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"Urlo Gigante" è il primo album solista di Giovanni Gulino|||

Torna sulle scene l'inconfondibile voce dei Marta Sui Tubi con il suo primo lavoro solista "Urlo Gigante", preceduto dai singoli "Un Grammo Di Cielo" e "Bambi"

Giovanni Gulino è un cantautore raffinato e pronto a nuove sfide: il cantante dei Marta Sui Tubi si mette in gioco, senza mai perdere i suoi punti cardine e le sue caratteristiche che l'hanno reso unico negli anni, e pubblica il suo primo album solista "Urlo Gigante", in uscita a Marzo per Woodworm/Universal.

Il disco, prodotto da Fabio Gargiulo, racchiude quello che è il percorso dell'artista siciliano, prendendo spunto dal suo percorso con i Marta Sui Tubi, con cui ha condiviso ben quindici anni di carriera. Anche i featuring sono di grande interesse: presente Veronica Lucchesi, voce de La Rappresentante di Lista, nel brano "Lasciarsi insieme" e gli archi di Davide Rossi, che ha lavorato in passato con nomi del calibro di Coldplay e U2.

"Urlo Gigante" è un lavoro che scava all'interno dell'animo dell'uomo, in particolare del cantautore Gulino: il suo rapportarsi con i molteplici aspetti della vita e il affrontare diverse responsabilità, quello di diventare padre, di essere un buon compagno e amante. La continua scoperta di nuovi sentimenti, di dinamiche familiari diverse nel tempo, hanno guidato Gulino nella scrittura del suo primo disco solita, ma non solo: i ricordi d'infanzia vengono riletti in una chiave più matura in età adulta, senza mai perdere lo stile caratteristico che da sempre contraddistingue il sound dei Marta Sui Tubi, sicuramente una delle band più valide della srtoria dell'alternative italiano.

Il sound del disco varia ed è ricco di caratteristiche, grazie anche all'aiuto del compositore e pianista Andrea Manzoni, che ha contribuito alla realizzazione di questa opera prima solista; l'elettronica si unisce al pop, al cantautorato e al rock, per elevare la forma canzone ed arricchirla ancora di più. Le sfumature della voce di Giovanni Gulino s'intrecciano abilmente tra le melodie della musica, creando dei controcanti straordinari. I testi sono profondi, colmi di riflessioni e impressioni e ogni parola viene innalzata per darle un valore simbolico e creare nuovi significati.

Il disco è anticipato dall'uscita di due singoli: "Un Grammo Di Cielo" (ascoltabile al seguente link: https://lnk.to/ungrammodicieloIN) e "Bambi", in attesa dell'uscita di "Urlo Gigante" a marzo, che consegnerà alla musica un lavoro di notevole profondità e maturazione artistica del cantautore. Questa la tracklist del disco:

1. Bambi

2. Un grammo di cielo

3. Fammi ridere

4. Albergo a ore

5. Parapiglia

6. Sto

7. Dormiveglia

8. Tra le dita

9. Lasciarsi insieme (ft. Veronica Lucchesi, voce de La Rappresentante di Lista)

10. Sballamore

11. Il tempo lo dai tu

Il Tour di "Urlo Gigante"

Partirà il 21 marzo dal Locomotiv Club di Bologna il tour di "Urlo Gigante", per fare tappa in seguito nelle principali città italiane. Durante i concerti, potremo ascoltare i brani del nuovo disco solista e i grandi successi dei Marta Sui Tubi. Queste le date del tour:

21 Marzo - Bologna @ Locomotiv Club

26 Marzo - Torino @ Hiroshima Mon Amour

27 Marzo - Brescia @ Latteria Molloy

3 Aprile - Palermo @ I Candelai

15 Aprile - Milano @ Santeria Toscana 31

16 Aprile - Roma @ Spazio Rossellini

18 Aprile - Livorno @ The Cage

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Da giovedì 23 luglio è in programmazione all’Apollo spazioCinema Fiori d’Equinozio, il capolavoro di Yasujiro Ozu. Si tratta del primo film a colori girato dal regista giapponese e rappresenta una delle sue più alte e stimate produzioni, oltre ad essere uno dei più radiosi esempi del cinema realista giapponese, di cui l’autore fu certamente uno dei massimi esponenti.

La vicenda è ambientata nella Tokyo di fine anni ’50. Un padre di famiglia, direttore di una grande azienda, vede i figli di amici e conoscenti maritarsi uno dopo l’altro e comincia a preoccuparsi del futuro delle sue due figlie, la più grande delle quali è già in età da marito. Siamo in un momento della storia del Giappone in cui la mentalità sta gradualmente cambiando: i matrimoni sono sempre meno combinati dalle famiglie e sempre più dettati dai sentimenti. Questo padre di famiglia si considera una persona aperta e dalla mentalità antidogmatica, ma quando un umile impiegato gli chiede la mano della figlia maggiore, con la quale ha da qualche tempo una relazione stabile, tutte le sue certezze vengono meno...

In questo film rinveniamo una svolta contenutistica e in parte stilistica rispetto al passato. La struttura di inquadrature e raccordi resta fondamentalmente quella classica: campo e controcampo nei dialoghi, con posizione centrale del personaggio che parla; piani collocati tra le scene di dialogo con inquadratura fissa di un corridoio incorniciato da un uscio. Ma a cambiare è la sostanza di quel che dicono i personaggi, il motore delle loro azioni e, in ultima analisi, il ruolo morale del coro invisibile rappresentato dallo stesso Ozu. Se nei film dell’immediato dopoguerra prevalgono i valori tradizionali del Giappone e l’intenzione di salvaguardarli dal cinismo imperante della contemporaneità post-bellica, Fiori d’Equinozio si muove verso il punto di vista delle nuove generazioni, soffocate da vincoli antiquati in grado solo di produrre infelicità.

  • Fiori d’Equinozio
  • Apollo spazio Cinema - Galleria de Cristoforis 3, 20122 Milano
  • Tel. 02 780390

    Indira Fassioni

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In questi giorni su tutti i social networks non fa che girare l’hashtag #lovewins, in onore del passo storico degli Stati Uniti in merito alle unioni omosessuali, legalmente riconosciute in tutto il paese a stelle e strisce dallo scorso 26 giugno 2015, facendo così diventare gli USA il 21esimo paese al mondo che riconosce ufficialmente il matrimonio egualitario tra persone dello stesso sesso.

Una giornata storica, che segna l‘inizio di una possibile rivoluzione nel mondo intero, simbolo di uguaglianza e libertà di scegliere di amare chi si vuole. Tutto il popolo del web ha deciso di omaggiare questa decisione d’oltre oceano modificando la propria foto del profilo con i colori dell’arcobaleno, gli stessi della bandiera della pace che è simbolo del movimento di liberazione omosessuale.

L’amore tra persone dello stesso sesso, tuttavia, esiste da sempre, fin dai tempi dell’antica Grecia, dove addirittura non era nemmeno considerato uno scandalo, anzi era al pari dell’eterosessualità. Si trattava di una vera e propria ricerca del bello, quindi era del tutto indifferente se l’oggetto dell’amore di qualcuno fosse un uomo o una donna.

Si potrebbe pensare che in seguito qualcosa sia andato storto, eppure non è proprio così. Il fotografo francese Sebastien Lifshitz, infatti, ha realizzato un progetto originale e dal sapore del tutto delicato. Si tratta di una raccolta di foto, recuperate nei suoi viaggi non senza difficoltà nei vari mercatini delle pulci, che ritraggono la vita intima di coppie omosessuali negli anni ’50, periodo in cui questo argomento era senza dubbio un tabù.

Scatti unici, preziosi e rari che mostrano come in realtà, anche se “di nascosto”, l’amore è amore, in qualsiasi forma esso si presenti. Donne vestite da uomini, uomini ballerini vestiti da donne, che importa? Quel che salta subito all’occhio è lo sguardo sereno e felice di queste persone, che adesso, negli Stati Uniti, sarebbero state libere di esprimere a pieno questo loro sentimento, senza fare del male a nessuno, semplicemente godendosi una vita serena con la persona che hanno scelto.

“Il rischio era comunque alto anche soltanto facendo sviluppare il rullino, ma questo non ha fermato le coppie e la loro voglia di amarsi”, come afferma lo stesso Sebastien Lifshitz, che nel 2013 ha anche vinto il premio Cesar con il film “Invisibili”, presentato anche tra le proiezioni speciali del 65esimo festival di Cannes.

È ovvio che ognuno è libero di esprimere il proprio parere ed è libero di avere una propria opinione, ma nessuno ha il diritto di imporre a qualcun altro un proprio modo di essere, facendolo passare come unico e universale e anche quando questo è stato fatto, in passato, i risultati sono comunque stati a favore della libertà dell’individuo, come dimostrano queste foto.

“Un inno alla libertà, dove l’amore e la felicità sono presenti senza ferite”, dichiara l’artista e a vederle, immediatamente, si capisce il perché di queste parole. Queste foto hanno ispirato il documentario citato prima, poiché il regista, dopo averle osservate, si è appassionato alle storie dei protagonisti, decidendo così di girarvi un documentario a riguardo. Adesso la decisione di pubblicarle, per rendere partecipi tutti di questa realtà triste, tinta di colori cupi e nascosti, ma con stralci di serenità e passione, rappresentativa di tutti coloro che hanno trovato un posto nel mondo, a prescindere da quello che gli altri pensano.

 

Adele Di Giovanni

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