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25 aprile al Teatro Franco Parenti, si esibirà live il quartetto di Nicole Mitchell, pluripremiata flautista

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«Non lo farò mai più. Cantare all’Olimpiade è stato un incredibile onore. Sono stata fiera di averlo fatto. Quello è stato il momento perfetto per dire: fantastico, grazie a tutti, ma basta così. A volte devi capire quando arriva l’ora di abbandonare la festa». Così, in un’intervista esclusiva a Vanity Fair, Victoria Beckham infrange le speranze di chi, a vent’anni dalla formazione delle Spice Girls nel 1994, sperava ancora di vedere riunito il quintetto pop. Nell’intervista di copertina, illustrata dagli scatti inediti di Sebastian Kim e pubblicata nel numero in edicola da mercoledì 22 gennaio, Victoria spiega che la sua vera passione oggi è la moda, e che comunque vede un importante nesso tra la sua professione passata e quella attuale di stilista: «Le Spice Girls hanno avuto successo perché celebravano le donne, che in fondo è quello che faccio ancora oggi». A Vanity Fair poi l’ex popstar racconta l’emozione di aver visto suo marito David giocare l’ultima partita della sua ventennale carriera di calciatore, lo scorso maggio a Parigi: «Ho provato grandissima emozione e grande orgoglio. David non potrebbe essersi dato di più allo sport. Per anni lo abbiamo condiviso – in un certo senso lo condividiamo ancora – con tanti suoi fan. È bello, adesso, averlo a casa».

 

Pubblicato in Lifestyle
Martedì, 22 Gennaio 2013 01:40

Paolo Giordano

Ho incontrato Paolo Giordano la prima volta qualche anno fa, a San Giorgio Lomellina, in una sala gremita all’inverosimile per un incontro con l’autore organizzato dalla biblioteca locale. Era uscito da poco il suo primo romanzo, La solitudine dei numeri primi, e mi diede l’impressione di un ragazzo un po’ timido e impacciato, in imbarazzo davanti a quella grande quantità di gente venuta per ascoltare proprio lui. Rispondeva alle domande dell’intervistatrice con semplicità e chiarezza, quasi scusandosi del successo del suo libro. Ricordo di aver pensato che solo un giovane poteva scrivere in modo così attento e coinvolgente di altri giovani, solo un giovane poteva descrivere così bene le angosce di due giovani problematici come Mattia e Alice. Perché Mattia e Alice sono due giovani ‘speciali’, privi delle difese naturali necessarie per vivere nella società moderna e con i moderni coetanei. Mattia è un autistico ad alto funzionamento, un genio matematico che non riesce a stabilire rapporti normali con le persone che gli stanno intorno e che si porta dentro un grande segreto che pesa come un macigno: la scomparsa della sorella gemella handicappata che lui ha lasciato da sola in un parco quando erano bambini. Alice è prigioniera delle aspettative di un padre insensibile ai suoi bisogni e alle sue paure, e, soprattutto, inconsapevole del fatto che sua figlia sia caduta nel baratro dell’anoressia.

Mattia e Alice sono destinati ad incontrarsi, ma come due numeri primi gemelli, separati da un solo numero e quindi “vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero”. Le loro anime si cercano e si desiderano per tutto il libro, ma la loro condizione non permette loro di trovarsi davvero, ognuno rimane chiuso nella sua solitudine, che nessuno riesce a spezzare. Un libro che per certi versi non offre alcuno spiraglio di speranza, nessuna possibilità di felicità a chi è diverso, nessuna medicina da parte del tempo.

Ho rivisto Paolo Giordano il 28 ottobre scorso durante la trasmissione Che tempo che fa, mi è parso più maturo, sicuro di sé davanti alla telecamera, l’accento torinese era meno marcato. Anche il suo nuovo romanzo è un romanzo che parla di maturità e di maturazione, del passaggio dalla giovinezza all’età adulta, che qui avviene in modo inesorabile e traumatico. Il corpo umano è un romanzo nato durante i due reportage che Giordano ha fatto in Afghanistan per Vanity Fair, un romanzo di guerra combattuta contro un nemico e di guerre combattute contro sé stessi. I protagonisti de Il corpo umano sono ancora giovani: un gruppo di militari ventenni che partono per la missione in Afghanistan e vengono assegnati ad uno sperduto e pericoloso avamposto nel Gulistan, un recinto di sabbia in mezzo al nulla.

In un’atmosfera di noia angosciante, che ricorda Il deserto dei Tartari, i militari saranno sospesi in un silenzio assoluto, rotto solo dai rumori del loro corpo, e dovranno fare i conti con le loro speranze, con le loro paure e con i problemi che hanno lasciato in Italia. Alla fine del libro, al loro ritorno, avranno irreversibilmente attraversato la linea sottile che separa la giovinezza dall’età adulta e saranno persone nuove.

Questo seconda opera di Giordano, che esce cinque anni dopo la prima, fornisce la prova definitiva di come il ricercatore di fisica teorica sia in realtà uno scrittore adulto a suo agio con tematiche ed impianti narrativi diversi, abile a scandagliare il cuore dei suoi personaggi e a metterlo a nudo.

Pubblicato in Cultura

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