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Fino al 15 gennaio presso il LaGare Hotel Milano McGallery by Sofitel saranno in mostra le fotografie della compagnia Momix di Max Pucciarello.

Pubblicato in SvelArte
Giovedì, 14 Febbraio 2013 14:36

Gabriele Basilico il genio in bianco e nero

Si è spento ieri uno dei luminari della fotografia contemporanea, uno dei protagonisti in assoluto di questa forma d’arte che è da sempre riuscito a farsi apprezzare anche all’estero grazie alle sue eccezionali capacità interpretative, uniche nel loro genere. Nerospinto non poteva che ricordare quest’ immensa perdita dedicando a Gabriele Basilico uno spazio al fine di esaltare la sua straordinaria personalitá di grande artista visivo.

In più di trent'anni la sua carriera non ha smesso di brillare con innumerevoli  successi, le sue produzioni artistiche esposte sia  in Italia che all'estero e mostrate in un gran numero di libri e cataloghi fotografici, sono state piú volte coronate dagli allori di innumerevoli premi internazionali.  Basilico studia Architettura a Milano tra la fine degli anni Sessanta ei primi anni Settanta all'epoca delle proteste studentesche, eventi che lo hanno portato ad utilizzare la fotografia come mezzo per documentare la situazione politica in profondo fermento. E’ al 1978 che risalgono i celebri scatti di una zona industriale nei pressi di via Ripamonti, a Milano, per l'Istituto d'Urbanistica: edifici apparentemente ordinari che grazie ai suoi scatti guadagnano nuove vesti di inaspettata dignitá e delle nuove identità. "Dopo aver sviluppato le pellicole e stampato le immagini", spiega, "ho pienamente realizzato questa differenza estetica."Agli inizi della sua carriera ha subíto influenze importanti quali quelle di maestri della fotografia come Eugene Smith e Billy Brandt, ma ben presto sposta la sua attenzione da eventi e persone prediligendo i paesaggi.  Per questo la scelta di trasferirsi dal centro della città alle periferie per rimanere in stretto contatto con le aree produttive urbane i cui edifici, apparentemente insignificanti, mediocri, alle volte deprimenti, lo avevano da sempre affascinato per la loro vita nascosta e la loro energia latente, pronta ad essere catturata e documentata. Amante del cinema neo-realista, tra i suoi preferiti  ‘Il posto’ di Ermanno Olmi, nel 2006 lavora attivamente nel cinema co-dirigendo la fotografia di ‘Come l'ombra’ di Marina Spada che è stato presentato al Festival del cinema di Venezia e a Montpellier, dove ha vinto il Prix de la Critique. La sua prima mostra importante è ‘ritratti di Fabbriche’ che si è tenuta nel 1983 presso il Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano. L'anno successivo, è stato l'unico artista italiano a prendere parte alla Mission Photographique de la DATAR, un progetto di ricerca sul paesaggio francese. Un altro momento fondamentale della sua carriera è a Berlino nel  1991: appena un anno dopo la fine di una lunga guerra civile, ha interpretato la capitale libanese per un progetto promosso dalla scrittrice Dominique Eddé. L'obiettivo era quello di documentare la realtà senza intenzioni politiche o sociali. Negli anni successivi, ha lavorato in Italia e in Europa: tra i progetti più importanti, una ricerca su un'area urbana di Berlino, nel 1999, un’inchiesta su Valencia nel 2000, LR 19/98 nel 2001 progetto testimone delle aree urbane abbandonate in Emilia Romagna. Nel 2003 torna nel nord della Francia e in Beirut, ritrae gli edifici più moderni del Portogallo e prende parte alla quinta Biennale Internazionale di Architettura e Design di San Paolo. Dal 2004 al 2006 ha lavorato in diverse città italiane (Napoli, Mantova, Bari e Reggio Emilia, tra gli altri), a Barcellona, ​​Lisbona e nel Principato di Monaco.Nel 2007 opera per la prima volta negli Stati Uniti, nella Silicon Valley, su incarico del Dipartimento di Fotografia del San Francisco Museum of Modern Art. Nello stesso anno, avvia il progetto ‘Mosca Verticale’ ritraendo la cittá in una serie fotografica insolitamente a colori.

Tra i meriti piú prestigiosi, nel 1990 ha ricevuto il Prix Mois de la Photo di Parigi, mentre nel 1996 ha vinto il famoso Osella d'Oro come miglior fotografo di Architettura alla sesta Biennale di Architettura di Venezia. Nel 2000 gli è stato assegnato il premio INU dall'Istituto Nazionale di Urbanistica, dopo due anni, il suo volume di Berlino ha vinto il premio PhotoEspaña per il miglior libro fotografico dell'anno. Nel 2007 ha ricevuto il Premio Internazionale di Fotografia Architettura per la Fondazione Astroc di Madrid.

Formatosi come architetto, i suoi scatti danno una visione precisa e tagliente, intensa e non convenzionale del mondo. I nostri occhi solitamente sfuggono al paesaggio urbano circostante, gremito di edifici apparentemente immobili e inanimati, abituati alla nostra vita frenetica non vediamo altro che questo. Ed è proprio qui che nasce e si sviluppa il genio di un grande fotografo quale è stato Basilico. Nelle sue foto non vediamo solo un mucchio di mattoni, i suoi edifici è come se acquisissero una vita tutta loro, le sue fotografie è come se parlassero, da sempre storie di denuncia e importanti spunti di riflessione. Nerospinto lo ricorda e lo ammira per questo modo tutto suo di cogliere in uno scatto quello che sta al di lá di ció che focalizzano i nostri occhi. Sono davvero pochi gli scatti in grado di cogliere quest’essenza profonda delle cose e i suoi sicuramente lo sono.

http://www.youtube.com/watch?v=PFaOtlpLijM

Pubblicato in Cultura

Le Immagini di solito hanno un impatto maggiore rispetto alle parole scritte, la loro capacità di emozionare l’osservatore è sicuramente superiore a quella del linguaggio. Se poi metti una fotocamera nelle mani giuste la differenza che si ottiene nello scatto finale diventa sostanziale. E quelle di Stanley Greene lo sono.

 

Nato a New York nel 1949 da adolescente è stato un membro attivista delle Pantere Nere contro la guerra del Vietnam e fondatore di SF Camerawork, uno spazio espositivo per la foto d’avanguardia. Greene ha studiato presso la Scuola di arti visive di New York e in seguito ha cominciato la sua carriera fotografica nel campo della moda e nella cronaca visiva legata al contesto musicale punk rock. Ma é stato l’incontro con W. Eugene Smith, famoso fotoreporter americano della Seconda Guerra Mondiale, che lo segna profondamente facendogli prendere la decisione di impiegare tutte le sue energie nel fotogiornalismo. Inizia cosí a lavorare per il New York Newsday. Nel 1986 si trasferisce a Parigi trovandosi in Europa in tempo per fotografare la caduta del muro di Berlino, scatti che lo hanno reso un professionista unico nel suo genere. Nel corso degli ultimi due decenni ha infatti realizzato alcune delle immagini piú toccanti scattate in zone critiche come Croazia, Ruanda, e la costa del Golfo del post uragano Katrina. Stabilitosi in Cecenia per più di un decennio documenta la lotta cecena per l'indipendenza dalla Russia, convinto che il fotografo non debba accorrere sul posto solo in caso di necessità per poi lasciarlo quando una nuova storia da documentare lo porta altrove.

 

Le sue fotografie sono in grado di rappresentare l’umanità soprattuto attraverso momenti tragici, lasciando lo spettatore in bilico tra la sicurezza della vita occidentale e gli orrori delle guerre straniere. Storie di tossicodipendenti provenienti da Kabul, uomini che fuggono dalle esplosioni delle bombe a Kirkuk, in Iraq, una bandiera americana sporca che ricopre un altare di una chiesa di New Orleans ancora in rovina due anni dopo l'uragano Katrina . ‘’La mia è una fotografia tradizionale in un ambiente non tradizionale. Oggi essere un fotoreporter significa essere totalmente determinato e impegnato nell’umanità. E’ letteralmente necessario essere coinvolti nel fotogiornalismo ; essere un fotoreporter significa essere un testimone, un informatore, un giornalista e non il protagonista della storia.’’ Questa è l'evoluzione attuale della fotografia giornalistica secondo Greene, che sottolinea come le foto debbano dare importanza alle relazioni fra uomini, sono un mezzo per documentare la storia umana promuovendo il cambiamento, documentando le atrocità della guerra ma allo stesso tempo celebrando  la vita. Uomo di grande fervore ideologico che rifiuta di compromettere i suoi valori, capace di operare con professionalità, distacco e sensibilità di cittadino coinvolto. E’ infatti inevitabile, se si vuole comunicare senza filtri la realtà di certi contesti, sviluppare un certo livello di empatia, facendosi coinvolgere dalle problematiche e dal quotidiano degli individui rappresentati. Greene è inoltre consapevole che gli aspetti tecnici del processo fotografico non sono gli obiettivi primari di un vero fotoreporter, il 75 % è affidato alla casualità e solo  il restante 25 alla bravura, questa é la magia della fotografia secondo Greene.

 

Vincitore di cinque World Press Studio, il prestigioso W. Eugene Smith Grant per la fotografia umanistica e innumerevoli altri premi internazionali tra cui il recentissimo grant dell'Aftermath Project 2013 per il suo progetto sulla Cecenia.

 

Stanley Greene è l’autore degli scatti presentati al Linke Lab di via Avancini 8 che ospiterà la mostra Western Front, una raccolta di  10 immagini tratte dall'omonimo libro realizzato da Greene e Van der Heijden dopo il famoso libro cult Black Passport di cui Nerospinto ripropone l’impressionante trailer.

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=9_qiEEe-SxM LINKE LAB via Avancini 8

dal 5 al 10 febbraio

dalle 10.00 alle 19.00

(free entry)

Per informazioni:

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure 02/87382206

 

Alessandra Sporta Caputi

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Direttore Responsabile
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Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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