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Il weekend più atteso di dicembre è quasi alle porte: sabato 7  vi sarà infatti la Prima della Scala, una serata da sempre consacrata al bel canto e al bel mondo, nonchè alla sempre nobile arte del "to see and to bee seen".

Filantropi, rappresentanti del mondo della cultura meneghina, dame e vips si riuniscono ogni anno sotto i portici del Teatro per assistere ad una rappresentazione che diventa evento. Il 2013 è l'anno della Traviata, opera in tre atti del maestro Giuseppe Verdi, un must che da sempre fa "tremare vene e polsi" al pubblico in sala cosi come ai protagonisti in scena.

L'immortale Violetta sarà interpretata dalla soprano tedesca Diana Damrau, accompagnata da Piotr Beczala e dal grande baritono verdiano Željko Lucic. A dirigere questa magnifico intreccio di voci e cuori sarà il Maestro Daniele Gatti.

La musica si sa, è bella quando è condivisa: da qui l'importanza di una iniziativa che di certo incontrerà il favore del pubblico.

Sabato 7 dicembre a partire dalle ore 17.30 La Traviata andrà infatti in diretta HD in due cinema lombardi: Teodolinda SpazioCinema a Monza e SpazioCinema Cremona Po a Cremona.

Un'occasione imperdibile per vivere le emozioni della Traviata live sul grande schermo, ad un prezzo contenuto e vicino alle esigenze dei consumatori.

 

LA TRAVIATA di Giuseppe Verdi Opera in tre atti cantata in italiano dal  Teatro alla Scala di Milano

Direttore Daniele Gatti Regia Dmitri Tcherniakov Cast Diana Damrau, Piotr Beczala, Željko Lucic Produzione Teatro alla Scala di Milano

Sabato 7 dicembre 2013

Durata: 30 minuti di pre-evento e 2 ore e 40 minuti di spettacolo (incluso intervallo)

Biglietto intero: € 15 Biglietto ridotto: € 12

 

Teodolinda spazioCinema, Via Cortelonga 4  Monza

SpazioCinema Cremona Po, Via Castelleone 108 Cremona

 

Info: tel. 02-43912769- www.spaziocinema.info

 

 

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Giovedì, 10 Ottobre 2013 12:00

L'AMO di Verona omaggia Giuseppe Verdi

AMO, il Museo della Fondazione Arena di Verona dedicato alla creatività e all’eccellenza dell’Opera Lirica Italiana, offre al pubblico la possibilità di visitare gratuitamente le quattro mostre proposte dal museo.  Arena Museo Opera, che ha inaugurato 3 nuove esposizioni all’interno dello storico Palazzo Forti, ha già festeggiato con i visitatori l’importante ricorrenza del Centenario del Festival lirico dell'Arena di Verona lo scorso 10 agosto: l’iniziativa ha riscontrato un' eccezionale risposta del pubblico e l’esperienza si ripete oggi 10 ottobre,giorno in cui ricorre l’anniversario della nascita di Giuseppe Verdi. Per questa particolare giornata il Museo aprirà  dalle 10 del mattino fino alle 22 (ultimo ingresso alle ore 21).

Da aprile 2013 al 30 settembre AMO ha accolto oltre 19mila visitatori che hanno apprezzato le nuove esposizioni di Arena Museo Opera: AMO Pavarotti, AMO L’Arena e lo spazio fotografico ARENA DI VERONA.

AMO sarà inoltre presente ad ArtVerona, dal 10 al 14 ottobre, con una declinazione speciale dell’installazione in mostra all’interno di “AMO L’ARENA - 100 anni di Festival attraverso 200 anni di Verdi” che esalta il carattere artistico-visivo di Macbeth, interpretando uno dei momenti più emotivi e carichi di pathos del testo shakespeariano, quello del coro delle streghe nel bosco, magistralmente musicato da Verdi con il libretto di Francesco Maria Piave. Contemporaneamente ArtVerona esporrà una sua scultura all’interno di Arena Museo Opera: AMO ha chiuso con ArtVerona un accordo di reciprocità che prevede ingressi privilegiati presentando alle reception del Museo e di ArtVerona il biglietto d’ingresso dell’altro luogo già visitato.

12 ottobre 2013

Nella sala conferenze di Arena Museo Opera, sabato 12 ottobre alle 11, verrà presentato il libro “IL PALAZZO E LA CITTÁ. Le vicende di Palazzo Emilei Forti a Verona” (Cierre Edizioni) alla presenza di Guido Zucconi (Università IUAV di Venezia), Valerio Terraroli (Università di Verona) e Maurizio Zangarini (Università di Verona), che verranno introdotti da Kikka Ricchio, Rosario Russo (Presidente della Commissione Cultura del Comune di Verona), Daniela Brunelli (Presidente della Società Letteraria di Verona).

Tutte le informazioni del Museo (orari, convenzioni speciali, visite guidate) su www.arenamuseopera.com

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Domenica, 07 Luglio 2013 17:10

Multiplex: paura e passione al cinema

Nel fine settimana che ha visto uscire nelle sale cinematografiche italiane film costosi, grandi produzioni e pellicole pubblicizzatissime Stefano Calvagna regala al suo pubblico un thriller sorprendente, intenso, quasi a costo zero, realizzato da chi il cinema lo ama davvero e quindi lo sa fare. Multiplex è il film che non ti aspetti. La prova di regia che fa pensare che nel nostro paese esiste ancora un certo modo di fare il cinema, di costruire le scene, di alimentare la suspense, di plasmare gli attori e renderli credibili e meravigliosamente naturali. È il cinema italiano in poche parole e non ha bisogno di effetti speciali e tecnologie all’avanguardia per essere buono.

Basta soltanto saper raccontare una storia ed essere abbastanza bravi a far immaginare tutto il resto agli spettatori. La trama di per sé è molto semplice: sei ragazzi, tre maschi e tre femmine. La struttura classica della narrazione che diventa sceneggiatura. La decisione di fare qualcosa di pericoloso e adrenalinico insieme, nulla che possa danneggiare persone o cose, solo un gioco tra loro per mettersi alla prova e per saggiare qualcosa di nuovo.

Insieme decidono di rimanere chiusi in una sala cinematografica dopo l’orario di chiusura e di trascorrere la notte in un Multiplex al buio e isolati, sperimentando e inventando giochi proibiti e ad alta tensione emotiva. Nella struttura del cinema, però, scoprono presto di non essere da soli e per i sei ragazzi comincia una caccia all’uomo spietata e fatale con un finale tutto da assaporare.

Le prede e il cacciatore si inseguono e si scontrano nei lunghi corridoi del Multiplex, nelle bianche cabine dei bagni, nelle scale di emergenza e tra le locandine di film in programmazione da cui gli attori di carta li sbirciano impotenti.

Lo spettatore rimane affascinato e coinvolto da una tensione e da un pathos creato ancora alla vecchia maniera, fatto di rumori fuori campo, di lunghe carrellate in avanti e di primi piani indovinatissimi. Multiplex è un thriller d’autore che ricorda e richiama il miglior Dario Argento e la scuola dei cineasti italiani di genere anni Settanta e Ottanta. Una pellicola fatta da chi di cinema se ne intende, intrisa di citazioni filmiche e di rimandi ai grandi maestri del noir e dell’horror, come il film che scelgono di andare a vedere i ragazzi protagonisti, un vero cult come Fatal Frames,il cammeo che si regala il regista Calvagna nella propria pellicola e che rimanda al vezzo del grandissimo Hitchcock e soprattutto le musiche. L’intera colonna sonora originale di Multiplex è stata creata e curata da Claudio Simonetti, guru musicale di Dario Argento e compositore della maggior parte delle colonne sonore dei suoi film, da Suspiria a Profondo rosso, da Phenomena a Opera. Insomma, una vera garanzia. Simonetti sottolinea e sottotitola la pellicola di Stefano Calvagna facendone aumentare il fascino e la trepidazione, l’attesa e la scoperta.

Pertanto, se per questa estate non ne potete più di zombi e di mostri di zinco e metallo, di effetti speciali computerizzati e di commedie tristemente divertenti il cinema italiano rimane ancora una garanzia e Stefano Calvagna una vera scoperta.

 

 

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Venerdì, 21 Giugno 2013 14:00

Imitation of Life

In un luogo, come la Biennale d'Arte di Venezia, dove la ricerca della novità e del contemporaneo è all'ordine del giorno, nel Padiglione Austria, presente sin dalla prima edizione, si torna un po' bambini.

 

Imitation of Life è una video installazione di Mathias Poledna, che ruota attorno a un cartone animato realizzato grazie alla collaborazione di artisti dei dipartimenti d'animazione degli studios di Los Angeles, tra cui la Disney.

 

Evocazione dell'epoca d'oro dell'animazione (gli anni '30 e '40), è stata prodotta una pellicola in formato 35 mm di circa 3 minuti. Reinventando il linguaggio tramite le sue contraddizioni (il metodo di produzione all'avanguardia per l'epoca e la narrazione basata su favole), spicca il contrasto tra la sinteticità delle scene e il grande lavoro che sta dietro alla sua realizzazione. Il vaudeville, i film muti e i musical sono alla base dell'opera: è un indagine della relazione tra arte e intrattenimento.

 

La scena si apre con un uccellino che vola tra i rami di un bosco e scopre un asinello, vestito da marinaio, che dorme e, svegliandosi, comincia a ballare e cantare nella natura. La stessa colonna sonora è stata registrata da un'orchestra completa, secondo lo stile del tempo.

Proseguendo, oltre 40 disegni, serviti alla realizzazione dell'opera, sono esposti sulle pareti. L'installazione ha lo scopo di favorire una lettura incrociata tra avvenimenti dello stesso periodo: la relazione tra arte europea e cultura americana di massa, l'emigrazione verso gli Usa e l'esportazione commerciale di quest'ultimi nel Vecchio Continente, la presentazione dei film d'animazione Disney alla Mostra del Cinema di Venezia, il tardo modernismo dell'architettura del padiglione e un'analisi del periodo 1938-1942, nel quale l'Austria espose nel Padiglione Germania.

 

 

Venezia, Giardini

Padiglione Austria

Fino al 24 novembre.

Dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 18.00

 

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Giovedì, 11 Aprile 2013 15:45

We love, we laugh, we create: Mauro Lacqua

In occasione della Nerospinto Borderline Design Week, Spazio Giulio Romano ospiterà le opere di Mauro Lacqua, artista milanese dalla produzione poliedrica.

 

Intrigato dal tema delle arti figurative sin dalla giovane età, apprende le basi e le prime tecniche pittoriche grazie all'incontro con il maestro Mimmo Canonico ed affina le proprie competenze presso la Civica Scuola di Arti Visive. Sarà, infine, l'incontro con Monica Anselmi ad indirizzarlo verso la scelta delle tecniche espressive che gli sono più consone al fine di evidenziare le proprie inclinazioni.

I suoi lavori, accolti sempre con entusiasmo, l'hanno condotto ad esporre in numerosi eventi di prestigio in diverse parti del mondo, come al Louvre di Parigi e a Tokyo, e in numerose città italiane.

 

Le sue opere indagano a fondo tutte le possibilità espressive degli inserti materici di natura più varia: dai fondi di caffè, ai tessuti (garze, cotone), sino al cemento, la presenza di questi componenti contribuisce a trasfigurare a livello visivo idee e percezioni.

 

L'uso del colore subisce le sperimentazioni più svariate, tecniche differenti esplorano le potenzialità di ogni gradazione della sfera cromatica, al fine liberarne i significati racchiusi e conferire loro un linguaggio autonomo.

 

Una menzione particolare merita la sezione di ritrattistica: splendide figure femminili, colte in momenti di estrema naturalezza e sensualità, emergono dall'oscurità degli sfondi, accarezzate da una morbida luce lunare  che le avvolge e le rivela nel suo pallido grigiore.

 

L'intera produzione dell'artista non ha scopo commerciale, ma si configura come un espediente per esprimersi e creare, un momento dettato dal puro gusto di fare arte.

 

In esclusiva, solo all'interno dell'evento, sarà messa in palio una sua creazione, premio per il fortunato estratto che parteciperà alla lotteria indetta durante la serata.

Un'occasione imperdibile per avvicinarsi al mondo del design e dell'arte, per vivere vibranti emozioni e sensazioni uniche, e portare con sé un ricordo tangibile di un'esperienza irripetibile.

 

 

Nerospinto Borderline Design Week

Sabato 13 aprile, dalle ore 19.00

Spazio Giulio Romano 8 (Porta Romana)

 

 

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La Galleria Francesca Minini ha il piacere di ospitare la seconda mostra personale nel nostro Paese dell'artista tedesco Mandla Reuter, dal titolo No Such St.

L'esposizione verrà inaugurata al pubblico sabato 20 aprile dalle ore 16 e rimarrà aperta sino al 20 di luglio.

 

Elemento costante della ricerca di Mandla Reuter è l'esplorazione dello spazio interno ed esterno: nello specifico della mostra in questione, l'artista presenta installazioni, proiezioni video, interventi di luce e pitture astratte, intervenendo sull'architettura della galleria, rielaborandone lo spazio nelle sue funzioni e nella configurazione del perimetro.

 

Nuovi opere, concepite espressamente per integrarsi e ridisegnare l'ambiente circostante, dialogano con lavori preesistenti, trasformando lo spazio della galleria nell’oggetto principale dell’intervento artistico.

 

Il gioco di luci dato dall'accensione e spegnimento intervallato dei neon dà vita ad una nuova fruizione dello spazio entro il quale si colloca l'opera Lift (2013).

Motivo comune che soggiace ad ogni creazione è appunto l'interrogarsi in modo sempre differente sul rapporto che può instaurarsi tra l'opera d'arte e spazio circostante.

 

Una mostra da non perdere per indagare con sguardo nuovo spazi noti e scoprirne le potenzialità espressive; una possibilità più unica che rara per indagare la compenetrazione tra l'opera e il suo intorno, fino al limite di trasmutare materia artistica l'ambiente stesso.

 

Info su orari e costi:

da martedì a sabato: dalle 11.00 alle 19.30

Ingresso Gratuito

 

Galleria Francesca Minini

via Massimiano 25, Milano

 

www.francescaminini.it

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«Credo che, entro un margine di tempo relativamente breve, ci troveremo a dover fronteggiare un momento in cui sarà necessario e obbligatorio compiere una scelta che avrà a che fare con i reali motivi per cui ci troviamo al punto in cui ci troviamo e con le conseguenze delle strade che intraprenderemo.

Anche l'immobilità sarà scegliere, come pure il silenzio.

E puoi anche distrarti o chiudere gli occhi, che il gioco si compie comunque.

Forse vale la pena esserci, anche solo per vedere come va a finire.»

 

Queste le uniche parole che incontriamo nel viaggio melodico in cui ci accompagna Gionata Mirai, noto ai più come chitarrista de Il Teatro Degli Orrori, ma che qui conosciamo in una veste del tutto nuova e intima.

 

Come spesso accade nella vita tuttavia, poche parole non significano necessariamente assenza di contenuti, soprattutto quando è la musica a parlare.

“Allusioni” è un disco intenso e denso di pensieri, che obbliga l’ascoltatore a fermarsi  e riflettere, un disco che non può essere sfondo, ma diventa, sin dal primo arpeggio, protagonista della scena.

 

Una chitarra, dodici corde, cinque tracce, per un totale di venticinque minuti di arpeggi in fingerpicking dal sapore folk e dal potere ipnotico travolgente.

L’idea di Mirai è vagamente Sartriana: rendere l’opera allo stesso tempo fruibile dall’ascoltatore e frutto della fantasia dello stesso, mettendo nelle sue mani la possibilità di creare, a partire dal disegno semplice che ha voluto lasciare tracciato,  un mondo al di là delle palpebre, che non sia semplice rifugio dalla realtà, quanto piuttosto luogo in cui trovare quegli spunti di riflessione che possono aiutarci a migliorarla.

E quello che fa Gionata Mirai è offrirci il tempo per farlo, risorsa preziosa e quanto più rara nella società moderna.

 

“Allusioni” è un viaggio senza valigie lungo venticinque minuti che, se su disco riesce a pieno nell’intento, ascoltato dal vivo coinvolge e travolge ancora di più ogni avventore che ne riesca a cogliere l’"allusione" celata, per farne qualcosa di proprio.

 

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La galleria Patricia Armocida ospita la prima mostra personale di Marco Mazzoni a Milano, "Il ricordo è un consolatore molesto".

L'artista rende omaggio a figure appartenenti alla tradizione popolare italiana, le guaritrici, che secondo la credenza sarda seducono, incantano, maledicono e guariscono.

 

I disegni raccontano storie legate alle arti segrete detenute da queste donne: nelle composizioni circolari, che alludono al ciclo della natura, si compenetrano piante medicinali, farfalle e volatili che si abbeverano del loro nettare e, seminascoste, emergono le sagome di volti femminili, costrette a nascondere la propria sensualità e i loro saperi.

 

Le guaritrici erano molto rispettate per la loro conoscenza delle erbe medicinali e questo conferiva loro un potere che la Chiesa e lo Stato medievale osteggiavano.

Con la Controriforma, la presa di posizione contro coloro che curavano con le erbe si inasprì e si attuò una politica di controllo delle pratiche terapeutiche per cui solo quelle accademiche esercitate dagli uomini furono consentite, mentre le guaritrici furono accusate di stregoneria e costrette a nascondersi per non subire ritorsioni.

 

Marco Mazzoni riprende ed evidenzia l'importanza dell'interazione tra le donne e le piante sviluppando un progetto che assume ad icona il volto femminile incorniciato da flora e fauna.

Ne svela la percezioni più intime, ricordi narrati su pagine di diario, visioni immaginifiche di animali impossibili, frutto dell'esplorazione estatica di viaggi allucinatori.

 

L'artista non disegna mai gli occhi del soggetto: non si tratta di ritratti, ma di nature morte in cui tutti gli elementi assumono la stessa importanza e si fondono tra loro.

Il risultato è un'opera che racconta del momento in cui la donna prende il controllo di tutto, in completa armonia con la Natura.

 

La mostra, che si concluderà il 4 maggio, espone 15 disegni nuovi, 12 realizzati su carta moleskine ed un'installazione site-specific.

 

 

 

Orari e costi

Da martedí a sabato: dalle ore 11.30 alle 13.00 e dalle ore 15.30 alle ore 19.00

Ingresso Gratuito

 

Patricia Armocida Galleria d'Arte

Via Lattanzio, 77 (Zona Porta Romana)

Milano

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Domenica, 24 Marzo 2013 21:48

Zoom bar presenta Pimp my Mary

Dalle menti di Marco Cirillo Pedri e Marco Mirko Nani nasce il progetto Pimp my Mary per comunicare un forte dissidio e distacco dalla commercializzazione dell'icona quanto tale.

Verranno mostrate visioni di questa realtà proiettate all'interno dello spazio espositivo, ove è possibile trovare le indicazioni per poter partecipare alla manifestazione europea.

 

Il progetto si svolgerà martedì 26 marzo 2013 all'interno dello Zoombar dalle 22.00 alle 3.00, in occasione della serata Disagiati²(al cubo): la Crisoteca.

 

Sarà messo a disposizione il kit decorativo basato sul concept stesso, ricordandovi che a scadenza biennale viene effettuata la selezione.

Inoltre saranno presenti all'interno della serata due delle opere che hanno spiccato maggiormente nelle edizioni precedenti.

 

Noi di Nerospinto amiamo chi riesce a sfatare i luoghi comuni e allontanarsi dalla banalità.

 

Free entry

Presso lo Zoom Bar

Via Panfilo Castaldi 26, Milano

 

Sito ufficiale: http://www.pimpmymary.com

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/pages/Pimp-My-Mary/178708702219794

 

Info e contacts:

ARTE20GROUP

www.arte20group.com

 

 

 

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Forse uno degli artisti più controversi che la storia mondiale ricorda nell'ultimo secolo. Un artista che ha sconvolto molti con fotografie a dir poco provocatorie e che ha lasciato un segno indelebile, seppur breve, nelle generazioni a venire.

Robert nasce nel 1946 da una famiglia cattolica, crescendo con altri 5 fratelli; sin dall'adolescenza capisce che le sue attenzioni sessuali non sono rivolte al sesso femminile e questo lo porta, con gli anni, ad osservare e a vivere il mondo del sadomaso americano. Siamo nella metà degli anni 60, l'artista non ha nemmeno 20 anni e si rifiuta di accettare le sue inclinazioni; conosce Patti Smith e i due diventano amanti. Questo rapporto sarà forse il più importante della vita dell'artista e lo accompagnerà fino alla sua morte, nel 1989. Le conoscenze che fece negli anni delle rivoluzioni studentesche e delle lotte per liberare l'omosessualità lo portarono a produrre i suoi primi scatti; tra questi è doveroso menzionare la copertina del primo album di Patti, "Horses".

La sua fama crebbe grazie a curatori che lo finanziarono e al suo storico amante, Sam Wagstaff, che gli permise un diverso stile di vita e gli regalò la sua Hasselblad, con la quale immortalò celebrità come Arnold Schwarzenegger, Iggy Pop, Andy Warhol e molti altri e con la quale produsse la sua opera più controversa, "The X Portfolio", una serie di fotografie sadomaso tra le quali un autoritratto con una frusta tra le natiche.

La potenza comunicativa delle opere di questo artista è sconfinata; che si parli di fotografie del copro nudo, di still life, di paesaggi o di ritratti di bambini la purezza e la perfezione sono innegabili. Si può forse affermare che la perfezione sia stata una regola per ogni suo scatto; bianchi e neri quasi eterei, stampati al platino, che si spingono per cercare un punto d'incontro tra scultura e pittura.

Mapplethorpe morì da complicazioni conseguenti all'AIDS alla giovanissima età di 43 anni. Moltissimi fotografi e artisti in genere si sono dichiaratamente ispirati al suo lavoro nel corso dei decenni successivi alla sua morte; continuano anche oggi.

La Robert Mapplethorpe Foundation gestisce le sue opere e promuove la lotta contro l'AIDS. Una famosa esposizione è stata organizzata a Firenze nel 2009; le fotografie dell'artista sono state esposte assieme ai capolavori di Michelangelo nella galleria dell'Accademia.

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