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Oggi, Nerospinto vi presenta un giovane e promettente Fashion Designer!

Stefano Lo Muzio nasce a  Taranto nel 1990, ma vive a Milano da quando ha compiuto 18 anni. Si trasferisce nella città meneghina per seguire gli studi giuridici, ma si iscrive al corso di Fashion Design dello IED Moda Lab di Milano spinto dalla sua passione per la moda. Fin dal primo anno mostra tutto il suo talento, iniziando a lavorare a progetti esterni con aziende leader del settore.

A Marzo del 2010 esce il suo primo lavoro: un progetto in collaborazione con i più grandi brand di denim in Italia per realizzare sculture di jeans con lavorazioni interamente artigianali e d’avanguardia. Lo abbiamo visto esposto alla  Rinascente di Milano, ed è stato poi esportato anche e in quelle di Palermo e Cagliari, nei mesi successivi.

Da qui, l’inizio di tutto: ad aprile, porta la  sua prima creazione donna sulle passerelle di Cosmoprof Worldwide Bologna in occasione dell’evento organizzato per il trentesimo anniversario di Alfaparf e , tra il 2010 e il 2011, espone il suo primo accessorio, in occasione della mostra internazionale VestiTi!, a Cagliari.

Ad ottobre 2010, partecipa e vince un concorso per designer professionisti che gli offre l’opportunità di realizzare una collezione di calzature e accessori in pelle per il marchio CorsoComo. La capsule sfila a Mosca a Febbraio 2011, il primo giorno della Fashion Week, raccogliendo grandi consensi del pubblico e della stampa. Dopo questa fortunata esperienza, si susseguono collaborazioni con Triumph International, Riga Fashion Week, Tom Rebl, Ritu Kumar, Kickers, Miryaki e Care Label, col quale partecipa al White Milano nell'edizione di Gennaio 2012 e inizia a guadagnarsi fans d’eccellenza, come l’artista Marina Abramovich.

Nel  2011 ha disegnato anche una sua collezione d'abbigliamento maschile, dai tratti minimal e dettagli ricercati e sofisticati, con una particolare attenzione sulle forme e sulla modellistica, che ha ricavato critiche molto positive dalla stampa internazionale.

Insomma, un artista poco più che ventenne che ha lavorato sodo per coltivare la sua passione e il suo talento, raggiungendo vertici d’eccellenza che sembrano destinati ad elevarsi sempre di più.

Un artista da non lasciarsi scappare, non dite che non vi avevamo avvisati!

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Lei è Evelyn, una  giovane designer italiana, nata a Milano ma residente a Como. Il suo nome è magia, ispira mondi lontani, affascinanti come le sue creazioni di bijoux, piccole opere d’arte e di creatività da indossare. Dalla sua passione per la moda, il vintage e l’arte nasce nel 2004, MAYLYLY, un brand di bijoux ed accessori che sono la perfetta unione di passato e presente. Evelyn sceglie di sperimentare l'accostamento di materiali molto diversi tra loro, di varie provenienze e, soprattutto, di epoche lontane. Una delle peculiarità delle collezioni MAYLILY è proprio l'utilizzo di componenti vintage autentici: l'attenta, appassionata e costante ricerca della designer la porta a ritrovare materiali nuovi ma “dimenticati” e ad utilizzarli nelle proprie collezioni. Un gusto contemporaneo che parla di epoche passate, di tempi che furono…

Gioielli “bohèmien”, realizzati con materiali ricercati in un accostamento di pietre semipreziose, legno, plastica, plexiglass…tessuto, perle di vetro e cristalli. Un turbinio di colori in pendenti, bracciali, collane, fermagli ed altri bijoux dal sapore retrò! Pezzi unici, originali per rendere il look di ogni donna glamour chic e un pizzico vintage…

 

 

http://maylily.bigcartel.com/

“Abiti che parlano della vita di ciascuno, perché fatti da ciascuno…” E' questa la filosofia dell'artista e designer argentino, Daniel Gonzáles. Da anni il designer di CLOTHES PROJECT ama mixare abiti, stoffe e stili per creare collezioni di pezzi unici ed irripetibili che vengono utilizzati per performance che hanno per oggetto la vita metropolitana. Daniel González parla di "ribellione attraverso la bellezza per dare spazio alla liberta' personale". Attraverso le sue creazioni moda, che possono tranquillamente essere anche opere d’arte e di design, l’artista crea “sculture da indossare”. Abiti, accessori e calzature realizzate a mano, con dettagli preziosi ed originali, artigianalità e minuziosità… Il progetto Daniel Gonzáles \ CLOTHES PROJECT è stato presentato per la prima volta nel 2004 presso la Play Gallery for Still and Motion Pictures di Berlino all’interno della performance “Buy or Die” a cura di Gea Politi… Da quel momento è stato un susseguirsi di eventi e performance in giro per il mondo: da Bologna a Praga, da Milano a Città del Messico… In questi giorni l’artista è presente in Italia, a Verona, presso Studio La Città con il progetto “Juliet & the Forbidden Game Shoes”. Qui Daniel presenta calzature-sculture, fantasiose, colorate, eccentriche. Sono tutti pezzi unici che possono essere personalizzati a seconda delle richieste del cliente. Raso e seta, pailettes e piume, tessuti sfarzosi e pelle, glitter e bjioux… Giocare con l’arte e la moda, con la creatività e la fantasia per dare vita a opere che sono a metà tra la SCULTURA e la CALZATURA…

La mostra è aperta fino al 31 ottobre presso Studio La Citta' a Verona.

Per informazioni: dg-clothesproject.com

 

Caschetto nero, occhi chiari, una silhouette perfetta ed esibita con consapevolezza, una macchina fotografica fra le mani: sarebbe bastato anche solo il primo indizio per riportarci alla mente una delle icone della fumettistica italiana, Valentina, che ha portato al successo internazionale il proprio autore.

Ma stavolta non è a lei che guardiamo.

 

In occasione dei 10 anni dalla sua scomparsa e a 80 anni dalla sua nascita (15 luglio 1933), Palazzo Reale ospita dal 20 giugno al 15 settembre la prima esposizione dedicata all'opera di Guido Crepax, fumettista, illustratore (di libri, giornali, copertine di dischi), designer pubblicitario, scenografo di teatro, designer per oggetti di largo consumo e creatore di giochi in ambito familiare.

 

Tutta l'opera di Guido Crepax deve molto alla fotografia e al cinema: lo dimostrano la struttura delle sue pagine a fumetti, l'amore per i particolari e lo stile narrativo del suo racconto per immagini. Da qui la scelta di circa 90 tavole originali esposte dalle quali emerge il forte legame del suo lavoro con i due ambiti citati: Valentina, fotografa di moda protagonista di storie raccontate per immagini dove il particolare conta più del generale si alterna ad altre storie a fumetti dal  montaggio quasi cinematografico, segno dell'amore dell'autore per il grande schermo.

 

Oltre trenta sagome a grandezza naturale, scenografie, filmati e particolari installazioni realizzate ad hoc accompagnano il visitatore nel percorso. I disegni originali, la maggior parte dei quali nel classico bianco e nero, saranno inseriti in una speciale quadreria di grandi dimensioni e totem interamente realizzati in cartone riciclabile ed ecocompatibile.

 

Organizzata in 10 sale tematiche, la mostra racconta il background culturale delle opere: il rapporto di Crepax con Milano, teatro di molte avventure di Valentina; la famiglia e la casa; la presenza di citazioni di oggetti che hanno fatto la storia del design italiano e internazionale; lo sguardo attento a moda; costumi e tendenze del suo tempo; i riferimenti a pittori e scultori nelle sue tavole.

 

Emergono anche aspetti poco conosciuti del suo lavoro: il mito di Louise Brooks per la prima volta insieme alle meno note Bianca, Anita, Belinda, Giulietta, fino all'ultima nata, la giovanissima Francesca; i principali romanzi a fumetti di Crepax: da Justine a Casanova, da Dracula a Frankenstein, dal Dottor Jeckyll a Edgar Allan Poe, da Giro di Vite a Il processo di Kafka; la passione per il teatro, con cui Crepax ha occasionalmente collaborato come scenografo insieme all'amore per la musica: dalla classica della tradizione famigliare al jazz,  quasi  colonna sonora del fumetto.

 

Per l'occasione in mostra i primi tre e-book delle storie di Valentina cui farà seguito la realizzazione in digitale di tutta la saga dell'eroina di Crepax.

 

 

Info su orari e costi

 

Lunedì dalle 14.30 alle 19.30

Martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle 9.30 alle 19.30

Giovedì e sabato dalle 9.30 alle 22.30

(Ultimo ingresso mezz'ora prima della chiusura)

 

Ingresso libero

 

 

Palazzo Reale

Piazza Duomo, 12

Milano

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Girovagando per via Tortona durante l’ultimo fuori salone, tra riviste indipendenti e artisti vari ed eventuali, i miei occhi vengono attratti da uno stand pieno di copricapi, bracciali, borse e accessori di ogni tipo.

Mi metto a curiosare per conto mio e mi rendo conto che tutti quegli oggetti che credevo fossero realizzati in pelle, erano in realtà fatti di PVC, gomma e altri materiali plastici, si trattava di copricapi che sembravano creati sull’orma dei costumi di Star Wars o attualizzazioni di vesti egiziane. Tra le varie cose, scorgo una “corona di spine” realizzata in gomma e poi guanti, papillon, collane, bracciali e qualche borsa. Di lì, il mio interesse aumenta e poco dopo mi si presenta Cristian Dorigatti, il giovane creativo, designer di quegli oggetti, iniziamo a chiacchierare e scopro che non proviene da una delle famose scuole di moda milanesi, ma che ha studiato comunicazione visiva e design e che è giunto alla moda e in particolare agli accessori, dopo un lungo e variegato percorso artistico, spaziando dalla fotografia alla scrittura, dalla performing art alla pittura. Si definisce più un artigiano che un designer, le sue creazioni sono interamente fatte a mano e questo fa sì che siano riproducibili, certo, ma che la manualità con cui vengono realizzate renda ogni pezzo unico. I suoi gioielli hanno un che di scultoreo e contemporaneamente di spirituale, a parte la corona di spine, vi è un forte rimando alle divinità egizie, azteche e buddiste. Scopro parlandoci che nella sua moda, oltre che attenzione all’estetica, c’è anche una impronta di tipo concettuale, mi racconta di due sue collezioni, in particolare Thank You Nature e Thank You History, in cui, per creare un legame ancora più forte con la collezione stessa, decise di utilizzare unicamente gomma naturale. Nella prima aveva creato con questo materiale, oggetti ispirati a nidi, alveari e fascine di legno, nella seconda, invece si era ispirato a diversi periodi della storia per arrivare a produrre oggetti che fossero “espressione di un suggestivo viaggio fatto di emozioni e ricordi”.

Per chi fosse interessato al suo lavoro, i gioielli e i vari accessori di Cristian Dorigatti sono venduti qui a Milano da Cloister in Via Alessandro Manzoni 30, qui di seduito il suo sito con le foto delle sue collezioni e tutti i suoi recapiti.

http://www.cristiandorigatti.com/

 

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Nata ad Atene nel 1983, ha nutrito fin da piccola forti interessi artistici, che l’hanno  condotta negli Stati Uniti per studiare architettura alla Rhode Island School of Design nel 2003. Si è trasferita poi al Central Saint Martins College of Art and Design di Londra, dove ha proseguito il suo percorso di studi in Textile Design per interni, specializzandosi nella stampa digitale. Ha debuttato nel 2008 con la sua prima collezione, per la quale è stata vincitrice del premio L'Oréal Harrods professional. Con questa presentazione si è aggiudicata il ruolo di pioniera nella rivoluzione della stampa digitale nel tessile, consacrando allo stesso tempo il segno distintivo delle sue creazioni surreali.

 

Il suo lavoro rappresenta un continuo leggibile tra storia dell'arte e tecnologia. Attraverso questa combinazione tecno-storica la designer ha raggiunto una posizione ferma nello scenario della moda internazionale, grazie a progetti ed estetiche originali che riescono in ogni situazione a generare emozioni e reazioni multiple. Con un totale di sette collezioni realizzate, la sua carriera già occupa un posto nell’olimpo del fashion system. Mary ha vinto il Premio svizzero Tessili nel 2010 (del quale in precedenza sono stati vincitori di Alexander Wang, Rodarte e Haider Akermann). Nel 2010 è stata anche nominata miglior talento emergente per i British Fashion Awards ed è stato finalista al Premio Dorchester. Le sue creazioni sono vendute in punti molto selezionati del mondo, tra cui troviamo il Dieci Corso Como, Harrods, Collette, Barney, Harvey Nichols e Browns. La fashion editor Anna Dello Russo è ambasciatrice del marchio.

 

Il lavoro di Katrantzou è caratterizzato da riferimenti e tendenze artistiche che vanno dal costruttivismo russo al futurismo passando per l’Art Deco, la Pop Art, il Surrealismo e l’iperrealismo. Rivela inoltre una costante ispirazione all’architettura, alle arti decorative e ai gioielli. Da tutta quest’opera di miscelazione e filtraggio della designer risultano pezzi di una bellezza allucinogena. Gli indumenti appaiono irreali, di estrema forza, ma carichi di delicatezza. Mary racconta l’armonia visiva degli opposti, mescola il fragile e il grottesco e utilizza spesso la tecnica del trompe l’oeil facendoci dimenticare la distanza tra l'idea e la realtà. La forte identità delle sue “opere scena” è riconoscibile dall’uso massiccio della stampa digitale, attraverso la quale la stilista ci presenta un nuovo design. Ama creare effetti illusori, caleidoscopici, ipnotici e coinvolgenti che producono grande stupore.

 

L’impiego di queste tecniche associate al taglio dei pezzi, i disegni complessi e gli accessori industriali, ci regalano nuovi mondi da contemplare e da indossare. Converte con eccellenza ogni capo in un caos armonico e pieno di dettagli. Va sottolineato come nonostante la complessità delle idee e lo sviluppo delle sue forme, Katrantzou riesca a mantenere ognuna delle sue creazioni nell’ambito dello stile e della femminilità, arricchendo ogni pezzo di una forte libertà creativa. Fantasioso è il suo scorrere libero, dall’idea dello spazio ad altri indirizzi estetici con creazioni uniche e magnifiche nella loro individualità. I temi che la stilista ha sviluppato su i suoi abiti sono gioielli oversize tromp-l’oeil, con grossi pezzi di legno e metallo che ricordano l'estetica dei costruttivisti russi e del futurismo, abiti con colori brillanti, stampati che imitano enormi collane in metallo.

 

Unici gli abiti ispirati a bottiglie di profumo vintage, in questi la stilista ha adattato le forme di queste bottiglie sul corpo femminile con un effetto ottico e vibrante di stampe superelastiche. Un grande lavoro in termini di silhouette, più scolpita e complessa. Katrantzou ha saputo definire il suo segno distintivo di fashion designer, offrendo la sua visione della moda come fuga dalla realtà. Il suo senso di fluidità ha dato ai suoi vestiti in seta, l’effetto del vetro che sembra essere liquido, in movimento. Un'utopia vibrante che l’artista ottiene con le tecniche più innovative. Katrantzou sfida le tendenze, senza guardarsi intorno per rivelare i riflessi del passato e dare loro una visione futuristica, mostrandoci che più è di più.

 

"Ceci n'est pas une chambre" (Questo non è un camera) è il titolo che la stilista ha dato alla collezione primavera/estate 2011. Citando Magritte, gioca con l'idea di introdurre saloni, antiche ville e camere d'albergo degli anni settanta su i suoi abiti, ispirazione proveniente da vecchi numeri di Architettura Digest Magazine e World of Interiors. Mary si riconcilia con la geometria per creare una collezione di abiti unici, in modelli completamente simmetrici e scultorei. Le immagini stampate sugli abiti in questo caso sono soffitti “montati” sulle spalle, finestre con vista sul petto, paesaggi notturni sul bacino e mobili di diverso tipo, accuratamente disposti, con una prospettiva che ci invita a entrare nelle “viscere” dei corpi. Utilizza la struttura dei paralumi per costruire alcune delle sue gonne, proposta audace che è diventata subito cult. Con questi pezzi la stilista crea un valore aggiunto alle sue creazioni, dando loro la possibilità di trasmettere emozioni complesse come la nostalgia lirica e l’alienazione. Propone inoltre ritratti di donne mitiche, come Diana Vreeland o la duchessa di Windsor mimetizzati con gli spazi abitati, collage di uova Fabergé, porcellane di Meissen e vasi Ming, scenari notturni dove grandi costruzioni solcano gli orizzonti in match di colori inediti e sempre di grande impatto visivo.

Carrousel non è solo un mercato, ma è l’idea che un’esperienza non possa stare senza l’altra.

E’ formato da un’area chiamata le Marchè, uno spazio espositivo nel quale ammirare e poter acquistare pezzi unici fatti a mano da artigiani, designer e stilisti, e da alcuni laboratori che prendono il nome di les Ateliers, per grandi e piccoli, per coloro che vogliono liberare la propria creatività realizzando personalmente degli oggetti.

E’ un evento quindi dedicato all’autoproduzione ricercata, all’unicità e alla condivisione di saperi, che si terrà domenica 21 aprile dalle 10.30 alle 20.30 presso Cascina Cuccagna.

Tanti makers, laboratori creativi per adulti e bambini, giochi e animazione in giardino e una sorpresa musicale negli spazi dell'esposizione.

Particolarità di quest’edizione sarà la presenza raccolta alimentare dell’associazione SOS Bambini a sostegno di due centri per l’infanzia in Romania, di cui la curatrice di Carrousel Michela Muroni, è responsabile del progetto cucito.

Alle.14.30 ci sarà un concerto di un maestro musicista di origine serba, Jovica Jovic, che suonerà la fisarmonica, seguito da visite guidate alla Casina per scoprire la storia e il progetto fino alle 16.30.

Dalle 14.30 alle 18.30 ci saranno giochi con i palloncini di Auliulè e dalle 16.30 alle 18.30 giochi di una volta in giardino, tra cui corsa con i sacchi, tiro alla fune, bandiera, ecc…

 

Domenica 21 aprile

Dalle 10.30 alle 20.30

Cascina Cuccagna

via Cuccagna 2/4 Milano

 

www.facebook.com/CarrouselLeMarche

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Quante volte abbiamo sentito inveire contro i giovani di oggi, descritti come un insieme informe di persone, oserei dire “esseri” uguali l’uno all’altro, incapaci di lottare per esprimere la propria personalità, privi di interessi, di qualcosa in cui credere, di un obiettivo da raggiungere.

È uno sbaglio.

Passione, caparbietà, impegno e costanza non sono concetti dimenticati. Ci sono ancora giovani menti brillanti che hanno trovato la loro strada, un modo per dare senso alla loro vita. Ogni giorno si mettono in gioco, rischiano con la consapevolezza che solo una completa dedizione, tanta intraprendenza e la capacità di superare difficoltà e delusioni può portare a vedere realizzato il proprio sogno.

 

Degna rappresentante di questa categoria di talenti in erba è Annachiara Sessa, una designer di Varese che seppure giovanissima ha le idee ben chiare sul suo futuro.

 

Una grande passione per la creatività in tutte le sue forme, questo è ciò che ha sempre guidato le sue scelte, prima in campo formativo e ora lavorativo.

Dopo un diploma allo Ied di Milano in Fashion&Textile Design Annachiara decide di rischiare e realizzare il sogno di una vita: una linea di accessori e bijoux tutta sua.

Il marchio Mes Pois riflette la personalità della sua ideatrice e creatrice: istinto, spontaneità e passione per il tocco vintage sono i punti di forza della sua linea.

La giovane designer ama dare libero sfogo alla sua creatività, sperimentare.

Manualità e restyling sono gli imperativi del suo modo di pensare e inventare. Annachiara reinterpreta il vecchio dandogli nuova vita, facendosi ispirare da tutto ciò che la circonda.

I suoi bijoux sono un’esplosione di materiali: tessuti, pietre, catene e borchie si fondono in combinazioni inedite e inusuali.

Le creazioni di Mes Pois non sono mai una uguale all’ altra, sono tutti pezzi unici, ognuno con la propria particolarità.

 

Annachiara non si ferma mai e continua ad accrescere il suo bagaglio di conoscenze. Alla ricerca di nuovi stimoli e tecniche la designer sta frequentando un corso di Oreficeria Professionale presso la Scuola Orafa Ambrosiana di Milano.

 

Colletti in tessuto e applicazioni, collane, bracciali, orecchini, anelli e portachiavi del marchio Mes Pois arricchiranno la cornice artistica dell’evento Nerospinto Borderline Design Week, sabato 13 aprile dalle ore 19 presso la prestigiosa location Spazio Giulio Romano 8.

Save the date!

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Eleganti forme architettoniche convertite in stoffa, questa è l’essenza di Caira Design, una realtà importante del territorio milanese che nasce dall’estro creativo di Francesca Caira.

 

Il percorso della designer di distingue per una solida formazione: dopo un diploma allo IED in Industrial Design si butta nel mondo del lavoro, maturando una serie di esperienze come stilyst e in diversi laboratori di artigianato artistico.

 

Trovata la sua identità artistica Francesca Caira dà vita a quello che sarà il progetto più importante della sua vita.

La creatività della designer si trasforma nella progettazione di una linea donna di abbigliamento e accessori.

 

Caira Design è un brand che rivela molto della personalità e formazione della sua ideatrice.

 

Il marchio vuole essere modernissimo, oserei dire futuristico, con forme geometriche non convenzionali e tagli suggestivi , senza cadere nell’ eccesso, ma ricercando sempre portabilità e raffinatezza, facendo sentire le donne che indossano queste creazioni a loro agio e uniche.

 

La fonte di ispirazione di Francesca Caira sono le persone “comuni” che quotidianamente incontriamo camminando per la strada con le loro esigenze e i loro sogni, ma anche i film e i viaggi che amplificano la visuale di osservazione, permettendo di anticipare i bisogni e creare nuove tendenze.

 

Altri due imperativi del marchio Caira Design sono l’italianità e la sostenibilità.

Tutti i prodotti sono 100% made in Italy, dalla progettazione ai materiali, fino alla produzione. Inoltre la designer affianca alla linea di abbigliamento e accessori la realizzazione di pezzi unici ottenuti destrutturando e ricomponendo capi vintage.

 

Neonata in casa Caira è la collezione Tourbillon in cui fanno da protagonisti  vecchi kimono e gilet vintage che vengono reinventati in chiave moderna in una sapiente combinazione di elementi di alta qualità e dettagli.

 

Per conoscere la nuova linea di Francesca Caira e altre sue creazioni non perdetevi l’evento  Nerospinto Borderline Design, sabato 13 aprile presso lo Spazio Giulio Romano 8

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Un altro giorno, un altro piccolo step verso la Nerospinto Borderline Design Week, un altro designer da presentarvi. Oggi vi parliamo di Airam, il progetto di Fabio e Carlo, nato negli anni ’90 a Torino, che unisce due passioni  all’apparenza distanti anni luce: la moda e lo sky dive.

Inizialmente prodotti con materiali ordinari, gli accessori Airam si evolvono presto verso qualcosa di più ricercato ed originale.

Durante un progetto “ad alta quota” infatti, trovandosi a dover realizzare particolari in fibra di carbonio per delle riprese aeree, i due designer trovano fonte di ispirazione per creare un'intera linea di accessori proprio prodotti con quel materiale.

Inizia da qui la sperimentazione del duo che ricerca, per le sue produzioni, materiali sempre originali e di ottima qualità, dal carbonio appunto, al platino, ai diamanti, passando per le pelli più pregiate.

 

Il marchio torinese lavora esclusivamente appoggiandosi a professionisti dell’artigianato italiano e questo ne garantisce unicità e qualità dei prodotti riconosciuta in tutto il mondo. Tra le creazioni più pregiate ed originali della collezione compaiono sicuramente le cinture.

Le pelli sono lavorate interamente in Toscana con il metodo della concia vegetale; quaranta giorni di lavorazione assicurano un risultato d’eccellenza, tanto da meritarsi il certificato di garanzia del Consorzio Vera Pelle Italiana, con tanto di numero di serie.

Le fibbie sono realizzate completamente in fibra di carbonio con tecnologia aeronautica.

 

Altro elemento fondamentale della collezione, i bracciali. Realizzati con la sovrapposizione di 14 strati di fibra di carbonio, impreziosito da texture effetto seta o pitone, risultano leggerissimi e resistentissimi. Tra gli altri gioielli disponibili anche anelli e ciondoli, stile piastrine militari o a forma di croce con inserti in argento. L’intraprendenza dei due soci non pone limiti alla creatività e dunque sono disponibili anche alla realizzazione di collezioni personalizzate.

 

Venite a conoscere questo marchio, le coordinate sono sempre le stesse: Nerospinto Boderline Design Week, sabato 13 aprile dalle ore 19.00 allo spazio Giulio Romano 8.

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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