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Quante forme ha la violenza, e in quanti modi la si può declinare?

La risposta non è scontata soprattutto guardando Miss Violence, l’ultima pellicola del regista greco Alexandros Avranas, in uscita nelle sale italiane dal 31 di ottobre.

Nel film di violenza reale, cruda e fisica non c’è ne è affatto. Non si ci sono scene dure, non ci sono scontri fisici di nessun genere e anche i “mostri” presentati e descritti dall’autore sono persone comuni, di buone maniere, appartenenti alla buona società ed economicamente agiate.

La violenza descritta nella pellicola di Avranas è talmente sottile, psicotica, emotiva e difficile da comprendere che lo spettatore è scioccato in maniera sublimale senza comprendere realmente perché. Certo, il motivo reale e apparente c’è. Il suicidio di una ragazzina di undici anni.

Ma questa è l’unica scena brutale di tutto il film. Quella davvero sconvolgente. Il percorso per arrivare alla decisione estrema di Angeliki è il vero orrore, il buio dell’anima che sembra appartenere a tutti i componenti della sua famiglia, la violenza estrema che inchioda lo spettatore e che lo devasta fino all’ultimo fotogramma.

Nella famiglia di Angeliki tutto sembra andare nel migliore dei modi. Una benestante famiglia borghese in cui i membri hanno ruoli diversi ma collegati, dove tutto è all’apparenza perfetto e normale, se non fosse che Angeliki il giorno del suo undicesimo compleanno, si suicida buttandosi dalla finestra. E lo fa dopo aver spento, con aria serena e con il vestito della festa, le candeline sulla sua torta, circondata da partenti e familiari. Allo spettatore, la tragedia viene annunciata vagamente e velocemente solo dalla sguardo e dal sorriso della bambina che racchiude tutto il dramma e lo sconforto della sua vita. La reazione della famiglia a questa incredibile tragedia è misurata e cauta e fotogramma dopo fotogramma il regista svela l’inferno privato vissuto dalla bambina nei suoi pochi e intensi undici anni di vita, un inferno che sembra lambire e coinvolgere anche gli altri membri della famiglia. E si comprende che la pulizia del perbenismo borghese e la normalità che il patriarca mantiene è solo una patina.

Il problema di Miss Violence però rimane la scarsità delle doti emotive, sentimentali e passionali dello stesso regista. Alexandros Avranas confeziona una pellicola psicologica ma senza patos che nelle sue intenzioni dovrebbe coinvolgere solo gli strati più profondi e sensibili dello spettatore senza grandi colpi di scena o effetti speciali ma che non riesce neppure in questo.

La sterilità della sua regia, i movimenti di macchina sperimentali e troppo colti, la narrazione filmica che non lascia spazio ai protagonisti fanno sì che lo spettatore si perda completamente tra i cambi di scena e quello che solo il regista vede sul serio.

Miss Violence così diventa un diario quasi privato di Avranas che usa la pellicola come una sorta di diario di bordo personale per descrivere la propria visione della società attuale. Lui, greco di origine e di cultura è come se in un certo qual modo imbastisse il film di riferimenti e fotogrammi sulla difficile situazione sociale e umana che vive il suo Paese in questi ultimi anni.

Ma lo fa nella maniera più sbagliata e sterile possibile.

Infine, sembrerebbe che la storia di Angeliki sia basata su un fatto di cronaca davvero accaduto in Germania, un orrore reale che diventa orrore cinematografico.

Forse, se la sceneggiatura fosse stata originale o pura finzione cinematografica qualcosa della pellicola di Avranas si sarebbe potuto salvare, ma così c’è solo da riflettere sulla psiche del regista e sulla sua volontà insana di condirla con gli spettatori.

 

 

 

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Sarà La grande bellezza, ultima fatica cinematografica del regista Paolo Sorrentino, a rappresentare l’Italia agli Oscar nella sezione miglior film in lingua non inglese.

La pellicola del regista presenta una rinnovata Roma della dolce vita dove un giornalista viveur ultrasessantenne si muove con estrema nonchalance tra ambienti colti, nuovi vitelloni, attricette rampanti e neo arrivisti. È l’Italia del nuovo millennio a essere rappresentata, tra vecchio e nuovo, che non smentisce se stessa e che è lo specchio impietoso di chi l’abita e ci vive.

Il film è girato e scritto molto bene e il protagonista, Jep Gambardella, interpretato da Toni Servillo, attore preferito di Sorrentino, è perfetto e credibile. Anzi, si può dire, il miglior Toni Servillo dopo la magistrale interpretazione di Gomorra.

Quante chance ci sono di portarsi a casa l’ambito premio è difficile a dirsi, per ora si può ipotizzare che La grande bellezza per la storia che narra e per come è stata realizzata potrebbe convincere parecchi giurati nella scelta finale. Proprio in questi giorni il film è uscito in Inghilterra ottenendo pareri lusinghieri e critiche molto positive. Il prossimo mese di novembre la pellicola arriverà nelle sale cinematografiche statunitensi e già Il New York Times lo ha presentato con grandi lodi e apprezzamenti definendolo una perfetta metafora del declino italiano.

Sorrentino si dice ovviamente lusingato e soddisfatto, anche perché il film è stato scelto tra altre sei pellicole italiane di tutto rispetto come Viva la libertà di Roberto Andò, Miele di Valeria Golino, Razza bastarda di Alessando Gassmann, Salvo di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, che ha già vinto la Semaine de la critique all'ultimo festival di Cannes, Viaggio sola di Maria Sole Tognazzi e infine l'outsider, l'horror indipendente Midway tra la vita e la morte di John Real.

Per il regista, inoltre, la candidatura del suo film rappresenta una doppia soddisfazione perché lo ripaga dall’esclusione nel 2008 della sua pellicola Il divo a cui venne preferita Gomorra. La Commissione di Selezione per il film italiano istituita dall'ANICA, su invito della "Academy of Motion Picture Arts and Sciences", è composta da Nicola Borrelli, Martha Capello, Liliana Cavani, Tilde Corsi, Caterina D'Amico, Piera Detassis, Andrea Occhipinti e Giulio Scarpati, che si sono riuniti alla presenza di un notaio e hanno formalizzato la scelta della candidatura. La grande bellezza è un bel film e merita di rappresentare l’Italia agli Oscar ma a prescindere da come la si pensa su Sorrentino e su un film denuncia della nuova società italiana è sempre bene fare il tifo per il cinema nazionale sperando che l’Oscar arrivi in Italia confermando che la cultura del Bel Paese, nonostante tutto, è viva e brillante.

 Indira Fassioni

 

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Grande appuntamento per gli amanti della musica classica e di Bach in particolare!

La Fondazione Cineteca Italiana e Centro Coscienza propongono infatti una rassegna cinematografica e tre incontri con il più grande interprete contemporaneo di Bach, Ramin Bahrami, uno dei quali sarà dedicato ai bambini.

Ramin Bahrami, protagonista e ospite di questa manifestazione, è un pianista iraniano, enfant prodige della musica classica, tra i più grandi esecutori di Bach al mondo.

Gli incontri si terranno a Centro Coscienza, in corso di Porta Nuova 16 e al MIC, viale Fulvio Testi 121.

Il primo appuntamento è giovedì 10 ottobre alle 21.00 presso l’associazione culturale Centro Coscienza, dove il Ramin Bahrami converserà di Bach e di futuro con il suo maestro Piero Rattalino, ed eseguirà alcuni brani al pianoforte.

Venerdì 11 ottobre presso il MIC l'incontro con Bahrami darà invece il via alla rassegna cinematografica curata, per quanto riguarda la selezione delle pellicole, dal Maestro stesso che ha scelto film centrati sulla musica classica, in particolare quella di Bach.

Sarà anche l'occasione per approfondire la figura di Glenn Gould, di cui il Maestro è estimatore e conoscitore attento. Inoltre parlerà al pubblico presente delle Variazioni Goldberg, opera di Bach portata sul grande schermo nell'esecuzione di Glenn Gould con la regia di Bruno Monsaingeon.

L'ultimo incontro è previsto nella Giornata nazionale delle famiglie al Museo, domenica 13 ottobre sempre presso il MIC, ed è rivolto ai bambini, ai quali il Maestro racconterà di come è diventato un pianista, e parlerà della musica e delle nuove generazioni.  A seguire la proiezione di Piano Forest, film d’animazione la cui colonna sonora presenta brani di Chopin e Mozart, alcuni dei quali eseguiti dal maestro Vladimir Ashkenazy.

La manifestazione "Il futuro ci insegue "(ottobre 2013 – giugno 2014) comprende un programma di incontri ricco e articolato, suddiviso in moduli mensili, su molteplici temi che riguardano il futuro individuale e sociale: dalla sopravvivenza del nostro ecosistema all’economia, dall’alimentazione alla salute, dal lavoro alla formazione, dalle prospettive scientifiche a quelle artistiche. Tutti aspetti che,chiedono all'uomo di riscoprire  valori  e  prospettive culturali che orientino un mutamento di stile di vita e di coesistenza. Parteciperanno 28 relatoriche offriranno al pubblico spunti tratti dalle loro ricerche.

A complemento di tali percorsi, presso il MIC – Museo Interattivo del Cinema, verranno proiettati alcuni film che raccontano storie collegate a contenuti ed esperienze emersi negli incontri.

 

CENTRO COSCIENZA (C.so di Porta Nuova 16, Milano)

Giovedì 10 ottobre

H 21.00 Il Maestro Ramin Bahrami parla di Bach e di futuro

(ingresso libero con prenotazione obbligatoria)

 

MIC – MUSEO INTERATTIVO DEL CINEMA (Viale Fulvio Testi 121, Milano)

Venerdì 11 ottobre

H 15.30 Glenn Gould - The Alchemist (B. Monsaingeon, 157’, v.o.sott.Ingl.)

Immagini, suoni e parole dalla vita di un musicista unico - Glenn Gould suona e si racconta nei documenti audiovisivi curati e raccolti da Bruno Monsaingeon.

 

H 18.00 Il mio nome è Bach (D. de Rivaz, Fr./Ger/Sviz, 2003, 97’, v.o.sott.it.)

Il film racconta la vita del compositore tedesco  Johann Sebastian Bach.

 

H 21.00 A proposito di Glenn Gould: il musicologo Quirino Principe incontra il Maestro Ramin Bahrami

A seguire, proiezione del film

Trentadue piccoli film su Glenn Gould (François Girard, Canada, 1993, 93’)

La vita, l'arte, la musica del celebre pianista classico e compositore canadese Glenn Gould in 32 brevi capitoli in cui si passa dal documentario alla finzione, dal disegno animato alle interviste. Gould non compare mai, ma se ne ascoltano le esecuzioni, discusso frutto di un perfezionismo maniacale che lo indusse nel 1964 a ritirarsi dall'attività in pubblico.

 

Sabato 12 ottobre

H 15.00 The Goldberg Variations (Bruno Monsaingeon, USA, 1981, 58’)

Serie di tre film documentari diretti per la televisione da Bruno Monsaingeon e girati a New York tra il 1976 e il 1981; L’edizione cinematografica contiene un’esecuzione completa delle Variazioni Goldberg.

 

H 16.00 Il vangelo secondo Matteo (P.P. Pasolini, Italia, 137’)

Seguendo fedelmente il Vangelo di S. Matteo, il film narra la vita di Gesù Cristo dall'Annunciazione alla Vergine Maria fino al momento in cui, processato da Pilato, viene condannato alla crocefissione. La Resurrezione conclude la vita terrena del Redentore.

 

H 18.30 Cronaca di Anna Magdalena Bach (J.M. Straub, D. Huillet, 93’)

Film basato sulla vita della cantante Anna Magdalena Bach e di suo marito Johann Sebastian Bach. In questo film la storia privata di Bach (interpretato dal clavicembalista Gustav Leonhardt) è ridotta ai suoi aspetti sociali (economici) e tecnici (musicali). Ne esce il ritratto di un uomo libero in cui non c'è separazione tra intelligenza, arte, vita, tra musica sacra e musica profana.

 

H 21.00 Il mio nome è Bach (D. de Rivaz, Fr./Ger/Sviz, 2003, 97’, v.o.sott.it.)

Il film racconta la vita del compositore tedesco  Johann Sebastian Bach.

 

Domenica 13 ottobre

GIORNATA NAZIONALE DELLE FAMIGLIE AL MUSEO (ingresso gratuito)

H 10.30 Incontro: Johann Sebastian Bach e la passione per la musica raccontato ai bambini dal maestro Ramin Bahrami.

Prenotazioni al numero 0287242114

A seguire proiezione

Piano Forest  - Il piano nella foresta (Masayuki Kojima, Giappone, 2007, 101’)

Il giovane Shuhei, figlio di un famoso pianista, si trasferisce con la madre da Tokyo ad una piccola cittadina di periferia. Qui apprende dell'esistenza di un misterioso pianoforte, che giacerebbe abbandonato nella foresta adiacente: i ragazzi del luogo lo visitano come prova di coraggio, ma uno di loro, Kai, afferma che il piano è suo e che solo lui può suonarlo. Ben presto Shuhei e Kai stringono amicizia, uniti dal loro amore per la musica.

 

H 15.00 Solaris (Andrej Tarkovskij, URSS, 1972, 160’)

Nella stazione spaziale in orbita intorno a Solaris, pianeta misterioso, accadono strani incidenti. Un celebre psicologo giunto in perlustrazione scopre che Solaris materializza tutte le immagini sepolte nella memoria degli astronauti. Individuato il "male", lo psicologo si trova a sua volta invischiato dall'entità aliena tanto da ritrovarsi (nella fantasia o nella realtà?) accanto alla moglie morta da anni, nella loro verdissima isba immersa nella campagna russa.

 

H 18.00 Il mio nome è Bach (D. de Rivaz, 97’, v.o.sott.it.) Replica

 

Giovedì 17 ottobre

H 17.00 Trentadue piccoli film su Glenn Gould (François Girard, Canada, 1993, 93’)

 

INFO

Cineteca:  T 0287242114 – Centro Coscienza: T 026570917

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

mic.cinetecamilano.it

www.centrocosicenza.it

www.ilfuturocinsegue.it

 

MODALITÀ D’INGRESSO ALLE PROIEZIONI:

Conversazione a Centro Coscienza, 10/10/2013

ingresso libero con prenotazione obbligatoria

Incontri e proiezioni presso il MIC – Museo Interattivo del Cinema (11,12 e 13 ottobre)

Biglietto d’ingresso intero: € 5,00

Biglietto d’ingresso ridotto: € 3,00 

Biglietto d’ingresso adulto + bambino: € 6,o0

 

 

Dall'8 al 15 settembre, presso il MIC - Museo Interattivo del Cinema, Fondazione Cineteca Italiana propone Buon Compleanno Zelig!, una rassegna dedicata al cinema in bianco e nero di Woody Allen in occasione del 30° anniversario del celebre lungometraggio Zelig.

 

Scritto, diretto e interpretato dallo stesso Allen nel 1983, il film riflette ironicamente sulla mania americana di trasformare in idolo chiunque abbia un particolare talento, per poi distruggerlo con altrettanta velocità.

La storia parla di Leonard Zelig, ebreo americano che, con la sua smodata smania di essere accettato, ha sviluppato la capacità di assumere le sembianze (fisiche e psichiche) di chiunque incontri.

La pellicola, premiata con un David di Donatello nel 1984, è considerata la più geniale dell'intera produzione  del regista.

 

A completare la rassegna altri 5 titoli di tutto rispetto: Manhattan, Brodway Danny Rose, Celebrity, Ombre e Nebbia e Stardust Mamories.

 

 

Calendario delle proiezioni:

 

Domenica 8 settembre

h 15.00 Broadway Danny Rose (Woody Allen, USA, 1984, B/N, 86’)

h 17.00 Manhattan (Woody Allen. USA, 1979, B/N, 96’)

h 19.00 Ombre e Nebbia (Woody Allen, USA, 1991, B/N, 104’)

h 21.00 Zelig (Woody Allen, USA, 1983, B/N-col., 78’)

 

Lunedì 9 settembre

h 17.00 Celebrity (Woody Allen, USA, 1998, B/N, 113’)

 

Mercoledì 11 settembre

h 17.00 Stardust Memories (Woody Allen, USA, 1980, B/N, 85’)

 

Venerdì 13 settembre

h 15.00 Broadway Danny Rose (Woody Allen, USA, 1984, B/N, 86’) Replica

h 17.00  Zelig (Woody Allen, USA, 1983, B/N-col., 78’) Replica

 

Domenica 15 settembre

h 17.00 Stardust Memories (Woody Allen, USA, 1980, B/N, 85’)Replica

h 19.00 Manhattan (Woody Allen. USA, 1979, B/N, 96’) Replica

 

 

Info e costi:

Tel. 02 87242114

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

http://mic.cinetecamilano.it/

 

Biglietto d’ingresso intero: 5 €

Biglietto d’ingresso ridotto: 3 € 

Biglietto d’ingresso adulto + bambino: 6 €

 

 

MIC – Museo Interattivo del Cinema

Viale Fulvio Testi, 121

Milano

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Grande evento per tutti gli appassionati di cinema e moda: il 18 settembre, presso il Museo Interattivo dei Cinema, verrò presentato in anteprima nazionale il nuovo film si Sofia Coppola, "The Bling Ring".

La storia racconta una storia vera: un gruppo di adolescenti che, per noia e per necessità, si intrufola nelle milionarie magioni dei divi di Hollywood, arraffa quanto possibile e rivende il tutto ai mercatini per pochi dollari. Un cast stellare, quello diretto dalla regista Italoamericana, tra cui spicca la giovane britannica Emma Watson, reduce dalle fatiche di Harry Potter.

Appuntamento al 18 settembre!

Per maggiori informazioni:

http://mic.cinetecamilano.it/

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L'arte del maestro del thriller inglese ritorna con un nuovo ciclo di appuntamenti targato Spazio Oberdan.

Il 3, 4 e 5 settembre non perdere l'occasione di assistere alla proiezione dei grandi capolavori che hanno segnato la storia del cinema mondiale, come sempre proposti in lingua originale e con sottotitoli.

I possessori del biglietto della mostra dedicata ad Hitchcock, organizzata presso Palazzo reale, avranno diritto all'ingresso ridotto a tutte le proiezioni della Cineteca (fino al 22 settembre); i titolari della Cinetessera della Cineteca avranno invece diritto ad uno sconto sul biglietto della mostra (6.50 euro anzichè 8)

 

Martedi 3 settembre

Il sipario strappato

h.18.30

 

Mercoledi 4 settembre

L'uomo che sapeva troppo

h.16.30

 

L'altro uomo-delitto per delitto

h.21

 

Giovedi 5 settembre

Frenzy

h.16.30

 

Rebecca la prima moglie

h.18.45

 

Per maggiori  informazioni:

Uffici Cineteca 02 8724 2114 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

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A volte si è solo belle, a volte si è molto brave e a volte si diventa vere icone del proprio tempo.

 

Karen Black è stata tutto questo e se si vuole anche di più perché ha saputo interpretare come nessuna la sua generazione aggiungendo al talento e alla bellezza tanto lavoro e tanto studio.

Come molte attrici del suo tempo anche la Black partì dal teatro, dal debutto sul palcoscenico con le assi di legno e da quel luogo magico che era l’Off – Broadway negli anni Sessanta.

Il suo talento e la sua avvenenza la fecero notare subito dalla Hollywood che conta e nel 1966 Francis Ford Coppola la volle nella sua pellicola Big Boys nel ruolo della bella e concreta segretaria Amy che alla fine del film riesce a conquistare il timido e disilluso protagonista.

La Black è talmente brava a rubare la scena anche agli interpreti principali che dal quel 1966 in poi viene chiamata da quasi tutti i registi più importanti di Hollywood, girando titoli di gran successo come Nashville, Il giorno della locusta, Il grande Gatsby, Airport ’75.

Il grande successo e la fama però arrivano con Easy Reader, pellicola diretta da Dennis Hopper che la volle come protagonista assoluta accanto a Peter Fonda.

Il film del 1969 diventa immediatamente il lavoro cult della generazione degli anni Settanta e Karen Black l’icona della generazione stessa, la bella e maledetta per definizione.

Il “trittico” profano che lega il film, l’attrice e la storia restano immutati nel tempo tanto che la Black e Easy Reader diventano un tutt’uno per la storia del cinema internazionale.

La pellicola riceve, come sempre in questi casi, plauso e consensi per il coraggio e la veridicità del soggetto e feroci critiche da parte dei tutori della pubblica morale.

Tutto questo però non ne ferma il successo e il film non solo si aggiudica premi prestigiosi ma lancia ancora di più la figura di Karen Black come attrice e icona della sua generazione.

L’anno successivo, infatti, la brava e bella interprete riceve una nomination agli Oscar e conquista un Golden Globe con il film Cinque pezzi facili recitando accanto a Jack Nicholson.

Karen Black è ormai di fatto una delle attrici più importanti di Hollywood e può permettersi incursioni anche in televisione, girando e interpretando serie di grande prestigio come La Trilogia del terrore, dove recita accanto al suo secondo marito Robert Burton, e naturalmente a teatro, suo primo amore, per cui scrive e interpreta pièce e spettacoli di grande intensità.

 

Karen Black, nata e cresciuta in una famiglia di artisti, dove la scrittura la musica e l’interpretazione erano le doti che si tramandavano tra le generazioni, ci ha messo però tanto di suo, diventando l’attrice manifesto di una intera generazione.

 

La sua morte, dovuta a una malattia incurabile e molto aggressiva, priva il mondo dell’arte di una grande interprete e lascia contemporaneamente orfane le donne che dal mondo del cinema a quello del sociale hanno sempre visto in Karen Black un esempio e una figura da seguire, pur se nelle luci e nelle ombre che hanno caratterizzato la sua intera esistenza.

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Domenica, 07 Luglio 2013 19:30

COZZE MON AMOUR

Nerospinto vi segnala un documentario fuori dal comune: Cozze mon amour. Dal 16 al 26 luglio presso lo Spazio Oberdan-Sala Alda Merini verrà svelato, in modo intimo e giocoso, la vita amorosa delle cozze nella provincia olandese di Zeeland.

 

Firmato da Willemiek Kluijfhout, il film mostra il ciclo della vita delle cozze, la loro odissea dal fondo del mare alla piastra del ristorante. Tra affascinanti primi piani che trasformano i crostacei in arte astratta, si osservano le cozze mentre si innamorano, rimangono incinta o si piantano al suolo con tutte le loro forze per affrontare la tempesta. Un tuffo vero e proprio dentro la vita del mollusco più popolare, giù  fin nel profondo della loro intimità, in una sorta di scavo psicologico in chiave ironica.

SINOSSI

Cozze in amore ci dà un piccolo quadro intimo e genuino della vita delle cozze dello Zeeland, ci rende spettatori del loro ciclo vitale completo: la cozza innamorata, quella che tiene duro con tutte le sue forze, e quella travolta dalla tempesta. Durante il suo cammino, la cozza incontra degli appassionati che come lei si innamorano, combattono e vincono. La biologa Annelies ci introduce alla vita sessuale delle cozze. E poi resta incinta dell’uomo delle cozze. Sergio il re degli chef, dopo un rapporto amore-odio con il mollusco, si è specializzato nel cucinarlo. Il ginecologo Jan adopera la colla prodotta dalle cozze per salvare la vita ai feti. E c’è poi il fenomeno della principessa delle cozze.

 

Spazio Oberdan viale Vittorio Veneto 2, angolo piazza Oberdan Milano

Contatti:

Uffici Cineteca 02 8724 2114 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Spazio Oberdan 02 7740 6316

 

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Si chiama Tra cinque minuti in scena il nuovo lavoro della regista italiana che vuole raccontare la realtà del momento. Una pellicola dura e delicata insieme che sfugge alle regole di mercato e presenta un film tanto concreto e contemporaneo da lasciare un retrogusto amaro.

Il cinema e il teatro possono narrare la vita? Secondo la Chiossone ci possono almeno provare in un percorso di contaminazione reciproca dove il rispetto delle unità aristoteliche va a farsi benedire e il mondo che ci circonda prende il sopravvento sulla narrazione sulla fiction.

Tra cinque minuti in scena pecca solo di essere un film per donne fatto da donne.

Dove i cliché del mondo femminile di compenetrano e si susseguono fino a diventare l’unico elemento caratterizzante della pellicola. Il sociale, il lavoro, la vita di tutti i giorni e le difficoltà di una crisi economica internazionale allora sembrano diventare solo pretesti per raccontare e “denunciare” il difficile mestiere di essere donne.

La trama è infatti quasi esclusivamente incentrata sulla protagonista Gianna che si occupa della madre molto anziana e non più autonoma. Gianna è un'attrice di teatro ed è impegnata in uno spettacolo che, sotto forma di commedia, mette in scena un rapporto molto simile a quello che sta vivendo realmente nella vita di tutti i giorni. Le difficoltà che sembrano coinvolgere la protagonista poggiano proprio su tale parallelismo tra finzione e realtà. Intanto, la compagnia teatrale alla quale Gianna appartiene deve affrontare un problema economico dopo l’altro e far quadrare un budget esorbitante per le loro possibilità e garantire la prima dello spettacolo.

Gianna è stretta così nella morsa della vita, una esistenza che reclama di essere portata in scena nonostante tutto e di essere vissuta nella pienezza del suo nucleo familiare.

E qui che scatta l’identificazione tra spettatrice e protagonista, tra la donna reale e la donna portata sullo schermo dalla regista che a sua volta porta in scena a teatro l’altra donna alle prese con una narrazione circolare e infinita.

Straordinaria interpretazione di Anna Coletti e bella fotografia di Alessio Viola che riesce a rendere brillanti anche i girati in interno. Laura Chiossone dà senza dubbio una prova registica di grande talento confermando di essere pronta per pellicole di ampio respiro.

Resta il problema di aver circoscritto il pubblico a una platea quasi tutta femminile confezionando un lavoro cinematografico troppo ingessato in luoghi comuni e rapporti a due da tragedia classica.

Il mio augurio e la mia speranza sono che Laura Chiossone possa raccontare anche di diverse dimensioni e di mondi differenti, di rapporti meno privati e difficoltà più universali.

La bellezza del film intimista resta immutata ma a Tra cinque minuti in scena manca ancora quella completezza che rende il lavoro di autore un film per tutti.

 

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A Hollywood sembra proprio nessuno. E infatti dopo tanti film drammatici e romantici anche il più bello del cinema americano ci casca e va alla ricerca di mostri contagiosi.

Brad Pitt torna nelle sale cinematografiche italiane con World War Z, film d’azione e di combattimento tratto dal romanzo cult di Max Brooks “World War Z: An Oral History of the Zombie War” e lo fa con molta convinzione interpretativa e personale, finanziando e producendo quasi da solo tutta la pellicola.

Il libro di Brooks è scritto bene ma abbastanza banale, il film con Pitt è girato a sua volta molto bene ma è un tutto già visto: il padre di famiglia che deve salvare la figlia e la moglie e che combatte in prima persona. Tom Cruise lo ha già fatto ne La guerra dei mondi e tanti altri bravi attori di Hollywood si sono cimentati nella stessa quasi identica trama in film come Contagion e 28 giorni dopo. Insomma, se ci si accontenta solo di vedere una buona pellicola il gioco è fatto.

Brad Pitt interpreta Gerry Lane, ex impiegato delle Nazioni Unite ritiratosi a vita privata.

Lane è in auto con la sua famiglia, nel traffico di Philadelphia, quando scoppia il caos. Migliaia di zombi o morti viventi infetti da una sindrome pericolosissima si avventano su uomini e donne e li contagiano immediatamente. Il morbo si allarga a macchia d’olio e le autorità provano a fermare il contagio e gli zombi in qualunque modo. Viene contattato anche Lane che accetta di tornare in servizio pur di mettere in salvo la propria famiglia su una nave del governo.

Il protagonista, dunque, armato di coraggio e di qualche arma in stile videogioco parte alla ricerca del luogo del primo contagio, con lui c’è un bravo immunologo che cercherà disperatamente di isolare il virus che trasforma gli esseri umani in zombi e di creare un vaccino per salvare tutti gli altri. Le azioni si susseguono e si accavallano in un ritmo serratissimo e danno alla trama del film l’adrenalina giusta per poter affascinare lo spettatore deluso da una storia che non può essere definita propriamente originale.

E siccome Hollywood è cinema e il cinema è illusione le riprese del film sono iniziate ufficialmente il 15 giugno 2011 a Malta, per poi spostarsi a Glasgow a metà agosto, poi a Falmouth, nella Cornovaglia e infine a Grangemouth, sempre in Scozia.

A dirigere World War Z è Marc Forster, già regista di Neverland e Quantum of Solace, pellicole oniriche e di azione che lo consacrano, lui regista tedesco, nell’Olimpo del cinema americano.

In quest’ultimo film la sua esperienza da cineasta si fa sentire soprattutto nel dirigere Brad Pitt, che con un look da eroe tolkieniano, tiene scena praticamente da solo per buona parte del girato.

World War Z esce giovedì prossimo nelle sale italiane e per gli appassionati del genere è quanto di meglio la stagione estiva possa proporre. Una buona visione a tutti.

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