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Lo chiamavano Teatro, il corto di Luca Basile, con Fabrizio Colica e Ludovica Di Donato. Uno short movie, ironicamente distopico,  che si svolge nell'anno 1 d.c. (dopo Covid), scritto ed interpretato da Luca Basile, con la regia di Riccardo Giacomini, girato nel Teatro Trastevere di Roma, produzione Clan sui Generis, con lo scopo di richiamare l’attenzione proprio sugli effetti devastanti che un solo anno senza teatro è riuscito a creare in un settore, così importante, al quale la pandemia sembra aver dato il colpo finale.

Dal 20 Febbraio 2015 presso lo Studio-Museo Achille Castiglioni si terrà la mostra "Le Regole del Gioco"

La mostra, prodotta dalla Triennale di Milano in collaborazione con la Fondazione Achille Castiglioni, è concepita come un omaggio allo studio di Castiglioni e a Castiglioni stesso, con l'obiettivo di testimoniare l'enorme influenza che il suo lavoro esercita ancora oggi sulle nuove generazioni di artisti, architetti e designer.

"Le regole del gioco" è nata sotto la direzione di doardo Bonaspetti, e curata da Luca Lo Pinto, quest'ultimo creatore di un percorso improntato sulla relazione tra il pensiero e i progetti del maestro del design italiano e le opere di diciassette artisti di diverse generazioni. L’esposizione, tramite la giustapposizione delle opere degli artisti invitati e gli oggetti presenti nello studio, offrirà al pubblico la possibilità di scoprire, attraverso prospettive inedite e stimolanti, l'immaginario del grande designer. Quasi tutti i lavori in mostra sono stati prodotti appositamente per le stanze dello Studio di piazza Castello e gli artisti selezionati sono stati invitati a numerosi sopralluoghi negli spazi al fine di assorbire l’esperienza di un contesto a sua volta imbevuto di testimonianze. Le opere interagiranno nello spazio attraverso un dialogo diretto, senza intermediazione di allestimenti ulteriori, fra teche, scaffalature, tavoli da lavoro, arredi, suppellettili, ricordi. La tipologia di lavori si presenterà in maniera anomala, tra installazioni, simulacri di prototipi o oggetti di Achille Castiglioni, interventi performativi e disegni.

Il progetto vede il coinvolgimento di artisti contemporanei di fama internazionale, sia italiani che stranieri, con linguaggi espressivi eterogenei, al fine di favorire uno sguardo plurale e variegato tanto sulle opere quanto sul luogo che le ospita. In tal senso, non è stato fornito alcun vincolo tematico o linguistico, ma solo il suggerimento a operare tramite interventi "sottili", al fine di far percepire la mostra e lo studio come un unicum, un solo insieme da interpretare su più livelli.

Gli artisti che parteciperanno sono: Alek O. – Stefano Arienti – Richard Artschwager – Céline Condorelli – Thea Djordjadze – Jason Dodge – Martino Gamper – Max Lamb – Christoph Meier – Olaf Nicolai – Amalia Pica – Lisa Ponti – Charlotte Posenenske – Riccardo Previdi – Emilio Prini – Carol Rama – Mandla Reuter – Patrick Tuttofuoco.

Aperto al pubblico nel 2006, lo Studio-Museo Achille Castiglioni conserva al suo interno sessant'anni di attività di uno dei più grandi designer del Novecento, Achille Castiglioni (1918–2002). Il Museo offre l’opportunità di osservare non solo gli artefatti da lui progettati, ma anche di entrare in contatto con l'iter progettuale con il quale ha realizzato le sue opere. Protagonista della stagione d'oro del design italiano, Castiglioni è riuscito a unire la libertà della sperimentazione al rigore della razionalità, producendo alcuni dei più geniali oggetti della modernità che ancora oggi ci circondano nella vita quotidiana.

 

"Bisognerebbe progettare partendo da quello che non si deve fare per poi trovare alla fine quello che si deve fare." Achille Castiglioni

 

Dal 20 febbraio al 11 aprile 2015

Le Regole Del Gioco

A cura di Luca Lo Pinto Direzione Artistica di Edoardo Bonaspetti In Collaborazione con La Triennale di Milano

Orari: Martedì – Venerdì 17.00 - 20.00 Sabato – Domenica 15.00 - 20.00 Solo su prenotazione

Vernissage: 20 febbraio, dalle 15.00 alle 21.30 Ingresso massimo 25 persone alla volta La visita dura 20 minuti

Biglietti: Intero: 10 € Ridotto: 7 € - per studenti fino a 18 anni e per i possessori del biglietto del Triennale Design Museum.

Studio-Museo Achille Castiglioni Piazza Castello 27, Milano 02 8053606 www.achillecastiglioni.it - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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Quando si parla di Gae Aulenti è immediato il collegamento con Milano, l’architettura, il design, la razionalità tipica di chi fa del proprio lavoro la propria vita. Ambrosiana di adozione, Gae Aulenti, studia alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, luogo dove entra in contatto con alcune personalità determinanti per la sua carriera, uno su tutti Ernesto Nathan Rogers, anch’egli architetto, che lei stessa definisce il suo mentore, o meglio, suo “padre” accademicamente e professionalmente parlando. La sua ricerca stilistica si spinge oltre il razionalismo tipico del dopoguerra per aspirare al neo liberty: insieme ad altri architetti e designer in quegli anni realizza attraverso un utilizzo figurato delle forme, sia gli allestimenti per la XIII Triennale di Milano del ’64, sia svariati arredamenti durante gli anni Settanta. In un ambiente fortemente maschilista, Gae Aulenti emerge per le sue indiscusse abilità, per la sua innata capacità di giungere a soluzioni funzionali ed esteticamente apprezzabili. É una donna “Severa, e rigorosa, maschile nei tratti, i capelli tagliati come quelli dell’Auriga di Delfi. La “ magicienne des formes”, come la chiamano in Francia, miscelatrice di simmetrie e asimmetrie. La “pendolare del bello”, secondo un’altra etichetta, l’architetto della ragione, è una donna insieme aspra e cordiale, di semplicità francescana se non claustrale. Se le chiedi qual è il suo odore preferito, quello più inebriante, non ha esitazioni: l’odore del cemento. Il suo punto d’arrivo è la semplicità (“uno dei traguardi più difficili”). Dal particolare al generale, dal cucchiaio alla città era il motto del suo maestro Ernesto Nathan Rogers”, come riporta Laura Laurenzi, giornalista negli anni dell’ascesa dell’architetto. Pioniera in Italia e all’estero, collaborò con Renzo Piano ed altre figure di spicco come Joe Colombo, Marco Zanuso, Gaetano Pesce: realizza diversi pezzi di design per studi milanesi ed entra in contatto con Achille Castiglioni e Pierluigi Cerri. Negli anni centrali della sua carriera si delinea la vera personalità di Gae Aulenti, un architetto che non può prescindere dallo studio dell’arte, della letteratura, del teatro (collabora anche con Luca Ronconi), materie della quali “non può non interessarsi”. La sua ricerca si fonda sulla commistione di ragione ed estro, una fusione profonda tra reale e immaginario, osservazione del concreto e viaggio onirico. Gae Aulenti muore a 84 anni, dopo aver ricevuto diversi riconoscimenti a livello italiano ed internazionale. Rimane un simbolo di genialità ed emancipazione, noi di Neropsinto non possiamo che amarla.

Per riassumere il suo pensiero ecco una delle sue citazioni più sentite, il suo modo di vedere la sua professione, grande amore e passione della sua intera esistenza:

«L’architettura nella quale mi piacerebbe riconoscermi deriva da tre capacità fondamentali di ordine estetico e non morale. La prima capacità è quella analitica nel senso che dobbiamo saper riconoscere la continuità delle tracce urbane e geografiche sia concettuali che fisiche, come essenze specifiche dell’architettura […]. La seconda capacità è quella sintetica cioè quella di saper operare le sintesi necessarie a rendere prioritari ed evidenti i principi dell’architettura, in grado di contenere qualsiasi variazione e cercando di allontanare così dal progetto quel tanto di arbitrario che esso naturalmente possiede. La terza capacità è quella profetica, propria degli artisti, dei poeti, degli inventori. Se la tradizione di una cultura non è qualche cosa che si eredita passivamente, ma qualche cosa che si costruisce ogni giorno, questa terza capacità non può che essere una aspirazione. Una aspirazione a creare un effetto di continuità della cultura, a costruire le sue forme e le sue figure, con un contenuto personale e contemporaneo.»

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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