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Fino al 19 luglio 2015, la Cinémateque Française di Parigi ospita un'importante manifestazione dedicata all'autore di Blow-Up: Antonioni aux origines du pop - Cinéma, photographie, mode, impostata su una mostra e sulle proiezioni delle sue opere cinematografiche, cortometraggi compresi.

 

Quello parigino è di fatto un sentito omaggio culturale che praticamente affonda le sue radici nell'impianto dell'esposizione ferrarese, a cominciare dal fatto che il curatore è lo stesso: Dominique Païni. Nel 2013, infatti, la mostra intitolata Lo sguardo di Michelangelo - Antonioni e le Arti aveva occupato le belle e ampie sale e anche alcuni spazi esterni del Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Si trattava di una precisa e dettagliata esplorazione relativa all'universo creativo del grande artista visivo, con alcuni collegamenti con il mondo delle arti visuali del Novecento.

 

Questo appuntamento rappresenta un punto di passaggio fondamentale per ciò che riguarda lo studio e la riorganizzazione critica dell'intera opera di Michelangelo Antonioni, autore ancora oggi di una modernità assoluta e che risulta tutt'ora come uno degli artisti visivi in grado di influenzare l'universo contemporaneo dell'immagine tecnologica e della comunicazione.

 

L’iniziativa francese incentrata sulla figura del regista de L'avventura, affronta tutte le tematiche della poetica antonioniana. In primo luogo, la questione della relazione tra sguardo e rappresentazione della realtà; poi l'elemento paesaggio, inteso come fattore comunicativo metaforico, la correlazione nella composizione delle inquadrature tra spazio e figura umana, il tema dell'incomunicabilità, la tragica questione dello smarrimento esistenziale degli individui e della ricerca insoddisfacente di un sentimento che possa giustificare le relazioni umane. Ebbene, tali aspetti risultano, a un'attenta analisi, di forte attualità e dimostrano come Michelangelo Antonioni abbia lavorato in una dimensione del pensiero creativo, totalmente libera, che andava molto al di là delle contestualizzazioni sociali, storiche e politiche.

 

Proiezioni fino al 19 luglio.

 

LA CINÉMATHÈQUE FRANÇAISE - Musée du cinéma

51, rue de Bercy - Paris 12è

M° Bercy Lignes 14 et 6

Chiuso il martedì

 

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Antonioni c’è!

Gli ammiratori e gli appassionati del grande Maestro del cinema italiano mi perdoneranno per la citazione sportiva, ma nelle ultime settimane il nostro Bel Paese si è destato dall’indifferenza e dalla poca conoscenza della figura di Michelangelo Antonioni e per fortuna si è ricordato di elargire a uno dei nostri artisti più grandi il giusto riconoscimento nel centenario della sua nascita.

 

Mostre, come quella bellissima di Ferrara visitabile fino al 9 giugno, cineforum in tutta Italia e pagine di recensioni e amarcord sulle riviste più importanti.

E ci mancherebbe, aggiungo io!

 

Antonioni è stato per il cinema italiano quello che Bresson è stato per il cinema francese.

Tanto che le pellicole dei due cineasti spesso si sono uguagliate e sovrapposte per tematica e scelte registiche negli anni '60 e '70 del secolo scorso.

 

Antonioni segna la fine del neorealismo del cinema italiano e lo fa in maniera decisa e da maestro con il film del 1950, Cronaca di un amore. La pellicola riscuote uno sorprendente successo di critica e fa sì che al regista si aprano quasi subito le porte degli ambienti cinematografici italiani che contano. Collabora così con i migliori sceneggiatori e autori del suo tempo e con le attrici più in voga del momento. Il fatto è che Antonioni non è un regista di genere, ma un regista indipendente che gira e realizza solo pellicole importanti, con scene difficili, scelte registiche da maestro e storie assolutamente non commerciali. Eppure e malgrado questo, il pubblico lo premia.

 

I suoi film sono amatissimi e il botteghino gli dà ragione. Merito della sua indubbia bravura registica, ma merito anche della sua lungimiranza artistica con le quali trasforma l’attrice comica italiana più importante degli anni ’60 in una straordinaria attrice drammatica. Applaudita e osannata in tutta Europa, Monica Vitti è la musa incondizionata di Michelangelo Antonioni che la vuole in pellicole importanti come Deserto rosso, Leone d’Oro nel 1964 ma soprattutto nella sua trilogia dell’incomunicabilità. E così la bionda in calze a rete e gonne attillate dei film con Alberto Sordi si trasforma nella drammatica e bravissima protagonista di pellicole in bianco e nero come L’avventura, La notte, L’eclissi. Per gli appassionati del film di autore e per i critici cinematografici praticamente le pietre miliari del nostro cinema esistenziale.

 

Negli anni ’70 arrivano i lungometraggi girati in lingua inglese con attori internazionali e la fama di Antonioni si espande e si consolida anche oltre oceano.

Blow-up, sequestrato dalla magistratura per oscenità nell'ottobre 1967, dove il suo pessimismo angoscioso si trasforma nel totale rifiuto della realtà in cui l'uomo vive. Zabriskie Point, incentrato sulla contestazione giovanile, che diventa anche una feroce critica alla società dei consumi e

Professione: reporter con il lungo e celebre piano sequenza finale, dove affronta l'impenetrabilità della realtà attraverso un repentino cambio di identità del protagonista.

 

Antonioni studia al Centro di cinematografia di Roma negli anni ’40 e subito diventa assistente e collaboratore dei maggiori registi del tempo come Visconti, De Santis, Zavattini; la sua mentalità speculativa e la sua ossessiva ricerca sperimentale lo portano, però, molto presto a percorrere strade e ricerche tutte sue con successi che si mantengono immutabili e duraturi nel tempo e nella storia del cinema.

 

Tra aprile e luglio di quest’anno chi volesse conoscere Michelangelo Antonioni come artista, regista e autore ha solo l’imbarazzo della scelta tra mostre, rassegne filmiche e convegni.

Il cinema italiano è più vivo che mai!

 

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

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