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Arrivano, su Italia 1, i nuovi episodi de I Simpson, divertenti e appassionanti, non ci deludono mai!

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Torna il secondo appuntamento con l’arte del Mint Cafe, la caffetteria milanese situata in viale Bligny 15, zona universitaria vicino a porta Romana. Questa volta il protagonista è il giovane fotografo Francesco Zigliotto, che omaggia la città di Milano con scatti in bianco e nero.

La mostra “Milano, ricordi dal presente” inaugura sabato 23 Maggio alle 18,00 e sarà visitabile fino al 23 Giugno 2015.

Nato a Vicenza nel 1988, Francesco Zigliotto ha seguito le orme del padre fin dal 2009, diventando un fotografo professionista. Dopo un anno trascorso a lavorare nello studio di famiglia, si è trasferito a Milano e poi a New York, dove ha iniziato la sua carriera nel campo della moda.

Ha collaborato e lavorato come assistente per artisti di fama internazionale come Mario Testino, Steven Klein, Bob Seliger, Inez Van Lamsweerde e Vinoodh Matadin, Andreas H. Bitesnich, Wayne Maser, Richard Phibbs, Pierpaolo Ferrari e molti altri. Ha collaborato con Vogue America, Vogue Italia, Elle, Numero’, Vanity Fair, Dazed, Marieclair e Icon. Attualmente, vive e lavora fra Milano e New York.

Che vogliate prendere un caffè di passaggio, fare uno spuntino o una pausa pranzo buona e salutare, da Mint Cafe troverete un’atmosfera intima e accogliente, che richiama le ambientazioni nordiche. Adeguandosi agli standard internazionali, il locale propone la formula all day long, aperto dalla mattina fino alla sera, offrendo ricche colazioni e piatti deliziosi e leggeri per pranzo, attenti alle esigenze di vegetariani e vegani. Punto di forza del concept è garantire la qualità del cibo e un gusto genuino dei sapori autentici, freschi e stagionali, in un’atmosfera dal design naturale ed ecosostenibile. Facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, Mint Cafe mette a disposizione di tutta la clientela il collegamento gratuito alla rete wireless e il servizio take away.

 

“Milano, ricordi dal presente” mostra fotografica di Francesco Zigliotto Inaugurazione sabato 23 maggio h 18,00 In mostra fino al 23 giugno 2015

Mint Cafe Viale Bligny 15, 20136 Milano 02 89059930 www.mintcafe.it www.facebook.com/mintcafemilano Aperto dal lunedì al sabato, dalle 7 alle 21

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Una grande mostra fotografica inaugurerà sabato 12 aprile alle 18 al Museo di Fotografia Contemporanea: Storie dal Sud dell’Italia, dalle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea.

 

La mostra curata da Arianna Bianchi e Roberta Valtorta è organizzata in occasione dei 10 anni di attività del Museo di Fotografia Contemporanea. Il museo espone le opere della sua collezione intraprendendo un viaggio nel Sud dell’Italia e nella storia della fotografia italiana.

 

La mostra comprende 120 fotografie di Calabria, Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna organizzate in 15 nuclei tematici. Gli autori rappresentati sono Letizia Battaglia, Antonio Biasiucci, Carmelo Bongiorno, Mario Cattaneo, Mario Cresci, Luciano D’Alessandro, Mimmo Jodice, Uliano Lucas, Lello Mazzacane, Carmelo Nicosia, Federico Patellani, Tino Petrelli, Francesco Radino, Marialba Russo, Ferdinando Scianna.

 

Le immagini presenti ripercorrono un arco storico di cinquant’anni, dal secondo dopoguerra ai primi anni Novanta, e toccano questioni profondamente legate all’identità economica e culturale delle aree meridionali.

La vita rurale, una di queste questioni, è descritta nel rapporto con la terra e con gli animali. Altri temi sono: la tradizione religiosa, la antica ritualità del culto dei morti, il Carnevale, l’emarginazione sociale e il degrado urbano, il lavoro in miniera, il problema della disoccupazione e le lotte per combatterla, le figure dei bambini, vere icone del Sud, i sapienti oggetti della cultura popolare, il tema della mafia, doloroso e offensivo per queste genti, il paesaggio del mare e quello della campagna, richiami alla bellezza di terre straordinarie e a lungo sfortunate.

La mostra si presenta intensa e ricca di spunti non solo sul piano informativo ma anche su quello emotivo, composta di immagini di forte impatto sociale e alto valore estetico, che restituisce un problematico spaccato dell’ambiente sociale ed etno-antropologico di una parte importante dell’Italia.

Un gruppo di fotografie in bianco e nero si contrappone a immagini a colori scelte dal fondo Grazia Neri che illustrano l’immaginario turistico del Meridione: spiagge, barche, piatti di cibi tipici, frutti, fiori, artigianato, costumi tradizionali, luoghi di vacanza, natura rigogliosa, le meravigliose cartoline quasi pop che ci fanno amare il Sud.

 

Il tema è stato pensato anche in relazione alla città di Cinisello Balsamo che da più di 10 anni ospita il Museo di Fotografia Contemporanea. Infatti come è noto, la città dell’hinterland milanese, fortemente investita dal grande processo di industrializzazione durante il “boom” economico, è una città di immigrazione: a sua popolazione, che contava soli 15 mila abitanti nei primi anni Cinquanta, arriva a più di 80 mila negli anni Settanta per l’arrivo massiccio di immigrati che, provenienti soprattutto dalle regioni meridionali, diventano i lavoratori delle grandi fabbriche del nord Milano, dunque gli attori fondamentali dell’economia di questa vasta area, e dell’economia italiana stessa.

 

La mostra non è solo composta da fotografia, ad accompagnarle una serie di video-interviste ai cittadini di Cinisello Balsamo, che ricordano ed esprimono pensieri, saperi raccontando le loro radici, i loro sogni e la loro attuale vita nel territorio totalmente diverso da quello in cui sono nati.

 

Un viaggio nei territori caldi del Sud Italia, un viaggio nella memoria di chi ha dovuto lasciare quelle terre, un viaggio attraverso fotografie di grandi artisti: è la mostra che vi aspetta dal 12 Aprile al 12 Ottobre al Museo della Fotografia Contemporanea.

 

 

Museo di Fotografia Contemporanea

Villa Ghirlanda, via Frova 10 ,  Cinisello Balsamo – Milano

T +39 02 6605661+39 02 6605661

www.mufoco.org

Orari: mercoledì-venerdì 15-19; sabato e domenica 11-19

Ingresso libero

 

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Lunedì, 16 Dicembre 2013 11:00

TOP-TAGS, LE NUOVE SPILLE BY TOP TAG MILANO

L’idea nasce dalla mente di tre designers in uno studio di progettazione milanese, Nick Bellora, Nicole Bonini e Francesco Carli: come rivisitare in chiave fashion le classiche “button pins” americane che abbiamo portato tutti, attaccate alla cartella a scuola o sui nostri jeans preferiti?

 

TOP TAGS è il nome di queste nuove spillette by TOP TAG Milano, uno studio di progettazione che si occupa di design a 360°, dalla comunicazione ai gadgets. Questa volta, reinterpreta le tipiche spillette metalliche, utilizzando finiture pregiate, realizzazioni artigianali con una scelta accurata di temi e materiali.

La prima colleziona presenta dieci set diversificati, con temi dall’optical al vintage, dal glam al floreale, dove si rincorrono griffe firmate, temi in bianco e nero o grafici carichi di colori.

 

Attenti ai richiami della moda e alle tendenze del fashion, i tre designers hanno creato un prodotto vintage e  innovativo allo stesso tempo, un accessorio particolare che darà un nuovo sapore ad ogni outfit, dalla giacca elegante alla t-shirt, diventando un gioiello informale per dare luce ed energia ad ogni abbigliamento. Le Top-Tags vengono proposte in due diversi set: uno costituito da 3 pins di diametro 32,44 e 65 mm e un altro costituito da 2 pins di diametro 32 e 44 mm, uno specchio  da borsetta di diametro 65 mm e un portachiavi di diametro 44 mm coordinati alla fantasia delle spille.

Ogni set è proposto con un packaging in cartoncino che permette di apprezzarne l’originale decorazione.

 

Le Top-Tags sono su Etsy, su Facebook e presto nei migliori negozi di abbigliamento e design.

 

 

toptagsmilano.etsy.com

https://www.facebook.com/toptagsMilano?fref=ts

facebook.com/toptagsMilano

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Mercoledì, 18 Settembre 2013 12:00

Gli scatti intimisti di Machiel Botman

I grandi artisti trovano impellente il bisogno di esprimere il loro genio attraverso il mezzo o lo strumento che più si addice alla loro personalità e spesso questa vera e propria necessità regala scatti dettati dall’impeto che sono impagabili, seducenti, veri e propri colpi di fulmine.

Machiel Botman, classe 1955, è un esempio di come a certe persone sia donata la capacità di vedere scorci, espressioni e moti dell’anima che agli altri non è permesso nemmeno di percepire.

La passione per la fotografia infatti emerge fin dai primi anni di vita, a 10 anni, quando il giovane olandese inizia a far pratica con la sua macchina fotografia.

Procedendo come autodidatta, Botman diventa esperto di stampa ma sono le sue immagini a disarmare ed impressionare i grandi della fotografia, come Doisneau, e da qui l’ascesa all’Olimpo degli artisti dell’immagine.

Annoverato come uno dei più grandi “narratori del nostro tempo”, è anche scrittore, Botman predilige la fotografia in bianco e nero, più consona e adatta alla descrizione del fluire del tempo.

Le sue immagini sono un modo per descrivere la vita, nel suo nascere e divenire, speso traggono ispirazione da fatti autobiografici e non mancano i riferimenti a luoghi molto amati dal fotografo.

Botman ama giocare con la luce, non esistono per lui regole fisse in cui imbrigliare un impeto primordiale, cambia profondità di campo, tempo di esposizione, sperimenta in continuazione e giunge alla definizione di uno stile molto personale, impossibile da paragonare o confrontare con qualsiasi altro fotografo.

L’istinto detta il primo scatto che poi viene filtrato da un lavoro del tutto emozionale, quasi privo di ragionamento. Solo dopo l’accettazione del sentimento che ha spinto allo scatto è possibile razionalizzare e guardare con occhio leale alle proprie creazioni

Molto apprezzato dalla critica di tutto il mondo ha ricevuto elogi da esperti del settore che continuano a promuovere e diffondere la sua arte.

Il pensiero espresso da Vince Aletti, scrittore del New Yorker rappresenta perfettamente l’animo creativo e sognatore di questo delicatissimo artista: ''Il fotografo olandese mostra le immagini in bianco e nero (...) in buona parte sembrano immagini colte nel loro fluire – il suo non è un mondo ritrovato, piuttosto è perduto. Le figure sono presenze a volte appena percepite, offuscate o riflesse; i paesaggi sono dissolti o frantumati. Il lavoro è onirico e disorientante. Alcune immagini sono il risultato di diverse esposizioni: una sedia fluttua davanti a una facciata in costruzione, un cavallo bianco è sovrimposto alla vista di una chiesa lontana, sulla collina. Perfino le immagini apparentemente più semplici e dirette possono condurti in un mondo di incertezze.''

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L’esplorazione del nudo rimane uno degli argomenti preferiti per filosofi, artisti e soprattutto fotografi. Nel panorama delle personalità di spicco in questa disciplina emerge il finnico-statunitense Arno Rafael Minkkinen, nato a Helsinki nel 1945 ed emigrato in USA all’età di sei anni. Dopo la laurea in Letteratura Inglese inizia a scattare degli autoritratti intorno al 1971 durante uno stage in una agenzia pubblicitaria di New York. Nel 1974 ottiene il master in fotografia e da quel momento diventa insegnante di arte, design e fotografia senza mai abbandonare la sua vera ossessione: lo studio del corpo umano unito alla natura, il rapporto misterioso e affascinante tra la figura dell’uomo in relazione al “landscape”, il paesaggio naturale. Il corpo inteso come protagonista, centro nevralgico del palco dell’esistenza, sapientemente studiato e messo in scena per creare composizioni visive dove la ricerca formale, la scomposizione della luce e il paesaggio concorrono a creare un unico grande elemento: lo scatto fotografico. Come ogni grande artista Arno Rafael Minkkinen elabora la sua tecnica e sceglie il suo tratto distintivo: è il bianco e nero per ogni sua immagine. Foglie, alberi, erba, fiumi e laghi si fondono in un panismo primordiale con il corpo, quasi sempre maschile, per dar vita ad un unico respiro: con il battito del cuore dell’uomo la natura vive e si anima, facendo sentire talvolta la sua potenza, talvolta la sua grazia e delicatezza, talvolta con il fragore di una cascata, talvolta col cadere di un petalo di ortensia. Il chiaroscuro spesso valorizza i soggetti, sia umani che naturali, lo stesso Minkkinen è spesso protagonista delle sue fotografie.

Per avere più notizie di questo artista è possibile trovare nelle librerie uno dei suoi scritti più famosi : “Body land: body land” del 1999 edito da Smithsonian Books, oppure “Balanced equation” del 2011, edito da Lodima Press.

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Venerdì, 21 Giugno 2013 12:15

Ritratto di un artista: Guido Crepax

Caschetto nero, occhi chiari, una silhouette perfetta ed esibita con consapevolezza, una macchina fotografica fra le mani: sarebbe bastato anche solo il primo indizio per riportarci alla mente una delle icone della fumettistica italiana, Valentina, che ha portato al successo internazionale il proprio autore.

Ma stavolta non è a lei che guardiamo.

 

In occasione dei 10 anni dalla sua scomparsa e a 80 anni dalla sua nascita (15 luglio 1933), Palazzo Reale ospita dal 20 giugno al 15 settembre la prima esposizione dedicata all'opera di Guido Crepax, fumettista, illustratore (di libri, giornali, copertine di dischi), designer pubblicitario, scenografo di teatro, designer per oggetti di largo consumo e creatore di giochi in ambito familiare.

 

Tutta l'opera di Guido Crepax deve molto alla fotografia e al cinema: lo dimostrano la struttura delle sue pagine a fumetti, l'amore per i particolari e lo stile narrativo del suo racconto per immagini. Da qui la scelta di circa 90 tavole originali esposte dalle quali emerge il forte legame del suo lavoro con i due ambiti citati: Valentina, fotografa di moda protagonista di storie raccontate per immagini dove il particolare conta più del generale si alterna ad altre storie a fumetti dal  montaggio quasi cinematografico, segno dell'amore dell'autore per il grande schermo.

 

Oltre trenta sagome a grandezza naturale, scenografie, filmati e particolari installazioni realizzate ad hoc accompagnano il visitatore nel percorso. I disegni originali, la maggior parte dei quali nel classico bianco e nero, saranno inseriti in una speciale quadreria di grandi dimensioni e totem interamente realizzati in cartone riciclabile ed ecocompatibile.

 

Organizzata in 10 sale tematiche, la mostra racconta il background culturale delle opere: il rapporto di Crepax con Milano, teatro di molte avventure di Valentina; la famiglia e la casa; la presenza di citazioni di oggetti che hanno fatto la storia del design italiano e internazionale; lo sguardo attento a moda; costumi e tendenze del suo tempo; i riferimenti a pittori e scultori nelle sue tavole.

 

Emergono anche aspetti poco conosciuti del suo lavoro: il mito di Louise Brooks per la prima volta insieme alle meno note Bianca, Anita, Belinda, Giulietta, fino all'ultima nata, la giovanissima Francesca; i principali romanzi a fumetti di Crepax: da Justine a Casanova, da Dracula a Frankenstein, dal Dottor Jeckyll a Edgar Allan Poe, da Giro di Vite a Il processo di Kafka; la passione per il teatro, con cui Crepax ha occasionalmente collaborato come scenografo insieme all'amore per la musica: dalla classica della tradizione famigliare al jazz,  quasi  colonna sonora del fumetto.

 

Per l'occasione in mostra i primi tre e-book delle storie di Valentina cui farà seguito la realizzazione in digitale di tutta la saga dell'eroina di Crepax.

 

 

Info su orari e costi

 

Lunedì dalle 14.30 alle 19.30

Martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle 9.30 alle 19.30

Giovedì e sabato dalle 9.30 alle 22.30

(Ultimo ingresso mezz'ora prima della chiusura)

 

Ingresso libero

 

 

Palazzo Reale

Piazza Duomo, 12

Milano

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La Fondazione Forma per la Fotografia ha inaugurato mercoledì la mostra Paradise del fotografo italo-svedese Joakim Kocjancic, che durerà fino al 23 giugno.

Nelle immagini dell'artista la città di Stoccolma avvolge le figure, con tracce di graffiti, saluti al paesaggio, messaggi da coloro che sono invisibili, catturati dal fotografo che è sia una parte dell'immagine, sia un elemento estraneo a essa, una persona sola che vede oltre la materia e che vuole andare fino in fondo, esplorare l'anima della città e delle persone che la animano.

Paradise offre un tour gratuito nel paese delle meravigliose illusioni, un incontro tra cielo e terra, tra bianco e nero, attraverso fotografie di vita in movimento, tentando di opporre resistenza a ciò che ci distrugge, i poteri e il tempo.

Joakim Kocjancic nasce a Milano nel 1975, dopo aver frequentato l'Accademia di Belle Arti di Firenze e Carrara, si sposta per diverse città europee e consegue un master di fotogiornalismo alla London College of Communication. Nel 2006 si stabilisce a Stoccolma e realizza alcune mostre, trovando la sua ispirazione nella fotografia di strada con riferimenti alla tradizione americana, giapponese e ovviamente al neorealismo italiano. Nel 2009 è membro dell'agenzia fotografica Linkimage ed è stata selezionato due volte al Foto Festival di Roma. Nel 2010 vince in Svezia il premio per la migliore fotografia in bianco e nero.

Dal 29 maggio al 23 giugno Fondazione Forma per la Fotografia Piazza Tito Lucrezia Caro 1 Milano

Info: www.formafoto.it Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 0258118067 0289075419

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Giovedì, 31 Gennaio 2013 19:00

Tim Burton Mr. Nerospinto

Chi potrebbe essere più Nerospinto del re del gothic movie Tim Burton? Il regista californiano torna nelle sale italiane con un lungometraggio d’animazione in bianco e nero realizzato in stop motion, Frankenweenie. In realtà quest’ultimo lavoro è il risultato di un’idea che Burton ebbe nel 1984 e che solo oggi è riuscito a portare a compimento. Film 100% Burton, quasi una summa di tematiche e stile che hanno caratterizzato l’estroso regista per tutta la sua produzione. Da BeetleJuice (1988) a Dark Shadows (2012) Tim Burton ha collezionato successi e debacle rimanendo sempre fedele ai dettami del suo fare cinema. Non a caso si ripete spesso nella scelta dei suoi attori e delle sue tematiche: il regista si è creato un mondo e in quel mondo vuole rimanere. I suoi film sono la sua casa: in essi si riconosce, si sente a suo agio, si nasconde nelle sue scene per non comparire sulle cronache mondane di L. A.. Ma proprio l’introversione del regista e la sua riconoscibilità estetica ne fa un’icona per milioni di fan. Tematiche, stilistica e cast sono le categorie che Tim Burton riproduce in ogni suo film. I protagonisti sono emarginati sociali, spesso bambini, dotati di un carattere particolare che li rende “strani” agli occhi della maggior parte delle persone, soffrono quindi di solitudine e spesso temono di essere dei folli. Da qui ne deriva uno stile dark, gotico-fiabesco, a volte declinato nel lungometraggio d’animazione, spesso in bianco e nero, altre volte accostato a una tecnica cinematografica tradizionale, priva di effetti speciali, ma con trucco e scenografie esagerate ed eccentriche. Tuttavia sono gli attori il vero feticcio burtoniano: dal celeberrino Johnny Depp, con il quale ha collaborato ben otto volte, dal primo Edward mani di forbici all’ultimo Dark Shadows, passando per i pesonaggi di Willy Wonka e Sweeny Todd, ad alcune donne-musa come Michelle Pfeiffer, Winona Rider, Eva Green e la compagna di vita Elena Bonham Carter. La vera capacità di Burton è quella di saper parlare un linguaggio trasversale a tutte le età del pubblico che lo segue: i cartoni animati non sono abitati da animaletti carini e dai grandi occhi blu, sono piuttosto spaventosi e parlano di morte, amore, perdita, solitudine, indifferenza, colpendo profondamente anche il pubblico adulto. Viceversa accade per i film, che pur non essendo destinati ai piccoli sono sempre apprezzati perchè divertenti, ironici, scanzonatori e caratterizzati da personaggi stravaganti e coloratissimi. Noi di Nerospinto amiamo la dualità del regista californiano: amiamo essere bambini e perderci nei suoi lavori, ma amiamo anche riflettere sulle problematiche che almeno una volta nella nostra vita ci hanno colpito e fatto soffrire. Amiamo genio e sregolatezza. Amiamo i suoi capelli spettinati e la sua aria da pesce fuor d’acqua. Insomma, di Burton amiamo pressochè tutto.

Consigliamo la lettura del libro “Morte melanconica di un bambino ostrica e altre storie” dello stesso Tim Burton, pubblicato in Italia nel 1998 dalla casa editrice Einaudi, tradotto da Nico Orengo.

A Milano e dintorni “Frankenweenie” è nelle seguenti sale:

Cinema Arcadia, Melzo 20066 Via Martiri della Libertà

ore, 20.10

Cinema Arcadia, Bellinzago Lombardo 20060 Strada Padana Superiore, 154

ore, 17.35

Cinema Le Giraffe Multisala, Paderno Dugnano 20037 Via Brasile, 4/6

ore, 16.40, 18.30

Cinema Odeon 5, Milano 20121 Via Santa Radegonda, 8

ore, 12.45, 11.50, 13.55, 16.00, 18.10

Cinema Skyline Multiplex, Sesto San Giovanni 20099 Via Milanese, 1

ore, 17.40

The Space Cinema, Rozzano 20089 Corso Sandro Pertini, 20

ore, 14.40, 17.00, 19.15

UCI Cinemas Bicocca, Milano 20126 Viale Sarca, 336

ore, 15.10, 17.30, 19.40

UCI Cinemas Certosa, Milano 20157 Via Giorgio Stephenson, 29

ore, 17.10

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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