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Nerospinto vi invita ad un pomeriggio culturale presso SpazioFarini6 nell'omonima via milanese.

Inverno non è solo freddo, neve e tristezza imperante. Inverno è anche magia, vedute sconosciute di una città che si pensa di conoscere, volti e sguardi che scorrono e corrono e che una fotocamera riesce ad imprimere su pellicola.

Questi ed altri temi sono alla base di una interessante mostra fotografica collettiva inaugurata il 2 dicembre presso lo Spazio Farini6, dal titolo “And they call it winter” e aperta sino al 2 febbraio.

Una mostra che è anche un viaggio nella stagione più temuta o meno compresa, per scoprire e capire e per stupirsi di come, a volte, la luce fioca dei lampioni e il riverbero delle vetrine illuminate nelle pozzanghere di acqua siano quanto mai poetiche.

La mostra è inoltre un’occasione per ammirare le immagini del servizio “A walk in London” di Nicola Ughi, indagine visiva sulla capitale inglese, fatta di una variegata umanità che attraversa le sue strade nelle rigide giornate invernali.

Una buona notizia per gli amanti della fotografia: tutte le foto, firmate e a tiratura limitata sono in vendita con prezzi non superiori ai 500 euro.

 

And they call it winter

Fino al 2 febbraio 2014

SpazioFarini 6

Via Farini 6, Milano

 

Per maggiori informazioni: http://www.spaziofarini6.com/

 

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Isabella Blow: Fashion Galore!

Il 20 Novembre verrà inaugurata alla Somerset House di Londra, in collaborazione con la Isabella Blow Foundation e la Central Saint Martins, una mostra interamente dedicata a una delle donne più eclettiche del Fashion system: Isabella Blow. Una mostra fotografica, curata da Nick Knight, che ritrae la vita e l’amore della Blow per tutto ciò che riguardava la moda e i vestiti, in modo particolare i cappelli: accessorio immancabile nel suo guardaroba. Non c’è stato evento mondano o giorno di vita quotidiana in cui lei non ne indossasse uno, quasi come una seconda pelle, un pezzo del corpo da cui non poteva separarsi. Un oggetto che le permetteva di creare uno schermo tra lei e il mondo: “è per questo che indosso i cappelli, per tenere tutti lontano da me. La gente dice ‘Posso baciarti?’ e io rispondo ‘No, grazie mille. Questo è il motivo per cui indosso il cappello. Arrivederci’. Non voglio essere baciata da tutte le persone. Voglio essere baciata dalle persone che amo.”

Isabella Blow nasce il 19 Novembre 1958, col nome di Isabella Delves Broughton e divenne una delle fashion editor più importanti al mondo. Icona di uno stile unico ed eccentrico, ha fatto della moda non soltanto una carriera ma tutta la sua vita. Una vita segnata da eventi tragici a partire dalla morte del fratellino in piscina fino al suicidio del nonno, quasi un destino preannunciato: la Blow si suiciderà nel 2007. Inizia la sua carriera nel mondo della moda a fianco di Anna Wintour come sua assistente a Vougue negli anni ’80. Nel 1986 si trasferisce a Londra dove inizia a lavorare per il Tatler. Divorziata dal primo marito, nel 1988 sposa il secondo marito, Detmar Blow nella Cattedrale di Gloucester e fu in questa occasione che sfoggiò il primo cappello creato appositamente per lei da Philip Traecy. Una collaborazione che durerà tutta la vita. Isabella, per gli amici Issie, fu una grande talent scout: scoprì stilisti geniali come Alexander McQueen e modelle bellissime come Stella Tennant e Sophie Dahl. Nel 1997 diventa Fashion Director del Sunday Time Style ed infine nel 2001 ritorna al Tatler come Fashion Director. Una donna che affascinò l’interno mondo della moda, della fotografia e dell’arte, una personalità fortissima ed un gusto personale. Durante un’intervista a Lady Gaga sul numero di Marzo del 2011 di Vogue la cantante ha affermato che: “Ricordo che quando ho iniziato a fare i servizi fotografici le persone mi dicevano, ‘Mio Dio, assomigli moltissimo a Isabella Blow, la cosa mi spaventa.”

Quei cappellini da lei tanto amati facevano da cornice non soltanto al suo volto imperfetto nella sua atipica bellezza, ma creavano uno sfondo colorato nella sua vita dolorosa: soffrì di depressione e le venne diagnosticato un disturbo bipolare. Muore il 7 Maggio 2007 avvelenata da un erbaccia a Gloucester, dopo 7 tentativi di suicidio. Ruper Everett disse durante il suo funerale: “ Per qualcuno è stato suicidio, lei era costantemente impressionata dalla vita,e la vita era costantemente impressionata da lei. Tu eri unica, un’amica geniale, le tue creazioni uniche in un mondo di copioni e mi mancherai per il resto della mia vita.”

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Martedì, 12 Novembre 2013 19:00

5x15: 5 personaggi per 15 minuti ciascuno

Un format, una serie di conferenze lampo. Nato a Londra e approdato a Milano lo scorso 16 Ottobre, mette insieme cinque personaggi, chiamate ognuna a raccontare le proprie idee, conquiste e ispirazioni in storie di 15 minuti, che indichino intuizioni originali e all'avanguardia. Dopo la prima serata, che ha visto ospiti Gianni Biondillo, Bros, Roberto Burdese, Ilaria D’Amico e Ferdinando Scianna, arriva il secondo appuntamento con 5x15, giovedì 14 novembre dalle 19.45 sempre nel centralissimo Circolo Filologico Milanese, in via Clerici 10.
5x15 vede sfidarsi i protagonisti del mondo dell'arte, della scienza, dello spettacolo, della comunicazione, dell'innovazione e del volontariato per conquistare attraverso le loro storie il pubblico in sala.  Solo 2 regole: si parla a braccio e 15 minuti a disposizione per appassionare, commuovere, stimolare, incuriosire o divertire la platea.
Gli oratori che si alterneranno sul palco di 5x15 saranno: Carlo Freccero (autore tv ed esperto di comunicazione) che affronterà un'analisi sul piccolo schermo in "Come fare la TV con i fichi secchi”, Pietro Leeman (chef patron del ristorante Joia di Milano, alta cucina naturale vegetariana) che parlerà de "La scelta del cibo", Marisa Passera (conduttrice radiofonica) che divertirà il pubblico con "È bello? Racconti mai raccontati", Andrea Sales (docente di Psicologia dell'Università di Padova) che racconterà "Il significato della parola nei significati della persona" e infine Alessandra Simone (Dirigente della Polizia di Stato di Milano) che guiderà il pubblico attraverso le "Tecniche di indagine e di interazione con le vittime di violenza".
Ingresso: euro 12,00
Gratis fino a 18 anni e over 65 con prenotazione fino ad esaurimento posti disponibili
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Venerdì, 25 Ottobre 2013 20:20

Gentleman's Dub Club - L'intervista

In questi lunghi pomeriggi mi ritrovo sempre più spesso a collassare sul divano senza preoccuparmi particolarmente delle scadenze, dei doveri e degli impegni presi. Verso le tre migro dalla scrivania al divano, una birra in mano e una sigaretta nell'altra. Allungo le gambe e con i piedi su una sedia mi dedico all'ozio, che mi piacerebbe fosse otium letterario, ma a conti fatti mi limito a procrastinare.

L'unico aspetto positivo di quest'attività è il poter ascoltare buona musica da un ottimo impianto con la cassa dei bassi più grande dello schermo del mio computer. E' in uno di questi pomeriggio che ho scoperto i Gentleman's Dub Club. Guardando il cielo grigio fuori dalla finestra cercavo giustificazioni per il mio pessimo comportamento e i GDC si spandevano nell'appartamento col loro sound prettamente inglese e un poco mi è sembrato di essere a Londra, in periferia, o a Edimburgo, in un appartamento per studenti accanto al Royal Mile, vista sul castello e malinconia a catinelle.

 

Oggi però sacrificherò il mio ozio per parlarvi proprio del gruppo che mi ha tanto contagiato nell'ultimo periodo. Non sono reggae, non sono dub, non sono ska, sono tutto questo e molto di più. I Gentleman's Dub Club: un club di gentiluomini dediti a nient'altro che la musica, la loro musica.

 

Sono in nove i protagonisti di questo viaggio, nove ragazzi di Leeds che hanno conquistato il pubblico di mezzo mondo con il loro sound variegato e profondamente radicato nella più pura tradizione Dub inglese.

Il 12 ottobre hanno suonato a Milano, al Leoncavallo, e il 18 è uscito il loro primo album, preceduto solo da 2 Ep. Ne abbiamo approfittato e, grazie agli amici di Low Fi Promotion, organizzatori dell'evento, ci siamo procurati un'intervista che vi proponiamo senza censure! W: Com'è possibile gestire un gruppo di 9 membri? Non è difficile prendere delle decisioni e trovare il sound giusto che vada bene a tutti? GDC: Si, può essere difficile, sebbene condividiamo tutti una passione per la dub e la musica reggae, per questo tiriamo avanti da sette anni. Sappiamo cosa va bene per i GDB e cosa no. In passato abbiamo sperimentato diversi modi per scrivere e registrare la nostra musica, ma alla fine ci limitiamo a suonare qualsiasi cosa funzioni al meglio Live e che faccia uscire di testa il pubblico!

 

W:  Come descrivereste il vostro sound?

GDC: Ci ispiriamo alla dub, alla dubby-dubstep, roots, levers e allo ska. Non vogliamo limitarci a un genere, semplicemente suoniamo la musica che ci favenire voglia di ballare!

 

W: Chi sono gli artisti che vi hanno influenzato di più?

GDC: Tutti, da King Tubby a Mala, dai Iration Steppas a J DIlla, dai Madness ai Beach Boys, dai Channel One  a Capleton. E tutto quello che ci sta in mezzo. SIamo in 9 e abbiamo background musicali molto diversi, le nostre influenze sono tantissime.

 

W: Quali sono i punti forti della vostra carriera? GDC: Abbiamo rilasciato 2 EP negli ultimi anni, ma ad ottobre abbiamo rilasciato "FourtyFour", il nostro album di debutto e siamo molto eccitati per questo. Sono sette anni che lo prepariamo e adesso abbiamo aspettato fin troppo...! Questo è un importante passo per la band. Siamo stati abbastanza fortunati da poter suonare in alcuni locali e festival impressionanti negli anni. I più famosi sono l'Outlook Festival in Croazia (n.d.r. Il più grande festival di Bass music d'Europa), il Glastonbury Festival e il Bestival.

 

W: Cosa c'è dietro al nuovo album? GDC: In passato non abbiamo rilasciato molto materiale e la ragione è che volevamo intrappolare l'energia di un Live anche nelle produzioni. Tuttavia la soluzione è arrivata dal nostro bassista Toby Davi, che ha prodotto le registrazioni ed è responsabile della gestione di ricreare l'energia dei live nel disco. Questo è stato un grosso passo avanti per noi nella produzione dell'album, ma volevamo anche mostrare gli altri lati della band, infatti in "44" abbiamo inserito dub, ska, lovers e digi-dub.

 

W: Ho sentito la preview dell'album su ITunes e sembra avere molte più influenze electro delle altre produzioni, ho sentito bene? GDC:Certo. Negli ultimi anni la band è stato più che influenzata dall'EDM di tutti i tipi e abbiamo assorbito le influenze riportandole nei nostri show live e nelle produzioni. E' qualcosa che penso esploreremo ancora di più in futuro.

 

W: Perchè si chiama "44"?

GDC:Ottima domanda! Abbiamo cominciato a suonare a Leeds e ci riunivamo nel seminterrato di Niall e Toby, che è al 44 di Otley Road... Abbiamo voluto lasciare una traccia di come abbiamo cominciato e delle idee originali dietro il progetto, così "44" sembrò un ottimo titolo.

 

W: Qual'è la storia della canzone e del video dietro il singolo dell'album, Riot? GDC: ovviamente, la canzone Riot stata influenzata da quello che è successo a Londra 2 anni fa. Tutti nella band vivono a Londra e sono stati coinvolti in quello che è successo. La traccia (e il video) non sono una dichiarazione politica, ma solo una riflessione su quello che è successo.

 

W: Quanto è influenzata la vostra musica dalla politica e dalla lotta sociale?

GDC: Non scriviamo niente di apertamente politico, tantomeno le nostre lyrics. Sentiamo che il fatto stesso di suonare musica sia abbastanza un atto politico e una protesta.

 

W: Se foste le ultime persone sulla terra, cosa fareste? GDC: Ci faremmo una birra e una Jam! E proveremmo a trovare qualche ragazza...

 

Buon ozio con i Gentleman's Dub Club!

 

 

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Ebbene si, ci hanno stupito tutti i designer ognuno a modo suo. Le settimane della moda si sono appena concluse, New York, Londra, Milano e in ultima Parigi, dando uno scorcio di quello che sarà la primavera 2014, nella moda ma forse non solo. C'era aria di ripresa, finalmente, un respiro e una decisione verso un mood più ricco e opulento: tessuti dorati, paillettes, ricami in oro, decori sontuosi. Anche su semplici felpe, su borse, accessori, il dettaglio fa da padrone. Così vediamo Dolce e Gabbana tutto in oro, Armani in ricerca di tessuti prestigiosi, Valentino con decori in stile greco, ma anche i designer cosiddetti emergenti ci parlano di una moda che bada al dettaglio, al rinnovato, al costoso ma di valore e si è visto ai saloni milanesi di White e Super. Anna Wintour, direttrice di Vogue America insieme ad altre puntano l'attenzione come non mai sul nuovo con iniziative importanti sponsorizzate dalla rivista e tutte dedicate agli stilisti emergenti. Non sarà sicuramente un caso che a chiudere tutte le sfilate é stato un marchio come Hermes, che rappresenta l'idea di brand con un passato importante ma che é riuscito a rinnovarsi nel tempo e continua a farlo ancora oggi, e che rappresenta per eccellenza il lusso del fashion.

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Mercoledì, 05 Giugno 2013 18:53

Armani, one night only

E’ uno degli eventi della primavera 2013. In occasione dell’apertura di un nuovo store targato Giorgio Armani in via Condotti a Roma, lo stilista milanese ha deciso di regalare alla città eterna uno show di un'intera notte: oltre al party per l’opening, infatti, ci sarà un’altra inaugurazione, quella della mostra che sta girando le più importanti città del mondo, “Eccentrico”.

 

Giorgio Armani ha pensato proprio a tutto, glamour, un party di alta classe, arte e tanta moda, ovviamente: sempre questa sera infatti i suoi selezionatissimi ospiti potranno vedere in anteprima la collezione A/W 2013-14. Una serata che è destinata già sulla carta a diventare imperdibile per gli addetti ai lavori che siamo sicuri non si lasceranno scappare l’occasione di poter visitare il centralissimo punto vendita che è posizionato in una delle vie dello shopping più esclusivo di Roma.

 

La One night only ha fatto tappa un po’ in tutto il mondo con happenings voluti dall’onnipresente e instancabile patron: la prima è stata a Londra nel 2006 dove è stata presentata la collezione RED a sostegno di una campagna per combattere l’AIDS in Africa. Poi è stato il momento di Tokyo, nel 2007, dove Giorgio Armani ha voluto rendere omaggio a uno dei suoi più grandi partners commerciali come Ginza. Terzo appuntamento in Cina per “creare un altro ponte tra est e ovest per supportare i nuovi talenti che questa regione può offrire”: Armani ha infatti sviluppato un programma di ricerca presso la Tsinghua University di Pechino.

 

Ma dato che viaggiare è bello ma ancora più bello è tornare a casa, tappa obbligata doveva essere l’Italia da cui Armani è partito 38 anni fa fondando la sua azienda che oggi è una delle leaders mondiali nel campo della moda. “Penso sia il momento giusto per dare un contributo alla rinascita del mio paese e all’immagine che ha nel mondo. L’italia sta attraversando un brutto periodo, ma rimane una grande Nazione. Roma è il simbolo della bellezza senza tempo, è una città che tutto il mondo ci invidia. L’anno scorso ho portato la One night a Pechino, ora è il turno dell’Italia”. https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=g69NzOqgP_Q

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Nata ad Atene nel 1983, ha nutrito fin da piccola forti interessi artistici, che l’hanno  condotta negli Stati Uniti per studiare architettura alla Rhode Island School of Design nel 2003. Si è trasferita poi al Central Saint Martins College of Art and Design di Londra, dove ha proseguito il suo percorso di studi in Textile Design per interni, specializzandosi nella stampa digitale. Ha debuttato nel 2008 con la sua prima collezione, per la quale è stata vincitrice del premio L'Oréal Harrods professional. Con questa presentazione si è aggiudicata il ruolo di pioniera nella rivoluzione della stampa digitale nel tessile, consacrando allo stesso tempo il segno distintivo delle sue creazioni surreali.

 

Il suo lavoro rappresenta un continuo leggibile tra storia dell'arte e tecnologia. Attraverso questa combinazione tecno-storica la designer ha raggiunto una posizione ferma nello scenario della moda internazionale, grazie a progetti ed estetiche originali che riescono in ogni situazione a generare emozioni e reazioni multiple. Con un totale di sette collezioni realizzate, la sua carriera già occupa un posto nell’olimpo del fashion system. Mary ha vinto il Premio svizzero Tessili nel 2010 (del quale in precedenza sono stati vincitori di Alexander Wang, Rodarte e Haider Akermann). Nel 2010 è stata anche nominata miglior talento emergente per i British Fashion Awards ed è stato finalista al Premio Dorchester. Le sue creazioni sono vendute in punti molto selezionati del mondo, tra cui troviamo il Dieci Corso Como, Harrods, Collette, Barney, Harvey Nichols e Browns. La fashion editor Anna Dello Russo è ambasciatrice del marchio.

 

Il lavoro di Katrantzou è caratterizzato da riferimenti e tendenze artistiche che vanno dal costruttivismo russo al futurismo passando per l’Art Deco, la Pop Art, il Surrealismo e l’iperrealismo. Rivela inoltre una costante ispirazione all’architettura, alle arti decorative e ai gioielli. Da tutta quest’opera di miscelazione e filtraggio della designer risultano pezzi di una bellezza allucinogena. Gli indumenti appaiono irreali, di estrema forza, ma carichi di delicatezza. Mary racconta l’armonia visiva degli opposti, mescola il fragile e il grottesco e utilizza spesso la tecnica del trompe l’oeil facendoci dimenticare la distanza tra l'idea e la realtà. La forte identità delle sue “opere scena” è riconoscibile dall’uso massiccio della stampa digitale, attraverso la quale la stilista ci presenta un nuovo design. Ama creare effetti illusori, caleidoscopici, ipnotici e coinvolgenti che producono grande stupore.

 

L’impiego di queste tecniche associate al taglio dei pezzi, i disegni complessi e gli accessori industriali, ci regalano nuovi mondi da contemplare e da indossare. Converte con eccellenza ogni capo in un caos armonico e pieno di dettagli. Va sottolineato come nonostante la complessità delle idee e lo sviluppo delle sue forme, Katrantzou riesca a mantenere ognuna delle sue creazioni nell’ambito dello stile e della femminilità, arricchendo ogni pezzo di una forte libertà creativa. Fantasioso è il suo scorrere libero, dall’idea dello spazio ad altri indirizzi estetici con creazioni uniche e magnifiche nella loro individualità. I temi che la stilista ha sviluppato su i suoi abiti sono gioielli oversize tromp-l’oeil, con grossi pezzi di legno e metallo che ricordano l'estetica dei costruttivisti russi e del futurismo, abiti con colori brillanti, stampati che imitano enormi collane in metallo.

 

Unici gli abiti ispirati a bottiglie di profumo vintage, in questi la stilista ha adattato le forme di queste bottiglie sul corpo femminile con un effetto ottico e vibrante di stampe superelastiche. Un grande lavoro in termini di silhouette, più scolpita e complessa. Katrantzou ha saputo definire il suo segno distintivo di fashion designer, offrendo la sua visione della moda come fuga dalla realtà. Il suo senso di fluidità ha dato ai suoi vestiti in seta, l’effetto del vetro che sembra essere liquido, in movimento. Un'utopia vibrante che l’artista ottiene con le tecniche più innovative. Katrantzou sfida le tendenze, senza guardarsi intorno per rivelare i riflessi del passato e dare loro una visione futuristica, mostrandoci che più è di più.

 

"Ceci n'est pas une chambre" (Questo non è un camera) è il titolo che la stilista ha dato alla collezione primavera/estate 2011. Citando Magritte, gioca con l'idea di introdurre saloni, antiche ville e camere d'albergo degli anni settanta su i suoi abiti, ispirazione proveniente da vecchi numeri di Architettura Digest Magazine e World of Interiors. Mary si riconcilia con la geometria per creare una collezione di abiti unici, in modelli completamente simmetrici e scultorei. Le immagini stampate sugli abiti in questo caso sono soffitti “montati” sulle spalle, finestre con vista sul petto, paesaggi notturni sul bacino e mobili di diverso tipo, accuratamente disposti, con una prospettiva che ci invita a entrare nelle “viscere” dei corpi. Utilizza la struttura dei paralumi per costruire alcune delle sue gonne, proposta audace che è diventata subito cult. Con questi pezzi la stilista crea un valore aggiunto alle sue creazioni, dando loro la possibilità di trasmettere emozioni complesse come la nostalgia lirica e l’alienazione. Propone inoltre ritratti di donne mitiche, come Diana Vreeland o la duchessa di Windsor mimetizzati con gli spazi abitati, collage di uova Fabergé, porcellane di Meissen e vasi Ming, scenari notturni dove grandi costruzioni solcano gli orizzonti in match di colori inediti e sempre di grande impatto visivo.

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Venerdì, 29 Marzo 2013 18:30

Moda: il lusso nel dettaglio

Parlare di lusso al giorno d’oggi significa farlo con la piena consapevolezza di ciò che tal concetto ha rappresentato nel passato, evitando anche di inciampare in ricorrenti luoghi comuni. Magnificenza, sofisticatezza, ricercatezza  potrebbero essere considerati nel contempo sinonimi e caratteristiche del lusso.

E’ tuttavia necessario sottolineare che,  se ci si riferisce al lusso inteso come ricchezza e nello specifico ad oggetti costosi, in quel caso si tratterebbe di una ormai superata concezione dello stesso. Non è infatti detto che un oggetto particolarmente caro sia logicamente lussuoso, né tantomeno elegante. Anzi, un’eccessiva esibizione di oggetti del lusso sfocia in volgarità o in cattivo gusto.

Oggi si tende a definire il lusso come un ‘qualcosa’ a cui la nostra mente è rivolta o, più semplicemente, da cui è attratta in quanto manifestazione di una perfezione attraverso cui i nostri sensi si sentono appagati.

Decade il vecchio concetto di status symbol per essere sostituito da quello di style symbol: si vuole entrare in possesso di un oggetto del lusso non per testimoniare l’appartenenza ad una èlite, ma per sentirsi ‘esclusivi’.

Quello del lusso e quello del design sono due mondi che viaggiano di pari passo, incontrandosi e scontrandosi, portando alla luce nuove realtà estetiche che trascendono il necessario. Ci si ritrova improvvisamente colti da un desiderio: quello di cedere alle lusinghe che alcuni oggetti esercitano su di noi. Automobili dal design d’avanguardia, collier in oro impreziositi dai diamanti più ricercati, yacht arredati come alberghi a cinque stelle e, perché no, abiti. Già, anche - o meglio soprattutto -  la Couture è legata al mondo del lusso. Nell’ambito specifico della Moda, il lusso deve essere oggi interpretato come l’occasione per cimentarsi nella sperimentazione finalizzata alla ricerca di nuove soluzioni che non risultino scontate o già viste - rischio che si è riproposto spesso e volentieri negli ultimi anni anche a causa della nascita di aziende di ‘fast fashion’. Proprio per contrastare questo mercato  che inevitabilmente induce ad una forma di globalizzazione/omologazione, nell’ultimo decennio si è pensato di poter trovar rifugio nell’artigianalità. Parlare di artigianalità implica parlare del lusso, un po’ come un’equazione matematica: un abito, un accessorio, una scarpa pensati e realizzati a mano e su misura diventano oggetti di lusso.

A cadenza stagionale, puntualissima come da calendario,  la Moda si fa spazio nei principali centri: New York, Londra, Milano, Parigi. Ogni collezione presentata sulle passerelle esprime il tentativo di voler reinterpretare l’identità della maison e, contemporaneamente, offrire al pubblico il frutto di nuovi studi relativo alle forme, ai volumi, dettagli, lavorazioni, stampe e ricami. La necessità di intraprendere nuove strade tesa ad una continua evoluzione è propria del prêt-à-porter di un certo tipo, ossia quello che si identifica come ‘alto’ in quanto a creatività e qualità, ed anche dell’Haute Couture.

Sulle passerelle sfilano abiti che, per la qualità e la meticolosità della manifattura, comunicano un’idea di lusso e di sofisticatezza.

Ne sono sicuramente un esempio i capi delle ultime collezioni firmate da Riccardo Tisci, direttore creativo del marchio francese Givenchy. Lo stilista italiano concretizza l’incontro fra la sua immaginazione ispirata dall’ osservazione del mondo e lo studio delle culture e delle sub-culture contemporanee da cui si lascia contaminare. Non mancano mai riferimenti letterari, musicali, cinematografici e artistici. Gli abiti non sono semplici ‘ritagli di stoffa cuciti’, ma uno strumento attraverso cui raccontare delle storie, delle emozioni, delle visioni.

Abiti che impressionano per la precisione dei ricami tridimensionali che li caratterizzano, per le lavorazioni ottenute attraverso gli intrecci con la pelle o il visone rasato, per i giochi di frange in nappa, per la preziosità dei tessuti di cui son fatti, per le ricercate ed equilibrate geometrie costruttive finalizzate alla definizione di silhouette contemporanee. Ed è proprio nella minuziosità di questi dettagli che si nasconde il lusso.

Lo stesso discorso potrebbe essere fatto se ci si riferisce al duo composto dagli stilisti Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, a capo della storica maison Valentino. Attraverso le loro collezioni di prêt-à-porter e di Alta moda si percepisce come il concetto di lusso inteso come classe e discrezione nella ricchezza sia stata la svolta attraverso cui poter re-interpretare il marchio romano. Nel loro caso specifico si potrebbe parlare di lusso dell’artigianalità: nell’ ultima collezione estiva di Haute Couture emerge ancora una volta la straordinaria creatività del duo se non l’eccezionale bravura delle mani delle première che hanno saputo parafrasare attraverso costruzioni, cuciture e sperimentazioni di ricami la storia immaginifica che era alla base dell’ispirazione. Ne sono un chiaro esempio i capi impreziositi dal disegno di una cancellata reso attraverso un piping  cucito con la tecnica del sottopunto o da fiori croché in 3D e paillettes di ceramica che si confondono fra le iridescenze madreperlacee dei tessuti, rimandando così a quell’idea di giardino, quasi onirico, da cui ha avuto vita il racconto.

La Moda è capace di regalare forti emozioni come in un climax ascendente sia a chi sa interpretarla o sia a chi, semplicemente, si limita ad osservarla. Un po’ come quando ci si ritrova dinanzi a “La zattera della medusa” di Géricault o si assiste ad un film di Lars von Trier: non si finisce mai con lo stupirsi. E di fronte a tutto ciò, forse, diventerebbe superfluo chiedersi perché la Moda sia un lusso.

 

Luigi Gentile

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Venerdì, 29 Marzo 2013 14:30

La polvere di stelle illumina Milano

Dal 5 aprile all'8 settembre 2013 il Museo del Novecento di Milano ospiterà Andy Warhol's Stardust, una mostra precedentemente allestita nella Dulwich Picture Gallery di Londra, che offrirà al pubblico un'esposizione di stampe relative ai più celebri nuclei e soggetti dell'artista Pop statunitense, risalenti al periodo compreso tra gli anni 60 e 80 del secolo scorso.

 

Dalle celebri lattine di zuppa Campell's a Flowers, il percorso si concentra sulla produzione seriale realizzata alla mitica Factory e si propone come un'occasione preziosa per riscoprire le tappe salienti della creazione di Warhol lungo tutto il secondo dopoguerra.

 

La polvere di stelle evocata dal titolo non si riferisce unicamente alla polvere di diamante utilizzata in molte stampe, ma è la capacità di Warhol di creare icone scintillanti e immortali.

Da Muhammad Alì, a Marilyn Monroe, alle copertine di “Interview”, «i suoi ritratti non sono documenti del presente quanto icone in attesa di futuro», come ha scritto David Bourdon nel 1975.

 

I volti e i nomi che Warhol rappresenta, esposti in mostra, non appartengono solo a persone: nel ventaglio dei suoi soggetti compaiono anche personaggi mitici - Myths -, eroi dei fumetti e dei cartoni animati per i quali la tecnica, il formato, il taglio dell’immagine e la tavolozza sono i medesimi utilizzati per le persone reali.

Il metodo è lo stesso: una visione orizzontale che non percepisce differenze di trattamento: l’approccio di Warhol uniforma e ridistribuisce i pesi, perché fermarsi alla superficie rende tutti sufficientemente attraenti e, soprattutto, importanti allo stesso modo.

 

 

Info su costi e orari:

 

Lunedì: dalle 14.30 alle 19.30

Da martedì a domenica: dalle 9.30 alle 19.30

Giovedì e sabato: fino alle 22.30

 

Ingresso: 5 Euro

 

 

Andy Warhol's Stardust

Museo del Novecento

Piazza del Duomo, Milano

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Martedì, 12 Marzo 2013 18:40

Amori senza fine: Birkin e Gainsbourg

Quando l'amore è stato folle, esclusivo e drammatico non può finire. Neppure a distanza di anni e con la scomparsa di uno dei due protagonisti. Jane Birkin è Serge Gainsbourg si conobbero alla fine degli anni '60 sul set del film Slogan e fu subito amore folle e repulsione caratteriale. Lei era bellissima e di grande fascino, aveva già fatto innamorare mezzo mondo con la scena di nudo nel film di Antonioni del 1966 e aveva una carriera di modella, cantante e attrice già consolidata. Lui era il dannato, tenebroso, arrogante e geniale attore e cantante icona della musica sofisticata, poetica e impegnata degli anni cinquanta e sessanta del Novecento. L'attrazione tra i due fu immediata e travolgente. Così come il declino successivo. Jane e Serge alla fine erano troppo diversi. Lui, affatto bello ma dal fascino fatale, si divertiva a ignorare quasi tutte le donne, le snobbava e non le considerava quasi mai alla sua altezza. La Bardot lo aveva lasciato proprio per questo, stufa di essere considerata una bambolina bionda e basta. Jane, però, era diversa. Non solo era caparbia e molto bella ma anche una straordinaria artista, versatile e brillante, che garantiva successo e fortuna a tutto quello in cui si impegnava. Jane sfilava indossando semplici magliette con coulisse e dopo qualche ora tutte le ragazze di Londra ne volevano una; i fan rubavo spezzoni dei suoi film per poterli rivedere a casa in maniera ossessiva, la sua voce sensuale faceva vendere migliaia di copie di dischi in pochi giorni. Serge Gainsbourg era un intellettuale snob e scorbutico ma non era stupido e capì che con la bellissima Jane avrebbe potuto condividere la vita privata ma anche quella artistica. I due entrarono in sala di incisione e ne uscirono con la canzone scandalo degli anni '70 Je t'aime...moi non plus. Il loro sodalizio, finché durò, fu perfetto. Pellicole, dischi, vita mondana e artistica spinta al massimo e nel 1971 la nascita della loro figlia, Charlotte, oggi tra le attrici più sofisticate e brave della sua generazione. Intanto Jane all'apice della sua carriera gira con i maggiori attori del suo tempo come Hills, Schneider, Delon, Belmondo. Diventa una icona di nome e di fatto perché Hermes, dopo aver dedicato la Kelly alla principessa di Monaco, disegna una borsa tutta per lei, la Birkin ( oggi la borsa più amata dalle attrici di Hollywood), insomma è il periodo d'oro di Jane. Proprio in questo momento, però, tra lei e Gainsbourg qualcosa si rompe. Lui diventa geloso e più aggressivo del solito. Si chiude in se stesso e fa un uso massiccio di alcol. La Birkin capisce che il rapporto non è più recuperabile e che gli alcolici hanno preso nella vita di Serge il posto di lei e della sua arte. Perciò lo lascia e continua la sua vita, sposando e frequentando altri uomini. Fino a che Gainsbourg non la richiama e non le regala tre bellissimi e intensi album, tutti nuovi e da cantare sulla loro storia d'amore e sul loro legame. Jane e Serge così ritornano a loro modo uno nella vita dell'altra, fino al 1991, anno della morte di Gainsbourg. Jane continua la sua carriera di attrice e cantante e nel 2011 decide di omaggiare il grande amore della sua vita (l'uomo del suo destino) con una tournée nei maggiori teatri del mondo dove canta solo le canzoni scritte da Serge. In Italia Jane Birkin si è esibita il 7 e 8 marzo a Roma e Milano, incantando tutti con la sua sofistica voce e con il suo immutato fascino ma soprattutto con i testi di Serge Gainsbourg. E questo è ancora amore.
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