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Martedì, 30 Settembre 2014 15:41

Lina Bo Bardi, un museo del pensiero

 

 

 

 

In occasione del centenario di Lina Bo Bardi, Triennale Design Museum ha organizzato mercoledì 1 ottobre un incontro presso il Teatro Agorà, alle ore 18.00. Anna Bonatti Mameli converserà con Ginevra Bria e insieme presenteranno una reinterpretazione dell’opera del grande architetto italiano.

 

 

 

 

L’incontro propone una ricerca svolta per il suggestivo allestimento di una mostra ideale immaginaria, incentrata sulla vita di Lina Bo Bardi. Un percorso che viene descritto per settori, legati a diverse tematiche quali la biografia, l’opera e il legame con la sua terra d’adozione, il Brasile. Dopo il secondo conflitto mondiale infatti, la progettista si sposò e si trasferì in Sudamerica. Nel 1951 divenne cittadina brasiliana e nello stesso anno completò il suo primo edificio come architetto, la "Casa di Vetro a San Paolo. Nella stessa città brasiliana troviamo uno tra i suoi progetti più significativi, il Museo di Arte Moderna.

L’allestimento rappresenta infatti un’immersione nel contesto culturale brasiliano che ha influenzato non solo il lavoro dell’architetto ma anche la scelta dei materiali utilizzati nella costruzione, come legno e manufatti della tradizione popolare. Non mancherà la componente architettonica, presentata con l’ultima parte dell’esposizione.

 

In contemporanea, fino al 5 ottobre presso Triennale Design Museum è possibile visitare la mostra Lina Bo Bardi: Together, a cura di Noemí Blager.

 

Il progetto è stato sviluppato in collaborazione con Emilio Pizzi Team Architects e Nicoletta Rusconi Art Projects.

 

INFO

 

Mercoledì 1 ottobre 2014, ore 18.00

Triennale Design Museum, Teatro Agorà

via Alemagna, 6 Milano

 

 

 

 

Pubblicato in Cultura

Sabato 5 aprile 2014 a Varese per tutti gli appassionati di design una grande mostra dedicata a Giorgio Caporaso: DREAMS ON THE MOVE - le mille anime dell’ecodesign.

Famoso designer e architetto, Caporaso ricopre con successo il ruolo di direttore del magazine Livingslife. La domanda che si pone da anni è come il design può rispondere alle esigenze di un mondo in trasformazione, con i suoi nuovi problemi e le future necessità. La risposta è una sua personale interpretazione, un perfetto connubio tra ecosostenibilità e bellezza.

Fin dagli esordi il direttore si interroga su come un oggetto necessario per vivere possa rispettare la natura e interpretare allo stesso tempo le esigenze dell’uomo contemporaneo. Dopo aver presentato l'anno scorso i frutti del suo percorso creativo e progettuale nella mostra "Sogni di cartone - la sostenibile leggerezza del design", evidenziandone in particolare l’uso interessante del cartone, torna quest’anno ad affrontare il tema della qualità che abbraccerà il futuro, attraverso la mostra a cura di Nicoletta Romano che si svolgerà presso Villa Recalcati a Varese. L'inaugurazione sarà sabato 5 aprile alle ore 17.00.

L’architetto riporta il tema del design ecosostenibile con l’entusiasmo di chi desidera esprimere il proprio pensiero per proporre un confronto di crescita collettiva e personale. La nuova esposizione sviluppa i concetti fondamentali del cambiamento degli stili di vita della popolazione, dell’armonia con l’ambiente e della ricerca estetica, attraverso la visione dei molteplici aspetti che fanno del suo design qualcosa di unico. Seguendo questa intuizione, DREAMS ON THE MOVE - le mille anime dell’ecodesign sviluppa un percorso di ricerca su forme e materiali, volto a trovare soluzioni adatte alla variabilità della vita e a sfidare il tempo. Tutti gli oggetti e gli arredi sono tanto versatili da essere modificabili nelle nostre mani, oltre che arricchiti da giochi di texture.

L’uomo può essere il diretto protagonista del cambiamento, attraverso un intervento nella gestione dei propri spazi e dei propri oggetti, che possono così accompagnarlo nella vita e modificarsi insieme a lui, questo il pensiero di Caporaso. Quest'ultimo propone un design che vuole liberare l’uomo dalle mode, dandogli la possibilità di essere protagonista della propria vita e del cambiamento.

Le opere d'arredo che saranno esposte all'interno della mostra sfruttano materiali naturali, riciclati, riciclabili, anche trattati in modo innovativo, grazie alla collaborazione con Filtrinext, divisione di NextMaterials, Spin Off del Politecnico di Milano. Non solo, anche allestimenti particolari in grado di suggerire l'approccio interattivo con gli oggetti progettati dall'architetto e concepiti per svelare le loro possibilità di trasformazione.

Indira Fassioni

INFO:

"DREAMS ON THE MOVE - le mille anime dell’ecodesign" - Villa Recalcati, Piazza Libertà 1, Varese

5 – 27 aprile 2014

martedì – domenica dalle ore 15.00 alle ore 18.00

Inaugurazione sabato 5 aprile ore 17.00

Seguirà buffet

Servizio navetta gratuito Milano – Varese e ritorno

tel. 02.34530468

www.lessmore.it

 

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Pubblicato in Cultura

Sentire parlare di progetti ambiziosi di questi tempi, in cui tutto sembra così difficile da raggiungere e ottenere, è qualcosa di più unico che raro.

 

Eppure c’è ancora qualcuno che ci crede e decide di scommettere sulle proprie passioni.

 

Noi di Nerospinto, di certo, non perdiamo l’opportunità di raccontare le storie di queste menti creative che vogliono provare a dare vita ai propri sogni.

 

Oggi siamo in Toscana, una terra che tutti ci invidiano per i suoi colori, odori e sapori, ma soprattutto per la cultura e l’arte che si respira nell’aria.  È interminabile la lista di uomini illustri di indubbio genio che hanno reso famosa in tutto il mondo la nostra regione. La Toscana è da tutti conosciuta come la terra che ha dato i natali fin dal Medioevo a grandi navigatori, scrittori, scienziati e artisti.

 

Sarà un caso, ma proprio in questo territorio denso di creatività, inizia la storia che vi voglio raccontare.

 

Firenze, 2011. Un gruppo di cinque architetti, accumunati da una sfrenata passione per il design e pieni di idee da sviluppare, decidono di unire le forze per dare vita ad un ambizioso progetto, dove riversare tutta la loro creatività, senza limiti e censure.

 

Nasce così Amniosya, un gruppo di ricerca e sperimentazione nel campo dell’architettura, del design e del fashion design.

 

Innovazione e modernità sono le parole d’ordine. L’interesse del gruppo, come loro stessi affermano, verte principalmente sul mondo delle nuove tecnologie, della simulazione dinamica quale incipit di shape tecnologici a diversa scala e della prototipazione 3d legata alle geometrie complesse.

I loro lavori vogliono riproporre la complessità spaziale e i sistemi di aggregazione naturale attraverso la sensibilità formale, la ricercatezze compositiva e l’innovazione tecnologica.

 

La passione per il design unita all’interesse per la tecnica 3d printing e alla voglia di sperimentale sono alla genesi di Entropya, la loro prima linea di oggetti di fashion design.

 

Nel nome della collezione risiede l’essenza del loro lavoro. Entropya è una parola di derivazione greca che significa dentro la trasformazione ed è sinonimo di misura nel disordine presente in un sistema fisico.

I gioielli di questa linea vogliono infatti essere una simulazione di un fluido che tramite proprietà fisico-dinamiche deforma un piano. Collane, bracciali e anelli ricreano movimenti spaziali complessi che richiamano la morbidezza di un tessuto, l'articolazione di naturali interazioni tra diverse parti di un fluido a densità elevata.

Le creazioni che fanno parte della collezione Entropya non vogliono essere dei semplici monili, ma dei veri e propri “oggetti di fashion design da indossare” destinate ad un pubblico che ama l’inusuale e il ricercato.

 

Siete a Firenze? Visitate il Duomo, Palazzo Pitti e gli Uffizi. Ma non siate nostalgici perché la creatività fiorentina non si è fermata allo splendore rinascimentale. Fatevi un giro allo studio Amiosya in via Niccolini per scoprire come l’arte sia ancora di casa nel capoluogo toscano.

 

 

Amniosya: Prof. Marino Moretti, Arch. Marco Carratelli, Arch. Lucia Lunghi, Arch.Elvira Perfetto, Arch.Lorenzo Pianigiani, Arch. Lorenzo Pilati

 

Per informazioni

email : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.amniosya.com

blog: amniosya.blogspot.com

Via Niccolini 2, Firenze

Pubblicato in Lifestyle

Il designer-to-consumer è una nuova impostazione produttiva che si avvale tanto delle risorse offerte dalle nuove tecnologie di prototipazione e produzione a controllo numerico quanto di lavorazioni tradizionali e dell'indispensabile supporto delle tecnologie web 2.0.

Questo nuovo modello produttivo, che sta trasformando il mondo della progettazione, della produzione e della distribuzione di beni, prevede che, attraverso la vendita online e il rapporto con i distributori tradizionali, i designer diventino produttori di sé stessi.

SFUSO/small-scale practices/ collettivo di designer , grafici e architetti under 30, attraverso Retrobottega invita designer, architetti, makers, artigiani, graphic designer, studenti e professionisti che si occupano di indagare questo nuovo sistema produttivo a esporre i loro lavori, con lo scopo di fornire loro un'occasione di visibilità, di incontro e di scambio.

Il tema deIl ’incontro tra passato e futuro e della necessità di un dialogo tra i due si rivela anche nella scelta della location, l'esposizione avverrà negli storici locali della Ferramenta Pietro Viganò in via Montevideo a Milano,in zona Tortona, e dell’apertura in occasione della settimana del Salone del Mobile 2013 dal 9 al 14 Aprile.

 

Alla call sono ammessi lavori di designer, studi, architetti, makers, graphic designer che realizzino in maniera indipendente piccole e grandi serie.

Il termine per la presentazione dei progetti scade il 23 marzo. I risultati, scelti da una giuria di esperti, verranno pubblicati su www.sfuso.org il 24 Marzo.

 

Info tecniche:

Le candidature vanno inoltrate a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

La partecipazione alla call e all'esposizione è completamente gratuita. I costi di spedizione e trasporto dei progetti selezionati sono a carico dei singoli progettisti.

La partecipazione è aperta a tutti e si possono presentare quanti progetti si desidera e di qualsiasi tipologia: arredamento, oggetti per la casa, abbigliamento, accessori, dispositivi tecnologici ecc..

 

Per ogni progetto dovranno essere inviati:

-fotografie in alta definizione del prodotto o dei prodotti

-breve descrizione con particolare attenzione alle fasi produttive e alle lavorazioni

-scheda tecnica

-breve biografia dei produttori

-informazioni di contatto

 

I progetti presentati devono essere prodotti in piccole serie o prototipi pensati per la produzione in serie. Non sono ammessi i pezzi unici. Il fatto che il progetto sia già in produzione da un certo lasso di tempo, sia già stato presentato o pubblicato non costituisce impedimento per la partecipazione alla call.

Nella settimana del Salone del Mobile 2013 si susseguiranno inoltre una serie di iniziative volte ad approfondire il tema.

 

Altri Contributi

Al racconto sono chiamati a partecipare anche fotografi, artisti, architetti e designer che vorranno esporre ricerche di carattere teorico, concettuale o narrativo sul tema della relazione con il sistema degli oggetti nella più ampia accezione possibile. I contributi potranno essere di qualsiasi natura scritti, performance, video, produzioni editoriali, installazioni, infografiche ecc e verranno selezionati dagli organizzatori. Le candidature per questi contributi vanno inoltrate a  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Call for sponsors

La call è aperta anche a soggetti che desiderino supportare l'iniziativa mettendo a disposizione le proprie risorse, siano queste di natura materiale o immateriale. Sono benvenuti materiali, grezzi o lavorati, generi di consumo per la parte catering e rinfreschi, mezzi di locomozione (sostenibili!), attrezzature audio video, così come mediapartner per la diffusione dell'iniziativa, videomaker, addetti stampa, volontari per la realizzazione dell'allestimento. Verranno accettate solamente le candidature ritenute in linea con lo spirito dell'iniziativa. Scrivete a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Retrobottega

@Ferramenta Pietro Vigano

Via Montevideo 8, Milano

9-14 Aprile 2013

Pubblicato in Nigthlife

Osservando le architetture di Frank O Gehry, ci si trova davanti a creazioni fantastiche, mitiche, inimmaginabili. Le forme non sono pure, i materiali acquistano una fisionomia così articolata da non essere più semplici materiali: diventano il cuore pulsante dell’opera; caos, movimento, creatività, diventano il suo marchio di fabbrica.

Gehry riesce a ribaltare tutte le concezioni artistiche: il suo stile, che rompe con la classicità di linee e forme del Movimento Moderno, è informale, completamente lontano da rigore e formalità in auge negli anni Settanta e Ottanta. Frank rivoluziona il mondo dell’architettura, che ancora oggi, lo ringrazia. È proprio con Frank e le sue opere che si fa nascere il movimento decostruttivista: geometrie instabili con forme disarticolare e decomposte, dove i volumi sono frammentati, deformi, tagliati in modo asimmetrico e lontani dai canoni estetici tradizionali. Il decostruttivismo punta a “decostruire” ciò che è costruito, a ribaltare le linee dritte, che invece ora si piegano senza una precisa necessità.

Ephraim Goldberg nasce a Toronto nel 1929 da una famiglia ebrea di origini polacche che decide poi di trasferirsi in America: è in California che Frank si laurea in architettura e dopo una lunga gavetta, apre il suo studio a Santa Monica, nel 1962. Cambia il suo nome alla nascita della figlia: vuole che il peso delle sofferenze e delle ingiustizie subite in gioventù non gravi anche sulle nuove generazioni.

Il suo nome comincia presto a farsi conoscere in tutto il mondo: edifici si possono osservare in ogni parte del mondo, dalla California al Meryland, dal Connetticut al Minnesota, dalla Germania alla Spagna, dalla Repubblica Ceca alla Svizzera e in molti altri paesi del mondo, con più di dieci progetti in fase di esecuzione o costruzione; sono oltre 50 le opere completate mentre una ventina sono i progetti in fase di completamento, testimonianza di un successo planetario.

Non si contano premi, riconoscimenti e mostre a lui dedicate; in Italia è stato protagonista di una mostra a tema alla Triennale di Milano nel 2009, mentre l’anno prima gli è stato consegnato il Leone d’oro alla carriera alla Mostra Internazionale di Architettura di Venezia.

Nel 2005 l’amico Sydney Pollack gli dedica un bellissimo documentario in cui è Frank racconta la sua arte, dalla nascita dei progetti alle difficoltà di realizzazione, alle paure dei committenti quando le sue idee sembrano troppo estreme.

“Se oggi il mondo è più bello lo dobbiamo anche al genio di Frank Gehry, uno dei più grandi architetti viventi”, dice Pollack, ed è vero. Con una serie di interviste, Sydney si fa raccontare come nasce un’opera d’arte come quelle di Frank, da dove prende le idee, come procede nella realizzazione.

Frank è anche diventato un personaggio dei cartoon: in un episodio dei Simpson viene chiamato in città per realizzare un nuovo auditorium che deve fare invidia: l’ispirazione per il progetto nasce da una cartaccia gettata a terra, tutta accartocciata.

Come da lui stesso ammesso, Gehry deve molto all’utilizzo del computer: è il cervello elettronico che gli consente di capire se la sua fantasia si sta spingendo troppo oltre, se la sua idea è destinata al fallimento; ogni struttura ha i proprio problemi costruttivi e se i calcoli accertano che i suoi edifici saranno stabili e capaci di stare in piedi, allora la fantasia può correre libera e noi possiamo osservare degli edifici magnifici e decisamente particolari.

Tra le opere che più lo hanno reso famoso va annoverato di certo il Museo del Guggenheim di Bilbao, la piccola città basca che è diventata famosa in tutto il mondo proprio per il suo museo e che attira migliaia di visitatori ogni anno. Titanio, pietra calcarea, cristallo, creano una struttura disorganica, che da lontano la fa assomigliare ad una nave e che, con il sole, fa brillare i pannelli come le squame di un pesce. Le superfici non sono piane, si sormontano l’una sull’altra, creano un gioco di volumi, di pieni e vuoti, che la critica non sempre ha apprezzato: il museo venne chiamato “fabbrica di formaggi” da uno degli esponenti della comunità basca.

La critica non ha sempre ben accettato le opere di Frank, che ha fatto della creatività il suo cavallo di battaglia. All’arte non si comanda, verrebbe da pensare, anche quando trae ispirazione da un cestino dei rifiuti: “pensate a quante idee, a quante forme e quante superfici ci sono lì dentro”, ha affermato Gehry.

Creatività, intelligenza e aiuto delle nuove tecnologie: Frank O Gehry è diventato uno dei più grandi architetti del nostro tempo. “Ci sono riuscito grazie al computer”, ammette.

La tecnologia non basta, sono le idee che fanno grande un uomo. Le idee di Frank sono diventate realtà, e possiamo ammirarle, e sorprenderci di come un solo uomo abbia potuto fare tanto per l’architettura.

 

Pubblicato in Cultura

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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