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Tutti i vincitori degli Oscar 2021: Nomadland è il Miglior Film|||

È "Nomadland" il Miglior Film e Chloé Zhao la Miglior Regista; Frances McDormand e Anthony Hopkins sono rispettivamente Miglior Attrice e Miglior Attore Protagonista. Nessuna statuetta per l'Italia

Venezia 77: Coppa Volpi per il Miglior attore a Pierfrancesco Favino in PADRENOSTRO di Claudio Noce|||

Vince il Leone d'Oro della 77ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia il film della regista Chloé Zhao "Nomadland", con protagonista l'attrice premio Oscar Frances McDormand; l'Italia si porta a casa la Coppa Volpi per il Miglior attore a Pierfrancesco Favino, per "Padrenostro".

Levante è borderline, ma commerciale. Parole sue. E' dolce, ma sa tirare fuori le unghie. Durante lo showcase di lancio del disco, oggi a Milano, si presenta come una debuttante al saggio: timida e con tanta voglia di piacere a tutti. Qualche battuta e poi la musica. Quando inizia a cantare tira fuori la grinta di chi crede di aver scritto belle canzoni e non vede l'ora di fartele sentire. Poi, microfono spento, continua ad essere la ragazza di sempre: sorridente, dolce e genuina. E poi conquista tutti commuovendosi a ricordare le sue origini siciliane. E di come a 14 anni ha dovuto abbandonare con la mamma la terra natia per cercare fortuna al nord. Fiumi di ricordi, dolorosi e emozionanti; come quello del padre, scomparso prematuramente, citato in “Biglietto per viaggi illimitati” canzone inserita nel suo nuovo album “Abbi cura di te”. Piccoli scampoli di vita, che la giovane Levante ha vissuto in 27 anni e pochi altri di attenzione mediatica, dopo l'esordio fulminante con “Alfonso” e il brillante debutto “Manuale di distruzione”. Dalla distruzione alla costruzione: “distruggere in senso positivo, per ricostruire cose nuove più belle. Io ci ho provato, partendo da una semplice frase “abbi cura di te” e ho scoperto che la felicità esiste, basta solo volerla”. E le impressioni che si ricevono guardandola davanti al microfono non tradiscono: Levante è una ragazza che sa toccare le corde del cuore con la sua musica e i suoi testi intimisti, nei quali ci si può rispecchiare. La sua musica è pop, ma sono tante le inflessioni rock e folk che Levante non manca di sfoderare su disco e dal vivo. I suoi punti di riferimento, dice, sono Janis Joplin, Feist, Cristina Donà e Carmen Consoli, che in molti associano a Levante, a torto. Musicalmente non è mai noiosa: dosa sapientemente la sua voce graffiante con mid tempo e ballate emozionanti. C'è anche spazio per l'elettronica con due ballad d'eccezione, una prodotta da Sir Bob Cornelius, aka Bloody Beetrots, suo attuale compagno. “Abbi cura di te” è un bel disco: pieno, consapevole e maturo, di una felicità contagiosa. Il pregio della cantante siciliana è proprio questo: saper fare della musica che racconta storie che appartengono a tutti noi: la perdita di una persona cara, l'amore perso e poi ritrovato, insicurezze, fragilità e momenti di esaltazione. Ora Levante si gode l'inizio della sua carriera (lunga speriamo) con i consueti tour di presentazione e show case in giro per l'Italia. Non perdete l'occasione di scoprire un'artista che potrebbe prendersi cura di voi e della vostra anima.

Marco Trabucchi

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Peter è stato l’attore più versatile del secolo scorso passando con la stessa facilità e bravura dal palcoscenico al grande schermo e infine alla televisione e interpretando ruoli deferentissimi tra loro con uguale successo e plauso.

Per ogni grande attore arriva però sempre il ruolo giusto e più che perfetto, quello che lo consacra al pubblico internazionale e lo fa diventare divo a tutti gli effetti. La storia del cinema apre le porte a O’Toole per la sua indimenticabile interpretazione di Lawrence d’Arabia e gli assegna un posto che nessun altro attore potrà mai soppiantare in quel ruolo e per quel personaggio.

Irlandese di nascita Peter ha saputo imporsi in quasi tutte le grandi produzioni del cinema inglese tanto da far dimenticare quasi a tutti le proprie origini e farsi riconoscere come uno tra gli interpreti più british del cinema.

Amato e corteggiato dai cineasti più famosi e impegnati degli anni Sessanta e Settanta, Peter gira una pellicola dopo l’altra e si diverte a cambiare genere e personaggio a secondo della trama e dell’esigenze registiche.

Arrivano così le nomination agli Oscar, praticamente per quasi ogni sua interpretazione ma alla fine lo star system hollywoodiano gli preferisce sempre qualcun altro.

Peter O’Toole con la pazienza degli irlandesi e l’umorismo degli inglesi fa spallucce e continua a lavorare sui set delle produzioni internazionali più prestigiose passando da un cast all’altro e girando con tre generazioni di artisti e autori.

E così nel 2003 accetta l’Oscar alla carriera e nel 2007 dopo quarantaquattro anni di nomination arriva la sua prima vera statuetta per il ruolo nel film Versus.

Elegante, raffinato, eclettico e bravo praticamente in ogni ruolo Peter O’Toole è uno dei protagonisti indiscussi del cinema del Novecento, uno degli attori che ancora sapeva dosare con garbo e successo gli insegnamenti ricevuti all’accademia di arte drammatica di Londra con la leggerezza e la sfrontatezza imposti dagli studios di Hollywood.

 

Nerospinto vi segnala il concerto di Max Romeo il 18 luglio al Carroponte dalle ore 21.30.

Il famoso cantante reggae giamaicano, all’anagrafe Maxwell Livingston Smith esordì nell’epoca early reggae dove i testi molto suggestivi provocarono gran clamore, ottenendo una forte presa sulla scena musicale. Il successo di Romeo come solista venne preceduto da alcune hit pubblicate assieme al trio The Emotions.

Nel 1965  si unì a Kenneth Knight e Lloyd Shakespeare nei The Emotions, ma allo stesso tempo lavorò anche come promotore di dischi per l'etichetta Caltone di Ken Lack. Il gruppo partecipò a diverse audizioni per molti produttori venendo sempre rifiutati, ma Lack gli offrì un'audizione dopo aver sentito Smith canticchiare un giorno a lavoro. Nel 1966 , il gruppo ottenne il suo primo successo in classifica, prodotto da Lack, con "(Buy You) A Rainbow". Il gruppo continuò a pubblicare varie hit e nel 1968 il cantante, che sarebbe stato da lì in avanti conosciuto come Max Romeo, si sentì abbastanza sicuro da dare inizio ad una carriera da solista.

A tutti gli amanti del genere, si raccomanda di non mancare!

 

 

Per info:

costo ingresso: 10€

 

Carroponte

Via Granelli,1

20099 Sesto San Giovanni (MI)

via Granelli 1 INFO LINE +39 392 32 44 674

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Le coppie più fedeli di Hollywood non sono certo quelle tra marito e moglie, ma tra attore o attrice e regista, soprattutto quando quest'ultimo trova qualcuno che recita in linea con il proprio modo di dirigere, con il quale crea un legame difficile da sciogliere e anche capolavori indimenticabili.

 

Nel mondo del cinema un attore che interpreta numerosi film diretti dallo stesso regista viene chiamato attore feticcio, e spesso incarna l'alter ego sullo schermo di colui che sta dietro la macchina da presa. Le attrici invece possono incarnare il modello femminile o essere le muse ispirartici del regista, che in alcuni casi possono portare alla nascita di relazioni sentimentali.

 

Ci sono le collaborazioni d'obbligo come nel caso delle serie cinematografiche, ma più interessanti sono quelle che scaturiscono da un reale legame, dall'incontro di due persone di talento e di creatività che insieme riescono a creare qualcosa di speciale. E' il caso di quei registi che affidano i loro personaggi sempre allo stesso attore, perché il loro trovano la perfetta realizzazione e interpretazione della loro idea mentale.

 

Partendo dalle origini del cinema fino ad arrivare ai nostri giorni di coppie di questo genere è pieno il panorama cinematografico, ma sono poche quelle davvero riuscite.

Martin Scorsese e Robert De Niro hanno lavorato insieme in nove film di grande successo, come

'Taxi Driver', 'Casinò' e 'New York New York', che una volta conclusosi ha portato il regista a rivolgersi ad un'altro attore italoamericano, con il quale ha avuto la stessa intesa che dura tutt'oggi, ossia Leonardo DiCaprio, che lo stesso De Niro indica come suo erede, e che ha portato alla realizzazione di quattro film, 'Shutter Island', 'Gangs of New York', 'The Aviator' e 'The departed', con il quale Scorsese ha vinto l'unico oscar della sua carriera.

 

Altro due geniale e creativo è quello formato da Tim Burton e Johnny Depp, che oltre ad essere amici hanno portato sul grande schermo personaggi eccentrici ma strepitosi, protagonisti di otto film, tra cui 'Edward mani di forbice', 'La fabbrica di cioccolato', 'Alice in wonderland' e 'Dark shadows'. La versatilità di Depp riesce a penetrare le profonde creazioni del regista, passando dall'ironia alla malinconia con grande naturalezza.

 

Una nuova coppia con appena due film usciti, ma che promette di diventare un'unione vincente è quella tra Nicolas Winding Refn e Ryan Gosling, che nonostante sia agli inizi è riuscita a riscuotere successo con 'Drive' e 'Solo Dio perdona', acclamati dal pubblico e dalla critica.

 

Un'altro regista che resta fedele agli stessi attori è Quentin Tarantino, che portò Uma Thurman al successo rendendola la sua musa ispiratrice e protagonista di alcuni tra i suoi più famosi film come 'Pulp Fiction'e 'Kill Bill', nei quali l'attrice mostra tra le migliori performance della sua carriera.

Tarantino inoltre ha una stretta collaborazione con Samuel L. Jackson, che considera quasi un portafortuna, infatti è presente, anche solo con piccoli cameo, in molti dei suoi film, da 'Jackie Brown' a 'Django Unchained', quest'ultimo film vede anche l'interpretazione dell'attore Christoph Waltz, già protagonista di 'Bastardi senza gloria', e promettente candidato per una nuova coppia.

 

Anche Woody Allen ha scelto spesso come attrice Diane Keaton, sua compagna anche nella vita per un lungo periodo, trasformandola nella sua musa in 'Io e Annie', per poi passare a Mia Farrow, che lavorò con lui per ben tredici film, tra cui 'Crimini e Misfatti', 'Hannah e le sue sorelle' e 'La rosa purpurea del Cairo'.

 

Tra i sodalizi più conosciuti troviamo anche quello italiano di Federico Fellini e Marcello Mastroianni, che ha permesso a entrambi di raggiungere la fama internazionale con 'La dolce vita' e ''. Anche la relazione artistica e sentimentale tra Michelangelo Antonioni e Monica Vitti ha dato vita a film di grande successo, come 'L'avventura', 'La notte' e 'L'eclisse'.

 

Riguardando agli anni passati si possono trovare brillanti sodalizi anche tra Josef von Sternberg e Marlene Dietrich, sancita dall'opera 'L'angelo azzurro', Sydney Pollack e Robert Redford con 'La mia Africa', John Ford e John Wayne, che realizzarono ventuno film tra cui 'Sentieri selvaggi', Alfred Hitchcock e Ingrid Bergman, che incarnava il modello di femminilità perfetta secondo il regista che l'ha resta protagonista della sua trilogia, di cui va citato il film 'Notorius', per poi fare riferimento a Grace Kelly e a James Stewart e Cary Grant per i ruoli maschili.

 

Alcune di queste coppie sono nate per una casualità, altre per affinità e altre ancora per un'attenta ricerca, ma l'importante è che abbiano generato un grande cinema, con opere eccellenti sia per la struttura che per la performance dei protagonisti, riuscendo ad esprimere al meglio l'idea generale della storia. E' proprio questo che i bravi attori devono fare, cercare di immaginare ciò che esiste nella mente del regista e provare a trasportarlo sullo schermo nella maniera più coerente possibile, mentre i grandi registi devono essere in grado di scegliere gli interpreti migliori e spiegare la loro idea. In questi sodalizi, soprattutto i più riusciti questo processo di immedesimazione avviene in modo semplice e naturale. Per questo si parla di coppie geniali.

Si potrebbe pensare che Hitchcock, il film di Sacha Gervasi, sia una celebrazione dell'indiscutibile talento del maestro della suspense e di Psycho, il suo film più clamoroso.

Nulla di più sbagliato.

 

La pellicola verte sui dubbi, i turbamenti, le difficoltà emotive e pratiche affrontati dal regista in un periodo specifico della sua vita, i suoi 60 anni ed il vertice della propria carriera (dopo il successo eclatante di Intrigo internazionale), in cui la fiducia nelle proprie capacità e nel proprio talento vacillano, o quantomeno vengono messe in discussione.

 

È un Hitchcock dalle mille ossessioni quello presentato sullo schermo, un uomo tanto legato alla moglie, quanto distolto dalle mille tentazioni cui non riesce a sottrarsi: il lusso, il buon cibo, l'alcol e le bionde attrici dei suoi film, sulle quali sfoga il proprio voyeurismo.

 

Sono proprio quelle debolezze ed insicurezze che lo inducono a prestare attenzione al romanzo di Psycho, un testo aberrato dalla società che tratta di incesto, istinti brutali, sesso e violenza, in cui il protagonista incarna in modo estremo pulsioni e frustrazioni che in parte coinvolgono lo stesso regista.

 

Il parallelo tra le due figure è reso molto bene dall'intrecciarsi di 3 diversi livelli narrativi lungo il dispiegarsi della storia: la commedia che affronta la vita sentimentale e professionale di Hitchcock, segnata profondamente dal legame e dal conflitto con la figura di Alma, la moglie e il cardine della sua vita; la trama di Psycho, resa a tratti dalle scene che ne mostrano la realizzazione in studio (peraltro fedelissime all'originale); ed un livello intermedio, sospeso tra sogni ed allucinazioni, in cui il regista dialoga e si confronta con Norman Bates, protagonista del libro, scoprendolo e scoprendosi.

 

Per realizzare la pellicola, disprezzata ed osteggiata da tutti (Paramount Pictures, giornalisti e, inizialmente, anche da Alma), Hitch è disposto a mettersi in gioco totalmente, sia sul piano finanziario -ipoteca la casa per autofinanziarsi-, sia su quello emotivo per raggiungere un traguardo che non è solo quello del successo economico, ma dell'affermazione di un talento che ancora brucia dentro di lui e non dev'essere dato per scontato.

 

Giunto al termine della produzione, non ancora del tutto soddisfatto del risultato, Hitchcock si rende conto che non è solo il suo ruolo a dover essere preservato, ma anche il suo rapporto con Alma, imperdibile supporto che lo ha sempre sostenuto nella vita, valorizzandolo come uomo e indirizzandolo nel lavoro, contribuendo praticamente alla riuscita dei suoi film.

Il suo intervento in sede di montaggio e la brillante intuizione di inserire la colonna sonora all'interno della scena più famosa del film, quella della doccia, salva l'esito materiale del film e il rapporto fra i due.

 

Il film di per sé non rappresenta un caso emblematico.

Indubbiamente il cast presenta attori di rilievo: Anthony Hopkins eccellente interprete, Hellen Mirren (nel ruolo della moglie), Scarlett Johansson e Jessica Biel come perfette bionde hollywoodiane, i quali interagiscono con estrema naturalezza, ma senza particolari virtuosismi.

 

La stessa trama non è particolarmente brillante: il punto di forza della pellicola è suscitare curiosità e interesse verso il mito del film di cui viene mostrato il making of, facendo leva su tanti piccoli dettagli che non possono sfuggire agli occhi degli appassionati.

Per un neofita del genere, Hitchcock è banalmente il racconto delle vicende che si snodano intorno al regista, ma per chi segue con passione il lavoro del maestro del brivido, il film si configura come un omaggio esplicito, un collage di citazioni che solo un esperto può cogliere, favorendo una lettura più ricca e approfondita del testo filmico.

 

L'impressione generale è che il film non si rivolga a tutti, ma parli ad una nicchia che può comprendere ad ogni livello di cosa tratta, un gruppo di pochi che, forte della propria passione, riscopra nuovamente l'amore per il cinema del grande maestro.

 

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

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