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Si chiama Oceania il nuovo lungometraggio Disney che sarà disponibile in tutti i cinema dal prossimo 22 dicembre.

Torna l’appuntamento dedicato al mondo Sailor Jerry a base di musica, tatuaggi, barbershop rum e bbq il 12, 13 e 14 giugno sul Cavalcavia Bussa.

Norman "Sailor Jerry" Collins è stato un tatuatore marinaio, diventato il simbolo di un intero universo creativo nato dall’interfaccia tra Hawaii e Stati Uniti e fonte d’ispirazione per chi ama il genere traditional. In tutto il mondo ogni anno si celebra l’anniversario dalla sua scomparsa con appuntamenti a base di tatuaggi, musica underground e cocktail.

L’appuntamento italiano è a Milano il 12, 13 e 14 giugno con Days of the District che nella sua seconda edizione si sposta da Via Thaon de Ravel sul Cavalcavia Eugenio Bussa, dove sarà creato un palco musicale che ospiterà band rappresentative della scena rock indipendente italiana ed internazionale.

Per la prima volta in Italia sarà installato un caravan airstream originale statunitense, con esposte le tavole originali di Norman Collins che ispireranno i lavori di alcuni dei più importanti tatuatori old school nazionali come Gianluca Artico, Ale Nazarri ed Angela Smisek. Niente appuntamenti per tatuarsi: basta mettersi in coda per aspettare il proprio turno. Stessa formula il temporary barbershop creato in partnership con Bullfrog, che ospiterà una squadra di esperti che si prenderanno cura di barbe e capelli in stile vintage, capitanati dal californiano Mark Reynolds e dall’inglese Steven Ward.

Sabato 13 e domenica 14 il parcheggio dell’area ospita una mostra di motori custom su due e quattro ruote: un bike show e un car show su base invitational, dove verranno esposti solo incredibili pezzi originali, modificati con maestria da collezionisti appassionati di vere e proprie ricercate rarità in collaborazione con The Rumblers. Non mancherà lo Swap Meet: mostra scambio con pezzi originali di moto e macchine, inclusi rarissimi oggetti di modernariato da barattare. Niente paura per i più golosi che potranno godersi cocktail speziati a cura del bartender londinese Louis Lewis Smith e gustosi barbecue in perfetto stile americano, presenti nei vari food truck dedicati.

Days of the District è completamente gratuito, che si terrà anche in caso di maltempo. Venerdì, sabato e domenica dalle 17:30 in poi.

Informazioni: https://www.facebook.com/events/1467655110192409/ #daysofthedistrict

Marco Trabucchi

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Il 18 febbraio verrà inaugurata la personale di Ali Kazma dal titolo Care presso la galleria di Francesca Minini. Il titolo della mostra prende ispirazione dal comportamento umano fondamentale per la lotta dell’uomo contro la propria temporalità e il desiderio di superare i propri limiti. La “cura” è un motivo ricorrente nei video di Kazma, che spesso si manifesta nello sguardo concentrato dei suoi soggetti mentre si dedicano alla loro occupazione.

Ömer Ali Kazma, nato nel 1971 a Istanbul, è una video artist turco creatore principalmente di video-documentari. I suoi lavori documentano l'attività umana, soprattutto di lavoro, ed esplorano il significato di produzione e di organizzazione sociale attraverso video dettagliati e meticolosamente creati, concentrandosi principalmente sulla routine e sui cicli nelle diverse professioni.

La mostra, che comprende tre lavori dalla sua serie di video "Resistance", presenta anche l’ultimo lavoro di Kazma, "Crystal", un’altra aggiunta alla serie "Obstructions". Grazie a una composizione spaziale che consente ai lavori di essere trasmessi in contemporanea, "Care" mira a offrire un’esperienza di visione in cui i contesti vincolanti di questi lavori si espandono pian piano, generando nuovi significati e suggerendo nuove possibilità di pensiero corrispondenti al network di relazioni che si formano tra il corpo, il lavoro e la produzione.

Nella serie "Obstructions", aperta nel 2005, Ali Kazma ha osservato la varietà della produzione fisica dell’uomo e ciò che potrebbe significare tale produzione nel contesto della natura umana. Lo sforzo di resistere evocato dal titolo della serie si riferisce alla fondamentale verità scientifica che ogni cosa, a un certo punto, deve disintegrarsi e perire. Queste ‘ostruzioni’ alludono all'insieme di attività di produzione e manutenzione che rappresentano lo sforzo incessante dell’individuo per contrastare il processo assoluto di annichilimento e, in ultima analisi, morte, al fine, almeno, di rallentarlo e ritardarlo.

Nella serie successiva, "Resistance", che è stata esposta per la prima volta al padiglione turco della 55esima Biennale di Venezia, Ali Kazma ha esplorato gli interventi e le strategie che liberano il corpo dai suoi limiti e al tempo stesso lo confinano allo scopo di controllarlo. Evoluzione di "Obstructions", "Resistance" esplora i modi in cui il corpo viene oggi plasmato con mezzi scientifici, culturali e sociali, e come, in quanto scenario di un’attività, viene ripetutamente riprodotto. In questi lavori, l’attività produttiva del corpo è raccontata come forza creativa che si esprime sul corpo stesso: il produttore e il prodotto, il plasmante e il plasmato risultano qui uniti nella materialità del corpo. In altre parole, "Resistance" è un’indagine artistica sulla lotta per infrangere i codici sociali, culturali, fisici e genetici del corpo umano in modo da renderlo perfetto, e sui processi durante i quali il corpo si trasforma o viene trasformato in un veicolo di simboli e significati nuovi.

La maggioranza dei video di entrambe le serie ruota attorno allo sforzo degli esseri umani di assicurarsi la continuità, il controllo e il benessere dei corpi. Il campo di esecuzione, o il prodotto finale di queste attività, può essere un oggetto materiale (Crystal), mentre in altre occasioni il corpo si rivela nella performance (Calligraphy, Play), o diventa sede della performance stessa (Tattoo).

"Crystal" è stato girato in Francia, in una vetreria fondata nel 1584. La produzione tradizionale e molto raffinata di questi oggetti di lusso in vetro richiede una coordinazione di diversi operai e artigiani che ricorda quasi una coreografia, perché il materiale grezzo deve assumere la forma finale in un tempo molto breve, finché è ancora incandescente e quasi allo stato liquido. In"Crystal", la telecamera di Kazma riproduce la magica capacità dell’uomo di dare forma alle cose tramite l’attenzione del suo stesso sguardo, che si concentra sui dettagli astratti di forma e colore e sul luogo di lavoro come sede di cooperazione, solidarietà e armonia.

Quello che Ali Kazma osserva in "Tattoo" è il luogo più intimo e singolare della persona, e gli interventi che vi vengono eseguiti direttamente sopra. Questi interventi artistici realizzati sulla “pelle”, come strato superficiale che divide e al tempo stesso permette il contatto con il mondo esterno, potrebbero anche essere intesi come un tentativo di strappare il corpo dal suo luogo proprio e ricollocarlo in un altro. Il video mostra il processo attraverso cui la pelle si trasforma e diventa un nuovo guscio, per indicare le potenzialità di veicolo culturale che essa contiene. Possiamo considerare questo atto tanto uno sforzo di resistenza individuale e singolarizzazione opposta alle norme sociali, di classe e di genere, quanto un’azione mirata a inscrivere sul corpo simboli comuni per soddisfare un bisogno di appartenenza collettiva.

Mentre in "Calligraphy" la mano di un calligrafo si muove lentamente su un foglio bianco lasciando segni permanenti che sono estensioni del suo stesso braccio, in "Tattoo" il foglio è sostituito dall'epidermide stessa come superficie vivente della pittura. Questo processo, a volte doloroso, di pittura sulla tela biologica trasforma il corpo nel veicolo della nuova mitologia che ha creato per se stesso. I primi piani sui dettagli del disegno che pian piano appare sulla superficie della pelle ci permettono di percepire lo schermo come la superficie di un dipinto che acquista movimento, volume e ritmo con il respiro. Tra tutti i colori, motivi, figure umane e animali, draghi e facce di demoni che invadono questa superficie respirante per iniziare vite a sé stanti, c’è anche un teschio. Questa figura, che è stata modellata su un vero teschio nello studio di tatuaggi, sembra ghermire il corpo con i denti per riprendersi la carne, o depositarsi su di esso come eterno promemoria della “possibilità che questo respiro sia l’ultimo”.

"Play", esposto in una stanza separata dello spazio espositivo, mette in scena la rappresentazione del corpo attraverso un’altra disciplina artistica: il teatro. Riprendendo le prove dell’Amleto del Wooster Group e lo spettacolo vero e proprio, Ali Kazma porta il pubblico in un mondo spettrale in cui i confini tra passato e presente, originale e remake, realtà e rappresentazione sono sfocate ad arte; un mondo di fantasmi che suscita una riflessione sulla memoria, il lutto e la morte in un allestimento tecnologico apparentemente contrastante.

 

18 febbraio - 10 Aprile 2015

Ali Kazma: "Care"

Galleria Francesca Minini via Privata Massimiano, 25 - Milano

Inaugurazione Mercoledì 18 Febbraio, ore 19.00

Orari: Martedì - Sabato h 11.00 - 19.30

 

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Il regalo di Natale più originale? Quello di Freakshow! Se temete i soliti pacchetti colorati, le tavole imbandite e i bambini urlanti, venite domenica 1 dicembre, dalle 18 alle 22, a scegliere un regalo che arricchisca corpo e anima: buoni regali per tattoo e piercing, doni creativi per un Natale diverso e grandi sconti per tutti gli acquisti fatti durante la festa!

Cristian e Rita propongono un nuovo appuntamento della serie “Freaks come noi”:vino, creatività e intrattenimento per tutti!

Superospiti della serata saranno Andrea Bottazzini, scultore surreale che esporrà pupazzi articolabili “PeeKaBoo” e illustrazioni della serie “So Greedy”, Francesco Carli, del gruppo creativo TOP TAG che presenterà le sue illustrazioni a china e le nuove top-tags-pins e Virginia Micagni, artista, fotografa e performer che vuole perseguire l’esplorazione del corpo e della sensorialità come limite superabile della sfera emotiva.

Infondo, un tatuaggio è per sempre!

Dress Code: renne rosse, pellicce, barbe, lucine, sangue, ossa … inventatevi il vostro incubo prima di Natale. Se volete potete trasformarvi nel nostro comodo spogliatoio.

Venerdì 1 dicembre

Dalle 18 alle 22

 

Freakshow Tattoo Milano

Via Giovanni Battista Bertini 11, Milano.

Telefono 0236592029

www.freakshowtattoomilano.com

www.andreabottazzini.it https://www.facebook.com/toptagsMilano

http://virginiamicagni.tumblr.com/

LORENZO CAPPELLANO, TATTOO ARTIST FIORENTINO, mette in scena l’opera di WILLIAM BLAKE

Firenze, 9 novembre 2013.

Dopo il tatuaggio raffigurante il volto di Cesare Pavese, che fece il giro del web e dei giornali di tutta Italia, Lorenzo Cappellano, in arte Lorenzo Arkadia dell’omonimo Tattoo Studio fiorentino, si cimenta nuovamente in una esperienza ad alto tasso “artistico”  su inchiostro permanente.

Il giovane e talentuoso tattoo artist italiano ha eseguito, pochi giorni fa, L’ opera del poeta e pittore William Blake, autore de l’INCISIONE"" (1808).

Questo, il tatuaggio eseguito da Lorenzo Cappellano , sul corpo di un appassionato di Blake.

L’ARTISTA fiorentino ha dato dimostrazione di grande capacità artistica e precisione assoluta. Una vera e propria opera d’arte.

L’arte è da sempre stata considerata dall’uomo, perlomeno quello laico, come il solo modo che ha di conquistare l’eternità, di diventare immortale. Quando un artista realizza un’opera, questa resta impressa sulla tela o nel marmo, e da quel momento in poi nulla la potrà cancellare. Non sto parlando di gloria eterna, non tutti gli artisti sono diventati Michelangelo o Raffaello ovviamente; si tratta più di una questione individuale, del rapporto tra l’artista e la sua opera, che chiunque abbia mai fatto arte, o si sia avvicinato a questo mondo da visitatore attento e sensibile, potrà comprendere. Tuttavia la tela, il marmo o uno spartito, possono essere colorati, scolpiti o riempiti di sentimenti, ma non ne provano di propri. Quando invece l’arte è fatta sulla pelle di una persona viva e cosciente le cose possono cambiare, devono cambiare. Abbiamo voluto discutere di questa questione con Valentina Sedda, oggi tatuatrice professionale nel suo studio di via Trivulzio, a Milano.

 

In passato hai lavorato come illustratrice e designer, avendo a che fare con tavole cartacee e tavolette grafiche. Com’è cambiato il rapporto con la tua opera, dal momento in cui il tuo strumento principale, oltre alla macchina per tatuaggi, è diventato la pelle delle persone?  Credi che la tua vena creativa sia più, o meno libera di andare a briglie sciolte, rispetto a prima?

Sicuramente il rapporto con le mie opere è cambiato tantissimo. Lavorando come illustratrice e come designer, avevo a che fare prevalentemente con aziende che commissionavano i lavori. E questo significava avere dei paletti molto precisi, all'interno dei quali non era sempre la priorità poter esprimere il proprio senso artistico. Questo diventava spesso molto frustrante dal punto di vista della creatività. Raramente ho trovato aziende con una visione differente, e questo forse è uno dei motivi che mi ha spinto a cercare sulla pelle degli altri la mia tela. Quando ci si confronta in una dimensione esclusivamente umana e non aziendale, si capisce in maniera più costruttiva come mettere la propria ricerca artistica al servizio degli altri. I miei attuali clienti spesso approdano da me perchè già conoscono il mio stile e mi chiedono di reinterpretare le loro idee con la mia mano. E' un processo molto appagante, poiché generato da uno scambio tra persone che confrontano i  propri pensieri e, spesso, anche i propri segreti.

 

Proprio per questo motivo, ovvero il fatto che la tua “tela” prova emozioni e sensazioni, che abbia un passato da raccontare e delle motivazioni che l’hanno spinta a venire da te, quando tatui il rapporto che si stabilisce è quello intimo, tra creato e creatore, o preferisci che resti sul piano professionale?

E' inevitabile per me stabilire un rapporto piuttosto intimo con le persone che tatuo. In questo mestiere, non bisogna mai dimenticare che, come dici tu, la nostra “tela” prova emozioni. Quasi sempre, sono i clienti stessi che hanno bisogno di aprirsi e raccontate. Il tatuaggio è spesso considerato una moda, ma credo che questo sia meno comune di quanto si pensi. O meglio, quando mi accorgo che è così tendo a proporre io attraverso il disegno una storia da raccontare, di modo che il tatuaggio in sé non venga mai ripetuto o banalizzato. Ma per tante persone tatuarsi è anche un profondo processo di espiazione, e il racconto fa parte di questo processo. Quando si va via dallo studio con la pelle tatuata, ci si sente forse un po' più leggeri: la storia che si voleva ricordare è ora incisa su pelle e può essere accantonata tra i pensieri che non ci tormentano più.

 

Cosa vuoi comunicare al fruitore attraverso la scelta del tuo nome d’arte, Inky Valentine, e del nome del tuo studio, Surreal Pop Tattoos?

Inky come inchiostro, un tratto indelebile che racconta delle storie e Valentine come qualcosa che si ama, che fa battere il cuore e sorridere. Il nome Surreal Pop Tattoos rimanda invece ad una porta che si apre su un mondo surreale, dove i sogni e l'inchiostro si uniscono in maniera indissolubile, prendendo vita sulla pelle.

 

Sembra di capire che tu viva il tatuaggio come una vera e propria forma di espressione artistica, come è ovvio che sia. Come ti relazioni con quel tipo di persone, e purtroppo ce ne sono molte, che non capiscono questo aspetto, e in un certo senso sminuiscono il tatuaggio a mero “capriccio estetico”?  Ti è mai capitato di trovarti nella posizione di dover “giustificare”  la tua scelta artistica?

Credo che il tatuaggio debba essere vissuto solo ed esclusivamente come forma artistica. In fondo, porterai scritta sul corpo un'opera che hai scelto di tenere per tutta la vita. Alcuni clienti mi chiedono di poter scegliere il disegno da un catalogo, si aspettano che io esegua indifferentemente qualunque stile, ma non è così. Bisogna saper rifiutare i lavori che non sono nelle nostre corde, prima di tutto per non mandare a casa un cliente scontento. Ad esempio, io ho una visione piuttosto onirica della quotidianità, mischio costantemente il sogno e l'inconscio alla brutalità della realtà. Perciò non mi si può chiedere di realizzare un tatuaggio realistico, perchè non sarei la persona adatta a farlo. Non avrei la tecnica necessaria e la mia interpretazione sarebbe pressochè nulla, perchè non mi entusiasmerebbe riprodurre la realtà così com'è. Credo che ogni persona debba trovare il tatuatore più adatto al proprio mood, senza fermarsi dal primo sotto casa perchè non ne si conoscono altri. Più ricerca prima di tatuarsi aiuterebbe a spazzar via un po' di quell'alone di moda dozzinale che si diffonde per mancanza di cultura.

 

Come qualsiasi forma artistica, anche quella del tatuaggio è soggetta ai venti delle mode. Ti è mai capitato di non trovarti in linea con la corrente del momento, o di rifiutarti di realizzare per l’ennesima volta un tatuaggio simile a mille altri? Alla fine è una pratica che, forse più di altre, è legata a doppio filo con le leggi del mercato; credi di dovertici adattare o preferisci mantenere una sorta di integrità d’artista?

Come accennavo prima, credo che l'integrità artistica sia fondamentale. Ci sono soggetti ricorrenti che vengono richiesti, ma questo non significa che non possano essere rielaborati ogni volta e customizzati su ogni cliente. Con la corrente del momento non ci si può trovare in linea. Non si possono scaricare i tatuaggi da google e copiarli di sana pianta. Quando un cliente mi porta delle foto di tattoo già eseguiti, propongo sempre la rielaborazione personale. Mantenendo il soggetto principale ma ridisegnandolo completamente in modo da renderlo unico. Anche nei clienti più scettici, ho notato che questo lavoro di reinterpretazione è quello che poi li rende soddisfatti e li convince a tornare altre volte a tatuarsi da me.

 

Oltre alla possibilità di conoscerti venendo a trovarti nel tuo studio, sarai presente all’evento Chapeau, organizzato da Rosaspinto e Modalità Demodé. Cosa devono aspettarsi gli eventuali avventori dalla tua performance?

Durante l'evento del primo giugno, sarà presentata una serie inedita di disegni che potrete provare direttamente sulla vostra pelle con gli stencil che durano qualche giorno. Se il risultato vi piace, non dimenticatevi di prenotare il vostro tattoo! Per tutti coloro che prenoteranno durante la serata, ci sarà infatti in omaggio un piccolo punkosauro da portare sempre con voi! Troverete inoltre in vendita stampe Limited Edition di 3 serie diverse di disegni, spille a forma di teschio e shopper in cotone.

 

Per saperne di più su Inky Valentine e sui suoi tatuaggi potete dare un'occhiata al suo sito www.inkyvalentine.com e alla sua pagina FB https://www.facebook.com/pages/Inky-Valentine-Surreal-Pop-Tattoos/345919008768859

 

 

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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