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Pubblicato in Cultura
Venerdì, 22 Febbraio 2013 12:51

2013: Il Vaticano alla Biennale

2013: un anno che passerà alla storia. Dopo che papa Benedetto XVI ha deciso di mollare il colpo e lasciare il potere del suo minuscolo Stato a qualcuno di più giovane, e forse più motivato di lui, il Vaticano salirà agli onori della cronaca per un altro fatto eccezionale: la partecipazione alla Biennale di Arti Visive di Venezia, che si terrà dal prossimo giugno nella bellissima città della laguna veneta.

È la prima volta che la Santa Sede partecipa a questo evento e la cosa ha suscitato non poche polemiche, soprattutto in riferimento alle parole del Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, il cardinal Ravasi, che ha deciso di non intaccare i fondi del suo stato, ma di cercare degli sponsor per coprire i costi di questa nuova impresa.

Il tema della manifestazione saranno i primi undici capitoli del primo libro della Bibbia, la genesi,  dunque verranno trattati argomenti come la creazione, il valore della coppia, l’amore, il creato, il peccato originale e quindi anche il male, la violenza, il diluvio universale e la figura di Abramo. Tutti temi che già si possono osservare nel più grande e meraviglioso capolavoro dello stato pontificio: la Cappella Sistina. Poco trapela sugli artisti che verranno chiamati e selezionati, pochi di numero, forse una decina, sia uomini che donne, alcuni famosi, altri meno conosciuti. Si parla di Bill Viola, l’artista americano divenuto famoso per i suoi videro, ma anche di Anish Kapoor e di Yannis Kounellis, ma mancano conferme definitive.

Il presidente della Biennale, il dottor Baratta, sembra aver messo a disposizione della santa sede le Sale d’Armi dell’Arsenale, una superficie su due piani di circa 1000 metri quadrati, che necessita di un restauro. Forse in Vaticano utilizzerà uno solo dei due piani e dividerà lo spazio con un'altra nazione. In ogni caso, deve recuperare i soldi del restauro, che spetta alle sedi ospitanti per scelta della Biennale. Le risorse trovate dovrebbero essere investite nel recupero delle sale, che ora versano in precarie condizioni. Ciò garantirebbe al Vaticano l’usufrutto su questi spazi per 26 anni, e spendendo di anno in anno soltanto i soldi per le spese di allestimento.

C’è chi si chiede se tale scelta sia corretta o meno: il Vaticano possiede sul suo territorio moltissime opere d’arte, alcune in cattive condizioni. Non sarebbe forse meglio investire i soldi nel proprio Stato proponendo lavori di restauro, il recupero di opere d’arte, di strutture architettoniche? Non sarebbe meglio pagare, ampliare l’offerta, magari aprendo alla visita al pubblico alcuni palazzi, organizzando un maggior numero di visite guidate anche in ambienti mai visitati prima? Non sarebbe meglio investire i soldi del Vaticano nel Vaticano, dove hanno lavorato alcuni dei maggiori e più famosi artisti del nostro paese, le cui opere attirano ogni anno milioni e milioni di fedeli?

C’è chi si chiede l’utilità di questa scelta, portata avanti con tanta fermezza da monsignor Ravasi. Si dice che per anni abbia cercato di far accettare la candidatura del Vaticano alla Biennale.

Certo, sarà un modo per far conoscere ad un pubblico ampio l’opera di alcuni artisti internazionali, ma niente di più. I soggetti scelti per questa prima Biennale non sono rivoluzionari e neppure un poco originali: la Cappella Sistina li propone da centinaia di anni.

 

 

 

 

 

Pubblicato in Cultura
Mercoledì, 13 Febbraio 2013 16:55

Vafanpapa (il titolo non è un'offesa)

“Come ho appena scritto a un amico..se il Cristianesimo viene così spesso deriso, come vedo, vorrà anche dire che la gente ne ha perso il valore per strada nei secoli...o che la Chiesa ha perso qualcosa della qualità di Cristo per strada (nei secoli)”

Parto dal mio status in Facebook per iniziare a parlare di un fenomeno sociologico curioso e strano. Sembra quasi che, tra tutte le religioni, il Cristianesimo sia quello che più di ogni altra venga preso di mira per qualsiasi genere di ironia/blasfemia/ qualsiasi cosa che finisca in –ia.

Il ritiro in buon ordine dell’attuale Papa, che si sa, non giriamoci attorno, stava “sul culo”  (e aggiungo scusate le volgarità) un po’ a tutti data la sua invadenza in campi non di sua competenza, ha scatenato l’ilarità generale sui social network, nonché le libere battute di spirito sui cardinali che andranno a “farsi manicure e pedicure per la fumata papale” (cit.).

Ebbene, non mi sento di giudicare nessuno che fa dell’ironia, ma di fare qualche riflessione a riguardo; anche un po’ di stampo sociologico/antropologico. Sarò breve e conciso.

Se la Chiesa è così presa di mira magari c’è un gap ancora da superare, un’eredità che si trascina dalle Crociate, che le ha fatto perder man mano fedeli, ma soprattutto credibilità. L’immischiarsi in situazioni non sempre di sua competenza, è stata quasi sempre una caratteristica stampata nel suo curriculum genetico. Ma quel "pover uomo" di Gesù non ha mai detto nulla a riguardo…lui voleva solo diffondere il Verbo, non andare a convertire con la forza i poveri pagani, fare politica o mettere il becco ovunque. Come diceva anche lui l’uomo ha un grande dono che è il libero arbitrio.

Gesù, ecco, parliamo di colui che si è talmente sacrificato per l’umanità andando sulla croce e punzecchiato pure con una lancia sul costato. Si sta mettendo le mani sulla fronte dalla disperazione e sta pensando: “… eppure mi sembrava di esser stato così chiaro”.  Neanche la sua natura divina e il suo scomodarsi hanno fatto sì che l’uomo comprendesse come doveva esser fatta una chiesa e i suoi “direttori”.

Una grande incomprensione, rielaborazione, involuzione, chiamatela come volete, dei principi cristiani che ha portato a questo. Ha portato a pensare che un Cristiano sia uno sfigato, diciamocelo. Ma Gesù era un figo, era un vero rivoluzionario che a testa bassa e con umiltà ha smosso le masse e ha portato concetti innovativi nella sociologia dell’epoca. Era affascinante e con un appeal incontenibile nonché dotato di carisma e gioia di vivere il creato che suo padre aveva fatto. Tutte caratteristiche che la chiesa pare abbia appesantito appesantendo anche i suoi fedeli e facendo abbandonare l’arca del Cristianesimo a molti che adesso sono “credenti ma non praticanti”…e che vorrà dire ancora me lo chiedo.

Questo Papa ha segnato qualcosa, sicuramente. Ma non mi secondo il mio punto di vista non in positivo anzi…ha segnato il picco delle prese in giro nei confronti di un’istituzione (i social ne sono testimoni) che doveva esser tutt’altro in origine. Ha segnato la pesantezza dei principi cristiani e, alcune volte, gli schiaffi alla povertà con le sue babbucce firmate Prada.

Ha segnato. Io ho segnato questo nel mio taccuino: perché la gente scappa e si rifugia in religioni esotiche con tanta, troppa facilità? Spero che se lo segnino anche gli abitanti delle Chiese applicando, per davvero, il famigerato “esame di coscienza” che si fa prima di una confessione. E darsi delle risposte che sono nei loro magnifici testi.

E la cosa bella è che chi vi parla è un Buddhista.

 

Pubblicato in in[sano]

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