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Avete deciso di trascorrere la Pasqua a casa con la famiglia? Questa torta a forma di colomba è la soluzione ideale per chi è indeciso su cosa servire a fine pranzo.

Visto il grande successo ottenuto, 12 repliche straordinarie di “Favola”, lo spettacolo di e con Filippo Timi, al Teatro Franco Parenti, dal 5 al 17 maggio 2015.

 

Un mondo onirico dalle tinte pastello, che ricrea perfettamente l’ambientazione casalinga degli anni ’50; tutto è curato nei minimi dettagli tant’è che sembra di ritrovarci in un film o meglio telefilm americano. Un salottino accuratamente arredato, uno scintillante albero di natale, un immenso bambù senza nome, l’immancabile carrellino degli alcolici, moquette rosa, la cagnetta Lady impagliata, mobili originali disposti con una simmetria perfetta, canzonette da Nat King Cole a Doris Day, costumi realizzati ad hoc dall’Atelier Miu Miu: ecco l’accurata ricostruzione di uno stucchevole interno americano borghese anni Cinquanta.

 

Ricco di riferimenti all’immaginario del secondo dopoguerra  – da certi stereotipi femminili ai modelli di consumo, musiche, abiti e arredi, i film alla Douglas Sirk e i noir di Hitchcock –, in «Favola» Timi indossa gli strizzati abiti (disegnati da Miu Miu) e i tacchi a spillo di Mrs. Fairytale: dalla vita apparentemente perfetta e realizzata, dietro a una facciata impeccabile e a un matrimonio idilliaco, nasconde però il dolore di un mondo incrinato che si rivela poco per volta e violentemente implode.

 

Giorno per giorno lo condivide con l’amica del cuore Mrs Emerald, la “mamma imperfetta” Lucia Mascino: insieme si sostengono e sostengono la finzione, si proteggono contro quell’oggetto dei desideri eternamente deludente che è l’uomo (nello spettacolo rappresentato dall’irrompere del ragazzotto Luca Pignagnoli).

 

Una favola grottesca, senza nessuna sbavatura, in cui la leggerezza e la spensieratezza fanno da leitmotiv, dietro cui però si nasconde l’intento di analizzare la condizione e il ruolo della donna e la sua forza e volontà verso la trasformazione. Il sottotitolo è indicativo “C’era una volta una bambina, e dico c’era perché ora non c’è più”.

 

12 REPLICHE STRAORDINARIE

FAVOLA

Uno spettacolo di Filippo Timi

Con Filippo Timi, Lucia Mascino, Luca Pignagnoli

 Produzione Teatro franco Parenti

 

 

 

PREZZO INTERO €40/32;  OVER60 €18; UNDER25 €15

ORARI mart h21.15; merc h19.30; giov h21.15; ven. h19.30; sab h20.30; dom h17.30

 

INFO

Tel : 02 59 99 52 06 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Sito : http://www.teatrofrancoparenti.it

 

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Dal 7 al 12 aprile 2015 va in scena al Teatro Franco Parenti di Milano “Favola”, scritto e interpretato da Filippo Timi.

 

C’era una volta una casa fiabesca in una cittadina qualunque della provincia americana, un salotto accogliente, una vita perfetta come in un film di Doris Day.

C’era una volta una donna che sognava, in vaporosi abiti Anni Cinquanta firmati da Miu Miu, e un’amica bionda come Kim Novak nelle pellicole di Hitchcock.

C’era una volta tutta l’illusione possibile e il suo improvviso ribaltamento. Filippo Timi, autore, regista e interprete, ritorna con la sua Favola ammaliante, dissacrante, poetica, ironica, vorticosa e sorprendente.

Mrs Fairytale e Mrs Emerald s’incontrano ogni giorno per condividere le loro esistenze tranquille e borghesi, ma la facciata lentamente si sgretola rotta da segreti terribili e possibilità inaspettate.

Un grande gioco condotto con sapienza, che echeggia il cinema e ha il ritmo del Carosello, che è improvvisazione scenica e racconto di fantascienza, sullo sfondo delle note di Nat King Cole, dei jingle pubblicitari e delle carole natalizie.

 

FAVOLA

Uno spettacolo di Filippo Timi

Con Filippo Timi, Lucia Mascino, Luca Pignagnoli

 

Produzione Teatro franco Parenti

 

PREZZO Intero  €40/32 Over 60 €18 Under 25  €15

ORARI Martedì  h.20.30 Mercoledì h19.30 Giovedì  h21.30 Venerdì h.20.30 Sabato h19.30 Domenica h15.30 DURATA 180 minuti

Teatro Franco Parenti Via Pier Lombardo, 14 Tel : 02 59 99 52 06 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.teatrofrancoparenti.it

 

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L'attore e regista Filippo Timi porterà in scena la sua recita Skianto fino a domenica 7 dicembre al Teatro Franco Parenti.

Lo spettacolo, scritto, diretto e interpretato da Timi, consta di un monologo autobiografico, testo incisivo e di attualità, piuttosto introspettivo, che si avvale di un linguaggio un po' lirico e un po' drammatico.

Timi racconta la sua vita partendo dall'adolescenza, racconta di come in gioventù fosse chiuso nel suo mondo, prigioniero della sua disabilità e della sua incapacità di esprimersi. La scenografia è piuttosto kitsch, con più rimandi alla cultura pop degli anni 80. Vengono rappresentati i desideri e le aspirazioni del protagonista, e soprattutto le frustrazioni che essi incontrano nella vita quotidiana. Ad accompagnare Timi sul palcoscenico, la voce e la chitarra del giovane musicista Andrea di Donna.

   

Skianto

date: 20novembre/ 7 dicembre 2014

orari: lunedi 20.30

         mercoledì 21.30

         giovedì 19.15

         domenica 18.30

costo: intero 32 euro

          ridotto over60 18 euro

          ridotto under25 15 euro

          convenzioni 22.50 euro

teatro Franco Parenti

Via Pier Lombardo 14

Milano

0259995206

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«Siamo stelle filanti. Un soffio d’amore ci dà l’abbrivio di pochi metri di vita; un volo patetico fra ridolini e trombette e poi si cade a terra pronti per essere calpestati e scolorire nella memoria di un carnevale che se ne va» F.T.

Debutterà il 5 marzo  2014 il nuovo spettacolo teatrale scritto, diretto ed interpretato da Filippo Timi. Palcoscenico preferenziale sarà ancora una volta quello del Franco Parenti di Milano che con l’attore vanta ormai un intenso sodalizio nato nel 2011, anno dell’indimenticato Favola. C’era una volta una bambina, e dico c’era perché ora non c’è più.  Il titolo, Skianto, scritto con il glitter sulla locandina che vede un Filippo adolescente degli anni ottanta, vestito da cerimonia, lascia presagire qualcosa di forte, di sorprendente. Sorprendente come quella deflagrazione di sincerità che contraddistinse il suo  esordio letterario nel 2006 con Tuttalpiù muoio, divenuto nel tempo un piccolo fenomeno di culto. Quello stesso livello di sincerità, tormentata e coraggiosa, ritorna in questo spettacolo che intende frugare l’animo di un ragazzino chiuso al mondo, dimostrandosi per questo da subito autobiografico. Così come Antonin Artaud  affermava – Io scrivo per gli analfabeti – beffandosi dei critici che non capivano il senso delle sue parole, incapaci di leggervi un complemento di vantaggio, Filippo Timi prova a dare voce a quelle persone isolate, patologicamente introverse, che non possono esprimersi. Lo schianto non è quindi metafora d’incanto per l’indecifrabile bellezza dell’attore perugino («sei uno schianto», ndr), ma rappresenta  la rottura di un codice anomalo, effrazione liberatoria per quei sentimenti ostaggio di un’oppressiva corazza emotiva. Non a caso il contenitore della scena sarà una palestra vuota, sprovvista di porte per uscire. In scena fino al 6 aprile, Skianto fa il punto sul cammino di un’artista amatissimo dal pubblico,  che brilla per talento, capacità empatiche ed interpretative come solo i grandi del teatro hanno saputo fare.

http://www.teatrofrancoparenti.it/

Nuovo omaggio al cinema da parte dei Baustelle. Dopo la fortunata collaborazione con Giuseppe Piccioni, quando avevano firmato la colonna sonora di "Giulia non esce la sera", aggiudicandosi il nastro d'argento con il brano "Piangi Roma", i Baustelle tornano sulla scena cinematografica.

Per "I Corpi estranei" di Mirko Locatelli, la band toscana propone le versioni strumentali dei brani "Il Futuro" e "Radioattività", presenti nell'album FANTASMA.

In "Corpi estranei" nuova e intensa interpretazione di Filippo Timi, nei panni di Antonio, padre milanese che vive solo con il suo bambino, Pietro, affetto da una grave malattia, arrivati al nord per cercare uno spiraglio di salvezza. Jaber, quindici anni, vive anch'egli a Milano con un gruppo di connazionali: è migrato in Europa da poco, in fuga dal Nord Africa e dagli scontri della primavera araba. L’ospedale è una città nella città dove entrambi sono costretti a sostare: Antonio per guarire Pietro, Jaber per assistere il suo amico Youssef. La malattia è l’occasione per un incontro tra due anime sole e impaurite, due “corpi estranei” alle prese con il dolore.

In occasione dell'evento è stato realizzato il seguente official trailer http://www.youtube.com/watch?v=4VueDMA97p0&feature=youtu.be

Dopo la partecipazione al Festival di Roma, i Baustelle partono con il nuovo tour.

Ecco le date: 17 novembre a Copparo (Ferrara), Teatro De Micheli (data zero), 29 novembre Aosta (Teatro Splendor), 3 dicembre Assisi (Teatro Lyrick), 6 dicembre Napoli (Teatro Acacia), 16 dicembre Udine (Teatro Giovanni da Udine), 18 dicembre Torino (Teatro Colosseo), 21 dicembre Roma (Auditorium Conciliazione), 28 dicembre Prato (Politeama Pratese).

È complicato parlare di un film come Un chateau en Italie perché non è una brutta pellicola e la Bruni Tedeschi come cineasta non se la cava neppure male.

Il problema rimane l’estrema personalizzazione della trama, la scelta del cast e soprattutto la scrittura filmografica per la quale la regista si è fatta anche aiutare da una sceneggiatrice dotata come Agnès de Sacy.  

Per cui dopo Uomini che odiano le donne Valeria Bruni Tedeschi prova a scrivere e a portare sullo schermo, a suo modo, donne che odiano gli uomini…ma non è completamente vero neppure questo perché l’intera pellicola è un gigantesco omaggio alla figura di suo fratello Virginio, morto da qualche tempo e la cui memoria la regista vuole ricordare e omaggiare con un lavoro troppo intimistico e privato per poter commuovere o convincere appieno lo spettatore.

E quando la regia e la storia traballano è normale che anche gli attori si spengono e si ridimensionano nei propri ruoli. Per niente brillante allora risulta l’interpretazione di Filippo Timi nel ruolo del fratello malato, troppo coinvolta e troppo decadente la Bruni Tedeschi nel ruolo della protagonista e del tutto incredibile Louis Garrel nel ruolo di Nathan.

Parlare di se stessi in un film è la cosa più difficile per un regista, anche se poi Ozpetech, Weiss e Rossellini lo hanno fatto benissimo, ma bisogna appunto essere tanto bravi e la regista di Un chateau en Italie probabilmente non è ancora pronta per storie così complesse e personali.

La pellicola racconta la storia di Louise, quarantenne profondamente sola e triste, appartenente a una nobile famiglia decaduta che possiede un vecchio castello nella pianura piemontese attraversata dal Po. Una vita spenta la sua che sembra accendersi solo quando incontra Nathan, un giovane attore che inizia a corteggiarla con passione. Louise però è molto legata a Ludovic, suo fratello, malato di Aids. Il giovane Nathan cerca di starle vicino e di sostenerla ma il desiderio ossessivo di una gravidanza con il compagno compromette il rapporto tra i due. Louise rimane nuovamente da sola dentro una vita di cui non trova il senso e la direzione. Nel frattempo muore anche l’amato fratello Ludovic e la donna sembra davvero non avere più forze né volontà di reagire.

Arriva però la svolta e tutto rifiorisce e riprende in una catarsi del dolore che è anche nelle intenzioni della regista un viaggio di salvezza e redenzione attraverso il cammino del contrappasso.

L’idea in sé rimane bella. Valeria Bruni Tedeschi cerca di lasciare aperto uno spiraglio su una speranza che a volte sembra venire meno in molte esistenze, cerca di confezionare un percorso di dolore e di rinascita tutto al femminile ma alla fine non ci riesce.

Il film è spento. Doloroso senza essere amaro, illusorio senza essere positivo.

La figura delle donne e del loro universo così complicato e affascinante ne escono a pezzi.

Un vero peccato!

 

 

Il cinema d'estate, tra sale soffocanti e commedie all'acqua di rose, sembra quasi voler dire: ci rivediamo a settembre, non ho nulla di bello da farvi vedere!

E invece, puntuale come una stella cadente la notte di San Lorenzo, giunge la proverbiale smentita: Italian movies, un film giovane, con un cast internazionale e una storia che parla dell'italia di oggi.

Partiamo brevemente dalla trama: siamo nel teatro di posa di una telenovela girata a Torino, nei cui corridoi, di notte, si aggirano gli addetti di una ditta di pulizie. La scoperta di un deposito di telecamere accende la cosiddetta lampadina: intraprendere un'attività di ripresa di cerimonie di ogni tipo, per le varie etnie della città.

Un imprevisto sembra quasi mettere la parola fine al progetto, il quale invece si tramuta in qualcosa di più bello ed emozionante, ossia filmare le storie della gente normale,dei senza nome, da mandare alle loro famiglie rimaste nei paesi di origine.

Una storia di solidarietà ed amicizia, che cambierà in meglio tutti i protagonisti di questo film, che si dipana tra volti, costumi, profumi e sapori di paesi lontani, per narrare una storia che ci parla dell'italia del presente.

La particolarità del film sta nel fatto che la maggior parte degli cast è costituita da attori non professionisti, ma ugualmente in grado di esprimere una sensibilità e una capacità di recitazione davvero lodevole.

Ma chi sono i nomi dietro questo progetto? Ne citiamo alcuni, per dovere di brevità.

Innanzitutto il regista, Matteo Pellegrini,milanese, già regista di cortometraggi, di video musicali di grandi nomi come Tiziano Ferro e Renato Zero, campagne pubblicitarie nazionali ed internazionali, ora dedicatosi al cinema.

Michele Venitucci, giovane e talentuoso attore barese, ha lavorato con importanti registi quali Pappi Corsicato (Il seme della discordia), Ago Panini (Aspettando il sole) e Sergio Rubini (L'anima gemella; Tutto l'amore che c'è"). In televisione lo abbiamo visto  in Moana, R.I.S Delitti imperfetti e Codice rosso.

Aleksei Guskov, attore e produttore russo, interprete di numerose pellicole ed attualmente impegnato nelle riprese di una fiction targata Rai.

Filippo Timi, attore, scrittore, drammaturgo, ha prestato il suo volto a Mussolini in "Vincere" di Marco Bellocchio e ha lavorato affianco a Ferzan Ozpetek (Saturno Contro),  Gabriele Salvatores (Come Dio comanda) e  Michele Placido (Vallanzasca-Gli angeli del male).

Anita Kravos, giovane attrice italiana, membro dell'Accademia del Cinema Italiano David di Donatello e dell'Accademia del Cinema Europeo (EFA), già in "Alza la testa" di Alessandro Angelini e "E la chiamano estate" di Paolo Franchi.

Italian Movies, prodotto da Indiana Production, Eagle Pictures e Lumiq Studios, con SkyCinema, Merenda Film ed Edi, è un bel film, che vi farà emozionare per la genuinità delle storie narrate, per la freschezza dei volti in video e per il messaggio di fondo che si cela dietro ogni suo singolo fotogramma.

Un film che si nutre del passaparola di chi lo ha già visto e di chi ne ha sentito parlare e lo andrà a vedere.

Italian Movies: il cinema italiano che racconta l'Italia di oggi, con umorismo, al di là dei luoghi comuni e dei facili stereotipi. Un film al passo con i tempi.

 

Per maggiori informazioni :

https://www.facebook.com/italianmovies12

 

 

Creature di Nerospinto che amate il teatro della dissacrazione,  dell’ eccesso e della follia non potete perdervi l’appuntamento con “Il Don Giovanni - Vivere è un abuso, mai un diritto” diretto e interpretato da Filippo Timi in scena fino al 24 Marzo al Teatro Parenti.

 

Dopo l’Amleto, con il Don Giovanni, Filippo Timi continua il suo percorso di riscrittura e di reinterpretazione di testi classici  intervenendo sull’opera mozartiana con una forte carica di humor nero. L'artista riscrive a modo proprio il mito del celebre seduttore che, consapevole della propria morte, si trova semplicemente a rincorrerla, mentre attorno a lui si muovono le donne della sua vita.

 

Il Don Giovanni di Timi è il prototipo di una umanità volubile e licenziosa, che ha fame di potere e ama la mistificazione e l’autoinganno, proprio perché sa che è condannata ad estinguersi e non potrà esimersi dal suo appuntamento con la morte. Egli ha capito che la vita è ingiusta, una farsa che si trasforma in tragedia, e che la vita è giustificata solo dalla morte.

 

Lo spettacolo offre una scenografia ricca e azzardate contaminazioni musicali, e vede tra i protagonisti Marina Rocco, frizzante volto femminile della scena attoriale italiana.

 

Con il Don Giovanni Filippi Timi si conferma l’artista più irriverente e amato del panorama italiano, ovunque vada, qualunque cosa faccia, stupisce grazie alla sua capacità di appropriarsi dei testi classici e trasformarli in prove d’autore personali in cui i personaggi sono un’esplosione di bizzarria, eccesso e anticonformismo.

 

 

 

 

IL DON GIOVANNI

Vivere è un abuso, mai un diritto

Regia e scena : Filippo TimiE con : Umberto Petranca, Alexandre Styker, Marina Rocco, Elena Lietti, Roberta Rovelli, Roberto Laureri, Matteo de Blasio e Fulvio Accogli. 

Produzione Teatro Franco Parenti/Teatro Stabile dell’Umbria

Spettacolo nato dal laboratorio in collaborazione con CRT Centro di Ricerca per il Teatro.

Dal 27 Febbraio al 24 Marzo – Teatro Parenti, Via Pier Lombardo 14, Milano

Orarimar h.20.45; merc h. 19.30; da giov a sab h.20.45; dom h.16.30

Prezzi  poltronissima €40; intero; €32: over60/under25 €16 convenzioni* €22, *Arci, Feltrinelli e Coop non valide nei giorni di venerdì e sabato; TFPcard 30% di sconto dal lunedì alla domenica

 

Maggiori informazioni: tel. biglietteria02 59 99 5206 – sito web: http://www.teatrofrancoparenti.it – prenotazioni on line: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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