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di Giacomo Gallina

Dal 19 al 22 Marzo, Treviso, la città d'esilio e gaudio per Dante Alighieri, ospita il più importante festival di letteratura gialla e noir.

Un festival ideato per rileggere e comprendere in chiave noir la realtà contemporanea, con un particolare taglio scientifico, presieduto dal prof. Elvio Guagnini, ed è organizzato dall’Accademia Veneta assieme al Comune di Treviso, con il Patrocinio della Regione del Veneto, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dell’Università di Trieste, dell’Università IULM e dell’Università dell’Aquila.

Aperto al pubblico fino a esaurimento posti, è il più importante festival a tema in Italia e si colloca tra i maggiori festival europei. Quattro giorni d’incontri, tavole rotonde con scrittori, giornalisti, sociologi, criminologi, investigatori, magistrati, psicologi, psichiatri che approfondiranno i vari aspetti del tema ma non solo.

Vi saranno, contemporaneamente anche mostre d'arte e proiezioni cinematografiche sempre a tema.

Lo scrittore Matteo Strukul ne sarà direttore artistico e vi saranno ospitate e presentazioni di scrittori nazionali e di fama internazionale: Mariolina Venezia, Nicolai Lilin autore di "Educazione Siberiana”, Loriano Macchiavelli di cui ricordiamo il libro “Strage”, Andrea Carlo Cappi con il suo “Fenomenologia di Diabolik”.

Inoltre, vi saranno Andrea Molesini autore de “Dove un’ombra sconsolata mi cerca”, Piergiorgio Pulixi, Fulvio Ervas e molti altri.

Quest’anno la Germania sarà il Paese gemellato al Festival Treviso Giallo con “Giallo contro Krimi”, ne parleranno l’editor Thomas Wöertche e Johannes Groschupf vincitore del Deutscher Krimi Preis 2019.

«L’obiettivo del Festival - ha affermato Pierluigi Granata, del Comitato scientifico del Festival Treviso Gialloè di valorizzare con un approccio accademico, che abbraccia unitariamente più discipline scientifiche, il genere letterario giallo e noir, nelle sue declinazioni peculiari. Infatti, Treviso Giallo ha la finalità di creare un preciso percorso metodologico che consente di fornire al pubblico una nuova chiave di lettura e interpretativa della letteratura "gialla" e “noir", tesa soprattutto a far recepire quanto il suddetto genere sia uno strumento privilegiato di analisi della società contemporanea».

Sarà presente il pianista, maestro Ezio Lazzarini, per 40 anni primo maestro di sala del Gran Teatro La Fenice e l’organizzazione ha avviato una collaborazione con il cinema Edera e la Cineteca di Bologna. Protagonista dell’appuntamento musicale e cinematografico, quest’ultimo presieduto dal prof. Carlo Montanaro, sarà Hitchcock.

Quest’anno entra a far parte di Festival Treviso Giallo anche la Marca Trevigiana e alcuni importanti appuntamenti saranno organizzati nelle principali librerie di Conegliano, Oderzo, Montebelluna e Castelfranco.

In seguito al successo riscosso lo scorso anno saranno riproposte le visite guidate alla scoperta della Treviso Noir a cura di Mediolanum, sabato 21 e domenica 22 marzo.

In collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti Nazionale e l’Ordine dei Giornalisti del Veneto è stato organizzato il corso di formazione dal titolo “Il romanzo giallo e noir”, che si svolgerà a Palazzo dei Trecento a Treviso il 20 marzo, dalle 10.00 alle 13.00 (tre crediti). Parteciperanno Gianluca Amadori, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto e giornalista de Il Gazzettino, Enzo D’Antona giornalista, già Direttore de Il Piccolo di Trieste, Francesco Sidoti, professore emerito Università dell’Aquila, sociologia e criminologia, curatore del saggio “Giornalismo investigativo”.

FESTIVAL TREVISO GIALLO
giovedì 19, venerdì 20, sabato 21 e domenica 22 marzo 2020
Sarà aperta al pubblico e gratuita la Mostra dedicata a Diabolik
dal 20 al 26 marzo 2020 a Palazzo dei Trecento

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Le nuance iconiche che hanno caratterizzato lo stile e l’intera produzione di Coco Chanel protagoniste del nuovo make up Coco Codes.

Leggere nell’anima di un Paese e dei personaggi che lo rappresentano nella continua ricerca della bellezza visiva: amore per la forma e per il suo contenuto,  questa la chiave estetica del cinema di Matteo Garrone, regista romano classe 1968, immerso nel valore dell’immagine sin dalla nascita - il padre Nico è critico teatrale, la mamma Donatella fotografa e figlia dell’attore Adriano Rimoldi – lanciato verso la regia dalla formazione pittorica. Il film diventa per il giovane Matteo un’occasione per sperimentare tutta la potenza figurativa del colore, della luce, dell’inquadratura come affaccio sul mondo. Le prime prove – “Terra di mezzo”, “Il caricatore”, “Estate romana” – sono frutto di questa ricerca che non si traduce però in astrazione, scegliendo di raccontare la realtà dal basso, quasi con approccio documentaristico, affondando lo sguardo nello scenario sociale contemporaneo, fino alle prime prove  attenzionate dalla critica italiana, “L’imbalsamatore” e “Primo amore” - ispirati ad episodi di cronaca - preludi all’affresco criminale di  “Gomorra”, che con la vittoria a Cannes nel 2008 consacra il talento registico di Garrone sulla scena internazionale. Attori non professionisti, insieme ad interpreti impegnati in teatro e cinema di qualità – su tutti Toni Servillo e Gianfelice Imparato – diventano luce e ombra plasmati dall’occhio della macchina da presa che racconta volti, corpi, ma soprattutto luoghi e atmosfere con un virtuosismo mai fine a se stesso, sempre complice della narrazione, indagatore al punto da accompagnare il pubblico dentro l’immagine, quella di un’Italia made in camorra e poi dell’ossessione mediatica in “Reality”, arrivato quattro anni dopo “Gomorra”. Non è più un sistema criminale a condannare le dolenti figure disegnate dal regista - con la collaborazione dello storico sceneggiatore Massimo Gaudioso – ma la finta verità del sogno televisivo, svenduto al centro commerciale in cambio della ragione. Resterà prigioniero di quel sogno senza più svegliarsi, intrappolato nel mondo deformato della celebrità, l’aspirante concorrente Luciano – denudato da Garrone nella sua fragilità senza bisogno di troppe parole grazie anche all’intensità dell’interprete Aniello Arena, ergastolano con una lunga esperienza di teatro al carcere di Volterra – mentre la vita continua a scorrere intorno a lui, piena di oggetti che riempiono con eccesso e ostentazione i vuoti di senso di una povera Italia vestita di illusioni. A noi di “Nerospinto” Matteo Garrone piace per il talento registico prestato al racconto dell’attualità con una ricerca di stile che vuole sempre raccontare un pezzo di vita, ci piace perché è una speranza per il cinema italiano di qualità.

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