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Mostre musei riaccendono l'arte a Milano: non è detto che per visitare qualcosa di nuovo bisogna per forza spostarsi.

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L’arte di Roma non va in vacanza, per tutto agosto la maggior parte dei musei e delle attrazioni rimane aperta ai turisti.

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Dall'8 febbraio al 12 aprile presso VITRARIA Glass +A Museum una mostra imperdibile dedicata alla collezione di Diane Venet: l'Arte si trasforma in Gioiello.

Da Pablo Picasso a Jeff Koons, da Louise Bourgeois a Damien Hirst, da Lucio Fontana a Anish Kapoor. Sono solo alcuni degli oltre cento nomi dell’arte moderna e contemporanea riuniti assieme per svelare il proprio volto meno noto: quello di artisti di gioielli, le cui creazioni hanno la valenza di sorprendenti opere d’arte spesso sconosciute al grande pubblico.

Dopo aver fatto tappa a Roubaix, New York, Atene, Valencia, Miami e Seoul, la incredibile collezione raccolta negli anni da Diane Venet, collezionista parigina di origine e newyorchese d’adozione, moglie del noto artista Bernar Venet, arriva per la prima volta in Italia con "Precious - da Picasso a Jeff Koons". Centosessantuno gioielli, la collezione al completo, con alcune opere mai esposte prima, che raccontano un approccio all’arte differente da quello che siamo soliti osservare e trasformano il piano nobile del suggestivo e nuovissimo VITRARIA Glass +A Museum.

VITRARIA Glass +A Museum è il nuovo museo che ha aperto le porte a settembre 2014 nel cuore di Venezia, situato all'inizio del “museum mile” tra l’Accademia e le Zattere. Il museo ha un approccio interdisciplinare dove “Glass” esprime l’obiettivo tematico che pone al centro il vetro attraverso le contaminazioni di questo elemento con l’arte, il design, l’architettura, le nuove tecnologie, la moda… e “+A” enuncia l’aspirazione del museo ad allargare la propria ricerca molto oltre, permettendosi un’area di libertà espositiva e proponendosi come piattaforma di incontro e scambio per artisti, designer, industria creativa. "Precious" rientra dunque proprio nella vocazione “+A” di VITRARIA, che esprime già con questa sua seconda mostra la propria libertà di esplorare l’“Altro”, investigando, in questo caso, un’altra arte applicata come l’oreficeria, così affine all'arte vetraria. Gioielli che sono opere d’arte a tutti gli effetti, perché firmati dai più grandi artisti contemporanei, spesso pezzi unici, talvolta edizioni limitatissime che rimangono nei tratti distintivi inequivocabili e riconducibili alla cifra stilistica di ciascun “maestro”. "Precious" ci farà scoprire da un punto di vista inedito il percorso di molti degli artisti più noti al mondo dalla seconda metà del XX secolo a oggi. Ogni gioiello, concepito come opera d’arte da indossare, racchiude in sé una storia ed è stato realizzato dall'artista con una particolare persona in mente: è forse proprio questo aspetto “intimo” a renderlo ancora più affascinante.

Il doppio significato di questa mostra inizia proprio dal suo titolo: "Precious" non solo perché si fa riferimento a oggetti d’arte rarissimi e preziosi, ma anche ad opere che custodiscono un contenuto simbolico e personale forte, spesso all'origine della creazione, basti pensare ai ciottoli raccolti sulla spiaggia da Picasso e poi dipinti per Dora Maar, o ai pezzi di osso sui cui incise il ritratto di Marie-Thérèse.

È la stessa Diane Venet a raccontare che la sua collezione nacque il giorno in cui suo marito, l’artista francese Bernar Venet, le strinse attorno all'anulare sinistro un sottile bastoncino d’argento come anello di nozze, a cui sono seguiti spille e bracciali, ognuno corrispondente ad un nuovo concetto nella sua attività artistica. La collezione è cresciuta nel tempo, chiamando a raccolta amici ed artisti quali César, che ha compresso braccialetti e ciondoli della famiglia Venet per dargli nuova vita, o Chamberlain, che ha donato a Diane il suo primissimo gioiello, una spilla in alluminio accartocciato e verniciato. A volte gli artisti hanno rifiutato la richiesta, per cimentarsi nella sfida solo in un secondo momento, come nel caso di Frank Stella, tentati dallo sperimentare il proprio linguaggio su una scala diversa e con vincoli differenti. Molti gioielli sono arrivati dopo indagini, incontri, viaggi intrapresi per rintracciare pezzi rari. Tutti sono il risultato di un intreccio tra storie di vita e storia dell’arte.

Artisti in mostra:

Afro, Karel Appel, Ron Arad, Arman, Jean Arp, Kader Attia, Gijs Bakker, Giacomo Balla, Miquel Barceló, Laurent Baude, Bill Beckley, Lynda Benglis, Pierrette Bloch, Delphine Boël, Louise Bourgeois, Georges Braque, Pol Bury, Alexander Calder, Faust Cardinali, Sir Anthony Caro, Enrico Castellani, César, John Chamberlain, Dinos Chapman, Miguel Chevalier, Nisa Chevènement, Sandro Chia, Jean Cocteau, Corneille, Costas Coulentianos, Carlos Cruz Diez, Annabelle d'Huart, Salvador Dalí, Lucio Del Pezzo, Niki de Saint Phalle, Wim Delvoye, André Derain, Nathalia Edenmont, Max Ernst, Lucio Fontana, Alberto Giacometti, Antony Gormley, Alberto Guzman, Raymond Hains, Keith Haring, Damien Hirst, Gottfried Honegger, Rebecca Horn, Robert Indiana, Anish Kapoor, Avish Khebrehzadeh, Jeff Koons, Gyula Kosice, Jannis Kounellis, Yayoi Kusama, Hubert Le Gall, Fernand Léger, Julio Le Parc, Claude Lévêque, Roy Lichtenstein, Jacques Lipchitz, Jason Martin, Fausto Melotti, Miltos Michaelidis, François Morellet, Forrest Myers, Brigitte Nahon, Lowell Nesbitt, Louise Nevelson, Tim Noble & Sue Webster, Michelle Oka Doner, Yoko Ono, Meret Oppenheim, Orlan, Mimmo Paladino, Giuseppe Penone, Grayson Perry, Pablo Picasso, Jaume Plensa, Fabrizio Plessi, Arnaldo Pomodoro, Giò Pomodoro, Marc Quinn, Robert Rauschenberg, Man Ray, Pablo Reinoso, George Rickey, Ugo Rondinone, Mimmo Rotella, Kenny Scharf, Gino Severini, Santiago Sierra, Jesús Rafael Soto, Daniel Spoerri, Frank Stella, Vassilakis Takis, Dorothea Tanning, Nakis Tastsioglou, Barthélémy Toguo, Luis Tomasello,Tunga, Günther Uecker, Lee Ufan, DeWain Valentine, Victor Vasarely, Bernar Venet, Jacques Villeglé, Andy Warhol, Lawrence Weiner, Tapio Wirkkala, Bill Woodrow, Erwin Wurm, Kimiko Yoshida

Diane Venet Nata a Parigi da una famiglia di collezionisti, negli Anni ’80 si è trasferita a New York col marito, lo scultore Bernar Venet, lavorando assieme a lui per l’ideazione e organizzazione di mostre in tutto il mondo. Come collezionista d’arte e di gioielli d’artista è riuscita a definire importanti prestiti e creazioni che l’hanno condotta alla curatela dell’acclamata mostra Bijoux Sculptures al Musée La Piscine di Roubaix. Il successo di quella mostra, poi intitolata From Picasso to Koons: Jewelry by Artists, ha generato ulteriori e importanti capitoli espositivi: nel 2011 è stata ospitata al MAD di New York, nel 2012 al Benaki Museum di Atene e all’Istituto IVAM di Valencia, nel 2013 al Bass Museum di Miami e nella importante sede di Hangaram Design Museum di Seoul. Madame Venet collabora da sempre con importanti collezionisti e mercanti d’arte quali Pierre-Alain Challier, Elisabetta Cipriani, Esther De Beauce, Louisa Guinness, Martine e Didier Haspeslagh, Diana Küppers, GianCarlo Montebello, Marina Ruggieri. Per la prima volta a Venezia grazie a VITRARIA viene esposta la sua collezione integrale. Ulteriori informazioni su www.dianevenet.com

VITRARIA GLASS +A MUSEUM La sede permanente di Palazzo Barbarigo Nani Mocenigo, già dimora del doge Agostino Barbarigo e antico “museo” della collezione archeologica della famiglia Nani dona nuovamente luce all'identità tracciata in filigrana in un luogo dove la cultura possa intraprendere percorsi nuovi per generare un processo di ricerca attraverso il quale stabilire relazioni e possibilità ancora inesplorate. Alcuni cenni storici: il palazzo è stato costruito a partire dalla seconda metà del XV secolo dal Doge Agostino Barbarigo, che lo lasciò in eredità alle due figlie a condizione che si dividessero il palazzo in due appartamenti: questo pare essere il motivo per il quale il palazzo è dotato di due “piani nobili”. Il ramo della famiglia Barbarigo si è poi estinto e le figlie si sono sposate con discendenti della famiglia Nani. Il palazzo poi è stato della famiglia Nani per 500 anni fino a che una discendente si sposò con la famiglia Mocenigo nell'Ottocento prendendone il cognome. Ulteriori informazioni su www.vitraria.com

 

8 febbraio al 12 aprile

PRECIOUS da Picasso a Jeff Koons

A cura di Diane Venet e Ewald Stastny

VITRARIA Glass +A Museum Palazzo Nani Mocenigo, Dorsoduro 960, Venezia

Biglietto di ingresso: Intero 8€ Ridotto 7€

Orari e giorni di apertura: Martedì - domenica: 10 - 13 / 14 - 17 Sabato anche 19 - 23 Lunedì chiuso

 

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Domenica, 02 Giugno 2013 12:16

Hot - Eros e sessualità in mostra a Milano

Fino al 6 luglio, alla galleria De Magistris (zona Magenta), un'ampia selezione di scatti conturbanti ripropone diversi scorci sui temi di eros e sessualità.

 

Hot, una mostra provocatoria che espone, senza filtri né censure, letture differenti di un unico tema; una collettiva che indaga, con stili e linguaggi espressivi diversi, la resa visiva del sesso e la corporeità nell'arte, suggerendone plurime interpretazioni.

 

A dare il proprio contributo autori come Jean Cocteau, Mario Schifano, Thoni Thorimbert, Nobuyoshi Araki e Alva Bernardine, coordinati da Luca Beatrice (che firma la curatela dell'esposizione) il quale, in seguito alle recente pubblicazione di Sex. Erotismi nell'arte da Courbet a Youporn, torna a stupire e provocare.

 

Informazioni su orari e costi

Da martedì a sabato: dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.30

 

Ingresso libero

 

 

Hot

De Magistris Arte

via S. Agnese, 16

Milano

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Quello di Amedeo Modigliani è uno stile artistico flessuoso ed indisciplinato.

I suoi dipinti hanno un buon risalto plastico e volumetrico che racconta di un’agile affettuosità  da parte dell’artista non solo nei confronti della pittura, ma anche della scultura.

Le forme sono semplificate, stilizzate, allungate, ma sempre sporgenti ed in particolar modo  interessate a circondarsi di una  voluminosa realtà.

 

Sviluppa il suo talento nella Parigi d’inizio ‘900 -capitale dell’arte e della cultura avanguardista- stabilendosi  a Montparnasse, un quartiere frequentato non solo da pittori, ma anche da scrittori come Hemingway e Miller.

 

È uno sfondo dinamico e al tempo stesso fatiscente quello di cui si circonda Modigliani : la vicinanza di artisti come Soutine, Kisling e Utrillo, Pablo Picaso, Jean Cocteau, Diego Rivera e Max Jacob accentua quello che è il suo stile di vita trascurato, sregolato, abbagliato dall’uso di alcol e droga.

 

Indipendente da movimenti ufficiali e strutturati, il suo linguaggio pittorico è ostinato, ripetitivo e riservato per cui  la sua produzione artistica è caratterizzata quasi esclusivamente da ritratti nei quali raffigura amici, personaggi anonimi e modelle.

Fessure piatte ed ostili - spesso senza iride - aderiscono alla tela agitando i tratti controllati di uno sguardo impassibile ed inespressivo fino agli occhi cavernosi, le bocche increspate, i nasi storti ed i colli allungati.

Il nudo delle donne che ritrae è confidenziale, disfatto e docile e le inquadrature sono in genere ravvicinate e non convenzionali per cui le linee morbide ed elastiche che definiscono il loro corpo - attraverso particolari versioni cromatiche che rimandano in maniera evidente a Matisse o Gauguin- confondono per la bellezza e la semplicità fino a suggerire dell’erotismo.

 

Furono proprio alcuni di questi nudi a provocare scandalo all’inaugurazione di una mostra personale di Amedeo Modigliani a Parigi : il capo della polizia della città la fece chiudere a poche ore dall’apertura dopo aver visto alcuni di questi ritratti in vetrina nella galleria sede dell’esposizione.

 

Palazzo Reale ospita fino all'8 settembre 2013 la mostra "Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti". Per la prima volta, da oltre settant'anni, le opere della ricca collezione Jonas Netter saranno esposte al pubblico, nelle stesse sale della precedente rassegna dedicata a Picasso.

La mostra curata da Marc Restellini, presenta 122 capolavori realizzati da Amedeo Modigliani e dagli artisti che vissero e dipinsero a Parigi agli inizi del '900.  Squattrinato, malaticcio e con una breve vita da bohème, quest’artista "maledetto" si è staccato dal  suo pensiero agitato fino a scoprirne i tratti in immagini aperte, corpose ed apprensive che riportano allo spettatore le sue stesse screpolature.

 

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Spesso accade che uno stilista inizi dalla linea di una silhouette per tratteggiare un segno. Un segno che procedendo diventa forma, per poi trasformarsi in abito. All’interno di quei tratti si fondono cromie, pattern e tessuti, sviluppando una collezione di capi. Un guardaroba che rimanda a suggestioni, citazioni, produzioni pittoriche, richiami di un’epoca o tentativi di rottura e dissociazione.

Marcel Rochas fu uno dei pochi stilisti che a metà degli anni ‘20 concepì l’abito con una preventiva ambizione: ridefinire la silhouette, ridisegnare il corpo femminile. Prima del segno, prima della forma, è il corpo a dover essere tratteggiato.

Nei primi due decenni di attività, il presupposto estetico di Rochas trovò espressione nella forzatura dei volumi, volti a modificare o esaltare le linee del corpo femminile. La donna come imbastitura, intorno alla quale il peso dei tessuti e il colore e la trama ne trasformavano la percezione, modificandone la forma.

L’influenza e l’incoraggiamento di artisti come Jean Cocteau, Christian Berard e Paul Poiret, così come il rapido successo conquistato nello star system, consacrarono ben presto Rochas nell’olimpo delle più importanti maison francesi. Mea West, Carole Lombard, Marlene Dietrich sono solo alcune celebrità che contribuirono a portare Rochas alla fama, fornendo anche l’ispirazione per quello che sarebbe stato uno dei più illuminati e pionieristici fenomeni di diversificazione di una griffe: veicolare su un profumo, e in seguito su una sofisticata e complessa linea di cosmetici, l’allure di un brand.

La più diretta manifestazione del lavoro di Rochas sull’anatomia femminile, fu l’invenzione della guêpière nei primi anni ’40. Dal francese “guêpe”, “vespa”, era nata con la funzione di restringere la vita, esasperando il fianco femminile. Da strumento funzionale, correttivo del corpo, negli anni assunse una valenza sempre più squisitamente estetica, in alcuni casi diventando il capo icona di fenomeni stilistici e di diverse divagazioni sul tema.

La breve attività stilistica di Rochas, morto nel 1955 a 53 anni, non si esaurì in questa scoperta: a lui si attribuiscono numerose intuizioni e innovativi sviluppi creativi quali l’introduzione del pantalone di fattura maschile nel guardaroba femminile, le tasche nella camicia, il ricorso a sofisticate fantasie e trame, frutto di contaminazioni artistiche colte. Con la morte prematura del suo fondatore, la maison francese, sotto la presidenza della moglie Hélène, subì una fisiologica dispersione stilistica e non attuò una tempestiva e vincente strategia nel competitivo panorama delle grandi griffe. Nonostante questo, l’azienda riuscì a sopravvivere e a rinverdire l’allure creata dal suo fondatore, attualizzandola nei decenni a venire.

Lo stilista belga Olivier Theyskens, negli anni 90 riportò la griffe sotto i riflettori del sistema moda, grazie anche ad un abito indossato da Madonna per la cerimonia degli Oscar nel 1998 che contribuì a ridare al nome di Marcel Rochas una valenza attuale e contemporanea.

Dal 2008 a oggi Rochas è sotto la guida di Marco Zanini, stilista milanese, la cui formazione vede un passaggio decisivo in Versace e in Dolce&Gabbana. Zanini coglie magistralmente l’opportunità e i limiti di una griffe dal nome altisonante e da una storia dai confini sfumati, dichiarando «Rochas è un nome che risuona da lontano, carico di fascino». Con questo presupposto, i suoi capi evocano grandiosità senza celebrarla o ripercorrerla, senza lasciar trasparire alcuna nostalgia. Le sue collezioni nascono intorno alla sartorialità dell’abito, su volumi precisi e tessuti preziosi. Un linguaggio accennato e raffinato che trova una perfetta sintonia con un’immagine di donna contemporanea: sensibile, complessa, contraddittoria e sofisticata.

I materiali, le fantasie e le cromie sono la tela dei suoi dipinti; quadri che raccontano di donne in movimento senza bustini, a tratti impalpabili e oniriche, che affermano la loro femminilità in un codice solo accennato, mai esasperato, nella consapevolezza che una vita stretta, oggi, è una questione più mentale che relegata a lacci e stecche.

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