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Giovedì, 24 Novembre 2016 22:15

Brekka: novità per la FW16


Anche quest’anno Brekka, leader dal 1988 nella produzione di accessori e abbigliamento per gli sport invernali, ci presenta delle novità nell’outwear e per la FW16 propone una vasta gamma di piumini e accessori ultraleggeri che completano un look ideale per i weekend fuori porta o per la urban life.

Pubblicato in Lifestyle
Mercoledì, 05 Novembre 2014 14:38

Agenda 2014: Milano celebra il Brasile

Per il terzo anno consecutivo Milano, ospite dello Spazio Oberdan e  del MIC, Museo Interattivo del Cinema, Fondazione Cineteca Italiana, in collaborazione con l'Associazione culturale Vagaluna, torna a celebrare il Brasile e le sue eccellenze culturali, dal 7 al 14 novembre.

Agenza Brazil 2014 è un appuntamento ormai consueto nell'autunno milanese, in cui il cinema, attraverso la selezione e proiezione dei migliori film recenti, ne è da sempre l'asse portante.

Si tratta di film presentati in lingua originale, sottotitolati in lingua italiana, vincitori di riconoscimenti a livello internazionale.

L'obiettivo, anche quest'anno, è avere un approccio interdisciplinare, leggendo la città di Rio de Janeiro attraverso l'immagine digitale, proponendo incontri letterari, celebrando un tributo alla figura di Chico Buarque De Hollanda, insieme musicista e scrittore, riscoprendo filmati archiviati nelle teche Rai.

Il film designato a rappresentare il Brasile nella corsa agli Oscar è Hoje eu quero voltar sozinho, diretto da Daniel Ribeiro, che racconta la crescita personale e sessuale di un adolescente cieco in cerca di indipendenza.

Questo e altro ancora in programmazione. A Coleção invisivel, vincitore di svariati premi al Festival di Gramaldo e A Historia da eternidade, che narra le storie d’amore e desiderio di tre donne di età differenti in un villaggio di 40 abitanti, in un paesaggio desertico del nordest brasiliano.

Estômago. Una storia gastronomica, Faroeste caboclo, Homem do futuro,  La sottile linea brasiliana, Hoje, Orfeo Negro, tutte storie ambientate in Brasile, inserite nel cotè cinematografico di questo grande appuntamento culturale.

La continuità di un'indagine sul paesaggio, anche interiore, di un Brasile talora quasi metafisico, l'elaborazione della Storia, anche attraverso la memoria della presenza di un contingente brasiliano sulla Linea Gotica, il confronto con l'orizzonte internazionale, con la rivisitazione secondo modi propri di moduli espressivi che sono ormai storia.  Un appuntamento unico per conoscere un Paese così lontano da noi e così affascinante.

Indira Fassioni

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Pubblicato in Cultura
Mercoledì, 10 Aprile 2013 18:11

Recensione: Saudade dei Selton.

I Selton sono un gruppo di quattro ragazzi brasiliani che, scoperti a Barcellona, sono stati portati in Italia grazie a MTV (hanno partecipato a 'Italo Spagnolo', un programma di Fabio Volo girato appunto in Spagna) dove hanno avuto la possibilità di incidere un primo ('Banana Milanesa' nel 2008) e poi un secondo album ('Selton' nel 2010).

 

'Saudade', terzo album della band di Porto Alegre, si appoggia al sistema Crowdfunding proposto sulla piattaforma IndieGoGo dove in sostanza è il pubblico che produce e finanzia il disco con delle donazioni. A seconda di quanto hanno offerto i donatori riceveranno, per esempio: il download digitale dell'album, la possibilità di avere i Selton in carne e ossa nella propria abitazione per un live intimo o quella di diventare il quinto 'Selton' durante i concerti. Ognuno pensi ciò che vuole di questa operazione ma, ora, siamo qui per dare spazio alla loro musica.

 

'Saudade' esce oggi per la Ghost Records grazie anche a due figure note nella produzione italiana: Tommaso Colliva (Muse, Franz Ferdinand, Calibro 35, etc) e Massimo Martellotta (Stewart Copeland, Calibro 35, etc). Non aspettatevi Tom Zé o gli Os Mutantes ma il Brasile e il tropicalismo si sentono, un velo leggero e malinconico pervade queste dieci tracce dall'inizio alla fine anche quando ci si diverte. Troviamo lo zampino positivo di Arto Lindsay nella frizzante 'Qui nem Gilò – Saudade' e quello più noioso di Dente in 'Piccola Sbronza', perché mette i Selton in sottofondo ma senza far impazzire.

 

I ragazzi mischiano le lingue, nel disco così come all'interno delle singole canzoni, utilizzando l'inglese, il portoghese e l'italiano: 'Vado via' mescola di fatto le carte e il cantato, suonando sghemba e con i suoi cambi di ritmi riesce bene; 'Ghost Song' pesca nel pop luccicoso mentre 'You're Good' è un chiaro riferimento ai Vampire Weekend. La chiusura per questo 'Saudade' è affidata perfettamente alla multiculturale 'Eu nasci no meio de um monte de gente', malinconica ma divertente: è proprio una canzone da usare per concludere una bella serata. Sì, perché il tempo con i Selton passa bene, il risultato è buono e, anche se a volte un po' ruffiani (musicalmente parlando), questi ragazzi si (ri)faranno sentire.

 

Volevo ricordare una cosa, ora che la recensione è finita, cliccate qui e ascoltatevi ‘Silvano’ suonata e cantata dai Selton assieme al grandissino Enzo Jannacci, scomparso da poco. Merita.

 

Andrea Facchinetti

 

Pubblicato in Musica
Domenica, 07 Aprile 2013 12:00

Baisers, Claire

Lo sguardo curioso di Nerospinto questa settimana si sofferma su una piacevole e originale visione che può sorprendere chiunque passeggi per le strade parigine.

 

Parliamo delle sagome raffigurate da Claire, pittrice e street artist francese, che sui muri di Parigi e di alcune città brasiliane, agli angoli delle strade o lungo i vicoli, disegna coppie di innamorati che si scambiano baci.

 

Dalle labbra appena sfiorate di una tenera coppia, al bacio rubato di un amore clandestino, alle effusioni più passionali, gli amanti di Claire sono colti nelle varianti più disparate di un unico tema, che viene presentato nella sua semplicità e schiettezza quasi a voler sfatare un tabù e regalare un po' di sentimento alla freddezza della città.

 

I personaggi, realizzati a grandezza naturale, con i loro colori sgargianti che ricordano le cromie tipiche della Pop Art, ravvivano le mura grigie che li circondano, attirando l'attenzione su di sé e ponendosi in netto contrasto con la monotonia delle superfici e dei materiali del tessuto urbano.

 

Queste silhouette ignare (alcune sembrano colte di sorpresa nell'atto di baciarsi) o volutamente provocatorie, quasi sfrontate nell'abbandonarsi in seducenti abbracci e audaci carezze, non possono che scuotere l'animo di chi le osserva, facendo germogliare un timido sorriso e una rinnovata dolcezza alla vista degli amanti più discreti, o sensazioni più profonde e contrastanti di fronte a pose più passionali.

Certo è il fatto che non si può rimanere indifferenti.

 

Nella routine di ogni giorno, che ci porta a relazionarci con la città in modo caotico e meccanicistico, i disegni di Claire ci invitano a riscoprire l'esistenza e il ruolo dei sentimenti, delle emozioni intense e del contatto con l'altro.

Perché in fondo, anche se consapevoli di cosa ci prospetta la vita di ogni giorno, siamo sempre alla ricerca di quel qualcosa in più che dia senso alla nostra esistenza, che sia un segno, un gesto, un disegno su un muro.

 

 

Pubblicato in Cultura

Nerospinto è cultura a 360 gradi, è sguardo sul mondo e sulle tendenze, attento ad ogni cambiamento e trasformazione in atto e, nel suo spirito “cosmopolitartistico”, non poteva non raccontarvi di “God Save The Green”, film documentario prodotto dall’emiliana Mammut Film e distribuito dalla Cineteca di Bologna, con un fitto calendario di proiezioni in circuiti indipendenti.

 

Associazioni culturali, cineteche e amministrazioni pubbliche stanno ospitando in queste settimane l’ultimo lavoro dei filmakers Michele Mellara e Alessandro Rossi, attivi da un ventennio sul fronte del documentario (e non solo), che ci portano in giro per il mondo – Marocco, Brasile, Kenya, Germania e Italia – in una perfetta fusione di realtà e di estetica dell’immagine, in una dimensione insieme poetica e conoscitiva.

 

La terra, nuda e nera, pronta ad accogliere i semi per riempirsi e riempire di verde città, villaggi, persino terrazze metropolitane: da questo punto di partenza - denominatore comune di una ricerca scientifica prima che artistica, portatrice di contenuti con un linguaggio diretto e antididascalico - i personaggi incontrati rivelano come sia ancora possibile guardare in basso, uscire dalla logica dei centri commerciali, dalla povertà e dalla dittatura del cemento semplicemente coltivando la terra.

 

Un nuovo modo di stare insieme, di condividere tempo e spazi ma anche di guadagnare, inventandosi nuove tecniche di coltura a costo zero, come è successo alle donne di Teresina, in Brasile, felici di dedicarsi insieme alla produzione di nuovi ortaggi, in una valorizzazione dell’ambiente che diventa anche riqualificazione sociale.

Sulla stessa lunghezza d’onda si viaggia a Berlino, dove può succedere di trovare gruppi di cittadini chini sul terreno per curare le piante disseminate in uno spazio comune, dove tutti possono essere parte di un orto dai confini urbani, esperienza che anche in Italia si sta facendo largo negli ultimi anni da nord a sud, riscoprendo un valore in via di estinzione in contesti cittadini, laddove le nuove generazioni scoprono frutta e verdura tra le corsie dell’ipermercato perdendo sapori, odori e sensazioni di antichissima tradizione.

 

Ma in Italia, nel pieno centro di Torino, c’è chi ha sfidato qualunque legge agronomica e ci mostra in tutto il suo splendore un giardino pensile pieno di colore, invasione di campo positiva nelle strette maglie urbane. E c’è chi si spinge addirittura oltre, come Franziska, che a Berlino scatena una guerilla a suon di fiori con il pacifico obiettivo di portare il bello dove regnano sterpaglie e abbandono.

 

Il cambiamento è in atto, è possibile insomma, ad ogni latitudine, basta solo guardarsi intorno e soprattutto guardare in basso, scendere dagli ascensori e dalle scale mobili dei Supermalls per riconquistare la terra, perché “God Save The Green” è storia di tutti, o almeno aspira a diventarlo, contaminando pensiero e azione.

 

Per il calendario delle proiezioni e per altre informazioni sul film è visitabile il sito web ufficiale http://godsavethegreen.it/italiano/.

 

 

Pubblicato in Cultura
Sabato, 23 Marzo 2013 10:00

Il ritorno dei Selton con "Saudade"

Originari di Porto Alegre, formatisi a Barcellona nel 2005 e adottati ormai da diversi anni dalla capitale lombarda, i Selton tornano a regalarci il loro immaginario di storie ed esperienze esotiche con il loro ultimo album: “Saudade”, in uscita per il prossimo 26 Marzo.

 

Sono trascorsi ben sei anni da quando i quattro amici brasiliani, che risiedevano nella capitale spagnola e suonavano per le strade di Parco Guell, erano stati notati in un programma italo-spagnolo di MTV, e da lì molte cose sono cambiate.

 

Il gruppo nel 2006 aveva deciso di trasferirsi a Milano per incidere il loro primo album: “Banana à milanesa”, pubblicato nel 2008 e del quale forse molti di voi si ricordano anche per le importanti collaborazioni con Enzo Jannacci e Cochi e Renato.

 

A poco più di due anni dal secondo disco, (“Selton”, 2010), la band si lascia alle spalle un intenso periodo di live in giro per l'Italia e collaborazioni con importanti artisti nazionali come Daniele Silvestri.

 

L'ultimo album, che è stato registrato grazie al contributo dei fan attraverso il crowdfunding su Indiegogo.com, propone una serie di canzoni scritte in portoghese, inglese ed italiano, tre lingue che rappresentano bene i trascorsi personali di questi giovani artisti divisi tra le storie e i ricordi di diverse città.

Le tracks dell'album fanno emergere il mix di lingue, culture, stili di vita e storie che li rappresentano.

 

Il disco è stato anticipato il 12 marzo scorso dalla pubblicazione su youtube del singolo “Piccola sbronza”, realizzato in collaborazione con Giuseppe Peveri, (in arte Dente), che ha curato inoltre la revisione dei testi dell'album scritti in italiano.

 

L'album, edito per Ghost records e distribuito da Self, sarà in vendita dal prossimo 26 Marzo; per il momento vi consigliamo l'ascolto..”Saudade, o meu remédio é cantar!”

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Bob Dylan è una delle figure più influenti della cultura del ventesimo secolo. Nel corso degli ultimi 48 anni ha pubblicato più di 45 album e scritto più di 500 canzoni alcune delle quali si sono aggiudicate un posto nel nostro immaginario collettivo come "Blowing in the Wind", "All Along the Watchtower", " Knocking on Heaven's Door " e innumerevoli altre. I suoi successi sono stati riconosciuti in tutto il mondo e hanno fruttato vendite di oltre 110 milioni di dischi e le sue canzoni sono state cantate da più di 3.000 artisti dai Duke Ellington ai Rolling Stones, dai Guns N 'Roses a Stevie Wonder. Anche se Bob Dylan è meglio conosciuto come cantante e cantautore, è anche un autore, regista, attore e conduttore radiofonico. La sua collezione sperimentale di scritti, Tarantula, è stata pubblicata nel 1970 e le sue memorie, Chronicles: Volume One ,uscite nel 2004 , sono diventate un bestseller internazionale. Ma pochi sanno che uno dei piú famosi luminari della storia della musica americana è anche pittore. Da artista visivo, inedita veste che lo vede impegnato giá da tempo, Bob Dylan ha infatti iniziato solo di recente ad esporre le sue opere al pubblico. Risale all’autunno 2007  The Drawn Blank Series , una raccolta di acquerelli e gouaches esposta in Germania al Kunstsammlungen Chemnitz, e al 2010 la serie di opere su tela e acrilico dedicate al Brasile in mostra alla Galleria Nazionale di Copenhagen.

Uno dei piú grandi poeti e cantautori della musica americana che ha fatto la storia di quella mondiale, ha scatenato diverse polemiche nel mondo dell’arte con l’esposizione di dipinti presso la galleria Gagosian di New York che hanno messo in forte dubbio la sua immagine parallela di artista visivo. La collezione, chiamata The Asia Series, è un excursus personale dell’artista che lo ha visto cimentarsi con visioni varie tra cui scene di strada, architettura e paesaggi, ritratti dalla sua vita quotidiana. Ció che è stato fortemente criticato e che ha suscitato scalpore, iniziando dal blog Arts Beat del New York Times,  è stato il fatto che molti dei dipinti originali di Dylan possiedono sorprendenti analogie, alcune sono state addirittura definite riproduzioni, con fotografie di artisti del calibro di Busy Leon e Henri Cartier-Bresson scatenando il dibattito sugli standard dell’arte, sull’importanza dell’originalità nelle esposizioni e l’originalitá stessa di quella di Dylan.

"Dipingo per lo più dalla vita reale", ha detto l’artista, "devo iniziare da questo: persone reali, vere e proprie scene di strada, il dietro le quinte, modelle dal vivo, dipinti, fotografie, installazioni, architettura, graphic design. Tutto ciò che serve per far funzionare la rappresentazione visiva. " A sostenere la tesi, Dylan tira in ballo il discorso musicale dimostrando come "Whistle Duquesne", la canzone di apertura dal suo trentacinquesimo album, Tempest, prenda elementi della melodia, il coro e la struttura stessa del pezzo da una canzone del 1929 di Memphis Jug Band, KC Moan. Ma allo stesso tempo per non creare fraintendimenti aggiunge: "Ho fatto disegni per la maggior parte della mia vita. Nel notebook, sui tovaglioli, su carta ruvida o cartone, piatti e tazzine da caffé. . . con qualsiasi cosa si possa rappresentare qualcosa, quindi disegnare non è una novitá per me" spiegando come i suoi dipinti possano soddisfare le carenze espressive che si possono riscontrare con la musica. "Se invece avessi potuto esprimere le stesse cose con una canzone lo avrei fatto’’.

Descritto come il neo espressionista dello stile beat, dal 5 febbraio Palazzo Reale ospita la personale di Bob Dylan. L’esposizione presenta una serie di 22 dipinti, New Orleans Series, che rendono omaggio alla città americana del cantante e cantautore. Le opere raccontano la storia di questa affascinante città e propongono alcune scene decadenti, atmosfere sospese, tensioni di amore e violenza fissate sulla tela e ambientate tra il 1940 e il 1850. Dylan è stato una figura influente nella musica e nella cultura per più di cinque decenni. Durante la sua carriera ha saputo esplorare con maestria molte tradizioni musicali, tra cui folk, blues, country, gospel, rock and roll, jazz e swing e ora torna a far parlare di sé affrontando un campo artistico per lui inconsueto. Noi di Nerospinto, che amiamo la sua musica,  non vediamo l’ora di riscoprirlo sotto questa sua nuova veste di pittore controverso che osa sfidare la critica piú sfrontata..e voi?

Bob Dylan - New Orleans Series

Palazzo Reale piazza Duomo 12

Dal 5 febbraio al 10 marzo

Lunedì dalle 14.30 alle 19.30 Martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle 9.30 alle 19.30 Giovedì e sabato dalle 9.30 alle 22.30

(free entry)

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Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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