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Tutto pronto per la prima edizione del concorso I Love Gai - Giovani Autori Italiani, inserito nella 73esima Mostra del Cinema di Venezia.

Dal 28 all’1 novembre, torna a Milano INVIDEO, la Mostra internazionale di video e cinema oltre.

 

Organizzato dal 1990 dall' A.I.A.C.E. di Milano, INVIDEO giunto alla sua XXV edizione dal titolo “Passati Futuri” – è diventato nel corso degli anni un punto di riferimento per tutta la produzione audiovisiva legata all'arte elettronica e alle nuove tecnologie.

INVIDEO, nato con lo scopo di dotare Milano di un archivio permanente dedicato alla produzione artistica sperimentale nel mondo (video arte, cinema e video di ricerca e sperimentale, documentari, videomusica, video di danza e teatro, ritratti di artista, fiction sperimentale...), acquisisce anno dopo anno, attraverso un lavoro di ricognizione approfondito e ad ampio raggio, le opere italiane ed internazionali più significative che vengono presentate al pubblico nel corso della grande Mostra annuale. In occasione della manifestazione, oltre alla presentazione di un programma particolarmente ricco e diversificato, vengono proposti incontri con gli autori, anteprime, dibattiti, retrospettive, performance e video installazioni.

 

INVIDEO è un progetto AIACE con il sostegno di Comune di Milano| Città Metropolitana di Milano, Settore Cultura. INVIDEO è un evento ExpoinCittà, con il patrocinio di Regione Lombardia. Si avvale del contributo e della collaborazione di EUNIC Milan| Pro Helvetia, Fondazione svizzera per la cultura| Istituto Svizzero| Goethe-Institut Mailand| Consolato Generale della Repubblica di Polonia in Milano| Forum Austriaco di Cultura a Milano| Institut français Milano| IED Milano| Fabbrica del Vapore| FDVLAB| Fondazione Cineteca Italiana| Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa| Laboratorio Dagad| Ondavideo Pisa| Amici di INVIDEO e inoltre Eurohotel Milano| Pizzeria 40| Ristorante Lucca| Ristorante Rosy e Gabriele | Taxidrivers

 

 

INVIDEO XXV EDIZIONE

Milano 28/10 – 01/11

I luoghi

Fabbrica del Vapore via Procaccini, 4 - Milano Spazio Oberdan, Sala Alda Merini viale Vittorio Veneto, 2 - Milano Istituto Europeo di Design - IED via Sciesa, 4 - Milano Piccolo Teatro, Chiostro Nina Vinchi via Rovello, 2 - Milano Institut français Milano, Espace Projection c.so Magenta, 63 - Milano

INGRESSO LIBERO CON TESSERA fino ad esaurimento posti (se non diversamente specificato) Tessera A.I.A.CE. 5 euro o tessera Milano Film Network 10 euro (acquistabili durante il festival) o tessera Cineteca.

 

Tutto il programma su www.mostrainvideo.com

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A giugno si è svolta la nona edizione della design & fashion week dedicata alla creatività del Mediterraneo, Madeinmedi. Un viaggio, tra arte e design, con video, performance e sfilate che, dall’8 al 13 giugno, ha trasformato il sontuoso palazzo Biscari di Catania in un contenitore di creatività e professionalità. Grandi protagonisti di questa edizione sono stati i ragazzi dell’Accademia Euromediterrana di Catania che hanno avuto l’opportunità di fare conoscere la loro creatività a nomi illustri del fashion system. A visionare, infatti, le collezioni dei ragazzi sono stati il cavaliere del Lavoro Mario Boselli, presidente onorario della Camera nazionale della Moda Italiana che ha anche tenuto un seminario dal titolo “Il presente e il futuro della moda italiana nel mondo”, incontro moderato da Nino Graziano Luca; Roberto Portinari, segretario generale della Piattaforma Sistema Formativo Moda ed il Dott. Mario Dell’Oglio, presidente della Camera Italiana Buyer Moda.

Ad accogliere gli spettatori della serata conclusiva della design & fashion week, l’avveniristica installazione per YKK “Color Block” realizzata dagli allievi dell’Accademia Euromediterranea, la mostra “Jewel Graduate” con l’esposizione delle preziose creazioni di Sanad Atia, Rossella Margaglio, Roberta Ruggeri e la stampante 3D by 3D Store Catania con la realizzazione live di un gioiello in resina progettato dagli studenti del III anno di Jewel Design dell’Accademia.

La sfilata ha portato in passerella le migliori creazioni degli studenti della fashion school siciliana. Il lato oscuro delle persone è il punto di forza da cui è partita Martina Alessandrello per la sua collezione “Erzsébet”. Streghe cieche che, accecate dal proprio ego, perdono la diritta via scegliendo poi direzioni innaturali. In passerella una giovane donna che gioca con maxi strutture per spalline maestose. E’ una retrospettiva la collezione “Cutless” di Caterina Bambara: una visione avveniristica del proprio viaggio interiore: mood sportivo ma con anima glam: armatura geometrica che richiama i frammenti di vetro. E’ invece il colore il protagonista indiscusso di “Metamuse”, fashion designer Elisa Cona. Un total look che oscura l’identità della donna. Assenza di aderenze ma forte presenza di tagli su differenti lunghezze e linee pulite. Tagli classici su tessuti tecnici e sportivi giocano con tonalità sporche. Il total look completa gli outfit rendendoli decisamente dinamici su uomini candidi come la neve di quei paesi amati da Francesca Gangemi e rielaborati nella sua collezione “Es”. La filosofia, la cultura ed il modo di intendere la vita in Giappone ispirano totalmente Manuela Indaco. Delicatezza e candore, misto a meraviglia e tristezza. I ciliegi in fiore del lontano Paese del Sol levante sono la sua fonte d’ispirazione per “Hanami”. Il Sole, invece, si riflette sui corpi delle donne vestite da Fabiola Longhitano con outfit che giocano con aperture e lunghezze e forti contrasti cromatici: “Take a bow” (dalla canzone della indomabile regina, Madonna). “Jabberwocky” è il nome della collezione di Valentina Mauro, come la poesia presente nel secondo libro firmato da Lewis Carroll. Ma non una semplice poesia. Alice può leggerla solo se riflessa allo specchio. Shanghai ed i suoi grattaceli. La loro luce nel buio della notte. L’architettura ed il design orientale sono egregiamente espressi nel quartiere The Bund. Chiarezza stilistica, modernità e geometria in un elegante equilibrio. Il gusto minimal del design levantino è la chiave di lettura della collezione firmata da Marzia Giselle Sapienza per il Madeinmedi 2015, così come l’influenza fantascientifica del Cyberpunk: “Shanghainese Bund”. E per concludere con i giovani stilisti dell’Accademia, Dalilà di Sofia Noemi Sgrò: un omaggio alla sorella maggiore che l’ha guidata e continua a farlo nella presa di coscienza di un pensiero politico che spera in una liberazione del nostro Paese da uno stato padrone. Una collezione invernale che, basandosi sul pensiero patriottico, gioca con lo stile degli anni ’50 e con le linee stilistiche delle divise militari. Colori scuri con, però, una presenza di tonalità più chiare per dei look che coprono una donna forte. A completare la collezione, conturbanti accessori dipinti a mano, dai richiami floreali. Basic colors per gli outfit proposti da Federica Rao. Qui regnano solo tre tonalità, dove la gradazione di mezzo è il punto di contatto tra i due estremi cromatici. Tessuti tecnici mischiati ad altri ci regalano una collezione invernale su altezze battagliere e su accessori che censurano l’identità umana.

Durante la sfilata degli allievi Harim sono stati proiettati i fashion film di Tatiana Lisi, Benedetta Pellizzeri ed i jewel film di Sanad Atia, Rossella Margaglio e Roberta Ruggeri.

Madeinmedi_-moda-italia In passerella anche le creazioni di Antonio Attisano, per la categoria Sood Generation: Sinfonia n° 5, è una riflessione estetica sulla Bellezza, linee essenziali che si curvano sinuose ad esaltare la silhouette, delineando un’icona. Immagine a cavallo tra passato e futuro, resa esclusiva dalla scelta del prezioso satin e dall’abbigliamento di tessuti diversi nell’anima, come l’ecopelle e l’organza. E ancora, per l’International Fashion Show dalla Libia Rujji Collection, dall’Egitto Shahira Fawzy, dalla Spagna Moisés Nieto, protagonista della Fashion Week di Madrid e finalista della Vogue Spagna Who’s On Next 2015. Madeinmedi è un vero e proprio trampolino di lancio per giovani stilisti che possano portare nel mondo il Made in Italy.

 

Info:

http://www.madeinmedi.org/it/

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Recensione Hjaltalìn – Enter 4 (Sena, 2013)

 

Si dice sempre che il terzo disco è quello più difficile da fare, pensate un po' se a mettersi in mezzo c'è la salute mentale, con i relativi ricoveri psichiatrici, del cantante Högni Egilsson; senza contare che gli altri componenti oltre ai loro progetti laterali avranno avuto delle enormi difficoltà a tenere a galla la ragione sociale Hjaltalìn. 'Enter 4' esce però nel 2012 in Islanda e viene accolto subito bene, anzi benissimo, tant'è che il singolo Crack In A Stone con la cover di Halo di Beyoncé si piazza primo in classifica.

 

Diciamo che il disco non è così immediato, non parla di elfi e non vi fornisce immagini sonore dei fantastici paesaggi islandesi ma pesca nei chiaroscuri della mente del cantante. Voi ora non andate subito a prendere la famosa Bjork o i conosciuti Mum, perché qui si mescolano elettronica, un soul dannatamente caldo e l'orchestra che ci eravamo già abituati a sentire nei lavori passati degli Hjaltalìn. Ve lo dico subito: quest'album scotta e dovete stare attenti, ascoltate bene, vi prenderà sicuramente.

 

Bisognerebbe seguire uno schema ma non importa, partiamo dall'ultima canzone 'Ethereal' (mai titolo fu più azzeccato): due voci in tre momenti, strumentale compreso e un po' di silenzio, sembra quasi di sentire la presenza di Antony & The Johnsons. 'We' è cantata dalla fantastica voce di Sigríður Thorlacius, che si solleva a tratti da un ritmo pulsante, aspettando la calma momentanea di Egilsson. 'Lucifer/He felt like a woman' entra subito in testa, sensuale ma in modo bizzaro; 'I Feel You' si mette a giocare con i fantasmi nascosti nell'ombra e le voci interagiscono alla perfezione (guardatevi anche il bel video uscito da poco). 'Myself' è delicata con un lieve retrogusto trip-hop, insomma un altro centro clamoroso, e non c'è una canzone che possa far abbassare il livello di questo bel disco.

 

Pensate quindi al già citato Antony & The Johnsons, prendete i Portishead, Brian Eno e mischiate tutto con un bel po' di caldo Soul, ma ancora non sarete arrivati al dunque: fate prima a comprarvelo, un disco simile, e a tenervelo assai stretto.

 

 

Andrea Facchinetti

 

Il progetto “ How to cure our soul” evidenzia una ricerca audio-visiva influenzata dal minimalismo, l'ambient e la drone music. Tramite l'uso della musica e del video è un progetto di autoanalisi, una ricerca di 'prustiana identità' sfociato nel disco 'Tabula rasa'. A parlarne in quest'intervista è Valeria Pierini che attraverso il luccicore di uno stile fotografico fuggiasco sembra abbigliare le algide sonorità - da cui il suo progetto ha origine – di sobrie impressioni. Htcos sembra a tratti una grande vocale soffocata dal fracasso. È una strategia musicale in tensione ed è alimentata da una serie di scatti in cui “ alleggerire “ è un concetto-chiave soprattutto in relazione allo smarrimento che caricarsi del superfluo può determinare e che Valeria Pierini tende ad accentuare ricorrendo alla tematica del sogno, un intervallo nel quale è possibile imbrunire gli sprechi ed usarsi leggeri.

1 Potresti descrivermi con degli aggettivi la musica di How to cure our soul?

Se dovessi pensare a degli aggettivi direi che quando ho ascoltato il disco ho avuto le sensazioni suggerite dalla poetica a cui si rifà, ovvero una ricerca, intima, di identità, che scava all'interno per eliminare le forzature ed eventuali orpelli, dunque ho notato una coerenza tra le intenzioni e il disco. Descrivendo la sua musica con degli aggettivi oserei dire che la sento “estraniante “ ma nel senso buono del termine (ride), come quando hai davanti un'immagine abbastanza potente da evocare qualcosa pur rimanendo fissa.

2 Com'è iniziata la vostra collaborazione ?

Conosco Marco (Htcos) da svariato tempo e circa un anno fa mi ha chiesto se avevo voglia di fare un lavoro fotografico ispirato alla poetica del suo progetto.

L'idea mi è subito piaciuta molto perché il mio modo di lavorare con la musica è abbastanza trasversale, per me la musica è un tema su cui costruire storie, come può essere ad esempio la favola o la memoria, o la spiritualità. Mi è sempre interessato come gli artisti fotografi nel corso degli anni hanno lavorato con la musica, mi viene in mente Luigi Ghirri che sceglieva tra le sue fotografie di paesaggio quelle più adatte a diventare cover di dischi di musica classica, cercando quelle che coglievano l'atmosfera del disco. Insomma a me interessa l'aspetto concettuale del lavorare con la musica. Fa parte della mia poetica di giovane fotografa.

3 Un musicista - videomaker ed una fotografa in questo caso s'incontrano. In che modo sei riuscita a flettere il linguaggio fotografico guidandolo in un ambiente musicale a tratti rischioso come quello abbracciato da Htcos?

Una volta ricevuto questo invito da parte di Marco mi sono messa in attesa ed ascolto di tutto quello che poteva essere uno stimolo, una suggestione data da questa sua 'ricerca prustiana dell'identità'. Quello che mi ha colpito e mi ha fatto iniziare in modo effettivo la raccolta e selezione del materiale è stato il concetto di 'svuotamento', di 'leggerezza 'che ho percepito nel suo lavoro. Il togliere i pesi inutili. E' una selezione questa molto vicina comunque alla mia indole, al mio carattere. Con Marco ci siamo scambiati molte cose, film, sogni, letture, ci siamo confrontati. E' stato bello perché il processo che metto in atto di solito quando creo un nuovo lavoro questa volta l'ho vissuto con un'altra persona.

4 Quali idee si sono sistemate da subito configurando la struttura delle tue intenzioni nei frattempi che hanno contraddistinto la tua ricerca ?

Insieme all'idea di 'svuotamento' ho pensato a quella di 'tabula rasa'. L'ho intesa come un diario, una mappa mentale di esperienze sotto forma di frame. Ricollegandomi al discorso dell'autoanalisi, della cura, ho pensato di svuotare questo diario visivo. Ecco che dunque ogni sequenza di foto rappresenta a suo modo l'idea di leggerezza.

Questo diario rivive dei temi, ogni tema è collegato ad un tipo di esperienze-ricordi, ogni cosa ripresa è un frame-ricordo, decontestualizzata da logiche apparenti come i pensieri o gli stessi ricordi.

5 Puoi avvicinarci attraverso delle descrizioni a quello che è l'aspetto allusivo e compiuto del tuo lavoro ?

Nella prima parte del lavoro e nell'ultima non ci sono umani nelle foto, i luoghi e gli oggetti devono parlare per loro. Ridando o togliendo la possibilità di un prima o un dopo. Le immagini raggruppate in questo corpus sono frutto di una selezione o spesso di un'idea costruita nel tempo. Nel primo caso parlo delle foto di paesaggio dove sono andata alla ricerca dei frame giusti al mio scopo. Nel secondo caso invece parlo della parte 'stasi-o anche porta del sonno', lì volevo rappresentare delle esperienze tipiche in cui la psiche passa da uno stato di pesantezza ad uno di leggerezza. Quando ho capito che dovevo lavorare col sonno e il sogno ho cercato la location, studiato le inquadrature che rendessero questo passaggio, e predisposto lo shooting con la modella.

Ogni parte del lavoro racconta la leggerezza, lo svuotamento secondo un punto di vista diverso.

‘Terra’: riprende luoghi senza soggetto apparente, qui è l’insieme che crea il contesto (il tutto è più grande della somma delle singole parti); ‘senza mappa’ impedisce la costruzione di un percorso se non immaginario, ‘senza peso’ riguarda invece luoghi verso cui ho agito tramite riprese che ne togliessero il peso, come se volessi svuotarli della loro materialità. ‘Stasi o anche porta del sonno’ si ispira al concetto di ‘onironauta’ e a quello di ‘tensione’ fisica ed emotiva che pertiene al sonno prima e al sogno poi. Il risultato di questo viaggio volto allo svuotamento di sè e dei contesti esperenziali è ‘post krieg’, dove compaiono elementi desolati e laconici come relitti di una qualche guerra-catastrofe, metafora qui, dello svuotamento e della ricerca di sé, tema portante di tutto il lavoro.

6 La fotografia in questo caso è da ritenersi parte di un processo creativo che ha nel ritmo le sue origini. Può considerarsi insistente e persuasiva anche l'analisi del nesso tra musica , fotografia e poesia ?

Il progetto Tabula rasa (quello di Htcos, ovvero il disco e i due video) riunisce di per sé musica e fotografia perché inevitabilmente li contiene anche solo a livello formale; per quanto riguarda la poesia direi che in questo caso lo spunto proustiano possa bastare a farla rientrare nel tutto! (ride). È indubbio che in seconda istanza, quindi parlando di contenuti, è un lavoro molto vicino alla ricerca artistica poiché pregno di un sostrato concettuale. Il lavoro è composto di musica fotografia e poesia. Unendoci poi il mio intervento fotografico, si evince che c'è un nesso dal quale entrambi siamo partiti (ognuno poi con i suoi risultati, anche perché io sono arrivata quando il suo Tabula rasa era già finito), cioè sono due lavori che comprendono musica, video e fotografia (nonché i testi, i titoli delle mie immagini) che hanno una matrice comune (come ho detto sopra io sono partita dai concetti di 'svuotamento' e 'tabula rasa' proprio del lavoro di Htcos). Più che poter essere individuato, dunque dico che il nesso c'è proprio. Ed è la base di due lavori che poi vivono altresì di vita propria.

www.valeriapierini.it

Finalmente è uscito il nuovo singolo L’amour naissant di Sébastian Tellier con il video diretto da Jean-Baptiste Mondino (fotografo e regista francese che ha collaborato con innumerevoli star internazionali, tra cui la trasgressiva Madonna).

Quattro minuti per raccontare una storia d’amore che nasce tra un giovane prete e una donna; i due amanti sono interpretati dall’attrice Anna Mouglalis e dal modello Clément Chabernaud. Niente scandali e niente erotismo che solitamente Tellier mette nelle sue opere: Sebastian non ha più una toga bianca, ma veste abbastanza elegantemente una camicia, e l’unico filo conduttore con il precedente My God is Blue è il mare che fa da sfondo all’intero video.

Siamo davanti a una prova più sobria, più cerebrale e, perché no, più vicina ai sentimenti che comincia con una soave melodia al pianoforte, segue la batteria per poi concludersi con i violini accompagnati dal racconto, dalla voce dell'artista, di come può nascere un amore.

Questo primo singolo anticipa l’uscita del suo nuovo disco, dal titolo Confection, che vedrà la luce il 14 ottobre 2013 sempre grazie alla fedele casa discografica Records Makers.

Buona visione e buon ascolto.

Indira Fassioni

VIDEO: http://youtu.be/dcsRiuzZbSU

 

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Nerospinto vi segnala un evento da non perdere!

Cream Creative Market è l’evento che, da venerdì 12 a domenica 14 luglio, chiamerà a raccolta artisti e creativi e occuperà i RAM Studios, spazio già dedicato ad ogni forma di espressione artistica (fotografia, musica, design, video).

Per uno scoppiettante weekend estivo il creative market dedicato a giovani e talentuosi artisti e designer, si immergerà in una cornice di performance live e musica dal vivo fino a tarda notte.

 Come festeggiare meglio l’estate, se non con un fine settimana dedicato alla creatività e alla buona musica? Fra gli espositori troverete oggetti e vestiti di design e re-design (design basato sul riutilizzo), capi e accessori limited edition e molto altro.

Vi consigliamo di passare a bere un drink! Cream Creative Market si terrà dalle 18:00 di venerdì 12 alle 22:00 di domenica 14 luglio presso i RAM Studios (all'interno della Fabbrica del Vapore) in via Luigi Nono 7.

 Noi saremo lì e voi?

In un luogo, come la Biennale d'Arte di Venezia, dove la ricerca della novità e del contemporaneo è all'ordine del giorno, nel Padiglione Austria, presente sin dalla prima edizione, si torna un po' bambini.

 

Imitation of Life è una video installazione di Mathias Poledna, che ruota attorno a un cartone animato realizzato grazie alla collaborazione di artisti dei dipartimenti d'animazione degli studios di Los Angeles, tra cui la Disney.

 

Evocazione dell'epoca d'oro dell'animazione (gli anni '30 e '40), è stata prodotta una pellicola in formato 35 mm di circa 3 minuti. Reinventando il linguaggio tramite le sue contraddizioni (il metodo di produzione all'avanguardia per l'epoca e la narrazione basata su favole), spicca il contrasto tra la sinteticità delle scene e il grande lavoro che sta dietro alla sua realizzazione. Il vaudeville, i film muti e i musical sono alla base dell'opera: è un indagine della relazione tra arte e intrattenimento.

 

La scena si apre con un uccellino che vola tra i rami di un bosco e scopre un asinello, vestito da marinaio, che dorme e, svegliandosi, comincia a ballare e cantare nella natura. La stessa colonna sonora è stata registrata da un'orchestra completa, secondo lo stile del tempo.

Proseguendo, oltre 40 disegni, serviti alla realizzazione dell'opera, sono esposti sulle pareti. L'installazione ha lo scopo di favorire una lettura incrociata tra avvenimenti dello stesso periodo: la relazione tra arte europea e cultura americana di massa, l'emigrazione verso gli Usa e l'esportazione commerciale di quest'ultimi nel Vecchio Continente, la presentazione dei film d'animazione Disney alla Mostra del Cinema di Venezia, il tardo modernismo dell'architettura del padiglione e un'analisi del periodo 1938-1942, nel quale l'Austria espose nel Padiglione Germania.

 

 

Venezia, Giardini

Padiglione Austria

Fino al 24 novembre.

Dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 18.00

 

Prima nazione del Golfo a partecipare all'Esposizione Internazionale d'Arte e alla Mostra Internazionale di Architettura, agli Emirati Arabi Uniti viene assegnato un padiglione permanente presso le Sale d'Armi dell'Arsenale di Venezia.

A rappresentare lo Stato, quest'anno, è stato scelto Mohammed Kazem, pioniere dell'arte contemporanea negli Emirati che utilizza media differenti e nuove tecnologie.

 

Con un grande interesse per l'arte concettuale, l'artista è riuscito a distinguersi e a portare il proprio lavoro in tutto il mondo. L'installazione site-specific Walking on Water fa parte di un progetto più ampio, Directions 2005/2013.

 

Il visitatore è invitato a percorrere una passerella che lo conduce al centro di uno schermo a 360° gradi, dove viene proiettato un video girato in mare aperto.

 

La prima sensazione, oltre a quello di un dondolio vero e proprio, è quello di isolamento, allo scopo, simbolico, di abolire le frontiere geografiche e le barriere immateriali tra la gente. Nonostante si viva in un periodo di ampia globalizzazione, l'idea di abbattimento delle barriere (sia materiali che naturali) e di apertura rimane utopica. Una riaffermazione del diritto di circolare liberamente, sia spiritualmente che concettualmente e fisicamente. Su ogni sua opera interattiva viene segnalata la posizione dell'artista tramite un Gps che porta sempre con sé.

 

Venezia, Arsenale

Padiglione degli Emirati Arabi Uniti, Sale d'Armi

Fino al 24 novembre

Dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 18.00

 

Ancora pochi giorni per visitare la mostra dedicata al corpo nell’arte, al Museo Pecci di Milano, aperta fino al 15/06/2013.

 

L’esposizione a cura di Angela Modesani, Annamaria Maggi e Stefano Perzato,  realizzata con la collaborazione della Galleria Fumagalli e Spazioborgogno, ricostruisce la storia delle sperimentazioni con il corpo e sul corpo, focalizzando l’attenzione sui movimenti provocatori dell’arte come la Body Art, l'azionismo e le performance: fenomeni che hanno rivalutato il ruolo della fotografia come  fondamentale mezzo di documentazione artistica per le opere gestuali e corporee.

 

Sono presenti foto, film e documenti che hanno rivoluzionato l’arte, con opere dei principali esponenti come Marina Abramovich, Vito Acconci, Sterlac, Gilbert & George.  Un percorso che si sviluppa dall’America all’Europa durante il 1965 – 1980.

 

 

Museo Pecci Milano – Spazioborgogno

Ripa di Porta Ticinese, 113

Milano

Tel: 335 – 5654727

www.spazioborgogno.comwww.centropecci.it

 

Ingresso libero

 

Orari apertura al pubblico:

Martedi – Sabato: 15 – 19

Chiuso Lunedi e festivi

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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