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Si è soliti dire che talvolta un’immagine o un gesto o un’espressione valgono come o più di mille parole: la vox populi è portatrice di verità difficili da confutare e anche in questo caso si può tranquillamente affermare che le fotografie di Lewis Hine racchiudono le storie di un’intera epoca attraverso sguardi, vestiti sporchi e sudore.

Sono i primi anni del ‘900, gli Stati Uniti sono in una profonda crisi economica e la forza lavoro deve essere sfruttata ad ogni livello: uomini, donne, persino i bambini vengono coinvolti nel lavoro in fabbrica, nei campi, nei cantieri.

Una nazione che cerca di emergere, di diventare grande, meta di tanti disperati che sbarcano a Ellis Island, con una valigia di cartone e tante, tantissime speranze di una vita migliore.

Il lavoro non manca e la fame è un buon pretesto per rimboccarsi le maniche: lo fanno tutti, ognuno da il suo contributo, i mattoni vengono pazientemente messi uno sull’altro per costruire quella che sarà la New York che conosciamo oggi.

In questo formicaio si muove Lewis Hine, sociologo e fotografo professionista: attraverso la macchina fotografica riesce a carpire meglio le dinamiche umane sottese al momento storico.

I bambini che urlano per vendere un giornale, che stanno su uno sgabellino per essere abbastanza alti per cucire con le macchine industriali, uomini senza imbrago che consumano un pasto su una trave sospesa.

E così Lewis Hine unendo le sue conoscenze di sociologia ad una spiccata sensibilità artistica realizza l’affresco di una società in divenire, con le sue gioie, le sue contraddizioni e la sua crudezza.

Tra campi di cotone e fumose sale attrezzi si consuma il dramma umano, lo spettacolo del sopravvivere, e Hine è sempre pronto ad immortalare l’attimo emblematico, un vero tesoro che rende giustizia ad un’epoca di depressione e sofferenza, a cui l’uomo strenuamente non si arrende.

 

Per la prima volta Lewis Hine approda a Milano, al Centro Culturale di Milano dal 20 novembre al 2 febbraio 2014. Provenienti dalla Collezione Rosenblum di New York, i sessanta vintage firmati da Lewis Hine (1874-1940) offrono al pubblico l’occasione di cogliere un grande affresco dell’America d’inizio Novecento. Dai celebri operai dell’Empire State Building agli immigrati di Ellis Island, dal reportage di Pittsbourgh al lavoro minorile in Pennsylvania, North Carolina e Virginia.

L’evento espositivo, ideato e fortemente voluto dal direttore del CMC Camillo Fornasieri, è curato da Admira. Kyle R. Scott, Console Generale degli Stati Uniti, interverrà il giorno dell’inaugurazione.

La mostra è aperta dal 21 novembre al 2 febbraio con i seguenti orari: lun.-ven. ore 10-13 e 15-18; sab. e dom. ore 16-20.

Mercoledì 27 novembre (ore 21, Palazzo dell’Informazione) sarà proiettato il film “L’America di Lewis Hine (60’ USA 1984)”. Il film è in versione originale con sottotitoli in italiano. Ingresso gratuito (occorre prenotarsi sul sito www.centroculturaledimilano.it o tel. 02.86.45.51.62)

 

Per il regista più newyorkese di tutti i tempi essere apprezzato e amato nella propria terra di origine non è mai stato difficile, anzi. E la sua ultima pellicola conferma appieno questo successo.

Allen che negli ultimi anni si è lasciato affascinare da Londra, Parigi, Roma e Barcellona, sperimentano un nuovo modo di fare cinema nelle metropoli europee più famose, con il suo nuovo film ritorna alle origini e gira l’intera pellicola negli Stati Uniti.

Blue Jasmine è un prodotto americano nel senso più ampio del termine. Lunghe panoramiche su grattacieli e su strade a quattro corsie, location glamour e frequentate da donne borghesi e benestanti, case da rivista patinata e coppie di sposi all’apparenza impeccabili.

Il regista, però, è proprio su questo che gioca e che costruisce la trama del suo racconto in immagini. Un matrimonio dall’aspetto perfetto in cui una moglie bella e sofisticata passa le sue giornate a preoccuparsi di cose futili e a sfoggiare il suo status e le sue buone maniere fino a che non comprende di essere sposata in realtà con un truffatore e che il suo piccolo mondo moderno è poco più che una farsa che gli si sta sgretolando sotto gli occhi.

Allora la bella ed elegante Jasmine decide di lasciare New York, il suo prestigioso appartamento cittadino, chiedere il divorzio e raggiungere la sorella a San Francisco, in un modesto e affatto grande appartamento. Sembrerebbe apparentemente una vera rivoluzione di vita.

E invece Jasmine è troppo ancorata alle sue abitudini, al suo modo di vivere e di relazionarsi con gli altri e al suo aplomb connaturato e non cede né concede.

Inveisce contro il fidanzato della sorella, che considera un perdente, contro il suo ex marito che odia quasi visceralmente, contro le abitudini che vigono a San Francisco e contro la sua stessa sorella colpevole di non essere abbastanza ambiziosa o glamour per gli standard colti ed eleganti che continua a mantenere Jasmine.

In realtà la bella e sofisticata donna newyorkese è annebbiata da psicofarmaci e antidepressivi e non riesce neppure a badare bene a se stessa, per cui la sorella si fa in quattro per cercarle una occupazione e sollevarla dallo stato di torpore, indolenza e farneticazione.

Jasmine così trova lavoro in uno studio dentistico ma anche qui le cose non sembrano andare per il verso giusto fino al finale tutto alleniano che gli spettatori non mancheranno di apprezzare.

Commedia pura e da intrattenimento assoluto Blue Jasmine ha sbancato il botteghino delle sale americane confermando Woody Allen autore amatissimo e il cinema made in USA apprezzato e tanto dai suoi spettatori. La protagonista della pellicola è Cate Blanchett, e a mio avviso non poteva essere nessun altra. Bella, bionda, sofisticata e credibile nel ruolo della snob newyorkese anche se lei americana non è. Ma le grande prove artistiche sono anche queste.

 

 

Tre storie, tre metropoli famose, amori e conflitti in corso per raccontare il modo di vivere di persone del tutto differenti tra loro ma accomunate da conflitti interiori e scelte di vita simili.

Probabilmente condizionato dalle vite parallele di Plutarco, Haggis firma a suo modo un altro lavoro sui sentimenti e sul romanticismo. Solo che questa volta decide di infilarci l’elemento novità del lato più oscuro che accompagna i protagonisti della sua pellicola.

Presentato lo scoro settembre, in anteprima, al Festival del Cinema di Toronto Third Person non ha mancato di stupire gli spettatori e di convincere più di un critico per la capacità straordinaria del regista di muoversi tra soggetti diversi e in location distanti tra loro.

Le storie di Third Person si svolgono a New York, a Parigi e a Roma. Nella pellicola francese, viene presentato agli spettatori un triangolo amoroso complicato ma decisamente originale, nella metropoli americana, la storia ruota attorno a una donna che cerca di riottenere la custodia di suo figlio, dopo che è stata accusata di aver tentato di ucciderlo. La sua tenacia e i suoi sforzi per dimostrare la propria innocenza sono raccontati in maniera intensa e coinvolgente, tanto da risultate quasi impossibile allo spettatore non identificarsi con il suo dramma.  A Roma, invece, la trama si fa più complicata e dal vago sapore della spy story. Un uomo d'affari americano si innamora di una donna italiana e cercare di aiutarla in ogni modo a liberare sua figlia, rapita da un boss locale.

Third Person è quel genere di pellicola che io amo definire trasversale, che può colpire in egual modo la sensibilità femminile e lo scetticismo maschile. Un film da andare a guardare appositamente in coppia e che lascia spazio a ogni ulteriore confronto.

Bellissima la fotografia di Gianfilippo Corticelli che regala stralci di Parigi e New York da lasciare senza fiato. Il direttore della fotografia, però, non il solo italiano a lavorare a questa pellicola che si avvale anche di Dimitri Capuani e Luca Tranchino come Art Director, di Dario Marinelli come compositore della colonna sonora originale e delle scenografie di Raffaella Giovanetti.

Se a questo aggiungiamo una piccola parte nel film di Riccardo Scamarcio possiamo ritenerci davvero soddisfatti. Anche gli autori stranieri amano parlare italiano sul set cinematografico.

 

 

 

 NEW YORK – Va all’asta da Sotheby’s a New York mercoledì 13 novembre “Silver Car Crash “(Double Disaster) di Andy Warhol.

L’ opera, facente parte della serie “Death ad Disaster” , stimata oltre i 60 milioni di dollari, è una delle quattro tele, nella versione argento, firmata dal genio della Pop Art. Le altre tre sono custodite al Moma di New York,al Kunstmuseum di Basilea e al Moderner Kunst Stiffung Ludwing di Vienna. L’opera, datata 1963,  ha una fitta rete di “passaggi”famosi. Apparteneva a Gian Enzo Sperone e a Charles Saatchi, Nel 72 era nella mostra di Gunther Sachs ad Amburgo.

 

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Ebbene si, ci hanno stupito tutti i designer ognuno a modo suo. Le settimane della moda si sono appena concluse, New York, Londra, Milano e in ultima Parigi, dando uno scorcio di quello che sarà la primavera 2014, nella moda ma forse non solo. C'era aria di ripresa, finalmente, un respiro e una decisione verso un mood più ricco e opulento: tessuti dorati, paillettes, ricami in oro, decori sontuosi. Anche su semplici felpe, su borse, accessori, il dettaglio fa da padrone. Così vediamo Dolce e Gabbana tutto in oro, Armani in ricerca di tessuti prestigiosi, Valentino con decori in stile greco, ma anche i designer cosiddetti emergenti ci parlano di una moda che bada al dettaglio, al rinnovato, al costoso ma di valore e si è visto ai saloni milanesi di White e Super. Anna Wintour, direttrice di Vogue America insieme ad altre puntano l'attenzione come non mai sul nuovo con iniziative importanti sponsorizzate dalla rivista e tutte dedicate agli stilisti emergenti. Non sarà sicuramente un caso che a chiudere tutte le sfilate é stato un marchio come Hermes, che rappresenta l'idea di brand con un passato importante ma che é riuscito a rinnovarsi nel tempo e continua a farlo ancora oggi, e che rappresenta per eccellenza il lusso del fashion.

Al Circolo Magnolia va di scena il jazz.

E va di scena lo ska.

E anche il reggae.

Tutto in una sera?

Tutto in una sera.

Potere dei New York Ska Jazz Ensemble che mercoledì 17 luglio saranno a Milano per un imperdibile concerto e che sin dai loro esordi nel lontano 1994 fanno della miscela di generi diversi il proprio tratto distintivo.

La band, nata come side-project dei The Toasters e che nel tempo ha arruolato anche membri degli Scofflaws e degli Skatalites, si diverte a giocare con la musica e lo fa esplorando suoni che provengono dalle estrazioni più disparate, dal jazz alla dance hall, passando per lo ska, il reggae e il rock steady.

Progetto multiculturale ed ambizioso quello dei NYSJE, originari di New York e capitanati da Fred “Rocksteady” Reiter, che in tutti i loro album non si dimenticano mai di inserire  cover di pezzi classici del jazz rivedute e corrette alla luce della lezione bluebeat e di affiancarli a brani dal sapore tropicale.

Se avete voglia di ballare non potete mancare.

Conclude la serata Vito War (Rock Steady Version) ed il suo dj set.

 

 

 

 

Mercoledì 17 Luglio

NEW YORK SKA JAZZ ENSEMBLE (live) VITO WAR [RockSteady Version] (dj set)

 

 

Circolo Magnolia

Via Circonvallazione Idroscalo, 41

20090 - Segrate (MI)

Ingresso: 10,00 euro

Apertura cancelli: ore 19.00

Inizio spettacoli: ore 22.30

 

 

 

 

A Nerospinto piace la poesia.

E piace molto anche la musica.

E chi è la più grande poetessa della musica rock di tutti i tempi?

Patti Smith. Senza ombra di dubbio.

Se siete a Milano il 25 luglio è severamente vietato perdersi il concerto della Sacerdotessa Maudit  classe ’46 che sbarcherà al Carroponte per un’imperdibile concerto che porta il titolo del suo album d’esordio, Horses a detta di tutti uno fra i migliori album della storia del rock.

Ne sono passati di anni da quel lontano 1975 ma la cantante statunitense non sembra sentire il peso degli anni che passano.

Una chiacchieratissima relazione con il fotografo Robert Mapplethorpe , esibizioni nello storico CBGB's di New York solo per citare una piccola parte del curriculum di questa raffinatissima artista.

Patricia Lee conquista da subito la critica con il suo rock intelligente ed innovativo.

E conquista subito anche il pubblico con brani che hanno segnato un’epoca, come Because the Night, scritta per lei da Bruce Springsteen.

Personaggi illustri della scena musicale internazionale, Micheal Stipe e Morrissey tra gli altri, affermano di essere grati alla poetessa del rock, unica ed inesauribile fonte di ispirazione per tutti loro.

E allora non prendete impegni.

E se li avete già presi, cancellateli.

La sacerdotessa è in città, vietato mancare.

Inizio concerto ore 21.30.

Biglietti 25 euro.

Carroponte, via Granelli 1, 20099, Sesto San Giovanni (MI)

 

È morto un artista della fotografia degli anni sessanta, doveva la sua fama a un servizio di più di 2500 fotografie che scattò a Marilyn Monroe prima della sua sfortunata fine.

Ci ha lasciato martedì 25 giugno all’età di 83 anni nella sua amata New York Bert Stern il fotografo che svelò al mondo il vero volto di una delle dive più misteriose e famose della storia, Marilyn Monroe.

Dopo questo servizio la sua fama crebbe incredibilmente ma la verità è che Bert Stern è sempre stato un grande artista impegnato in un percorso di innovazione della fotografia commerciale, di pubblicità e moda.

Abbandona la vita nella stessa città che lo ha visto nascere il 3 ottobre 1929 e crescere a fianco del padre anch’esso fotografo: ritrattista di bambini insegnò a suo figlio a cogliere le sfumature degli occhi per poi svelare la vera essenza delle persone, scartare l’involucro esterno per andare a colpire l’animo più profondo e recondito.

Dopo aver lavorato in alcuni giornali di moda Stern conosce Stanley Kubrick con il quale instaura un’intensa amicizia: è proprio a Stern che il grande regista affida il compito di creare la locandina del film Lolita del 1962, la ragazza che guarda maliziosa dietro gli occhiali di acetato a forma di cuore è proprio uno scatto di Stern.

La sua carriera proseguì intensa e brillante, apportando enormi innovazioni nel mondo della pubblicità, prima fra tutte la campagna visual per la vodka Smirnoff ritenuta e definita rivoluzionaria per la sua disarmante semplicità.

Tuttavia la sua fama è indissolubilmente legata al nome di Marilyn Monroe e alle foto scattate poco prima della scomparsa della diva americana.

Sei settimane prima della sua morte infatti Vogue commissionò un servizio a Stern che chiusosi nel Bel Air Hotel di Los Angeles con Marilyn confezionò un autentico catalogo delle espressioni e pose di Marilyn, considerato il servizio più naturale e autentico della attrice e cantante icona di un’epoca.

Anni dopo Stern concesse un’intervista circa quei giorni e parlò della sua modella, della fantastica esperienza che ebbe con lei: «Era così bella a quel tempo. Non le dissi “posa nuda”. Avvenne tutto spontaneamente, come se ti togliessi un vestito alla volta. Lei si mise a pensare per un momento. Io dissi qualcosa e la posa finale venne da sé».

Le foto furono poi raccolte in un libro pubblicato nel 1992 dal titolo “Marilyn Monroe: the complete last setting”.

 

 

Nerospinto vi invita a trascorrere due serate in compagnia del visual theatre europeo più sperimentale.

Il 26 e il 27 giugno torna infatti l'annuale appuntamento con il Giardino delle Esperidi Festival (giunto alla nona edizione), ospitato per l'occasione in due prestigiose location ad Olgiate Molgora, nel cuore della Brianza, dal 20 al 30 giugno.

Il Festival si inserisce nel nutrito programma culturale di Bis! Brianza in scena,che come ogni estate accende i borghi e i sentieri più belli della zona, avvicinando il pubblico alle arti più ricercate, con delle prime nazionali.

Il 26 e il 27  giugno la Casa Gola accoglie  I am your Bunny, indagine autobiografica ad opera di Petr Nikl, uno dei più noti artisti visivi della Repubblica Ceca ispiratosi, per l'occasione, ai giocattoli costruiti dalla madre  Libuše Niklová, prima artista ceca ad essere esposta  al MOMA di New York.

Nelle medesime serate, la Sala Civica ospita invece Ett Drömspel (il sogno), una performance di visual theatre ad opera della compagnia Viirus, che riprende il lavoro di August Strindberg in chiave 2.0. L'opera indaga circa il mondo dei sogni, la loco natura sfocata, quasi siano visioni lontane o ricordi di vite passate.

Due opere per due serata di grande teatro, due location affascinanti, due notti d'estate da vivere per lasciarsi ispirare dalle emozioni che solo il palcoscenico sa regalare.

 

I am your bunny

Olgiate Molgora, Casa Gola

Mercoledi 26 e Giovedi 27 giugno, ore 21.30

prima nazionale

durata 1h,15 min

 

Ett Drömspel (il sogno)

Olgiate Molgora, Sala Civica

Mercoledi 26 e Giovedi 27 giugno, ore 21.00

prima nazionale

durata 1h,15 min

 

Per maggiori informazioni:

Scarlattine Teatro- Campsirago Residenza

+39 039 9276070

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.scarlattineteatro.it

 

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"L’amore è un bellissimo fiore, ma bisogna avere il coraggio di coglierlo sull’orlo di un precipizio" - Stendhal

 

Gratitudine, devozione, purezza, fedeltà possono rivelarsi sentimenti molto difficili da comunicare esplicitamente, per questo spesso  ci si affida ad una lettera, ad un messaggio cifrato, ad ambigui giri di parole.

 

Uno strumento su tutti, però, si rivela più che mai efficace, ed elegante al tempo stesso, per trasmettere emozioni e stati d’animo che non sapremmo far trapelare altrimenti: il linguaggio dei fiori.

Fiori ed allestimenti floreali venivano, ad esempio, impiegati nell’epoca vittoriana per esprimere pulsioni e passioni che non potevano essere pronunciate, assumevano significati simbolici nel Medioevo  o attribuzioni morali nel Rinascimento.

 

Conosciuto anche come florigrafia, è con l'Ottocento che il linguaggio dei fiori assunse il massimo sviluppo, tanto che si diffuse un'editoria specializzata nella stampa dei flower books, illustrati con incisioni e litografie.

Anche se oggi è quasi del tutto dimenticato, le rose rosse implicano ancora passione, i girasoli rispetto ed i tulipani riguardo.

Per questo c’è chi attorno alla poetica del fiore e ai suoi innumerevoli impieghi ha costruito una carriera ammirevole, chi, lavorando con la bellezza del fiore, è riuscito a trasmettere agli altri un messaggio d’eleganza per niente banale.

 

E’ il caso di Antonio Scaburri, fiorista, allestitore e flower designer nato a Monasterolo del Castello, sempre in viaggio tra l’Italia e Parigi.

L’ho incontrato a Milano, nei pressi della sua base operativa cittadina, il Mint Market (concept store di Via Casati), per saperne di più, tra una tazza di the verde e un salto nei ricordi, del suo mondo fatto di fiabe e natura.

Rassicurante nell’aspetto e pacato nei modi, Antonio è cresciuto osservando il lavoro del padre giardiniere prima e perfezionando tecnica ed esperienza a New York dopo, al The Flower per l’esattezza, uno dei più importanti flowershop di Soho.

Oggi è un professionista continuamente in bilico tra fragilità e coraggio, tra forza e dolcezza, che traspaiono chiaramente da tutti i suoi lavori.

 

La contaminazione, tanto nella vita quanto nel lavoro, è il segreto del suo successo. Alternare infatti sentimenti forti a momenti di vulnerabilità potrebbe sembrare incoerente e contraddittorio, quando è invece sintomo di autenticità. Ugualmente accostare piante esotiche e pregiate ad erbe aromatiche, arbusti o fiori artificiali persino non è peccato, quanto piuttosto armoniosa alchimia di oggetti distanti, ma non per questo avversari.

Elementi caratterizzanti sono per lui il bosco, come ideale natura in cui rifugiarsi, la dahlia, fiore d’orto legato ad un ricordo d’infanzia, e la fiaba, come fonte d’incessante ispirazione.

 

Collezionare fiabe è molto più che un semplice vezzo per Antonio che, nel variopinto giardino dell’immaginazione, trova terreno fertile per dar sfogo alla propria creatività. In barba a chi ne fa tutta una questione di melensi ed evitabili sentimentalismi, Antonio ci insegna quanto virile ed affascinante possa essere una favola scritta con il linguaggio dei fiori.

Colori e profumi sono il suo inchiostro, gli allestimenti imbastiti a mano le storie fantastiche che ci racconta.

 

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Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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