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Le stagioni di Louise è il nuovo film d’animazione del maestro francese Jean-François Laguionie a dicembre nei cinema.

Pubblicato in 16mm
Venerdì, 10 Maggio 2013 11:30

la line-up completa del Balaton Sound 2013

Altri 21 nomi si aggiungono al già strepitoso cast del Balaton Sound, il Festival ungherese che con la scorsa edizione si è meritatamente aggiudicato il titolo di Best Medium-sized Festival of Europe. Tutto il mondo dell’elettronica e della dance music ha gli occhi puntati su quello che si annuncia come il più importante meeting dell’estate 2013, dall’11 al 14 luglio sulla spiaggia di Zamàrdi, lago Balaton. Il Balaton Sound negli ultimi quattro anni ha puntualmente registrato il sold out. Zoltán Fülöp e Norbert Lobenwein , i due direttori del festival, hanno dichiarato la loro grande soddisfazione per la line up di questa edizione.

 

"Consigliamo vivamente a chi vuol esser certo di venire a Zamàrdi, per tutto il festival, o solo per uno dei quattro giorni previsti, di acquistare per tempo i biglietti. Quest’anno la qualità dei programmi ha superato anche le nostre migliori aspettative."

 

 

ECCO LA LINE UP COMPLETA:

 

Prodigy, Bloody Beetroots, Justice, Steve Aoki, Calvin Harris, Axwell, Dada Life, Hardwell, Dixon, Amon Tobin, Brodinski., Wu Tang Clan, Armin van Buuren, Jamie Jones, Crystal Castles, Henrik Schwarz, The Advent, Iggy Azaela, Belzebass, Jan Blomqvist, Fairmont.

 

Oggi sono stati annunciati altri 21 nomi strepitosi: Avicii, Cee Lo Green, Fedde Le Grand, Solomun, Loco Dice, Dimitri Vegas & Like Mike, Kieran Hebden alias Four Tet, Curtis Alan Jones, alias Green Velvet, Seth Troxler, Miriam e Olivia Nervo, Magda, Hernán Cattáneo, Todd Terje, DJ Koze, Scuba, Tini, Gary Becks, Doctor P, FuntCase con MC Skydro, Bruno from Ibiza, Thijs van der Klugte e Bart Possemis.

 

Venerdì 12 luglio: Armin van Buuren, CeeLo Green, Seth Troxler, Nervo, Dada Life, Hardwell, Henrik Schwarz, Dixon, FuntCase & MC Skydro, Jan Blomqvist (live)

 

Sabato 13 luglio: The Prodigy, Steve Aoki, Axwell, Alesso, Jamie Jones, Dimitri Vegas & Like Mike, Hernán Cattáneo, Iggy Azalea, Bruno From Ibiza, Fairmont

 

Domenica 14 luglio: Calvin Harris, Fedde le Grand, Loco Dice, Four Tet (live), Magda, The Advent, Green Velvet, tINI, Amon Tobin pres. Two Fingers, Gary Beck

 

Raggiungere il Balaton Sound e le spiagge di Zamàrdi dall’Italia non è difficile, solo 440 km di autostrada da Trieste. Per info su ticket abbonamento, camping e giornalieri:

 

http://www.balatonsound.it/

 

 

Visto il crescente interesse del pubblico italiano quest’anno, in collaborazione con Live Scanner e Amo la musica, sono previsti pacchetti viaggio in autobus con partenze da ben 35 città italiane. Tutte le info sul sito:

 

http://www.livescanner.it/concerto/Balaton_Festival_2013/

 

 

Il Balaton Sound è una produzione Sziget festival ed è rappresentato in Italia da L’Alternativa. Uno dei migliori eventi per gli amanti della e-music in quest'estate 2013..non perdetelo!

Pubblicato in Onstage

Scrivere all'uscita del terzo album di un gruppo che si pensava sarebbe stato una moda passeggera è un bell'impegno. Si potrebbe scrivere della sfida di due giovani di Toronto, di quanto si siano evoluti dal primo anno, dei loro live sempre sorprendenti o delle collaborazioni più varie tra beat chiptune, rubati alle community online, e Robert Smith. Eppure, ascoltando il loro terzo album, sembra che alla fine non siano stati all'altezza delle aspettative, innovativi o almeno pronti a guardarsi in faccia e farsi due calcoli.

 

Non c'è niente che non vada in effetti, forse sono troppo severo, ma dopo due album da cui si poteva estrapolare una sorta di evoluzione verso un sound più definito, questo terzo esercizio di stile proprio non ci voleva (non è un caso che i tre album abbiano lo stesso titolo? - Crystal Castles).

 

Andiamo con ordine, cerchiamo di capire meglio cosa è successo. I Crystal Castles nascono per caso. Leggenda vuole che, dopo aver rilasciato online una prova di registrazione dell'attuale cantante, Alice Glass, diverse case discografiche li abbiano contattati proponendo un contratto. Vinse la Lies Record che produsse una raccolta di singoli già rilasciati con l'aggiunta di un paio di canzoni registrate per l'occasione. E la storia puzza subito di bruciato, sia per i premi e i riconoscimenti avuti, sia per la curiosa storia dell'immagine di copertina: l'opera dell'artista Trevor Brown, la Madonna con l'occhio nero, utilizzata senza permessi con un'attitudine da “bhè, che problema c'è?”. Il problema è stato risolto con l'acquisto dei diritti dell'opera. Sembra strano, però, che un'etichetta spenda tanti soldi per finanziare un gruppo al primo album, ma non facciamo i maliziosi e proviamo a pensare che magari i giovani, ai tempi poco più che ventenni, erano talmente promettenti da giustificare un'azione del genere.

Purtroppo non è questo l'unico caso di infrazione di copyright, si parla anche di beat rubati per la realizzazione di Insectica e  Love and Caring, ma tutto si è risolto felicemente (per i Crystal Castles) e i due hanno continuato indisturbati a vendere dischi e magliette, una bella soddisfazione per la Lies.

 

Nonostante questi problemucci il prodotto è andato alla grande e si è conquistato un posto nel cuore di giovani troppo punk per ascoltare techno e troppo radical chich per i Bad Religion, ma pieni di entusiasmo per le droghe chimiche e i rave.

 

Incredibilmente in un paio di anni Alice Glass e Ethan Kath raccolgono sempre più seguaci grazie alle loro performance esplosive tra batterie distrutte e stage diving e con partecipazioni mirate a festival e seguendo in tuor band come, tra i più famosi, i Nine Inch Nails.

 

Il secondo album del 2010 (Fiction Records) è, però, nettamente più maturo e sembra che i due stiano per fare il salto di qualità per essere santificati a un pubblico meno drogato e più interessato alla musica. Il caotico miscuglio di synth e voci distorte viene organizzato in pezzi più strutturati e le melodie frenetiche si trasformano in un omaggio alle atmosfere eurodance e eighty. Ma anche a due anni di distanza le mosse di marketing non mancano e la featuring di Robert Smith in Not In Love fa riflettere. Ci sarebbe anche da chiedersi a chi è servita questa partecipazione del gigante dei The Cure, ai Crystal Castles per darsi un tono da musicisti navigati o al ciccione (emo) per riconquistarsi una fetta di mercato più giovane?

 

Ed arriviamo, infine, al terzo album che ci regala tracce che proseguono per il filone synthpunk e chiptune, con qualche richiamo al secondo album in tracce come Wrath of God con dei bei tastieroni europei. Il tutto è condito con una buona dose di impegno sociopolitico dalla copertina di Samuel Aranda, fotoreporter d'assalto, che immortala una madre che abbraccia il figlio piegato in due dai gas lacrimogeni durante le manifestazioni in Yamen, a canzoni di protesta adolescenziale come Child I will hurt you. Il tutto sembra voler dire: il mondo è un posto brutto e cattivo, ma nasconde tante bellezze e noi sintentizziamo questo spirito, ravers cattivi, incazzati, stronzi, ma dall'animo tenero e coccoloso. Violent Youth è proprio un manifesto a questa predisposizione con un bel beat rimato e il testo snocciolato come una ninna nanna, una cantilena in cui questa generazione di hipster-indie, stronzi ma alla ricerca della vera bellezza (quelli che vanno alle feste dei crookers già vomitati), potranno riconoscersi.

 

Unica nota positiva le basi, soprattutto quella di Insulin, canzone dalle distorsioni poderose, forse troppo break, e troppo breve un minuto e quarantasette secondi di confusione che richiamano un po' i primi pezzi come Excuse Me del primo album che visto da questa prospettiva sembra il più autentico e originale dei tre.

 

I Crystal Castles, nonostante tutte queste critiche, rimangono un pezzo della storia della musica contemporanea, un piccolo tuffo nell'adolescenza disperata della periferia distrutta di una grande città in decadenza. Un ritorno alla piccola guerra interiore di tutti i giorni. Se non costassero trenta euro andrei anche a vederli all'Alcatraz il 24 febbraio, di sicuro ne varrebbe la pena, anche solo per le acrobazie dell'Alice che rimane comunque un gran bell'animale da palco.

Crystal Castles all'Alcatraz 

 

Pubblicato in Musica

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