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Da oggi, 9 novembre, fino al 26 novembre, al Teatro Manzoni di Milano, va in scena La guerra dei Roses, una commedia pronta a dare vita ad un grande amore.

Torna l’appuntamento dedicato al mondo Sailor Jerry a base di musica, tatuaggi, barbershop rum e bbq il 12, 13 e 14 giugno sul Cavalcavia Bussa.

Norman "Sailor Jerry" Collins è stato un tatuatore marinaio, diventato il simbolo di un intero universo creativo nato dall’interfaccia tra Hawaii e Stati Uniti e fonte d’ispirazione per chi ama il genere traditional. In tutto il mondo ogni anno si celebra l’anniversario dalla sua scomparsa con appuntamenti a base di tatuaggi, musica underground e cocktail.

L’appuntamento italiano è a Milano il 12, 13 e 14 giugno con Days of the District che nella sua seconda edizione si sposta da Via Thaon de Ravel sul Cavalcavia Eugenio Bussa, dove sarà creato un palco musicale che ospiterà band rappresentative della scena rock indipendente italiana ed internazionale.

Per la prima volta in Italia sarà installato un caravan airstream originale statunitense, con esposte le tavole originali di Norman Collins che ispireranno i lavori di alcuni dei più importanti tatuatori old school nazionali come Gianluca Artico, Ale Nazarri ed Angela Smisek. Niente appuntamenti per tatuarsi: basta mettersi in coda per aspettare il proprio turno. Stessa formula il temporary barbershop creato in partnership con Bullfrog, che ospiterà una squadra di esperti che si prenderanno cura di barbe e capelli in stile vintage, capitanati dal californiano Mark Reynolds e dall’inglese Steven Ward.

Sabato 13 e domenica 14 il parcheggio dell’area ospita una mostra di motori custom su due e quattro ruote: un bike show e un car show su base invitational, dove verranno esposti solo incredibili pezzi originali, modificati con maestria da collezionisti appassionati di vere e proprie ricercate rarità in collaborazione con The Rumblers. Non mancherà lo Swap Meet: mostra scambio con pezzi originali di moto e macchine, inclusi rarissimi oggetti di modernariato da barattare. Niente paura per i più golosi che potranno godersi cocktail speziati a cura del bartender londinese Louis Lewis Smith e gustosi barbecue in perfetto stile americano, presenti nei vari food truck dedicati.

Days of the District è completamente gratuito, che si terrà anche in caso di maltempo. Venerdì, sabato e domenica dalle 17:30 in poi.

Informazioni: https://www.facebook.com/events/1467655110192409/ #daysofthedistrict

Marco Trabucchi

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State pensando di farvi un tatuaggio, ma non avete ancora deciso il disegno e lo studio? La soluzione è a portata di mano, anzi di smartphone con la nuova app Tattoo Life Map.

In Italia si contano oltre un milione e mezzo di tatuati e la passione piace sempre di più ai giovanissimi. Il mercato nostrano da parte sua ringrazia e si moltiplica tanto che il numero dei tattoo studios sulla penisola è quintuplicato in tre anni passando dai 257 negozi nel 2009 ai più di 1500 nel 2013.

Come scegliere dunque tra tanta offerta?

La risposta è Tattoo Life Map, una neonata app milanese che permette di geolocalizzare i tattoo studio più vicini, di visualizzare gli studi europei più noti e importanti e di ammirarne i lavori comodamente organizzate in gallery fotografiche. Una volta individuato lo studio sulla mappa, l’app consente di reperire tutte le informazioni utili per prendere un appuntamento.

L’ideatore è Miki Vialetto,  uno dei principali esperti dell’arte del tatuaggio, fondatore di Tattoo Life Production, casa editrice internazionale specializzata in pubblicazioni dedicate all’arte del tatuaggio e alla street art.

Tattoo Life Map infatti consente di personalizzare le ricerche a seconda delle proprie esigenze, di salvare tra i preferiti gli studi selezionati, di votare e di condividere le informazioni trovate sull’app con gli amici attraverso i social network.

Al momento sono disponibili le schede di oltre 600 studi e oltre 6000 immagini di tatuaggi – spiega Miki Vialettola mappa guida gli utenti in un vero e proprio tour tra centinaia di tattoo shop in Italia, Francia, Spagna, Austria, Germania e Gran Bretagna. L’obiettivo è mappare gli studi non solo in tutta Europa, ma anche in tutto il resto del mondo”.

 

www.tattoolife.com https://www.facebook.com/TattooLifeProduction?fref=ts https://itunes.apple.com/us/app/tattoo-life-map/id945685009?mt=8

 

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Tattoo e piercing protagonisti a Lugano alla TI-TATTO 2013, una delle convention internazionali più importanti, dedicate alla body art.

Dal 30 agosto al 1° settembre, negli spazi del Centro Esposizioni Città di Lugano, i più grandi studi di tattoo e i più rinomati artisti internazionali si ritrovano nel cuore di Lugano per una tre giorni dedicata “all’arte di decorare il corpo”. Tantissimi gli stand presenti dove gli amanti dei tatuaggi e della body art potranno scoprire e conoscere le differenti tecniche dei tatuatori più estrosi, creativi ed eccentrici e vederli all’opera nel tatuare i tattoo addicted.

TI-TATTO ospita anche ogni anno special guests internazionali! Nelle passate edizioni sono stati accolti  Angelo Piovano, Ysobel Varley, Elaine Davidson, vere e proprie icone dell’universo tattoo e piercing. Per l’edizione 2013 grande attesa per MATT GONE, chiamato “l’uomo scacchiera” perché il 98% del suo corpo è ricoperto da disegni, con varie stratificazioni di colore.

Un vero e proprio "progetto di tatuaggio" durato anni ed iniziato per celare i difetti che la sua malattia, la Sindrome di Poland, ha lasciato sul suo corpo. Matt Gone, veterano del tattoo, è il testimonial dell’edizione 2013 del TI-TATTOO di Lugano.

Il TI-TATTO Convention Lugano 2013 non è solo tattoo e piercing ma anche divertimento con dj-set, performance, mostre, musica…il tutto in un’atmosfera di trasgressione ed esagerazione!

L’arte è da sempre stata considerata dall’uomo, perlomeno quello laico, come il solo modo che ha di conquistare l’eternità, di diventare immortale. Quando un artista realizza un’opera, questa resta impressa sulla tela o nel marmo, e da quel momento in poi nulla la potrà cancellare. Non sto parlando di gloria eterna, non tutti gli artisti sono diventati Michelangelo o Raffaello ovviamente; si tratta più di una questione individuale, del rapporto tra l’artista e la sua opera, che chiunque abbia mai fatto arte, o si sia avvicinato a questo mondo da visitatore attento e sensibile, potrà comprendere. Tuttavia la tela, il marmo o uno spartito, possono essere colorati, scolpiti o riempiti di sentimenti, ma non ne provano di propri. Quando invece l’arte è fatta sulla pelle di una persona viva e cosciente le cose possono cambiare, devono cambiare. Abbiamo voluto discutere di questa questione con Valentina Sedda, oggi tatuatrice professionale nel suo studio di via Trivulzio, a Milano.

 

In passato hai lavorato come illustratrice e designer, avendo a che fare con tavole cartacee e tavolette grafiche. Com’è cambiato il rapporto con la tua opera, dal momento in cui il tuo strumento principale, oltre alla macchina per tatuaggi, è diventato la pelle delle persone?  Credi che la tua vena creativa sia più, o meno libera di andare a briglie sciolte, rispetto a prima?

Sicuramente il rapporto con le mie opere è cambiato tantissimo. Lavorando come illustratrice e come designer, avevo a che fare prevalentemente con aziende che commissionavano i lavori. E questo significava avere dei paletti molto precisi, all'interno dei quali non era sempre la priorità poter esprimere il proprio senso artistico. Questo diventava spesso molto frustrante dal punto di vista della creatività. Raramente ho trovato aziende con una visione differente, e questo forse è uno dei motivi che mi ha spinto a cercare sulla pelle degli altri la mia tela. Quando ci si confronta in una dimensione esclusivamente umana e non aziendale, si capisce in maniera più costruttiva come mettere la propria ricerca artistica al servizio degli altri. I miei attuali clienti spesso approdano da me perchè già conoscono il mio stile e mi chiedono di reinterpretare le loro idee con la mia mano. E' un processo molto appagante, poiché generato da uno scambio tra persone che confrontano i  propri pensieri e, spesso, anche i propri segreti.

 

Proprio per questo motivo, ovvero il fatto che la tua “tela” prova emozioni e sensazioni, che abbia un passato da raccontare e delle motivazioni che l’hanno spinta a venire da te, quando tatui il rapporto che si stabilisce è quello intimo, tra creato e creatore, o preferisci che resti sul piano professionale?

E' inevitabile per me stabilire un rapporto piuttosto intimo con le persone che tatuo. In questo mestiere, non bisogna mai dimenticare che, come dici tu, la nostra “tela” prova emozioni. Quasi sempre, sono i clienti stessi che hanno bisogno di aprirsi e raccontate. Il tatuaggio è spesso considerato una moda, ma credo che questo sia meno comune di quanto si pensi. O meglio, quando mi accorgo che è così tendo a proporre io attraverso il disegno una storia da raccontare, di modo che il tatuaggio in sé non venga mai ripetuto o banalizzato. Ma per tante persone tatuarsi è anche un profondo processo di espiazione, e il racconto fa parte di questo processo. Quando si va via dallo studio con la pelle tatuata, ci si sente forse un po' più leggeri: la storia che si voleva ricordare è ora incisa su pelle e può essere accantonata tra i pensieri che non ci tormentano più.

 

Cosa vuoi comunicare al fruitore attraverso la scelta del tuo nome d’arte, Inky Valentine, e del nome del tuo studio, Surreal Pop Tattoos?

Inky come inchiostro, un tratto indelebile che racconta delle storie e Valentine come qualcosa che si ama, che fa battere il cuore e sorridere. Il nome Surreal Pop Tattoos rimanda invece ad una porta che si apre su un mondo surreale, dove i sogni e l'inchiostro si uniscono in maniera indissolubile, prendendo vita sulla pelle.

 

Sembra di capire che tu viva il tatuaggio come una vera e propria forma di espressione artistica, come è ovvio che sia. Come ti relazioni con quel tipo di persone, e purtroppo ce ne sono molte, che non capiscono questo aspetto, e in un certo senso sminuiscono il tatuaggio a mero “capriccio estetico”?  Ti è mai capitato di trovarti nella posizione di dover “giustificare”  la tua scelta artistica?

Credo che il tatuaggio debba essere vissuto solo ed esclusivamente come forma artistica. In fondo, porterai scritta sul corpo un'opera che hai scelto di tenere per tutta la vita. Alcuni clienti mi chiedono di poter scegliere il disegno da un catalogo, si aspettano che io esegua indifferentemente qualunque stile, ma non è così. Bisogna saper rifiutare i lavori che non sono nelle nostre corde, prima di tutto per non mandare a casa un cliente scontento. Ad esempio, io ho una visione piuttosto onirica della quotidianità, mischio costantemente il sogno e l'inconscio alla brutalità della realtà. Perciò non mi si può chiedere di realizzare un tatuaggio realistico, perchè non sarei la persona adatta a farlo. Non avrei la tecnica necessaria e la mia interpretazione sarebbe pressochè nulla, perchè non mi entusiasmerebbe riprodurre la realtà così com'è. Credo che ogni persona debba trovare il tatuatore più adatto al proprio mood, senza fermarsi dal primo sotto casa perchè non ne si conoscono altri. Più ricerca prima di tatuarsi aiuterebbe a spazzar via un po' di quell'alone di moda dozzinale che si diffonde per mancanza di cultura.

 

Come qualsiasi forma artistica, anche quella del tatuaggio è soggetta ai venti delle mode. Ti è mai capitato di non trovarti in linea con la corrente del momento, o di rifiutarti di realizzare per l’ennesima volta un tatuaggio simile a mille altri? Alla fine è una pratica che, forse più di altre, è legata a doppio filo con le leggi del mercato; credi di dovertici adattare o preferisci mantenere una sorta di integrità d’artista?

Come accennavo prima, credo che l'integrità artistica sia fondamentale. Ci sono soggetti ricorrenti che vengono richiesti, ma questo non significa che non possano essere rielaborati ogni volta e customizzati su ogni cliente. Con la corrente del momento non ci si può trovare in linea. Non si possono scaricare i tatuaggi da google e copiarli di sana pianta. Quando un cliente mi porta delle foto di tattoo già eseguiti, propongo sempre la rielaborazione personale. Mantenendo il soggetto principale ma ridisegnandolo completamente in modo da renderlo unico. Anche nei clienti più scettici, ho notato che questo lavoro di reinterpretazione è quello che poi li rende soddisfatti e li convince a tornare altre volte a tatuarsi da me.

 

Oltre alla possibilità di conoscerti venendo a trovarti nel tuo studio, sarai presente all’evento Chapeau, organizzato da Rosaspinto e Modalità Demodé. Cosa devono aspettarsi gli eventuali avventori dalla tua performance?

Durante l'evento del primo giugno, sarà presentata una serie inedita di disegni che potrete provare direttamente sulla vostra pelle con gli stencil che durano qualche giorno. Se il risultato vi piace, non dimenticatevi di prenotare il vostro tattoo! Per tutti coloro che prenoteranno durante la serata, ci sarà infatti in omaggio un piccolo punkosauro da portare sempre con voi! Troverete inoltre in vendita stampe Limited Edition di 3 serie diverse di disegni, spille a forma di teschio e shopper in cotone.

 

Per saperne di più su Inky Valentine e sui suoi tatuaggi potete dare un'occhiata al suo sito www.inkyvalentine.com e alla sua pagina FB https://www.facebook.com/pages/Inky-Valentine-Surreal-Pop-Tattoos/345919008768859

 

 

Cosa siamo se non il frutto della nostra educazione? Siamo quello che ci hanno insegnato, ma anche quello che abbiamo scelto di essere. E' l'educazione siberiana: dura, spietata, romantica e implacabile. Ti segna la pelle, come i tatuaggi che alcuni dei protagonisti portano e che sottolineano un'altra chiave di lettura del film: la trasmissione del sapere e l'ostinazione dei protagonisti nel dare un senso alla vita, codificarla attraverso segni e usanze.

Il rischio di banalizzare l'omonimo romanzo di Nicolai Lilin, libro potente e epico, ricco di spunti narrativi, era dietro l'angolo. Ma Salvatores ha schivato il pericolo lavorando (bene) sulla sceneggiatura, scegliendo di aggiungere una dimensione più ampia, che abbraccia 10 anni e aggiunge un finale inedito.

La Russia, lo sfondo (freddo) del film, a cavallo tra la fine dell'epopea sovietica e l'inizio del nuovo corso democratico, una linea immaginaria che segna implacabilmente anche i rapporti umani. Un film in costume che documenta con dovizia un mondo che non c'è più. Ma la centralità del cinema di Salvatores, come sempre, è la narrazione dei rapporti umani, l'amicizia, la lealtà, l'amore e come questi si evolvono e involvono.

Questo filtrato dagli "siberiani", discendenti degli Urca deportati da Stalin, stirpe criminale in decadenza, che cerca con i denti di resistere alla meschinità della corruzione e dalla modernità alle porte, che solletica nell'uomo moderno il sogno della ricchezza facile. E poi l'odio nei confronti del potere e dei suoi strumenti istituzionali: l'esercito, la polizia, i banchieri e anche i criminali corrotti, quelli che trafficano droga. I siberiani contro tutti.

 

Di fatto Educazione Siberiana è il film più ambizioso e coraggioso del regista milanese. Salvatores osa e riesce a trasmettere quel baratro (la modernità incipiente) nel quale il fiero popolo siberiano è destinato a cadere: sequenze epiche (il fiume in piena), scene di combattimento corpo a corpo e incisi cinematografici destinati a rimanere impressi nella memoria dello spettatore (la scena della giostra su tutte, con sottofondo Absolute Beginners di Bowie, scelta  a sostegno narrativo della condizione dei ragazzi, adolescenti che si affacciano nel mondo).

Ma il centro del film rimane l'epoca dell'educazione e il protagonista di questa storia, il nonno Kuzja (il superbo John Malkovich), il maestro d'armi, il vecchio carismatico che trasmette valori e ideali al giovane Kolima. L'educazione di cui parlavamo all'inizio, insegnamenti che si possono fare propri o che possiamo buttare al vento, come semi che non germoglieranno mai più.

 

 

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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