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Da domani, fino al 1 Marzo, al Teatro Manzoni di Milano, un grande spettacolo del fantastico Mister Forest: Motel Forest, pronto a farci divertire ed emozionare.

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Avete progettato un viaggio a Stoccolma e siete amanti della fotografia?

Dopo aver visitato il Moderna Museet e il Palazzo Reale, sappiate che fino al 27 settembre 2015 il Fotografiska di Stoccolma ospita la mostra “Pretty much everything” un’ampia retrospettiva che riunisce circa 300 scatti e un’ora di video dei fotografi olandesi Inez van Lamsweerde e Vinoodh Matadin.

Se è vero che la moda, al massimo della propria capacità espressiva, è in grado di diffondere ad un vasto pubblico le idee e i contenuti dell'arte contemporanea e del design, il lavoro dei due artisti visivi ne è la prova.

Il sodalizio artistico del duo olandese nasce nel 1986 quando entrambi frequentano i corsi del Vogue Institute of Fashion Technology ma la consacrazione arriva nel 1994 quando la rivista The Face dedica loro un editoriale di dieci pagine premiando la loro sperimentazione artistica: il supporto del computer è utilizzato per ricombinare modelle e sfondo, fotografati separatamente, in un’unica immagine.

Da allora hanno ricevuto commissioni dalle principali riviste (Vogue, W) e case di mode (Yves Saint Laurent, Gucci, Lanvin) dedicandosi ecletticamente anche a videoclip musicali (Lady Gaga, Rihanna, Bjork) e still life.

Inez van Lamsweerde e Vinoodh Matadin hanno popolato una terra di mezzo, situata al confine dell’arte contemporanea, della fotografia e del design, di magnifici mostri (una Lady Gaga cerbero), personaggi surreali e inquietanti, languidi corpi nudi.

I personaggi e le icone dei nostri tempi, visti attraverso le lenti a volte caleidoscopiche a volte deformanti del duo olandese, perdono la propria maschera abituale per diventare attori in un’insolita messa in scena fatta di contrasti grotteschi o esilaranti.

Al di là dell’uso pionieristico della manipolazione digitale delle immagini, ciò che colpisce e rende immediatamente identificabili le fotografie di Inez van Lamsweerde e Vinoodh Matadin è proprio la tensione emotiva che nasce dall’ambiguità dell’immagine, una dicotomia che - dice Van Lamswerde – scaturisce dalla tensione tra bello e grottesco, tra spirituale e mondano, tra high fashion e low fashion.

 

 

"Pretty Much Everything" Mostra fotografica di Inez van Lamsweerde e Vinoodh Matadin Fotografiska - Stadsgårdshamnen 22, 116 45 Stockholm (Svezia)

 

Lara as Chicholina - Vogue Italia, 2007 Lara as Chicholina - Vogue Italia, 2007

Pretty Much Everything-gallery-Nerospinto2

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Uno scambio di mail, quattro chiacchiere ed ecco un mondo che mi si apre dinanzi agli occhi. L'eroina di questo universo scintillante è Veronika Vesper, performer, cantante, musicista, modella inglese, giunta da un pianeta lontano.

È lei la protagonista di questo incontro, nel quale si parla di moda, musica ma anche di felicità, malattia e di un lungo e tortuoso viaggio, chiamato vita.

 

N-Ciao Veronika, Presentati ai lettori di Nerospinto!

V-Mi chiamo Veronika Vesper e sono una strana creatura creativa giunta dallo spazio. Canto, scrivo canzoni, suono il flauto, amo esibirmi, anche come modella e adoro tutto ciò che ha a che fare con la moda. Credo nell’importanza di seguire i propri sogni, vivere la propria vita senza paura, essere autentici ed avere in mano le redini del proprio destino.

 

N-Dalla tua biografia: “Una bellissima creatura giunta da un altro pianeta. Quale pianeta?Hai una missione qui sulla terra?

V- A dire il vero, anche tu sei una creatura molto particolare :)  Si, la mia missione è ispirare le persone o meglio, incoraggiarle a credere in loro stesse, ad usare il loro potere e a “sguinzagliare” il loro genio. Mi piacerebbe vedere un mondo pieno di gente felice che vive in accordo con il proprio essere. Mi trovo qui anche per divertire e per rendere questo nostro mondo più bello. Che casualità :)

 

N-Hai definito la tua musica “pop spaziale”. In cosa si differenzia dal pop tradizionale, quello che di solito ascoltiamo in radio o su MTV?

V- Ha un sapore più “spaziale” :) Penso che la mia musica abbia sia un qualcosa che appartiene ad un’altra dimensione, sia una qualità cinematografica, e che sia dunque in grado di avvolgere completamente l’ascoltatore, trasportandolo altrove.

 

N-Le tue influenze musicali sono molto eterogenee, giusto per citarne alcune:David Bowie e Nirvana, ma anche Depeche Mode e Bjork. Cosa hai preso da ciascun artista e come hai usato questi “prestiti” nella tua musica?

V- Bjork è la mia più grande fonte di ispirazione. Onestà, il non aver paura di sperimentale musicalmente e la combinazione di suoni sinfonici e musica elettronica; I Depeche Mode mi trasmettono una certa eleganza dark, unita a splendide armonie; I Nirvana per me sono il sentimento, la passione, la sensuale trascuratezza con cui Kurt canta, è qualcosa difficile da descrivere; David Bowie: stile impavido e coraggioso.

 

N-Parliamo della tua immagine: ti descrivi come un incrocio tra Lara Croft e la protagonista del film “Il Quinto Elemento”. Come sei arrivata a creare questo look? Quale messaggio vuoi trasmettere al tuo pubblico?

V-Non si tratta di una scelta pianificata. Sono appassionata di sci-fi e super eroi. Mi piace indossare cose che mi facciano sentire imbattibile. Il mio messaggio è: sii te stesso, non avere paura e fregatene di ciò che la gente dice di te.

 

N-Passiamo allo stile: nella tua bio leggo tre parole chiave, “punk”, “cyber” e “alternativo”. Potresti definirle? In più ti chiedo se sia davvero possibile essere alternativi in questo mondo, dove praticamente tutti si adattano ad un’idea comune di moda e dove l’individualità è quasi una rarità.

V-Penso che sia possibile essere alternativi e con questo intendo dire che è possibile essere creativi e cercare nuovi modi per esprimere sé stessi attraverso la moda. Se non lo facessimo, smetteremmo di sperimentare e di crescere artisticamente. Dal punk ho preso alcuni elementi che adoro, come le teste rasate, le catene, le spille da balia, i vestiti strappati … e l’attitudine all’indifferenza. Il cyber è ciò che mi contraddistingue, tanto argento, vestiti olografici,zeppe, rasta (penso dunque di rientrare in questa categoria), tutine,stampe futuristiche e forme.

 

N-Eccoci al mondo della moda. Nomina almeno tre stilisti che ami.

V- Alexander McQueen, Iris Van Herpen, Hussein Chalayan, Gareth Pugh… tutti super creativi e innovativi.

 

N-Musica contemporanea: cita almeno tre cantanti/band/progetti che ti affascinano e perché.

V- Lana Del Rey: mi piace la complessità della sua musica e il modo in cui si esprime attraverso l’immagine; Grimes: diverso,creativo, bello… in un certo modo mi ricorda Bjork; Angel Haze:una rapper fantastica, è autentica ed è un vero talento.

 

N- Come descriveresti il tuo mondo di icona fashion e cantante?

V- Intenso, eccitante, bello e veloce.

 

N- Il concept del tuo album è “dall’oscurità alla luce”. Penso che esso nasconda anche un messaggio di speranza?

V- Questo è proprio il punto focale del mio album. Ho deciso di raccontare la mia storia attraverso la musica, sperando di ispirare la gente attraverso di essa. Ho voluto sottolineare il fatto che è possibile superare anche le situazioni più difficili e rinascere come uno splendido fiore, come un bocciolo di loto che nasce dal fango.

 

N- Le tue canzoni parlando degli anni bui della tua adolescenza. Pensi che la musica sia un modo per elaborare il passato e per superare un’adolescenza difficile? Parli anche di una malattia mortale. Ti senti una donna più forte? Hai un messaggio che vorresti portare alle donne che stanno vivendo la situazione che tu hai affrontato in passato?

V- La musica può davvero essere terapeutica. Inoltre, più è connessa con le emozioni autentiche dell’artista, più la gente sarà in grado di relazionarsi ad essa. Penso che le difficoltà che incontriamo durante la vita, ci rendano più forti. Se le prendi dal lato giusto, possono insegnarti qualcosa e farti crescere. Si, mi sento più forte e apprezzo di più la mia vita e il tempo che ho a disposizione. Se ho un messaggio da condividere?  Credete in voi stessi e non abbiate paura di vivere e seguire i vostri sogni, date voce alle vostre idee e lottate per esse. Non vi fate carico dei problemi degli altri.

 

N- Scoperte spirituali: ne sono molto affascinata. Penso che gli uomini necessitano di qualcosa o di qualcuno a cui fare riferimento, durante i momenti di difficoltà. Che tipo ci consapevolezza spirituale hai raggiunto?

V-  Ho capito che la mente è tutto, che noi costruiamo le realtà e il sogno attorno a noi stessi e che essi sono connessi all’intero universo. Mi piacerebbe imparare a vivere maggiormente  il momento. È un viaggio lungo una vita intera... o anche di più :)

 

N-La felicità: questa è una grande parola. Mi piacerebbe che mi parlassi della tua idea di felicità. Esiste o si tratta di qualcosa che noi inventiamo per vivere meglio ed affrontare le difficoltà quotidiane?

V- Stiamo andando sul filosofico :) Certamente, la felicità esiste, e ne hai una prova anche dalle reazioni chimiche del nostro corpo. La mia idea di felicità è cioccolato puro  e tanto sesso :)

 

N-Hai in programma una visita a Milano? Cosa sai a proposito di Milano e dell’Italia in generale?

V-È per caso un invito? J Complimenti agli Italiani per aver inventato il pianoforte, il violino e la musica classica. Per aver dato i natali all’Opera! Mio Dio, che musica avremmo senza gli Italiani? Anche le due più grandi popstars hanno sangue italiano. In più, l’essere stati dei pionieri nel mondo della moda e, per finire, il buonissimo gelato e gli uomini passionali. Sono stata a Milano solo una volta, avevo appena preso la patente e devo dire che è stato PAZZESCO :)

 

N-Se ti dico “Nerospinto”, cosa ti viene in mente?

V-Creativo, stimolante, oscuro

Grazie per avermi intervistata, è stato un onore.

 

Per maggiori informazioni:

https://www.facebook.com/veronikavesperofficial

http://veronikavesper.com/

http://www.youtube.com/user/veronikavesper

https://twitter.com/VeronikaVesper

http://instagram.com/veronikavesper

https://soundcloud.com/veronikavesper

 

 

Testo originale e traduzione a cura di Letizia Carriero

 

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Giovedì, 05 Dicembre 2013 11:00

Recensione Hjaltalìn – Enter 4

Recensione Hjaltalìn – Enter 4 (Sena, 2013)

 

Si dice sempre che il terzo disco è quello più difficile da fare, pensate un po' se a mettersi in mezzo c'è la salute mentale, con i relativi ricoveri psichiatrici, del cantante Högni Egilsson; senza contare che gli altri componenti oltre ai loro progetti laterali avranno avuto delle enormi difficoltà a tenere a galla la ragione sociale Hjaltalìn. 'Enter 4' esce però nel 2012 in Islanda e viene accolto subito bene, anzi benissimo, tant'è che il singolo Crack In A Stone con la cover di Halo di Beyoncé si piazza primo in classifica.

 

Diciamo che il disco non è così immediato, non parla di elfi e non vi fornisce immagini sonore dei fantastici paesaggi islandesi ma pesca nei chiaroscuri della mente del cantante. Voi ora non andate subito a prendere la famosa Bjork o i conosciuti Mum, perché qui si mescolano elettronica, un soul dannatamente caldo e l'orchestra che ci eravamo già abituati a sentire nei lavori passati degli Hjaltalìn. Ve lo dico subito: quest'album scotta e dovete stare attenti, ascoltate bene, vi prenderà sicuramente.

 

Bisognerebbe seguire uno schema ma non importa, partiamo dall'ultima canzone 'Ethereal' (mai titolo fu più azzeccato): due voci in tre momenti, strumentale compreso e un po' di silenzio, sembra quasi di sentire la presenza di Antony & The Johnsons. 'We' è cantata dalla fantastica voce di Sigríður Thorlacius, che si solleva a tratti da un ritmo pulsante, aspettando la calma momentanea di Egilsson. 'Lucifer/He felt like a woman' entra subito in testa, sensuale ma in modo bizzaro; 'I Feel You' si mette a giocare con i fantasmi nascosti nell'ombra e le voci interagiscono alla perfezione (guardatevi anche il bel video uscito da poco). 'Myself' è delicata con un lieve retrogusto trip-hop, insomma un altro centro clamoroso, e non c'è una canzone che possa far abbassare il livello di questo bel disco.

 

Pensate quindi al già citato Antony & The Johnsons, prendete i Portishead, Brian Eno e mischiate tutto con un bel po' di caldo Soul, ma ancora non sarete arrivati al dunque: fate prima a comprarvelo, un disco simile, e a tenervelo assai stretto.

 

 

Andrea Facchinetti

 

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Giovedì, 10 Ottobre 2013 15:13

Andreya Triana - L'intervista

In questi giorni a Milano piove. Il cielo si è riempito di nuvole e il grigio ha preso il sopravvento, scortato dal freddo e i primi mal di gola. Di colpo siamo stati catapultati nell'autunno dei primi giorni di scuola, della pioggia lenta sui vetri, delle prime coperte di plaid e delle tisane. Scappare da questa malinconia non ha senso, molto meglio immergersi al meglio in questi sentimenti e godersi questi giorni di confusione prima di ritornare a  non accorgersi più di niente presi dalla routine e da altri impegni.

Andreya Triana è una di quegli artisti che incarnano al meglio l'inquietudine pacata di questo Ottobre. Come stare in una foresta, nudi, circondati dalla neve, ma riscaldati dalla consapevolezza di vivere un momento magico, al di sopra delle preoccupazioni e dei doveri. La profonda voce della cantante londinese riscalda l'animo trasportandoci tra foglie secche e ricordi sul filo del vento del cambiamento.

Andreya canta col cuore sulle note di un contrabbasso e una batteria. Nu Soul, downtempo, ritmi lenti, una chitarra accennata e le vere protagoniste di questa musica:  le emozioni.

Qualche settimana fa Andreya ha suonato per la prima volta in Italia, a Bari, e noi siamo riusciti a strapparle un'intervista, grazie agli amici di Low Fi Promotion, agenzia che ha curato l'evento.

 

W. La tua passione per il canto è cominciata quando eri molto piccola e ho letto che l'ambiente multiculturale in cui sei cresciuta ti ha aiutato parecchio nello sviluppare il tuo lato artistico. Come sono stati quei primi anni a Londra? A. Sono cresciuta al sud di Londra ed ero circondata da tantissime culture e generi musicali diversi. Quando sei esposto a questo ambiente fin dalla tenera età ne rimani per forza influenzata. Così sento che le canzoni che scrivo hanno radici profonde nella musica soul, ma hanno anche elementi della musica che ho ascoltato crescendo...

 

W. E chi sono gli artisti che ti hanno influenzato di più crescendo?

A. Nina Simone, Lauryn Hill, Bill Withers, Stevie Wonder, Bjork...

 

W. Il primo passo nel diventare una cantante professionista è stata la band che avevi a Worcester, i Bootis, che hai anche riformato a Leeds. In quel periodo è stato difficile trovare delle serate in cui suonare? Cosa mi dici di quel periodo?

A. E' stata una grande esperienza essere in una band e di sicuro mi ha insegnato molto. Ho cominciato esibendomi alle serate di Open Mic e poi ho riformato la band con nuovi membri mentre studiavo all'università a Leeds. Abbiamo suonato in molti posti a e nei dintorni di Leeds, ma per fortuna era tutto facilmente gestibile mentre stavamo studiando.

 

W. Sei stata selezionata dalla redbull music academy per un'esperienza unica in Australia, dove hai potuto confrontarti con numerosi artisti e professionisti del settore. Come ti ha aiutato quest'esperienza a trovare il tuo stile?

A. Essere selzionati per la RedBull Music Academy mi ha aperto un sacco di possibilità creative. Ho conosciuto persone con cui non avrei mai collaborato altrimenti. E' stata una delle migliori esperienze creative di tutta la mia vita.

 

W. Hai viaggiato molto nella tua vita, e viaggiare è una grande opportunità per esplorare nuovi modi di pensare e entrare in contatto con altre culture, ma d'altro canto, può essere anche destabilizzante. Come ti ha cambiato tutto questo? Forse la canzone, e l'album, "Lost where I belong" è un manifesto a questo sentimento malinconico?

A. Amo viaggiare e se rimango in un posto troppo a lungo mi prudono i piedi e sento il bisogno di fare i bagagli e andare da qualche altra parte. Sono davvero grata di aver viaggiato così tanto. Viaggiare ti apre la mente, ma amo anche avere la stabilità di essere a casa.

 

W. Molti artisti hanno remixato le tue canzoni, mr Scruff, Tokimonsta, Flying Lotus, ma c'è qualcuno in particolare con cui vorresti collaborare? A. Amerei lavorare con Danger Mouse. (n.d.r. se non lo conoscete andate subito ad ascoltare l'album ROME)

 

W. Qual è stato l'ultimo album che hai comprato?

A. Seven di Emily King.

W. Se fossi l'ultima persona sulla terra, cosa faresti? A. Salterei dalla cima del mondo e andrei a vivere nel mare!

 

Buon inizio Autunno con Andreya Triana!

 

 

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Giovedi 11 luglio e venerdi 26 luglio: due date da segnare in agenda, parola di Nerospinto

Step successivo: recarsi a Ferrara, città che ospita da anni uno dei Festival musicali più famosi e apprezzati, Ferrara sotto le stelle, grazie alla qualità dei musicisti che vi prendono parte.

L'11 luglio sarà la volta degli Arctic Monkeys, indie band per eccellenza, originari di Sheffield e capitanati dal carismatico Alex Turner; esplosi nel 2003 grazie ad un demo virale, i  4 inglesi sono pronti a sfornare il quinto album di studio, AM, previsto per dopo l'estate.

Ad accompagnarli in questa avventura ferrarese, vi sarà Miles Kane, fondatore dei Little Flames, The Rascals, The Last Shadow Puppet ed attualmente dedito ad una carriera solista. Liverpooliano doc, la sua musica echeggia suggestioni Beatlesiane e melodie à la Jack White.

Due settimane dopo tocca invece ai Sigur Rós, gruppo post rock islandese, guidato dal leader Jónsi, famoso per le sue eteree melodie e i titoli sospesi che rimandano agli sconfinati paesaggi nordici.

La compagine, nata nel 1994 e che deve il suo nome alla sorellina di Jónsi (Sigurrós significa infatti Rosa della Vittoria), trovò come prima estimatrice la connazionale Björk, che sia adoperò per la pubblicazione del loro primo singolo.

La particolarità della musica dei Sigur Rós sta nell'utilizzo di una lingua inventata, l'hopelandic,  e nell'impiego di un archetto da violoncello per suonare la chitarra.

Ferrara sotto le stelle 2013: due serate con non perdere, per un'estate in musica!

 

Per maggiori informazioni:

http://www.ferrarasottolestelle.it/

 

 

 

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Le prime 5 novità selezionate per voi e la playslist su Spootify!

L'estate è liberatoria. Ad una minor quantità di vestiti addosso, aumenta esponenzialmente la voglia di uscire e vivere nuove esperienze. Una colonna sonora adeguata al momento è quello che ci vuole. Le novità uscite da poco selezionate per voi, con una playlist su Spootify in continuo divenire. I primi 5 brani. Let's play it loud!

 

Cocorosie:  Gravediggress

Notturne e ispirate più che mai le due eccentriche sorelline francesi, che prendono il pop e lo disarmonicizzano con atmosfere oniriche e oscure, che tanto rimandano alle produzioni del nord europa (Islanda su tutte). Così Gravediggress, chicca che anticipa l'album, è brano che che ruota intorno al duetto fra un'anziana vagabonda e una bimba abbandonata, cui è stata rubata l'innocenza. La bimba chiede alla vecchia di proteggere il suo amore seppellendolo.

Prescritto per: In casa, abbassando le tapparelle, sognando l'Islanda o qualche altra landa desolata del nord.

Casi di non somministrazione: virulento astio per Bjork et simila.

 

Foals: Holy fire

Con il fulminante esordio “Antidotes” catturarono l'attenzione con un rock indie dalle ipnotiche dissimetrie avant-pop, sempre teso sul mimimalismo.  Avanti ancora con lo spessore di “Total Life Forever”, lavoro monumentale che lambiva territori inesplorati, esce “Holy Fire”. Tra tutti vi proponiamo la sventagliata math-funk di “Inhaler”, singolo quasi Jane's Addiction nel ritornello, che mette bene in evidenza la sottilissima perizia tecnica (apprezzabile soprattutto dal vivo) del gruppo. A Milano il 24 ottobre.

Prescritto per: rimembrare la vacuità del rock.

Casi di non somministrazione: quando la strofa-ritornello-strofa è tutto.

 

Micheal Franti: I'm Alive

Il cantante californiano torna con il pop-rock-rap un po' terzomondista che gli ha regalato la notorietà con il precedente “The Sound of Sunshine”. Franti fa suo il messaggio positivo di Unity e ottimismo tipici del reggae. Si aspetta l'album nuovo che uscirà a breve. In attesa che il singolo esca anche su Spootify vi proponiamo “See you in the light” dal suo album più riuscito “Yell Fire” che miscela raggamuffin, rock, pop e reggae con mirabile facilità.

http://www.youtube.com/watch?v=Fw0oOjZydZY

Prescritto per: Colorare un abbandono.

Casi di non somministrazione: Se il termondismo vi fa venire l'orticaria.

 

Bloody Beetroots + Paul McCartney: Out of sight

Questo pezzo è la dimostrazione che non ha importanza la storia che hai alle spalle: talento e sintonia possono fondersi insieme anche tra musicisti completamente diversi per formazione ed esperienza. Di McCartney, leggenda vivente, sett'anni appena compiuti, sapevamo tutto, ma mai si poteva pensare che potesse funzionare in un brano dance pompato come questo. La canzone è stata creata da Paul McCartney, Martin 'Youth' Glover, storico sodale dei Killing Joke e dal '93 co-intestatario - insieme proprio a Paul McCartney - del progetto Fireman e Sir Bob Cornelius Rifo. In playlist vi proponiamo “Nothing too much just out of sight” degli Fireman, che richiama il titolo del singolo. Un blues primordiale dove McCartney esprime una vocalità ruvida, distante dalla melodia alla quale lo si associa. Qui invece il link alla canzone:

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=0mOgDiNN2Uc

Prescritto per: miscelare gin tonic quando finite di lavorare.

Casi di non somministrazione: Beatles maniac.

 

S.M.S. Miro Sassolini: Mai troppo chiuso il tempo

Una sintesi perfetta tra l'elettronica di matrice minimale anglosassone e il cantautorato italiano questa ballata di Miro Sassolini, la voce dei Diaframma, storico gruppo culto. Mino celebra i “primi” 50 anni di vita e i 30 di carriera. L'album da cui vi proponiamo questa intensa ballata si chiama Da Qui a Domani, dodici tracce intense, un “progetto di ricerca artistica, multimediale e contaminata” dove si mischiano elettronica e pop di classe. Se non sapete chi siano i Diaframma, vi diamo un assaggio tratto capolavoro Siberia, “Neogrigio”.

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=Erv9w2-V1FI

Prescritto per: Sciogliere i pensieri.

Casi di non somministrazione: Sensibilità conclamata alle cose fatte bene!

 

 

 

Playlist Spootify

http://open.spotify.com/user/1166797756/playlist/5okb9ooNJk2AhQOYtV7S2t

 

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Venerdì, 08 Marzo 2013 13:01

Soap&Skin e il suo "Lovetune for Vacuum"

Opprimente, angosciante, può provocare crisi di pianto, orrore inconsulto, ma parallelamente splendido, a tratti lirico, coinvolgente, quando ascoltato capace di estraniare totalmente dal contesto fisico, di catapultare l’ascoltatore in un mondo irreale pregno di immagini di morte e disperazione e, in contemporanea, capace di rivelare una sorta di ineluttabile vacuità dell’esistenza.

Sono queste le emozioni che ho provato quando ho ascoltato per la prima volta “Lovetune for Vacuum” (2009, Couch Records/PIAS Records), primo album della giovanissima Anja Franziska Plaschg, in arte “Soap&Skin” e che continuo tutt’ora a provare, ogni qual volta l’ascolti.

Anja nasce in un piccolo villaggio austriaco, Gnas, in cui, studia Pianoforte dall’età di sei anni, cui affianca, a quattordici anni, il violino.

Ed è proprio sul pianoforte e sul violino che si impernia la sua arte: lunghe concatenazioni di suonate al piano e sviolinate sono affiancate dalla sua voce fredda, asettica, nasale a tratti.

Probabilmente il suo lavoro, attraente sotto molti punti di vista - non a caso si è gridato alla “bambina prodigio” nel 2008 - è così attraente, proprio perché, come la stessa Plaschg ha affermato, è stato influenzato da colossi come: Xiu Xiu, Cat Power, Björk, Aphex Twin e Nico e a compositori Quali Rachmaninov.

Palese l’influenza di Björk soprattutto riguardo il secondo album: “Narrow” (2012, PIAS Records). Qui emerge prepotentemente l’esperienza electro della Plaschg: brani come “DeathMental” o “Board Turns Toward the Port”, il pianoforte si traspone nell’elettronica sperimentale, parallelamente trasponendo l’ascoltatore, in quella sperimentazione elettronica tipica dei paesi nordici: atmosfere glaciali, melodie rindondanti e cupe.

http://youtu.be/GmJqdISO9Bk

http://youtu.be/3V3UjP5ihSY

 

Francesco Zingaro

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Venerdì, 08 Febbraio 2013 19:17

L'incantesimo Sigur Rós arriva a Milano

Non ci sono storie. I Sigur Rós sono uno dei gruppi artefici della migliore musica ambient di sempre e noi di Nerospinto siamo tutti eccitati per il loro grande ritorno in Italia. I loro album sono un amalgama  affascinante frutto di una speculazione musicale attraverso molteplici  generi, tra il post rock,il dream pop e l’ambient, che fanno del risultato finale un sound sui generis che ha reso la loro musica unica . Non importa che non capiate una parola del celebre falsetto trascendentale di Jonsi Birgisson, sará perché non parliate islandese, sará perché non siete esperti di Hopelandic, un linguaggio inventato dalla band per meglio adattare la linea vocale a quella melodica , quello che conta è che nessuna barriera linguistica è mai stata in grado di ostacolare il totale coinvolgimento del pubblico di fronte ai loro paesaggi sonori atmosferici, profondamente emozionali, quasi onirici.

Valtari/rullo compressore del 2012, nonché follow-up di Með suð í eyrum við spilum endalaust del 2008 che li aveva visti cimentarsi in qualcosa di piú mainstream rispetto alla loro produzione precedente, è il sesto album della band che pone fine alla loro breve "pausa a tempo indeterminato". Se quello del 2008 poteva sembrare un prodotto piú commerciale, ne è prova lampante la traccia Gobbledigook , Valtari è sicuramente stato in grado di riportarli in una direzione opposta, quella che li ha resi celebri suscitando apprezzamenti da parte di famigerati colleghi del calibro di Björk che li aveva giá notati quando ancora erano poco conosciuti.  La sua gestazione è stata lunga: Valtari trova le sue radici in una collaborazione del 2003 con il Coro 16 del Barbican di Londra, e di fatto la registrazione è iniziata nel 2007, quando i Sigur Rós decidono di portare avanti l'idea di un album interamente corale. Ma altri progetti, e la mancanza di un obiettivo chiaro, ha impedito loro di compiere progressi significativi per un po ', è stato solo a due anni fa che risale la messa a punto del disco con i vari esperimenti che avevano condotto nel corso degli ultimi quattro anni e che hanno portato alla sua realizzazione. Il risultato finale è stato quello di otto canzoni per un totale di quasi un'ora, probabilmente il loro disco più ‘tranquillo’ e di conseguenza la loro uscita più sconcertante. Eppure, in un certo senso, questo è uno dei loro dischi più belli di una carriera che non è mai risultata a corto di eleganza. Gran parte dell'album suona come se fosse costituito da ciò che, negli anni precedenti, è stato qualificato come una lunga introduzione fluttuante alle canzoni. Pezzi che si sviluppano in un crescendo musicale che inizia il suo percorso molto lentamente per poi raggiungere il culmine nel falsetto tipico di  Jónsi, dai caldi suoni elettronici, a quelli irruenti della chitarra quasi percossa con l’archetto del violoncello che creano dissonanze ai limite della sperimentazione. Un album per lo piú strumentale dalle ambientazioni magiche che vuole mettere alla prova sia l’ascoltatore che le stesse capacitá indiscutibili e lungimiranti della band.

Risale a pochi giorni fa la notizia, direttamente da uno studio di registrazione di Los Angeles, che annuncia l’arrivo di # SR7 quello che dovrebbe essere il loro settimo album che vedrá la luce entro il 2013. Finora è stato chiamato come # SR7 , ma non è chiaro se il titolo sia stato utilizzato dalla band in attesa di quello ufficiale. Per ora possiamo cercare di ricostruirne il mood, anche se solo per poco,  con il teaser qui di seguito legato all’uscita di questa creazione e che allo stesso tempo promuove il tour e sembra possa essere un frammento di una versione in studio di 'Brennisteinn', pezzo che ha debuttato lo scorso anno in un concerto nella loro nativa Islanda.

http://www.youtube.com/watch?v=98iDL-lPtQo&feature=player_embedded#

I Sigur Ros approderanno a Milano il prossimo 19 febbraio portando con loro l’inconfondibile eterea alchimia delle loro melodie che prendono per mano l’ascoltatore accompagnandolo in un viaggio intriso di nostalgia e mai di tristezza, in quello che non mancherà di dimostrarsi uno show indimenticabile ad alto contenuto emozionale che ci trascinerà in una scaletta da lasciarci senza fiato.  (Popplagið,Ný Batterí,Hafsól,Olsen Olsen,Svefn-g-englar,Sæglópur,Hoppípolla,Með Blóðnasir,Njósnavélin,Glósóli,Vaka,Viðrar Vel Til Loftárása,Gong,Samskeyti,E bow,Heysátan,Takk…,Andvari,Svo Hljótt ) Impossibile non esserci!

 

Martedì 19 Febbraio 2013 Assago (MI) - MEDIOLANUM FORUM

Via Giuseppe di Vittorio, 6

Apertura porte Ore: 19.00 - Inizio Concerti Ore: 21.00

prezzi dei biglietti: parterre in piedi: 32 euro + diritti di prevendita

tribuna non numerata: 32 euro + diritti di prevendita

Biglietti in vendita su www.ticketone.it, www.vivaticket.it, www.ticket.it, www.geticket.it, www.bookingshow.it

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