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ll 14 e 15 Novembre, due date evento a Milano per lo spettacolo “Sylphidarium” di Francesca Pennini in collaborazione tra la Triennale Teatro dell’Arte e il Teatro Franco Parenti.

Pubblicato in Cultura
Venerdì, 03 Luglio 2015 19:32

Luca Zingaretti legge “La Sirena”

Martedì 7 luglio alle ore 20.30 e mercoledì 8 luglio alle ore 21.15 presso il Teatro Franco Parenti, in via Pier Lombardo 14, Luca Zingaretti legge “La Sirena”, dal racconto Lighea di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

I protagonisti sono due uomini che si trovano a Torino, una città a loro estranea, nell'autunno del 1938. Paolo Corbèra di Palermo è un giovane laureato in Giurisprudenza, redattore de “La Stampa”. Rosario La Ciura di Aci Castello ha settantacinque anni, è senatore e autore di un'opera molto erudita di viva poesia.

Paolo vive in un modesto alloggio in via Peyron, è in crisi di misantropia e deluso dalle avventure amorose; Rosario alloggia in via Bertola in «un vecchio palazzo malandato» ed è «infagottato in un cappotto vecchio con colletto di un astrakan spelacchiato», ama leggere senza sosta riviste straniere, fumare sigari toscani e sputare.

I due si incontrano per caso in un caffé di via Po ed entrano pian piano in confidenza. Trascorrono il loro tempo tra riflessioni erudite, dialoghi sagaci, battute cinicamente ironiche, parlando di letteratura, antichità, vecchie e nuove abitudini.

Alle iniziali avventure del giovane con «sgualdrinelle ammalate e squallide (...), di un’eleganza fatta di cianfrusaglie e di moinette apprese al cinema, a pesca di bigliettucci di banca untuosi nelle tasche dell’amante» si sostituisce l’amore del vecchio per una creatura dal sorriso che esprime «bestiale gioia di esistere, una quasi divina letizia», dal «profumo mai sentito, un odore magico di mare», dalla voce che pare un canto.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa è noto principalmente per Il Gattopardo, ma tra i suoi capolavori si annovera Lighea del 1961, pubblicato postumo: un piccolo gioiello d'autore che affascina per molti aspetti. Ad impreziosire il lavoro sono le raffinate scelte semantiche, dall’italiano forbito al dialetto popolano, l'attenta costruzione della sintassi, le precise descrizioni di eventi, luoghi, personaggi e sensazioni.

L'opera è una sorta di viaggio immaginario, geografico e temporale tra il Nord e il Sud. Dal racconto ambientato a Torino emerge la calda Sicilia: l’odore della salsedine, il sapore dei ricci di mare, il profumo di rosmarino sui Nèbrodi, il gusto del miele di Melilli, le raffiche di profumo degli agrumeti, «l’incanto di Castellammare, quando le stelle si specchiano nel mare che dorme e lo spirito di chi è coricato riverso fra i lentischi si perde nel vortice del cielo mentre il corpo,teso e all’erta,teme l’avvicinarsi dei demoni».

La Sirena si arricchisce di tutte queste sensazioni, accompagnate dalle splendide musiche del Maestro Germano Mazzocchetti. Luca Zingaretti ne è interprete e curatore della regia e dell’adattamento drammaturgico.

Lo spettacolo è un percorso tra il presente carnale e l'antichità spirituale, che evidenzia la ricchezza della poesia sicula su cui palpita la melensa stasi del vivere degli uomini e dei paesaggi.

 

 

Luca Zingaretti legge “La Sirena” Martedì 7 luglio ore 20.30 e Mercoledì 8 luglio ore 21.15 Teatro Franco Parenti – via Pier Lombardo 14 Milano 02 59 99 52 06 www.teatrofrancoparenti.it Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Platea I settore: 40€ Platea II settore: 32€ Platea III settore: 25€ over60: 18€ under26: 15€

 

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Dal 15 al 29 gennaio 2014 presso la Sala Alda Merini - Spazio Oberdan della Provincia di Milano, Fondazione Cineteca Italiana presenta in anteprima italiana Je m’appelle Hmmm…, l’emozionante, limpida e pura storia di amicizia fra una dodicenne in fuga dalla famiglia e un camionista quarantenne che una famiglia non ce l’ha più. In concorso nella sezione “Orizzonti” all’ultima mostra del cinema di Venezia, il film rappresenta l'esordio alla regia della stilista e redattrice di moda Agnès Troublé.

Protagonista della storia è Céline, una ragazzina che dice di chiamarsi Hmmm, rinnegando il suo nome e la sua vita, profondamente segnata dagli abusi continui da parte del padre e dall'indifferenza della madre. Il desiderio di evasione la porterà a fuggire e a incontrare Peter, un camionista scozzese distrutto dalla scomparsa della moglie e della figlia. Il loro viaggio senza meta a bordo di un camion rosso li unirà in un'amicizia particolare e unica, grazie alla quale ritroveranno una serenità che pensavano di aver perduto per sempre. Il film affronta con delicatezza e originalità un tema difficile come la violenza sui minori, senza azzardare risposte o giudizi, ma lasciando aperta una porta alla fiducia e alla speranza.

Alla proiezione di venerdì 24 gennaio ore 21 sarà presente in sala la regista Agnès Troublé.

Scheda del film

Je m’appelle Hmmm… R.: agnès b (Agnès Troublé). Sc.: agnes b., Jean-Pol Fargeau. Int.: Douglas Gordon, Lou-Lélia Demerliac, Sylvie Testud, Jacques Bonnaffé, Marie-Christine Barrault. Francia, 2013, col., 120’, v.o. sott. it. Céline è una dodicenne che durante una gita al mare con la scuola decide di fuggire. In un parcheggio trova un autotreno rosso, la portiera è aperta, Céline sale e si nasconde. Il camionista Peter, scozzese sulla quarantina, quando torna a bordo non vede la ragazzina e parte. Accortosi della sua presenza, l’uomo non fa una piega, non le chiede spiegazioni e continua a guidare. Durante il loro viaggio on the road nel nord della Francia, Céline vive per la prima volta, con leggerezza e fiducia, i veri momenti dell’infanzia e con Peter, lentamente, nasce una bellissima amicizia. Quel viaggio si trasforma per lei in una nuova speranza di futuro, per lui in un nobile congedo dalla sofferenza.

Calendario

MERCOLEDÌ 15 GENNAIO h 21.00 GIOVEDì 16 GENNAIO h 17.00 VENERDÌ 17 GENNAIO h 21.15 SABATO 18 GENNAIO h 19.00 DOMENICA 19 GENNAIO h 16.00 MERCOLEDÌ 22 GENNAIO h 17.0 GIOVEDì 23 GENNAIO h 18.45 VENERDÌ 24 GENNAIO h 21.00 SABATO 25 GENNAIO h 15.00 h 19.00 DOMENICA 26 GENNAIO h 21.00 MERCOLEDÌ 29 GENNAIO h 16.15

Sala Alda Merini Spazio Oberdan Viale Vittorio Veneto 2, Milano

MODALITÀ D’INGRESSO Biglietto d’ingresso: intero € 7,00 Biglietto d’ingresso ridotto per possessori di Cinetessera: € 5,50 Spettacoli delle ore 15 e 17 dei giorni feriali: intero € 5,50, ridotto per i possessori di Cinetessera € 3,50

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Cosa siamo se non il frutto della nostra educazione? Siamo quello che ci hanno insegnato, ma anche quello che abbiamo scelto di essere. E' l'educazione siberiana: dura, spietata, romantica e implacabile. Ti segna la pelle, come i tatuaggi che alcuni dei protagonisti portano e che sottolineano un'altra chiave di lettura del film: la trasmissione del sapere e l'ostinazione dei protagonisti nel dare un senso alla vita, codificarla attraverso segni e usanze.

Il rischio di banalizzare l'omonimo romanzo di Nicolai Lilin, libro potente e epico, ricco di spunti narrativi, era dietro l'angolo. Ma Salvatores ha schivato il pericolo lavorando (bene) sulla sceneggiatura, scegliendo di aggiungere una dimensione più ampia, che abbraccia 10 anni e aggiunge un finale inedito.

La Russia, lo sfondo (freddo) del film, a cavallo tra la fine dell'epopea sovietica e l'inizio del nuovo corso democratico, una linea immaginaria che segna implacabilmente anche i rapporti umani. Un film in costume che documenta con dovizia un mondo che non c'è più. Ma la centralità del cinema di Salvatores, come sempre, è la narrazione dei rapporti umani, l'amicizia, la lealtà, l'amore e come questi si evolvono e involvono.

Questo filtrato dagli "siberiani", discendenti degli Urca deportati da Stalin, stirpe criminale in decadenza, che cerca con i denti di resistere alla meschinità della corruzione e dalla modernità alle porte, che solletica nell'uomo moderno il sogno della ricchezza facile. E poi l'odio nei confronti del potere e dei suoi strumenti istituzionali: l'esercito, la polizia, i banchieri e anche i criminali corrotti, quelli che trafficano droga. I siberiani contro tutti.

 

Di fatto Educazione Siberiana è il film più ambizioso e coraggioso del regista milanese. Salvatores osa e riesce a trasmettere quel baratro (la modernità incipiente) nel quale il fiero popolo siberiano è destinato a cadere: sequenze epiche (il fiume in piena), scene di combattimento corpo a corpo e incisi cinematografici destinati a rimanere impressi nella memoria dello spettatore (la scena della giostra su tutte, con sottofondo Absolute Beginners di Bowie, scelta  a sostegno narrativo della condizione dei ragazzi, adolescenti che si affacciano nel mondo).

Ma il centro del film rimane l'epoca dell'educazione e il protagonista di questa storia, il nonno Kuzja (il superbo John Malkovich), il maestro d'armi, il vecchio carismatico che trasmette valori e ideali al giovane Kolima. L'educazione di cui parlavamo all'inizio, insegnamenti che si possono fare propri o che possiamo buttare al vento, come semi che non germoglieranno mai più.

 

 

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