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Inaugura stasera la mostra dal titolo "Gallerie milanesi tra le due guerre", curata da Luigi Sansone, organizzata e promossa dalla Fondazione Stelline, ed inserita all'interno del palinsesto primaverile del Comune di Milano "Ritorni al futuro".
 
L'esposizione sarà aperta al pubblico fino al 22 maggio 2016, mettendo in scena dipinti e sculture dei più disparati artisti che, promossi dalle gallerie meneghine, hanno dato vita alla realtà artistica italiana del primo dopoguerra. 
 
Era proprio presso i galleristi che Milano dimostrava di essere un centro nevralgico di fermentazione artistica; nomi celebri come Pesaro, Bardi, Dedalo, Gussoni ed altri, mettevano in mostra nei loro spazi artisti appartenenti a correnti diverse, chi più affermato e chi meno, ma uniti dalla spinta innovativa che inondava quegli anni di ripresa successivi  alla Grande Guerra.
 
Medardo Rosso, Balla, Prampolini, de Chirico, Casorati, Fontana, Usellini, ma anche Kandinskij, Wildt e molti altri, sono la dimostrazione di quanto la Città fosse un centro di richiamo internazionale, incubatrice di nuovi stili, testimone di momenti salienti del passato, in grado di fornirci l'esatta chiave di lettura per comprendere le radici culturali e artistiche di personalità eccelse, che hanno preparato il terreno alla più recente arte contemporanea.
 
Un momento di riflessione, introspezione sociale, ma anche di approfondimento, quello dedicato alla mostra "Gallerie milanesi tra le due guerre", grazie agli appuntamenti organizzati dalla Fondazione Stelline che prevedono visite guidate con il curatore e laboratori didattici per bambini, ma anche al catalogo, esaustivo, arricchito dagli interventi di Luigi Sansone, Elena Pontiggia, Nicoletta Colombo e Gillo Dorfles. 
 
Francesca Bottin
 
GALLERIE MILANESI TRA LE DUE GUERRE
25 febbraio - 22 maggio 2016
Fondazione Stelline - C.so Magenta 61, Milano
Mar - Dom dalle 10.00 alle 20.00
Biglietti: intero 8,00 €, ridotto 6,00 €, scuole 3,00 €

Il 16 dicembre 2014 alle ore 18,30 nel foyer del Teatro Duse di Bologna Paolo Gotti inaugura la mostra STORIES. Un viaggio tra fotografia e letteratura del fotografo Paolo Gotti. La serie fotografica prende ispirazione dalle trame avvincenti di alcuni tra i più celebri romanzi di tutti i tempi a livello internazionale. Oltre ai pannelli fotografici di grandi e medie dimensioni, alle ore 19.30 sul palcoscenico del Teatro Duse verrà presentato il calendario tematico 2015 dal titolo STORIES. Un viaggio tra fotografia e letteratura con la partecipazione dell’attrice Giuseppina Morara, del giornalista e inviato de L’Espresso Roberto Di Caro e della giornalista e scrittrice Natascia Ronchetti. La letteratura può essere considerata la fotografia della complessità del mondo. Essendo dunque i romanzi un riflesso del reale, la realtà si ispira spesso alle loro trame. Il fotografo bolognese Paolo Gotti conduce un’indagine opposta rispetto a quella dell’editore alla ricerca della copertina di un libro. Gotti parte dagli innumerevoli scatti realizzati durante i suoi viaggi per poi ideare le trame a cui questi potrebbero ricollegarsi. Ad ogni immagine inoltre, vediamo accostata una citazione tratta dai romanzi più disparati, dai classici ai contemporanei, dai racconti a narrazioni storiche. Ed ecco dunque che ammiriamo il susseguirsi delle interpretazioni visive di Robinson Crusoe (1719) di Daniel Defoe, Cime tempestose (1847) di Emily Brontë, Anna Karenina (1877) di Lev Tolstoj, L’isola del tesoro (1883) di Robert Louis Stevenson, Racconti dei mari del sud (1921) di William Somerset Maugham, Sulla strada (1957) di Jack Keruac, Cent’anni di solitudine (1967) di Gabriel García Márquez, Il nome della rosa (1980) di Umberto Eco, La polvere del Messico (1992) di Pino Cacucci, Oceano Mare (1993) di Alessandro Baricco, Vergogna (1999) di J. M. Coetzee, per finire con La strada (2006) di Cormac Mc Carthy. 13 immagini per 12 romanzi di autori differenti che Paolo Gotti ha amato, e che hanno lasciato un segno nella sua vita personale, allo stesso modo dei suoi viaggi e dei suoi scatti. Il monumentale repertorio fotografico di Gotti conta oltre 10.000 fotografie scattate in oltre 70 paesi nei cinque continenti. L’unico romanzo che è citato in due immagini differenti è "Cent’anni di solitudine" di Gabriel García Márquez, in omaggio alla recente scomparsa del grande scrittore.

S T O R I E S un viaggio tra fotografia e letteratura 16 dicembre 2014 - 19 febbraio 2015 inaugurazione 16 dicembre ore 18,30 presentazione ore 19,30 Foyer Teatro Duse Via Cartoleria 42, Bologna

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Loretta Fiore (liberamente ispirata da Francesca Woodman)

Tutto ciò che siamo e ci sentiamo dentro ha un riscontro all’esterno, a livello di immagine e di postura: fisico e psichico sono sempre strettamente connessi. Questa è Loretta Fiore classe 1974, laureata in scienze economiche e bancarie, che a partire dal suo incontro con la fotografia digitale comincia ad autoritrarsi e attraverso gli autoritratti si ripara, si cura.

Fotografia e terapia, che rapporto hanno nel tuo percorso creativo? Spesso sono la stessa cosa. La fotografia allevia sempre ogni mio stato d’ansia, in tanti casi ha curato; per la Woodman, ad esempio, credo non sia stato così, ho la sensazione che lei abbia sempre lavorato sulla sua morte.

Cosa racchiude un autoritratto? Un autoritratto può essere tante cose: dalla pura rappresentazione all’interpretazione di sé. L’intenzione è quasi sempre buona, anche se devo ammettere che, a volte, mi sono messa davanti alla mia Nikon solo per avere la conferma della mia esistenza.

Che rapporto hai con il tuo corpo e con l'ambiente che ti circonda? Non so rispondere con le parole, la risposta a questa domanda è nei miei autoritratti. Direi conflittuale, se non fosse così banale.

La componente grafica e le texture, spesso presenti nei tuoi scatti, come nascono e quando entrano a far parte del tuo pensiero? Le varie componenti grafiche e le textures sono state fondamentali, specie all’inizio, per definire il mio mondo. Volevo far capire al primo sguardo che eravamo in una dimensione solo parzialmente reale e mi sono accorta che quello era un metodo molto efficace per farlo.

Con l'avvento degli smartphone, l'autoritratto ha ancora il suo significato, o ha lasciato spazio al puro esibizionismo? Per quanto riguarda me, per ora l’autoritratto è messo un po’ da parte, al di là dell’arrivo degli smartphone e di instagram etc etc. Ora come ora la sfida sta nella intenzionalità dello scatto e nella progettualità che ne deriva. Non ho più bisogno del mio corpo davanti alla macchina fotografica per esprimermi, riesco a vedere me stessa in una delle mie tante dimensioni, anche se mi affaccio alla finestra di casa mia, o nella metropolitana, o davanti un caffè, a quel punto basta scattare.

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