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Un grande classico interpretato da un gruppo di drag queen

Pubblicato in Foyer
Venerdì, 13 Giugno 2014 21:45

UN MUSICAL FIRMATO CLINT EASTWOOD

Il cinque volte premio Oscar Clint Eastwood aggiunge al suo ricchissimo repertorio di film un musical.

 

Il gruppo, veramente esistito è stato fondato dal frontman e leader  Frankie Valli, che nel film viene interpretato da John Lloyd Young  che per questo ruolo è stato premiato con un Tony, mentre ad interpretare il resto della band ci sono i giovani Eric Bergen nel ruolo di Bob Gaudio e Micheal Lomenda e Vincent Piazza che impersonano Nick Massi e Tommy DeVito.

Le vicende non saranno tutte e rose e fiori e lasciamo a voi il compito di scoprire cosa ha riservato il famoso regista, che come al solito ci saprà trasmettere forti emozioni.

Sappiamo che non ci deluderà. Enjoy it.

Anteprima esclusiva di Jersey Boys lunedì 16 giugno. Palazzo Reale spazio “Arianteo”

Piazza del Duomo 12.

Pubblicato in Cultura
Giovedì, 05 Settembre 2013 19:00

Sandra Bullock: una caparbia di successo

Un bagno di folla e di fan per l’affascinante attrice americana mercoledì scorso a Venezia.

Sandra Bullock è arrivata in Laguna a presentare la sua ultima fatica cinematografica al fianco del suo storico amico George Clooney ed è stata letteralmente travolta dall’affetto e dagli applausi del suo pubblico. In un bellissimo abito rosso, l’attrice non ha lesinato sorrisi e autografi mostrando di gradire moltissimo e l’apprezzamento nei suoi confronti e l’essere in Italia dove è sempre stata premiata da critica e pubblico per le sue interpretazioni. Sandra Bullock si afferma con forza e caparbietà nel cinema degli anni Novanta, indovinando una pellicola dopo l’altra e dimostrando a tutti che il suo fisico slanciato e tonico e la sua faccia da brava ragazza non erano le uniche doti delle quali era provvista. Interpreta con eleganza e ironia commedie leggere e sentimentali di grande successo ma anche thriller e pellicole drammatiche aggiudicandosi i riconoscimenti cinematografici più prestigiosi.

La sua carriera e il suo talento sembrano non conoscere ostacoli fino a che nel 2004 Clint Eastwood non la chiama per sottoporle della protagonista in Milion Dollar Baby. La Bullock legge la sceneggiatura ci pensa un po’ e rifiuta nettamente. Nella Hollywood che conta e che fa girare i soldi nessuno oserebbe rifiutare qualcosa a uno dei registi e produttori più quotati, soprattutto se si chiama Eastwood e ha amici e appoggi dappertutto. L’attrice rischia grosso, e a farglielo notare sono proprio gli amici di sempre e i più cari come Clooney e Reeves ma Sandra la caparbia tira dritto per la sua strada e al sicuro successo di botteghino e di critica del film di Eastwood punta invece su una pellicola indipendente del regista Paul Haggis. Il film è Crash e nel 2005 fa guadagnare alla Bullock una stella sulla Hollywood walck of fame nel 2006 ottiene come pellicola ben sei candidature agli Oscar, portandosene a casa tre.

Per la matura e bravissima Sandra è la seconda giovinezza hollywoodiana. Nel 2009 con le interpretazioni di Ricatto d’amore e The Blind Side l’attrice arriva ai suoi successi più importanti ricevendo l’Oscar come migliore attrice e incassando centinaia di milioni di dollari. Non basta, entrambi i film sono un tripudio di elogi e successo tanto al botteghino che tra la critica e gli addetti ai lavori.

La ragazza di Arlington in Virginia ce l’ha fatta: diventata l’attrice più brava e pagata di Hollywood e il successo continua a sorriderle.

A Venezia 2013 Sandra Bullock ha presentato il suo ultimo film, Gravity 3d che la vede protagonista insieme a Clooney. La pellicola che narra le vicissitudine di astronauti che perdono la rotta nello spazio è già stato applaudito dai critici veneziani e si prepara a diventare un successo anche nei botteghini americani.

Talento, bellezza e forza di carattere. Chi si candida a succedere alla Bullock non avrà certo vita facile

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John & John. Ford dietro la macchina da presa, Wayne davanti all'obiettivo: senza di loro il western non sarebbe lo stesso. Ecco le tre pietre miliari.

Il prototipo: Ombre rosse (1939). Un microcosmo di varia umanità costretta nello spazio angusto di una diligenza: per ultimo sale Ringo, cowboy ingiustamente accusato di omicidio. Dentro l'abitacolo, la rigidità di un sistema coi suoi pregiudizi. Fuori, la Monument Valley, i cieli solcati da minacciosi segnali di fumo, presagio per lo spettacolare attacco degli Apaches. Ford definisce i canoni estetici del genere e celebra la frontiera come espressione della vera e multiforme natura umana, liberata dai vincoli sociali.

Il vertice: Sentieri selvaggi (1956). Ethan Edwards alla ricerca di due ragazzine rapite dai Comanches dopo il massacro della famiglia. Capolavoro assoluto della storia del cinema, da rivedere per ammirarne i mille dettagli simbolici: il dramma di un eroe sconfitto, con un equilibrio perfetto tra panoramiche spettacolari e minuta descrizione delle sfumature psicologiche. Un intreccio tra uomo e ambiente, tra attesa e azione come solo il western...

La sintesi: l'uomo che uccise Liberty Valance (1962). Il senatore Stoddard racconta la vera storia del duello col bandito del titolo. Un film che corre sul filo della memoria e delle differenze incarnate da due attori-simbolo: James Stewart, mite custode della legge scritta, avamposto dell'Est, della nuova America civilizzata. John Wayne, duro e integerrimo, ancorato ai valori della frontiera, alla soluzione personale delle ingiustizie, pistola alla mano. Tutto in una sola frase: “Qui siamo nel West, dove se la leggenda diventa realtà, vince la leggenda”.

Restiamo con James Stewart: il sodalizio col regista Anthony Mann porta a 5 film, trasferendo negli spettacolari paesaggi americani la comune passione per il teatro classico. L'ultimo è L'uomo di Laramie (1955). Un ex-capitano dell'esercito vuol fare luce sull'uccisione del fratello: si scontrerà con la brutalità di un mondo in cui il diritto cede alla sopraffazione. L'uomo giusto è costretto a combattere il caos con la violenza. Il suo antagonista è un Re Lear del West, patriarca che vede sfumare il desiderio di pacificazione dopo una vita di lotta per accaparrarsi la terra.

Legge e violenza, ancora. In Mezzogiorno di fuoco (1952) Gary Cooper è l'ex sceriffo Cane, che ha riportato l'ordine nella sua cittadina. L'arrivo dei banditi lo indurrà a scegliere, senza altro obbligo del senso morale, di difenderla ancora una volta, mentre gli abitanti, uno a uno, lo abbandoneranno. Una pellicola tesissima, nella quale l'azione in tempo reale e il paese svuotato accrescono minuto dopo minuto l'angoscia per l'eroe, profondamente umano, solo di fronte al destino che ha deciso di affrontare, fino al duello finale.

Cosa sarebbe il western senza il duello? Il migliore ha davvero qualcosa in più: è il “triello” de Il buono, il brutto, il cattivo (1966). Tre pistoleri accomunati dalla brama di denaro, epicamente interpretati da Clint Eastwood, Eli Wallach e Lee Van Cleef. Oltre 7 minuti senza dialogo, la tensione che sale spasmodica grazie all'indimenticabile tema musicale di Ennio Morricone e alla regia di Sergio Leone, che alterna in un montaggio sempre più serrato campi lunghi, dettagli di sguardi penetranti e mani che accarezzano nervose il calcio delle colt: chi sparerà per primo e a chi?

Nel 1969 arriva l'abbandono dei canoni classici. Con Il mucchio selvaggio Sam Peckinpah reinventa visivamente il genere. Il ralenty amplifica la crudezza delle immagini, il montaggio frenetico sconvolge in un turbine impetuoso, gli spari lacerano i corpi, il sangue erompe vivido, la violenza diventa denominatore comune che impedisce di distinguere eroi: solo uomini che tentano di sopravvivere. Come il bandito Pike e i suoi compari inseguiti dal bounty-killer ed ex-amico Deke, fino all'epilogo messicano.

Nello stesso anno, ma con tutt'altro stile, viene girata la storia di Butch Cassidy e dell'amico Sundance Kid. Banditi perennemente in fuga, liberi e scanzonati, anarchici come il tono di questo western pieno d'ironia e vitalità, perfino lirico, affidato al magnetismo e alla complicità dei due protagonisti: Paul Newman e Robert Redford. Celeberrima la colonna sonora.

Un sussulto improvviso ci arriva nel 1990 grazie a Balla coi lupi di Kevin Costner, storia di un soldato che va a vivere in mezzo ai Sioux, imparando a conoscerli e a comprenderli. Accurato nella descrizione e al tempo stesso denso di pathos, un “western dalla parte degli Indiani”, in cui non sono nemici selvaggi, sulla scia di precedenti illustri come Soldato blu e Il piccolo grande uomo.

Nel 1992 Clint Eastwood torna a impugnare la colt. E anche la macchina da presa. Ne Gli spietati è William Munny, ex pistolero sanguinario vinto dalla morte della moglie che l'ha redento. Riprende le armi per soldi. Non c'è traccia di eroismo in quest'opera crepuscolare e intrisa di nostalgia, in cui violenza e morte emergono nella loro ottusa oscurità.

Solo chi ha vissuto il mito può celebrarne la fine.

 

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