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La focaccia di Recco di Manuelina sta conquistando anche Milano, e i cuochi della focacceria hanno svelato la ricetta della focaccia con il formaggio.

Il 21 e 22 agosto a Biel, in svizzera, si svolgerà il primo Body and Freedom Festival, in cui artisti internazionali sfileranno nudi per le strade pedonali della città, in una performance artistica di nudo pubblico che ha lo scopo di infrangere il tabù dello spazio urbano e di portare il nudo fuori dai musei, dove la gente è abituata a vederlo.

Che si tratti di arte, oppure di una semplice esibizione alternativa da strada, questa specie di terapia d’urto mostra il corpo come realmente è, senza imperfezioni o ritocchi fotografici. Come afferma l’artista Thomas Zollinger: “oggi tutto ciò che può essere mostrato ed eseguito in gallerie o teatri può anche essere mostrato ed eseguito in spazi urbani, solo il corpo nudo, sembra rimanere un tabù”.

Semplicemente un corpo nudo alla mercè di un pubblico da strada. Il confine tra arte e stramberia sembra essere davvero sottilissimo e le prime critiche da parte di chi invece non apprezza questo genere di esibizioni non tarda ad arrivare sulle pagine dei social network.

A sostenere questa iniziativa è il dipartimento di Cultura, insieme con altre associazioni correlate, ma, oltre a tutto questo, è stato lanciato anche una campagna di Crowd-Founding per trovare le risorse necessarie a pagare i fotografi, le sistemazioni, i libretti del festival e i manifesti.

Un tipo di arte, questo, che non richiede particolari abilità, infatti è possibile partecipare all’evento pur non essendo professionisti, pagando una cifra che oscilla tra i 100 e i 300 dollari per avere l’occasione di sfilare fuori dalla chiesa insieme con gli altri artisti.

A differenza delle altre volte Thomas Zollinger, l’organizzatore della performance, ha ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie da parte delle forze dell’ordine, quindi la manifestazione sarà limitata in alcune zone pedonali della città.

Un tentativo, per alcuni considerato estremo, di rompere un tabù, di smuovere un po’ quello status quo al quale si è abituati e di aprire la mente a vedute differenti, senza aver paura di vedere e osservare quello che siamo:  semplicemente uomini e donne.

Per info: http://bodyandfreedom.com/

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Per trattare al meglio la vostra pelle durante l’estate non c’è niente di meglio di un trattamento estetico che prepari il corpo al caldo e al sole intenso. Ma come fare a scegliere quello più adatto al tuo tipo di pelle? Esistono mille creme, mille tipi di trattamenti da poter effettuare, mille pubblicità che ti consigliano una cosa piuttosto che un’altra. Come fare per districare questa matassa di informazioni?

Noi di Nerospinto vogliamo darvi una mano e questa settimana parliamo di Scrub. Un ottimo rimedio per rimuovere le cellule morte della pelle e allo stesso tempo favorire il drenaggio e il ritiro dei liquidi in eccesso dai tessuti, in modo da accelerare l’eliminazione delle tossine dal corpo, è sicuramente il BIO LINE-Jatò CORPO SENSATION SCRUB: lo scrub corpo esfoliante e drenante a base di tè verde, sale marino e zucchero di canna che restituirà alla  pelle quel tocco vellutato che avete sempre sognato.

Adatto a tutti i tipi di pelle, è un ottimo modo per preparare tutto il corpo allo “stress da vacanza”, un’esfoliazione completa che avvolge e rinnova la pelle. Questa tecnica di massaggio, che ha la durata di un’ora e trenta minuti, consiste in manovre avvolgenti e lunghi gesti che permettono così una totale azione esfoliante e l’eliminazione delle cellule morte. In seguito, dopo il momento della doccia, si conclude con una reidratazione a base di emulsione, sempre grazie ad un massaggio che ha la durata di circa 20 minuti. Questo tipo di trattamento, che potete trovare a prezzi decisamente concorrenziali da ESTETICAMENTE, il centro estetico di Daniela Pantaleo, permette il proseguimento dell’azione esfoliante anche a casa, tramite l’acquisto, che potete effettuare comodamente in negozio, di prodotti per la cura del corpo legati a questo tipo di trattamento.

Un piccolo gesto per voi stessi, che però permetterà alla vostra pelle di respirare e di rilassarsi, grazie anche alle mani esperte di chi, come Daniela, questo lavoro lo porta avanti con passione e  professionalità, coccolando il cliente in modo da farlo sentire a casa. Anche per questa settimana è tutto, ma l’appuntamento con il benessere continua, continuate a seguirci e a farvi consigliare, per regalare un momento di relax anche al vostro corpo.

ESTETICAMENTE di Daniela Pantaleo Viale Stelvio, 41, Milano.

Orari di apertura: Mar – Mer: 10:00 – 19:00 Gio: 9:30 – 17:30 Ven – Sab: 10:00 – 19:00

Per info e prenotazioni: cell – 3496427785 e-mail – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

FB Page: www.facebook.com/esteticamentedaniela

Indira Fassioni

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È arrivato il trattamento del futuro: il Lifting Code della BIOLINE jatò, un modo per ridare tonicità al tuo viso, rilassandoti e regalando al tutto il tuo corpo un momento di totale benessere.

Quello che differenzia un trattamento di questo tipo da una normale crema antirughe è la tanta manualità per un’azione estetica biorivitalizzante ed elasticizzante, che garantisce una tonicità della pelle immediata, ottenendo così risultati concreti e costanti.

Da ESTETICAMENTE di Daniela Pantaleo, il nuovo centro estetico di Viale Stelvio 41, questo trattamento è una delle novità più interessanti. La durata è di 90 minuti, nei quali, oltre al tempo di posa di questa maschera, vengono stimolate tutte le articolazioni, in modo da garantire un benessere che avvolge tutto il corpo, regalando così un momento rilassante a tutto il corpo, in totale armonia con l’ambiente circostante.

Effetto tensore ed effetto riempitivo si uniscono, creando un’efficace rivitalizzazione della pelle, regalandole un’elasticità nuova, valorizzando i tratti del viso per riportarlo alla sua originale bellezza.

Questo “Codice di Bellezza” è sviluppato in modo “armonico” e controllato per garantire il massimo dell’Efficienza e della Qualità, al servizio di quella costante ricerca della perfezione che contraddistingue ogni donna.

Una selezione di formulazioni naturali permettono un lavoro preciso e completo che garantisce un effetto rimodellante a tutto il viso, realizzato da mani esperte di chi questo mestiere lo fa da anni, in totale sicurezza, e con la professionalità e la passione che contraddistingue il lavoro di Daniela.

Non è mai il momento sbagliato per dedicare del tempo a se stessi, in questo mondo frenetico e in costante movimento, delle volte, bisognerebbe fermarsi un attimo e regalarsi una piccola parentesi di relax: perché piacersi è il primo passo per piacere,  perché piacersi è la sfida più difficile di tutte.

 

ESTETICAMENTE di Daniela Pantaleo Viale Stelvio, 41, Milano.

Orario di apertura: Mar - Mer 10.00 - 19.00 Gio - 9.30 - 17.30 Ven - Sab  10.00 - 19.00

Per info e prenotazioni: Cell - 3496427785 Mail - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Indira Fassioni

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Abbiamo chiesto al dott. Tartaglini cosa è possibile fare per migliorare le condizioni della pelle ed eliminare piccoli difetti. Ci ha risposto che esfoliare la pelle del viso con regolarità è fondamentale per eliminare le cellule morte e consentire ad essa di respirare e, infine, ci ha parlato del trattamento del laser frazionato.

Con l’arrivo dell’estate è fondamentale ricordare che l’abbronzatura è uno dei nemici più importanti per la nostra pelle e gli effetti collaterali causati dal sole sono molteplici: macchie sulla pelle e aumento delle rughe soprattutto. È necessario quindi utilizzare sempre creme protettive, in alcuni casi di protezione totale.

Oggi vi parliamo di una tecnica non invasiva adatta a cancellare i danni del sole e i primi segni dell’invecchiamento. A metà tra chirurgia e medicina estetica, il laser frazionato è una delle tecniche più efficaci per correggere alcuni difetti della pelle dovuti all'invecchiamento o a patologie pregresse come l’acne. Diminuiscono le macchie, aumenta la luminosità del viso e spariscono le rughe.

La procedura consiste nel passaggio di un manipolo laser ablativo che produce microscopiche colonne di luce che agiscono sulla parte più interna della pelle, questo passaggio stimola la produzione del collagene che restituisce turgore e bellezza alla pelle dando un effetto molto naturale. Il trattamento può durare dai 10 ai 30 minuti. In alcuni casi può essere applicata una leggera crema anestetica. La pelle letteralmente rinasce, si rigenera e appare giovane, tesa e liscia.

I difetti su cui è possibile intervenire con il laser frazionato sono: - rughe sottili (non funziona su segni profondi) - macchie solari - pigmentazioni senili - pori dilatati - cheratosi - cicatrici da acne o di altra natura

Il trattamento non richiede una particolare preparazione e spesso è sufficiente una sola seduta per ottenere i risultati desiderati. La convalescenza dura 4-5 giorni durante i quali è consigliata l’applicazione di specifiche creme. Gli effetti su problematiche quali macchie solari, pori dilatati, cheratosi, cicatrici da acne o di altra natura dureranno almeno per i successivi tre anni. La sintesi di elastina e collagene, infatti, continua per circa 8 mesi dopo la prima seduta. Il ringiovanimento è graduale e per nulla artificioso, come avviene invece utilizzando altre tecniche più invasive. In caso di rughe fini si consiglia di ripetere il trattamento ogni 6/10 mesi. Il costo varia dai 250€ ai 350€.

Indira Fassioni

 

Dario Tartaglini

Direttore sanitario del centro polispecialistico Betar Medical Via Francesco Melzi D’Eril 26, 20154 Milano Tel. 02 3668 4785 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. http://www.betarmedical.it/

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Le parole chiave sono, Croco Style, elementi in squame e coccodrillo, Folk rose, un appeal metropolitanocon con ricami e stampe, queen of cashmere, nel segno della treccia. La nuova femminilità ridisegna i canoni: tratti scolpiti convivono con linee fluide, i tessuti scivolano sul corpo, le gonne arrivano sotto il ginocchio. Il capo passpartout è la body blanket, simile al poncho e alla mantella, si differenzia per il suo potere avvolgente e per la capacità di mantenere costante la temperatura corporea sia in climi caldi che freddi, che trionfa dal giorno alla sera declinata in maglia, panno stampato e cashmere double. Laura Biagiotti la definisce " versione glamour della coperta di Linus da indossare con e senza cintura, indispensabile compagna di avventure di viaggio". Regna il contrasto tra bianco e nero, i toni folk del bordeaux, amaranto, arancio e verdone, lurex, in oro, argento e rame, e i toni neutri dal bianco al marrone.

Sabato 25 gennaio, al Cape Town, Filippo Parodi, insieme al relatore Giancarlo Sammito, presenterà il suo libro "La testa aspra" edito da Gorilla Sapiens Edizioni. Durante la presentazione verranno proposte letture dello stesso autore, accompagnate dalle musiche di Gino Lucente. "La testa aspra non si manifesta come qualcosa di astratto e labile, ma si traduce in una corporeità di vincoli e labirinti allucinatori, nella fascinazione sensuale esercitata da presenze fantasmatiche eppure reali. Ma è anche la costante ribellione a quegli stessi vincoli, l’irriducibile tendenza a una liberazione catartica."Filippo Parodi nasce a Genova nel 1978. Ancora bambino si trasferisce a Milano, dove tutt’ora vive. Nel 2003 si laurea in Filosofia, con una tesi in Estetica sul verosimile e il meraviglioso nella poesia. A partire dal 2007 inizia a pubblicare racconti e poesie per diverse riviste d’arte e letteratura. Per Gorilla Sapiens, nel 2012, è uscito un suo racconto nell’antologia Urban Noise. La testa aspra è il suo primo libro.Per info:https://www.facebook.com/events/796931163667095/?ref_dashboard_filter=upcomingNon perdetevi la nostra intervista esclusiva all'autore!

http://www.nerospinto.it/new/2014/dentro-la-testa-aspra-di-filippo-parodi-nerospinto-magazine/

 

ILIOKATAKINIOMUMASTILOPSARODIMAKOPIOTITA: una mostra completamente interattiva quella che ci viene proposta da  Micol Assaël: una delle figure più originali nel contesto artistico europeo. Artista nata in Italia, ma vissuta sempre all'estero.

La mostra si prende i suoi spazi: 1800 mq dello Shed 'occupati' dalle quattro installazioni più importanti dell'artista e un'opera inedita.

Il progetto comprende il coinvolgimento del pubblico che dovrà mettersi 'in gioco' e partecipare attivamente, sia dal punto di vista fisico che mentale, con le opere e lo spazio che lo circondano.

La ricerca artistica di Micol Assaël si è sempre concentrata sull'interazione con il corpo umano, la percezione sensoriale, in particolare quella dello spettatore stesso: quasi tutte le sue opere, infatti, hanno l'obiettivo di avvicinarsi, toccare, scuotere letteralmente il corpo e la mente dello spettatore, mettendolo in una posizione di pericolo reale o supposto.

Un'arte avvincente e che incuriosisce, l'Hangar Bicocca si riconferma uno spazio attento all'arte contemporanea, all'esposizione e promozione dell'arte che lascia il segno.

La mostra è a cura di Andrea Lissoni, verrà inaugurata giovedì 30 gennaio 2014 alle 19 e rimarrà all'Hangar Bicocca dal 31 gennaio al 4 maggio 2014.

 

Fondazione HangerBicocca

Via Chiese 2, Milano

L'HangarBicocca sarà aperta ill giovedì, venerdì, sabato e domenica dalle 11.00 alle 23.00

Per ulteriori informazioni potete visitare il sito: www.hangarbicocca.org , nella sezione 'Mostre'.

Oppure potete telefonare a: 02 66 11 15 73

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Oggi Nerospinto ha voluto fare due chiacchiere con un giovane scrittore,Filippo Parodi, genovese di nascita, ma milanese d’adozione, che ci parlerà del suo primo libro, La Testa Aspra, edito da Gorilla Sapiens.

Il libro si presenta come una serie di racconti, tutti apparentemente diversi fra loro, ma uniti da un filo rosso che l’autore ci aiuterà ad evidenziare.

Sulla scena si incontrano personaggi diversi, o forse un unico soggetto chiamato in molti modi differenti, che rivivono le esperienze vissute dall’autore, che, a volte, si gettano in conversazioni al limite fra il filosofico e lo psichedelico con altri personaggi/alterego, che fanno un viaggio dentro se stessi e ci invitano ad iniziarne uno anche dentro di noi, aprendoci la strada dove forse non ci eravamo mai resi conto che ne esistesse una.

Come nasce “La testa aspra”?

La collaborazione con la casa editrice Gorilla Sapiens è nata nel 2012, in occasione di un concorso per scrittori di racconti per la pubblicazione di un'antologia dal titolo Urban Noise, dove appunto è presente un mio racconto, Il proprietario. Sono stato scelto insieme ad altri 16 scrittori emergenti. In seguito mi è stato chiesto altro materiale, e dato che la casa editrice pubblica principalmente libri di racconti (il racconto, tra l'altro, è un genere a me molto congeniale), ho continuato a scrivere e ho sviluppato altre storie, partendo anche dalle tematiche di quella che avevo precedentemente inviato, e così è nata La testa aspra. Ogni racconto è una verità frammentata ed ha la volontà di rivolgersi al lettore per offrirgli uno spunto di riflessione

Qual è il fil rouge che collega tutti i racconti, se ne esiste uno?

Tutto il libro racconta di come sia difficile diventare “proprietari” del proprio corpo. Io sollevo una domanda che lascio però aperta: nella costante dicotomia fra corpo e mente, il corpo è uno strumento di cui la mente si serve, oppure è il corpo stesso a sottometterci e noi non possiamo fare niente per dominarlo? Parto da un tema che trovo molto attuale: quello della somatizzazione. Essendo innanzitutto io una persona che tende a somatizzare ogni tipo di problema, iniziando dalla pelle, la deglutizione, fino ad arrivare al comunissimo mal di testa, sono giunto naturalmente a scrivere su queste tematiche, senza per altro approdare ad una vera e propria conclusione, solo cercando di suscitare delle riflessioni. Come si può uscire da questo corpo/ gabbia, che ci costringe a sottostare ai suoi ritmi e non ci permette di prendere il volo? Ho provato ad identificare alcune soluzioni, passando dalla mistica alla meditazione, fino all'approccio opposto della psicoanalisi. Avverto sempre in me la tensione tipica dell’uomo a volersi liberare dal corpo/campo di concentramento, da questo involucro/castigo che sembra inesorabilmente appartenergli, per raggiungere finalmente una dimensione extracorporea.

Ma, perché allora questa testa sarebbe aspra?

Aspra perché complicata, tortuosa, per noi stessi indecifrabile, siamo schiacciati da una razionalità che spesso ci limita senza pietà: forse dovremmo imparare a ridimensionarla, riuscire a farla diventare nostra complice, questa testa aspra.

Quindi, a volte bisogna liberare la mente dal corpo, ma se si obbedisce solo alla propria testa si rischia di vivere una vita complicata, infelice, aspra per l’appunto? Senza un minimo di dolcezza? Cosa dobbiamo fare di questo corpo?

Spesso la testa procede rispetto al corpo nella direzione opposta. Parlo per esperienza personale quando dico che a volte capita che sia proprio il corpo a prendere il sopravvento e ad arrivare a fermare la corsa della testa, costringendola a rallentare, attraverso una serie di sintomi fisici che segnalano che c’è qualcosa che non va in quello che si sta facendo. La prima volta che mi sono davvero trovato in una simile situazione, ho odiato il mio corpo. L’ho odiato perché non mi permetteva più di fare quello che volevo fare, anche se mi rifiutavo in ogni maniera di ascoltarlo, mi stava dando tutti i segnali possibili per dirmi che stavo prendendo delle strade sbagliate. Mi limitava, provocandomi dolore e rabbia. Ora, al contrario, lo ringrazio. E' stato il corpo, in un certo senso, interrompendo la mia vita di un tempo, a portarmi a scrivere questo libro. Pare che il corpo, a volte, comprenda prima della testa!

Ma, esiste una connessione fra il corpo e la testa?

Ci sto lavorando: cerco di vivere molto il mio corpo, di “trattarlo bene”, sentire cosa ha da dirmi, ascoltarlo se pone delle resistenze, fare in modo che la testa aspra non lo manovri eccessivamente, che non mi determini del tutto. Se viviamo troppo con la testa, rischiamo di perdere tante esperienze nella vita. Il corpo può essere uno strumento che ci aiuta ad orientarci sul presente, permettendoci di vivere il momento nella sua preziosa irripetibilità.

Da dove nasce ogni racconto?

Fondamentalmente da dentro. Ma allo stesso tempo sono molto aperto all’esterno: sono per natura un vagabondo, di giorno scrivo, ma la notte sento quasi sempre la necessità di uscire, vedere persone, è da lì che spesso prendo la mia ispirazione. Amo la conversazione con i miei amici e le persone che conosco, ma anche con uno sconosciuto o col fiorista sotto casa, ogni spunto può essere utile per scrivere, ogni esperienza può dare origine ad una storia. Anche la psicanalisi, che pratico da diversi anni, costituisce una grossissima fonte di ispirazione: il lavoro che da tempo porto avanti insieme alla mia analista ha dato vita a molti dei miei racconti. Per scrivere non ho bisogno per forza di isolamento, per esempio di rinchiudermi mesi in montagna per trovare la concentrazione: scrivo soprattutto nei luoghi affollati, nei bar, il Cape Town in via Vigevano, per citarne uno, quasi una seconda casa dove in parte ha preso forma questo mio lavoro.

Cosa significa per te scrivere?

Scrivere, nel caso di questo libro, è stato un po' come esplodere, o meglio smettere di implodere: alcune esplosioni portano vita, premettono all'individuo di esprimersi, e credo che questo possa portare a una grandissima gioia.

Che tipo di scrittore sei? Sei uno che scrive di getto, che scrive di notte o uno che pondera molto?

Sono uno scrittore metodico, direi. Scrivere per me è un lavoro quotidiano: punto la sveglia, scrivo soprattutto al mattino e nel pomeriggio. Ho molta disciplina. Ogni racconto, di media, viene sottoposto a quindici stesure, impiego circa una decina di giorni per concluderlo, mi soffermo molto sulla sintassi, sulla ricerca della parola, dell'aggettivo.

Hai sempre voluto fare lo scrittore?

Si. Avrei voluto fare anche il cantante, ho scritto tantissime canzoni.

E hai sempre ammesso di volerlo fare?

In verità no, la conferma mi è venuta dopo. Penso che scrivere, complessivamente, sia la forma di espressione più congeniale per il mio carattere: rispetto alla musica che ti costringe solitamente a collaborare con qualcuno, la scrittura, almeno nella fase di produzione, può rappresentare una sorta di progetto più autonomo, non bisogna però mai scordarsi che fin dall'inizio non si è da soli, che ci si sta rivolgendo al mondo esterno, prima di tutto a un lettore.

Quindi alla fine cos’è più importante per te: musica o scrittura?

Io trovo che siano due forme molto legate fra loro. Ho iniziato a scrivere canzoni a diciassette anni. Anche adesso sto collaborando con Gino Lucente, affermato pittore, ma anche grandissimo musicista. Abbiamo registrato insieme delle musiche per dei brani del mio libro e adesso stiamo progettando di fare un disco.

Che musica ascolti? Ascolti qualcosa mentre scrivi, magari per trovare l’ispirazione?

Ascolto molta musica strumentale; in particolare, il genere che preferisco ascoltare per scrivere è il Krautrock, una corrente musicale nata in Germania a cavallo tra gli anni Sessanta e i Settanta. Alcuni pezzi durano anche 20 o 30 minuti e conciliano perfettamente la scrittura. E’ un tipo di musica per certi versi psichedelico, ipnotico, evocativo, apre la mente.

Hai dei modelli letterari?

Moltissimi … ne cito solo alcuni: Kerouac e tutta la poesia Beat, Manganelli, Buzzati, Saramago, Cortazàr…

Cosa vorresti che rimanesse in chi legge il tuo libro?

Vorrei far pensare, magari lanciare un messaggio, aprire dei passaggi. Vorrei anche che, leggendo il mio libro, altri provassero quella sensazione che a mia volta ho provato io, per esempio con i Sessanta racconti di Buzzati, hai presente quando rimani folgorato da una frase e pensi: “è esattamente quello che avrei voluto esprimere io!”

Nel tuo racconto “La chiave di vuoto” tu parli della ricerca di una chiave che possa aprire tutte le serrature che contengono le risposte alle domande che ci poniamo nel corso della nostra vita. Una chiave che risolva tutti i nodi spinosi. Parli della chiave di pane, della chiave di musica, della chiave di vino, della chiave di abitudine e di tante altre, ma, in conclusione, qual è per te questa chiave?

E' proprio La chiave di vuoto la vera conquista, il vero apri-porta sarebbe non pensare più che debba esistere una serratura e una chiave, non angosciarsi più nel cercarla, un po' come dire vivere il momento, esattamente come ti si presenta davanti.

 Ovvero, la danza contemporanea vista dagli occhi di una “non addetta ai lavori”.

 

Non ho mai apprezzato la danza contemporanea.

Mi spiego meglio: non ho mai trovato nella danza contemporanea la stessa perfezione ed eleganza della danza classica, il ritmo e la tenacia della danza moderna, la sensualità perfetta e le forme circolari della danza del ventre.

Credo che il corpo, privato di voce, possa a fatica esprimere per ed attraverso sé stesso dei concetti complessi.

Il corpo è la rappresentazione fisica della nostra animalità e, per quanto si cerchi di scamparne, è difficile elevarlo ad un grado puramente cognitivo e concettuale (o concettualizzato?).

 

Sono stata invitata da Maura di Vietri, ballerina, ad assistere al suo spettacolo, tenutosi dal 13 al 15 dicembre; Fattoria Vittadini i ballerini, Matanicola i coreografi, Teatri del tempo Presente il tetto sotto il quale si consumerà l’event.

To this purpose only, il titolo.

Decido di andare proprio per sfatare questi miei preconcetti, perché il peggior modo di parlare di qualcosa è farlo senza sapere nulla a riguardo.

Fare i tuttologi, questo mai.

Lo spettacolo comincia con il solito abbassarsi delle luci.

Sei personaggi scivolano sul palco: riconosco Maura, altre due ragazze e tre ragazzi a me sconosciuti, indossano chi l’intimo, chi un costume, chi una canottiera.

Sono immobili, ed osservano il pubblico, inespressivi.

Non li fissiamo di rimando.

E poi, con estrema semplicità, si spogliano integralmente, ci guardano, come fossimo noi lo spettacolo e loro gli spettatori, come fossimo noi quelli nudi e loro vestiti al completo.

E poi, cominciano a danzare.

 

Ci metto un po’ di tempo ad accettare le loro nudità: rifletto sul loro coraggio e sulla libertà espressiva mentre li osservo muoversi leggeri, nel primo atto di tre nei quali descrivono l’Italia vista da occhi esterni, occhi di chi in Italia non vive, e vede.

Nella prima parte, i danzatori raccontano l’Italia come un paese dai grandi prodigi artistici, da Dante, alla Pietà, alla storia di Roma.

I loro corpi sono forme perfette, serrati in una sinergia che non lascia scampo alle inesattezze, la loro gestualità precisa, la sincronia, un incanto.

 

Secondo atto, l’Italia di oggi: un’Italia fatta d’italiani indecisi, frustrati, consumisti. Una borghesia che si fregia solo delle sue bellezze, senza ascoltare le bombe cadere, spot televisivi nei quali è obbligatorio essere felici.

Ma l’Italia no, l’Italia non è felice, ed anche gli occhi altrui riescono a cogliere questo malessere.

Un’escalation di urla, gestualità improvvise, scene simpatiche ed altre raccapriccianti, mimica e rabbia, protezione e violenza.

Una seconda parte che ricorda come gli italiani sappiano sorridere di sé, e con il sorriso magari inabissare certe problematiche  che invece andrebbero risolte “tout court”.

 

Terzo atto, una nebbia incensata ci avvolge, trasportandoci in una dimensione onirica e irreale, astratta dal tempo presente e proiettata in un (forse)spazio futuro, nel quale tre monaci, incarnazione di tutte le religioni, ma con la precisione ed il rigore che la nostra, quella Cattolica, è andata perdendo con l’acquisire dei poteri temporali.

Tre monaci dunque, costretti a confrontarsi con tre banshee moderne, volti coperti da maschere e seni esageratamente prosperosi, querule e inopportune.

Un ultimo atto che non sembra voler mettere la parola fine sulla storia dell’Italia, ma che piuttosto pare voler segnare un oneroso ma necessario punto e a capo, lettera maiuscola.

 

Sono uscita dal teatro leggermente frastornata, cogitabonda.

Ho trovato la produzione di questi artisti giovani, promettente e piena di possibilità, sicuramente energica e viva.

Mi sono sentita costretta a ricredermi sul mio preconcetto: la danza contemporanea e concettuale è forte, colpisce lo spettatore come un pugno ben assestato, è fuori dagli schemi e dalle imposizioni dettate da secoli e secoli di arte già scritta.

L’unico appunto che mi sento in dovere di muovere, ma che va preso con le pinze in quanto detto da una “profana”, è la fatica che l’Arte Contemporanea ha nel comunicare.

Amo e trovo, in un certo senso, educativo, il fatto che le nuove forme espressive vogliano spingere le menti degli spettatori al ragionamento, evitando una contemplazione acefala.

Un sentimento che, tuttavia, provo spesso, e che ho in parte provato anche durante questa rappresentazione, è stato quello di essere messa di fronte a delle idee ottime, ma affumicate da certe pretenziosità intellettualistiche ed esageratamente metaforizzate, senza riuscire a stabilire con l’osservatore un legame di totale comprensione, di complicità quasi.

A mio parere, la danza contemporanea, così come tutte le arti dalle seconde avanguardie in poi, sono state capaci di abbattere le barriere del palco e della tela, ma ne hanno create di nuove, a tratti più fitte o più estranianti.

 

Quindi, Fattoria Vittadini, Matanicola, ottimo lavoro.

Per quanto riguarda il resto, l’Arte è in completa evoluzione, e affrettarne i processi sarebbe decretarne la morte.

 

 

 

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