CHIAMACI +39 333 8864490

Il MIC, Museo Interattivo del Cinema rende omaggio ad uno dei registi più amati ed odiati dei nostri tempi: Darren Aronofsky. E' in programma tutta la sua filmografia dal 12 febbraio al 1 marzo. Una serie di appuntamenti per scoprire i lati più profondi e oscuri dell'essere umano.

Pubblicato in 16mm
Giovedì, 30 Luglio 2015 12:01

Nan Goldin in mostra a Torino

La Galleria Guido Costa Projects di Torino ospiterà fino al 31 ottobre 2015 un’incredibile retrospettiva dedicata al lavoro di Nan Goldin, una delle più grandi fotografe donne universalmente note.

L’identità di una persona è qualcosa di strettamente connesso alla sua vita personale, alle esperienze che hanno segnato la sua storia, ai drammi subiti e al modo che ognuno di noi trova di sopravvivere al mondo e Nan Golgin è una che di storie da raccontare ne ha parecchie.

Artista statunitense, fotografa contemporanea per la precisione, nasce nel 1953 e passa la sua adolescenza a Boston, dove si forma alla School of The Museum of Fine Arts. Fin da subito capisce che non esiste alcuna distinzione tra vita e arte, poiché l’una diventa necessaria per la completa realizzazione dell’altra.

La sua fotografia nasce quindi come un vero e proprio diario quotidiano in pubblico e questa tipologia di rappresentazione del mondo l’accompagnerà tutta la vita. Verso la fine degli anni ’70, al Mudd Club diNew York, la Goldin inizia a esporre le sue opere, accompagnate da una colonna sonora punk, Ballad of Sexual Dependency, e la sua arte inizia sempre più a definire i contorni di quella figura che diverrà poi una delle icone delle fotografia contemporanea.

Considerata una dei Five of Boston, il suo stile è paragonabile a quello di Terry Richardson o Wolfang Tillmans e riesce a far emergere il lato più nascosto e trasgressivo della città di New York. Sceglie di esporre se stessa tanto quanto i suoi amici come parte di un ricordo vivo e tangibile, come si evince nel celebre “Autoritratto un mese dopo essere stata picchiata”, che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni.

Gli anni ’80, si sa, negli Stati Uniti sono stati un periodo scottante, sia per quanto riguarda le contestazioni giovanili, che segnarono a pieno la “generazione difficile” dell’artista, ma anche per la diffusione inarrestabile dell’AIDS che portò Nan Goldin a realizzare il profondo potere della fotografia, legato alla capacità di mostrare il cambiamento delle persone, ma anche al doloroso ricordo di tutti coloro che aveva perso. Tuttavia, questo non le impedisce di organizzare nel 1989 la prima grande mostra fotografica sull’AIDS del mondo.

La storia di una donna che ha saputo fare della sua vita una vera e propria arte, che ha vinto la scommessa con la discriminazione di genere, facendo volare il suo nome sulle vette più alte della fotografia mondiale.

La mostra di Torino raccoglie moltissime delle sue opere, partendo dai primi anni della sua vita artistica, fino ad arrivare alle foto scattate nel corso degli ultimi 30 anni. Molte immagini sono inedite e la scelta dei soggetti è strettamente legata al suo modo di vivere.

“Le sue immagini sono lo specchio di se stessa e del mondo in cui ha vissuto”, afferma la giornalista americana Lily Tillman, uno sguardo interiore che ha dato vita a un vero e proprio genere artistico, diventato un’icona per tutti gli amanti della fotografia, ma anche soltanto per chi abbia voglia di osservare il mondo con gli occhi di una persona diversa da sé.

nan goldin / nan goldin

2 luglio 2015 – 24 ottobre 2015 la galleria resterà chiusa dall’1 al 31 agosto

Guido Costa Projects – Via Mazzini 24, Torino

Orari di apertura: dal lunedì al sabato, dalle 15.00 alle 19.00

Per info: http://www.guidocostaprojects.com/

Adele Di Giovanni

[gallery ids="45691,45692,45693,45694,45695,45696,45697,45698"]

Pubblicato in Cultura
Mercoledì, 01 Luglio 2015 10:03

Pergine Spettacolo Aperto

In occasione del quarantesimo compleanno di Pergine Spettacolo Aperto si affronta un tema radicale in modo provocatorio: la vita come passaggio; la nascita e la morte come le sue vere sorgenti di significato.

L'edizione 2015 ha come emblema la Turritopsis nutricula, o medusa immortale, una creatura marina minuscola capace di tornare pian piano ai primi stadi di sviluppo, invertendo così il proprio ciclo biologico. Con grande valenza simbolica condensa speranze, angosce e desideri degli uomini.

La cultura occidentale è ossessionata dal culto dell’eterna giovinezza; ciò che sta agli estremi è nascosto nell'inconscio collettivo. Pergine Spettacolo Aperto concentra l'attenzione sulla fine e sull’inizio della vita, in quanto momenti affascinanti e suggestivi. Un invito rivolto a tutti quelli che... I wanna be forever young!

La città di Pergine, dal 3 all’11 luglio, sarà animata da eventi artistici, performance, produzioni site specific, installazioni, laboratori, nuove produzioni e prime assolute.

Venerdì 3 luglio (con replica il 4 luglio) inaugura il festival Sequenze per il futuro, la nuova produzione della Compagnia Abbondanza/Bertoni affidata a otto bambini.

Sabato 4 luglio in prima nazionale va in scena Lalenne di Cie Créature, compagnia francese che colloca la propria ricerca drammaturgica al confine tra teatro e arti visive, occupandosi di temi sensibili in chiave poetica e intimistica.

Il 5 luglio il Vie del sé day, una giornata dedicata al benessere e all’armonia che si chiuderà con la produzione di danza, musica e meditazione dal titolo Rinascere in ogni istante, con Barbara Monti, Cora Steinsleger e l’Ensamble Turchese (Tunisia, India, Cuba, Italia). Nella cornice del Parco Tre Castagni dalle 6 alle 23 si alterneranno laboratori di danza, yoga e tantra, zone dedicate al gusto e attività per bambini. Ospite eccezionale Graham Kennedy con un imperdibile workshop.

Il sentimento religioso e l’inquietudine adulta insita nel bisogno di dare un ordine al caos sono al centro dello spettacolo Jesus di Babilonia Teatri, in scena lunedì 6 luglio di fronte alla cappella mortuaria dell’ex Ospedale Psichiatrico.

Martedì 7 luglio sarà celebrata davanti alla cappella mortuaria dell’ex Ospedale Psichiatrico Ode alla vita della Compagnia Rodisio, risultato di un progetto di ricerca pensato per bambini dai 3 ai 5 anni che si è sviluppato in Italia, Francia, Inghilterra e Svizzera.

Il tema della malattia e della morte è affrontata con ironia e profondità da Chiara Stoppa nel suo fortunato monologo Il ritratto della salute (mercoledì 8 luglio alla cappella mortuaria dell’ex Ospedale Psichiatrico).

Altro appuntamento imperdibile è il “Neuroscienze Show” alla sua quarta edizione: esperti e scienziati si confronteranno sul leit-motiv del festival coniugando approfondimento scientifico e intrattenimento, la cui conduzione sarà affidata al team di “Parole Note” di Radio Capital formato da Giancarlo Cattaneo, Mario De Santis e Maurizio Rossato (giovedì 9 luglio: Il tabu delle soglie - Parole Note Radio Capital & IV Neuroscienze show).

Venerdì 10 luglio (con replica sabato 11 luglio) la prima nazionale Gola, spettacolo in tre movimenti liberamente tratto dalla novella di Cechov “L’angoscia”, diretto da Chiara Guidi, regista teatrale, attrice e cantante, tra i fondatori della Societas Raffaello Sanzio.

Sempre sabato 11 luglio in programma altre due nuove produzioni legate al tema della genitorialità declinata al femminile e al maschile: M.Other di Manuela Fischietti e Paternity Blues di Eco Mondo Doula/Città Teatro.

Dal primo giorno la città apre i suoi spazi ai vincitori del quarto Bando di produzione nazionale Open///Creazione contemporanea, rivolto ad artisti che operano nell’ambito della sperimentazione di nuovi linguaggi e forme espressive. I finalisti sono Serena Osti con Stella, Stefano Bernardi con Vitae, Two in a suitcase con Kyma e il gruppo romano Dynamis con 2115.

Tutti i giorni dalle 18 alle 23 una ricca proposta di installazioni, dalla nuova produzione Il grembo sonoro, alle opere offerte da Aahrus Festival (DK) The Sofa experience di Schønherr e Flexys e We are not real di Christian Lollike, passando per le straordinarie Porte di Francesco Nardi. Tutte le sere alle 19 al Caffè del Teatro gli aperitivi con gli artisti.

In collaborazione con Anffas Trentino onlus, CS4, Ente Nazionali Sordi di Trento, Centro Franca Martini, HandiCREA, Senza Barriere, Vales.

Forever Young 40. edizione 3 - 11 luglio 2015 Pergine Valsugana (TN) +39 0461530179www.perginefestival.it

 

[gallery type="rectangular" ids="44862,44863"]

 

Pubblicato in Cultura

Uno scambio di mail, quattro chiacchiere ed ecco un mondo che mi si apre dinanzi agli occhi. L'eroina di questo universo scintillante è Veronika Vesper, performer, cantante, musicista, modella inglese, giunta da un pianeta lontano.

È lei la protagonista di questo incontro, nel quale si parla di moda, musica ma anche di felicità, malattia e di un lungo e tortuoso viaggio, chiamato vita.

 

N-Ciao Veronika, Presentati ai lettori di Nerospinto!

V-Mi chiamo Veronika Vesper e sono una strana creatura creativa giunta dallo spazio. Canto, scrivo canzoni, suono il flauto, amo esibirmi, anche come modella e adoro tutto ciò che ha a che fare con la moda. Credo nell’importanza di seguire i propri sogni, vivere la propria vita senza paura, essere autentici ed avere in mano le redini del proprio destino.

 

N-Dalla tua biografia: “Una bellissima creatura giunta da un altro pianeta. Quale pianeta?Hai una missione qui sulla terra?

V- A dire il vero, anche tu sei una creatura molto particolare :)  Si, la mia missione è ispirare le persone o meglio, incoraggiarle a credere in loro stesse, ad usare il loro potere e a “sguinzagliare” il loro genio. Mi piacerebbe vedere un mondo pieno di gente felice che vive in accordo con il proprio essere. Mi trovo qui anche per divertire e per rendere questo nostro mondo più bello. Che casualità :)

 

N-Hai definito la tua musica “pop spaziale”. In cosa si differenzia dal pop tradizionale, quello che di solito ascoltiamo in radio o su MTV?

V- Ha un sapore più “spaziale” :) Penso che la mia musica abbia sia un qualcosa che appartiene ad un’altra dimensione, sia una qualità cinematografica, e che sia dunque in grado di avvolgere completamente l’ascoltatore, trasportandolo altrove.

 

N-Le tue influenze musicali sono molto eterogenee, giusto per citarne alcune:David Bowie e Nirvana, ma anche Depeche Mode e Bjork. Cosa hai preso da ciascun artista e come hai usato questi “prestiti” nella tua musica?

V- Bjork è la mia più grande fonte di ispirazione. Onestà, il non aver paura di sperimentale musicalmente e la combinazione di suoni sinfonici e musica elettronica; I Depeche Mode mi trasmettono una certa eleganza dark, unita a splendide armonie; I Nirvana per me sono il sentimento, la passione, la sensuale trascuratezza con cui Kurt canta, è qualcosa difficile da descrivere; David Bowie: stile impavido e coraggioso.

 

N-Parliamo della tua immagine: ti descrivi come un incrocio tra Lara Croft e la protagonista del film “Il Quinto Elemento”. Come sei arrivata a creare questo look? Quale messaggio vuoi trasmettere al tuo pubblico?

V-Non si tratta di una scelta pianificata. Sono appassionata di sci-fi e super eroi. Mi piace indossare cose che mi facciano sentire imbattibile. Il mio messaggio è: sii te stesso, non avere paura e fregatene di ciò che la gente dice di te.

 

N-Passiamo allo stile: nella tua bio leggo tre parole chiave, “punk”, “cyber” e “alternativo”. Potresti definirle? In più ti chiedo se sia davvero possibile essere alternativi in questo mondo, dove praticamente tutti si adattano ad un’idea comune di moda e dove l’individualità è quasi una rarità.

V-Penso che sia possibile essere alternativi e con questo intendo dire che è possibile essere creativi e cercare nuovi modi per esprimere sé stessi attraverso la moda. Se non lo facessimo, smetteremmo di sperimentare e di crescere artisticamente. Dal punk ho preso alcuni elementi che adoro, come le teste rasate, le catene, le spille da balia, i vestiti strappati … e l’attitudine all’indifferenza. Il cyber è ciò che mi contraddistingue, tanto argento, vestiti olografici,zeppe, rasta (penso dunque di rientrare in questa categoria), tutine,stampe futuristiche e forme.

 

N-Eccoci al mondo della moda. Nomina almeno tre stilisti che ami.

V- Alexander McQueen, Iris Van Herpen, Hussein Chalayan, Gareth Pugh… tutti super creativi e innovativi.

 

N-Musica contemporanea: cita almeno tre cantanti/band/progetti che ti affascinano e perché.

V- Lana Del Rey: mi piace la complessità della sua musica e il modo in cui si esprime attraverso l’immagine; Grimes: diverso,creativo, bello… in un certo modo mi ricorda Bjork; Angel Haze:una rapper fantastica, è autentica ed è un vero talento.

 

N- Come descriveresti il tuo mondo di icona fashion e cantante?

V- Intenso, eccitante, bello e veloce.

 

N- Il concept del tuo album è “dall’oscurità alla luce”. Penso che esso nasconda anche un messaggio di speranza?

V- Questo è proprio il punto focale del mio album. Ho deciso di raccontare la mia storia attraverso la musica, sperando di ispirare la gente attraverso di essa. Ho voluto sottolineare il fatto che è possibile superare anche le situazioni più difficili e rinascere come uno splendido fiore, come un bocciolo di loto che nasce dal fango.

 

N- Le tue canzoni parlando degli anni bui della tua adolescenza. Pensi che la musica sia un modo per elaborare il passato e per superare un’adolescenza difficile? Parli anche di una malattia mortale. Ti senti una donna più forte? Hai un messaggio che vorresti portare alle donne che stanno vivendo la situazione che tu hai affrontato in passato?

V- La musica può davvero essere terapeutica. Inoltre, più è connessa con le emozioni autentiche dell’artista, più la gente sarà in grado di relazionarsi ad essa. Penso che le difficoltà che incontriamo durante la vita, ci rendano più forti. Se le prendi dal lato giusto, possono insegnarti qualcosa e farti crescere. Si, mi sento più forte e apprezzo di più la mia vita e il tempo che ho a disposizione. Se ho un messaggio da condividere?  Credete in voi stessi e non abbiate paura di vivere e seguire i vostri sogni, date voce alle vostre idee e lottate per esse. Non vi fate carico dei problemi degli altri.

 

N- Scoperte spirituali: ne sono molto affascinata. Penso che gli uomini necessitano di qualcosa o di qualcuno a cui fare riferimento, durante i momenti di difficoltà. Che tipo ci consapevolezza spirituale hai raggiunto?

V-  Ho capito che la mente è tutto, che noi costruiamo le realtà e il sogno attorno a noi stessi e che essi sono connessi all’intero universo. Mi piacerebbe imparare a vivere maggiormente  il momento. È un viaggio lungo una vita intera... o anche di più :)

 

N-La felicità: questa è una grande parola. Mi piacerebbe che mi parlassi della tua idea di felicità. Esiste o si tratta di qualcosa che noi inventiamo per vivere meglio ed affrontare le difficoltà quotidiane?

V- Stiamo andando sul filosofico :) Certamente, la felicità esiste, e ne hai una prova anche dalle reazioni chimiche del nostro corpo. La mia idea di felicità è cioccolato puro  e tanto sesso :)

 

N-Hai in programma una visita a Milano? Cosa sai a proposito di Milano e dell’Italia in generale?

V-È per caso un invito? J Complimenti agli Italiani per aver inventato il pianoforte, il violino e la musica classica. Per aver dato i natali all’Opera! Mio Dio, che musica avremmo senza gli Italiani? Anche le due più grandi popstars hanno sangue italiano. In più, l’essere stati dei pionieri nel mondo della moda e, per finire, il buonissimo gelato e gli uomini passionali. Sono stata a Milano solo una volta, avevo appena preso la patente e devo dire che è stato PAZZESCO :)

 

N-Se ti dico “Nerospinto”, cosa ti viene in mente?

V-Creativo, stimolante, oscuro

Grazie per avermi intervistata, è stato un onore.

 

Per maggiori informazioni:

https://www.facebook.com/veronikavesperofficial

http://veronikavesper.com/

http://www.youtube.com/user/veronikavesper

https://twitter.com/VeronikaVesper

http://instagram.com/veronikavesper

https://soundcloud.com/veronikavesper

 

 

Testo originale e traduzione a cura di Letizia Carriero

 

Pubblicato in Musica

Dal 19 Marzo al Teatro Oscar una pièce ispirata alla vicenda di Eluana Englaro! Uno spettacolo profondo che tocca un tema molto discusso e attuale.

 

Il Teatro Oscar decide di ricordare una donna che per il suo solo esistere ha smosso coscienze e dibattiti con uno spettacolo che fa parte del Progetto DonneTeatroDiritti, al suo quinto anno. Dal 19 Marzo al 23 Marzo il teatro Milanese ospiterà Una questione di vita e di morte - veglia per E. E., una produzione Ultima Luca, di e con Luca Radaelli.

 

Sul palcoscenico Luca Radaelli, autore, regista e attore teatrale di Lecco che, attraverso il teatro, la narrazione e la musica, affronta una riflessione e un approfondimento su temi profondi, cruciali e intimi. La vita, la morte, la malattia e la libertà personale, l’etica, la morale, la regione e la fede, la laicità: sono tutti i temi quella rappresentazione. Testi di Sofocle, Dante, Shakespeare, Molière, Foscolo, note e versi di grandi autori contemporanei come Fabrizio De Andrè e Robert Wyatt, oltre che canti della tradizione popolare, per sondare il mistero della morte e restituire allo spettatore quesiti, dubbi, interrogativi, sui quali riflettere.

Il regista Radaelli, direttore della compagnia Teatro Invito dal 1989, afferma: “In tutte le culture la morte è sempre stata un fatto naturale. Viviamo, invece, in una società che cerca di dimenticarla, occultarla, esorcizzarla. Lo spettacolo propone una veglia laica, dove la ritualità del teatro, ripercorrendo le tappe della vicenda Englaro arrivi a toccare corde emotive trascurate nelle discussioni pubbliche; una riflessione più generale sul nostro rapporto con la morte, con la religione, con la medicina, con la memoria per capire come vita e morte sono le due facce della stessa medaglia.”

 

Lo spettacolo e la riflessione prendono spunto dalla drammatica vicenda di Eluana Englaro, scomparsa il 9 Febbraio 2009, dopo 17 anni di stato vegetativo permanente provocato da un grave incidente stradale avvenuto nel 1992, la pièce Una questione di vita e di morte - vegli di E.E. è stata scritta con il contributo prezioso e la collaborazione di Beppino Englaro, il padre di Eluana, e del suo libro 'Eluana. La libertà e la vita' (scritto in collaborazione con Elena Nave, ed. Rizzoli, 2008).

Il progetto DonneTeatroDiritti al Teatro Oscar, di cui fa parte questo spettacolo, si pone l’obiettivo di raccontare le donne che sfidano la modernità con la loro arte e intelligenza come la scienziata Rita Levi Montalcini (MeRITA - 27/29 marzo 2014), per finire con donne di potere come le regine Maria Stuarda di Scozia e Elisabetta d’Inghilterra (LE REGINE. ELISABETTA VERSUS MARIA STUARDA - 8/25 maggio 2014).

 

Questo evento non è un semplice spettacolo, è una riflessione, una messa in discussione di argomenti importanti e vitali, un approfondimento da non perdere!

 

 

 

Teatro Oscar

Via Lattanzio 58, 20137 Milano (MM3 - Staz. Lodi T.I.B.B. | Tram: linea 16 Fermata Tito Livio - Lattanzio | Filobus: linea 92 - Fermata Umbria – Comelico)

Informazioni: www.pacta.org | e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. |

tel: 02.3650374002.36503740

Orari spettacoli: MART-SAB 21 | DOM ore 17

Orari biglietteria: LUN-SAB 16.00-19.00 e 19.30-21.00 l DOM dalle 15.30 a inizio spettacolo

Costo biglietti: Intero !24 | Ridotto e Convenzioni !18 | Under 25/Over 60 !12 | CRAL e gruppi 10 (min 10 persone) | Prevendita !1,50

ABBONAMENTI: CARTA AMICI DI PACTA 6 spettacoli* !60,00 - CARTA TANDEM 2 ingressi a 2 spettacoli* !38,00 – CARTA ALL YOU CAN SEE (carta personale) ingressi illimitati a tutti gli spettacoli* !100,00 – ABBONAMENTO DonneTeatroDiritti (carta personale) 6 spettacoli della rassegna DtD !45,00. * esclusi MITO, Oscar per tutti e Teatro in Matematica.

Call
Send SMS
Add to Skype
You'll need Skype CreditFree via Skype

Pubblicato in Cultura

É la notte di Halloween in cui l'inquieto si insinua nella quiete, in cui la norma da spazio alla follia e lo fa da secoli. Le maschere danno volto alla paura dei credenti.

Per i Celti da cui tutto ha origine, Halloween era la fine dell'anno e l'inizio di quello nuovo. Una nuova vita, sancita dall'arrivo del tempo delle tenebre e del freddo, la notte di Samhain. Neve, ghiaccio, buio e morte. Tenebre e vento freddo arrivano a invadere le colline irlandesi e inglesi, e in quella notte si credeva tutto possibile. I morti secondo le credenze celtiche restavano in una landa selvaggia, in giovinezza e felicità, e tornavano sulla terra durante la notte di Samhain per incontrarsi con i vivi. La paura dei credenti era vestita di pelli di animali sacrificati per spaventare gli spiriti e tenerli lontani. Tutte le creature di quella notte erano pericolose, persino le fate ammaliavano la gente per trasportarla in una terra da cui non avrebbe più fatto ritorno. Era usanza per i Celti spegnere il fuoco quella notte, per riaccenderlo il mattino dopo. Un fuoco nuovo per un nuovo anno di vita. Il giorno dopo tutto splendeva alla luce del mattino ma per quella notte timore, vuoto e freddo facevano da padroni. Il culto sopravvive ancora oggi, in Inghilterra il Guy Fawkes day il 5 novembre celebra infatti lo spegnimento e la riaccensione del fuoco. Neve, ghiaccio, buio, morte, vivi impauriti, e freddo la celebrazione attraverso un servizio fotografico.

 

Project: IMG FASHION PORTRAIT Photographer & post producer: Simone Chinaglia MUA & stylist: SteSy Lab hairstylist &art director: Diana Killa model: Alessia, Martina, Diana, Lenny Abiti: Renata Music Como

Pubblicato in Lifestyle
Domenica, 07 Luglio 2013 19:30

COZZE MON AMOUR

Nerospinto vi segnala un documentario fuori dal comune: Cozze mon amour. Dal 16 al 26 luglio presso lo Spazio Oberdan-Sala Alda Merini verrà svelato, in modo intimo e giocoso, la vita amorosa delle cozze nella provincia olandese di Zeeland.

 

Firmato da Willemiek Kluijfhout, il film mostra il ciclo della vita delle cozze, la loro odissea dal fondo del mare alla piastra del ristorante. Tra affascinanti primi piani che trasformano i crostacei in arte astratta, si osservano le cozze mentre si innamorano, rimangono incinta o si piantano al suolo con tutte le loro forze per affrontare la tempesta. Un tuffo vero e proprio dentro la vita del mollusco più popolare, giù  fin nel profondo della loro intimità, in una sorta di scavo psicologico in chiave ironica.

SINOSSI

Cozze in amore ci dà un piccolo quadro intimo e genuino della vita delle cozze dello Zeeland, ci rende spettatori del loro ciclo vitale completo: la cozza innamorata, quella che tiene duro con tutte le sue forze, e quella travolta dalla tempesta. Durante il suo cammino, la cozza incontra degli appassionati che come lei si innamorano, combattono e vincono. La biologa Annelies ci introduce alla vita sessuale delle cozze. E poi resta incinta dell’uomo delle cozze. Sergio il re degli chef, dopo un rapporto amore-odio con il mollusco, si è specializzato nel cucinarlo. Il ginecologo Jan adopera la colla prodotta dalle cozze per salvare la vita ai feti. E c’è poi il fenomeno della principessa delle cozze.

 

Spazio Oberdan viale Vittorio Veneto 2, angolo piazza Oberdan Milano

Contatti:

Uffici Cineteca 02 8724 2114 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Spazio Oberdan 02 7740 6316

 

Pubblicato in Cultura
Giovedì, 06 Giugno 2013 17:47

Trionfo e polemiche per La vie d’Adèle

Il film vincitore della Palma d’Oro a Cannes 2013 ha entusiasmato la Giuria del Festival, ricevuto applausi a scena aperta dagli spettatori e mandato letteralmente in estasi i critici che per giorni non hanno fatto altro che parlare del talento di Abdellatif Kechiche e della bravura delle due attrici protagoniste Lea Seydoux e Adele Exarchopoulos.

 

Kechiche però è tunisino di origine e nella madre patria il suo capolavoro che parla di amore lesbo e mostra scene erotiche esplicitamente omosessuali non è piaciuto affatto, tanto che il leader del partito laico Union Patriot Libre, Slim Rihai, è giunto ad affermare con vera indignazione di essere disonorato dal fatto che un suo compatriota abbia vinto il massimo premio al Festival di Cannes, dicendo che la Tunisia non ne è affatto orgogliosa né onorata e che l'oggetto di un film che difende l'omosessualità lede il loro essere arabi e musulmani. E Rihai è il leader del partito laico!

Insomma, come sempre Nemo profeta in patria.

 

Nel caso del regista Kechiche, inoltre, le polemiche si estendono anche ai costi effettivi della pellicola, in principio considerati e immaginati come quelli di un lungometraggio d’autore e in seguito levitati a quelli di una produzione americana e con tempi di lavorazione lunghissimi e massacranti tanto che sul set allestito nella città di Lille l'atmosfera è stata piuttosto tesa e il lavoro dell’intera troupe e delle maestranze è passato da due mesi e mezzo a cinque, con tecnici e operai che hanno denunciato condizioni lavorative non facili.

 

Ma Abdellatif Kechiche ha dimostrato di avere tempra resistente e caparbietà da vendere e alla fine ha realizzato il suo lavoro più importante, la pellicola che lo consacrerà negli annuali della storia del cinema. In realtà, il film non è bellissimo nel senso cinematografico più puro.

 

Non emoziona per la regia o per le scelte dei movimenti di macchina. Non ci sono scelte autoriali che fanno pensare al capolavoro filmico vero e proprio. Anzi, a volte alcune sequenze si ripetono cadenzatamente pur con mutamenti di scena e di location. È vero che il rispetto delle unità aristoteliche è stato abbandonato ormai da tempo dai cineasti internazionali ma è anche vero che la storia deve reggere proprio nei passaggi e nei momenti più importanti e difficili della narrazione.

E da un film vincitore della Palma d’Oro ci si aspetta sempre che sia da esempio per tutti gli altri.

 

Allora perché tutto questo entusiasmo? Sicuramente per il coraggio.

Il coraggio di portare sul grande schermo una storia così forte e soggetta a critiche e il coraggio per averla saputa raccontare senza mezzi termini. A questo possiamo aggiungere sicuramente la capacità di Kechiche di dirigere i propri attori, soprattutto se ancora giovani e poco conosciuti e, in questo suo ultimo lavoro, se donne in particolare.

 

La pellicola racconta la vita di Adèle, innamorata di una ragazza dai capelli blu incontrata per caso e ritrovata in un locale gay. Un cocktail e una panchina sono l’inizio di una storia d'amore appassionata e travolgente che matura Adèle e che la porta fuori dall’adolescenza. Nella vita con Emma, che studia Belle Arti e la dipinge nuda dopo averla amata per ore e sconvolta dal sentimento travolgente che prova per quella donna, Adèle diventa adulta imparando molto presto che la vita è molto più di quello che si legge nei libri.

 

Ancora una volta Abdellatif Kechiche guarda a Pierre de Marivaux, e attingendo al suo celebre romanzo  "La Vie de Marianne" confeziona e realizza  La vie d'Adèle, storia d'amore e di formazione di un'adolescente che concede alla macchina da presa ogni dettaglio e ogni sfumatura di sé. Il desiderio delle due protagoniste, il loro amarsi e concedersi reciprocamente restano il vero senso del film. Niente di morboso o scabroso. Solo amore omosessuale e passione. Chi si aspetta di sbirciare dal buco della serratura rimane deluso. La vie d’Adèle è solo cinema.

E così va preso e va visto.

Pubblicato in Cultura

Malika Ayane rende omaggio a Pippa Bacca con il suo ultimo video “E se poi”, tratto dall’album Ricreazione.

Il video, con Malika vestita da sposa, ripercorre la vicenda dell’artista milanese brutalmente trucidata in Turchia nel 2008.

Pippa Bacca, nome d’arte di Giuseppina Pasqualino di Marineo, nipote di Piero Manzoni, nasce con l’arte nelle vene e segue sin da subito il percorso dell’arte performativa, che la porta, nel marzo del 2008, ad intraprendere la performance itinerante Spose in Viaggio, accompagnata dalla collega Silvia Moro.

Il concept di fondo della performance era quello di attraversare 11 paesi teatro di conflitti e di violenze, vestite da sposa, per promuovere la pace e l’amore tra gli uomini.

L’abito da sposa, creato personalmente da Byblos, era caratterizzato da un velo concepito come telo con cui le artiste intendevano lavare i piedi delle ostetriche incontrate lungo il percorso, in un omaggio a coloro che donano la vita in territori di morte.

L’abito stesso, lacero, sporco e portatore di tutte le testimonianze vissute durante il tragitto, sarebbe stato poi esposto al termine della performance.

Pippa e Silvia erano partire da Milano l’8 marzo e, grazie ad autostop e passaggi di fortuna, le due erano giunte in Turchia il 20, dove decidono di separarsi, per poi incontrarsi nuovamente di li a pochi giorni.

Cosi non è stato: Pippa Bacca è stata brutalmente aggredita e uccisa da un uomo che si era offerto di darle un passaggio; il suo corpo martoriato è stato ritrovato l’11 aprile in un campo diroccato.

Il suo funerale, celebrato il 19 aprile nella basilica di San Simpliciano a Milano, è stato una festa, una celebrazione di Pippa e della sua fiducia negli altri, del suo animo buono e del suo amore per l’arte. Il verde come fil rouge della celebrazione, il colore preferito di Pippa e simbolo di speranza.

"Certo che non ha prezzo il tempo passato insieme a spasso, tra questo mondo e un altro, per trovare l’universo adatto al nostro spazio, ogni giorno più stretto per contenere i sogni, tutti dentro ad un cassetto… " (…) (Malika Ayane e Giuliano Sangiorgi, E se Poi, 2013)

 

Pubblicato in Musica

È il più grande innovatore del teatro italiano,l’unico che è riuscito ad avvicinarsi all’amarezza,al realismo di Eduardo De Filippo, alla sperimentazione e alla ricerca del teatro newyorkese con la stessa intensità e bravura. Carlo Cecchi dichiara di amare Shakespeare sopra ogni altra cosa, di considerarlo il suo unico maestro, ma poi sulle tavole del palcoscenico offre ai suoi spettatori interpretazioni crude e prive di ogni fronzolo del teatro elisabettiano avvicinandosi alla contemporaneità amara e gotica di Carmelo Bene.

 

Cecchi sa essere magistrale nella prosa radiofonica e nell’interpretazione cinematografica. Incanta con la sua voce profonda e cupa e con la sua gestualità misurata, intensa, essenziale che ha imparato e sperimentato recitando Cechov, Pirandello, Brecht, Moliere.

Carlo Cecchi è il solo attore italiano vivente che sa essere uno e centomila insieme, ma che sa trasformarsi in “nessuno” quando deve dare l’idea del senso stesso dell’esistenza umana.

 

 

Per questo registi importanti e internazionali, ma anche autori esordienti come Martone e Valeria Golino si sono affidati completamente a lui quando si è trattato di portare in scena personaggi difficili, attuali e drammaticamente veri.

 

 

In Morte di un matematico napoletano Cecchi rivela al pubblico del grande schermo quanto possa diventare tediosa e insopportabile la vita, anche per un razionale e serioso professore di matematica pura.

Il film è una denuncia sociale delle più dure e Carlo Cecchi rende il personaggio di Renato Caccioppoli così reale e orribile da meritarsi il Premio Speciale al Festival di Venezia.

 

Nel 2007 gli viene consegnato il premio Gassman come migliore attore teatrale, ma Cecchi ha già girato film come Il bagno turco, Arrivederci amore, ciao, Il violino rosso, Io ballo da sola.

 

Nato a Firenze nel 1939, dove ha cominciato a recitare poco più che ragazzo, si è fatto conoscere dal grande pubblico e dalla critica con Finale di partita di Samuel Beckett, la più grande interpretazione mai stata fatta del protagonista dell’opera in tutta la storia del teatro.

 

Per Carlo Cecchi il teatro è tutto, il rapporto tra attore e pubblico in sala diventa allora per lui l’unica forma possibile di dialogo e di arte. “Il teatro è calore, è vita, ed è l'unica forma d'arte che non si trova su internet” dice spesso a tutti, una filosofia che egli per primo segue scrupolosamente e quando si “presta” al cinema lo fa solo per sceneggiature che hanno una scrittura quanto più vicina a quella teatrale, ovvero pura ed essenziale.

 

La sua ultima fatica cinematografica lo vede nei panni del coprotagonista del lungometraggio, Miele, diretto da Valeria Golino. La sceneggiatura è tratta da un romanzo di Covacich, ma il personaggio interpretato da Carlo Cecchi rimanda a ben altro.

Sicuramente è presente un richiamo al matematico napoletano di Martone, con la medesima difficoltà di vivere una vita che non appassiona più e da cui non si pretende più nulla; e ai più attenti non sarà sfuggita neppure la similitudine con la scelta inaspettata e lucida di Mario Monicelli, che ultranovantenne decide di suicidarsi buttandosi dalla finestra della sua camera di ospedale.

 

Carlo Cecchi  diventa, così,  la trasposizione concettuale, teatrale e filmica di uomini veri, reali, tormentati e coraggiosi, almeno a loro modo, e lo fa con tutto il rigore dell’attore novecentesco e la modernità dell’uomo contemporaneo, unendo luci e ombre, interpretazione classica e attualità di linguaggio.

Se pensiamo poi che lui non ama e non ha mai amato definirsi artista ma solo attore si può comprendere quanto per lui recitare non sia soltanto una professione ma la passione che guida le sue scelte e lo fa reinventare a ogni nuova interpretazione e a ogni nuovo personaggio.

La stessa morte per Carlo Cecchi diventa allora metafora e allegoria da accogliere fino in fondo per dare un senso compiuto alla vita di ogni uomo.

Pubblicato in Cultura
Pagina 1 di 2

SANREMO LIVE

coupon-code-amazon-deal-codici-sconto-amazon

immobili sanremo

Instagram

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

 

 

Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.