendere lezioni di canto.

La passione per la musica lo ha sempre accompagnato, anche durante il periodo in cui si arruolò in Marina, dove, cantando, riesce a far passare i momenti di tensione legati al soggiorno in Arabia Saudita durante la Guerra del Golfo.

La svolta decisiva arriva nel 1993, quando, dopo aver concluso il suo servizio militare l’anno precedente, consacra la sua vita alla musica ed esce con il suo primo singolo Oh Carolina, rifacimento del brano dei Folkes Brothers.

Divenuto un’icona per tutti gli appassionati del raggae-rap, i suoi successi hanno fatto ballare il mondo intero: dal già citato Bombastic, a Hot Shot del 2001, all’irriverente Hey Sexy Lady del 2002, fino ad arrivare alla più recente You Girl ft. Ne-Yo del 2013.

Una carriera ricca di successi e sempre in compagnia della sua amata musica, che nel 2007 lo vede insignito del Order of Distinction, per il contributo all’industria musicale nazionale e internazionale.

L’appuntamento è quindi a Milano, al Circolo Magnolia, per un concerto che farà ballare proprio tutti, dalle 19, orario di apertura delle porte, fino a tarda notte, con l’opening dj set di Vito War e l’aftershow di We Riddim, per un’indimenticabile serata dai colori giallo verdi del paese che il ritmo ce l’ha nel sangue: la Giamaica.

SHAGGY Martedì 28 luglio 2015

Circolo Magnolia – Milano Via Circonvallazione Idroscalo, 41.

PORTE:  H. 19,00 Biglietto: 15€ + d.p.

Prevendite disponibili: http://bit.ly/TicketOne_Shaggy

Per info: www.circolomagnolia.it

 

Pubblicato in Musica
Venerdì, 31 Luglio 2015 15:28

Vivian Maier in mostra a Nuoro

Per la prima volta in Italia, il Museo MAN di Nuoro ospiterà dal 10 luglio al 18 ottobre un’incredibile retrospettiva dedicata a Vivian Maier, una fotografa statunitense, ignota ai più fino a qualche anno fa.

Come per molti artisti celebri, la fama di questa donna è arrivata postuma. Un’enorme quantità di negativi e foto è stata ritrovata, infatti, poco più di dieci anni fa, grazie al lavoro del giornalista americano John Maloof.

Spinto dalla necessità di reperire del materiale fotografico per il suo libro, dedicato alla città di Chicago, il reporter decide di acquistare, ad un’asta, una cassa che lui sapeva appartenere a una donna appassionata di fotografia. Il prezzo non fu per niente alto, circa 380 dollari, e al suo interno trovò decine di rullini e centinaia di negativi di fotografie mai sviluppati.

Così ebbe inizio la ricerca e la straordinaria storia di Vivian Maier andava a comporsi pezzo per pezzo, come se le sue fotografie fossero i pezzi di un puzzle che racconta la sua vita. Una donna con un lavoro qualunque, quello di bambinaia per delle famiglie benestanti, e una passione che non l’abbandonò mai, imprimere su carta dei momenti di vita quotidiana grazie alla sua Rolleiflex e alla sua Leica IIIc.

Oltre mezzo secolo di storia attraversa i suoi scatti, che raccontano la vita di tre delle metropoli più famose del mondo: New York, Chicago e Los Angeles. Un archivio sterminato, che contiene circa 150 mila negativi, pellicole non sviluppate, stampe, film in super 8 o 16 millimetri, registrazioni e appunti.

Un vero e proprio documentario, con tanto di “street photos ante litteram”, cosa che rende la Maier una vera e propria pioniera di  questo genere, quando ancora non esistevano gli smartphone con fotocamera,  selfiestick o i social network su cui pubblicare ogni singolo scatto.

Moltissimi furono anche gli autoritratti, realizzati usando le vetrine dei negozi come autoriflettenti, divenendo così precursore dei nostri tanto amati “selfie”, che ormai accompagnano la nostra vita di tutti i giorni.

120 immagini, scattate tra i primi anni ’50 e la fine degli anni ’60, dieci filmati in super 8 e una serie inedita di provini a contatto compongono questa interessantissima mostra ospitata dal Museo MAN di Nuoro, aprendo uno spiraglio nella vita di questa donna, che, proprio come Emily Dickinson, ha passato la sua vita dedicandosi alla sua arte, senza mai pubblicare nulla.

Un lunghissimo flashback nostalgico, che rivela i segreti della quotidianità delle città più famose del mondo. Un omaggio a questa incredibile artista che ha regalato al mondo storie di un’indimenticabile dolcezza.

Nel 2007, John Maloof ha anche pubblicato il documentario “Alla ricerca di Vivian Maier”, storia di una delle più imponenti collezioni fotografiche del ventesimo secolo.

Museo MAN di Nuoro Via Sebastiano Satta, 27, 08100 Nuoro (NU)

Orari apertura: 10:00-13:00 / 15:00-20:00

Biglietti:

  • Intero: 3,00 euro
  • Ridotto: 2,00 euro (dai 18 ai 25 anni)
  • Gratuito: under 18 e over 65.
  • Gratuito: prima domenica del mese
  • Biglietto unico MAN/TRIBU: 4,00 euro

Website: http://www.museoman.it/

Adele Di Giovanni

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Pubblicato in Cultura
Giovedì, 30 Luglio 2015 12:01

Nan Goldin in mostra a Torino

La Galleria Guido Costa Projects di Torino ospiterà fino al 31 ottobre 2015 un’incredibile retrospettiva dedicata al lavoro di Nan Goldin, una delle più grandi fotografe donne universalmente note.

L’identità di una persona è qualcosa di strettamente connesso alla sua vita personale, alle esperienze che hanno segnato la sua storia, ai drammi subiti e al modo che ognuno di noi trova di sopravvivere al mondo e Nan Golgin è una che di storie da raccontare ne ha parecchie.

Artista statunitense, fotografa contemporanea per la precisione, nasce nel 1953 e passa la sua adolescenza a Boston, dove si forma alla School of The Museum of Fine Arts. Fin da subito capisce che non esiste alcuna distinzione tra vita e arte, poiché l’una diventa necessaria per la completa realizzazione dell’altra.

La sua fotografia nasce quindi come un vero e proprio diario quotidiano in pubblico e questa tipologia di rappresentazione del mondo l’accompagnerà tutta la vita. Verso la fine degli anni ’70, al Mudd Club diNew York, la Goldin inizia a esporre le sue opere, accompagnate da una colonna sonora punk, Ballad of Sexual Dependency, e la sua arte inizia sempre più a definire i contorni di quella figura che diverrà poi una delle icone delle fotografia contemporanea.

Considerata una dei Five of Boston, il suo stile è paragonabile a quello di Terry Richardson o Wolfang Tillmans e riesce a far emergere il lato più nascosto e trasgressivo della città di New York. Sceglie di esporre se stessa tanto quanto i suoi amici come parte di un ricordo vivo e tangibile, come si evince nel celebre “Autoritratto un mese dopo essere stata picchiata”, che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni.

Gli anni ’80, si sa, negli Stati Uniti sono stati un periodo scottante, sia per quanto riguarda le contestazioni giovanili, che segnarono a pieno la “generazione difficile” dell’artista, ma anche per la diffusione inarrestabile dell’AIDS che portò Nan Goldin a realizzare il profondo potere della fotografia, legato alla capacità di mostrare il cambiamento delle persone, ma anche al doloroso ricordo di tutti coloro che aveva perso. Tuttavia, questo non le impedisce di organizzare nel 1989 la prima grande mostra fotografica sull’AIDS del mondo.

La storia di una donna che ha saputo fare della sua vita una vera e propria arte, che ha vinto la scommessa con la discriminazione di genere, facendo volare il suo nome sulle vette più alte della fotografia mondiale.

La mostra di Torino raccoglie moltissime delle sue opere, partendo dai primi anni della sua vita artistica, fino ad arrivare alle foto scattate nel corso degli ultimi 30 anni. Molte immagini sono inedite e la scelta dei soggetti è strettamente legata al suo modo di vivere.

“Le sue immagini sono lo specchio di se stessa e del mondo in cui ha vissuto”, afferma la giornalista americana Lily Tillman, uno sguardo interiore che ha dato vita a un vero e proprio genere artistico, diventato un’icona per tutti gli amanti della fotografia, ma anche soltanto per chi abbia voglia di osservare il mondo con gli occhi di una persona diversa da sé.

nan goldin / nan goldin

2 luglio 2015 – 24 ottobre 2015 la galleria resterà chiusa dall’1 al 31 agosto

Guido Costa Projects – Via Mazzini 24, Torino

Orari di apertura: dal lunedì al sabato, dalle 15.00 alle 19.00

Per info: http://www.guidocostaprojects.com/

Adele Di Giovanni

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Pubblicato in Cultura

Torna il secondo appuntamento con l’arte del Mint Cafe, la caffetteria milanese situata in viale Bligny 15, zona universitaria vicino a porta Romana. Questa volta il protagonista è il giovane fotografo Francesco Zigliotto, che omaggia la città di Milano con scatti in bianco e nero.

La mostra “Milano, ricordi dal presente” inaugura sabato 23 Maggio alle 18,00 e sarà visitabile fino al 23 Giugno 2015.

Nato a Vicenza nel 1988, Francesco Zigliotto ha seguito le orme del padre fin dal 2009, diventando un fotografo professionista. Dopo un anno trascorso a lavorare nello studio di famiglia, si è trasferito a Milano e poi a New York, dove ha iniziato la sua carriera nel campo della moda.

Ha collaborato e lavorato come assistente per artisti di fama internazionale come Mario Testino, Steven Klein, Bob Seliger, Inez Van Lamsweerde e Vinoodh Matadin, Andreas H. Bitesnich, Wayne Maser, Richard Phibbs, Pierpaolo Ferrari e molti altri. Ha collaborato con Vogue America, Vogue Italia, Elle, Numero’, Vanity Fair, Dazed, Marieclair e Icon. Attualmente, vive e lavora fra Milano e New York.

Che vogliate prendere un caffè di passaggio, fare uno spuntino o una pausa pranzo buona e salutare, da Mint Cafe troverete un’atmosfera intima e accogliente, che richiama le ambientazioni nordiche. Adeguandosi agli standard internazionali, il locale propone la formula all day long, aperto dalla mattina fino alla sera, offrendo ricche colazioni e piatti deliziosi e leggeri per pranzo, attenti alle esigenze di vegetariani e vegani. Punto di forza del concept è garantire la qualità del cibo e un gusto genuino dei sapori autentici, freschi e stagionali, in un’atmosfera dal design naturale ed ecosostenibile. Facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, Mint Cafe mette a disposizione di tutta la clientela il collegamento gratuito alla rete wireless e il servizio take away.

 

“Milano, ricordi dal presente” mostra fotografica di Francesco Zigliotto Inaugurazione sabato 23 maggio h 18,00 In mostra fino al 23 giugno 2015

Mint Cafe Viale Bligny 15, 20136 Milano 02 89059930 www.mintcafe.it www.facebook.com/mintcafemilano Aperto dal lunedì al sabato, dalle 7 alle 21

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Pubblicato in Cultura

Stasera, venerdì 13 marzo, la grande serata Voyage è pronta a farvi ballare al Tunnel di Milano.  Alla console ci sarà il protagonista della scena dance newyorkese Tim Sweeney e ad aprire la serata il Voyage Resident Antonio D'Amato.

Tim Sweeney è il conduttore di Beats In Space, uno degli show radiofonici più seguiti dove si detta legge in fatto di musica che ascolteremo nei migliori club. Il suo gusto, la sua abilità e la sua capacità di far ballare il suo pubblico l'hanno portato a pubblicare "Beats In Space 15th Anniversary", un doppio cd con tracce inedite e classici del passato. A tenere alto il nome dei dj milanesi, Antonio D'Amato, che dopo essersi diplomato a pieni voti nella scuola dei club di Ibiza, fa scuotere da più di dieci anni le pareti dei più noti locali milanesi con il suo sound.

Siate pronti, stasera Voyage vi farà prendere il diretto Milano - New York.

TUNNEL - Via Sammartini 30 Apertura Porte h. 23,00 Ingresso ridotto euro 13.00 in lista entro 1.30 Ingresso intero euro 15.00 non lista e dopo 1.30

Contatti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. | +39 331 809 9952

 

Pubblicato in Nigthlife

Delirious New York, in scena al Teatro Litta dal 12 al 15 febbraio, è un omaggio a uno dei più influenti testi di architettura contemporanea, scritto dall'architetto Rem Koolhaas e messo in scena dalla compagnia OHT, compagnia che da sempre si muove al confine dei linguaggi tra arti performative, installazione e design. Un vero manifesto retroattivo di Manhattan, con un singolare punto di vista: Koolhaas sosteneva infatti che la griglia architettonica della città non andasse analizzata studiando i palazzi che la compongono, ma indagando la psicologia di chi li ha costruiti. Troviamo così in scena quattro persone, che, a prescindere dalla lingua che parlano, non riescono a comunicare tra di loro, e tuttavia continuano a parlare e a raccontarsi. Forse questo soprassedere all'incomunicabilità è una metafora del loro desiderio di identità.

OHT – Office for a Human Theatre Fondata nel 2008 dopo la vittoria di Nuove Sensibilità, premio nazionale per giovani registi al Napoli Teatro Festival Italia, OHT ha collaborato con istituzioni prestigiose tra cui la Josef and Anni Albers Foundation (USA), la Whitechapel Gallery di Londra, l’Istituto Italiano di Cultura di Vienna, il MAXXI di Roma, il Museo MADRE e il Teatro Pubblico Campano, Palazzo Grassi a Venezia e il MART Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. I progetti di OHT sono un’investigazione sulla realtà e la sua rappresentazione, e sono stati portati sia in spazi teatrali che museali partendo dalla convinzione che la relazione fra le arti performative e visive ruoti attorno al coinvolgimento del pubblico piuttosto che nell’infiltrazione fra i diversi generi.

 

DELIRIOUS NEW YORK

Sala La Cavallerizza - Repliche: da giovedì a sabato ore 21:00 - domenica ore 17:00

Biglietti: intero €10, under 25 e over 60 €8 - Abbonamento: APACHE 6 spettacoli €40

BIGLIETTERIA C.so Magenta 24, Milano

ritiro biglietti lunedì/sabato – 18:00/20:00

informazioni e prenotazioni telefoniche lunedì a sabato – 15:00/19:30 - 02.86.45.45.45 - prenotazione mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

- prevendita online biglietti e abbonamenti sono acquistabili sul sito e nei punti vendita Vivaticket

 

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Pubblicato in Cultura
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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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