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Molti pensano che lo Yoga sia una disciplina prettamente legata alla sfera femminile dell'umanità: niente di più errato e al contempo ironico.

Ironico poiché, originariamente, lo Yoga in India era accessibile solo agli uomini, così come di loro esclusiva pertinenza era il permesso di insegnare, anche quando le donne ebbero accesso alla pratica yogica.

E come mai, penso mentre mi aggiusto il baffo, abbiamo assistito ad un'inversione di pensiero completamente opposta alle origini?

 

Beh, una causa è sicuramente l'immaginario comune che si crea attorno alla pratica dello Yoga, la quale viene vista come un esercizio di stretching in cui flessibilità, flessuosità e grazia sono caratteristiche che si riscontrano più nelle donne che negli uomini.

Ciononostante, non è detto che queste qualità non possano essere coltivate con il tempo e la pratica, ma soprattutto non è detto che non possano essere acquisite da un uomo.

Se si ha il timore di apparire meno virili, il mio consiglio è di lasciare la paura fuori dalla sala di pratica, poiché il mettersi alla prova nell'esercizio dello yoga è un'occasione, un'opportunità per star bene, non un tribunale in cui si viene osservati e giudicati.

 

Le caratteristiche peculiari delle Asana (le posture realizzate durante la pratica), assumono inoltre rilievo sotto altri differenti aspetti.

Oltre alle diverse predisposizioni mentali che determinano la buona riuscita di una Sadhana (pratica), intervengono anche altri fattori “esterni” che riconosciamo in forza ed equilibrio.

Fattori ambivalenti aggiungerei, dato che quando scrivo forza, intendo energia muscolare, ma allo stesso tempo la forza di determinazione e di autocontrollo che fa sì che la mente sciolga il proprio corpo, fondendolo completamente nella posizione.

Capite, dunque, che è difficile e fuorviante parlare dello Yoga i termini legati a qualità fisiche, in quanto è necessaria anche una predisposizione emotiva ed interiore.

 

Torniamo a noi e lo farò con una frase secca: si pensa che lo Yoga sia per fighette, radical chic e gay.

Anche qui sorrido.

Partiamo dal fatto che penso e sostengo fortemente che un abito non fa il monaco. Per dirla tutta, pantaloni Thai e drappeggi indiani non fanno Yogi o Yogini (termine per indicare chi pratica la via dello Yoga, Yogi è per i maschietti e Yogini per le femminucce). E' un grosso errore pesare la spiritualità della persona in base ai propri abiti, nonché sarebbe a priori un controsenso giudicare qualcosa di così intimo come lo spirito da un elemento esteriore così effimero come sono i vestiti.

 

Continuando, ho incontrato un sacco di persone che mi hanno detto in spogliatoio: “Pensavo fosse da fighetta lo Yoga, invece...”, oppure “ Non mi preoccupo di sembrar meno uomo, perché non mi sento così”. È sempre questione di come si percepiscono le cose e lo Yoga è un grande strumento per riuscire a sentire nel profondo noi stessi e ritrovare un giusto canale attraverso il quale situazioni o persone vengono sentite con uno spirito più vero.

La pratica yogica non ha nulla a che fare con status personali e soprattutto estetici. Riguarda più da vicino l'essere umano, privato dalla sua esteriorità e della superficialità che lo contraddistingue, scavando a fondo nella sua mente e anima.

Non ha a che fare con i vestiti o con la sessualità di una persona, ma con la sua sensibilità.

E la sensibilità, non appartiene forse sia ad un Eterosessuale che ad un Omosessuale? O pensate che qualcuno ne abbia di più?

Certo, c'è chi ne ha di più o chi di meno, ma non dipende dal fatto di chi ti porti nel letto la notte.

 

Aggiungo soltanto che lo Yoga è una sfida, una pratica e una filosofia rivolta al genere umano nella sua interezza, non ponendo limiti a chi vuole accedervi.

Lo Yoga aiuta ad ascoltare, ad ascoltarsi e a fare le giuste considerazioni senza “veli di Maya” che il mondo attorno a noi, o proprio noi stessi, ci siamo cuciti addosso.

 

Lo Yoga è unione; un'unione con noi stessi, ma anche unione di esseri senzienti. Non divide, non separa, ma aiuta universi profondamente diversi tra loro ad inseguire un bene comune, una vita diversa che tende ad un mondo più puro.

 

Namasté,

Vittorio Pascale

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ebbene si, sono un inguaribile razionalista che pensa e vorrebbe sempre dimostrare in modo oggettivo a cosa serve cosa.

Essere spirituali e cercare nelle culture esotiche qualcosa che pensiamo possa mancare nella nostra educazione e cultura di provenienza non esclude sicuramente il voler essere analitici e voler comprendere appieno di cosa si stia parlando o cosa si stia facendo.

Ovviamente non si può pretendere di vedere i risultati subito, in quanto discipline come lo Yoga, la meditazione, ecc. agiscono piano piano riportando potenti risultati nella nostra vita.

 

Il nocciolo della questione, e del mio articolo, è questo: ma quali sono i risultati che si ottengono?

 

Disciplina. Sicuramente lo Yoga aiuta molti di noi ad avere disciplina e costanza nel mantenimento della pratica. Coltivando questa qualità sarà più facile applicarla anche nella vita quotidiana e nelle attività che normalmente svolgiamo. La disciplina nella pratica è estesa sia a livello esterno (corpo) che a livello interno (mente). Per una ragione che renderò molto semplice: se dobbiamo posizionare il nostro corpo in una Asana abbiamo bisogno che la nostra mente ci accompagni; per rendere possibili tutti gli allineamenti (tra busto, gambe, testa, collo e non solo) è necessario che la nostra attenzione interna sia massima. Ciò avviene con la disciplina che porta, di conseguenza, la capacità di osservare.

 

Osservazione. È un altro dono che possiamo portare fuori dalla sala di pratica. Partendo da noi stessi si osserva meglio tutto il contesto nel quale siamo immersi ogni giorno. L’osservazione Yogica non si limita solo a quella che noi normalmente ricolleghiamo al senso della vista, bensì coinvolge tutti gli altri sensi del nostro corpo come l’udito, il tatto e l’osservazione interiore, che ci permette di ascoltare cosa sta cambiando all’interno di noi stessi come sentire di avere un malore o sentire l’influenza (riporto casi molto pratici, ve l’ho detto!). C’è una pratica molto particolare che è chiamata Yoga Nidra, lo Yoga del sonno, la quale ci permette di entrare in un sonno consapevole prendendo coscienza man mano di tutte le parti del nostro corpo, a partire dall’esterno (pelle) per arrivare all’interno (organi, tessuti interni, muscoli) e ci insegna allo stesso tempo a rilassarci.

 

Il rilassamento lo porteremo con noi  anche fuori dalla nostra scuola. Perché? Bene, mentre leggete quest’articolo fate caso alle parti del vostro corpo che sono in tensione … non avrate mica le spalle un po’ tese?…o gli addominali tesi?…o la fronte aggrottata? O qualsiasi altra parte in tensione? Bene, anzi no, male. Le nostre tensioni si riflettono anche in questi gesti che compiamo inconsapevolmente, o meglio, pensiamo siano inconsapevoli ma sono solo automatici e non riusciamo a correggerli perché non siamo abituati ad osservarci. L'incapacità di rilassarsi sta diventando uno dei problemi in cima alla scala dei malori dell’uomo contemporaneo, in quanto porta spesso e volentieri a patologie psicologiche che si manifestano in attacchi di panico, crisi d’ansia, di respirazione, stress e quant’altro. L’insegnamento a rilassarsi è prezioso perché ci fa capire che gesti semplici, come portare l’attenzione al suono del respiro e lasciare andare i problemi e i pensieri, risultano ottimi rimedi per non cadere in nevrosi e tensioni quotidiane, arrivando a fine giornata, non dico come un fiore, ma non mandando a cagare qualsiasi essere senziente che vi si para davanti. Notate come anche la gente di prima mattina è già nervosa…non oso immaginare a fine giornata di cosa possa esser capace.

 

La dimensione temporale dello Yoga è il presente. Il presente è una dimensione divina, il passato è già andato e il futuro non è ancora arrivato.

Fissare la propria persona e mente nel presente ci rende più presenti, scusate il gioco di parole. Tante volte iniziamo a volare con i nostri pensieri tornando  al passato o proiettandoci nel futuro, sfruttando energie che potremmo impiegare con persone reali che ci sono accanto in questo momento e che invece trascuriamo perché assenti .

Lo Yoga aiuta anche a ritrovarsi esattamente dove si è, a mantenere una presenza anche nei mari in tempesta, a non cadere e annegare quando veniamo travolti. Allegoricamente questo concetto viene rappresentato dall’Asana chiamata Paripurna Navasana (La Barca) la quale fa mantenere uno sguardo rilassato e profondo (che rappresenta il mare quieto) in contrapposizione con l’enorme tensione che si genera nella parte basso addominale tirando su le gambe e il busto (il mare in tempesta). La barca rappresenta proprio questo: una nave stabile in un mare in tempesta che può esser rappresentato, oltre che dallo sforzo muscolare, anche dalle tormente dei nostri pensieri.

 

La stabilità ce la portiamo con noi nella vita quotidiana. Stabilità rappresenta equilibrio (e qui vi rimando al mio articolo “I sottili equilibri dello Yoga”), ma anche postura. Come stiamo in piedi e come sentiamo il peso distribuito su entrambe le gambe? E il nostro bacino? La corretta postura dona benefici sia a livello fisico che psicologico. Quanto siamo inversi quando abbiamo un torcicollo o male alla schiena? Pensateci.

Da quando faccio Yoga non ho più avuto tensioni al collo che mi portavano ad avere fastidiosi torcicolli la mattina dopo…persino quando dormo piegato come un origami.

 

Questi sono solo alcuni dei doni che possiamo portar via dalle nostre sale di pratica e, per chi non ne ha una, magari possono servire da stimolo per iniziare. Ogni corpo reagirà in modo diverso e con differenti tempistiche, ma è una scoperta che vale la pena sperimentare sul proprio corpo e sulla propria mente.

Alcuni risultati saranno assolutamente soggettivi e vi meraviglierete di cosa sarete in grado di osservare, calmare, amare, sentire, capire, udire…potrei continuare all’infinito. Vi auguro una buona scoperta!

 

Namasté,

Vittorio Pascale

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

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E’ un dato di fatto che la parte più visibile dello yoga è costituita dalle posizioni in cui facciamo scivolare il nostro corpo: le Asana. O gli Asana: in sanscrito è un termine neutro. Si è deciso per convenzione che i termini neutri del sanscrito prendano il genere maschile in italiano; quindi, il modo accademicamente corretto sarebbe dire "gli asana", ma terminando in "a" viene molto naturale porre l'articolo al femminile, tanto più che i termini che servono a tradurre asana, posizione, postura sono tutti femminili.

Gli Asana sono un punto di partenza per raggiungere una qualità interiore diversa, ci insegnano a osservare con attenzione maggiore la muscolatura e il respiro, ma allo stesso tempo donano benefici all’interno del nostro corpo coinvolgendo positivamente alcuni processi fisiologici che il nostro corpo svolge quotidianamente. E’ una sorta di regalo che noi possiamo fare al nostro corpo e al nostro spirito. Per usare un insegnamento che ho ricevuto dal buddhismo posso dire con sicurezza che la nostra apparenza nel mondo materiale viene fortemente influenzata dal nostro universo interiore che, come un giardino Zen, perfetto e meticolosamente curato, si riflette di conseguenza nel nostro sguardo, nei nostri movimenti, nella nostra postura o modo di camminare.

Ovviamente si potrebbe scrivere un’enciclopedia sui benefici delle posizione yogiche. Come sappiamo, questa disciplina ha una storia millenaria e tutt’oggi continua ad esser studiata ed espansa con studi e ricerche sempre nuove. Qui di seguito un breve sunto dei regali che facciamo al nostro corpo con le Asana.

Digestione. I fattori nutritivi necessari ai tessuti sono costituiti da proteine, grassi, zuccheri, sali e ossigeno. Tutte queste sostanze sono trasportate ai tessuti dal sangue. Le prime quattro sono derivate dal cibo e dalle bevande assunte e la loro disponibilità dipende dalla quantità e qualità del cibo, ma anche dal potere di digestione e di assorbimento dell’apparato digerente.

Ecco che l’apparato digerente e quello circolatorio devono essere mantenuti efficienti affinché i tessuti possano ricevere un apporto adeguato di sostanze.

Tutti gli organi preposti alla digestione e assimilazione dei cibi sono contenuti nella cavità addominale, sostenuti in basso dal pavimento pelvico e su tutti gli altri lati da muscoli molto robusti. La natura ha provveduto al mantenimento del tono degli organi digestivi con un massaggio lieve e automatico 24 ore su 24. Tale massaggio tuttavia si esplica solo se i muscoli addominali sono forti ed elastici e le posizioni yoga preservano la forza e l’elasticità dei muscoli addominali producendo un massaggio forzato e vigoroso agli organi addominali.

È scientifico che i muscoli mantengono forza ed elasticità se sono sottoposti a esercizi di stiramento e contrazione.

Bhujangâsana (cobra), ardha-shalabhâsana (locusta), dhanurâsana (arco) sono ottimi esercizi di stiramento dei muscoli addominali anteriori e servono come esercizi di contrazione dei muscoli posteriori.

Yoga-mudrâ (sigillo dello yoga), pascimottânâsana (pinza), halâsana (aratro) contraggono vigorosamente i muscoli addominali anteriori e pongono i muscoli in una condizione di benefico stiramento.

Ciò che queste sei posizioni fanno per i muscoli anteriori e posteriori, vakrâsana (torsione semplice) fa per i muscoli addominali laterali; ardha-shalabhâsana (locusta) stimola direttamente il diaframma.

È dunque chiaro che gli âsana costituiscono un efficiente esercizio per tutti i muscoli addominali e li mettono in condizione di esercitare molto efficacemente il massaggio automatico dei visceri, mantenendoli nella loro posizione corretta ed evitando il rischio di prolasso e «sfiancamento» dei muscoli del pavimento pelvico.

Circolazione: il lavoro di trasporto dei nutrienti ai diversi tessuti è svolto dal sangue che circola nel corpo. Per evitare che il cuore (che è un muscolo) si atrofizzi è utile sottoporlo alternativamente a un aumento e a una diminuzione di pressione. Quindi anche un cambiamento pressorio all’interno della cavità ove è situato il cuore gli verrà trasmesso. Bhujangâsana (cobra), ardha-shalabhâsana (locusta), dhanurâsana (arco) determinano alternativamente un aumento di pressione sul cuore e così agiscono anche viparîta-karanî (mezza candela), halâsana (aratro), sarvangâsana (candela). Inoltre in queste ultime tre posizioni le vene si svuotano passivamente verso il cuore, senza la minima sollecitazione sulle loro pareti. Questo preserva e ristabilisce il tono venoso (chi soffre di vene varicose può trarre giovamento da queste posizioni).

Respirazione: i polmoni devono essere sani, i muscoli respiratori devono essere tonici, le vie respiratorie devono essere libere. Shalabhâsana (locusta) mantiene elastico il tessuto polmonare, mettendo in azione ogni alveolo e analogamente agisce parvatâsana (montagna sacra).

Sistema nervoso: in sarvangâsana (candela), halâsana (aratro), pascimottânâsana (pinza), yoga-mudrâ (sigillo dello yoga) la colonna si flette in avanti. Con bhujangâsana (cobra), ardha-shalabhâsana (locusta), dhanurâsana (arco) la colonna si estende all’indietro. In vakrâsana (torsione semplice), trikonâsana (triangolo), la colonna compie una torsione. La colonna vertebrale è l’involucro del midollo spinale, donde l’importanza delle posizioni che la sollecitano. Sono infatti molte le malattie connesse con il sistema nervoso: depressione, ansia, nervosismo sono il destino di molti occidentali. Una mobilizzazione di quest’asse, eseguita con dolcezza e una respirazione intelligente, assicura un ritorno progressivo all’equilibrio nervoso.

C’è un detto secondo cui la nostra età è quella che ha la nostra colonna vertebrale in termini di flessibilità ed elasticità. Eseguendo le posizioni yoga si permette alla colonna di svolgere tutti i movimenti necessari al mantenimento della sua elasticità e flessibilità.

 

Namaste, Vittorio Pascale

allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano studioso di Buddhismo tibetano fondatore della pagina Fb: Yogamando per domande @: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

La nostra epoca si caratterizza dalla crescente ricerca di qualcosa che vada al di là del mero materialismo e dei consumi che intorpidiscono l'uomo contemporaneo. Sembriamo non avere mai tempo, siamo sempre di corsa e di fretta; ma arriva, a un certo punto nella nostra vita, l'esigenza di ritagliarci un'ora per staccare la spina, spegnere la nostra testa abbandonare i problemi e costruirsi in un rifugio sicuro.

Molta gente sceglie lo Yoga come mezzo per realizzare questo bisogno e, di conseguenza, la domanda sta diventando ovunque sempre maggiore, Milano inclusa. Nasce cosi il problema di quale insegnante o di quale scuola di yoga scegliere.

Tanta gente si rivolge a me per chiedere un parere. Il consiglio che dò a tutti è quello di provare, provare e ancora provare presso diverse scuole, scegliendo poi l’insegnamento più adatto alla propria personalità, al proprio corpo e alla propria mente. E' come provare diversi vestiti quando si va a fare shopping, perché non dovremmo fare lo stesso con le discipline che ci promettono uno status di vita migliore?

Proverò a riassumere alcuni step che definirei “oggettivi” per valutare, dopo una lezione di prova, una scuola di yoga.

CONOSCENZA YOGICA Mi rendo conto che, per chi si avvicina per la prima volta a questa disciplina, non è facile comprendere appieno la preparazione o meno di un insegnante. Tuttavia può capitare di incontrare molti insegnanti che hanno grande carisma, grandi doti comunicative, ma scarsissima preparazione tecnica riguardo gli allineamenti delle Asana e i rischi in cui un nuovo allievo può incorrere eseguendo determinate posizioni. Un buon insegnante fa due chiacchiere con il nuovo arrivato chiedendo se ha problemi fisici di sorta: nessun maestro vorrebbe mai che una persona che soffre di sciatica inizi a fare Yoga (perché no, tutti possono far yoga) rischiando di rimanere bloccata sul tappetino di pratica. E' bene che anche voi comunichiate, all'inizio di ogni prima lezione di prova, se avete qualche deficit particolare o problemi muscolari. Un buon insegnante saprà adattare la Sadhana (pratica fisica) alle vostre esigenze, senza farvi sentire “in colpa” o “diverso”. Egli dovrebbe essere in grado di far sembrare tutto naturale mentre si occupa di scegliere delle Asana che non vi arrechino danno. E’ bene infatti avvertirvi che, essendoci molta richiesta, vi sono altrettante persone, non tutte, che si improvvisano insegnanti, non conoscono gli allineamenti delle posizioni e i loro effetti e sono spesso totalmente impreparati su quelle che sono sia le radici storiche dello Yoga sia le sue ali, ovvero le sue nuove evoluzioni, sia filosofiche che anatomiche ed energetiche.

“Il vero saggio è colui che sa di non sapere” (cit.Socrate)

Direi che la frase dice tutto. Per orientarsi al meglio nella scelta delle scuole di Yoga è bene sapere che la cultura yogica è davvero sconfinata. I migliori insegnanti sono quelli consapevoli di sapere solo una piccola parte dell'enorme bagaglio filosofico e spirituale dello Yoga.

L'UTILIZZO DEGLI “INGREDIENTI” NEI CORSI Bisogna verificare che le componenti di un determinato stile di Yoga siano tutte utilizzate. Anche un corso di Hata Yoga, lo yoga apparentemente più improntato sulle Asana (posizioni), deve possedere all'interno della Sadhana uno spazio per il Pranayama (esercizi di respirazione) e di meditazione. Ricordiamoci che lo Yoga parte dal fisico per penetrare all'interno della nostra mente, del nostro “io”: è un processo psicofisico, non una semplice serie di esercizi fisici.

MA QUANTO MI COSTI! Ovviamente non è da trascurare la parte dei costi dei corsi delle diverse scuole di Yoga che avrete provato. Se un costo vi sembra maggiore, una volta fatta la lezione di prova, dovreste riuscire a capire perché una scuola costa di più rispetto a un'altra. In caso contrario potrete anche chiedere direttamente alla scuola le motivazioni di un determinato costo. Generalmente a Milano, facendo una media di quello che mi è capitato di vedere, funziona così:

  •  80-100 euro al mese per corsi “open”...ma open open!!! Nel senso che l’ingresso è aperto tutta la settimana e permette di fare tutte le lezioni di Yoga che si desiderino, anche più di una al giorno, non ci sono limiti per la pratica. Attenzione però: imparate ad ascoltare il vostro proprio corpo, a comprenderne i bisogni e i limiti.
  •  60-80 euro una volta alla settimana nel giorno che si preferisce
  • pacchetti speciali da un tot. di lezioni al mese che si aggirano intorno ai 50-80 euro.
Naturalmente questa è una media di prezzi nella città. Insieme a queste cifre dovrete prevedere una quota associativa una tantum che si aggira intorno ai 30-50 euro. Da citare anche abbonamenti trimestrali o annuali, nei quali si risparmia sempre qualcosa.

Personalmente, penso che se una cosa fa star bene non c'è da badare a spese. Sempre nei limiti delle proprie possibilità.

DIMMI COME COMUNICHI E TI DIRO’ CHI SEI La comunicazione è importante, soprattutto in una città fondata sull’ immagine come Milano, ma attenzione a come una scuola si propone a livello pubblicitario: ricordiamoci che lo Yoga è una disciplina, un'arte o una scienza quindi va provata, non pubblicizzata con troppi fronzoli. Diffiderei da scuole che fanno troppe promesse. Apprezzo invece le scuole che si limitano semplicemente a descrivere il corso e i suoi benefici.

PRATICA FISICA/PRATICA PSICOLOGICA E' bene capire quale disciplina fa per noi, e ciò si ottiene solo provando. Molti mi chiedono cos'è l'Hata o Satyananda o l'Ashtanga o lo Yoga Integrale, che personalmente io pratico al Parsifal...tuttavia quello che dico sempre è di provare, provare, provare tutto: ovviamente descrivo anche le differenze, non sono così crudele! Anche io sono andato e mi reco a fare delle lezioni di prova in altre scuole, per valutare la differenza tra lo stile di Yoga che pratico e lo stile che mi accingo a fare, traendo le dovute conclusioni e cercando interiormente di percepirne gli effetti. Ecco, provare diversi stili sviluppa anche una capacità di ascolto del proprio corpo: saper ascoltarsi per affinare la propria capacità di giudizio e scegliere una cosa che faccia bene, che crei piacere; capacità che l'uomo contemporaneo sembra aver ormai perso. Fare delle prove aiuta a ritrovare un metro di giudizio per comprendere meglio ciò che ci fa bene. Sbaglia chi giudica una determinata scuola in base alla sua fama o alla pubblicità che sta dietro uno stile di Yoga piuttosto che ad un altro.

IL CONTENITORE E L'AMBIENTE PER LA PRATICA Uno sguardo all'architettura e all'interior design. Una scuola di Yoga dev'esser anche pensata per preparare l'allievo a ricevere i propri insegnamenti, ciò mediante elementi che vanno dai colori alle finiture, dai materiali alla musica, dall'incenso utilizzato (per carità non quello che vendono alle bancarelle) al pavimento, dall'accoglienza alla pulizia. La pulizia è fondamentale: lo yoga va assolutamente praticato in un luogo pulito e ordinato. Come possiamo fissare la nostra mente se avendo gli occhi aperti vediamo un rotolino di polvere che va e viene o se fissiamo un punto con lo sguardo su una parete incrostata? Inoltre, per quanto riguarda il colore nella sala di pratica, studi di colorimetria hanno dimostrato che l'utilizzo di determinati colori caldi o freddi stimolano o rallentano il sistema nervoso simpatico e parasimpatico (simpatico il nome, non trovate?) riuscendo a far scattare meccanismi psicologici atti a rilassarci. In conclusione: guardate i dettagli. Come diceva Mies: “Dio è nei dettagli!”

Un ultimo consiglio: non accontentatevi di quello che pensate o vi dicono sia giusto, ma cercate la scuola in cui vi sentite davvero a vostro agio, che vi permetta un ascolto più in profondità di voi stessi e che vi faccia evolvere, crescere e rilassare.

Namasté, Vittorio Pascale.

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Quello del massaggio è un universo che ha origini molto antiche, da millenni si occupa del benessere fisico, mentale e spirituale delle persone.

Le tensioni, i dolori, gli acciacchi fisici sono quasi sempre problemi che derivano da altrettante tensioni, dolori, malesseri mentali ed emotivi.

Quello che si fa di solito è prendere una pastiglia per far passare il dolore, ma in realtà è la causa che è spesso trascurata e con il passare del tempo quei sintomi si ripresentano portando a conseguenze sempre più gravi.

E' come se si accendesse la spia dell'olio sul cruscotto della macchina e noi pensassimo solo a far spegnere la spia piuttosto che a portare l'auto dal meccanico e risolvere il problema.

I massaggi hanno una funzione non solo di cura verso i dolori che tutti conosciamo, ma piuttosto di benessere, prevenzione dello stress e mantenimento dello stato di buona salute.

In Oriente la persona è considerata come l'unione di corpo, mente e spirito e questi tre elementi non possono essere separati. Proprio per questo motivo discipline come lo yoga, i massaggi, la meditazione sono alla base della vita di tutti i giorni, un'abitudine quotidiana, come da noi bere il caffè al bar.

Le persone in India, in Cina, Giappone, Thailandia da sempre riconoscono il valore profondo di certe discipline e le applicano e praticano per star bene a 360 gradi.

Ad una mente rilassata e serena corrisponde sempre un corpo privo di dolori, di tensioni muscolari, di cervicali dolenti, di malattie.

La maggior parte delle malattie si formano sotto l'influenza del sistema nervoso ortosimpatico e se una persona vive costantemente sotto il controllo dell’ortosimpatico tende a cronicizzare le tensioni e alla lunga ad ammalarsi.

Di notte, durante una pausa, un massaggio o una situazione serena è il sistema nervoso parasimpatico che prende il sopravvento e questo permette all'individuo di aumentare il proprio sistema immunitario, produrre ormoni della crescita etc.

Fondamentale quindi per il proprio benessere fare in modo che il sistema nervoso parasimpatico sia più attivo rispetto a quello ortosimpatico.

Scopo del massaggio è quello appunto di aumentare in modo esponenziale l'attività del parasimpatico diminuendo fino ad annullare quella dell'ortosimpatico.

Un massaggio ben fatto corrisponde in media a 5 ore di sonno profondo!

L'effetto della mente sul corpo è assolutamente collegato e molto potente.

Quante volte siete stati dal medico e lo studio era pieno di gente e quando vi è capitato di andarci prima delle feste o prima dell'estate lo studio è sempre vuoto? Coincidenza o guarda caso la gente con la testa proiettata in un periodo sereno come quello delle vacanze non ha dolori o malattie?

Il massaggio praticato regolarmente scioglie le tensioni, ne previene la formazione, rende flessibili, migliora la circolazione, dona lucentezza alla pelle, previene la caduta dei capelli, rafforza le difese immunitarie, tonifica i muscoli, incrementa l'attività sessuale, rallenta l'invecchiamento.

In Oriente il massaggio è al centro della vita dell'uomo ancora prima che egli nasca.

La donna in gravidanza è massaggiata molto di frequente in quanto il massaggio non solo rilassa la mente ma ammorbidisce i tessuti, i muscoli, porta sangue ossigenato al feto e il parto è per questa ragione sempre molto veloce, con dolori molto limitati.

I bambini in India vengono massaggiati giornalmente fino a diminuire la frequenza verso i sei anni quando a questi viene insegnato a massaggiare così che possono a loro volta praticare sui propri cari.

Nell'immaginario comune se si pensa ad una persona asiatica non ce la si immagina mai con i capelli bianchi o con una pelle vecchia e rugosa.

Se si pensa ad una donna indiana o giapponese ce la si immagina con una folta chioma di capelli neri e lucidi e una pelle di porcellana.

Anche questo l'effetto dei massaggi.

L'aspetto mentale, spirituale ed energetico dei massaggi sull'uomo è molto importante e solo da pochi anni se ne parla anche in Occidente.

A sentire parlare di spiritualità ed energie molti ancora pensano a sette sataniche o comunità hippy.

Albert Einstein rivoluzionò il mondo della scienza ponendo nella sua famosa formula E=mc2 il segno uguale tra "E", energia, e "m", massa,ovvero materia.

Il suo genio pose le basi di un nuovo modo scientifico di vedere il mondo che ci circonda, i rapporti tra le cose e gli uomini dimostrando appunto che l'energia e la materia sono collegate.

Questo riporta al discorso che un uomo che vive in un contesto sereno, di pace, energeticamente positivo vive meglio anche dal punto di vista fisico.

Per concludere pensate che per esempio in India, i massaggi, lo yoga e la meditazione rientrano in quella che si definisce Ayurveda ossia la medicina tradizionale indiana esistente da millenni prima della nostra e ancora in vigore e sviluppo.

Se queste discipline sono incluse in campo medico beh...le conclusioni a voi.

Walter Zanca

Massaggiatore professionista

WWW.MASSAGGIMILANO.IT

Tutto quello che avreste voluto sapere sullo “Yoga” ma non avete mai osato chiedere.

Un articolo capitato per caso, un argomento capitato per caso, un titolo dato all’istante; si sa che, alla fine, le migliori prodezze umane sono quelle che nascono dall’istinto, senza stare a pensarci molto su (concetto, tra l’altro, linkabile ad uno yogico).

Questo è, in realtà, un articolo “compendium” di tutti i quesiti che mi sono stati fatti in questi anni sullo Yoga e dintorni.

Domande anche banali, se vogliamo, ma che, alla fin fine, a tutti sono sorvolate nella mente per almeno mezzo secondo, soprattutto quando ci si affaccia o ci si interessa a qualcosa di nuovo o esotico.

Nessuna vergogna e nessun imbarazzo: l’uomo è un animale curioso di natura e la paura di chiedere è sempre stata un limite, non una sua caratteristica innata.

Un giorno, mentre ero al Frida a bere qualche birra (diciamo qualche), una ragazza con cui stavo scambiando quattro chiacchiere mi chiese:

“ Sai, mi sono iscritta a Yoga ma non ho chiesto mica come si va vestita…tu come ci vai V?”

L’argomento “come vado vestito”, soprattutto a Milano, è scottante e a momenti fondamentale. Arrivando da un paese molto caldo come l’India lo Yoga meno si pratica vestiti meglio è. La comodità è un must che nello Yoga premia come premia il fatto di vestirsi leggeri.

Al contrario di quello che comunemente si pensa, lo Y. è una disciplina che può produrre sudorazione poiché le Asana (posizioni yogiche) stimolano le ghiandole del nostro corpo tra cui quelle sudoripare. Quindi,tra gli innumerevoli effetti prodotti dalla pratica dello Yoga sulla fisiologia dell’intero sistema psico-fisico, esiste ed è auspicabile la possibilità di sudare in maniera diversa per ognuno.

Questa disciplina favorisce una forte attivazione energetica e la sudorazione è uno degli effetti più fisici e evidenti, collegata ad un processo di purificazione che iniziando dal corpo (eliminazione di tossine attraverso il sudore) arriva sempre più all’interno.

Un buon insegnante, inoltre, apprezza l’allievo con più parti del corpo visibili (gambe e spalle soprattutto) in modo tale da correggere eventuali errori durante la pratica della postura.

In tram ero con un cliente mentre andavamo in una location. Parla del più e del meno, cosa fai e cosa non fai e la domanda a brucia pelo fu:

“ Eh ma V, piedi scalzi o calzine antiscivolo quando fai Yoga?”

Sembrava un po’ una domanda alla “ma tu chi voti alle elezioni?”, mi fece sorridere un po’ fino a quando ripresi un tono semi-serio. I piedi sono scoperti nello Yoga per apprezzare il contatto della pianta del piede con la terra/pavimento (che di solito è in legno). Il contatto del piede nudo con la materia ci fa riscoprire il concetto molto importante dello stare scalzi con la pianta del piede così com’è, senza “filtri” come la gomma delle scarpe o i tacchi. E’ proprio stando semplicemente in piedi a piedi nudi che ci rendiamo conto, anche da soli, dei nostri squilibri posturali o se graviamo di più su una gamba piuttosto che su un’altra. Inoltre, se come me si soffre di crampi da piede cadaverico e freddo, ci sono dei massaggi di preparazione per riscaldare le basi (i piedi in questo caso) delle posizioni yogiche.

Ma poi, facendo scendere di un gradino (anche più di uno) il livello della mia risposta, con il calzino scivoli! E mentre esegui alcune asana rischi anche di aprirti come un compasso! (L’avevo detto che la conversazione stava andando sul pratico).

Inaugurazione di un nuovo negozio in zona Montenapoleone. Una di quelle persone con cui chiacchieravo al bancone del bar mi disse:

“ Massì, lo Yoga è stretching”

Tolgo questa convinzione appena ne sento minimamente l’odore nell’aria. Tralasciando il discorso che per formulare un giudizio su una qualsiasi questione come minimo bisognerebbe provarla vorrei porre l’attenzione su un fattore fondamentale della pratica dello Yoga.

Lo Yoga è uno strumento che agisce sia a livello mentale che fisico. Disciplina la mente e rafforza il corpo ,sia attraverso un’azione che scaturisce dai muscoli ,ma soprattutto da uno stato di maggiore consapevolezza di sè. La pratica deve avere vigore e concentrazione nello stesso tempo. L’intensità necessaria per praticare lo yoga nasce da una respirazione equilibrata e consapevole in cui non bisogna esser né troppo avari né troppo precipitosi nell’utilizzare il proprio corpo. In questo senso mi piace accostare lo Yoga alla via di mezzo del Buddhismo o al famoso detto latino in medium stat virtus.

Il Circo delle pulci, meravigliosa manifestazione multisfaccettata e coloratissima. Un venditore, sentendomi parlare di una posizione yogica mi disse:

“ Eh ma io non riuscirò mai a fare tutte le posizioni dello Yoga”

Beh, neanche io! Ovviamente noi siamo occidentali e come tali fin da bambini non c’è stata data la possibilità (se non in rarissimi casi) di sviluppare il nostro corpo in modo tale da renderlo predisposto a tutte le Asana.

A parte ciò penso che l’atteggiamento dell’esser prevenuti sia innanzitutto un auto-limite che ci poniamo prima di provare a fare delle cose. Come mi ha giusto detto la mia maestra di Yoga Manuela stasera “nello yoga nulla è impossibile ma tutto viene raggiunto con un percorso”. Magari non riusciremo per un nostro limite fisico e oggettivo a non fare determinate posizioni dello Yoga ma troveremo anche in una sola Asana il beneficio di tutte le posizioni dello Yoga. E, ricordo, lo Yoga non è solo Asana anche se, erroneamente, nel mondo occidentale, è ciò che si fa vedere maggiormente dello Yoga, in quanto siamo abituati a vedere lo strato superficiale e visivo delle cose.

“ Ma lo Yoga che cos’è?”

Qui non faccio neanche riferimento alle persone che me l’hanno chiesto e alle innumerevoli situazioni in cui mi è capitato che mi facessero questa domanda.

Solitamente la mia risposta è breve ed è una frase rubata da un grande maestro come B.K.S. Iyenegar:

“ Applicando lo Yoga al nostro corpo, il nostro primo strumento, noi impariamo a suonarlo e a trarne il massimo di risonanza e armonia

Per il resto, Yoga è ciò che noi sviluppiamo praticandolo, è superamento delle nostre paure. Se abbiamo paura di noi stessi e del nostro corpo allora ne avremo sempre anche del prossimo.

 

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