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Martedì, 21 Giugno 2016 10:28

NikeCourt X Liberty Collection

Una nuova collezione firmata Nike, dai toni floreali e colori estivi: NikeCourt X Liberty Collection, la nuova passione dell'estate!

Pubblicato in Lifestyle

Stefano Salvadori incontra Danilo Di Pasquale, casting director per alcune delle più importanti maison e case editrici di moda, per un’intervista a tutto tondo sulla moda.

 

Ciao Danilo, iniziamo con una domanda “rompighiaccio”: dieci parole per definirti

Mi definisco puntuale,ostinato,preciso, sognatore, entusiasta, propositivo, immarcescibile, simpatico, intelligente, collaborativo e (posso aggiungere?) anche modesto.

 

Dalla tua bio: ti sei diplomato all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma, per poi trasferirti a New York dove hai lavorato come assistant producer e casting director. Seguono John Casablancas Modeling, ITACA, fino alla decisione di metterti in proprio e concentrarti sui castings. Il casting è una sorta un palcoscenico su cui la modella mette a nudo sé stessa, esponendosi agli occhi dei selezionatori?

Io credo che i casting siano una vetrina per le modelle/i di fronte ai clienti ma, a volte, bisogna tener conto del fattore umano: un po’ di nervosismo e i tempi brevissimi di durata di un casting non permettono ai modelli di mostrare il meglio e/o a noi di capirlo e afferrarlo.

Talvolta, anche se non dovrebbe accadere, i casting sono un palcoscenico per designer, stylist e casting director. Non dobbiamo infatti dimenticare che la moda è un concentrato di personalità ed ego, difficili da contenere!

 

Quali sono le regole d’oro di un selezionatore?

Questa è la domanda più difficile. Bisogna sempre pensare che il casting non deve raccontare il casting director ma deve bensì interpretare l’idea dello stilista/cliente/fotografo. Spesso devo scegliere una modella che non rientrerebbe nel mio gusto personale ma che identifico come “perfetta” per il cliente che mi ha commissionato il lavoro. Si tratta di mettere da parte il proprio ego per concentrarsi su quello di chi mi paga. E’ una questione di rispetto e di professionalità.

Devo dire che con molti clienti si crea uno scambio di idee creative, molto proficuo: io contamino loro e loro contaminano me. In questi casi si crea una sinergia meravigliosa.

 

“È piccola, ma con quel viso e quella grinta cercheranno di imitarla tutti a New York” disse Sarah Doukas dell’Agenzia Storm di Kate Moss, allora poco più che quattordicenne. Ora a quarant’anni è ancora fra le Top Model più richieste, nonostante gli scandali di cui è stata protagonista. Cosa la rende cosi speciale agli occhi, non solo del pubblico, ma soprattutto degli addetti ai lavori?  

Mi piace Kate Moss ma non è la mia modella preferita. Credo che una parte del suo successo sia legata al “personaggio” Kate Moss. Le aziende che la scelgono come testimonial sanno molto bene quanto lei abbia una grande presa sul pubblico. Un po’ maledetta, stizzosissima, imitata e copiata dalle donne di  tutto il mondo.

E’ un personaggio, e come tale, rende e vale i soldi che le danno.

 

Bellezza? Stile? Fascino? Personalità? Cosa è necessario oggi per essere “Model”?

Fotogenia. E’ l’unica cosa veramente fondamentale per fare la modella. Il resto, dallo stile al fascino (di cui molte,anche famose, sono sprovviste dal vero) lo si apprende lavorando e costruendo la propria carriera. A contatto con i “miti” della moda, si può difatti imparare di tutto.

 

Quali sono oggi le regole dettate dalla moda?

Oggi, forse per fortuna, la regola è non avere regole! Chanel fa sfilare le snickers; Louis Vuitton manda in passerella uno stile da teenager. Credo che l’evoluzione dei tempi e dei costumi sociali abbia sdoganato tutto e tutti. La democrazia esiste anche nella moda!

 

Un tempo le modelle erano indossatrici, ossia si limitavano ad indossare un capo durante una sfilata o uno shooting fotografico. Con il passare del tempo, la modella è diventata parte integrante del sistema moda, volto noto quanto il brand che rappresenta, icona di stile e bersaglio dei paparazzi. Puoi spiegarci il perché di questa evoluzione?

Le modelle hanno colmato un vuoto: quanti stilisti celebri ci sono? Quanti sono famosi come lo erano i designer negli anni ’50/’60/’70/'80? Pochi e di questi pochi la maggior parte sono gli stessi dagli anni ’70. Le modelle hanno portato celebrità e riflettori sulla moda. Oggi i social networks ne hanno fatto delle celebrities 2.0

Esempio: pochissimi sanno chi sia Alexander Wang (nuovo idolo del popolo della moda) ma tantissimi sanno che alcune super top sfilano per lui.

 

Gli anni Novanta sono stati gli anni delle storiche Top Model, come Naomi, Christy, Linda, Cindy, donne che hanno incarnato in pieno lo spirito della moda del tempo, diventando delle vere stelle, paragonabili alle più famose rockstars. Oggi abbiamo Bianca Balti, Cara Delevigne, Maria Carla Boscono, altrettanto famose ed adorate dagli stilisti di riferimento. Quali sono le maggiori differenze tra queste due generazioni di modelle?

Non c’è un paragone tra Cindy, Linda e Claudia e  MariaCarla, Bianca o Cara. Impossibile oggi replicare gli anni ’90. Non esiste più il benessere economico di quegli anni, tanto che, se oggi una top dichiarasse di non alzarsi dal letto per meno di € 10.000 al giorno, la prenderebbero a calci e l’opinione pubblica non ne farebbe un idolo (come fece con Linda Evangelista, artefice di questa famosa affermazione) ma anzi la massacrerebbe mediaticamente.

I ruggenti e floridi anni ’90 sono definitivamente tramontati.

 

La direttrice di Vogue Franca Sozzani, il fotografo fashion Giampaolo Sgura e lo stilista Andrea Incontri sono senza dubbio tre importanti e rappresentativi personaggi della moda oggi. Quale è, secondo te, il legame tra loro e il mondo delle modelle?

Premesso che Franca Sozzani è “La Moda”, sono tutti e 3 grandi professionisti con un preciso stile personale e le modelle che scelgono rappresentano alla perfezione il loro “mondo”. Ovviamente Franca Sozzani, inutile dirlo, ha la competenza e la capacità di scoprire e lanciare nuove modelle.

 

Da qualche anno abbiamo assistito all’ascesa delle figlie e nipoti di cantanti (Georgia May Jagger, Amber Le Bon), politici (Cara Delevigne), attrici (Elettra Rossellini Wiedemann). Pensi che il nome di famiglia le abbia, in qualche modo, facilitate, “imponendone” il volto sulle copertine delle maggiori riviste di moda, nonché delle più prestigiose campagne pubblicitarie? Georgia May sarebbe stata notata senza il suo ingombrante cognome?

Da sempre le “figlie di”, “sorelle di”, “parenti di”, beneficiano di “quel” cognome che le agevola. Non è una tendenza di oggi, esiste da sempre. Ma oggi esse hanno modo di diventare personaggi grazie allo strumento di cui parlavo prima , ossia i social networks !

 

Raccontaci la tua esperienza come coach e giudice di School of Glam-Questione di Stile,  un nuovo format dedicato allo stile e alla moda in onda su FoxLife. Quale messaggio vuoi trasmettere agli spettatori riguardo al mondo della moda? Pensi che lo stile sia una dote innata oppure qualcosa che si possa apprendere, seguendo le dritte giuste?

Purtroppo il messaggio che passa da qualunque programma che si occupa di moda in tv è filtrato dalla penna degli autori che ne scrivono i testi. Nel mio caso, cerco di metterci la credibilità e la professionalità che mi hanno portato dove sono. Credo che i cosiddetti talents, più che insegnare qualcosa, diano allo spettatore la fiducia necessaria per fargli dire “forse potrei provarci (e talvolta riuscirci) anche io”. La famosa democratizzazione di cui ho parlato in precendenza!

 

Per concludere, quali sono i nomi (e i volti) sui cui ti senti di scommettere ?

Sasha Luss, Anna Ewers ed  Elisabeth Erm, tenendo conto che ormai, ogni stagione, la moda ha bisogno di nuove modelle. E forse, si tornerà a parlare di vestiti e stile, anziché di top model .

 

Editing a cura di Letizia Carriero

 

 

Pubblicato in Lifestyle
Mercoledì, 16 Gennaio 2013 02:49

ZUSHII, follow the ears stickers!

Colore, fashion, vintage, stile, divertimento, improvvisazione, sogni… Ma cos’è Zushii? Un logo a forma di orecchio che ha ormai invaso tutta Milano celebra il mantra ‘Follow The Ears Stickers’ che stuzzica, incuriosisce, decora i manifesti pubblicitari, trasforma le locandine del centro, ma rimane avvolto nel mistero. Nerospinto svela per voi il suburbano arcano che sta dietro il brand Zushii attraverso l’intervista ai suoi due creatori Davide e Francesca Micheli.

Come avete iniziato, com’è nato il progetto Zushii? D.: i creatori di Zushii siamo io e mia sorella Francesca, non siamo milanesi, veniamo dalla non contaminata Aprica, io mi occupo della parte più creativa, gestendo anche il sito e i social, mia sorella gestisce la parte organizzativa e commerciale e di pr. Questo brand di accessori non convenzionali e irriverenti è nato nel 2009 dalla nostra agenzia di comunicazione non ordinaria che si chiama Korrokontro. Siamo una realtà piccola, abbiamo alcuni collaboratori, promuoviamo le collezioni negli eventi in giro per Milano, facendo anche un marketing direttamente sulle strade. Abbiamo lanciato il marchio con una campagna di guerrilla marketing con degli stickers on the road, il nostro logo è l’orecchio (un punto di domanda per l'orecchio destro e uno per quello sinistro), crediamo infatti che il mistero sia ciò che fa andare avanti tutto, quindi anche per le nostre collezioni manteniamo sempre il mistero su quale sarà la prossima, cerchiamo sempre di spiazzare i nostri affezionati clienti. Qual è dello stile dei vostri accessori? D: Vogliamo fornire al cliente una scelta molto ampia, dall’animale, passando alla recentissima collezione che abbiamo fatto di ispirazione medievale con croci, angeli, riproduzioni di vetrate. La prima collezione è stata quella delle caramelle resinate, che tra l’altro quest’anno abbiamo riprodotto in un’edizione limitata. Abbiamo sempre indagato il mondo del gioco, dell’ironia, dell’infanzia perché noi crediamo che il mondo della moda non debba essere qualcosa di grigio e di comunque limitante per la persona, ma invece di possibilità, di grande espressione e con i colori dei nostri accessori riusciamo a esprimere la personalità di ciascuno. Un’altra collezione che ha spopolato è stata la collezione Wild Wild Zoo composta da animaletti un po’ sezionati e poi trasformati in anelli fashion e collane, questa collezione ha avuto tanto successo tant’è che Vladimir Luxuria ha indossato in tutte le puntate dell’Isola dei famosi i nostri accessori. La terza collezione, Zushiiland, è un po’ il riassunto delle prime due collezioni. Da dove nasce il nome, come vi è venuto in mente di chiamarvi così? D: In realtà il nome è ispirato un po’ al Giappone, un po’ a Madonna, agli anni Ottanta e vuole rappresentare la stranezza. Poi, in seguito ad un consulto con una nostra risorsa che ha studiato lingue orientali, abbiamo scoperto che la parola zushii può avere tantissime accezioni ed una di queste è, neanche a farlo apposta, i ‘disegni del pensiero’ e quindi il libero sfogo all’immaginazione. Come reperite dei materiali così singolari? D: Abbiamo diversi fornitori che sono top-secret per consentirci la replicabilità, tutti i nostri accessori, salvo alcuni casi che sono pezzi unici, sono riproducibili e quindi siamo un vero e proprio brand che ha una vera e propria collezione con un ordinativo. I nostri produttori sono variegati e diversificati perché le nostre collezioni sono anch’esse molto eterogenee. Ovviamente poi abbiamo anche un laboratorio che assembla i pezzi secondo la nostra direzione creativa. Qual è la vostra fonte di ispirazione? D: In realtà sono io principalmente il motore delle idee creative e non ho una particolare ispirazione, queste idee malsane o comunque fulminanti mi vengono così… Magari sono per strada e mi viene l’idea… poi sicuramente conoscere nuove persone, girare, io sono stato per tanti anni a Berlino e ho viaggiato molto, sono appassionato di fotografia, produco centinaia di scatti, web designer e grafica, sicuramente influisce… Credo che in parte la mia storia personale mi abbia portato ad avere queste idee un po’ frutto di elementi passati che si ricombinano nel nuovo. I vostri accessori sono anche apparsi in tv… Sì abbiamo fornito gli accessori per alcune trasmissioni tv tra cui X-Factor: l’anno scorso li ha indossati Arisa, quest’anno un po’ tutti i concorrenti, Chixi ha indossato il nostro anello panda. Abbiamo dato gli accessori al nuovo programma School of Glam in onda su Sky e in una puntata una nostra maglietta è stata l’outfit vincente, perché abbiamo fatto anche una flash collection di magliette e pochette per il Fuori Salone 2011 nell'ambito del progetto espositivo di COOL HUNTER Italy, che abbiamo stra-venduto. L’ anticipazione-mega è che Vladi (Vladimir Luxuria) torna in tv con un programma su La7 che si chiama Fuori di gusto che andrà in onda tutti i sabati e, siccome abbiamo ormai un rapporto di amicizia, ci ha chiesto di fornirgli tutti gli accessori per le venti puntate che saranno a tema alimentare perché sarà un programma di cucina. Zushii ci piace, stimola la nostra fantasia e ci fa sognare… Dove possiamo trovare i vostri accessori? Ci stiamo espandendo sul territorio e abbiamo alcuni punti vendita a Milano: Pretty in corso San Gottardo, DB Living a Repubblica, Fiorucci in San Babila; poi abbiamo un punto vendita a Padova, Mon Toutou, uno a Como, Angela Pozzuoli, un punto vendita a Torino, Sayang Ku di Serena Ciliberti, e ad Aprica Foto Ottica Micheli. Tra poco metteremo anche lo shopping online.

Noi di Nerospinto amiamo il mondo fantasioso e colorato di Zushii e le sue creazioni shabby chic perché attraverso questi accessori rievochiamo la nostra sfera giocosa e fanciullesca.

http://www.zushii.com twitter facebook

www.korrokontro.com

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Direttore Responsabile
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Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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