CHIAMACI +39 333 8864490

Un recente articolo pubblicato su “La Stampa.it”,  sezione Salute (articolo del 30 Aprile 2013), racconta di una ricerca condotta dai ricercatori dell’Università di Oslo (Norvegia).

 

Coordinati dal Dr. Fahri Saatcioglu, hanno condotto uno studio pubblicato su PLoSOne in cui si suggerisce che gli effetti già segnalati in precedenza circa le pratiche yoga hanno una componente fisiologica integrante a livello molecolare. Questa azione a livello molecolare viene avviata immediatamente durante la pratica e può costituire la base per stabili e salutari effetti a lungo termine.

Il professor Saatcioglu, insieme ai colleghi Su Qu, Solveig Mjelstad Olafsrud e Leonardo A. Meza-Zepeda, hanno coinvolto 10 soggetti adulti che hanno partecipato a un ritiro di una settimana in Germania, in cui hanno praticato lo yoga e altre attività.

Durante le sessioni, i ricercatori hanno monitorato i cambiamenti che avvenivano nei partecipanti, scoprendo che quella sensazione di lucidità e benessere provata dagli yogi altri non era che la modifica nell’espressione di ben 111 geni che era avvenuta durante la pratica.

 

La settimana di ritiro, per i partecipanti, si è svolta nel seguente modo: i primi due giorni hanno praticato per 2 ore gli esercizi yoga comprensivi di posture, esercizi di respirazione e meditazione. I giorni seguenti si sono dedicati a passeggiate nella Natura e all’ascolto di musica jazz o classica.

Sia prima che dopo le quattro sessioni di esperimenti, i ricercatori hanno prelevato dei campioni di sangue dai partecipanti, che sono stati analizzati al fine di valutare l’attività del sistema immunitario per mezzo delle cellule mononucleate.

 

Le analisi condotte sull’attività di queste cellule – che svolgono un ruolo chiave nell’attività del sistema immunitario – hanno permesso di scoprire che quando i volontari si erano dedicati alle passeggiate nella Natura e all’ascolto della musica si verificava un mutamento nell’espressione genica in 38 di queste cellule circolanti.

Quando invece si erano dedicati alla pratica dello yoga, queste mutazioni nell’espressione genica avvenivano in 111 cellule mononucleate.

 

Entrambe le pratiche hanno influito sulle modifiche di 14 geni in comune. Per cui se ne deduce che, come scrivono i ricercatori, «i due regimi, in qualche misura, influenzano i processi biologici simili».

 

 

Namasté, Vittorio Pascale

allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

studioso di Buddhismo tibetano

fondatore della pagina Fb: Yogamando

domande o dubbi? @: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Tra i molteplici atteggiamenti che rubiamo dalla sala di pratica uno a cui tengo particolarmente è la consapevolezza, punto sul quale, molti dei maestri che ho intervistato ( es. Sw. Virananda o la mia maestra di Yoga Manuela Leoni) hanno posto un accento decisamente “accentuato” .

Ma cosa si intende per consapevolezza?

Facciamola breve: sapere esattamente cosa si sta facendo o dicendo coordinando armonicamente la mente con il corpo. “ Eh, facile”...iniziamo a pensare. Ma andiamo un attimo oltre. Abbiamo la sicurezza che tutto ciò che diciamo sia assolutamente e consapevolmente sotto il nostro controllo? Quante volte agiamo seguendo in automatico il modello ON-OFF di un interruttore elettrico? Ammetto che, oggigiorno, siamo tutti un po' lobotomizzati e in modalità pilota automatico. Basta pensarci e rifletterci: è il primo passo verso la consapevolezza che abbraccia azioni e parole; e che comunque dovrebbe estendersi anche in azioni inconsapevoli come il sonno, durante il quale, in teoria, noi non agiamo. Vi rimando, in questo caso, e per approfondimenti, all'articolo “Il bello (finto) addormentato: Lo Yoga Nidra o sonno consapevole.

La mente si coordina con il corpo: un elemento non-concreto e invisibile agisce con un elemento concreto e tangibile che ha in sé il set completo dei 5 sensi. E' questo che fa lo Yoga ponendosi come lo “start” del viaggio verso la consapevolezza. Ovvio, dopo una lezione non si vedono gli effetti nella nostra vita quotidiana della pratica; un po' come pretendere che un medicinale sia un “pronti, via, assunto, malattia passata”. Ogni cura, breve o lunga che sia, ha il suo tempo di fioritura e osservare la sua evoluzione con pazienza e costanza fa sbocciare in noi altre qualità utili da riversare nella quotidianità.

Tuttavia, posso assicurare, che dopo la prima lezione di Yoga si esce leggeri, rilassati ma “stanchi” allo stesso tempo. Perché? Oltre all'utilizzo di fasce muscolari che non pensavamo neanche di avere, e che si rispolverano come le vecchie argenterie della nonna, il punto focale della stanchezza mentale e fisica è proprio la circostanza di essersi trovati a dover far collaborare la nostra capoccia con il sistema muscolare per raggiungere un Asana. E non è una questione da poco perché si tende a considerare il corpo e la mente come due entità separate che non hanno nulla in comune: peccato che la mente risieda nel nostro corpo da quando siamo nati e normalmente la si lascia “cazzeggiare” un po' troppo. Non ci si rende conto, invece, che la mente non è altro che un corrispettivo di un braccio o di una gamba, un arto: quindi quando non c'è bisogno di utilizzarla semplicemente si lascia a riposo...ma tutto ciò accade? Normalmente no.

Iniziando a prender atto della felice collaborazione che ci può essere tra il corpo e la mente si inizia poco a poco a rendersi conto di cosa sia la consapevolezza rubandola dalla sala di pratica e portandola via via nella nostra vita. Si comincia a osservare consapevolmente, a camminare consapevolmente, ad agire consapevolmente e a compiere molte altre azioni a cui posso abbinare la parola “consapevolmente”. La mente è più allineata e snella e tende a non ingolfarsi diventando un elefante in uno spazio di 1 cm quadrato. Il corpo si muove con più disinvoltura ed eleganza poiché, durante una Sadhana (pratica Yoga), lo sfidiamo mettendo a nudo le nostre paure di muoversi o assumere determinate posizioni, gioendo anche del limite superato o del raggiungimento di un grado di osservazione più profondo del sistema muscolare o respiratorio.

Riappropriandosi del corpo, il primo strumento che in assoluto controlliamo, ma che paradossalmente muoviamo in automatico senza cognizione di causa, non è altro che l'effetto di agire con una consapevolezza che concilia corpo e mente. La mente collabora con una qualità diversa con il corpo e quest'ultimo ci libera da limiti o da blocchi che di solito ci autoimponiamo per assurde e inconsistenti idee di non riuscire a fare determinate cose.

Riprendendo la natura etimologica della parola Yoga, “unione”, il processo che mette in atto la consapevolezza è proprio questo: unire il corpo assieme alla mente facendo tornare l'essere umano ad essere un unicuum continuo. Un insieme omogeneo e non un minestrone che ribolle e trapela da una pentola a pressione pronta a scoppiare da un momento all'altro: c'è sempre stata una bella differenza tra minestrone e passata di verdure!

Lasciando la pratica dello Yoga sfidatevi in questo modo: provate, da quando vi svegliate a quando andate a dormire, a pensare e a rendervi conto di ogni azione che fate: dal prender il caffé al percorso che fate andando a lavoro, a quando camminate, ecc ecc. Alla fine della giornata la mia domanda è: siete riusciti a mantenere una consapevolezza costante delle vostre azioni e parole senza cadere in automatismi o perdervi a un certo punto? Tutto ciò è alquanto stancante, no? (Nel Buddhismo questo esercizio viene chiamato “meditazione consapevole”).

Namasté, Vittorio Pascale

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano Fondatore della pagina Fb: Yogamando Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Allergie,sinusiti, raffreddori, riniti, asma, emicrania, febbre da fieno, accumuli di muco sono purtroppo problemi ricorrenti e fastidiosi in particolare in alcuni periodi dell'anno. Ancora una volta la cultura ayurvedica indiana ci viene incontro con un rimedio naturale molto potente.

Il lavaggio nasale è un trattamento che si può far da soli tutti i giorni come pratica quotidiana e che se fatto in maniera ricorrente e d'abitudine elimina completamente tanti dei problemi che abbiamo elencato. Questa pratica nasce appunto in India ed è ben nota a chi pratica yoga e che quindi necessita di dover e poter respirare bene. In realtà il "Jala neti", appunto in sanscrito "pulizia nasale" è svolto normalmente da tutti in oriente per mantenere le vie aeree pulite e aperte e per prevenire allergie e quanto sopra già citato.

La lota è lo strumento che viene utilizzato per la pulizia, ha un costo irrisorio e può essere usata anche dai bambini. La lota è come una piccola teiera con un beccuccio allungato e si prepara riempiendola con dell'acqua tiepida (non calda!) ed un cucchiaino di sale fino. A questo punto, davanti al lavandino o ad una bacinella si infila il beccuccio in una narice, ci si piega leggermente in avanti e si ruota la testa verso il braccio che regge la lota. L'acqua per gravità entrerà nella narice, percorrerà tutto il canale nasale ed uscirà dall'altra narice. Una volta versato metà del contenuto dell'acqua nella narice si procederà a ripetere il tutto nell'altra narice. Terminata questa pratica si rimane piegati leggermente sul lavandino in modo da far fluire tutta l'acqua residua. A questo punto potrebbe essere utile espirare in maniera forte e ripetuta dal naso per agevolare l'uscita di eccessi di liquido ancora presenti all'interno. Verrà naturalmente da soffiarsi il naso, agevolate il tutto. Nonostante l'immaginario comune non esiste la sensazione di soffocamento o fastidio. Il decorso dell'acqua è naturale e semplice e per niente invasivo.

Questa operazione, come già detto se fatta d'abitudine previene allergie, asma e tutti i problemi che coinvolgono il sistema respiratorio e può essere, in giornate critiche, ripetuta diverse volte al giorno. Il naso rimane pulito in profondità e già da subito se ne sentiranno i benefici.

Questo lavaggio viene consigliato anche da medici anche se spesso consigliano di fare il tutto con una siringa senza l'ago quando non conoscono il trattamento originale. In farmacia sono vendute soluzioni saline per i lavaggi ma l'acqua che usiamo in casa e il sale fino vanno benissimo e sono più economici.

In commercio la lota si trova in svariate forme, colori e materiale. Il mio consiglio è quello di procurarvi una semplice lota di plastica in quanto potete portarla con voi anche in viaggio senza il rischio che si rompa durante il trasporto. La si può trovare generalmente in qualunque centro yoga o nei negozi dove vendono prodotti etnici orientali ed in media il costo non supera i 10 euro.

Di seguito un video dimostrativo molto semplice e chiaro per la corretta esecuzione del lavaggio.

WWW.MASSAGGIMILANO.IT

In India, i partecipanti ad una lezione di yoga hanno stabilito un vero e proprio Guinness World Record: pensate che, nello stato del Madhya Pradesh, si è svolta una lezione in simultanea che ha coinvolto oltre dieci milioni di persone. Mai successa una cosa simile.

 

Si tratta di un evento richiesto dal responsabile dello stato indiano, mirato proprio a superare il record precedente, detenuto dal Kazakistan, con una lezione di massa di aerobica, oltre che ovviamente ad eseguire il “saluto al sole”, di grande aiuto per trovare armonia sia fisica che mentale.

 

Nonostante si trattasse di una manifestazione assolutamente pacifica, c’è stato anche chi ha tentato di boicottare l’evento.

I responsabili del tentativo sono un gruppo di minoranza musulmana, che non hanno voluto partecipare alla lezione di yoga collettiva, appellandosi al fatto che adorare il sole si trattasse di una fede pagana.

Ma i realizzatori dell’evento di yoga hanno puntualizzato più volte che non vi era compreso alcun fine religioso.

 

Non resta che attendere il verdetto del Guinness World Record, che sta facendo i suoi conti per l’anno 2012.

 

Anche New York, che non delude mai in fatto di “eventi curiosi”, ha indetto una lezione collettiva di Yoga in Times Square raggiungendo però a malapena 14.000 persone. Poche paragonato a ciò che è successo in India.

La manifestazione si ripeterà il 21 Giugno, giorno del solstizio di Primavera, a Broadway tra la 42esima e la 47esima strada.

 

 

Namasté,

Vittorio Pascale

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Dal 25 al 28 aprile si terrà lo splendido Festival dell'Oriente presso il Parco Esposizioni di Novegro.

Nerospinto vi invita a prendere parte all'evento e ad immergervi nelle culture e nelle tradizioni di un Continente sconfinato.

 

Dopo lo straordinario successo dello scorso anno, centomila metri quadri sono ora a vostra disposizione per imparare a conoscere ed apprezzare usi e costumi di luoghi lontani e fascinosi.

Le attività e i laboratori che vi guideranno alla scoperta di queste meravigliose terre sono innumerevoli: mostre fotografiche, bazar, stand commerciali, gastronomia tipica, cerimonie tradizionali, spettacoli folklorisitici, medicine naturali, concerti, danze e arti marziali si alterneranno nelle numerose aree tematiche dedicate ai vari paesi in un continuo ed avvincente susseguirsi di show, incontri, seminari ed esibizioni.

 

Potrete interagire con diversi esponenti di pratiche differenti e sperimentare gratuitamente decine di terapie tradizionali visitando il settore dedicato alla salute e al benessere, con i suoi padiglioni dedicati alle terapie olistiche le discipline bionaturali,lo yoga, ayurvedica, fiori di bach, theta healing, meditazione, spazio vegano, reiki, massaggi, ci kung, tai chi chuan, shiatsu, tuina, bio musica,rebirthing, integrazione posturale, e molte altre ancora.

 

Lasciatevi incantare dalla magia dell'Oriente. Fatevi inebriare da gusti, aromi, sensazioni, sonorità di India, Cina ,Giappone, Thailandia, Indonesia, Marocco, Filippine, Vietnam, Tibet, Egitto, Uzbekistan, Mongolia, Nepal, Birmania, Corea, Cambogia.

Immergetevi in una cultura lontana e fatevi travolgere da ritmi, abitudini e approcci alla vita completamente nuovi.

 

 

Festival dell'Oriente

25-26-27-28 aprile 2013

Milano - Parco Esposizioni Novegro

Orario 10.00-23.00

Ingresso: 10€

 

Link sito: http://festivaldelloriente.net/

Essere immobili è una condizione che pare non appartenga all'essere umano, o meglio, è così che l'uomo Occidentale vuole credere da quando abbiamo fatto di tutto per far sì che non ci fermassimo un momento.

 

Il risultato? Beh, fate una lista di cose che non vanno o di comportamenti strani e otterrete quasi sempre come risultato una frase del tipo: “se ci avesse pensato di più”, “se non avesse agito d'impulso”, “se non fosse stato troppo avventato nella parola e nei pensieri” e così discorrendo.

Il tutto per la mancanza di un piccolo istante in cui semplicemente si è immobili, con un atteggiamento di disarmante leggerezza, ma che risulta molto spesso tutto il contrario solo perché non ci appartiene o non ci è stato insegnato a scuola.

 

Non bisognerà mai dimenticare che la difficoltà maggiore per noi Occidentali è la capacità di fermarci in maniera "stabile e piacevole", sia a livello fisico che a livello psicologico.

 

Un'Asana è un prezioso strumento che ci stabilizza comodamente nel momento in cui viene realizzata appieno.

Non dobbiamo replicare necessariamente una forma (non siamo delle fotocopiatrici con un modello di corpi uguali tra loro), ma ricercare uno stato in cui il nostro corpo diventa “silenzioso” a livello emotivo e muscolare: noteremo che il corpo non farà più i capricci e che, anzi, sarà felice di rimanere anche per molto tempo in una posizione.

 

Provate a poggiarvi sul tavolo con la faccia tra le mani: bene la qualità di questa comodità deve appartenere anche nel momento in cui realizziamo un'Asana ricercando allo stesso tempo immobilità e stabilità. Una bella sfida aggiungerei, ma nessuno ha mai affermato che lo Yoga sia una passeggiata da vecchi invasati New Age: è un continuo e serio match tra corpo, mente e respiro.

 

Nel cammino yogico è importante, dunque: lo studio di se stessi (svadhyaya), il conoscere i propri limiti, l'accettazione di essi e i mezzi regolatori, cioè gli adattamenti che ci permettono di farci approdare a una condizione migliore.

A questo punto vi domando: potete applicare questi principi secolari alla vostra vita quotidiana e contemporanea? A voi la risposta.

 

L'idea sviluppata in "Sthira Sukha" è che la pratica dello Yoga deve condurre l'allievo a padroneggiare il suo corpo in maniera tale che il "sedersi" avvenga naturalmente, cioè senza sforzo e nello stesso tempo in modo stabile e piacevole.

 

L'obbiettivo dello Yoga e dell'Asana è, quindi, quello di portare il corpo alla perfetta condizione di immobilità e di equilibrio, di comodità e di piacevolezza. Una volta sciolte le tensioni attraverso l'abbandono e la controllata respirazione si raggiungerà il vuoto e il silenzio interiore.

 

Molti abbandonano lo Yoga perché le posizioni diventano un esercizio di mortificazione del proprio corpo iniziando a pensare: “devo starci chissà per quanto, che palle”. E si inizia a provare un senso di frustrazione sul “non esser abbastanza per” o addirittura di noia se non correttamente seguiti da un saggio insegnante.

Complici anche alcune immagini della rete e dei giornali che fanno vedere Asana complicatissime che non fanno altro che innescare un sentimento di inferiorità a chi le guarda o fanno nascere un desiderio di competizione per riuscire ad eseguire quella determinata postura, trasformando lo Yoga più in una sfida che in una ricerca sperimentale con il proprio corpo accompagnato da una mente salda.

 

La posizione deve essere, invece, un grande piacere, bisogna poter sentire un profondo beneficio essendo contenti di avere la possibilità di rimanere per un certo tempo fermo, immobile. Ripetendo mentalmente, come dice Thich Nhat Hanh: "Sono arrivato. Questa è la mia casa".

 

"Sukha" esprime questa idea dell'essere felici. Solo in questo caso il corpo accetta di essere silenzioso, immobile. Immobilità che riponiamo anche nella nostra mente considerando che la comprensione dei concetti degli Asana interessa anche il nostro stato mentale.

 

L'immobilità è allo stesso tempo un'azione/non-azione che deriva prima di tutto da un atteggiamento mentale che stabilisce un legame con il corpo: portate quest'atteggiamento nelle vostre vite e noterete dei cambiamenti, delle differenze, un'immobilità che vi servirà a “mettere gli occhiali” nelle situazioni in cui c'è bisogno di stare fermi, anche per un momento, per comprenderle appieno...e per amare gli istanti preziosi che ormai ci sfuggono sempre più dalle dita.

 

Namasté,

Vittorio Pascale | Responsabile Sezione Sesto Senso

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Sabato 4 e domenica 5 Maggio, a Milano, si svolgerà un importante Workshop dedicato al mondo dell'arte e della comunicazione.

 

Maurizio Turchet, Artista multimediale e consulente di comunicazione a 360 gradi, vi guiderà all'apprendimento del metodo QART, arte olografica in percezione quantica, utilizzando tecniche di visualizzazione e canalizzazione in percezione aumentata.

 

Le tecniche di QART intendono offrire gli strumenti più idonei per diventare creatori di mondi al massimo delle proprie possibilità espressive e ottimizzare le informazioni che costituiscono il proprio inner e outer space con i metodi dell'alchimia contemporanea che si esprime nel registro informatico e quantico.

 

Se volete conoscere meglio il fondatore di QART, Maurizio Turchet, vi rimando al mio articolo “Oggi Chiacchiero con: Maurizio Turchet” nella sezione In[sano]

 

http://www.nerospinto.it/new/2013/oggi-chiacchiero-con-maurizio-turchet-ideatore-di-q-art/

 

 

QART  è a disposizione di operatori della comunicazione e ad artisti a livelli più avanzati, ma chiunque intenda espandere le proprie potenzialità espressive potrà scoprire di essere in grado di trasmutare e ottimizzare le informazioni che costituiscono il proprio “space” interiore ed esteriore. Se lo si desidererà si potranno superare le barriere che separano il visibile dall'invisibile, l'impossibile dal possibile.

 

Informazioni e prenotazioni:

www.tribu.it/manilibere

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

mobile +39 328 66 38 333

@: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Sabato 4 e domenica 5 Maggio 2013

dalle 10.00 alle 19.00 Spazio Tribù, Via Riccardo Pitteri 10, 20134 Milano

 

 

 

Namasté,

Vittorio Pascale

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

"One Shot Yoga: curiosità dal mondo dello yoga in pillole" è una mini rubrica che ci fa divertire, incuriosire e imparare allo stesso tempo.

Questa settimana concentriamo la nostra attenzione su uno strumento molto utile, ma poco conosciuto: lo Yoga-Danda.

 

Dato che la Primavera, almeno qui a Milano, ahimè, non accenna a sbocciare , facendo continuare all’Inverno la sua danza, tante persone soffrono di raffreddori e problemi di narici chiuse.

E voi mi direte: si ma lo Yoga cura anche i raffreddori come uno spray nasale? Meglio.

 

Lo Yoga prescrive, per tenere libere le due narici, uno strumento molto particolare che è poco conosciuto ed utilizzato dai praticanti d’Occidente che viene chiamato Yoga-Danda, (danda = bastone).

Al contrario, invece, si conosce molto di più la lota, una speciale teiera che viene utilizzata per il lavaggio dei seni nasali.

 

È dimostrato scientificamente che, se lo yoga-danda viene posizionato sotto un’ascella e ci si appoggia su di esso, sottoponendo quella parte del corpo a una pressione sufficiente, la forza e l'ampiezza del respiro aumenta nella narice opposta e diminuisce nella narice che si trova sullo stesso lato dello yoga-danda. Dunque è possibile liberare rapidamente una narice otturata, collocando lo yoga-danda sotto l’ascella del lato opposto ed esercitando con l’attrezzo una leggera pressione. Se questa pressione viene mantenuta a lungo, il flusso respiratorio attraverso la narice che si trova sullo stesso lato diminuisce, e infine la narice si ottura.

 

Vi ricorda qualcosa questo meccanismo? Perché alla fine le risposte ai nostri problemi ce le dà la Natura nelle piccole cose. Pensate a quando dormite su un lato...

In base allo stesso meccanismo, se uno giace comodamente adagiato sul lato sinistro, con l’intero peso del corpo distribuito sulla coscia sinistra, sulla regione temporale, sulla spalla e sul braccio, dopo un certo tempo la narice destra sarà perfettamente funzionante, mentre la narice sinistra tenderà a bloccarsi.

Lo yoga-danda è un prezioso strumento per la meditazione e spesso lo si ritrova nell'iconografia del dio Shiva (nell'immagine sottostante raffigurato sia con lo yoga-danda che con la trishula, il tridente).

 

 

Namasté,

Vittorio Pascale

 

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

|||

Gli atteggiamenti che abbiamo all'esterno, come ci muoviamo o apriamo il petto o il torace, la dicono lunga sui nostri stati d'animo interiori.

Non ne faccio una questione prettamente yogica in quanto anche la fisiognomica ci dice che ogni postura e ogni atteggiamento fisico rivela stati d'umore, mentali e caratteriali di qualunque individuo. È ovvio che consideriamo il nostro corpo come una specie di cartina tornasole che è la prova del 9 del nostro tumulto o quiete interiore.

 

Il corpo e gli atteggiamenti fisici hanno molto da dire.

 

Perché?

 

A lungo andare l'atteggiamento fisico diventa una caratteristica saliente dell'individuo che influenza emozioni, pensieri e il  "modo di affrontare la vita".

Abituandosi a certe posture si genera così una spirale che trascina l'uomo in un vortice di emozioni negative da cui diventa molto difficile uscire.

 

Quindi, se in un primo momento sono certe emozioni e pensieri ad influenzare gli atteggiamenti fisici, ad un certo punto, e qui bisogna osservarsi con onestà, accade paradossalmente il contrario: sono gli atteggiamenti fisici ad influenzare l'umore.

 

Lo schema immaginario che possiamo tracciare è: l'interno influenza l'esterno per poi diventare esterno che influenza l'interno. Spero di non portarvi in una spirale troppo contorta, io amo la filosofia.

 

Ma cosa vuol dire che i nostri atteggiamenti fisici influenzano l'interno mentale/emozionale dell'uomo?

Sono un chiaro esempio di ciò che sto dicendo il classico portare la testa china o le spalle chiuse e incurvate quando si è abbattuti o giù di tono. Le implicazioni "negative" di questi due atteggiamenti sono veramente enormi.

Come mi disse una volta Lella, una delle maestre del centro Yoga Parsifal specializzata in riflessologia e in medicina cinese Do-In: “portare la testa troppo chinata in avanti espone le vertebre cervicali al peso della gravità portandole  anche a un disarmonico equilibrio tra la terra e il cielo”.

 

Divenire consapevoli di quante implicazioni hanno questi due atteggiamenti nella nostra vita di tutti i giorni, nelle nostre relazioni col mondo e con gli altri è il primo passo per liberarsene.

 

Il secondo passo consiste nel "correggere" le posture indesiderate.

Come? La risposta è semplice e immediata: bisogna partire dal proprio corpo per guarire dentro.

 

Rifacendomi alle 4 nobili Verità del Buddhismo per la liberazione dalla sofferenza, da cui ho tratto spunto per il percorso che ho descritto, bisogna riconoscere la sofferenza (I) , riconoscerne le cause (II), avere il desiderio di far cessare la sofferenza (III) e intraprendere una via che porta alla sua cessazione (IV).

 

Ecco che lo Yoga ci viene in aiuto divenendo lo strumento e la via che ci libera.

Partendo dalla correzione posturale, uno dei pilastri yogici, la pratica ci "corregge" anche all'interno.

 

Esistono Asana nel mondo dello Yoga che ben si prestano a questo fine: Bhujangasana, Salabhasana, Dhanurasana, Rajakapotasana, Natarajasana, Urdhva Mukha Svanasana, Ustrasana ed altre ancora.

Naturalmente esistono differenze sostanziali tra una Asana e l'altra e i benefici variano da posizione a posizione.

 

Tutte queste Asana hanno in comune il fatto che rinforzano i muscoli dorsali, sciolgono e rinforzano il bacino, raddrizzano la colonna vertebrale, aprono il torace ed altro ancora.

 

Ustrasana, in particolare, è una di quelle posizioni yogiche veramente odiose per chi è "abituato" a curvarsi in avanti o ha il petto chiuso. Solo chi ha veramente compreso a fondo l'importanza di partire dal corpo per correggere il proprio carattere e cambiare il modo di sentirsi nel mondo è disposto ad affrontare la pratica di questa posizione.

 

Il torace, in Ustrasana, si apre completamente, le scapole si avvicinano tra loro, le spalle si aprono lasciando cadere il capo e le braccia all'indietro aprendo il petto verso l'alto, verso una dimensione al di là della terra e quasi divina. Trovo affascinante la metafora che possiamo cogliere dietro questo gesto: aprire il petto in alto vuol dire anche avere un atteggiamento più disponibile e aperto verso il mondo esterno, sia fisicamente che a un livello più profondo, interiore. Senza aver paura delle situazioni ma affrontando tutto “di petto” come si suol dire.

 

Nella posizione di Ustrasana (o del cammello) la colonna vertebrale viene allungata e il bacino spostato in avanti facendo diventare la respirazione uno strumento che aiuta a lasciarsi andare all'indietro e ad aprire il petto durante la fase di inspiro. Trovo poeticamente affascinante anche il concetto del lasciarsi andare all'indietro facendo affidamento sulle proprie ginocchia: da un punto di vista psicologico si impara a fidarsi di più di se stessi e delle proprie potenzialità...è un po' come il gioco che facevamo per la fiducia verso gli altri, in cui ci buttavamo all'indietro a peso morto sperando che i nostri amici ci afferrassero non facendoci cadere a terra, ma in questo caso giochi una partita da solo in cui i tuoi alleati sono il respiro, il tuo atteggiamento psicologico nei confronti dell'Asana e il tuo corpo.

 

Le Asana sono strumenti psicologici dotate di un percorso raffinatissimo e di un'eleganza filosofica fuori da tempo e dallo spazio. Le paragono ai livelli di lettura e interpretazione della Divina Commedia dantesca: si parte dallo strato più superficiale (la posizione che assume il corpo) per arrivare poi a uno stato di lettura più profondo che nasconde allegorie, metafore e una riscoperta psicologica profondamente d'aiuto per l'essere umano che fa espandere i propri orizzonti e punti di vista.

 

Ustrasana è come un verso della Divina Commedia: la vedi o la leggi all'esterno come un piegamento all'indietro con la colonna vertebrale ma poi scopri che dietro c'è un mondo intero.

 

Namasté,

Vittorio Pascale

 

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

“Oggi chiacchiero con” è una chiacchiera, uno scambio di pensieri sullo Yoga che periodicamente farà parte dei miei articoli per farvi conoscere meglio gli insegnanti e gli insegnamenti che Milano offre. Con queste interviste vi svelerò i punti di vista dei maestri sullo yoga e sul modo di presentare le scuole di Yoga che abitano il tessuto della città.

Oggi sono nella sede di Milano di [Hohm] street Yoga, via S. Calocero 3.

Hohm street Yoga è un accogliente spazio open space nel quale si praticano diverse attività, dallo yoga, massaggi, cucina veg, a worskhop atti ad arricchire ed ampliare gli orizzonti dei propri partecipanti.

Oggi chiacchiero con Marco Migliavacca uno degli insegnanti Yoga e fondatore di [Hohm] street Yoga.

Marco arriva da una formazione artistica prima il liceo poi l'accademia di belle arti di Brera di Milano, un percorso  tra la critica, la filosofia estetica, la fotografia, gli archivi d'arte, il teatro e la pubblicitá. Ha vissuto all'estero prima a Lisbona ed è poi a Barcellona dove grazie a un amico ha iniziato a praticare  Ashtanga Vinyasa Yoga. Un cammino iniziato nel 2005 che nel 2009, attraverso il teacher training con Gordana Vranjes e Gloria Rosales presso  Yoga Dinamico Mandiram a Barcellona, lo ha portato ad approfondire e  investigare questo cammino. L'inizio di un viaggio che è continuato India, in Himalaya e per diversi ritiri in giro per il mondo con insegnanti illuminati tra i quali John e Lucy Scott, Sharon Gannon e David Life. Una continua ricerca tra i testi, le scritture e gli esempi di spiriti liberi e appassionati come Desikachar, Krishnamurti, Iyengar, Dharma Mittra, Paulie Zink, Donna Farhi, Daniel Odier e la sua nonna centenaria che  è stata il più grande esempio di presenza, compassione e amore incondizionato.

"Con lo yoga mi sento sempre all'inizio e solo nell'iniziare ritrovo quel vibrante entusiasmo di chi non ha un fine ma vede davanti a sé uno sconfinato territorio da esplorare senza dovere raggiungere nulla se non quello che è l'infinito presente."

DOMANDE:

 

1-  Qual è la tua visione personale dello Yoga? Cos’è per Marco lo Yoga?

 

Non ho una visione personale dello yoga. Cerco di viverlo come un'esperienza quotidiana senza definirlo ma posso parlarti della mia visione personale della “pratica”. Parola usata sia per definire la pratica delle Asana ma anche la possibilità di mettere in pratica in senso contrario e opposto alla teoria ciò che desideriamo essere. La pratica è esercizio: dal tendere un muscolo, al parlare con onestà. Praticare l'ascolto ad esempio è un esercizio per indagare noi stessi non solo attraverso uno strumento limitato quale l'intelletto ma anche attraverso l'intelligenza del corpo che spesso viene considerato invece inferiore alla mente.

Lo Yoga è “esperienza pratica di sé”, non lontano dal  “conosci te stesso” socratico.

La pratica è un cammino per guardare la realtà senza cercare di piegarla al nostro volere, che trova nell'accettazione e nella distanza dal giudizio di bene e male la vera esperienza di noi stessi, la meraviglia nello scoprire appieno ciò che siamo. E' una possibilità di liberarsi dall'illusione e dall'inadeguatezza tra quel che viviamo e  quel che desideriamo, dalle contraddizioni della nostra vita per com'è e non per come la vediamo. E' una sorta di scienza chirurgica per ascoltare e indagare la vastità di ciò che siamo senza identificarci solo nelle nuvole di passaggio.

Lo Yoga per me è un kit completo per imparare ad essere qui e ora nonché un cammino per conoscere e accettare la nostra natura potendo scegliere consapevolmente quale cultura sociale politica, umana e spirituale coltivare.

 

2-  Perché una persona è “spinta” a far Yoga? Quali sono secondo te i motivi per cui i tuoi allievi solitamente si avvicinano a questa disciplina?

Ci possono essere mille ragioni: dal desiderio di un corpo più bello alla espressione massima dell'individuo in modo consapevole e cosciente, alla pura curiosità. Non credo vi siano intenzioni giuste o sbagliate.

In una esperienza così totalizzante e viva quale quella della pratica,  è importante ricordare che lo Yoga non è e non dovrebbe creare nuovi dogmi o “formule magiche” in cambio di una promessa di felicità. Credo fermamente che nessuna pratica atta allo sviluppo della consapevolezza dovrebbe dare risposte o soluzioni, altrimenti rischiamo di aderire ancora una volta a un modello che è altro dal noi generando  nuova sofferenza, inadeguatezza, dolore.

Imparare a porci domande precise per avere risposte lucide, essere consapevoli delle nostre scelte, dei nostri desideri e accettarci sono parte del processo di questo cammino ma non vi é alcuna condizione preliminare per iniziare. "Il punto da cui iniziamo è assolutamente personale e individuale ed è il punto preciso dove ci troviamo in questo momento. Nello Yoga si dice di iniziare da dove si è e per ciò che ci piace" scrive Desikachar.

 

3-  Parliamo dello “stile” di Yoga che tu insegni, quali sono i capisaldi di questa filosofia yogica?

Dal mio punto di vista tutto è yoga. Parlare di stili è più una necessità per comunicare all'esterno ciò che si va a fare dato che lo Yoga non ha un retroterra condiviso in Occidente come lo ha storicamente o culturalmente in Oriente. Io nello specifico Insegno Vinyasa che significa “unire, mettere insieme, connettere, fluire” e Yin Yoga, due pratiche complementari e molti distinte, una dinamica e una di totale abbandono. Qui è dove mi ha portato sino ad ora il mio cammino. Sai, quando intendiamo che tra me e te non c'è nessuna differenza: allora quello è yoga. Ciascuno ha il suo cammino e nessuno è uguale nella liberazione dai veli che oscurano la possibilità di vederci come parte di una natura più grande e non duale,  non vi sono regole o corsie preferenziali più giuste o meno giuste. Allora quando mi accorgo che quel che desidero  negli altri è ciò che posso iniziare a praticare sin da ora, non fa più differenza  e non ha importanza lo stile o il cammino che abbiamo scelto.

 

4-  Ho usato prima la parola stile virgolettata. Cosa ne pensi di tutte le differenziazioni di stili, modus operandi, ecc ecc riguardo le diramazioni dello Yoga? Pensi che creino confusione a chi si approccia alla pratica per la prima volta?

 

Credo che potrebbero esistere tanti stili e tanti cammini quanti sono gli esseri viventi. Ciò che ritengo fondamentale è non attaccarsi alla propria pratica, al proprio stile, ma lasciare che tutto fluisca e si trasformi, si evolva o muti costantemente. Lo Yoga ci insegna a non restare inchiodati al nostro punto di vista ma ad allargare il nostro cono visivo. Ad esempio, se resto con il muso attaccato alla terra vedrò sempre la terra ma se inizio ad alzare la testa, se esco dalla mia zona di conforto, mi accorgerò che quel pezzo di terra fa parte di un prato con meravigliosi alberi e un orizzonte sconfinato e che io ne sono parte.

Ci rendiamo conto che la grande differenza sta nel modo in cui ci disponiamo ad osservare, senza preconcetti, senza resistere, accogliendo e ascoltando senza metterci davanti a quel che la vita ci offre ma lasciandoci attraversare. Lo Yoga ci invita ad osservare e citando Krishnamurti a liberaci dal conosciuto. Io ovunque mi trovi nel mondo vado a praticare, vado a conoscere. Se non  ti aspetti nulla, in qualsiasi pratica anche in quella che ti è apparentemente più distante puoi imparare qualcosa. Bisogna esperire, mettersi in gioco e imparare ad ascoltare senza presunzione o preconcetti che altro non fanno che trasformare le nostre paure in fobie bloccandoci. La pratica si trasforma per mantenerci presenti e non per mantenerci attaccati a un'idea o a qualcosa che è trascorso e non conta lo stile che scegliamo ma l'intenzione con cui ci mettiamo a praticare sul tappetino. E a questo punto invito sempre a chiederci: perché pratichiamo? Che cosa ci spinge a farlo? Questa domanda cambia radicalmente il nostro modo di praticare.

 

5-  Perché hai iniziato ad insegnare Yoga?

Perché la vita mi ci ha portato. L'occasione di condividere ciò che ho ricevuto è un dono che non posso tenere per me. E' come tenere solo per sé l'amore, appassisce. Non me lo sono mai prefissato come scopo. La mia insegnante mi esortò ad approfondire e in lei ripongo grande stima e fiducia, il resto si è evoluto poi pian piano.

 

6-  Noto uno stampo fresco e contemporaneo in generale: dal sito alla vostra grafica, immagini, interazioni con Fb,ecc. Uno stile che si discosta dal metodo tradizionale di presentare una scuola di yoga che alle volte risulta un po’ “da invasati”. E’ una scelta voluta?

 

Si, certo. Una scelta vicina anche all'esperienze che ho fatto fuori dall'Italia. Credo che ci sia una volontà chiara di sentire lo Yoga come una pratica che è qui, ora, in questo momento e in Occidente con tutto quello che questa vita comporta. E' importante che la pratica abbia una comunicazione adeguata all'epoca in cui ci troviamo; lo yoga è presente e non una messa in scena di qualcosa che è trascorso. Il linguaggio, l'accessibilità, i codici e la contemporaneità sono fondamentali per comunicare e trasmettere.

La filosofia che soggiace alla pratica Yogica ritengo vada trasmessa nel contesto in cui si vive inserendosi in modo fluido e organico nella vita quotidiana e urbana di oggi. Non in un eremo lontano, con il massimo rispetto per chi sceglie una via ascetica, ma qui e ora alla portata della vita di tutti.

Ci terrei anche a ricordare che [hohm] vive di uno splendido team di giovani appassionati in continua ricerca e sperimentazione quali sono i miei compagni di viaggio: Elena, Jonathan e Giovanna e dell'estro culinario di Manuel aka Unocookbook.

 

7-  Cosa trasmetti ai tuoi allievi nelle tue lezioni? Qual è la cosa che a tuo avviso è più importante insegnare?

Questo dovresti chiederlo a loro (sorriso).Cerco di trasmettere quello che ho ricevuto,  avere fiducia in quello che siamo e sentiamo. Imparare ad arrendersi e a lasciare andare. Affidarsi e conoscere la compassione. Provare ad ascoltare senza pensare.

La cosa più importante credo sia guardare senza dover decidere da che parte stare, non cercare alcuna supremazia tra mani e piedi, corpo o mente ma vivere appieno ciò che siamo in tutto il nostro potenziale. Essere le scelte che facciamo e  le parole che esprimiamo.  Sorridere.

 

8-  Cosa secondo te è più frainteso in generale della pratica dello Yoga nel mondo Occidentale?

 

Credo che la cosa più fraintesa sia quello di affidarsi allo Yoga vivendolo come un nuovo rituale dal gusto esotico che ci renderà indenni da dolori e infelicità. Certo, lo Yoga porta grandissima gioia ma non è uno scudo che ci rende immuni dalla vita stessa e dai suoi cicli naturali. É una filosofia, una disciplina che ci insegna a cogliere in piena consapevolezza le opportunità che la vita ci offre. Una mente flessibile in un corpo sano capace di adattarsi e  trasformarsi ,in equilibrio e sintonia con l'universo di cui siamo parte.

Un altro pericolo all'interno della pratica credo sia non accettare quello che siamo per cercare di raggiungere un risultato che é altro da noi, dimenticare che lo yoga è il fine, il mezzo e la pratica stessa é la ricompensa.  Confondere la pratica con una gabbia, uno schema al quale aderire o entro il quale rientrare anziché vedere nella pratica un coraggioso cammino per scoprirci e riconoscerci identici in tutte le nostre differenze. Trasformare le nostre esperienze in nuove regole é rischiare di guardare all'oggi con gli occhi di ieri. Sentirsi solo corpo o mente ci porta inevitabilmente a compararci agi altri e a noi stessi generando competizione, aggressività, insoddisfazione e una nuova ferita tra chi siamo e chi crediamo di  essere o di dover diventare.

 

9-  Cosa consigli alle persone che dicono “vorrei ma non me la sento di far Yoga perché non ho una buona preparazione fisica, non sono molto flessibile, non mi piego abbastanza, sono troppo vecchio, ecc.

 

Penso che corpo, età o flessibilità siano fattori irrilevanti per lo Yoga.

A ogni età e con qualsiasi corpo si può praticare in modo adeguato e con rispetto del corpo in quel preciso momento della propria vita. Io consiglio sempre di provare, di esperire e di non affidarsi a preconcetti, a opinioni o a quel che si è sentito dire. Di usare un poco il cuore e non la testa, di avere coraggio e darsi una opportunità prima di giudicare. Lo yoga non è quello che tu pensi ma quello che senti.

 

10-  Può lo Yoga cambiare la vita delle persone? E in che modo ha cambiato la tua vita?

 

Se può la consapevolezza di ciascun individuo cambiare il mondo pensa allora come  la consapevolezza di un solo individuo possa cambiare il suo piccolo mondo.

Si certo la mia vita è cambiata, sono qui ora e non più là. :)

 

BOTTA E RISPOSTA: UNA DOMANDA – UNA PAROLA COME RISPOSTA

 

1-           L’Asana che preferisci di più_ Sirshasana

2-           Lo stile di yoga che senti più tuo_ quando pratico provo a dimenticarmi di mio e tuo e comunque non li ho ancora provati tutti ma ti terró aggiornato.

3-           Un libro utile (in generale)_ “Libertà dal conosciuto” di Krishnamurti

4-           Un viaggio utile_ tutti

5-           Una citazione o una tua frase utile_ “quel che resisti persiste, quel che accetti si trasforma” Anonimo

6-           Un consiglio per chi pratica Yoga_ Non dimenticare di ascoltare il tuo respiro

7-           La cosa da evitare per chi pratica Yoga_ nulla, esperire é conoscere.

8-           Cosa ti rende felice quando insegni_ distaccarmi completamente dal mio quotidiano, da Marco,  sentire l'unione di tutti i respiri e l'arresa di tutte rivendicazioni individuali.

9-           Colore preferito_ blue ma anche verde

10-          Una bevanda che consigli a tutti_ Ginger + Lemon + Honey

 

 

 

Il centro [Hohm] street Yoga lo trovate in Via San Calocero, 3 Milano.

Web: http://hohmstreetyoga.com/  - MM SANT’AMBROGIO/SANT’AGOSTINO

 

Namasté,

 

Vittorio Pascale

 

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

 

hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Pagina 3 di 4

immobili sanremo

Instagram

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

 

 

Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.